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WWF Italia

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Aggiornato: 2 ore 32 min fa

Calore e siccità, Italia a secco

Gio, 22/06/2017 - 00:00
Il cambiamento climatico sta provocando e provocherà ondate di calore che rischiano di divenire la norma e che comunque saranno più intense, più frequenti e prolungate: lo sottolinea il WWF Italia (che con uno specifico appello del suo comitato scientifico per il G7 Ambiente tenutosi a Bologna,  aveva già con forza sottolineato il punto), sulla base anche dei rapporti dell’IPCC (Panel scientifico dell’ONU) e delle altre autorevoli istituzioni scientifiche, inclusa l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e degli scenari per l’Italia realizzati dal Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC).
Il Deutscher Wetterdienst (DWD), che agisce anche come Centro regionale per l’Europa del WMO, ha lanciato un allerta valido almeno sino al 25 luglio, prevedendo un periodo di temperature significativamente al di sopra della norma e ondate di calore per tutto il Mediterraneo Occidentale (dal Portogallo ai Balcani Occidentali), a rischio, quindi, anche  l’Italia. Un’ondata di calore è in corso anche negli USA, in particolare in Nevada, Arizona, parte della California e Las Vegas. Le temperature negli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto i 50°C il 17 maggio, in nella regione del Kuzestan in Iran la stessa temperatura si è registrata il 17 giugno, mentre a Turbat, in Pakistan, si sono toccati i 54°C.
 
Ma al di là della portata attuale del fenomeno, sono i periodi di prolungata siccità, come quello di cui c’era contezza da almeno sei mesi in Nord Italia, che devono destare preoccupazione. Mentre la comunità globale e ogni singolo Paese hanno il dovere di intervenire per ridurre drasticamente e per sempre le emissioni di gas climalteranti, a cominciare della CO2, in modo da limitare il riscaldamento globale a 1,5°C ed evitare il cambiamento climatico più disastroso, occorre provvedere immediatamente a misure, cosiddette di adattamento, che non solo assicurino una gestione oculata delle risorse idriche, ma affrontino l’esponenziale rischio di siccità con un’equa ripartizione delle risorse idriche che eviti i possibili conflitti che già serpeggiano. Le guerre per l’acqua non riguardano solo paesi lontani, ma mettono a rischio la vita e la coesione sociale di tutte le comunità. Il rischio è costituito dal conflitto tra i bisogni vitali e sanitari della popolazione e quelli dei settori economici, dall’agricoltura all’industria, alla stessa produzione energetica termoelettrica, che usa moltissima acqua (le centrali a carbone più di tutte, oltre 4 mila litri per Megawattora). La produzione di energia idroelettrica sarà, ovviamente, fortemente limitata e il WWF richiama contestualmente anche a un’oculata gestione dei bacini idrografici per la tutela degli ecosistemi fluviali, avviando urgentemente una diffusa azione di riqualificazione per il ripristino dei loro servizi ecosistemici, fortemente compromessi dal consumo di suolo e dall’artificializzazione della rete idrica superficiale (canalizzazione degli alvei, ploriferazione di sbarramenti, traverse e invasi artificiali…)
Il caso del Lago di Bracciano, dove i Sindaci denunciano una situazione grave dell’ecosistema lacustre e, nel contempo, principale serbatoio di acqua per gli abitanti di Roma e per le attività agricole della provincia, può diventare il simbolo di un conflitto che vedrà tutti perdenti, o un caso pilota dove intervenire per proteggere l’ecosistema, unica garanzia anche per un approvvigionamento che duri nel tempo, e per una oculata ed equa gestione della risorsa acqua per il beneficio della collettività.

Allarme per le tartarughe morte in Alto Adriatico

Gio, 22/06/2017 - 00:00
Continuano gli spiaggiamenti di tartarughe marine morte tra Chioggia e Comacchio, nell’area del Parco Regionale Delta del Po. Le cause (si attendono gli esami necroscopici) potrebbero essere legate alla pesca a strascico, e dunque al fenomeno del bycatch, la cattura accidentale di specie non bersaglio di pesca: le tartarughe marine, che, ricordiamo sono rettili marini, muoiono perché non riescono a tornare a galla per respirare.
Ogni anno si stima che in Mediterraneo circa 150mila tartarughe marine finiscano vittima degli attrezzi da pesca.
Ma c’è anche un altro problema: molte tartarughe marine sembrano essersi insediate nelle lagune costiere, dove trovano abbondanza di cibo. Qui possono incappare nelle reti fisse, arrecando danni alla pesca: purtroppo il rischio che qualcuno possa pensare di “risolvere la questione”  da sé esiste e bisogna lavorare insieme ai pescatori per trovare soluzioni condivise che favoriscano la convivenza delle loro attività con la presenza delle tartarughe.
Sono numerosi gli spiaggiamenti avvenuti negli ultimi giorni (4 in una settimana solo quelle giunte al WWF Rovigo ). Tutto ciò anche a conferma del fatto che nell’area la presenza delle tartarughe marine in estate è ormai molto consistente. Probabilmente lo si deve all’apporto di fonti di cibo nel Delta del Po, cruciale area di alimentazione per questi rettili marini in grado di percorrere in pochi giorni centinaia di chilometri in Mediterraneo, favoriti probabilmente anche dall’aumento delle temperature delle acque del Nord Adriatico a causa dai cambiamenti climatici.
Il WWF è al lavoro per trovare soluzioni: con il Progetto Life “Euroturtles”, di cui WWF Italia è partner, si sta sperimentando l’uso di speciali luci al led per permettere alle tartarughe marine di individuare in anticipo le reti e poterle così evitare. L’associazione è presente sul territorio a Venezia e Rovigo dove lavora in strette sinergia con Capitaneria di Porto, operatori balneari e volontari, garantendo un presidio efficace in caso di ritrovamenti di animali marini in difficoltà.

