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Aggiornato: 1 ora 18 min fa

Un tavolo tecnico di WWF e Guardia Costiera per il Jova Beach Party

16 ore 5 min fa
In funzione degli eventi del Jova Beach Party, di cui il WWF Italia è partner per la sensibilizzazione contro la dispersione di plastica in natura, è stato attivato il Tavolo Tecnico previsto dal Protocollo d’Intesa tra la Guardia Costiera e il WWF Italia, che prevede l’elaborazione e l’attuazione di “programmi congiunti di comunicazione e educazione ambientale sulla tutela e la salvaguardia della risorsa mare” e “per diffondere e stimolare comportamenti virtuosi finalizzati alla tutela dell’ambiente marino e costiero”. Il Tavolo tecnico, infatti, consentirà un confronto continuo per rendere un evento, così unico e complesso, fruibile e sicuro.
 
Tra le diverse tematiche trattate nella prima riunione, si è parlato anche degli aspetti legati sicurezza della balneazione connessi all’evento. WWF Italia, Guardia Costiera e gli organizzatori del Jova Beach collaboreranno in modo stretto per sensibilizzare il pubblico degli eventi sulla sicura e corretta fruizione delle spiagge e per ridurre al massimo l’impatto ambientale sui tratti di costa interessati.
 
“Siamo felici di poter collaborare, nell’ambito del nostro Protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso anno con la Guardia Costiera, su un evento unico nel suo genere come il Jova Beach Party. Si tratta di una grande occasione per diffondere messaggi di sostenibilità e per far crescere la consapevolezza dei cittadini rispetto all’emergenza dell’inquinamento da plastica in natura. Siamo certi che le donne e gli uomini della Guardia Costiera, con la loro competenza e la loro professionalità rappresenteranno un valore aggiunto sia rispetto alla sicurezza delle persone che dell’ambiente”, ha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.
 

“Quella realizzata con WWF e gli organizzatori del Jova Beach è un importante sinergia che ha lo scopo di promuovere e veicolare, nelle coscienze di tutti, messaggi di educazione e prevenzione, sia in materia ambientale che in materia di sicurezza della navigazione e dei bagnanti. Il nostro obiettivo è sensibilizzare i più giovani a vivere il mare con rispetto, consapevolezza e responsabilità”, dichiara il Capo Ufficio Relazioni Esterne della Guardia Costiera, il Comandante Cosimo Nicastro.
 
“La realizzazione di un tour di questo tipo presenta una lunga serie di difficoltà di varia natura. Avere al nostro fianco WWF e Guardia costiera è motivo di grande soddisfazione e di conforto sulla nostra determinazione a raggiungere tutti gli obbiettivi che ci siamo posti. È un grande piacere poter collaborare con la Guardia Costiera a cui vanno i nostri sentiti ringraziamenti. La collaborazione che si è sviluppata in questi mesi con il WWF, ha prodotto su tutta l’organizzazione del Jova Beach una assoluta attenzione per l’ambiente in tutte le aree possibili, e il desiderio in primis da parte dell’artista di promuovere e sostenere la campagna di tutela per l’ambiente e in particolare per il plastic free. Da quando abbiamo iniziato a lavorare su questa bellissima iniziativa siamo stati convinti che il mare fosse il nostro più grande effetto speciale e siamo entusiasti di collaborare con chi ha voluto mettere l’attenzione per il mare e per la costa al centro del proprio lavoro quotidiano”, ha dichiarato per la Trident Maurizio Salvadori.

Il Tavolo Tecnico, composto per il WWF dalla presidente Donatella Bianchi e dal Direttore Generale Gaetano Benedetto, per la Guardia Costiera dal Capo Ufficio Relazioni Esterne, Comandante Cosimo Nicastro, è stato allargato anche alla Trident società organizzatrice degli eventi del Jova Beach Party.

Troppa plastica e rumore nel Santuario dei cetacei Pelagos

Sab, 16/02/2019 - 00:00
Oggi, nella giornata mondiale delle Balene, il WWF celebra la ricchezza di specie del Mediterraneo, in particolare quelle che vivono nel Santuario Pelagos, lanciando anche un allarme per questi animali su due minacce principali: inquinamento da plastica e traffico marittimo.
Pelagos, nato nel 1999 con un accordo sottoscritto da Francia, Italia e Principato di Monaco, è l’area con presenza di cetacei più alta del resto del Mediterraneo, sia per numero che densità di specie tra cui balenottere comuni, capodogli, globicefali, delfini, tursiopi, stenelle e il meno conosciuto zifio. 
Alcuni studi condotti dai team di WWF hanno confermato alti livelli di contaminazione da microplastiche e la presenza di piccoli frammenti di plastica che molte specie marine ingeriscono nella loro alimentazione. Oggi la concentrazione di microplastiche nel Mediterraneo è circa 4 volte superiore a quella dell’isola di plastica scoperta nell’Oceano pacifico. 
A questa minaccia se ne aggiunge un’altra ancora poco conosciuta e studiata: l’inquinamento acustico. La presenza di numerosi porti come Genova, Livorno, La Spezia, Marsiglia e altri minori formano di fatto un’area densamente occupata da varie tipologie di navi con un forte contributo nei mesi estivi per le rotte turistiche. Le classi navali passeggeri e commerciali (cargo e tanker) rappresentano la maggior parte del naviglio che insiste nell’area e ciascuna produce un rumore a bassa frequenza che si propaga per decine di chilometri. In particolare l’alta densità navale presente in Pelagos impatta come sorgente diffusa e continua. IL TRAFFICO NAVALE Con un tasso di crescita del 3-4% l’anno, il traffico marittimo nel Mediterraneo è quasi raddoppiato dal 2002 e continuerà ad aumentare. Un impatto non sostenibile che concentra in uno specchio d’acqua il 19% del traffico mondiale e che, allo stesso tempo, ospita il 7,5% di tutte le specie marine del pianeta. La crescita del traffico nella zona Pelagos, soprattutto in termini di trasporto merci (autostrade del mare) aumenta ulteriormente la necessità di definire gli interventi per limitare questi rischi di collisione. L’IMPATTO SUI CETACEI Se sulla terra il rumore può influenzare il benessere fisico e psichico degli umani, nell’ambiente marino abbiamo una conoscenza limitata ma sappiamo che questi possono interferire con la vita dei cetacei fino ad allontanarli dalle aree o modificandone il comportamento. L’elenco degli effetti dannosi è molto lungo: dai danni ai tessuti corporei all’embolia, danni al sistema uditivo e soppressione del sistema immunitario, spiaggiamento, interruzione dell’alimentazione e della riproduzione, antagonismo nei confronti di altri animali, allontanamento dall’area. Inoltre può esserci anche un effetto ‘mascheramento’ dei suoni importanti per comunicare con i loro simili o per ascoltare quelli biologicamente importanti (presenza di predatori) e per l’ecolocalizzazione (sonar). Suoni troppo forti provocano infine disagio, stress fino al danno acustico (nel caso di esplosioni a breve distanza).

Il WWF, che ha raccolto le evidenze scientifiche sul problema dell’inquinamento acustico nell’area di Pelagos, ha evidenziato anche la carenza di linee guida specifiche per mitigare e contenere il rumore prodotto dalle navi. Un motivo che ha spinto i ricercatori a dare più risalto allo studio e all’analisi delle caratteristiche acustiche del traffico navale in Pelagos. Il WWF Italia sta finanziando un progetto di dottorato di ricerca della durata di 3 anni in collaborazione con l'Università di Torino proprio sull'impatto dell'inquinamento acustico nelle acque del Santuario Pelagos: la vastità dell’area non ha finora permesso e ancora di avere un quadro chiaro e completo su questo rischio.
È ormai evidente come la conservazione dei cetacei nei mari del mondo dipenda da una serie di importanti fattori, tra cui la nostra capacità e volontà di mitigare l'impatto del traffico marittimo e ridurre l’inquinamento acustico. Traffico nautico, indagini sismiche, esercitazioni militari, etc. hanno un effetto negativo e sicuramente impattante sulle diverse specie di mammiferi marini che popolano i nostri mari.
Il WWF chiede il rilancio del Santuario Pelagos e a tutti gli organi competenti il supporto perché sia garantita una protezione efficace della popolazione di cetacei nel nostro mare. In particolare, sull’inquinamento acustico, il WWF chiede che nel Santuario Pelagos siano adottate misure che facciano esplicito riferimento alle linee guida sul rumore sottomarino valide in ambito internazionale, in primis quelle redatte da IMO - International Maritime Organization dell'ONU o dalla riunione delle parti di ACCOBAMS - l'Accordo per la conservazione dei cetacei del Mediterraneo, Mar Nero e le aree contigue dell'Atlantico. In generale ciò che si può fare, in assenza di un’analisi dettagliata, è di applicare il principio di precauzione nella gestione delle attività che generano rumore negli oceani.  DATI SU TRAFFICO MARITTIMO

Con un traffico marittimo annuale stimato a 220.000 navi mercantili, la navigazione commerciale è particolarmente intensa nel Mediterraneo occidentale. Questo vale anche per il Santuario Pelagos e le sue frontiere, dove sono presenti 2 degli 8 "nodi di concentrazione del traffico marittimo" (Genova e Marsiglia) individuati nell’intero bacino e una trentina di collegamenti al giorno assicurati da non meno di 8 compagnie di trasporto passeggeri tra la terraferma, la Corsica e la Sardegna. Inoltre, pur rappresentando meno dell'1% della superficie totale degli oceani, nel Mediterraneo si svolge il 28% del traffico mondiale di trasporto petrolifero marittimo. Il traffico tra la terraferma e la Corsica si fa più intenso in estate, con un numero di passeggeri all'anno compreso tra 700.000 e 900.000.

