Skip to main content

NEL 1854 IL PRESIDENTE FRANKLIN PIERCE...

Dettaglio Fonti: 
Segnalata e fornita da Giuseppina Lombardi
Data: 
Settembre 2004

NEL 1854 IL PRESIDENTE FRANKLIN PIERCE DI WASHINGTON SI OFFRÍ DI ACQUISTARE UNA PARTE DEL TERRITORIO INDIANO E PROMISE DI ISTITUIRVI UNA RISERVA PER IL POPOLO INDIANO. LA RISPOSTA DEL CAPO INDIANO CAPRIOLO ZOPPO DELLA TRIBÚ DUWAMISH (SEATTLE) È STATA DESCRITTA COME LA PIÚ PROFONDA DICHIARAZIONE MAI FATTA SULL’AMBIENTE.

Il grande capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande capo ci manda anche espressioni di amicizia e buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli non ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio, perché numerosa è la sua gente. E’ come l’erba che copre le vaste praterie, mentre poca è la mia gente, assomiglia agli alberi dispersi di una pianura spazzata dalla tempesta.Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra.

Il cielo stesso che ha versato sui nostri padri lacrime di compassione per moltissimi secoli, e che a noi sembra eterno, potrebbe cambiare. Oggi è sereno, domani potrebbe annuvolarsi. Su quello che Capo Seattle dice, il grande Capo a Washington può contare, così come i nostri fratelli bianchi possono contare sul ritmo delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle. Esse non tramontano mai.

Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Tutto questo sembra davvero generoso, poiché l’uomo rosso non ha più alcun diritto che egli debba rispettare, e questa offerta può anche essere saggia, perché ormai non abbiamo più bisogno della nostra terra. Un tempo il nostro popolo ricopriva tutta la terra, come le onde di un mare increspato ricoprono il fondo lastricato di conchiglie. Ma quel tempo è ormai lontano, la grandezza delle tribù ormai quasi dimenticata. Io non piangerò sulla nostra prematura decadenza, né biasimerò i miei fratelli bianchi per averla accelerata, poiché anche noi abbiamo qualcosa da rimproverarci. Quando i nostri giovani si arrabbiano, per qualche torto reale o immaginario, e si deturpano i lineamenti con la pittura nera, in questo modo deturpano anche i loro cuori, che diventano neri, e allora la loro crudeltà è implacabile e non conosce limiti, e i nostri vecchi non sono in grado di fermarli. Ma speriamo che le ostilità tra l’uomo rosso e i suoi fratelli visi pallidi non possano mai riprendere. Noi avremmo tutto da perdere e nulla da guadagnare. E’ vero, la vendetta dei nostri coraggiosi giovani viene considerata una vittoria, persino al prezzo della loro stessa vita, ma i vecchi uomini che restano a casa in tempo di guerra, e le vecchie donne, che temono di perdere i figli, sanno come stanno le cose.

Il grande, e ritengo anche buono, Capo bianco ci fa sapere che se noi faremo come egli desidera, ci proteggerà. I suoi valorosi eserciti saranno per noi un muro di difesa e le sue grandi navi da guerra riempiranno i nostri porti, cosicché i nostri antichi nemici del lontano nord, i Simsiams e gli Hydas non spaventeranno più le nostre donne e i nostri vecchi. Lui sarà il nostro padre e noi saremo i suoi figli. Ma potrà mai succedere questo? Il vostro Dio ama il vostro popolo e odia il mio; con le sue forti braccia egli circonda teneramente l’uomo bianco e lo guida così come un padre guida il suo bambino, ma egli ha dimenticato i suoi figli rossi; rende il vostro popolo ogni giorno sempre più forte, e presto esso riempirà tutta la terra, mentre il mio popolo declina come una marea che si ritira velocemente e che non rifluirà mai più. Il Dio dell’uomo bianco non ama i suoi figli rossi, altrimenti li proteggerebbe. Essi sembrano orfani, e non trovano aiuto da nessuna parte. Come possiamo diventare fratelli? Come può vostro padre diventare nostro padre, e portarci prosperità, e risvegliare in noi sogni di una nuova grandezza? Il vostro Dio ci sembra ingiusto. E’ andato dall’uomo bianco. Noi non l’abbiamo mai veduto. Noi non abbiamo mai nemmeno udito la sua voce. Ha dato le leggi all’uomo bianco, ma non ha speso una parola per i suoi figli rossi che a milioni brulicavano in questo vasto continente, così come le stelle riempiono il firmamento. No, noi siamo due razze distinte e dovremo rimanere tali per sempre. C’è poco in comune tra noi. La vostra religione venne scritta su lastre di pietra dal dito di ferro di un Dio irato, affinché non poteste dimenticarvene. L’uomo rosso non è mai riuscito né a ricordarla né a comprenderla. La nostra religione sono le tradizioni dei nostri antenati. I sogni dati ai nostri vecchi dal grande Spirito, e le visioni dei nostri sachem, la legge è scritta nei cuori della nostra gente.