Come hanno votato i deputati sui parchi? Tutti i voti sulla controriforma della 394

Gio, 22/06/2017 - 00:00
Lo scorso 20 giugno la Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura la legge che riforma della Legge quadro sui Parchi e che il WWF giudica un passo indietro di quaranta anni. Ora il testo sarà trasmesso al Senato per essere approvato in via definitiva. Per mesi il WWF, insieme ad altre associazioni ambientaliste, al mondo della scienza e della società civile, ha chiesto alla Camera di correggere o abbandonare una legge cucita su misura per gli interessi locali: si è scelto, invece, ha scelto di proseguire sulla strada che aveva intrapreso e provocherà danni enormi alle Aree Protette.
Con questa riforma le nomine dei presidenti e dei direttori saranno condizionate dalle logiche politiche e dagli interessi locali; sarà più facile l’ingresso dei cacciatori nei parchi; si introduce un sistema di royalties una tantum per cui non solo «se paghi puoi inquinare» ma se inquini puoi pagare a prezzo di saldo; esiste, infine, il rischio che con questo testo si apra un varco alle trivellazioni in aree protette. Con il voto del 20 giugno la Camera ha deciso di considerare il Capitale Naturale, che le nostre Aree Protette custodiscono, come una merce di scambio da affidare ai poteri locali invece che un bene comune che appartiene a tutti i cittadini. Ha deciso di considerare le Aree Marine Protette che proteggono il mare di un Paese con 8mila chilometri di coste come delle eterne “cenerentole” che non hanno diritto né alle risorse né ad un’organizzazione adeguate.
Per l’informazione e la trasparenza WWF e LIPU hanno deciso di pubblicare sui propri siti web come hanno votato i deputati durante il voto sulla riforma della Legge Quadro delle Aree Protette. Quindi chi vuole conoscere il voto dei deputati può farlo qui, scaricando il tabulato con tutti i voti.

Ambiente protagonista della prova d'italiano della Maturità

Mer, 21/06/2017 - 00:00
Le tracce della maturità non hanno colto di sorpresa gli studenti italiani che studiano e si interessano d’ambiente molto più di quanto non facciano gli adulti. È questo il commento del WWF alle tracce della prova d’italiano agli esami di maturità fortemente influenzate dalla Natura: dai versi di Caproni alla natura tra minaccia e idillio nell’arte e nella letteratura per finire con i disastri che può provocare. D’altronde nella vita delle future generazioni il binomio futuro-natura è indissolubile, dalla tutela dei nostri ecosistemi fino all’emergenza globale dei cambiamenti climatici in atto. Le tracce proposte ai maturandi dimostrano che Natura è sempre più integrata nella quotidianità e che attraversa tutte le discipline. La Natura è bellezza, è cultura, è i servizi ecosistemici che offre, è la necessità di affrontare il dissesto idrogeologico, è equilibrio tra tradizione e innovazione nell’imparare a vivere bene all’interno all’interno dei suoi limiti. Con gli oltre 1000 ragazzi del progetto di Alternanza Scuola Lavoro il WWF ha lavorato sul cambiamento climatico, sulla biodiversità urbana. I ragazzi hanno progettato eventi, materiali didattici per i più piccoli, diventando così guide ed educatori. Lo stesso dicasi per le centinaia di docenti che si sono formati con il WWF diventando semi di buona ‘antropocene’. 
Le nuove generazioni sono fondamentali per costruire un futuro sostenibile: per questa ragione il WWF ha collaborato alla realizzazione dell’Atlante su Educazione Ambientale e Sviluppo Sostenibile collegati al Focus Natura Green, il corso di scienze di De Agostini scuola. Diversi i progetti attivi: da “Mi curo di te” un’iniziativa che aiuta i ragazzi a pensare in modo globale al Pianeta, ai kit educativi realizzati appositamente per le classi della scuola primaria, secondaria di primo grado e per il biennio delle superiori. Le tracce della Maturità dimostrano ancora una volta quanto ormai la Natura, l’ambiente e il rapporto tra l’uomo e il Pianeta siano diventati un elemento fondamentale della vita e dell’educazione. A questo, nel suo piccolo, il WWF ha contribuito con oltre 50 anni di educazione ambientale.

