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WWF Italia

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Aggiornato: 1 ora 5 min fa

Altri due capodogli ritrovati morti, al largo di Palmarola

Gio, 20/06/2019 - 00:00
WWF: “Lotta senza quartiere alle reti fantasma, killer dei mari"   I dramma dei due capodogli trovati morti, mamma e figlio, a largo dell’isola di Palmarola nelle pontine, è purtroppo riconducibile al grave problema delle cosiddette "reti fantasma" contro cui il WWF si batte in tutto il mondo. Le reti abbandonate infatti rimangono per anni in mare e diventano dei veri e propri killer per questi pacifici giganti del mare. Probabilmente la mamma è morta cercando di liberare il piccolo dal groviglio mortale. L’alta socialità di questi cetacei fa sì che nel tentativo di soccorrere i compagni in difficoltà, si arrivi a veri e propri intrappolamenti di gruppo, come accaduto in passato nel Tirreno meridionale.   Ecco perché il WWF ha appena avviato un programma sperimentale con i pescatori delle marinerie di Anzio e Fiumicino per il recupero dei rifiuti rinvenuti in mare. Gli attrezzi da pesca vengono smarriti soprattutto a causa delle condizioni meteo marine avverse, o per l’impigliarsi delle maglie negli scogli sottomarini. Sono anche queste reti fantasma a formare le cosiddette “isole di plastica”. Il progetto prevede il coinvolgimento dei pescatori, adeguatamente formati, nella raccolta e nella differenziazione dei rifiuti issati a bordo per un periodo dimostrativo. L’obiettivo è la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti dai fondali.   Il progetto è nel solco della più vasta campagna Stop plastic pollution contro la plastica in natura che il WWF sta portando avanti in tutto il mondo e che nel Mediterraneo quest’estate vedrà  eventi, manifestazioni, progetti, promozione di comunità #plasticfree.

Cinque curiosita' sulla giraffa

Gio, 20/06/2019 - 00:00
Sono tante le curiosità che si nascondono dietro i comportamenti e le abitudini delle specie più iconiche che abitano sul nostro pianeta.

Ecco cinque cose da sapere sulle giraffe:  1. Collo lungo e cuore grande  Il collo lungo è il carattere distintivo delle giraffe, ma forse non molti sanno che questi eleganti mammiferi hanno solo sette vertebre cervicali, esattamente come l’uomo, con la “piccola” differenza che ogni vertebra di giraffa misura fino a 25 centimetri. Ma hanno anche un gran cuore: a causa della loro particolare morfologia, le giraffe possiedono un sistema cardiovascolare altamente specializzato, con un cuore che pesa 11 chili ed è lungo 60 centimetri.  
  2. Veloci a scappare ma non indifese  Sulle brevi distanze, le giraffe riescono a correre a una velocità di 56 chilometri orari, e quindi- se vengono attaccate da un predatore- sono più propense a scappare  piuttosto che a reagire, ma non per questo sono indifese. Un calcio veloce sferrato dalla lunga zampa di una giraffa, infatti, può ferire gravemente o perfino uccidere un leone.
  3. Acqua ogni due giorni ma tanto cibo  Sembra incredibile, ma le giraffe hanno bisogno di bere solamente una volta ogni due giorni: la maggior parte dell’acqua di cui hanno bisogno, infatti, proviene  dai vegetali che fanno parte della loro dieta. Il fatto di doversi abbeverare così poco è un fattore positivo per la giraffa: la lunghezza del suo collo non le rende facile il processo di una bevuta  e la posizione che è costretta a prendere in queste occasioni la rende più vulnerabile ai predatori.
4. Un brusco benvenuto per i cuccioli  Quando una femmina di giraffa sta per dare alla luce i suoi cuccioi, raggiunge spesso il luogo in cui lei stessa è nata. Qui i neonati ricevono un brusco benvenuto al mondo, perché cadono da circa un metro e mezzo d’altezza. Per fortuna, però, i cuccioli di giraffa sono in grado di alzarsi in piedi e camminare già dopo un’ora dalla nascita.
5. Stese a dormire ma solo per pochi minuti  Le giraffe di solito dormono in piedi, anche se in alcuni casi è possibile trovarle accoccolate al suolo, ma solo per pisolini davvero brevi, di circa 6 minuti, perché si tratta di una posizione davvero vulnerabile. 

La silenziosa estinzione delle giraffe

Gio, 20/06/2019 - 00:00
La giraffa è una specie iconica, conosciuta da tutti come l’animale terrestre più alto del pianeta. Forse non tutti sanno, però, che gli studi sui “colli più lunghi al mondo” mostrano ancora oggi novità interessanti, ma anche altre molto preoccupanti su questa specie, che il WWF Italia vuole sottolineare  proprio in vista del 21 giugno, data scelta per celebrare la Giornata mondiale della Giraffa. 

Fino a pochi anni fa si pensava che esistesse una sola specie di Giraffa (la Giraffa camelopardalis), le cui popolazioni diffuse tra l’Africa orientale e meridionale potevano essere distinte in diverse sottospecie -per alcuni studiosi addirittura 9-, in base soprattutto ai  disegni del mantello che presentano caratteristiche diverse. Un recente studio, analizzando le caratteristiche genetiche di quelle che si ritenevano sottospecie, riconosce invece l’esistenza di 4 specie diverse nel continente africano: la giraffa settentrionale, quella masai, la giraffa meridionale e la giraffa reticolata. Nonostante, a livello scientifico, non ci sia ancora un accordo sulla definizione di queste specie, esiste un dato reale e purtroppo indiscutibile dal punto di vista dello stato di conservazione: tre sottospecie di giraffa rischiano di sparire per sempre e quindi anche questi maestosi animali stanno vivendo una silenziosa estinzione.

L’Unione internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha recentemente aggiornato la sua lista rossa delle specie minacciate: la sottospecie giraffa nubiana (Giraffa camelopardalis camelopardalis) e quella del Kordofan (Giraffa camelopardalis antiquorum) per la prima volta nella storia sono state classificate in pericolo critico, mentre la Rothschild (Giraffa camelopardalis rothschildi), è considerata quasi minacciata. Oltre a questa nuova classificazione, le ultime stime sullo stato delle giraffe ci dicono che negli ultimi 30 anni le popolazioni di giraffa in Africa siano diminuite fino al 40% e questo trend negativo non sembra fermarsi: attualmente sono solo circa 68.000 le giraffe rimaste libere in natura. 

La minaccia principale per questa specie è la perdita dell’habitat, provocata in parte dall'aumento della popolazione umana in determinate zone dell'Africa, che ha trasformato l’ambiente naturale delle giraffe a favore dell'agricoltura, ma anche  gli effetti dei cambiamenti climatici esercitano una minaccia significativa. Ulteriori pressioni sulle popolazioni di giraffe vengono dalle numerose guerre civili e dal bracconaggio sempre più praticato per la carne della giraffa, molto apprezzata e richiesta. 

Il WWF si batte da anni per la conservazione degli habitat, porta avanti progetti legati all’ecoturismo per favorire l'educazione ambientale e promuove progetti internazionali per il controllo e la lotta al bracconaggio e al commercio illegale di specie. Adottando una giraffa alla pagina del nostro sito dedicata alla Giornata mondiale della Giraffa, ognuno di noi, con un semplice gesto, potrà fare la sua parte per salvare questi straordinari animali. 