Il 22 febbraio a Milano il convegno sulle metropoli agricole

Ven, 15/02/2019 - 00:00
Venerdì 22 febbraio, dalle 9 alle 17 e 30, l’aula magna dell’Università Statale di Milano in via Festa del Perdono, ospiterà il convegno “Metropoli agricole #2030 sistemi agroalimentari per la sostenibilità: un dialogo tra locale e globale”.
 
Dal 2013 il convegno Metropoli Agricole si pone l’obiettivo di alimentare la riflessione e il confronto su un’agricoltura basata sul presidio del territorio, la riqualificazione del paesaggio, la sostenibilità dei processi produttivi, la salubrità delle colture, l’equità delle transazioni, la riduzione degli sprechi.
Nell’edizione di quest’anno, il tema filo conduttore saranno gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (o SDGs) che le Nazioni Unite hanno fissato per il 2030. L’agricoltura e? uno dei fattori chiave per raggiungere questi obiettivi, sia sotto il profilo sociale che in relazione alle sfide dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità.
Per rispettare gli impegni dell’Agenda 2030 serve un cambiamento nelle politiche agricole di ampia scala e una applicazione locale dei nuovi modelli proposti dall’agro-ecologia per progettare sistemi agroalimentari sostenibili.
Nel corso della giornata si svolgerà un costante dialogo fra esponenti del mondo delle istituzioni, rappresentanti degli ambiti scientifici, società civile e mondo agricolo, che forniranno visioni e spunti di riflessione, riferendosi ad esempi concreti di ciò che nel nostro territorio si sta facendo, non dimenticando il processo in corso di riforma della PAC. 
Fra i relatori sarà presente il direttore scientifico del WWF Italia, Gianfranco Bologna, che aprirà il convegno parlando di "Un sistema agricolo sostenibile nell'Antropocene". 
 
L’ingresso è libero con prenotazione su questo sito.  
L’evento, inoltre, partecipa al programma di formazione professionale continua dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali per 0,781 CFP con riferimento al Regolamento CONAF n. 3/2013. Ai Dottori Agronomi e ai Dottori Forestali e? richiesta l’iscrizione qui anche tramite il SIDAF.
 
 
 
 

Due domeniche plastic free nella spiaggia di Burano

Ven, 15/02/2019 - 00:00
Tre appuntamenti nel mese di febbraio con la pulizia della spiaggia antistante l'Oasi WWF di Burano, in provincia di Grosseto. Contro il killer dei mari che minaccia la biodiversità e invade coste e mare aperto continuiamo a scendere in campo con il tour Spiagge plastic free , che coinvolgerà centinaia di volontari fino all'estate. Generazione Mare, la nostra campagna in difesa del capitale blu, inizierà con l'Oasi di Burano, luogo storico e simbolo della conservazione che quest'anno compie 50 anni e dove iniziarono già 30 anni fa le campagne di volontariato in difesa delle spiagge. 
L'obiettivo è di liberare le nostre spiagge dalla plastica con la raccolta manuale. L'Oasi WWF Lago di Burano comprende ben 12 km. di spiagge ben conservate dove è possibile osservare piante e animali rari.

Appuntamenti domenica 17 febbraio e 3 marzo "Io aiuto le sterne" Le domeniche di febbraio e marzo sono anche l'occasione per dedicare qualche ora di volontariato alle sterne comuni nella Laguna di Orbetello. Si tratta di rinforzare il vecchio isolotto di Patanella per consentire la nidificazione in sicurezza. Contemporaneamente si lavorerà sulle due nuove isole galleggianti acquistate con un contributo regionale. Le sterne (rondini di mare e fraticelli) sono tornate dopo secoli a nidificare grazie a delle isole artificiali create con i detriti di opere di scavo nella Laguna, erano in difficoltà per l'erosione degli isolotti e la mancanza di zone alternative. Per questo il WWF si è impegnato per la realizzazione di isolotti artificiali.
Abbigliamento: sono molto utili stivali (meglio se a coscia) oltre ad attrezzi quali pale, rastrelli, guanti da lavoro. Appuntamento ore 9 ingresso di Patanella, pranzo a sacco.
 

Agricoltura: primo voto chiave del Parlamento UE sulla PAC

Gio, 14/02/2019 - 00:00
La Commissione per l’Ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento Europeo ha votato oggi sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce norme sul sostegno ai piani strategici che dovranno essere elaborati dagli Stati membri nel quadro della futura politica agricola comune (Piani Strategici della PAC post 2020).
La Commissione ha preso in esame 1.796 emendamenti di compromesso concordati tra i diversi gruppi politici, che riassumevano vari emendamenti presentati sullo stesso tema. Relatore in Commissione ambiente è l’eurodeputato italiano Giovanni La Via.

Il Parlamento europeo, nel suo ruolo di co-decisore della riforma della PAC, aveva presentato a gennaio 7.768 emendamenti alle proposte legislative della Commissione ma i parlamentari hanno dimostrando una forte volontà politica, lavorando energicamente alla definizione di emendamenti di compromesso, per votare i nuovi Regolamenti in Commissione agricoltura entro marzo, cosi da ipotizzare un voto in prima lettura da parte della plenaria dell’attuale Parlamento europeo prima del blocco dei lavori per le elezioni europee di maggio.

Il voto di oggi nella Commissione Ambiente del Parlamento dimostra che gli eurodeputati hanno raccolto la sfida di un maggiore ruolo della PAC per la tutela dell’ambiente, vista l'urgenza ambientale e climatica, ma quello che è veramente necessario è una completa riforma dell'intero sistema agricolo europeo. Il rischio di un naufragio della riforma resta molto alto, vista la tempistica così ridotta e la volontà di un rinvio della decisione al prossimo Parlamento UE di alcune forze politiche.

La Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura (AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI Fondo Ambiente Italiano, Federbio, ISDE Italia Medici per l’Ambiente, LIPU BirdLife, Legambiente, ProNatura e WWF Italia) considera il voto di oggi della Commissione per l’ambiente del Parlamento europeo molto importante perché fornisce alcune indicazioni su come la futura PAC dovrà affrontare le sfide ambientali e climatiche. Nel processo di riforma in corso i Ministeri e le Commissioni parlamentari per l'agricoltura e l'ambiente condividono le competenze e le responsabilità su parti sostanziali del futuro Regolamento principale della PAC, e nel dibattito le due Commissioni hanno lo stesso peso. Per questo la Coalizione #CambiamoAgricoltura ritiene che le autorità ambientali e le parti interessate al ruolo dell’agricoltura nelle sfide ambientali globali e locali dovranno avere voce in capitolo nella progettazione della futura politica agricola dell'UE. Dopo tutto, il cibo e l'agricoltura sono i principali fattori di pressioni e minacce per la natura (dall'inquinamento dell'acqua da pesticidi alle emissioni di gas serra) come dimostra l’allarme lanciato nei giorni scorsi dai ricercatori in merito alla scomparsa degli insetti. Pertanto, la Coalizione #CambiamoAgricoltura accoglie con favore il voto di oggi come un passo importante per trasformare la PAC in una politica moderna che deve aiutare la transizione ecologica del settore primario verso pratiche agroecologiche per una maggiore sostenibilità ambientale, sociale ed economica, ed auspica per questo anche a livello nazionale un maggiore protagonismo del Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare nel dibattito sul futuro della PAC post 2020, alla pari del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo.