Gli arazzi di Penne in Mostra al MACRO di Roma

Mer, 21/06/2017 - 00:00
Dal 23 giugno al 3 settembre 2017, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma ospita la mostra Arazzeria Pennese, tessuti nel laboratorio della Riserva Naturale Regionale Lago di Penne, oasi del WWF Italia – la contemporaneità del basso liccio, a cura di Barbara Martusciello, in cui saranno esposti gli arazzi di Marco Tirelli, Alberto Di Fabio, Costas Varotsos, Matteo Nasini e Andrea Mastrovito.
La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è patrocinata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo e vedrà esposti gli arazzi tessuti all’interno del laboratorio della Riserva Naturale Regionale Lago di Penne, oasi del WWF Italia. Nel 2014, la Riserva diretta da Fernando Di Fabrizio, insieme a Brioni, alla Fondazione Penne Musei e Archivi, al Gal Terre Pescaresi e alle cooperative Cogecstre e Alisei, ha riaperto una delle rarissime manifatture di arazzeria attive in Italia e l’unica a utilizzare la tecnica del basso liccio.
Fondata nel 1965 e attiva fino al 1998, l’Arazzeria Pennese rappresenta un’eccellenza dell’artigianato artistico di Penne, antico borgo medioevale della provincia di Pescara: a differenza delle arazzerie che operano in Italia ed Europa – come quelle francesi o portoghesi che lavorano ad alto liccio – il laboratorio segue delle proprie caratteristiche tecniche, con telai artigianali a quattro licci. La tessitura di un arazzo a basso liccio prevede una collaborazione stretta con l’artista sia nella prima fase di realizzazione del cartone che nella scelta cromatica delle lane – le cosiddette mazzette – preparate miscelando una serie di fili di lana colorati che per titolo e rispondenza cromatica diventano le trame del tessuto.   
La nascita dell’Arazzeria Pennese nella seconda metà del ’900 è strettamente legata all’incontro e alla collaborazione con Enrico Accatino che nel laboratorio ha prodotto circa sessanta arazzi. I risultati brillanti ottenuti fin dall’inizio, fecero in breve tempo dell’Arazzeria Pennese un centro di grande risonanza internazionale e sono molti gli artisti che hanno fornito i loro bozzetti all’Arazzeria e collaborato con le loro idee e suggerimenti alla tessitura: Marcello Avenali, Afro Basaldella, Diana Baylon, Remo Brindisi, Primo Conti, Antonio Paradiso, le figlie di Giacomo Balla e Giuseppe Capogrossi, il cui arazzo, lungo più di 8 metri, è esposto attualmente nella Galleria della Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II” di Roma. 
Il nuovo percorso dell’Arazzeria è iniziato nel 2014 con le più giovani tessitrici dell’Arazzeria storica, Erminia Di Teodoro e Lolita Vellante, entrambe di Penne e con esperienza trentennale nella tessitura degli arazzi. Il laboratorio, diretto da Laura Cutilli, ha istituito rapporti con Tirelli, Di Fabio, Varotsos, Nasini e Mastrovito, i quali hanno realizzato i bozzetti che sono stati poi tradotti – grazie alla maestria di Mario Costantini che ha studiato dei sistemi innovativi per tale passaggio creativo – in cartoni per gli arazzi. La tessitura avviene con il contributo dell’artista stesso, si crea cioè un rapporto simbiotico tra l’opera proposta, la realizzazione del cartone, la scelta delle mazzette e la manualità delle tessitrici. Le campiture cromatiche del cartone vengono studiate nel rispetto dell’opera ma vivono di un’autonomia propria che è alla base della traduzione tessile e costituisce la parte più nobile dell’arazzo.
In mostra, si potranno ammirare alcuni grandi arazzi di Giacomo Balla e Afro, parte dell’arazzeria storica, e la nuova produzione contemporanea costituita da due arazzi ciascuno di Alberto Di Fabio, Matteo Nasini, Marco Tirelli, Costas Varotsos e materiale preparatorio del recentissimo arazzo di Andrea Mastrovito, opera che sarà presentata ufficialmente a chiusura della mostra con un convegno sull’Arazzeria e il Contemporaneo. Per informazioni sul Macro o sul costo della mostro è possibile consultare il sito www.museomacro.org.

La Camera ha Approvato la Controriforma dei Parchi

Mar, 20/06/2017 - 00:00
Con il voto di oggi la Camera, non solo ha scelto di SNATURARE i Parchi Nazionali, ma ha portato indietro di quarant’anni la legislazione di salvaguardia della Natura: le nomine di presidenti e direttori saranno condizionate logiche politiche e interessi locali locali; sarà più facile l’ingresso di cacciatori nei parchi; si introduce un sistema di royalties una tantum per cui non solo «se paghi, puoi inquinare», ma se inquini lo fai a prezzo di saldo. Esiste, infine il rischio che questo testo apra un varco alle  trivellazioni anche in aree protette. Questa legge è riuscita, in un periodo di grande instabilità politica nell’impossibile compito di mettere d’accordo gran parte delle forze politiche; quelle stesse forze politiche che hanno fatto abortire la legge elettorale ai primissimi emendamenti: evidentemente le considerano così irrilevanti da non meritare i necessari approfondimenti e l’attenzione che si dovrebbe ai tesori di natura italiani.
Con 249, 115 no e 32 astenuti la Camera ha deciso di considerare il Capitale Naturale, che le nostre Aree Protette custodiscono, come una merce di scambio da mettere in mano ai poteri di parte e locali invece che un bene comune che appartiene a tutti i cittadini. Ha considerato le Aree Marine Protette che proteggono il mare di un Paese con 8mila chilometri di coste come delle “cenerentole” che non hanno diritto né alle risorse né ad un’organizzazione lontanamente paragonabile a quelle dei Parchi terrestri.
Ha precluso la strada, in modo pressoché definitivo, all’istituzione del Parco Nazionale del Delta del Po, nonostante quest’area nel 2015 abbia ricevuto il riconoscimento internazionale quale Area MaB (Man and the Biosphere Programme) UNESCO.
Per mesi il WWF ha chiesto alla Camera di correggere o abbandonare una legge cucita su misura sui portatori di interessi locali, con proposte di assoluto buonsenso come i concorsi per titoli ed esami per i direttori dei parchi. Per mesi il WWF ha chiesto un progetto di visione per le Aree Protette: un progetto per i prossimi 30 anni invece di una contro-riforma contestata da tutte le associazioni ambientaliste e da numerosi esponenti della scienza e della società civile. 
Quella a cui oggi la Camera ha dato il via libera è una legge che peggiora la situazione delle nostre aree protette: non solo lo Stato fa un passo indietro nella conservazione, ma si apre la strada a una miriade di interessi localistici. Per questa ragione la mobilitazione contro lo SNATURA Parchi per il WWF continuerà al Senato dove questo provvedimento dovrà avere il via libera definitivo.