Il governo impugna la legge tagliaparchi della Liguria

Gio, 20/06/2019 - 00:00
Esprimono soddisfazione le associazioni ambientaliste liguri dopo avere appreso la notizia che il governo ha bocciato la legge regionale sui parchi approvata lo scorso marzo dalla giunta regionale. Il provvedimento era stato approvato nonostante le proteste di cittadini e ambientalisti che avevano manifestato la loro totale contrarietà alla legge criticando soprattutto il taglio di 540 ettari di territorio nei parchi di Antola, Beigua, Aveto e Alpi Liguri.

“Durante il dibattito sulla legge abbiamo più volte ribadito che questa violasse alcuni principi di costituzionalità. Una legge di cui avevamo chiesto la sospensione dell'iter in consiglio regionale, per poterla aggiornare mantenendo le priorità a tutela del territorio e della biodiversità. Seguiremo l'iter fiduciosi che possano essere ripristinati i confini sottratti alle aree Parco, recuperate le aree protette del savonese e ripristinati gli iter di gestione amministrativa degli stessi che la nuova legge viola”.

Commentano cosi, unitariamente, i Presidenti regionali del CAI, Italia Nostra, Legambiente, Lipu e WWF la notizia dell’impugnazione della legge regionale che ha rivisitato la governance dei parchi liguri da parte del Ministro dell’Ambiente.

Trivelle, presidio delle associazioni

Gio, 20/06/2019 - 00:00
GLI AMBIENTALISTI: “DOPO 2 ANNI DI CONFRONTO SI PROCEDA SUBITO!”
Solo nella fascia offlimits delle 12 miglia sono presenti 27 relitti industriali
  
“Nell’incapacità dei Ministeri competenti di decidere ed essere conseguenti, dopo due anni di serrato confronto e conoscendo l’elaborato finale dal dicembre 2018, ci assumiamo la responsabilità di tirare fuori le carte di un piano di decommissioning di 34 impianti offshore (25 piattaforme, 8 teste di pozzo sottomarine, 1 cluster), 27 dei quali ubicati nella fascia di interdizione delle 12 miglia”, così dichiarano Greenpeace, Legambiente e WWF.
 
Le tre associazioni hanno reso pubblico questa mattina, nel corso di una manifestazione sotto la sede del Ministero dello Sviluppo Economico di via Molise a Roma, l’inedita “Dichiarazione congiunta sul Programma di attività per la dismissione delle piattaforme offshore”, concordata nel dicembre 2018 tra Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e - secondo il documento e il carteggio in possesso delle associazioni - da Assomineraria, ovvero l’associazione di categoria dei petrolieri.
Le associazioni hanno ripetutamente e inutilmente chiesto in questi mesi di rendere pubblico il piano in questione, anche in considerazione dell’approssimarsi della scadenza del 30 giugno, quando il Ministero dello Sviluppo Economico dovrà procedere con la dichiarazione di dismissione mineraria prevista dal Decreto Ministeriale del 15 febbraio 2019.
“Bisogna che il Ministero dello Sviluppo Economico sia coerente con gli impegni presi ed entro fine mese decida di avviare subito la procedura di dismissione dei primi 22 impianti e, al massimo nei prossimi due anni, degli altri 12 individuati. Ovvero quegli impianti mai entrati in produzione, non produttivi da almeno 10 anni o che non erogano gas o petrolio da almeno un quinquennio: dunque dei veri e propri relitti industriali, pericolosi per la navigazione e per l’ambiente. Di questi, 29 sono localizzati nel tratto di mare tra Veneto e Abruzzo, 2 davanti alla Puglia, 1 davanti a Crotone e 2 nel Canale di Sicilia. Dei 34 impianti, 25 sono dell’ENI (73,4%) e 9 di Edison (26,6)”, dichiarano le associazioni ambientaliste.

Le associazioni ricordano anche che il 50% dei 34 impianti individuati dopo due anni di trattativa non hanno mai avuto una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, perché autorizzati prima del 1986, anno in cui la VIA entrò in vigore in Italia. Tra questi impianti, 4 piattaforme hanno 50 anni o più (Porto Corsini MWA, San Giorgio a Mare 3, Santo Stefano a Mare 1.9, Santo Stefano a Mare 3.7), 4 più di 40 (Armida 1, Diana, San Giorgio a Mare C, Santo Stefano Mare 4), tutte localizzate nel tratto di mare tra Veneto e Abruzzo, e ben 13 (il 38,2%) tra i 30 e 40 anni.

Gli ambientalisti aggiungono che dei 34 impianti, 27 (pari al 79,4%) sono localizzati nella fascia di interdizione a nuove attività offshore delle 12 miglia, istituita nel 2013 a tutela delle nostre acque territoriali e degli ambienti costieri. Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano, più in generale, che sono 138 gli impianti offshore localizzati nei nostri mari, 94 dei quali nella fascia delle 12 miglia e che di questi, ben il 44,6% non sono mai stati sottoposti a VIA.

“Abbiamo condotto una serrata trattativa al Ministero dello Sviluppo Economico che ha coinvolto sul piano tecnico sia l’Ufficio Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse (UNMIG) che la Direzione competente, oltre che la Segreteria tecnica del Ministro dell’Ambiente, selezionando gli impianti da dismettere secondo 3 criteri: piattaforme costruite ma mai entrate in produzione; piattaforme o  teste di pozzo produttive ma non eroganti da almeno 5 anni; piattaforme o teste di pozzo che negli ultimi 10 anni abbiano estratto quantità di idrocarburi liquidi o gassosi esigue, al di sotto della soglia di “franchigia”, ovvero con produzione annua al di sotto degli 80 milioni di metri cubi di idrocarburi gassosi e delle 50 mila tonnellate di petrolio”.

Greenpeace, Legambiente e WWF chiedono che a questo primo atto seguano altri programmi di dismissione. Per le associazioni, l'Italia deve, inoltre, presto dotarsi di un Piano nazionale energia e clima che permetta di emancipare il Paese dai combustibili fossili e di intraprendere con decisione la strada della decarbonizzazione, procedendo - secondo quanto stabilito nella Strategia Energetica Nazionale (SEN) - con la chiusura entro il 2025 delle centrali a carbone e con un rinnovato sostegno a fonti rinnovabili, efficienza e risparmio energetici.

Documento del Consiglio Agricoltura UE bocciato dalle associazioni

Mer, 19/06/2019 - 00:00
Le Associazioni delle Coalizione #CambiamoAgricoltura, unitamente alle ONG ambientaliste a livello EU, esprimono la loro delusione per il documento del Consiglio Agricoltura UE presentato al termine del semestre di presidenza rumena.

