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Greenpeace

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Aggiornato: 1 ora 1 min fa

Da maestose predatrici a vittime indifese: il destino delle orche nel mare di Salish.

Ven, 10/08/2018 - 11:22

Anche sui media italiani è arrivata la storia commovente di un'orca che ha vegliato per diversi giorni il suo cucciolo morto mezz'ora dopo la nascita. È una storia terribile, che ci colpisce perché noi umani possiamo essere partecipi del dolore di questa madre. È una storia che ci avvicina a questi animali. L'orca è un predatore, feroce come tutti i predatori che devono cacciare per sfamare se stessi e i loro cuccioli, allattandoli. Assassina, lo è solo nei film. È un animale magnifico, come tigri, leoni, e altri grandi predatori. Che, come l'orca oggi sono in pericolo.

In particolare: questa orca è, oggi, in gravissimo pericolo. Quest'orca, aveva dato alla luce il primo cucciolo che la sua “famiglia” ha visto nascere dal 2015. Del gruppo cui appartiene quest'orca, sono rimasti oggi solo 75 esemplari. In bilico tra sopravvivenza ed estinzione. E adesso, proprio qui, nel Mare di Salish, il governo canadese vuol fare arrivare un mega oleodotto e espandere un porto che già oggi serve per caricare petrolio sulle petroliere. Perché?

Semplicemente, per poter esportare, negli USA e in Asia, il peggior petrolio del mondo. Petrolio che deriva dalle sabbie bituminose dell'Alberta. Per estrarre un barile di petrolio da queste sabbie bisogna usare energia equivalente a… mezzo barile di petrolio. Ma non ci sono solo i costi energetici per lo scavo, la desolforazione e gli altri processi di estrazione. Per ogni barile di petrolio così prodotto, si contaminano infatti non meno di tre/cinque barili d'acqua e si distruggono enormi estensioni di foresta. Le sabbie bituminose non sono solo una "bomba climatica", sono un crimine ambientale sotto ogni punto di vista.

A tutto questo, adesso aggiungiamo i rischi di un nuovo oleodotto. Oggi c'è già un terminale petrolifero a Burnaby, nella Columbia Britannica: il progetto di espansione prevede un aumento di sette volte del traffico di petroliere da questo terminal. Già oggi queste acque, tra le più ricche di diversità biologica del pianeta, sono pericolosamente trafficate e la precaria situazione della popolazione di orche dimostra che questo meraviglioso ecosistema è già in pericolo. Ma un aumento del traffico di petroliere inevitabilmente porterà maggiori rischi e potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. Inquinamento, rischio di collisioni e soprattutto rumori, che per un animale come l'orca, che vive in un mondo di suoni che noi umani difficilmente possiamo immaginare, sono oltre il limite della sopportazione.

E tutto questo per soldi, distruggendo una delle ultime grandi foreste boreali, inquinando fiumi e laghi di cui vivono le comunità locali e mettendo sempre più in pericolo il clima del pianeta. Oltre che l'ultimo gruppo di orche che ancora si ostina a vivere tra Vancouver e Seattle.