Gli obiettivi che la Coalizione #CambiamoAgricoltura ritiene indispensabili per la futura programmazione sono il sostegno dell’agricoltura biologica (con un auspicato raggiungimento del 40% del territorio agricolo dedicato a tale pratica entro il 2030), il riconoscimento del ruolo dell’agricoltura nella gestione della Rete Natura2000 e la ristrutturazione delle filiere zootecniche.
 

I cacciatori attaccano la scienza per togliere tutele alle specie

Gio, 14/02/2019 - 00:00
"Un attacco contro l'Ispra, autorità scientifica nazionale per l'ambiente, e il Ministero dell'Ambiente, con il solo fine di limitare le tutele per gli uccelli migratori, già sottoposti a forte pressione venatoria".
 
Lo dichiarano le associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu - BirdLife Italia e WWF Italia a fonte del tentativo del Ministero delle Politiche agricole di manomettere i dati scientifici richiesti dalla Commissione europea e raccolti da Ispra, nonché già da tempo trasmessi a Bruxelles, per la revisione delle date di migrazione degli uccelli.
 
"Le pressioni dei cacciatori, anche per tramite del Ministero delle politiche agricole, hanno superato ogni limite rappresentando un'invasione di campo senza precedenti, in una materia di chiara e completa competenza del Ministero dell'Ambiente, sulla quale da sempre Ministero e Ispra operano correttamente.
 
"Si tratta di una materia di grande importanza sotto il profilo della conservazione della biodiversità, perché finalizzata a dare protezione ai periodi biologici più delicati per gli uccelli selvatici quali quelli della riproduzione e della migrazione. Una materia sulla quale, peraltro, l'Italia è attualmente sotto inchiesta da parte dell'Unione europea, con un'apposita procedura Eu-Pilot.
 
"Da qui il nostro appello al Ministro Costa, perché non si lasci intimorire e vada avanti sulla strada corretta, e al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte: respinga ogni pressione e ponga fine a questa situazione scabrosa, che rischia di fare male alla natura italiana e di esporre l'Italia ad una pessima figura internazionale".

Educazione nei parchi: tre progetti WWF in cima alla graduatoria del Ministero

Mer, 13/02/2019 - 00:00
Tre progetti del WWF Italia (Viva il Lupo, valorizzazione della biodiversità per una pedagogia della natura tra conflitto e resilienza;  Mediterraneo plastic free a partire dalle scuole; Urbano, ma non troppo) guidano la graduatoria del bando del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sull’educazione ambientale nei parchi nazionali che si sono classificati al primo, al secondo e al quindicesimo posto su un totale di quarantacinque.

Con questi progetti l’associazione, grazie al bando del Ministero, potrà lavorare per far crescere la sensibilità e la cultura ambientale delle nuove generazioni. Convivenza pacifica con i grandi carnivori, turismo sostenibile, riduzione della produzione di rifiuti di plastica, importanza degli spazi verdi urbani saranno i temi trattati dai progetti che coinvolgeranno indicativamente oltre 6.000 ragazzi, 135 tra educatori e docenti sul territorio (con una ricaduta secondaria su 12.000 docenti a livello nazionale).

Il progetto primo classificato “Viva il Lupo”, che in qualche modo anticipa aspetti del Piano Lupo che presto, secondo quanto annunciato del ministero dell’Ambiente, verrà portato in Conferenza Stato-Regioni, ha anche l’importante obiettivo di rilanciare le attività di educazione ambientale nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga colpiti dai terremoti del 2016, puntando sulla valorizzazione di due Centri di Educazione Ambientale del WWF attivi nelle due aree protette.
I tre progetti, pur con temi e obiettivi didattici diversi, mirano a coinvolgere i ragazzi in laboratori che li vedano protagonisti non solo in classe e sul campo. Gli educatori del WWF collaboreranno con gli insegnanti, portando nelle classi un po’ di quella natura che le comunità di cui le scuole fanno parte hanno scelto di tutelare nella forma di un parco nazionale. 

La metodologia utilizzata è “fare per capire”, sviluppata e sperimentata dal WWF in oltre 50 anni di esperienze di educazione e interpretazione ambientale. La specifica proposta educativa stimolerà la partecipazione e la socializzazione fra i ragazzi con la condivisione di competenze ed esperienze. 
Il WWF Italia apprezza la scelta del Ministero di rilanciare, anche attraverso questo bando, l’educazione ambientale nelle scuole italiane: aver promosso 45 progetti nelle 24 principali aree naturali protette in Italia non solo consente di offrire un percorso educativo e formativo in cui i ragazzi possano sviluppare una maggiore responsabilità e attenzione alle questioni ambientali, ma stimola i parchi stessi a riappropriarsi di una loro funzione principale quale l’educazione alla sostenibilità delle proprie comunità.

Il WWF si augura che proprio da questi progetti, ispirati alla sussidiarietà, alla valorizzazione dei territori, all’interdisciplinarietà, alla continuità dell’apprendimento, possano emergere importanti elementi per la costruzione del Piano nazionale per l’educazione ambientale proprio nello spirito del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente e quello dell’Istruzione che permetterà di educare all’ambiente e alla sostenibilità nei contesti dell’educazione formale (la scuola) e non formale (extrascuola, esperienze associative, aree protette, ecc.).

Russia: bracconieri con oltre 5 tonnellate di carcasse di renna

Mar, 12/02/2019 - 00:00
Una convoglio di camion è stato intercettato mentre si stava spostando dal villaggio di Khatanga verso il distretto di Olenek e al loro interno c'era un carico di bracconaggio con corna e carcasse di renne selvatiche procurate illegalmente nella regione di Krasnoyars, per un peso totale di quasi sei tonnellate.
 
A fermare il convoglio è stata l’unità speciale "West", creata dalla direzione di Bioresources e dal Ministero dell'Ambiente della Yakutia (una vastissima repubblica della Russia, situata in Siberia orientale) grazie al supporto del WWF Russia, nella zona del villaggio di Olenek. Durante l'ispezione sono state prelevate 27 carcasse di renne procurate illegalmente, oltre a corna congelate in sacchi: un carico non autorizzato pari a 5.795 kg.
 

"La renna selvatica è la base della vita di molte popolazioni indigene del nord", spiega il coordinatore del Programma Artico del WWF nell'ecoregione di Taimyr, Sergey Verkhovets. "Il suo barbaro sterminio minaccia l'esistenza della popolazione e quindi la vita delle persone che da questa risorsa dipendono completamente. Grazie all'aiuto dei nostri sostenitori, nell'estate del 2018 siamo stati in grado di istituire postazioni di ispezione sui fiumi, dove passano questi animali, il che ha permesso di eliminare i casi di bracconaggio di massa. Un'altra forma di supporto era lo scambio di informazioni e il supporto di incursioni a lungo termine da parte del servizio di controllo delle foreste statali. E siamo lieti che i nostri sforzi non siano sprecati".
 
Dopo l'ispezione, la Federazione russa ha aperto un fascicolo ai sensi dell'articolo 258 del codice penale. I documenti sono stati trasferiti alle forze dell'ordine della regione di Olenek per ulteriori indagini e trasferimento dei casi al territorio di Krasnoyarsk.
"Sono fiducioso che queste e molte altre misure di protezione ambientale ci consentiranno di preservare una popolazione unica di renne selvatiche nel Taimyr e di fornire sostegno ai residenti del nord che guidano un modo di vita tradizionale", ha concluso l'esperto.

San Valentino: 5 simboli d'amore...per il Pianeta

Mar, 12/02/2019 - 00:00
Quest'anno organizza un San Valentino speciale per il tuo partner, nel rispetto della Natura. Dal regalo alla cena insieme, tante idee per rendere felice la persona che ami e il Pianeta. 

PARTIAMO DAL REGALO  Un profumo? Un gioiello? Un orologio?...soliti regali. Quest’anno, che ne dici di cambiare? Fai un regalo inaspettato!
Regalale il tempo insieme: acquista un Buono per un viaggio in un parco naturale, per godervi  insieme gli spazi aperti e la bellezza della natura. Oppure, un’altra bell’idea, può essere una serata per due a Teatro o al Concerto del suo cantante preferito.
Preferisci regalare un dono simbolico? Se ama la moda, scegli un capo di abbigliamento ‘eco-friendly’!  I Cioccolatini per la sera, ovviamente, non possono mancare. Ma al posto della classica scatola   prenditi qualche ora per preparare  golosità fatte in casa
 
LASCIA CHE L'AMORE SBOCCI- La tradizione vuole che nel giorno di San Valentino non manchi un bel mazzo di fiori. Quest’anno, però, sorprendila! Al posto dei classici fiori recisi, che durano solo pochi giorni, scegli una bella pianta in vaso magari con bei fiori che potrete piantare in giardino questa primavera. Oppure, un’altra idea molto carina e divertente può essere piantare insieme un nuovo albero e vederlo crescere nel corso degli anni. Col tempo vedreste così “i frutti del vostro amore.”
 