Il Consiglio AGRIFISH dell'UE ha presentato ieri, 18 Giugno, la "Relazione sullo stato di avanzamento della riforma della PAC”.  All'inizio di quest'anno le ONG ambientaliste a livello Europeo, supportate a livello nazionale dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura, hanno più volte richiesto ai Ministri dell’agricoltura degli Stati Membri di impegnarsi affinché la PAC nella futura programmazione abbia realmente degli obiettivi ambientali più ambiziosi. La relazione sullo stato di avanzamento dei lavori mostra tuttavia che la riforma della PAC proposta dai Ministri UE all’agricoltura va decisamente in senso contrario a questa richiesta, non riuscendo a compiere alcun progresso per la conservazione della natura.
Sulla base della relazione sullo stato di avanzamento dei lavori, infatti, risulta evidente che: nessun fondo in più è stato assegnato con finalità esclusiva la protezione della natura. Si chiede un ruolo indebolito delle autorità ambientali, viene assegnato più spazio per i governi per sovvenzionare l'agricoltura intensiva
Sono richieste che non garantiscono risposte adeguate alla crisi della biodiversità, evidenziata di recente dal Rapporto IPBES delle Nazioni Unite e dalla FAO, imputabile in gran parte proprio all’agricoltura. I Ministri dell’Agricoltura UE stanno dimostrando di non avere consapevolezza della gravità della perdita di biodiversità connessa alle pratiche agricole, paragonabile per impatti e gravità agli effetti dei cambiamenti climatici.
Allo stato attuale, 60 miliardi di euro di denaro dei contribuenti europei vengono spesi ogni anno per le sovvenzioni della PAC che finanziano soprattutto l'agricoltura intensiva e l'agricoltura industriale. Il modello di agricoltura intensiva è una delle principali cause della perdita di biodiversità, dell'inquinamento idrico e atmosferico, dell'uso eccessivo di acqua e contribuisce al cambiamento climatico.

“Questa relazione sui progressi compiuti dovrebbe essere definita relazione di regresso.” affermano gli esponenti della Coalizione, che riunisce le maggiori sigle del mondo ambientalista e dell’agricoltura biologica (WWF, Lipu, FAI, Legambiente, Pro Natura, AIAB, FederBio, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e ISDE).

“Questa posizione del Consiglio di sicuro non migliora lo stato dell'ambiente e della biodiversità. Purtroppo è proprio l’Italia uno dei  Paesi che sostiene le posizioni  arretrate e  più critiche di questo documento. La Coalizione #CambiamoAgricoltura chiede per questo al Ministro Centinaio di rivalutare la posizione del nostro Paese, proprio per qualificare l’agricoltura italiana che punta sulla qualità del Made in Italy basato proprio sulla tutela della biodiversità e sul valore ambientale dei territori rurali”. 
La Coalizione ha prodotto un documento di richieste per la futura PAC, disponibile sul sito web www.cambiamoagricoltura.it 

Intervenire subito sulle strutture pericolose per l'Orso Marsicano

Mer, 19/06/2019 - 00:00
Il servizio di sorveglianza del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha completato il censimento delle strutture potenzialmente pericolose per l’incolumità dell’Orso bruno marsicano nell’area del Parco e nella Zona di Protezione Esterna. Un controllo del territorio che si era reso necessario dopo il tragico episodio del novembre scorso, quando tre orsi (una femmina con due cuccioli dell’anno) erano annegati in una vasca di raccolta dell’acqua piovana in località Le Fossette nel comune di Villavallelonga, dove già nel 2010 erano morti nelle stesse circostanze altri due orsi. Nella stessa vasca è quindi morta il 10% della popolazione residua di orso nell’Italia centrale, che oggi conta solo 50-55 individui.                                           
Il censimento effettuato dal Parco ha permesso di individuare 37 strutture potenzialmente pericolose (vasche, pozzi, serbatoi) ricadenti nei territori di 16 Comuni. 

Il WWF ha molto apprezzato l’impegno del Parco, opportunamente condotto anche al di fuori dei suoi confini amministrativi, ed esprime soddisfazione per la conclusione di questa necessaria operazione preliminare. Allo stesso temposottolinea la necessità che vengano adottati interventi celeri per la messa in sicurezza di tutti i siti potenzialmente pericolosi, fondamentale oggi più che mai con l’inizio della stagione estiva, quando gli orsi cominciano a muoversi in misura maggiore sul territorio. 

Già in questi giorni l’Oasi WWF delle Gole del Sagittario, grazie ai fondi del WWF Italia del Progetto “Orso 2x50” che mira al raddoppio della popolazione di Orso bruno marsicano entro il 2050, sta intervenendo apponendo una griglia su un pozzo incustodito nel Comune di Anversa degli Abruzzi e rafforzando le misure di protezione già presenti su altri due pozzi. Stesso intervento è programmato anche per un altro pozzo ad Ortona dei Marsi. 

Il WWF, dopo il tragico episodio del novembre 2018, aveva coinvolto tutti i prefetti dell’areale interessato dalla presenza dell’orso, chiedendo un intervento immediato, tenuto conto che le strutture non rappresentano un rischio solo per la fauna selvatica, ma anche un pericolo per l’incolumità pubblica. Per questo il WWF invierà lettere di sollecito alle Amministrazioni Comunali nei cui territori ricadono le strutture a rischio, richiedendo un intervento veloce, efficace e duraturo. 

“Appena le condizioni meteo ce lo hanno consentito, ci siamo attivati per le necessarie verifiche e ora siamo in grado di partire con i lavori- dichiara Sefora Inzaghi, direttrice dell’Oasi WWF Gole del sagittario-. Dobbiamo essere tutti consapevoli che per garantire un futuro all’Orso bruno marsicano occorre prima di tutto eliminare le potenziali minacce nell’areale di attuale presenza e di espansione del plantigrado più raro del Pianeta”.

Il WWF ribadisce la propria disponibilità a fornire un supporto ai comuni interessati e al personale dell’Ente Parco per le altre attività di messa in sicurezza, finanziando parte degli interventi e fornendo, ove necessario, un contributo alle operazioni con i propri volontari presenti sul territorio. A luglio e agosto il WWF ha organizzato quattro campi di volontariato nel territorio del Parco finalizzati ad azioni concrete sul campo e di sensibilizzazione.

Gli alberghi italiani diventano green

Mar, 18/06/2019 - 00:00
L’Italia del turismo e della ricettività lancia un messaggio: gli alberghi italiani dicono no alla plastica monouso e a quella non necessaria, avviando la modifica della politiche di gestione della plastica per adottare un approccio più sostenibile che si prenda cura del futuro del Pianeta.

A portare a questo importante percorso con una prima firma di intenti, che apre una collaborazione tra l’associazione che riunisce l’hotellerie italiana e il WWF Italia, è la Fondazione Recchi, dell’esploratore e fotografo Alberto Luca Recchi, che ha dato vita a questo ambizioso progetto nel 2018, conquistando subito l’entusiasta adesione di alcuni noti alberghi di Roma - Grand Hotel de La Minerve, Hotel Hassler, Hotel De Russie, Hotel Lord Byron, Cavalieri Waldorf Astoria e i gruppi Prim spa e Roscioli. 

La firma dell’avvio di questo percorso virtuoso, siglato giovedì 6 giugno a Roma, da Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia, e Giuseppe Roscioli, Presidente di Federalberghi Roma e Vicepresidente vicario di Federalberghi Nazionale, segna l’inizio di un processo che dovrà condurre all’eliminazione della plastica monouso e di quella non necessaria, per ridurre i consumi delle strutture ricettive e anticipare, di fatto, la Direttiva  europea del marzo di quest’anno, che stabilisce alcuni importanti  divieti a partire dal 2021, e guida così il cambiamento in Italia con l’obiettivo di salvaguardare la natura e i nostri mari.