Prenderemo, comunque, in considerazione la sua offerta di comprare la nostra terra. Ma non sarà facile, perché tutta questa terra per noi è sacra. Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni radura, ogni insetto ronzante sono sacri alla memoria del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle, sono presto dimenticati e non ritornano mai. I nostri morti non dimenticano mai questa terra magnifica, perché essa è la madre dell’uomo rosso. I nostri morti continuano ad amare e a ricordare i rapidi fiumi della terra, i passi silenziosi della primavera, le scintillanti increspature sulla superficie degli stagni, gli sfarzosi colori degli uccelli, le grandi montagne e le valli isolate. Provano sempre una profonda tenerezza per i vivi che si sentono soli e spesso tornano a trovarli e a consolarli.

Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei pony e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò, quando il grande capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Noi siamo felici nei boschi e sui torrenti che scorrono veloci. L’acqua scintillante che pulsa nei fiumi e nei ruscelli non è soltanto acqua, ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso sulla limpida acqua dei laghi racconta eventi e memorie della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli essi spengono la nostra sete. I fiumi, nel tenero abbraccio delle loro rive, sostengono le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli e i vostri fratelli e dovete d’ora innanzi trattare i fiumi con la stessa gentilezza con la quale trattereste un vostro fratello.

Così Capo Seattle valuterà l’offerta di Capo Washington. Ci penseremo su. L’uomo rosso ha sempre indietreggiato all’avanzare dell’uomo bianco, come la bruma sui pendii montani fugge davanti al sole del mattino. Per noi le ceneri dei nostri padri sono sacre, le loro tombe sono terreno consacrato e così queste colline, questi alberi. Questa parte di terra per noi è sacra. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serva. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando l’ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Egli strappa la terra ai suoi figli e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore, pane o perline colorate. La sua bramosia divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto. L’uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere, e la coda diventa sempre più corta.

Io non so. I nostri costumi sono differenti dai vostri. Noi non viviamo bene nelle vostre città che sembrano un’infinità di nere verruche sulla faccia della terra. La vista delle vostre città fa male agli occhi dell’uomo rosso, come la luce del sole che colpisce gli occhi di chi emerge da una grotta buia. Ma forse questo avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire il fruscio delle gemme che si schiudono in primavera, o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse questo avviene perché io sono un selvaggio e non capisco. Nelle città dell’uomo bianco ci si sforza sempre di superare in velocità una valanga e il rumore sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può sentire il grido solitario del succiacapre o i discorsi delle rane attorno a uno stagno di notte? Io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che vola come una freccia al di sopra dello specchio d’acqua, e l’odore stesso del vento, reso terso dalla pioggia del pomeriggio, o profumato dal pino. L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro, l’animale, la pianta, l’uomo, tutti partecipano dello stesso respiro. L’uomo bianco non sembra accorgersi dell’aria fetida che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile al tanfo. Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato il primo alito al nostro avo è lo stesso che ha raccolto il suo ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a godersi il vento reso dolce dai fiori del prato.

Considereremo la vostra offerta di comprare la nostra terra. Queste sono le mie condizioni: l’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non comprendo altri costumi. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano nella prateria, lasciati dall’uomo bianco che ha sparato loro dal treno in corsa. Io sono un selvaggio e non posso capire come il “cavallo di ferro sbuffante” possa essere più importante del bisonte, che uccidiamo solo per restare in vita. Se noi vendiamo all’uomo bianco questa terra egli deve fare la stessa cosa, perché gli animali sono nostri fratelli. Che cos’è l’uomo senza gli animali? Persino il lombrico mantiene soffice la terra perché l’uomo possa camminarci. Se tutti gli animali scomparissero l’uomo morirebbe per la grande solitudine dello spirito. Perché qualunque cosa capita agli animali, presto capita anche all’uomo. Tutte le cose partecipano dello stesso respiro.

Noi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra. Non mandate uomini a chiederci di decidere più in fretta. Noi decideremo con i nostri tempi. Se dovessimo accettare, in questo momento pongo una condizione: non ci verrà mai negato il diritto di camminare delicatamente sulle tombe dei nostri padri, delle nostre madri e dei nostri amici, né l’uomo bianco potrà profanare queste tombe. Le tombe dovranno sempre ricevere la luce del sole e la pioggia che cade. Allora l’acqua cadrà lievemente sui verdi germogli e filtrerà lentamente in basso per inumidire le labbra riarse dei nostri antenati e spegnere la loro sete. Ogni collina, ogni valle, ogni pianura e boschetto sono stati consacrati da un ricordo felice o triste della mia tribù. Persino le rocce che sembrano giacere mute e oppresse dal sole lungo la spiaggia silenziosa, nella loro solennità palpitano per i ricordi degli eventi passati del destino del mio popolo. Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi risponde più teneramente ai nostri passi che ai vostri, perché è la cenere dei nostri antenati e i nostri piedi nudi sono consapevoli di questo contatto affettuoso. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Se noi uccideremo i serpenti, i topi selvatici si moltiplicheranno e distruggeranno il nostro granoturco. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, la fa a se stesso. No, il giorno e la notte non possono vivere insieme. Che cos’è che l’uomo bianco vuole comprare, la mia gente mi chiede. Come potete comprare o vendere il cielo, il calore della terra, la velocità dell’antilope? Questa è un’idea strana per noi. Come possiamo vendervi queste cose e voi, come potete comprarle? La terra diventa forse vostra per farne ciò che volete, semplicemente perché l’uomo rosso firma un pezzo di carta e lo dà all’uomo bianco? Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi? Potete forse ricomperarvi il bisonte quando ormai l’ultimo è morto?