Mobilitati contro la legge che SNATURA i parchi

Mar, 20/06/2017 - 00:00
La riforma della Legge sulle Aree Protette è arrivata in dirittura finale alla Camera dei Deputati dove il voto definitivo potrebbe arrivare in giornata. Da ieri pomeriggio il WWF ha avviato una mobilitazione sui suoi canali social, ed in particolare su Twitter, per chiedere ai parlamentari di esprimere un voto contrario nei confronti di una legge che l’associazione ha definito lo SNATURA PARCHI.
Quella che si accinge a tagliare il traguardo di Montecitorio è una vera e propria controriforma che introduce elementi di grave pericolosità, che fa fare un passo indietro allo Stato rispetto a competenze costituzionali inderogabili che finiscono nelle mani dei poteri territoriali e che manca la grande occasione di dare alle Aree Marine Protette la stessa dignità, in termini di organizzazione e dotazione, dei Parchi terrestri. Si tratta di un testo scritto su misura per i portatori di interessi locali, mentre la Natura d’Italia ha bisogno d’altro.
Le nostre Aree Protette meritano di più, meritano un progetto alto e visionario che rafforzi e rilanci davvero i nostri Parchi Nazionali, le nostre Aree Marine Protette alla stregua delle migliori esperienze internazionali.
Molto positiva la risposta sulla rete che dalle 18,00 di ieri sta inviando messaggi con l’hashtag #sosnaturaditalia: al momento sono stati raggiunti più di 800mila account con 1,3 milioni di visualizzazioni complessive su Twitter.
La mobilitazione continuerà fino a che non ci sarà il voto definitivo sul testo della riforma.
Ricordiamo che ieri 14 Associazioni ambientaliste, fra cui il WWF, hanno inviato una lettera a tutti i deputati chiedendo di bocciare la riforma.

Proteggere gli elefanti con i radiocollari

Mar, 20/06/2017 - 00:00
I collari non sono solo per i cani: nel Parco Nazionale di Masai Mara stiamo portando avanti un ambizioso progetto, insieme al Kenyan Wildlife Service e al Narok Country Council, per dotare di radiocollari gli elefanti,  

Questi sofisticati radiocollari hanno un avanzato sistema di GPS che permette agli scienzati di monitorare in tempo reale dove e quando si stanno muovendo i branchi. Sono informazioni preziosissime, perché sono usate per mappare i loro habitat, cosa che ci permette non solo di individuare e tutelare i biocorridoi, ma anche di conoscere lo stato di conservazione del paesaggio.

E anche se il processo per l'applicazione dei collari è intenso e costoso, è uno sforzo che vale la pena di affrontare: grazie ai radiocollari, i ranger possono capire se un elefante è attivo, stabile in una zona o ferito  e intervenire più rapidamente in caso di bracconaggio o di coflitti con l'uomo. 
Seguendo le tracce  Dal 2015 siamo riusciti a dotare di radiocollari 8 elefanti, tracciando così i loro spostamenti dentro e fuori l'area protetta. 

Ma inserire i radiocollari a questi pachidermi, che possono pesare anche 7 tonnellate, non è cosi facile. Il processo richiede tempo e pianificazione e, ovviamente, tanta pazienza!

È il giorno dell'operazione: gli esperti guidano verso la parte ovest del Parco di Masai Mara, da Keekorok fino a Oloololo, dov'è stato identificato un allevamento di elefanti.  7:00, dove sono gli elefanti? Dopo mezz'ora di ricerca degli elefanti, il nostro Team ha trovato finalmente le tracce del loro passaggio, una famiglia che si stava nutrendo della fitta vegetazione nell'area di Oliusuluk.
Un'elefante femmina di 20 anni è stata identificata come candidata ideale per il collare perché probabilmente attraverserà il confine per riprodursi.
7:30, è il momento! Il veterinario prepara l'anestetico per immobilizzare l'animale. Il potente farmaco, che viene iniettato con una pistola, ha effetto entro 15 minuti. Una volta che il pachiderma è addormentato, bisogna agire rapidamente per completare l'operazione, altrimenti l'animale potrebbe soffocare sotto il proprio peso.
7:45, tutti per uno! Nel processo di applicazione del collare tutti hanno il loro ruolo. Un esperto misura la zanna dell'elefante mentre un altro misura il collo. Altri garantiscono che l'animale rimanga idratato e in salute durante l'operazione.

Subito dopo, bisogna verificare che la trasmissione del segnale del GPS da collare funzioni regolarmente. Poi, il collare, che pesa quasi dieci kg, viene inserito intorno al collo dell'elefante e avvitato saldamente.

David Letom, esperto di elefanti del WWF-Kenia, deve testare il dispositivo GPS. Il padre di Leto è stato ucciso da un elefante quando suo figlio aveva dieci anni e lui ora ha deciso di dedicarsi nella prevenzione dei conflitti con l'uomo.

I radiocollari sono strumenti fondamentali per comprendere cosa sta facendo un elefante, prevederne gli spostamenti e e contribuire a mitigare i potenziali conflitti con le persone che vivono all'interno della loro area. 

Grazie al contributo di chi crede in noi, possiamo realizzare queste azioni sul campo e contribuire a costruire concretamente un mondo in cui uomini e natura possano vivere davvero in armonia.

Quattordici associazione chiedono a tutti i deputati di bocciare la legge sui parchi

Lun, 19/06/2017 - 00:00
Questa la lettera con cui 14 Associazioni ambientaliste (ASSOCIAZIONE AMBIENTE E LAVORO, AIIG CTS, ENPA, GREENPEACE, GRUPPO INTERVENTO GIURIDICO, ITALIA NOSTRA, LAV, LIPU, MAREVIVO, MOUNTAIN WILDERNESS, PRO NATURA, SIGEA, WWF) chiedono a tutti i Parlamentari della Camera dei Deputati, alla vigilia del voto finale sul disegno di legge n. 4144 sulle aree protette che è previsto domani, di bocciare la Riforma. Intanto il WWF si Mobilita sui social con #sosnaturaditalia.