VENGO A PRENDERTI STASERA. Appuntamento sotto casa, fagli una sorpresa. Presentati con una macchina NUOVA: prenota il car-sharing. È un bel modo per inaugurare insieme una nuova bella abitudine per muoversi in città.
 
CENETTA ROMANTICA. Portala in un posto nuovo! Un giorno così speciale merita una cenetta speciale. Questo San Valentino prenota in un bel ristorante bio e a km0.  Sono angoletti molto romantici che fanno della qualità dei prodotti il punto di forza.
Preferisci una cenetta in casa? Prima cosa punta sulle stoviglie di qualità. Abbandona bicchieri, piatti e posate usa e getta di plastica che il tuo partener non apprezzerebbe, e neanche il Pianeta. Infine, per creare l’atmosfera giusta, abbassa le luci. Si risparmia energia, e un po' di romanticismo a lume di candela è d’obbligo, dopo tutto è San Valentino no?
 
UN GESTO D’AMORE.  Nella giornata di San Valentino la cosa più importante di tutte resta: donare amore. Quest’anno fai un gesto d’amore unico e speciale: regala l’adozione di una specie in pericolo.
Per elefanti, tigri, lupo, orsi polari… questo potrebbe essere l’ultimo San Valentino, prima di sparire per sempre. Non lasciare che ciò accada. Adotta una specie in pericolo per dire a chi ami quanto è importante per te e per aiutare il WWF a difendere l’amore di tutte le specie viventi in pericolo. Con un solo dono che scalderai più cuori. wwf.it/sanvalentino
 

 

La crisi del latte conferma il fallimento della PAC

Mar, 12/02/2019 - 00:00
Le associazioni della coalizione #Cambiamoagricoltura chiedono al Governo un impegno serio per la riforma dell’agricoltura Europeo post 2020  
La crisi del latte esplosa questa settimana dopo le proteste degli allevatori della Sardegna, arrivata questa mattina a Palazzo Chigi, è l’ennesima conferma del fallimento dell’attuale Politica Agricola Comune dell’Unione Europea (PAC), che continua a premiare la rendita fondiaria, le grandi aziende agroindustriali e penalizzare i piccoli agricoltori.
Le responsabilità della PAC nella crisi del latte, ma in generale nelle ormai periodiche crisi dei prezzi delle produzioni agricole italiane, viene sottolineata dalla Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura, che chiede per questo al Governo ed in particolare al Ministro dell’Agricoltura, Gian Mario Centinaio, un impegno serio per una vera riforma della PAC post 2020 che garantisca maggiore sostenibilità economica, ambientale e sociale alla nostra agricoltura.
Partirà il 14 febbraio la discussione sulla revisione della PAC post 2020 da parte del Parlamento UE per decidere se ben più di un terzo delle spese comunitarie deve andare a favore di un’agricoltura pulita in grado di produrre cibo sano, ambiente, lavoro nell’interesse di tutti i cittadini oppure continuare come oggi a finanziare lo spopolamento delle campagne, l’impoverimento degli agricoltori e della qualità dei cibi e l’inquinamento da pesticidi. 
La Politica Agricola Comune della UE nonostante utilizzi circa il 38% del bilancio comunitario, pari a oltre 55 miliardi di Euro all’anno, ha clamorosamente fallito la ricerca di soluzioni efficaci ai problemi che affliggono il settore agricolo, l’agroecosistema e la società rurale. La crisi del latte di questa settimana è la dimostrazione evidente del fallimento della PAC. Le promesse di realizzare una politica equa e verde, con una necessaria semplificazione burocratica, fatte dall’ultima riforma non sono state mantenute. E’ ormai chiaro che l’attuale politica è inadeguata ad affrontare i problemi economici delle aziende agricole e non contribuisce a risolvere la crisi ambientale globale, come dimostra l’allarme lanciato nei giorni scorsi dai ricercatori in merito alla scomparsa degli insetti.
“Chiediamo al Governo e al Ministro Centinaio di sostenere la riforma per una Politica Agricola Comune (PAC) più coraggiosa a sostegno dell’ambiente e delle piccole aziende agricole. E’ il momento di decidere se continuare a promuovere un modello di agricoltura non più sostenibile per l’ambiente, i cittadini e i piccoli agricoltori oppure se è possibile fare un’alleanza tra istituzioni, cittadini, agricoltori e Ong per cambiare le cose”. 
È questo il messaggio che le Associazioni  AIAB, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, FAI Fondo Ambiente Italiano, Federbio, ISDE Italia Medici per l’Ambiente, LIPU BirdLife, Legambiente, ProNatura e WWF Italia, riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura inviano al Governo e agli allevatori della Sardegna riuniti questa mattina a Palazzo Chigi per trovare soluzioni alla crisi del latte.
Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura non servono più palliativi per dare risposte concrete alle difficoltà dei nostri agricoltori, serve piuttosto una seria riforma della PAC che eviti l’utilizzo di miliardi di euro di fondi pubblici per sussidi perversi e per arricchire coloro che speculano sulla proprietà dei terreni, e favorisca invece le piccole aziende agricole e zootecniche che garantiscono la qualità delle produzioni “made in Italy”.
Gli obiettivi che la coalizione ritiene indispensabili per la futura programmazione sono il sostegno dell’agricoltura biologica (con un auspicato raggiungimento del 40% del territorio agricolo dedicato a tale pratica entro il 2030), il riconoscimento del ruolo dell’agricoltura nella gestione della Rete Natura2000 e la ristrutturazione delle filiere zootecniche: la zootecnia intensiva, che domina in molte aree europee ma anche in vasti territori del nostro Paese fortemente compromessi sotto il profilo ambientale, rappresenta attualmente la fonte principale di emissioni di gas climalteranti, di azoto e di pressioni insostenibili sui suoli e sulle acque, mentre per le forme di allevamento più sostenibili, che assicurano un autentico presidio del territorio, per gli allevatori non c’è alcuna garanzia di reddito dignitoso.

La "danza nuziale" di cavallucci marini è in pericolo

Mar, 12/02/2019 - 00:00
Prima dell’accoppiamento sembra si corteggino per giorni e che al risveglio si salutino con una ‘danza’. Sono i cavallucci marini, quelle 54 specie di piccoli pesci che vivono in acque basse, che da sempre ispirano curiosità per la loro buffa forma e hanno molto da insegnare su amore e “vita di coppia”.
Per questo, a San Valentino, il WWF ha deciso di raccontare qualcosa in più su questo curioso animale.

I cavallucci marini si nutrono di piccoli crostacei che galleggiano nell’acqua o strisciano sul fondo, catturati grazie alla loro capacità di mimetizzarsi e a un’enorme pazienza. Ogni volta che ingeriscono qualcosa producono un “click”, lo stesso suono che si ascolta quando interagiscono fra loro. Al sorgere del sole, la coppia di cavallucci marini si dà il buongiorno con una “danza nuziale” di circa 6 minuti: un rituale mattutino utile per riallacciare i rapporti con il compagno. Il maschio e la femmina, mentre danzano, cambiano colore passando da un arancione sbiadito a uno brillante e spesso si attaccano con la coda agli steli delle alghe, che offrono riparo. Quando il maschio è pronto, i cavallucci si accoppiano, ma è la femmina a depositare fino a 1.500 uova nella sacca del maschio, che le cova dai 9 ai 45 giorni e partorisce i piccoli in acqua.
I cavallucci marini “arrossiscono” e “fanno la pace”, nuotano fianco a fianco come se danzassero e il maschio è parte fondamentale e attiva non solo della riproduzione, ma anche della gravidanza. Un rapporto di coppia e un sistema riproduttivo decisamente più complesso di quello di molte altre specie -non solo animali- ma che purtroppo è messo sempre più a rischio da terribili minacce.
Secondo l’Unione Mondiale per la conservazione della natura (IUCN), il 15% dei Syngnathidae (la famiglia che comprende cavallucci marini, pesce ago e pesce trombetta) si classifica come specie “quasi minacciata” e, negli ultimi decenni, la popolazione di due specie (Hippocampus guttulatus e Hippocampus hippocampus) è già calata del 20-30%. I Syngnathidae sono colpiti da perdita e degrado degli habitat naturali, causati da pesca e sviluppo costiero. Fra i maggiori problemi ci sono le catture accidentali: spesso, anche per via della loro forma, i cavallucci restano impigliati nelle reti della pesca a strascico.
I cavallucci, poi, nonostante siano protetti dalla Convention on International Trade in Endangered Species (CITES), vengono utilizzati nella medicina cinese come potenti afrodisiaci. In Cina si trovano negozi con barattoli che li contengono come fossero caramelle. Insolite “pillole blu” che arrivano dal mare per salvare la reputazione del maschio orientale, almeno per una notte. I cavallucci vengono catturati, essiccati (anche in strada) e messi in buste trasparenti di plastica, come fossero noccioline, per poi essere venduti nei mercatini delle periferie di Hong Kong dove, senza alcuna prova scientifica, ai cavallucci marini si attribuiscono poteri miracolosi contro l’impotenza. La specie più gettonata è l’Hippocampus capensis endemica del sud Africa: si stima che la medicina cinese ne impieghi ogni anno oltre 35 milioni di individui, utilizzati vivi per acquari, morti per la medicina e come souvenir.

