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UMBRIA: Monte Peglia lungo la Valle del Faena

Data: 
Martedì 25 aprile 2017

Siamo in un territorio poco conosciuto ai più, anche se negli anni oggetto di diverse escursioni da parte della nostra associazione: il Monte Peglia, che con la Selva di Meana forma lo Stina, Sistema territoriale di interesse naturalistico ambientale. Un habitat montano di 4.535 ettari, con oltre mille specie di flora e tre aree naturali, separate ma protette: il Monte Peglia, la Melonta – Bosco dell'Elmo e la Selva di Meana.Siamo nella parte centro-occidentale dell'Umbria a sud del Trasimeno, tra le valli del Nestore a nord, del Tevere ad est e sud e del Chiani ad ovest, una zona contraddistinta da una serie di rilievi collinosi facenti parte della più occidentale delle cinque anticlinali che costituiscono l'ossatura montuosa della regione. La vetta più alta è quella del Monte Peglia (m. 837 slm) e da essa per estensione, tutto il territorio circostante prende il nome, pur non costituendo, almeno orograficamente, un insieme omogeneo con detto nome.Il gruppo rappresenta il proseguimento verso nord dei Monti Amerini (dai quali è separato dalla Gola del Forello, attraversata dal Tevere), ma l'aspetto di questa bassa montagna è nettamente diverso da quello degli altri monti della serie mesozoica, sia per la costituzione geologica che per l'aspetto floristico-vegetazionale.Infatti, abbondanti sono i calcari grigi, i calcari marnosi,gli scisti marnoso-arenacei, le marne e anche le argille plioceniche (valle del Paglia) si riscontrano inoltre anche tufi vulcanici stratiformi. Fenomeni carsici interessantissimi si riscontrano sia nella parte prospiciente la Gola del Forello (grotte della Piana), sia nella parte più centrale (“Tane del diavolo” a Parrano).

L'aspetto floristico-vegetazionale è autentico nelle aree meno accessibili mentre è piuttosto artefatto nella parte più alta.Pur non essendo sfuggita all'azione alterante dell'uomo, si evince subito, da una prima analisi globale, che il grado e la quantità della modificazione esercitate dalle attività umane, rientrano nei parametri di uno “sviluppo sostenibile”.Il massiccio montuoso del Peglia è per la massima parte ancora coperto di boscaglie, che, anche se non dense e impenetrabili come un tempo, costituiscono pur sempre la nota qualificante della fisionomia del paesaggio. Al primo colpo d'occhio sembra che la pressione demografica ed economica abbia lasciato l'ambiente allo status quo dell'economia silvo-pastorale del passato. Non che qui tutto sia rimasto inalterato come all'epoca romana o medievale: la “civiltà” è arrivata ovviamente anche qui. Solo che tutta la zona centrale del massiccio non è stata investita da quella economia agricola trasformante (per non dire devastante), che ha portato talora all'alterazione ambientale e alla modificazione d'uso del territorio anche in maniera esasperata. I campi coltivati sono isolati, di superficie ridotta, con aspetto più di radure in mezzo ai boschi che non come grandi aree aperte. Il contrario di quanto si osserva alla periferia della zona, verso la valle del Paglia e verso la valle del Tevere.All'inizio del 1900 ci si avviava gradualmente ad una distruzione quasi totale del patrimonio forestale e ciò dovette porre in stato di allarme le autorità preposte alla sua conservazione, le quali provvidero ad un potenziamento immediato che si è concretizzato in una estesa pineta molto ben sviluppata presso la vetta ed anche altrove. Per il resto la vegetazione forestale si può inquadrare in un querceto misto, rappresentato da roverella, cerro e leccio. La querceta degrada per lo più verso aree arbustive caratterizzate da corbezzolo, erica, leccio, ecc.Sul Peglia esiste oramai da molto tempo un'area protetta.

Partenza: ore 8.00 precise da Perugia Pian di Massiano – parcheggio lato minimetro; ore 8.15 da Ponte San Giovanni – Piazzale del Mercato davanti alla Caserma dei Carabinieri, GIA' COLAZIONATI.
 