Gent.me e gent.mi Deputati,
la Camera si accinge a cambiare una legge fondamentale e strategica per la conservazione della natura del nostro Paese, la legge quadro sulle aree protette.
Le scriventi Associazioni sono convinte che il testo finale abbia un’impostazione ed elementi talmente pregiudizievoli da richiedere un voto finale negativo. Nel corso del confronto, sia al Senato che alla Camera, le Associazioni hanno presentato analisi, proposte, soluzioni possibili rispetto alle molteplici questioni emerse. Ebbene, tali istanze sono rimaste quasi totalmente inascoltate e ciò a causa del ruolo che la politica intende oggi assegnare ai parchi e alle aree protette: non più primari attori della conservazione della natura, nel nome di un interesse nazionale costituzionalmente sovraordinato, ma attori territoriali di concertazione in un contesto in cui l’elemento della promozione economica risulta spesso prevalente.
Così, nel suo complesso, il disegno di legge n. 4144 sposterà il fondamentale asse valoriale dalla natura all'economia e al localismo, con conseguenze pericolosissime per la conservazione della biodiversità e del territorio del nostro Paese.
Il Parlamento sta dunque apprestandosi a sancire un gravissimo passo indietro dello Stato rispetto al dovere della tutela di specie ed habitat: non sono più in maggioranza i rappresentanti degli interessi statali nell’ambito dei Consiglio Direttivi dei Parchi Nazionali, l’approccio scientifico alla gestione dei parchi viene completamente svalutato, lo Stato arretra a favore degli enti locali financo nella gestione delle Aree Marine Protette, la procedura di nomina dei Presidenti Nazionali di fatto mette la scelta nelle mani di Regioni ed Enti Locali, la nomina dei Direttori dei Parchi Nazionali è nelle mani del Presidente e dei Consigli Direttivi degli Enti e si è rinunciato a fare la cosa più logica che era quella del concorso pubblico per titoli ed esami.
Rispetto ad un quadro in cui saranno gli interessi locali ad essere prevalenti, la riapertura della possibilità di attività petrolifere, la debolezza del sistema della royalties, la gestione “fai da te” per l’utilizzo dei marchi del parco, la cancellazione della previsione di Parco Nazionale del Delta del Po, il cattivo sistema di “controllo faunistico” costituiscono segnali inequivocabili dello spostamento dei parchi verso un approccio economicistico che confonde e diluisce le primarie competenze di conservazione e tutela e non farà bene né alla natura né all'economia.
Per tutte queste ragioni, pur riconoscendo alcuni elementi puntuali positivi che le nuove norme introducono, per il profondo spostamento valoriale che la riforma della legge afferma, per il peso schiacciante che rischiano di avere le influenze politiche e gli interessi localistici, per la tutela della natura che non solo non aumenta ma è messa ulteriormente a rischio, per il gravissimo strappo scientifico e culturale che si sta per consumare con questa legge, chiediamo a Lei e a tutti i deputati di esprimere voto contrario

Clima, le 10 regole WWF per strategie low carbon

Lun, 19/06/2017 - 00:00
Dieci sono gli elementi chiave per una strategia di successo su clima ed energia al 2050: le indica il WWF in nuovo rapporto europeo nel quadro del progetto Maximiser. Tra di esse, l’ambizione, il coinvolgimento di tutti i settori economici e sociali, la trasparenza, regolari revisioni degli obiettivi, la partecipazione pubblica e un elevato impegno politico.
Tutti i Paesi che aderiscono all'accordo di Parigi devono presentare un piano di riduzione delle emissioni al 2050. Nell'UE, le strategie per il 2050 rientrano nel regolamento di governance della Energy Union, attualmente in fase di approvazione tra il Consiglio ed il Parlamento dell’UE.
“Questo rapporto arriva in un momento in cui tutto il mondo sta guardando alla UE per una leadership sul clima”, sottolinea la Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia Mariagrazia Midulla, che aggiunge: “I suggerimenti del rapporto WWF sono la chiave per strategie 2050 efficaci, per garantire una piena attuazione dell'Accordo di Parigi e quindi per fare dell’Unione Europea un esempio da seguire. Il 2050 è vicinissimo in termini di politiche climatiche ed energetiche, quindi bisogna agire bene da subito.
“Al momento non esistono studi sui criteri che le Strategie di decarbonizzazione a lungo termine devono avere, questo fornisce ulteriore interesse alle proposte del WWF - conclude -. Sono criteri che si possono applicare anche agli strumenti già sul tappeto, per esempio alla Strategia Energetica Nazionale attualmente in consultazione che purtroppo non pare porsi l’obiettivo di garantire da subito la traiettoria verso il 100% di energie rinnovabili, con una maggiore efficienza energetica, entro il 2050, come pure concordato a livello europeo”.

Dieci indicazioni per una forte strategia sul clima entro il 2050:
  1. Ambizione - Si pone obiettivi in linea con l’’Accordo di Parigi e l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a 1.5°C .
  2. Ambito - Riguarda tutta la società e l’economia in modo trasversale.
  3. Attuabilità - Indica la direzione delle politiche e misure da mettere in atto nel breve, medio e lungo termine, tenendo conto e/o cambiando quelle esistenti.
  4. Integrazione - Considera e coordina tutti i piani e le strategie pertinenti
  5. Impegno politico - Garantisce una leadership al più alto livello politico
  6. Monitoraggio - Prevede uno schema di monitoraggio e reporting
  7. Trasparenza - Garantisce che tutte le informazioni chiave siano pubbliche
  8. Partecipazione - Prevede meccanismi di coinvolgimento di tutti gli stakeholders
  9. Base analitica - Prevede la peer review dei modelli e delle analisi
  10.  Revisioni - Prevede regolari revisioni della base analitica, delle politiche, delle misure, degli obiettivi.