“Questi numeri sono assurdi e dimostrano come siano necessarie adeguate e tempestive misure di conservazione- afferma il direttore del programma di conservazione del WWF Italia, Isabella Pratesi-. Il WWF lavora da tempo per la salvaguardia di questi animali sia attraverso il Programma TRAFFIC, che tristemente deve occuparsi anche di questi straordinari organismi massacrati dal commercio illegale, sia proteggendo gli habitat marini, che oggi sono sempre più a rischio a causa dei cambiamenti climatici e del terribile inquinamento da plastiche che sta invadendo i nostri mari. Ma dobbiamo e possiamo ancora fare molto per proteggere questa specie”.

A San Valentino un gesto d'amore per le specie che rischiano l'estinzione

Sab, 09/02/2019 - 00:00
Per molte persone San Valentino rappresenta solo una festa “commerciale”, una delle tante occasioni legate al consumismo del nostro tempo. Per altri, invece, e un’occasione per celebrare l’amore o abbandonarsi a qualche gesto romantico.

Per il WWF la festa degli innamorati è un’occasione per puntare l’attenzione sulle “coppie” di specie che rischiano l’estinzione e per le quali potrebbe esserci solo il tempo di un ultimo bacio, prima di sparire per sempre.
Una delle specie più a rischio del pianeta sono i rinoceronti di Giava (Rhinoceros sondaicus), che cercano di sopravvivere nell’ultima area protetta rimasta. Secondo quanto rivelato dall’ultimo censimento del governo indonesiano, alla fine del 2017 la popolazione dei rinoceronti di Giava era composta di 67 esemplari, fra cui 37 maschi e 30 femmine. La situazione, però, è ancora peggiore per la sottospecie settentrionale del rinoceronte bianco (Ceratotherium simum cottoni), ormai ufficialmente estinta. Dopo la morte in cattività di Sudan, l’ultimo maschio sopravvissuto, ora ne  restano in vita solamente due femmine. L’estremo tentativo per evitare la definitiva scomparsa del rinoceronte bianco settentrionale è una difficile e sperimentale tecnica di fertilizzazione in vitro. È comunque importante sapere che il rinoceronte bianco continua a vivere con la sottospecie meridionale, che grazie ai numerosi sforzi dei progetti di conservazione contro il bracconaggio, negli ultimi anni è in aumento.
Secondo gli ultimi studi sono meno di 100 le coppie di coccodrilli delle Filippine (Crocodylus mindorensis) che questo San Valentino potranno festeggiare il loro amore e la minaccia che rischia di cancellare questa specie dal pianeta è la distruzione degli habitat. Ancora più terribile è la condizione della vaquita (Phocoena sinus), un piccolo mammifero marino molto simile a un delfino, che vive nel Golfo di California e che oggi è ormai quasi estinto. Si stima che in natura ne restino fra i 10 e i 30 individui e a minacciarli siano soprattutto le catture accidentali da parte delle reti dei pescatori.
Un progetto di conservazione realizzato mediante un programma di riproduzione in cattività e successiva reintroduzione in natura sta cercando di salvare la marmotta di Vancouver (Marmota vancouverensis), una specie di marmotta che vive solo nelle aree montuose davanti alle coste canadesi del Pacifico e che all’inizio degli anni 2000 era ridotta a meno di 20 individui. Un progetto simile sta tentando di mantenere in vita anche riproduzione la tartaruga gigante di Española (Chelonoidis hoodensis), una specie endemica dell’omonima isola delle Galapagos, che negli anni ’70 era sull’orlo dell’estinzione. In quel periodo ne esistevano solo 14 individui, mentre oggi le stime parlano di circa 200 individui in natura. Vive solo nel parco statale di Serra do Tabulero, nella Moleques Island do Sul, nello stato di Santa Catarina in Brasile, invece, la cavia di Santa Caterina (Cavia intermedia): uno dei mammiferi più rari al mondo che conta ormai solo circa 40 individui in natura.
 
Le specie che rischiano di sparire per sempre non sono solo animali, ma anche vegetali. Il Sorbo di Scannell è una delle piante più rare al mondo: se ne contano solo 5 individui nell’isola di Ross, nel sud-est dell’Irlanda; mentre la Calamaria sabatina (Isoetes sabatina) è una pianta erbacea perenne, acquatica, con radici che ancorano sul fondo di specchi d’acqua e rarissima. Ormai si trova solo nell’area del lago di Bracciano, vicino Roma.

Queste specie sono davvero al limite della loro sopravvivenza, ma ne esistono anche molte altre che, se non agiamo ora, rischiamo di perdere per sempre.
Per aiutare tutte queste specie il WWF a San Valentino chiede un “gesto d’amore” verso la natura e per tutte quelle specie che rischiano di non avere più altre occasioni per amarsi, basta un clic su wwf.it/sanvalentino.

Le tre grandi mistificazioni della battaglia pro-trivelle

Ven, 08/02/2019 - 00:00
Una battaglia di retroguardia a spese del Paese quella sostenuta da aziende e sindacati di categoria in difesa delle trivellazioni, basata su valutazioni economiche ampiamente fittizie e su tre grandi mistificazioni. Lo sostengono Greenpeace, Legambiente e WWF, che ricordano, innanzitutto, come: non esista alcun provvedimento di blocco dell’estrazione di idrocarburi gassosi o liquidi in Italia, ma solo la sospensione per 18 mesi di poche decine di permessi di prospezione e ricerca in vista della definizione di un Piano delle aree, che era stato previsto già dal 2014 e poi, inspiegabilmente cancellato nel 2016; non esiste, quindi, alcuna ricaduta di massa sui livelli occupazionali nel settore della produzione di oil and gas in Italia; non esiste nel nostro Paese un ricco e diversificato settore dedicato alla estrazione di idrocarburi, ma, a fronte di riserve di idrocarburi comunque scarse,  presenta un una situazione di assoluta predominanza in capo a quella che sostanzialmente è ancora una azienda di Stato, cioè all’ENI e alle sue associate che controllano l’85% delle piattaforme petrolifere offshore e l’assoluta maggioranza delle trivellazioni a terra.
Le tre associazioni, in vista anche della mobilitazione sindacale del 9 febbraio, confermano il loro impegno nel contribuire alla sicurezza ambientale ed energetica del Paese, che è possibile solo emancipandolo dalle fonti fossili e si dichiarano pronte al confronto con le forze sociali, in particolare con i sindacati sul futuro energetico del Paese e sulle nuove frontiere economiche ed occupazionali in campo energetico. Le tre associazioni chiedono inoltre al Governo che la redazione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI), previsto dal decreto semplificazioni, sia coerente con l’obiettivo della decarbonizzazione fissato dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN), con le indicazioni che emergeranno dal Piano Energia e Clima, in attuazione dell’Accordo di Parigi e con il corretto recepimento della nuova direttiva comunitaria sulle rinnovabili (c.d. RED2).
Greenpeace, Legambiente e WWF riguardo alle prospettive del settore energetico e il peso su Sistema Italia del settore delle trivellazioni oil and gas, ricordano che il settore è ormai in declino, condannato anche dai rischi crescenti di risarcimenti per i danni causati dal cambiamento climatico. Sono questi rischi, e la crescita impetuosa di tecnologie innovative (una partita dalla quale l’Italia rischia di auto escludersi con un clamoroso harakiri) che stanno spingendo gli investitori lontani dalle fonti fossili. 
Abbiamo già perso tempo per immaginare una prospettiva di lungo respiro per riqualificare i lavoratori del settore oil &gas: continuando a promettere vita eterna a un comparto in agonia non gli faremo di certo un favore. Ci saremmo aspettati una maggiore reazione da parte del sindacato quando, negli scorsi anni, in Italia sono stati distrutti migliaia di posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili, causati da interventi legislativi miopi e perfino retroattivi, ai danni di centinaia di piccole e medie aziende italiane. Scheda tecnica Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano alle forze sociali quali siano le prospettive del settore energetico e il peso sul Sistema Italia del settore dell’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi.