Itinerario in autobus: Perugia – Marsciano – San Venanzo – Monte Peglia 
 
Itinerario a piedi: L'escursione inizia dal Parco di Sette Frati (m 747 slm) al km 8,500 della strada statale 317 Marscianese. 
A breve distanza dalla cima del Peglia, il Parco dei Sette Frati può essere considerato la porta di accesso al cuore verde dell'Umbria. Di qui partono diversi itinerari alla portata di tutti alla scoperta di aree naturali, borghi antichi, agriturismi e vecchi casolari fino a raggiungere la zona vulcanologica di San Venanzo e di Titignano.
Da qui una sterrata in leggera discesa si inoltra per un breve tratto nel bosco, supera l'area attrezzata, raggiunge un pianoro, fiancheggia un campo di lavanda e il giardino delle farfalle, lasciando sulla destra un vecchio casolare ristrutturato che ospita il Centro di Documentazione Flora e Fauna del Monte Peglia. 
Di nuovo nel bosco si tralasciano due sterrate sulla destra che scendono al paese di Prodo, fino a raggiungere, dopo una breve salita il crinale del Monte Piatto (m 760) da cui si gode una vista fantastica a 360 gradi su cinque regioni: L'Umbria con i monti Amerini, Martani, il Tezio, l'Acuto, oltre al castello di Prodo e al lago di Corbara; la Toscana con il Cetona e l'Amiata; il Lazio con il Cimino e il Terminillo; le Marche con il profilo dei Sibillini; in lontananza l'Abruzzo con il Gran Sasso. E sopra di noi, alle nostre spalle, solo la cima verde del monte Peglia (con le sue antenne).
Superati i crinali del monte Piatto e del vicino Monte Acquasanta (m 763), si prosegue lungamente su stradella bianca verso il Monte Palombaro (m 714) e, ancora in leggera discesa, tra i declivi del sottostante monte Bello (m 693). Raggiunta la località Croce delle Carbonaie (m 654) e lasciate alle spalle le foreste demaniali, si prosegue, in leggera discesa, su sterrata fino ad una sbarra che blocca l'accesso al Parco ai veicoli a motore, nei pressi dei ruderi del casolare Podere Peruzzo (m 584), abitato fino al 1961.
Si esce dal bosco e si costeggia sulla sinistra una fitta pineta (pineta di Montebello); ora la sterrata attraversa dei campi coltivati e raggiunge, ormai in piano, un bivio. La strada a destra conduce alla strada statale 79bis Orvietana in località Cerreto Piano tra Titignano e Prodo; mentre il nostro itinerario procede lungo la sterrata di sinistra dove, in leggera salita, si supera il Poggio al termine (596), per poi scendere al Podere Mazzucchina (m 521) e al Podere Pian di Caccia, quest'ultimo appena ristrutturato per adibirlo a Fattoria didattica.
Ancora una breve discesa e la sterrata raggiunge il torrente Faena della Cerasa, lo costeggia per un breve tratto fino ad incrociare sulla destra una sterrata (m 306) che, dopo aver guadato il torrente, sale sul versante opposto della valle toccando i casolari di Podere Picchiongiò, Poderi Po Fortunato e Casa Torrenera, fino a raggiungere la strada provinciale 373 di Vibio (m 511).
 
Difficoltà: itinerario si sviluppa su comode strade sterrate e non presenta particolari difficoltà. Tuttavia è richiesto un minimo di allenamento per la lunghezza del percorso: ca 17 km, tempo di percorrenza ca 5h 30 escluse le soste,
 
Dislivello: in discesa: ca 470 m , in salita ca 220m
 
Interesse: naturalistico, geologico, paesaggistico.
 
Abbigliamento: obbligatori scarponi da trekking, copricapo e ricambio da lasciare in autobus. Consigliati i bastoncini da trekking.
 
Pranzo: al sacco 
 
Ritorno a Perugia: previsto intorno alle ore 19.00 
 
Costi:  da Euro 13 a 15 a seconda del numero di partecipanti
 
Un eventuale annullamento per maltempo o qualsiasi altra causa, verrà comunicato per e-mail entro lunedì 24 aprile; siete quindi invitati a controllare la vostra posta elettronica, oppure a consultare il Portale di Naturavventura. In mancanza di comunicazioni l'escursione risulterà confermata e si svolgerà come da presente programma.va verrà pubblicato in tempo utile per la partecipazione alla stessa
 

Prenotazioni:


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