ROMPIAMO IL SILENZIO - Alberto Stella 26 aprile 2020

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LASCIARE O MANTENERE ?

Il mandala classico - un cerchio diviso a metà da una sorta di S , metà nero con un cerchietto bianco in mezzo e metà bianco con un cerchietto nero in mezzo - può voler dire tante cose. Tra le tante: niente è tutto positivo e niente è tutto negativo. Tralascio la domanda: che cosa lasciare via subito, appena possibile?

Provo invece a vedere il positivo di questa fase di isolamento e a rispondere solo alla domanda: che cosa mantenere dopo ?

Una decina di parole

• Il saluto

Come in montagna nei sentieri, ci si saluta di più tra i pochi che si incontrano e non conta se siano amici, conoscenti e sconosciuti. E’ la sensazione di essere comunque accomunati, di essere simili e vicini.

• Il cane

I cani hanno preso un loro spazio e non solo perché sono stati riconosciuti come un motivo per muoversi (poco), ma soprattutto perché sono vicini e sempre presenti.

Emmanuel Levinas che è forse il filosofo più intenso della seconda metà del Novecento, fu rinchiuso come ufficiale francese e come ebreo in un campo di concentramento dove rimase più di tre anni. Nel diario che ha tenuto ad un certo punto scrive, più o meno: “Mi guardavo intorno e vedevo le SS con la loro crudeltà, i kapò con la loro ambiguità, i compagni di prigionia nella loro miseria. Infine vidi un cane: il suo volto e il suo sguardo erano gli unici umani”. In questi giorni, incontrando per strada i cani, li ho guardati negli occhi: erano umani.

Certo non c’era l’umanità sofferente o violenta del campo.

Il mio cane si chiama Artù [ma Artù è il cane di Alberto o Alberto è l’uomo di Artù ?]; in questo periodo non è stato con me per altri motivi, perciò non so come ha preso questo isolamento. Come hanno vissuto i cani questo periodo? Hanno notato le differenze ? Hanno capito qualcosa? Aspettano come gli uomini?

Ho avuto modo di incontrare il gatto Bacon, da sempre regale, ora guarda ancora più dall’alto in basso quelli che si agitano in casa.

• Il cibo

C’è meno spreco di cibo, meno rifiuti: consapevolezza dell’esistenza di persone che non si chiedono “Che mangiamo oggi?”, ma “Oggi mangiamo?”, piuttosto che paura che le scorte finiscano

• Il silenzio

Più che il silenzio come vuoto si avverte il silenzio, come spazio bianco su cui i tratti scuri diventano voci. Si percepiscono improvvisamente deboli suoni anche lontani, ma limpidissimi, essenziali: una campana, una voce, il pianto di un bambino, un trapano, i passi, l’abbaiare di un cane. Anche il trapano è un suono puro.

Tutti suoni che una volta si annullavano reciprocamente o che erano sommersi da rumori. Suoni e non rumori, anche se sono gli stessi.

• La spesa

Si fa la spesa per i vicini, si fa fare la spesa ai vicini: si allarga la famiglia?

• Il tempo

Il tempo è come disteso, diluito. Il tempo aspetta, non incalza. Il tempo esce dalla misura, non è più quantità, ma qualità. Il tempo non impone di essere riempito, è lì pieno o vuoto.

• Le piante

All’Eremo di Campello, dove anche come camminatori siamo stati, anche le piante hanno un nome. Fino ad ottanta o cento anni fa lo facevano anche i contadini. Ora le piante che si incontrano in questi giorni in città sono un po’ come persone che aspettano, riconoscono, guardano e si interrogano e interrogano.

• Il ritmo

Meno ritmo del lavoro, delle scadenze, degli impegni. Più ritmo del corpo, del sorgere e del calare del sole, della fame, delle letture. Più attenzione a cadenzare le attività per scelta e non per obbligo, per esigenza interna e non imposta. Più impegno a rispettare i ritmi che ci siamo scelti.

• Uguaglianza

Per alcune cose siamo tutti uguali [e i tentativi di eludere sono disapprovati con quasi unanime condanna] : funerali senza folla, file ai mercati, niente barbieri, distanza.

• Sole e pioggia

Il tempo pesa di più: le poche giornate scure o piovose hanno abbuiato l’animo; le giornate solari, anche se abbiamo detto: “Peccato, potevamo uscire”, hanno rasserenato. Siamo come integrati nella natura, vita tra le vite, gli animali, le piante, momento di una crescita comune. Organismi o parti di un super organismo?

• I ricordi

Sono compagni: erano compagni in sostituzione di…., ora sono compagni in sé. Si può fare pace anche con i ricordi negativi, capire che fanno parte di noi, che vivono con noi, un po’ come una cicatrice che ormai fa parte del nostro corpo.

• I desideri

I grandi desideri diventano piccoli piccoli e i piccoli desideri, che non hanno un costo economico e che lo hanno minimo, sono lì che aspettano e anche loro ci fanno compagnia.

 

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