Prospettive del settore energetico. In Italia, nonostante la contrazione degli incentivi (che ha portato un taglio netto di 2 miliardi circa tra il 2016 e il 2017, da 14,4 mld del 2016 ai 12,5 mld del 2017), il GSE/Gestore dei Servizi Energetici registra nel 2018 la performance molto positiva delle fonti rinnovabili che già nel 2015, con il raggiungimento di una quota del 17,7%, ha consentito di raggiungere e superare, con 5 anni di anticipo, il target al 2020 del 17% di penetrazione sui consumi energetici complessivi, mentre le rinnovabili coprono già il 31% del consumo interno lordo di energia elettrica 2017. Un settore in pieno sviluppo quelle delle rinnovabili e dell’efficienza energetica in Italia nel quale nei prossimi anni si prevedono investimenti per 145 miliardi di euro, come attesta la SEN 2018. Questo quando, come ci ricorda l’OCSE, l’Italia è un Paese che produce piccoli volumi di gas naturale e petrolio e che, come ricordato da dati storici prodotti dal Ministero dello Sviluppo Economico nei nostri fondali marini ci sono 10,3 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe, che stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane, mentre quelle di gas a mare coprirebbero un fabbisogno di circa 6 mesi. E se si attingesse anche alle riserve di petrolio presenti nel sottosuolo, concentrate soprattutto in Basilicata, le riserve di greggio a mare e a terra verrebbero consumate in appena 13 mesi.
 

Il peso sul Sistema Italia dei trivellatori. Il settore delle trivellazioni in Italia è ampiamente favorito da meccanismi fiscali, che sia l’OCSE che la Banca Mondiale chiedono di cancellare, di abbattimento dei costi di produzione che ricadono su tutti i cittadini. Nel nostro Paese le aziende estrattive a mare non pagano royalty (10%) entro 80.000.000 Smc (metri cubi standard), e entro 50.000 tonnellate di petrolio (7%), mentre a terra non si pagano le royalty (10%) entro 25.000.000 Smc e entro 20.000 tonnellate petrolio (10%). Questo comporta, come rilevato ad ultimo nel 2015 dalle associazioni che: su 123 concessioni operanti delle 202 presenti in terra e in mare in Italia solo 30 superavano la franchigia oltre la quale si dovevano versare le royalty e che tra il 2017 e i primi tre trimestri del 2018 la franchigia è stata applicata solo al 27% della produzione italiana di gas offshore e al 22% circa della produzione offshore di petrolio. Si aggiunga, poi, che il settore gode anche di incentivi per le ricerche di prospezione e per la coltivazione dei cosiddetti giacimenti marginali e per la coltivazione dei cosiddetti giacimenti marginali e agevolazioni sul gasolio utilizzato nelle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi.  Si aggiunga poi che il costo annuale delle concessioni nel nostro Paese, prima dell’aumento di 25 volte previsto nel decreto semplificazioni era di circa 100/200 volte inferiore a quello applicato in Olanda per le attività di prospezione e ricerca e di circa 12 volte per le concessioni produttive. Il prelievo fiscale su queste attività si aggira tra il 50 e il 68%, quando in Norvegia (maggiore produttore europeo di idrocarburi) si aggira attorno al 78% e nel Regno Unito tra il 68 e l’82%.

Cicogna bianca uccisa in Calabria

Ven, 08/02/2019 - 00:00
Lo scorso primo febbraio è stata pubblicata la notizia del ritrovamento di una cicogna bianca priva di vita e nel suo nido, posto su un traliccio della linea elettrica tra i comuni di Luzzi, Lattarico e Torano,  in provincia di Cosenza. Dalle successive analisi sulla carcassa è stato accertato che la causa del decesso dell’animale, avvenuto circa dieci giorni prima rispetto alla data del recupero, è dovuta a ferite inferte da colpi d’arma da fuoco. Si può ipotizzare che l’animale sia stato ucciso mentre si trovava nel nido in cui è stato rinvenuto oppure che vi si sia recato dopo essere stato ferito.

L’esemplare rinvenuto faceva parte del progetto “Cicogna bianca Calabria”, attivo sin dal 2003 e promosso dalla sezione Lipu di Rende (CS) con l’obiettivo di favorire il ritorno della cicogna bianca in Calabria attraverso l’utilizzo di nidi artificiali che, grazie alla collaborazione dei tecnici Enel, vengono installati sui pali e tralicci elettrici individuati dalla Lipu.

Per quanto risulta dalle informazioni diffuse dalla Lipu, il nido nel quale è stata rinvenuta la carcassa, con ogni probabilità, era occupato da una coppia di cicogne svernante in zona sin dal 2009. Si tratta, dunque, di un sito storico  e di alto valore per il monitoraggio e la tutela di questa specie, essendo stata la prima nidificazione su piattaforma nido avvenuta nella valle del Crati.

Questo episodio comporta, pertanto, una grave perdita per il progetto di reintroduzione, essendo tale da potere compromettere la complessiva presenza della specie in quell’area.  Si tenga conto, infatti, che la specie è tendenzialmente monogama e che il nido è utilizzato dalla stessa coppia per diversi anni. L’individuo rimasto solo potrebbe, quindi, non trovare un compagno/compagna per riprodursi e il nido potrebbe essere abbandonato.

Il WWF al fine di supportare le attività di indagine ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cosenza.

Domenica 10 febbraio appuntamenti nelle Oasi

Ven, 08/02/2019 - 00:00
Facile passeggiata all’ interno della riserva naturale Bosco Vanzago, vicino Milano, per scoprire il fantastico mondo dei caprioli, la loro vita sociale, la riproduzione, lo sviluppo del palco e tante altre curiosità. A fare da cornice a questa visita, il bosco in piena “pausa” invernale: il miglior periodo per l’osservazione dei caprioli.  
Partenze alle ore 10,30 e alle ore 15. Non occorre prenotare. I costi dei biglietti d’ingresso: da 4 a 10 euro con agevolazione per i soci WWF. come arrivare in via delle Tre Campane, 21 a Vanzago. In tutta l’area della riserva naturale non è possibile, in base alla normativa regionale, introdurre cani (anche al guinzaglio) o altri animali d’affezione.

Il sito della Riserva Naturale Bosco Vanzago >>
 

Educazione: un protocollo d'intesa fra WWF e Ufficio Scolastico del Lazio

Gio, 07/02/2019 - 00:00
WWF Italia e Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio (USR Lazio) hanno siglato oggi un protocollo d'intesa per l’educazione e la formazione alla sostenibilità nelle scuole della regione.

Al primo punto della collaborazione (che prevede tra gli altri la formazione dei docenti, la promozione di progetti innovativi, ecc.) vi è la promozione di attività volte alla diffusione della conoscenza della biodiversità urbana da parte delle scuole del Lazio. I servizi forniti dalla natura nelle città sono cruciali per il benessere di coloro che vi vivono, per la sostenibilità stessa delle comunità urbane e per il futuro dell’intero Pianeta. Il verde scolastico è una parte importante del sistema del verde urbano: per fare solo un esempio, sommando le superfici dei giardini scolastici delle scuole di Roma si arriva a un totale di 80,8 ettari: l’equivalente di Villa Borghese. 
 
“L’importanza delle scuole e delle loro aree verdi nel contesto urbano è molto importante perché possono diventare i luoghi in cui gli studenti, di ogni età, possono valorizzare il contatto con la Natura oltre che imparare a curare un bene naturale comune. Un’esperienza concreta nei luoghi di vita quotidiana e di apprendimento è un passaggio importantissimo per creare un nuovo atteggiamento nei confronti della natura e delle specie viventi: le nuove generazioni sono fondamentali per affrontare le grandi emergenze ambientali del pianeta, a cominciare dai cambiamenti climatici, contro cui migliaia di studenti si sono mobilitati in tante città”. Lo ha detto il Direttore Generale di  WWF Italia Gaetano Benedetto durante la firma del protocollo.