Fulco Pratesi vince il Premio Acqui Ambiente

Lun, 19/06/2017 - 00:00
L'autobiografia di Fulco Pratesi, "In nome del Panda - la mia lunga storia d'amore con la natura" edito da Castelvecchi, pubblicata alla fine del 2016 in occasione delle celebrazioni per il 50o anniversario della fondazione del WWF in Italia, ha vinto il prestigioso Premio Acqui ambiente, per la sezione "Opere a stampa". "In nome del panda" racconta la vita del padre dell'ecologia nel nostro Paese, fondatore e per molti anni Presidente del WWF Italia (oggi Presidente onorario). Una vita piena di avventure e incontri speciali tutta dedicata alla conservazione della natura e alla tutela di animali, piante, boschi e coste, fiumi e paludi.

"Fin da piccolissimo - si legge nelle prime pagine del libro - amavo gli animali e il disegno. Nato nel 1934 e vissuto in una casa vicina al Giardino Zoologico di Roma (oggi Bioparco)  passavo i pomeriggi a disegnare, con l’aiuto di uno zio pittore, gli animali lì detenuti. Passione che coltivo ancora adesso, realizzando, sempre con gli acquerelli, grandi disegni e illustrando pagine dei miei taccuini naturalistici,  fedeli compagni di viaggi e di avventure in tutto il mondo. Una maniera, come dirò, per conoscere a fondo i soggetti che raffiguravo, dopo aver per anni utilizzato, allo stesso scopo, la macchina fotografica". A Fulco vanno le felicitazioni di tutto il WWF.
 

Il WWF vicino alle vittime del devastante incendio in Portogallo

Dom, 18/06/2017 - 00:00
Il WWF esprime solidarietà alle famiglie delle vittime e ai vigili del fuoco che stanno lottando contro il fuoco, ancora non domato, che ha devastato i boschi vicino a Pedrogão Grande, nell'area di Leiria, nel centro del Portogallo e che ha causato numerose vittime.
La natura arida e infiammabile dei boschi mediterranei (come quelli del Portogallo), il cambiamento climatico, l'incuria e, soprattutto, la mancanza di un'adeguata gestione forestale che permette di prevenire gli incendi boschivi, costituisce una combinazione letale che minaccia le foreste e la sicurezza delle popolazioni locali.
Il WWF sollecita il governo portoghese ad adottare misure urgenti per prevenire gli incendi boschivi e accelerare il processo di riforma forestale iniziato lo scorso anno. Gli sforzi devono concentrarsi nella prevenzione degli incendi attraverso una gestione forestale responsabile e a lungo termine, anziché affidarsi a meccanismi di vigilanza antincendio che vengono impiegati ogni anno.

"Siamo estremamente scioccati e tristi per questa tragedia senza precedenti in termini di vittime umane. Crediamo fermamente che le buone pratiche di gestione dovrebbero prevenire gli incendi boschivi e proteggere la vita delle persone", ha dichiarato Rui Barreira dal WWF Portogallo.

"La tragedia che viviamo oggi in Portogallo potrebbe succedere domani in qualsiasi paese del mediterraneo, così come in tutto il mondo. Il WWF invita tutti i governi del Mediterraneo ad adottare da subito, a cominciare da questa estate, strategie di prevenzione degli incendi". Ha aggiunto Paolo Lombardi, Direttore Programma Mediterraneo del WWF.

Roghi di rifiuti tra Napoli e Caserta

Dom, 18/06/2017 - 00:00
Sono centinaia i roghi di rifiuti tra Napoli e Caserta. "Stanno bruciando tutti gli "inneschi" (cumuli di rifiuti abbandonati che hanno un elevato potere calorifico) che abbiamo segnalato e denunciato alle Autorità nei mesi scorsi", commentano amaramente Piernazario Antelmi ed Alessandro Gatto, rispettivamente Delegato Regionale del WWF e Coordinatore Regionale della vigilanza ambientale del WWF Italia, per la Regione Campania. Tra Napoli e Caserta il WWF ha due nuclei di Guardie Giurate Volontarie che prestano servizio all'intera collettività per la difesa dell'ambiente..

"Di fronte agli abbandoni illeciti di rifiuti siamo davvero esausti perché sembra che sia un fenomeno senza mai fine. Continuiamo a fare centinaia di denunce alle Autorità Giudiziarie competenti ma il fenomeno si deve arrestare a partire dalle fasi produttive, in regime di completa evasione fiscale, e non alla fine del processo illegale".

Qando possibile le Guardie WWF - Pubblici Ufficiali incaricati di pubblico servizio - cercano di denunciare chi commette questi crimini contro l'ambiente e contro la salute pubblica. Il problema, spiega Alessandro Gatto, è che "non possiamo fare altro che fermare i criminali (fermare e non arrestare) e poi chiamare, in emergenza (112 o 113), una forza di Polizia Giudiziaria, che nel frattempo deve arrivare sul posto. Ovviamente, spessissimo, chi commette questi reati ambientali non rilascia nessuna generalità a noi Guardie del WWF e risulta, così, quasi impossibile fermare i criminali fino all'arrivo delle Forze dell'ordine, chiamate in emergenza".