“Vado sott’acqua da 40 anni e qualche anno fa, per la prima volta nella mia vita, ho sospeso un’immersione non perché avevo finito l’aria, ma perché avevo la maschera piena di lacrime e non vedevo più. Ero in Indonesia tra scogliere incantevoli trasformate in una zuppa di plastica e rifiuti. Mi aggiravo tra pesci che facevano lo slalom tra piatti, bicchieri e flaconcini e mi è venuto da piangere. Quel giorno mi sono detto che dovevo smettere di fare le foto, non aveva più senso. E non aveva nemmeno senso sdegnarsi. Era necessario passare all’azione. –ha raccontato Recchi durante l’incontro – Quando hai qualcuno che ti è caro ed è malato, non stai lì a fotografarlo, cerchi di farlo stare meglio, di guarirlo. Così è nato tutto”. 

La plastica che si vede in superficie è solo una frazione di quella presente nelle acque marine. Oggi nelle reti dei pescatori finiscono sempre maggiori quantità di plastica: nel 2050 nei mari del mondo rischia di esserci tanta plastica quanto pesce. Il problema della plastica non riguarda il materiale in sé ma gli effetti della sua inadeguata gestione nel fine vita che causa l’assenza di un’economia circolare. Ancora più rilevante nei suoi dannosi effetti è l’usa e getta, di cui i turisti ad oggi sono grandi utilizzatori.
In Italia gli alberghi sono circa 33.000, e una sola struttura di alto livello, come il Grand Hotel de La Minerve di Roma, consuma ogni anno circa 200 mila flaconcini di shampoo, balsamo e creme. È facilmente intuibile quindi come il settore degli alberghi sia strategico nell’evoluzione delle politiche e pratiche plastic free. 
“Quando mi sono avvicinato a questo tema – spiega Recchi - Ho presto scoperto che dire plastica è generico, è come dire pesci: ci sono i merluzzi e ci sono gli squali. Così nella famiglia della plastica ci sono celluloide, PVC, cellophane, nylon, PET, formica, polistirolo oltre al nuovo mondo delle bio plastiche. È un mondo complesso, che per tanti anni ci ha permesso di vivere meglio, conservando i cibi più a lungo e quindi con meno sprechi e con più igiene. Oggi pero’ i nodi della sua gestione sono venuti al pettine.”

Per affrontare una sfida di tale complessità era  necessario affidarsi ad un partner solido, internazionale, scientificamente affidabile e credibile come il WWF, che da anni porta avanti una campagna internazionale contro l’inquinamento da plastica in natura.
La condivisione di intenti  e obiettivi con Giuseppe Roscioli e Bernabò Bocca, Presidente di Federalberghi Nazionale, ha dato slancio a una collaborazione con l’obiettivo di eliminare la plastica monouso in tutte le strutture d’Italia.
L’evento, realizzato a corredo della firma dell’accordo di collaborazione, è stato un’occasione di incontro tra i vertici nazionali di Federalberghi e WWF e le strutture che avevano già condiviso l’iniziativa “Bye Bye Plastic” e importanti aziende di packaging. Un primo step per individuare le concrete possibilità di sinergia e collaborazione tra tutti i partecipanti. 

 

Sul piano integrato Clima ed Energia l'Italia ascolti l'UE

Mar, 18/06/2019 - 00:00
Il WWF ritiene che il Governo italiano debba assumere il parere espresso dalla Commissione UE sulla bozza di PNIEC (Piano nazionale integrato per l'Energia e il Clima) presentata a Bruxelles a inizio anno come un incoraggiamento a proseguire il lavoro, correggendo le evidenti carenze, innanzi tutto quella di strumenti attuativi. 

“Leggeremo il corposo materiale che la Commissione ha distribuito, ma ci pare che le raccomandazioni generali date oggi in conferenza stampa dal Commissario Arias Canete siano particolarmente adatte a descrivere il compito che attende ora il Governo in generale e i Ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e dei Trasporti in particolare–ha commentato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia-. C’è molto spazio di miglioramento, a partire dal target per le rinnovabili, inadeguato rispetto all’innalzamento europeo al 32% e rispetto alle potenzialità italiane. Non è solo questione di obiettivi, è soprattutto la sostanza degli strumenti su come raggiungerli, visto che il PNIEC non è un libro dei sogni, ma un impegno che verrà costantemente verificato in un dialogo con l’Unione. L’Italia deve dire ‘come’ e ‘con che cosa’, e poi farlo davvero, a partire dalla rimozione dei sussidi ai combustibili fossili”. 

La Commissione richiama i Paesi alla necessità di essere ambiziosi. Per esempio rilanciando la leadership dell’Unione sulle rinnovabili, una questione non solo di sicurezza energetica e di politica climatica responsabile, ma imperativo per sfruttare al meglio il potenziale di crescita economica “verde”: ebbene, in questo l’Italia, pur baciata da una posizione geografica favorevole, è molto indietro sia come investimenti che come capacità di creare le condizioni adatte. “Al contrario, l’Italia pare orientata investire molto su nuove infrastrutture e nuova capacità termoelettrica a gas, di cui non ha davvero bisogno, come abbiamo dimostrato anche in uno studio da noi commissionato nel 2017* –sottolinea Midulla- e non si preoccupa abbastanza di investire nelle tecnologie e nello sviluppo futuro, a partire dalle energie rinnovabili, dall’efficienza e dal risparmio energetico, su cui va fatto molto di più, e dagli accumuli, cioè dai sistemi per stoccare l’energia prodotta dalle rinnovabili e garantire la disponibilità e la stabilità del sistema”. 

Sul phase out del carbone, dalla prima lettura dei documenti della Commissione appare chiaro che l’Italia non è affatto sola in questa decisione –proprio oggi si è aggiunta anche la Slovacchia. “Vanno convinti i più conservatori e attendisti, il phase out entro il 2025 si può e si deve fare, dando impulso a veri e propri piani di sviluppo sostenibile dei territori e delle comunità che garantiscano non solo il lavoro che c’è oggi, ma le opportunità molto maggiori del lavoro di domani”, dice Midulla. 

Il WWF ha reso noto oggi un documento di osservazioni al PNIEC nel quale, tra l’altro, sottolinea la carenza di una visione più a lungo termine che consenta di stabilire bene le tappe del percorso. “Qui non si tratta di dire che va tutto bene o va tutto male, ma cerchiamo di stimolare il Governo a operare in modo sistemico, anche perché ormai non si può più lavorare a compartimenti stagni, quel che si fa sui trasporti si riflette sul settore elettrico, è vero, ma anche viceversa. Ci auguriamo che, dopo la fase delle domande, arrivi presto l’occasione di un coinvolgimento diretto degli stakeholder, in un percorso davvero partecipato”, conclude Midulla.  

