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Greenpeace

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Aggiornato: 55 min 52 sec fa

Pinne di squalo illegali su peschereccio italiano in Sierra Leone, chiediamo provvedimenti severi

Gio, 27/04/2017 - 14:08
Lo scorso 15 aprile la nostra nave Esperanza e la guardia costiera della Sierra Leone, durante un’operazione congiunta di monitoraggio contro la pesca illegale nei mari dell’Africa occidentale, hanno scoperto un caso di spinnamento illegale di squali (shark finning) su un peschereccio battente bandiera italiana, l’Eighteen, di proprietà della compagnia siciliana Asaro Matteo Cosimo Vincenzo srl.

Immagina una Fashion Revolution

Gio, 27/04/2017 - 09:23
Possiamo cambiare il modo in cui facciamo acquisti

Cernobyl: le lezioni che non abbiamo imparato

Mer, 26/04/2017 - 11:30

A trentun’anni dal disastro nucleare di Cernobyl, molte zone sono ancora contaminate, e Rosatom propone ancora nuovi pericolosi progetti nucleari.

di Rashid Alimov, Greenpeace Russia 

Un edificio in mattoni grigi con un busto di Lenin di fronte. Una scuola in Stariye Bobovichi nella regione russa di Bryansk.

Ci potrebbe essere qualcosa di nostalgico questa immagine, se non fosse per la sensazione di pericolo che fornisce. Quando Greenpeace Russia ha prelevato campioni di suolo nei pressi della scuola e di un club nessuno aveva avuto ancora evidenza della presenza di rifiuti radioattivi.

Attivisti provenienti da cinquanta tra città e villaggi hanno presentato i risultati alla Corte suprema russa lo scorso giugno, ma la corte si è schierata con il governo. Si sperava che le autorità avrebbero potuto mettere la zona in quarantena, almeno dove i bambini della scuola vanno a giocare. Ma non hanno fatto nulla. 

Stariye Bobovichi è una delle migliaia di comunità in Russia, Ucraina e Bielorussia dichiarate ufficialmente contaminate da Cernobyl. Recentemente, tuttavia, il governo russo ne ha aggiornato lo status di paese, sostenendo che la situazione è migliorata. Questa decisione ha privato gli abitanti del villaggio di appropriata vigilanza medica, delle assicurazioni sociali e della compensazione economica come vittime del disastro.

Mancando una seria assunzione di responsabilità, l'irresponsabilità cresce. Il governo ha unificato le diverse strutture dell’industria nucleare nella grande azienda Rosatom, che sta sviluppando ulteriormente le proprie rischiose attività sia in patria che all'estero.

Al centro di San Pietroburgo, è in costruzione una centrale nucleare galleggiante. I suoi due reattori saranno attivati prossimamente. Qualsiasi incidente nucleare in questa città avrebbe conseguenze tragiche per cinque milioni di abitanti.

L’autorità di sicurezza nucleare del paese ha recentemente dichiarato a Greenpeace che questo tipo di progetto va "oltre la sua competenza". Ciò è spaventoso, dato che, in seguito Cernobyl, nessun reattore nucleare poteva essere costruito a meno di cento chilometri da città con più di due milioni di abitanti. Nel 2014 questo divieto è stato revocato. Tra coloro che sostengono la posizione di Greenpeace ci sono anche gli esperti e il personale responsabile della gestione delle conseguenze della catastrofe di Cernobyl.

"Siamo assolutamente contro la centrale nucleare galleggiante" ha detto Vasily Nayda, capo della sezione di San Pietroburgo dell'Unione Cernobyl. "La centrale nucleare di Leningrado nei pressi della città, che ha lo stesso tipo di reattori come Cernobyl, è già sufficiente per noi, non ne vogliamo un’altra".

Evgeny Frolov, a capo del Gruppo Locale di San Pietroburgo dell'Unione Cernobyl, sottolinea che – a differenza del 1986, quando, per i venticinque anni successivi, il governo proibì ai responsabili della gestione della catastrofe di rivelare i dati – oggi sentiamo che non possiamo più nascondere la verità.

 

La “centrale nucleare galleggiante” è solo uno dei molti progetti pericolosi che Rosatom sta intraprendendo in tutto il mondo. Stanno accelerando i loro progetti a livello internazionale in più paesi, promettendo benefici finanziari, incentivi, tecnologie e “sicurezza garantita” avanzata. Ma un'analisi approfondita dei rischi dei progetti internazionali di Rosatom dipinge un quadro assai diverso. 

La visione dominata dalla sola ricerca di profitto di Rosatom ignora i disastri del passato e non ha alcuna intenzione di prevenire quelli futuri. Hanno dimenticato le lezioni di Cernobyl. Noi invece abbiamo imparato da Cernobyl e resisteremo a questa pericolosa irresponsabilità continuando a dire no al nucleare.

Aberrante l’attacco alle ONG: pace, accoglienza e salvaguardia vite umane sono diritti inalienabili

Lun, 24/04/2017 - 08:45
L’attacco in corso nei confronti delle Organizzazioni umanitarie che operano per la salvaguardia della vita dei migranti nel Mediterraneo, e a chi oggi presta loro assistenza e solidarietà è aberrante.