WWF Italia e Ufficio Scolastico Regionale propongono alle oltre 4.000 scuole di ogni ordine e grado del Lazio, di individuare un’azione per aumentare la biodiversità urbana e favorire la presenza di natura in città. Partecipando con i loro progetti al contest Urban Nature “L’impegno delle Scuole per la Natura delle nostre Città”, che vedrà anche la collaborazione del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri, gli istituti scolastici potranno essere aiutati a realizzare il loro sogno e a vederlo valorizzato.
“Bisogna promuovere il coinvolgimento del mondo della scuola sulle tematiche ambientali, al fine di stimolare la sensibilità degli studenti e renderli protagonisti di esperienze significative attraverso il contatto diretto con la natura, necessario soprattutto per i più giovani. Gli istituti di ogni ordine e grado della regione Lazio sono già esempio di eccellenza per le buone pratiche nel campo dell’educazione per l’ambiente e per la sostenibilità. Sono infatti molti gli esempi che dimostrano la capacità di progettare, di fare rete con le istituzioni, con il mondo della ricerca, con le associazioni del privato sociale per prendersi cura in modo concreto del bene comune e della propria collettività”, afferma il Direttore Generale dell’USR Lazio Gildo De Angelis alla firma del Protocollo triennale siglato nella sede Nazionale del WWF Italia a Roma.

La formazione dei docenti è parte integrante dell’iniziativa e prevede, a partire da mercoledì 13 febbraio nella sede WWF di Roma, il primo seminario di formazione per insegnanti al quale seguiranno gli altri incontri in tutta Italia.

Il WWF a "Fa' la cosa giusta "

Gio, 07/02/2019 - 00:00
Giochi, suggestioni e punti informativi per diventare consumatori responsabili, salvando il mare e le comunità che vivono di pesca
Tutelare l’ecosistema marino attraverso scelte di consumo responsabili. Con questo appello il WWF parteciperà alla fiera “Fa’ la cosa Giusta” a Milano l’8, 9 e 10 marzo, che quest’anno incentrerà la sua attenzione proprio alla tutela degli oceani. Il motto scelto dal WWF per la sua partecipazione alla fiera sarà “Siamo tutti sulla stessa barca”: l’urgenza di azioni concrete ci coinvolge direttamente perché consumatori, pescatori, produttori, distributori, comunità che vivono di pesca  e specie marine  sono tutti collegati da un filo comune, l’equilibrio degli ecosistemi marini. 
Grazie alle installazioni, ai giochi interattivi, al materiale informativo e gadget  presso lo stand e agli eventi del programma WWF, si potrà imparare a combattere gli effetti negativi della sovrapesca a partire dalla nostra tavola. 
Il WWF ricorda che In Italia siamo arrivati a consumare quasi 29 chilogrammi di pesce all’anno pro capite, con un impatto negativo molto forte sui nostri mari: oltre l’80% degli stock ittici nel Mediterraneo è sovrasfruttato. Non solo, anche l’essere umano è minacciato, come gli 800 milioni di persone nel mondo che dipendono dalla pesca come unica fonte di cibo e reddito. La tutela del mare è un diritto e un dovere collettivo che ci rende tutti responsabili. La partecipazione del WWF rientra nel progetto Fish Forward, co-finanziato dall’Unione Europea e rivolto a sensibilizzare consumatori e opinione pubblica verso una maggiore attenzione al consumo sostenibile delle risorse ittiche, un patrimonio che non va considerato infinito. 
Il WWF aiuterà i visitatori a conoscere e riconoscere le specie ittiche, la filiera di produzione e inviterà a giocare con strumenti interattivi per orientarsi nelle scelte, considerando elementi importanti come stagionalità, dimensioni minime, possibilità di differenziare. Semplici regole per diventare consumatori responsabili che sono sintetizzate nella guida online pescesostenibile.wwf.it.
Il WWF ha anche in programma un evento live in piazza che prevede la creazione di un’opera artistica in 3D sulla ricchezza degli oceani realizzata dallo street artist Cuboliquido, autore anche delle grafiche di allestimento dello stand. Il pubblico potrà “immergersi” nell’opera, fotografarsi e condividerne l’immagine, ma soprattutto prendere coscienza dell’importanza degli oceani per la nostra sopravvivenza.
Nello stand WWF si potranno anche scegliere mete turistiche in modo consapevole grazie al team di WWF Travel, che si occupa di organizzare viaggi, itinerari e campi estivi tutti orientati all’educazione ambientale e all’amore per la natura. Nello spazio dell’associazione si potranno inoltre conoscere anche le tante iniziative di impegno per la tutela del mare comprese nella Campagna “GenerAzione Mare”. Non mancherà il coinvolgimento delle grandi aziende e del mondo delle istituzioni come attori fondamentali di quel cambiamento dell’intero sistema, sulla rotta della sostenibilità.

Sardegna, il ricorso sul phase out del carbone danneggia i cittadini

Mer, 06/02/2019 - 00:00
Il ricorso della Regione Sardegna rispetto al decreto ministeriale che dà attuazione allo scenario di “phase out completo”, ossia l’uscita dalla produzione di energia elettrica dal carbone, il combustibile più inquinante e una delle prime cause del riscaldamento globale, non solo è dannoso per il percorso dell’Italia verso la piena attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima ma rappresenta un’evidente frenata verso l’innovazione e la necessaria e giusta transizione della Sardegna verso politiche energetiche compatibili con il futuro.

Colpisce che mentre l’intera comunità scientifica internazionale esorti all’azione contro i cambiamenti climatici in atto, ci sia chi abbia l’obiettivo di bloccare il percorso italiano per l’uscita dal carbone, prevista con la Strategia Energetica nazionale per il 2025.

Rispetto a questo scenario sarebbe logico che la Regione Sardegna e Enel (che da quello che si legge sui giornali penserebbe a dei ricorsi) predisponessero rispettivamente un piano per una giusta transizione che non lasci nessuno indietro e piano che conduca alla chiusura degli impianti inquinanti entro la scadenza decisa dalla SEN e ribadito dalla Proposta di Piano Nazionale Integrato Energia e Clima.

Opporsi, oggi, al percorso verso un sistema energetico sostenibile e amico del clima non solo introduce un ostacolo nella transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili ma è anche contro gli interessi dei cittadini sardi. Non esistono, infatti, ragioni tecniche che impediscano con un così adeguato preavviso (la chiusura è prevista nel 2025) di predisporre soluzioni tecniche e che permettano di transitare dal carbone alle rinnovabili garantendo, al contempo, il mantenimento dei livelli occupazionali e delle garanzie sociali.

Già oggi la Sardegna è in surplus di produzione energetica visto che consuma circa 8,4 TWh (miliardi di kWh) mentre ne produce ben 13,3 TWh: questo significa che esporta molta più energia di quanta ne utilizzi.

La Sardegna ha dinanzi una sfida ed opportunità che sarebbe assurdo non cogliere. L’assenza di altre infrastrutture energetiche sul gas e la necessità di chiudere le vecchie centrali a carbone può fare dell’isola un vero e proprio “laboratorio della decarbonizzazione” che, puntando sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica, sui trasporti sostenibili, su una rete elettrica intelligente ed evoluta e su moderni sistemi di accumulo, spinga l’isola verso un futuro fatto di sviluppo sostenibile e di nuova e stabile occupazione.