“Phase?out del carbone al 2025 - Ipotesi e impatti nello scenario elettrico”
 

SOS per il pangolino

Mar, 18/06/2019 - 00:00
Un carico di circa 9 tonnellate di scaglie di pangolino sono state sequestrate ieri dalle autorità vietnamite nel porto di Hai Phong. Probabilmente provenivano dalla Nigeria. Si stima che commercio illegale di natura ("Wildlife trade") coinvolga un giro d'affari di 15 miliardi di dollari l'anno. Alcune delle specie più iconiche del pianeta rischiano l'estinzione, come la tigre, cacciata per i denti, le unghie, la pelle, e il rinoceronte, ricercatissimo per le presunte qualità afrodisiache del suo corno. Ma c'è anche un'altra specie , meno conosciuta dal grande pubblico, che si trova ormai in condizioni veramente critiche: il pangolino, l'unico mammifero con le scaglie, conoscoiuto come "il formichiere che si arrotola". Come il formichiere infatti, usa la sua lunghissima lingua per nutrirsi di insetti.
E' dal 2016 che il commercio del pangolino è riconosciuto come illegale: una risoluzione CITES del settembre di quell'anno bandisce infatti qualsiasi tipo di commercio di parti o derivati delle otto specie di pangolino esistenti. Sono proprio le scaglie - la sua "corazza" - che lo rendono ambito dal commercio illegale: fatte di cheratina, come le nostre unghie, secondo molte superstizioni sarebbero una panacea per molti mali e sono utilizzate nelle medicina orientale. Inoltre la sua carne viene considerata una prelibatezza : ecco perché oggi il mite pangolino è divenuto l'animale più contrabbandato al mondo. La sottospecie cinese è declinata del 90% dal 1960, a causa proprio del commercio illegale.
""Pochi mammiferi sono tanto poco conosciuti quanto affascinanti come i pangolini - ha detto Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia -. Perdere questi miti ospiti delle savane e delle foreste sarebbe una gravissima perdita per tutti. Niente mi ha mai emozionata  tanto quanto accudire un cucciolo di pangolino a cui era stata uccisa la madre e che succhiava il latte da un biberon. Questi piccoli orfani e i loro genitori hanno un disperato bisogno di aiuto. È quello che il WWF sta facendo in Africa e in Asia, per fermare il massacro per le scaglie e la carne.  Solo con il contributo di tutti - governi, istituzioni cittadini - , sarà possibile fermare questo orrendo crimine di natura che rischia di cancellare per sempre animali meravigliosi”.

Il G20 non fissa i punti cardine per risolvere il problema dell'inquinamento da plastica

Lun, 17/06/2019 - 00:00
L’esito degli incontri che si stanno tenendo a Osaka per il G20 non ha dato i frutti sperati rispetto alla gravità dell’inquinamento globale da plastica.

Secondo il WWF, che comunque apprezza il fatto che il tema sia tra i  primi punti dell'agenda internazionale, il G20 non ha fissato obiettivi concreti né stabilite  misure vincolanti che rendano tutti i paesi responsabili. È sempre più chiaro che per risolvere questa crisi crescente è necessario un forte trattato giuridico internazionale simile a quello che ha permesso di combattere la formazione del buco dell’ozono, il Protocollo di Montreal.  

Pochi giorni fa il WWF ha lanciato un nuovo studio che denuncia la quantità media di plastica ingerita dagli esseri umani: circa 5 grammi di plastica ogni settimana, l'equivalente di una carta di credito.
Per il WWF siamo nel pieno di una crisi globale e affrontare il problema seguendo l’intero ciclo di vita dell’uso della plastica è l’unico approccio per garantire che non ci siano materie plastiche in natura e che vadano a finire nel nostro organismo.
Ad oggi più di 740.000 persone in tutto il mondo chiedono un nuovo trattato globale ed è fondamentale che i negoziati dei governi inizino il prima possibile e sulla  base delle impostazioni date nell’ambito del G20.


 

Anna, la tartaruga imprigionata in una lenza che tornerà a nuotare

Sab, 15/06/2019 - 00:00
Lo scorso primo maggio, un sub si era immerso nelle acque di Torre Borraco (Manduria in provincia di Taranto), quando si accorge che una grande tartaruga era trattenuta sul fondo da una lunga lenza da pesca. Vengono subito allertati la Guardia Costiera e il Centro Recupero Tartarughe Marine WWF di Policoro che, grazie all’organizzazione progettuale “Golfo di Taranto e Tirreno Meridionale”, attivano i collaboratori presenti nell’area salentina, predisponendo il recupero con personale veterinario e biologi marini.
L’intervento del gruppo Lega Navale sezione di Colimena è tempestivo: con l’aiuto del sub, la Caretta caretta viene liberata dalla lenza che la teneva imprigionata e portata sulla terra ferma, dove riceve i primi soccorsi e viene stabilizzata grazie alle cure di Gianluca Cirelli e Gaetano Perrone del Centro Recupero Tartarughe Marine di Policoro e in presenza del sindaco di Maruggio Alfredo Longo, del dottor Franco Dirigente dell’Asl n°1 di Taranto. La malcapitata tartaruga, lunga 75 centimetri e del peso di 56,6 chili, viene poi trasferita con urgenza al Centro WWF per le successive indagini veterinarie e stabulata nelle grandi vasche. Anna- questo il nome che è stato scelto per lei- è davvero bella e forte: ha resistito alla trappola mortale della lenza, ma la sua disavventura non è finita.
I veterinari si accorgono che la tartaruga aveva subito gravi danni da costrizione sugli arti anteriori e sul collo.
Inizia così una nuova lotta contro il tempo: la Caretta caretta viene portata alla Sea Turtle Clinic DMV nell’Università degli Studi di Bari, dove il professor Di Bello e il suo team fanno ulteriori accertamenti. Le due pinne anteriori di Anna presentavano gravi lesioni e rischio necrosi dovuto a un irregolare flusso sanguigno, confermato per l’arto sinistro, che le è stato amputato da parte dell’equipe chirurgica del dipartimento di veterinaria di Bari. L’operazione è andata a buon fine e ora Anna è di nuovo al Centro Recupero del WWF a Policoro per ricevere le cure utili al suo totale recupero. Nonostante sia priva di una pinna, appena si sarà ripresa del tutto, Anna potrà di nuovo nuotare libera in mare, e forse, un giorno, tornare sulla spiaggia in cui è nata per deporre le sue uova, come accade regolarmente in questo periodo per molte altre tartarughe lungo le coste italiane. 

Dall’inizio dell’anno sono state 28 le tartarughe marine ritrovate sulle spiagge dagli operatori del Centro di recupero tartarughe marine WWF di Policoro, tutte della specie Caretta caretta. Di queste 28, dieci erano vive, ma tutte in difficoltà: cinque avevano avuto interazioni con attrezzi da pesca, una ingerito plastica, mentre le altre quattro erano debilitate.

Domenica 16 giugno sarà la Giornata Mondiale delle tartarughe marine, ma il WWF lavora ogni giorno per la tutela di quest specie. Per sostenere le attività e i progetti finalizzati alla salvaguardia delle tartarughe marine, ognuno di noi può fare un’adozione a questo link. Un semplice gesto può fare la differenza. 

Droni, bici elettriche e una vela a motore per monitorare le tartarughe marine

Sab, 15/06/2019 - 00:00
Dall’inizio di giugno più di centro fra operatori e volontari del WWF sono sulle spiagge di Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia e Toscana per individuare e mettere in sicurezza i nidi delle tartarughe marine. Il progetto Tartarughe marine del WWF Italia, attivo da ormai 20 anni, ha permesso di censire decine di nidi e di individuare le spiagge più sensibili per la nidificazione delle tartarughe in Italia.
Quest’anno, oltre il progetto Life Euroturtles, che per il terzo anno si svolge in collaborazione con altri cinque paesi del Mediterraneo, è stato avviato TartAmar Calabria, un nuovo progetto (finanziato dalla Regione Calabria con fondi del Piano Operativo Regionale 2014-2020), che prevede il monitoraggio delle coste dell’alto Tirreno e Ionio cosentino, non solo attraverso il pattugliamento mattutino delle spiagge, ma anche mediante l’uso di droni, bici elettriche e, in via sperimentale, anche con una vela a motore.