Un quinto dell’Italia a rischio desertificazione

Sab, 17/06/2017 - 00:00
Desertificazione e cambiamenti climatici sono fenomeni interconnessi rispetto ai quali è urgente un'azione coordinata
La siccità che sta attanagliando numerosi bacini idrici italiani rende necessaria e urgente una reazione operativa perché ormai i grandi cambiamenti globali scatenati dalla nostra continua pressione, non solo sono accelerati, ma sono sempre più interconnessi. È ormai evidente l’intreccio degli effetti del cambiamento climatico con quelli del fenomeno della desertificazione, rispetto ai quali è urgente un’azione coordinata. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici predisposto da numerosi autorevoli specialisti coordinati dal Ministero dell’Ambiente ed in via di approvazione definitiva non potrà non andare in questa direzione.
Oggi circa un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione: quasi il 21% del territorio del quale almeno il 41% si trova nelle regioni dell’Italia meridionale, come Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma sono coinvolte anche aree in altre regioni come l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo. Secondo gli scenari del cambiamento climatico realizzati dagli specialisti per il nostro paese (in particolare il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici CMCC), entro fine secolo le previsioni potrebbero prevedere incrementi di temperature tra i 3 e i 6 °C con conseguente estremizzazione di fenomeni meteorici e quindi anche riduzioni, in diverse aree, delle precipitazioni, soprattutto nei periodi estivi ed è evidente che le problematiche climatiche e quelle relative alla desertificazione saranno sempre di più intrecciate. Si sta già verificando un incremento della temperatura senza precedenti con un calo delle precipitazioni annuali, con estati più secche, ed inverni più umidi, in particolare, nelle regioni settentrionali. Su un territorio complesso e fragile come quello italiano, questi fenomeni portano ad una sostanziale variazione della frequenza e delle entità di frane, alluvioni e magre dei fiumi, con effetti importanti per l’assetto territoriale e i regimi idrici.
Secondo i dati disponibili più recenti in Italia, abbiamo una quantità di risorse idriche rinnovabili corrispondente a circa 116 miliardi di metri cubi mentre i volumi di acqua effettivamente utilizzabili sono stimati attorno ai 52 miliardi di metri cubi. Complessivamente utilizziamo oltre il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua disponibili nel nostro paese che sono ben superiori alla soglia del 20% indicata dall’obiettivo europeo (Europa efficiente nell’impiego delle risorse): per questo, l’Italia è indicato dall’OCSE come paese soggetto a stress idrico medio-alto che, inoltre, presenta una forte disomogeneità rispetto alla distribuzione delle risorse idriche e al loro fabbisogno. Dai dati ISTAT sulle diverse tipologie di utilizzo della risorsa idrica, risulta che il prelievo dell’acqua potabile è in aumento (del 6,6% rispetto all’inizio della serie storica di 13 anni) e ammonta a 9,5 miliardi di metri cubi (il consumo medio giornaliero per abitante giunge a 228 litri).
Il cambiamento climatico interagisce con il ciclo idrico tramite diversi elementi che costituiscono dei forzanti provocati dall’incremento delle temperature come, ad esempio, l’umidità atmosferica, l’evapotraspirazione, la quantità, la distribuzione e la forma delle precipitazioni e la fusione dei ghiacciai. Oggi l’estensione dei ghiacciai in Italia, come risulta dai dati del Comitato Glaciologico Nazionale, copre una superficie di 368 kmq e, rispetto alle rilevazioni condotte nel periodo 1959-1962 tale superficie risulta ridotta del 30% (159 kmq).
I cambiamenti climatici agiscono in maniera significativa come aggravanti delle vulnerabilità dei settori che esigono l’utilizzo dell’acqua, dalla disponibilità di acqua potabile, all’agricoltura e al settore energetico. Gli impatti del cambiamento climatico sono sempre più forti sia sugli ecosistemi ed i processi ecologici, sia sui singoli organismi, sulla struttura e dinamica delle popolazioni, sulla distribuzione e migrazione delle specie, sulla produttività degli ecosistemi, costituendo una crescente minaccia per la biodiversità del nostro paese. L’Italia sta quindi subendo impatti crescenti dovuti all’accelerazione dei cambiamenti climatici globali che avranno conseguenze sempre più negative sugli ecosistemi, sulla nostra società ed economia, rispetto ai quali non solo è necessario ma urgente intervenire.
Bollino rosso anche per le Oasi WWF. La siccità sta colpendo anche le Oasi e da tempo: i livelli delle acque delle aree umide stanno calando e ci sono aree già secche. Le falde si sono abbassate in più luoghi. La vegetazione di alcune aree gestite dal WWF è già in stress idrico avanzato. Si stanno comunque monitorando le condizioni per prevenire incendi o danni alla fauna. Alcuni esempi:
  • Riserva naturale di Ripa Bianca (Marche) Pochissima acqua nel fiume. Livello falda/lago molto basso.
  • Riserva naturale di Valle Averto (Veneto). Attualmente la situazione è di allerta. In caso di scarsità d’acqua, potrebbero esserci seri problemi di anossia nei canali interni con la conseguente moria di pesce all'interno dell'oasi
  • Oasi di Macchiagrande (Lazio) Situazione è molto critica; le specie vegetali nella lecceta - soprattutto gli allori - evidenziano stress idrico e termico notevole. Le pozze temporanee non si sono mai riempite, a testimonianza che la falda è molto bassa. Stagno con livelli d'acqua al minimo.
  • Riserva naturale degli Orti-Bottagone (Toscana). Il Bottagone è ai livelli di acqua dei primi di luglio, tempo un mese e sarà prosciugato. La parte più a sud è quasi del tutto in secca. Stiamo intervenendo manualmente sul fosso principale di arrivo per ricreare un minimo di ripristino del livello dell’acqua.
  • Monumento naturale Pian Sant’Angelo. (Lazio) Stress idrico elevato del sottobosco, comprese le specie più mediterranee. Bacche e frutti (prugnolo, rosa canina...) secche prima di arrivare a maturazione. Le poche pozze di fango sono secche, la forra resiste solo per l'apporto di una piccola sorgente.
  • Nell’Oasi di Persano (Campania) la situazione è critica da metà maggio, con il livello del lago  un metro e mezzo sotto il livello massimo.
  • Oasi di Alviano (Umbria). Evidente stress idrico per le piante del bosco, ma la situazione in palude è ancora accettabile.
  • Riserva naturale Lago di Burano (Toscana). Livello del lago molto basso
  • Riserva naturale Laguna di Orbetello (Toscana). Pozze interne d’acqua dolce prosciugate. Piante con stress idrico.