Ma noi valuteremo la vostra offerta. Nel suo fugace momento di forza, l’uomo bianco pensa di essere un dio che può trattare sua madre terra, i fiumi, che sono suoi fratelli, e i suoi fratelli rossi come gli pare. L’uomo che comprerebbe e venderebbe la propria madre, i propri fratelli e le proprie sorelle brucerebbe anche i propri figli per stare al caldo. Ma noi considereremo la vostra offerta di andare nella riserva, sembra equa e penso che la mia gente l’accetterà e andrà nel luogo che le avete destinato. Il giorno e la notte non possono vivere insieme, noi vivremo separati e in pace, poiché le parole del grande Capo bianco sembrano la voce della natura che parla al mio popolo dalla profonda notte che lo sta velocemente circondando come una densa nebbia galleggiante che sale da un mare di oscurità. Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. La notte dell’indiano promette di essere cupa, nessuna fulgida stella brilla all’orizzonte, tristi voci di venti gemono in lontananza. La morte è sul sentiero dell’uomo rosso, ovunque egli vada sentirà sempre i passi della crudele distruttrice che inesorabilmente si avvicinano, ed egli si preparerà ad andar incontro al suo destino, come la femmina del cervo che, ferita, sente avvicinarsi i passi del cacciatore. Ancora poche lune, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande le distese dei boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Una lacrima, un canto funebre ed eccoli spariti per sempre dai nostri occhi nostalgici.

Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico ad amico non può sfuggire al destino comune. Possiamo essere fratelli, dopo tutto. Vedremo. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Puoi pensare per ore di possederlo, come desideri possedere la nostra terra, ma non puoi. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per Lui. E far male alla terra è disprezzare il suo Creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti. Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su di essa e sull’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno tutti massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinata dai “fili che parlano”.

Dov’è il boschetto fitto di alberi? E’ scomparso. Dov’è l’aquila? E’ scomparsa. E che cosa significa dire addio al veloce pony e alla caccia? E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza. Ma che cos’è che l’uomo bianco sogna? Quali speranze egli descrive ai suoi figli nelle lunge notti invernali, quali visioni egli accende nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro? Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono ignoti, e siccome ci sono ignoti, noi ce ne andremo sulla nostra strada. Quindi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra. Se accetteremo, sarà per assicurarci la riserva che ci avete promesso. Là, forse, potremo trascorrere come desideriamo gli ultimi giorni che ci restano. C’è poco in comune tra noi. Se noi vi venderemo la nostra terra, essa si riempirà dei giovani audaci, delle tenere madri, delle donne sagaci e dei bimbi che un tempo vivevano ed erano felici qui. I vostri morti camminano tra le stelle, mentre i nostri morti ritornano alla terra che amano.

Quando l’ultimo uomo rosso sarà diventato un mito tra gli uomini bianchi, quando i figli dei vostri figli si crederanno padroni del campo, sulle grandi strade e nel silenzio di boschi privi di sentieri, non saranno soli. In tutta la terra non c’è nessun posto riservato alla solitudine. Di notte, quando le strade delle vostre città sono silenziose e deserte, sono affollate da antichi ospiti, quelli che un tempo le riempivano e che ancora amano questa terra stupenda. L’uomo bianco non sarà mai solo. Che egli possa essere giusto e trattare bene il mio popolo, perché i morti non sono del tutto privi di potere. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà solo l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora lo spirito del mio popolo. Poiché ha amato questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. L’uomo bianco non sarà mai solo a meno che, in un lontano futuro, non distrugga le montagne, gli alberi, i fiumi e l’aria. Se sulla terra si dovesse arrivare a questo e gli spiriti dei nostri morti, che amano la terra, non desiderassero più ritornare a trovare i propri cari, allora in quella luce accecante di mezzogiorno che ferisce gli occhi, l’uomo bianco camminerà nel deserto che si è costruito nella più grande solitudine. Così se noi vi venderemo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri ed amatela come Dio ci ama tutti. Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio.

Questa terra è preziosa per lui. Anche l’uomo bianco non sfuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli dopo tutto. Vedremo.

Pubblicato su