L’11 giugno Malcom Deodati dell’ASD Parapendio Pizzo Tandem Fly, ha dato via al progetto volando sul tratto di costa da Scalea a Diamante: attraverso una videocamera gopro collocata sul suo casco, gli operatori del progetto hanno monitorato le spiagge alla ricerca delle tracce di tartarughe marine. Stanno per partire anche i campi di volontariato WWF, che prevedono attività di salvaguardia delle tartarughe marine nei centri di Policoro, Torre Guaceto, Torre Salsa, Crotone.
Il WWF non solo è impegnato nella tutela dei lidi, ma anche in tantissime attività di recupero e cura delle tartarughe marine, che vengono realizzate nei centri di recupero di Molfetta, Torre Guaceto, Policoro, Capo Rizzuto e di Massa, da numerosi attivisti. 

Appuntamenti nelle Oasi nell'ultimo week end di Primavera

Ven, 14/06/2019 - 00:00
Bosco Vanzago - Milano - 14, 15 e 16 giugno "In un bosco vestito di lucciole - escursione . notturna"
Facile passeggiata guidata presso il “Bosco WWF di Vanzago”, area naturale protetta a pochi chilometri da Milano, invasa dalle lucciole (coleottero notturno). 
Ritrovo alle ore 20,30, partenza gruppi ore  21,00 (da evitare l’utilizzo di torce, luci  portatili e, soprattutto, scarpe luminose). E’ indispensabile la prenotazione  per la passeggiata notturna inviando e-mail a boscovanzago@wwf.it.
Costo della visita guidata: da 4 a 10 euro. I soci WWF potranno usufruire della quota di ingresso ridotta.
Info: 029341761

Ripa Bianca di jesi - Domenica 16 giugno
Giornata di cittadinanza attiva per la pulizia del fiume Esino. In collaborazione con i ragazzi del WWF Young e nell'ambito delle azioni del Contratto di Fiume dell'Esino, con sacchi e guanti raccoglieremo i rifiuti abbandonati dall'uomo per ridare al nostro fiume la bellezza che merita.

Oasi WWF Bosco di San Silvestro
Venerdì 14 giugno, alla scoperta delle lucciole del bosco - Sabato 15 giugno serata di bioluminescenza per famiglie
Passeggiata nel bosco fino alla radura per osservare lo spettacolo della bioluminescenza. A seguire: Proiezione al Centro Visite del Real Casino di San Silvestro dove l’esperto, con l’ausilio di un video, illustrerà il fenomeno della "bioluminescenza", qual è il suo significato e tante altre curiosità.

Un piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici

Gio, 13/06/2019 - 00:00
La crisi climatica, provocata all’azione umana, sta portando una intensificazione dei fenomeni estremi, evidenziando anche le croniche carenze del nostro territorio. Occorre finirla con le lacrime di coccodrillo e le finte soluzioni di fronte ai drammi come quello che ha colpito ieri vaste zone della Lombardia, e dare effettivo corso agli interventi per minimizzare l’impatto e mettere in sicurezza il territorio, avendo ben presenti le necessità dettate dall’adattamento. Le croniche deficienze di interventi coerenti e pensati sono sotto gli occhi di tutti, mentre non si ha notizia del varo del Piano nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) dopo la consultazione sulla prima bozza

La Valtellina 32 anni fa fu sconvolta da un evento calamitoso che la devastò, con oltre 50 morti; a seguito di quella tragedia fu varata una specifica legge di cui porta il nome (L.n.102 del 2/5/1990) e ciò nonostante è ancora in gran parte a rischio. Sono stati spesi i miliardi di lire prima e milioni di euro poi, in briglie, difese spondali, inutili dragaggi di tutti i corsi d’acqua per mettere in sicurezza le popolazioni, ma soprattutto per favorire la continua e pericolosa urbanizzazione dei fondovalle o delle aree alla foce dei fiumi, insomma in quelle aree dove bisognerebbe lasciare un po' di spazio per poter sfogare l’irruenza delle piene. 

Tutto ciò è ampiamente noto da decenni, come testimoniato da un documento del 1994* dell’Autorità di bacino del fiume Po nell’analisi degli eventi alluvionali e dei meccanismi di causa effetto da cui dipende la vulnerabilità del territorio, l’insieme delle opere di difesa sono state inserite a buon titolo nell’elenco dei fattori causali. I principali effetti negativi sul sistema idrico ad esse imputabili sono la canalizzazione degli alvei, la riduzione delle aree di espansione delle piene, la riduzione delle sezioni libere di deflusso, l’aumento di deflussi sulla rete idrica; tutti nel complesso tendenti ad aumentare il grado di artificialità del sistema ed il grado di sollecitazione dello stesso da parte dei deflussi idrici”. 
Nonostante la conclamata inefficacia di questo insieme di azioni di artificializzazione del territorio e l’urgenza di avviare azioni di adattamento ai cambiamenti climatici, si perpetua la distruzione dei corsi d’acqua, dragando oltremisura gli alvei, distruggendo la vegetazione ripariale e continuando a consumare suolo lungo i corsi d’acqua, come documentato dagli ultimi report di ISPRA a riguardo. 

È indispensabile avviare una diffusa azione di rinaturazione del territorio, recuperando ove possibile aree di laminazione dei fiumi, delocalizzando abitazioni e manufatti dalle aree a rischio, ripristinando e rafforzando le capacità di ritenzione delle acque, soprattutto nei territori montani. 
Inoltre è indispensabile che siano le Autorità di bacino distrettuale a coordinare la pianificazione e la programmazione degli interventi e non le Regioni, come avvenuto in questi ultimi anni e come si intende infelicemente confermare con un disegno di legge attualmente in discussione (“disposizioni per la mitigazione del dissesto idrogeologico e la salvaguardia del territorio”). Abbiamo perso almeno 30 anni e si continua a persistere nei vecchi errori e a non applicare correttamente le direttive europee Acque (2000/60/CE) e Alluvioni (2007/60/CE). Gli effetti del cambiamento climatico Per quel che riguarda la crisi climatica, è bene ricordare che il 2018 è stato il quarto anno più caldo a livello globale (da quando esistono le registrazioni scientificamente attendibili dal 1880). Il record resta al 2016.
Per l’Italia il 2018 è stato l’anno più caldo da quando esistono le registrazioni scientificamente attendibili nel nostro paese (dal 1800 cioè da 219 anni). Significativo il fatto che tra i 30 anni più caldi dal 1800 ad oggi 25 siano successivi al 1990 - Dati dell’ISAC-CNR Banca Dati di climatologia storica (Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima). In meno di 50 anni, rispetto al 1971-2000, l’anomalia delle temperature del 2018 è pari a 1,58°C. L’aumento rispetto al periodo 1880-1909 è pari circa a 2,5°C, quindi più del doppio del valore medio globale.

Il cambiamento climatico in atto che modifica la dinamica energetica del sistema atmosferico in tempi molto brevi sta provocando effetti devastanti in diverse parti del mondo ed è indispensabile agire subito con politiche concrete ed efficaci di decarbonizzazione delle nostre economie.