Un progetto per salvare le dune dell'Angitola

Mer, 06/02/2019 - 00:00
C’è un tratto di costa calabrese, sul versante tirrenico delle province di Vibo e Catanzaro, che in primavera si riempie delle fioriture di ravastrelli marittimi e soldanelle, di elicrisi e violaciocche, prima dell’esplosione estiva dei candidi fiori del giglio di mare. E ogni anno, su quelle stesse sabbie, il fratino e il corriere piccolo depongono e covano le loro  uova perfettamente mimetiche, fino alla nascita dei pulcini , subito pronti a imitare i genitori zampettando veloci sui granelli infuocati.
Un territorio, quello delle “Dune dell’Angitola” (dal nome dell’omonimo fiume che sfocia lì vicino) che, proprio in virtù della sua preziosa e sempre più minacciata biodiversità vegetale e animale, è stato inserito nell’elenco dei Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) sulla base di quanto previsto dalla Direttiva 92/43/CEE “Habitat” il cui scopo era  appunto quello di individuare  specie animali e vegetali e ambienti naturali la cui conservazione è considerata prioritaria a livello Europeo.
Purtroppo però, nonostante l’importante inserimento dei due SIC (uno nel territorio di Pizzo e l’altro in quello di Curinga), nella rete coerente  di aree protette “ Natura 2000” , l’area è soggetta da tempo a preoccupanti fenomeni di degrado e di perturbazione che rischiano di comprometterne l’integrità naturale.
Associazioni ambientaliste  internazionali come il WWF, ma anche locali (“Costa Nostra”) denunciano da anni le forti criticità rappresentate dall’accumulo di enormi quantità di materiali di varia natura, sia perché depositati dalle forti mareggiate, sia perché abbandonati impunemente da  gente priva di scrupoli. Materiali plastici di ogni genere, copertoni, persino lastre di eternit o carcasse di autoveicoli occupano lo spazio che dovrebbe essere solo dei Ginepri o degli Oleandri. Ma l’elenco delle minacce non finisce certo qui: transito incontrollato di veicoli, prelievo di sabbia, l’uso di mezzi meccanici per “spianare” la spiaggia sono tutti fattori che determinano la progressiva scomparsa di quella caratteristica flora delle dune e della fauna che  in esse trova il proprio habitat ideale. Come la stessa testuggine terrestre, una  volta comune frequentatrice delle dune e ormai divenuta sempre più rara anche a causa del prelievo illegale a cui è stata sottoposta.
Proprio con lo scopo di “Conservare, ripristinare e tutelare gli habitat e le specie di Natura 2000”, la Regione Calabria , nell’ambito del Programma Operativo 2014-2020, aveva invitato le Associazioni Ambientaliste, gli Enti di Bonifica e gli enti gestori di aree naturalistiche  a presentare delle proposte di intervento per contrastare il degrado e la perdita di biodiversità nelle aree protette.
Da qui l’idea del WWF Vibo Valentia, Consorzio Mediterraneo e Consorzio di Bonifica del Tirreno Vibonese, di unire le proprie forze e competenze per salvare le dune dell’Angitola. Il progetto, approvato dalla Regione, e che  prevede la pulizia manuale del materiale accumulato sulle dune oltre a interventi di sensibilizzazione dei soggetti interessati alla fruizione delle stesse (villaggi turistici, aziende agricole, bagnanti ecc.), sarà presentato sabato prossimo, 9 febbraio, nei locali del Museo della Tonnara di Pizzo Marina, con inizio alle ore 10,00.
Sono previsti gli interventi del Sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo, del Dirigente del Settore 5 del Dipartimento Ambiente  della Regione Calabria, Giovanni Aramini, del Presidente del Consorzio di Bonifica “Tirreno Vibonese”  Domenico Piccione, del Direttore del Consorzio Mediterraneo, Paolo Pelusi e di Pino Paolillo, Responsabile Scientifico del WWF Provincia di Vibo.
 

Parte la petizione mondiale contro l'inquinamento da plastica

Mar, 05/02/2019 - 00:00
Natura #plasticfree  #StopPlasticPollution  
Una crisi globale come quella della plastica ha bisogno di una risposta globale ma al momento non esiste alcun trattato internazionale che affronti questo problema al livello mondiale e transfrontaliero. Per questo è partita oggi una Petizione promossa dal WWF in tutti i paesi dove è presente l’Associazione: l’invito è rivolto ai cittadini del mondo perché chiedano ai capi di stato di stipulare un Global Deal giuridicamente vincolante fra Paesi delle Nazioni Unite per fermare la dispersione di plastica in natura entro il 2030. E’ il primo passo di una campagna globale del WWF e in Italia sono in programma nel 2019 numerosi appuntamenti di sensibilizzazione, tutti sotto il segno di una Natura #PLASTICFREE.
 
Senza provvedimenti, entro il 2050, nei mari del mondo ci sarà più plastica che pesce e il Mediterraneo rappresenta un’area trappola con livelli record di inquinamento da microplastiche che minacciano la vita marina e la salute umana. 
Ecco alcuni numeri dell’emergenza: 95%, è la percentuale di plastica contenuta nei rifiuti del Mar Mediterraneo che soffoca habitat e specie; 1,25 milioni di frammenti per km2 è la concentrazione record di microplastiche nel Mediterraneo, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’isola di plastica del Pacifico settentrionale; oltre il 90% dei danni provocati dai nostri rifiuti alla fauna selvatica è dovuto alla plastica; 134, sono le specie vittime di ingestione da plastica nel Mediterraneo (tra cui tutte le specie di tartaruga marina, che scambiano i sacchetti di plastica per prede); l’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo; 2,1 sono i milioni di tonnellate di imballaggi di plastica consumati ogni anno dagli italiani.



“L’emergenza della plastica negli oceani è  fuori controllo , in 50 anni abbiamo compromesso l’ecosistema più  importante del pianeta, ignorandone le conseguenze. Ora sappiamo che è necessario agire rapidamente e concretamente per  fermare la silenziosa invasione di plastica che minaccia gli oceani e i mari di tutto il pianeta  – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – Come associazione  abbiamo preso un impegno che ci vedrà coinvolti in maniera globale nei prossimi mesi : così come è accaduto per il clima, tutti i paesi che siedono in ambito ONU devono stringere un Accordo per porre fine alla dispersione di plastica in mare entro il 2030. L’ impatto drammatico sul benessere e la salute delle persone e sulla vita nei nostri mari è ormai conclamato: abbiamo inquinato con la plastica persino i mari più profondi nella Fossa delle Marianne. Non c’è tempo, tutti i Paesi sono responsabili di questa emergenza ambientale e ciascuno deve essere parte della soluzione”
 
Per il WWF l’Accordo globale dovrà definire obiettivi stringenti, per ogni singolo Paese, di riduzione dell’inquinamento da plastica e soprattutto vincolare i singoli paesi alla creazione di Piani d’azione nazionali per raggiungere gli obiettivi stabiliti.
 
L’Italia ha già fatto molto contro l’inquinamento da plastica: ha vietato l’utilizzo di shopper di plastica per la spesa dal 1° gennaio 2011, dall’inizio del 2018 ha vietato l’uso di sacchetti di plastica ultraleggeri per gli alimenti, dal 1° gennaio 2019 è vietato l’uso di bastoncini cotonati non biodegradabili e dal 1° gennaio 2020 l’uso di microplastiche nei cosmetici. Ma oggi il nostro Paese ha un’ulteriore occasione per mantenere e rafforzare la sua leadership su scala europea, sposando le richieste della petizione globale.
 
Nella petizione su change.org lanciata lo scorso anno e rivolta al governo italiano, che ha già raccolto oltre 600mila firme, il WWF ha infatti chiesto di anticipare nell'atteso provvedimento "salvamare" proposto dal Governo i contenuti della nuova direttiva comunitaria -  nella sua fase conclusiva di approvazione -  che  prevede la messa al bando di 10 prodotti di plastica monouso. Il WWF nella sua petizione italiana chiede, inoltre, che nella nostra nuova normativa: 

a) sia introdotta una cauzione sugli imballaggi monouso che stimoli i consumatori a riconsegnare i piccoli imballaggi di plastica a circuiti ben congegnati che favoriscano il loro riciclaggio - con l’obiettivo del 100% di imballaggi in plastica riciclabili o riutilizzabili entro il 2030 - ; 
b) siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche  nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018.
 
Insieme alla Petizione, il WWF in Italia ha rilanciato anche la piattaforma digitale del TOUR SPIAGGE #PLASTICFREE che lo scorso anno ha coinvolto oltre 1.000 volontari in decine di eventi. Volontari, associazioni locali o singoli cittadini sono invitati a organizzare il proprio evento di pulizia della spiaggia prescelta. In questi giorni infatti le forti piogge e le mareggiate hanno creato un mix micidiale, con la plastica che ha invaso numerosi tratti di costa confermando l’analisi globale che indica nei fiumi una delle principali fonti di inquinamento da plastica (10 fiumi causano il 90% dell’inquinamento da plastica negli oceani). 
Il Tour, in versione invernale, ha già previsto appuntamenti il 17 febbraio e il 3 marzo lungo la spiaggia antistante l’Oasi WWF di Burano, in Toscana.
 
La produzione globale di plastica è aumentata negli ultimi 50 anni da 15 milioni di tonnellate nel 1964 a 311 milioni di tonnellate nel 2014: poiché l’uso della plastica è presente in innumerevoli applicazioni ci si aspetta che entro i prossimi 20 anni la produzione di plastica raddoppierà. La plastica mono-uso rappresenta metà dei rifiuti di plastica marini : per questo il WWF ha in programma iniziative rivolte soprattutto a sensibilizzare i cittadini suggerendo comportamenti #plasticfree, e coinvolgere istituzioni, aziende, enti locali per ridurre il proprio impatto ‘di rifiuti plastici’ sull’ambiente naturale.