Le tasse scendono, ma solo per i petrolieri

Gio, 20/04/2017 - 17:52

Il governo italiano riduce le tasse. Si, proprio così: anni e anni che se ne parla, fiumi di promesse elettorali e impegni mai tradotti in qualcosa di concreto… ma da oggi no, da oggi si passa ai fatti. È cominciata l’inversione di tendenza della pressione fiscale, grazie al governo Gentiloni. E siccome le politiche tributarie devono essere selettive - devono cioè, per rivelarsi efficaci ed eque, essere mirate a specifiche categorie economiche o a specifiche fasce della popolazione - nella bozza della così detta “manovrina” economica correttiva il governo ha introdotto una misura chirurgica: un’esenzione retroattiva, per le società proprietarie delle piattaforme di estrazione nel mare italiano, dal pagamento di Ici, Imu e Tasi. Niente tasse per i petrolieri. Non da oggi, ma da sempre, per sempre.

 

Se si pensa che il sistema fiscale è in realtà un sistema redistributivo, qui siamo al caso di uno Stato Robin Hood alla rovescia, che tassa tutti salvo i ricchi. E, così facendo, risolve contenziosi in corso da anni, dai quali molti comuni della penisola contavano di ricavare centinaia di milioni di euro, linfa vitale per i loro esigui bilanci. Non sono pochi, infatti, gli amministratori locali che hanno cominciato ad esigere il pagamento di imposte comunali da parte delle compagnie petrolifere. Ci sono quindi contenziosi in atto; e ci sono anche precedenti giurisprudenziali favorevoli ai governi locali, come la sentenza 3618 della Cassazione del 24 febbraio 2016 dove si stabiliva che le piattaforme petrolifere sono assoggettabili all’imposta comunale sugli immobili “nonostante la loro allocazione nel mare territoriale”. Quella sentenza, nello specifico, premiava il Comune di Pineto che, per una piattaforma situata di fronte alla sua costa, aveva chiesto all’Eni 33 milioni di Ici, più sanzioni e interessi, dovuti per gli anni 1993-1998. Per la Cassazione esiste una potestà degli enti locali nell’ambito del mare territoriale (fino alle 12 miglia marine), pari a quella esercitata sul proprio territorio; e le piattaforme sarebbero soggette a Ici in quanto “ascrivibili in catasto nella categoria D/7”.

Di esempi come il contenzioso tra il comune del teramano e la società petrolifera ve ne sono altri. Dalla loro somma, e dal potenziale di analoghe richieste che potrebbero essere sollevate da tutti i comuni nelle cui acque ricadano strutture di estrazione di idrocarburi, escono fuori cifre a otto zeri. Non briciole.

Secondo l’articolo della manovra anticipata in bozza dal ministro Padoan, “Non rientrano nel presupposto impositivo dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), dell’imposta municipale propria (IMU) e del tributo per i servizi indivisibili (TASI), le costruzioni ubicate nel mare territoriale, in quanto non costituiscono fabbricati iscritti o iscrivibili nel catasto fabbricati”. Ovvero, come spiega il Fatto Quotidiano: se non c’è l’iscrizione al catasto non c’è rendita, se non c’è rendita non c’è tributo che possa essere preteso. Né oggi né mai.

Non è questo il primo tentativo di mettere al riparo le compagnie petrolifere dalla fiscalità generale. Questa norma è solo l’ultimo episodio di una querelle lunga, fatta tutta di lana caprina, ma al fondo assai semplice: in un Paese in cui i petrolieri pagano le royalties più basse al mondo, dove esistono franchigie per azzerare le aliquote di prodotto al di sotto di una soglia “minima” di idrocarburi estratti, dove i controlli ambientali sono scarsi e non risulta comportino mai sanzioni, si raggiunge l’apoteosi esentando strutture talvolta gigantesche, poste in aree demaniali, da qualsiasi imposta.

Dietro tutto ciò c’è una solida consapevolezza: la pretesa dei petrolieri di essere diversi da ogni altro soggetto produttivo, in questo Paese. Come nella novella di Orwell in cui “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. È emerso ancora anche pochi mesi fa, nella deposizione presso la Commissione Antimafia del commissario responsabile dell’agenzia fiscale “Riscossione Sicilia”, Antonio Fiumefreddo. I suoi funzionari avevano intimato il pagamento delle tasse ai titolari delle piattaforme petrolifere poste nelle acque siciliane. «Nessuno aveva mai chiesto loro di pagare. Quando lo abbiamo fatto, ci è stato risposto che un elenco delle piattaforme non esiste. E dall’indomani non è stato più consentito agli ufficiali esattoriali di mettere piede sulle piattaforme».

L’Italia continua a rivendicare, in tutte le sedi internazionali, il suo impegno per la salvaguardia del clima. In realtà sulla decarbonizzazione dell’economia sta facendo poco più di nulla. In attesa di una nuova Strategia Energetica Nazionale, che probabilmente confermerà il nostro Paese nella sua vocazione fossile, l’ennesima regalia alle aziende nemiche del clima (e in questo caso anche dei nostri mari) è servita. Le tasse scendono, ma solo per i petrolieri.

Andrea Boraschi, responsabile Energia e Clima Greenpeace Italia

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Gio, 20/04/2017 - 11:38
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