Un altro gigante del mare spiaggiato, questa volta in Toscana

Gio, 13/06/2019 - 00:00
Le sue grandi vertebre emergevano dalla sabbia, quando ad accorgersi del gigantesco scheletro è stato un abituale frequentatore del litorale toscano, Nicolò Dionisi, che ha immediatamente contattato la vicina Oasi WWF della Laguna di Orbetello. Siamo alle porte del santuario Pelagos, nei pressi di Ansedonia, in alta Toscana, dove oggi è stato rinvenuta sul bagnasciuga la carcassa di un grande cetaceo, che, presumibilmente, sembra essere una balenottera comune o un capodoglio, a giudicare dalle dimensioni della colonna vertebrale.   La carcassa dell'animale è in stato di avanzata decomposizione, lunghezza stimata tra i 15 e i 17 metri anche se non si vede la parte craniale della colonna. Quello nei pressi di Ansedonia è il nono macabro ritrovamento negli ultimi 3 mesi di un grande cetaceo; fino a ieri avevamo contato 8 capodogli, l’ultimo dei quali rivenuto sul litorale di Ostia domenica scorsa. Questi animali sono minacciati dalla plastica, un enorme problema per i nostri mari, dalle malattie e dall'eccessivo traffico marittimo anche in quella che dovrebbe essere la loro “casa sicura”, il Santuario Pelagos.   La navigazione senza regole e strumentazioni di prevenzione provoca collisioni letali per i grandi cetacei, che risalgono in superficie per respirare (è questa la prima causa di mortalità non naturale per le balenottere) ma anche l’inquinamento acustico, che disorienta questi mammiferi marini che fondano proprio sui vocalizzi la loro comunicazione e la loro capacità di orientamento. Il WWF Oasi della Maremma ha immediatamente attivato il protocollo previsto per questi casi, attivando l'ARPAT e l'Università di Siena per i necessari campionamenti sulla carcassa, per determinare in primis la specie e poi la causa di morte   “Questa stagione comincia nel modo peggiore per i giganti dei nostri mari per i quali non sembra esserci più un luogo sicuro. Tre dei nove cetacei spiaggiati sono stati, infatti, rinvenuti nell’area del Santuario dei mammiferi marini Pelagos. Un Santuario che sembra non avere pace visto che è recentissima anche la notizia di un peschereccio incagliato nella riserva integrale dell’Isola di Montecristo che dovrebbe essere un luogo inaccessibile visto che si tratta di una delle isole più selvagge e protette del Parco Nazionale Arcipelago Toscano” dice la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “È necessario che il santuario Pelagos smetta di essere una riserva solo per i trattati e diventi un modello da seguire per la tutela reale dei nostri giganti del mare. 

OVS e WWF insieme nelle scuole

Gio, 13/06/2019 - 00:00
Kids Creative Lab, il progetto educativo nato nel 2012 ideato da OVS, dedicato ai bambini delle scuole primarie d’Italia, rinnova l’impegno del brand per l’ambiente. La settima edizione in collaborazione con WWF Italia punta infatti a sensibilizzare i più giovani insegnando loro a conoscere e contrastare, con fantasia e creatività, l’inquinamento dovuto alla dispersione di plastica in natura con l’iniziativa “C’è di mezzo il mare”.   Dopo aver coinvolto lo scorso anno 1.800.000 bambini, 66.000 classi, 8.000 scuole in tutta Italia e aver trattato nel tempo temi quali l’arte, la moda, l’ecologia, l’alimentazione e la biodiversità, OVS - il primo brand italiano nell’abbigliamento donna, uomo, bambino con oltre 1.100 negozi in Italia e all’estero - lancia la nuova edizione di Kids Creative Lab. Il progetto si inserisce nell’ambito delle azioni concrete di innovazione sostenibile che OVS ha messo in atto a partire dal 2015 con il programma #wecare che ha promosso iniziative per favorire lo sviluppo della moda circolare e la ricerca di materiali e processi produttivi sempre più virtuosi. Per l’estate 2019 ha realizzato una capsule di costumi in materiali ottenuti da bottiglie in PET e in filato ECONYL®, nylon rigenerato proveniente da materiali dismessi come attrezzature e reti da pesca abbandonati in mare. Per la produzione del denim, dal prossimo autunno/inverno OVS utilizzerà trattamenti zero PP, che sostituiscono il permanganato di potassio con altre sostanze biodegradabili o con la lavorazione laser, quasi completamente waterless. Inoltre OVS ha ridotto di quasi il 90% le emissioni di CO2 della sede e di tutti i negozi e ha introdotto comportamenti e politiche di formazione del personale volti a rendere l’azienda plastic-free.   Il WWF è impegnato da anni con il mondo della scuola, per educare alla cultura della sostenibilità e favorire un cambiamento nei comportamenti e nelle scelte degli stili di vita, capaci di creare un futuro migliore, più ricco, sano ed equo per tutti. Insegnanti e studenti sono quindi interlocutori privilegiati per l’Associazione, che ha in essere un Protocollo d’Intesa con il MIUR per diffondere la cultura della sostenibilità all’interno delle scuole ed è inoltre Ente di Formazione Docenti Accreditato dal Ministero dell’Istruzione.   Con questa nuova edizione di Kids Creative Lab, OVS e WWF Italia intendono promuovere una maggiore consapevolezza sui temi ambientali invitando bambini e adulti a ripensare il modo in cui vengono adoperate le materie plastiche, imparando a conoscerne le caratteristiche d’impiego, le alternative esistenti e le conseguenze della dispersione in natura. Questo lo spirito con cui vengono coinvolti i bambini delle scuole primarie nel laboratorio “C’è di mezzo il mare”, che si sviluppa attraverso un’azione didattica e creativa, fornendo materiale gratuito agli insegnanti per formare gli alunni sul tema, la loro partecipazione a workshop educativi e che si concluderà nel maggio 2020 con il coinvolgimento dei bambini in una giornata di pulizia di spiagge e rive di fiumi di tutta Italia.   Kids Creative Lab, uno speciale progetto educativo con cui OVS sarà al fianco del WWF, impegnato nella crescita di una comunità #plasticfree che riunisca i giovani per una GenerAzioneMare sempre più ampia. E’ infatti proprio questo uno degli obiettivi dell’iniziativa globale del WWF contro la plastica in natura - #StopPlasticPollution, ovvero, favorire la nascita di realtà sempre più estese e capillari in grado di dare una svolta agli stili di vita verso una società in cui la plastica sia utilizzata in maniera consapevole e sostenibile, eliminando l’usa-e-getta quotidiano.   Ogni anno, circa 100 milioni di tonnellate di plastica vengono disperse in natura, di queste 8 milioni di tonnellate di rifiuti finiscono negli oceani, mettendo a rischio la salute dell’uomo e la vita degli animali marini. Nel Mediterraneo, in particolare, si raccoglie tutta la plastica dell’Europa, pari a 66.000 camion di spazzatura all’anno, una concentrazione 4 volte superiore a quelle delle “isole di plastica” dell’Oceano Pacifico.   "Consideriamo l’attenzione alla sostenibilità e al futuro del pianeta temi chiave della strategia di OVS e un dovere nei confronti delle generazioni future – afferma Ismail Seyis, Direttore Generale Brand OVS. “Con il progetto Kids Creative Lab, che quest’anno realizzeremo in collaborazione con un partner riconosciuto come il WWF, desideriamo contribuire ad accrescere la consapevolezza dei più piccoli sui temi della salvaguardia delle risorse naturali e dell’inquinamento derivante dall’utilizzo della plastica. Riteniamo che OVS, da sempre vicina al mondo del bambino, possa svolgere un ruolo significativo nel raggiungere e sensibilizzare un ampio pubblico sulle sfide importanti del nostro tempo grazie alla sua presenza capillare sul territorio e a questo importante progetto educativo che quest’anno è giunto alla settima edizione”.   «Educare le nuove generazioni ai valori della sostenibilità e dell’ecologia non solo è un dovere ma è un percorso obbligato per costruire una società sostenibile” dichiara Gaetano Benedetto, Direttore Generale del WWF Italia. “Il collegamento tra scuola e natura è fondamentale per costruire un nuovo atteggiamento nei confronti dell’ambiente e delle specie viventi. I giovani sono un serbatoio di energia vitale, fondamentale per affrontare le grandi emergenze ambientali del Pianeta che vanno dell’inquinamento da plastica ai cambiamenti climatici. Un’energia che possiamo vedere nelle manifestazioni di Fridays For Future, nei giovani o giovanissimi volontari che passano notti intere a sorvegliare i nidi affinché le piccole tartarughine possano trovare la via del mare, nei tanti ragazzi che si alternano nelle pulizie delle spiagge del Tour Plasticfree. Un’energia che il WWF, con il contributo dei suoi partner come OVS con il progetto Kids Creative Lab “C’è di mezzo il mare”, vuole far crescere e valorizzare sempre di più».   L’appuntamento con “C’è di mezzo il mare” è previsto per il prossimo autunno, quando OVS lancerà una speciale iniziativa a supporto dei progetti di conservazione del WWF: da novembre 2019 negli store OVS e online su ovs.it sarà, infatti, disponibile una speciale capsule collection di t- shirt e felpe bambino in biocotton OVS per WWF.

Sempre piu' plastica nella nostra dieta

Gio, 13/06/2019 - 00:00
La plastica finisce anche nella nostra dieta. Ne ingeriamo fino a 2.000 minuscoli frammenti a settimana, che corrispondono a circa 5 grammi, l'equivalente in peso di una carta di credito. In media sono oltre 250 grammi l'anno. A puntare il dito contro questa vera e propria pandemia da microplastiche è lo studio No Plastic in Nature: Assessing Plastic Ingestion from Nature to People condotto dall'Università di Newcastle in Australia e commissionato dal WWF, che combina i dati di oltre 50 precedenti ricerche. La maggior parte delle particelle sono sotto i 5 millimetri e vengono assunte con l'acqua che si beve sia dalla bottiglia che dal rubinetto. La microplastica è infatti presente nelle acque di tutto il mondo partendo da quelle di superficie per finire nelle falde. Frutti di mare, birra e sale sono gli alimenti con i più alti livelli registrati. 



"I risultati dello studio - dichiara Marco Lambertini, direttore internazionale del WWF - segnano un importante passo avanti nel comprendere l'impatto dell'inquinamento da plastica sugli esseri umani e devono servire da campanello d'allarme per i governi. E' un problema globale, che puo' essere affrontato solo globalmente attraverso un trattato che impegni governi, imprese e sonsumatori". (ansa)

Cucciolo di capodoglio spiaggiato a Ostia

Mar, 11/06/2019 - 00:00
Un giovane capodoglio è stato ritrovato ieri sera senza vita sul litorale di Ostia. Si tratta dell’ottavo spiaggiamento di questa specie sulle coste italiane dal marzo scorso, quando venne rinvenuta una giovane femmina gravida a Cala Romantica in Costa Smeralda, con 22 chili di plastica nello stomaco. Il feto era ormai morto.

Il WWF ricorda che la sottopopolazione mediterranea è considerata “Endangered” (a rischio di estinzione) dalla IUCN (Unione Mondiale Conservazione della Natura).

Si tratta di una vera e propria emergenza per questi grandi cetacei, minacciati dalle collisioni con le navi, dall’inquinamento acustico (causato dal traffico marittimo e dai micidiali air-guns utilizzati per le esplorazioni geosismiche) dall’invasione della plastica, ma anche dalla diffusione di possibili malattie.

Ogni capodoglio che muore in questo modo, soprattutto se si tratta di un individuo così giovane, è una perdita per tutta la ricchezza del Mediterraneo. I capodogli con la loro incredibile mole e i lunghi tempi di riproduzione, sono un valore straordinario del nostro mare che dobbiamo accudire in ogni modo, anche chiedendo eventuali moratorie circa le prospezioni petrolifere e la messa in atto di azioni urgenti di conservazione che mitighino l’impatto del traffico nautico.

E’ necessario capire in tempi brevi le cause certe della mortalità di ciascuno di questi 8 individui, per avere un quadro più chiaro della situazione e poter intervenire in maniera efficace contro le minacce. Il WWF chiede un’indagine approfondita su questi decessi e azioni dirette per realizzare, almeno nelSantuario Pelagos, misure di conservazione efficaci per far sì che l’area diventi davvero una “casa sicura” per i giganti del mare, e non un Santuario solo sulla carta.

In Abruzzo i campi WWF per l'orso

Mar, 11/06/2019 - 00:00
Il WWF Italia scende in campo con i suoi volontari per la tutela dell’orso bruno marsicano, con l’obiettivo di dare un concreto contributo alla conservazione della popolazione appenninica di questo mammifero simbolo, la cui popolazione conta ormai poco più di 50 individui. Quattro campi di volontariato estivi, aperti a tutti li appassionati over 18, sono in programma nelle terre dell’orso, in collaborazione con la Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF Gole del Sagittario, il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, e con i comuni di Anversa degli Abruzzi (AQ), Settefrati (FR) e Castel San Vincenzo (IS), durante i quali i volontari saranno impegnati sul campo in diverse attività di conservazione, comunicazione e sensibilizzazione. 
 
Diverse le attività in programma, da eventi e serate di comunicazione e sensibilizzazione per la cittadinanza sulle buone pratiche di coesistenza con l’orso, a momenti di animazione ed educazione per i più piccoli, fino ad azioni sul campo tese a ottenere miglioramenti ambientali per l’orso, come ad esempio la pulizia di sottopassi utili per il movimento dei plantigradi e la loro espansione in nuovi territori. Non mancherà la possibilità di offrire supporto alle operazioni di monitoraggio della popolazione residua. I volontari saranno inoltre presenti quotidianamente sui sentieri escursionistici, per esplorare anche loro le terre abitate dall’orso e per dare info utili ai turisti sui corretti comportamenti da tenere. 
 
Due campi, ciascuno della durata di una settimana, si svolgeranno ad Anversa degli Abruzzi, nella Riserva Naturale Regionale e Oasi WWF Gole del Sagittario, nei periodi 20-27 luglio e 24-31 agosto, mentre due campi brevi di 4 giornate si svolgeranno a Settefrati (FR) nel periodo 1-4 agosto, sul versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, e a Castel San Vincenzo (IS) nel periodo 10-13 agosto, sul versante molisano.
 
Per info e iscrizioni scrivere a conservazione@wwf.it