Un live painting di Bevilacqua per informare su una spesa sana e sostenibile

Ven, 16/06/2017 - 00:00
Artista, fumettista, creatore della striscia umoristica fenomeno della rete “A Panda piace”: non poteva che essere Giacomo Bevilacqua a firmare quest’anno la collaborazione con WWF Italia e con Auchan Retail Italia per parlare al grande pubblico, in modo semplice e divertente, dell’alimentazione sana e sostenibile.
Il simpatico animale, il panda in versione fumetto, oggi ha invaso il Centro Commerciale Auchan di Casalbertone: la galleria e l’ipermercato si sono animati con eventi pensati per coinvolgere il pubblico e con il live painting di Bevilacqua, che ha permesso di scoprire come avviene, passo dopo passo, la creazione del personaggio tanto amato da grandi e piccoli, diventato il protagonista di libri e corti televisivi e ripensato dall'artista in chiave green per le edizioni limitate delle shopper WWF, in vendita da Auchan e Simply a sostegno, in particolare, del Sistema delle Oasi.
L’evento che ha coinvolto adulti e bambini è stato anche un evento social: oltre alla diretta su Facebook del live painting, i clienti dell'ipermercato sono stati i protagonisti di alcune clip realizzate da Eva Alessi, Responsabile Sostenibilità WWF Italia, che ha interagito con i consumatori su temi legati alla dieta sana e sostenibile, offrendo spunti e informazioni utili sulla ‘buona’ alimentazione.

Un mlione di firme contro il Glifosato

Ven, 16/06/2017 - 00:00
L’iniziativa dei cittadini europei (ICE), la petizione ufficiale per chiedere alla Commissione Europa di vietare l’uso del diserbante glifosato ha raggiunto ieri 1 milione di firme.
I cittadini hanno firmato la petizione in tutti i 28 Stati membri ed il quorum di firme necessario è stato raggiunto in meno di cinque mesi in più dei sette stati richiesti. E’ la raccolta di adesioni più veloce mai registrata da quando la Commissione Europea ha introdotto questa forma di partecipazione attiva dei cittadini europei.
La Commissione europea è dunque adesso legalmente tenuta a rispondere alle richieste delle Associazioni che hanno promosso L’ICE e se non vuole perdere ulteriormente credibilità dovrà prenderle in considerazione nelle sue prossime decisioni sul rinnovo dell’autorizzazione per l’uso del glifosato l’ inequivocabile segnale arrivato da un milione di cittadini europei.
Anche l’Italia il quorum è stato raggiunto, superando il numero di firme minimo attribuito al nostro paese, grazie alla mobilitazione di 45 Associazioni, Enti e comitati di cittadini riuniti nella Coalizione #StopGlifosato. Una mobilitazione collettiva che andrà avanti fino al 30 giugno.
La raccolta delle firme per l’ICE continua fino al 30 giugno per mettere in sicurezza l’obiettivo raggiunto e far sentire ancora più forte la voce dei cittadini europei contro il glifosato. Clicca qui per firmare la petizione e dare il tuo contributo contro i pesticidi.

16 giugno è World Sea Turtle Day

Ven, 16/06/2017 - 00:00
In Italia il WWF lancia "Open Day " nei centri di recupero
#GenerAzioneMare

Ogni anno decine di migliaia di tartarughe marine nel mondo finiscono nelle reti a strascico usate per la pesca ai quei gamberi destinati al mercato europeo, tra cui l’Italia,  tra i principali  consumatori.  Il nostro cocktail di crostacei rischia così di essere tutt’altro che rosa, eppure la soluzione per sventare questa strage silenziosa  esiste: si chiama Turtle Excluder Devices (Ted), un sistema semplice  e già disponibile capace di ridurre fino al 97% le catture accidentali di tartarughe.  
E’ questo il messaggio di denuncia ma anche di speranza  lanciato oggi dal WWF in occasione della Giornata Mondiale delle Tartarughe che si festeggia in tutto il mondo e che il WWF celebra con la sua Campagna #GenerAzioneMare.
Un nuovo Report pubblicato oggi, realizzato con il CRPMEM (French Guiana Fisheries Committe) - analizza globalmente il fenomeno e identifica anche le aree focus di pesca. I paesi che esportano nell'UE, ma non autorizzati ad esportare negli Stati Uniti perché non implementano il Ted nella pesca a strascico, sonoBangladesh, India, Indonesia, Madagascar, Tailandia e Vietnam. Questa lista potrebbe però essere più lunga dato che c’è una vasta categoria di paesi non identificati tra quelli che esportano gamberi tropicali verso l’UE.  L’Italia è tra i 7 principali paesi importatori insieme a Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, Paesi Bassi e  Danimarca.
 
Il WWF chiede all’UE di applicare al più presto restrizioni  alle importazioni dei prodotti che comportano il bycatch (catture accidentali di specie protette nelle reti commerciali da pesca) di specie come le tartarughe marine. L’intervento da parte dell’UE è urgente: tutti i pescherecci che utilizzano lo strascico devono adottare il sistema ‘salva-tartarughe’ Ted. Secondo la FAO il bycatch rappresenta la singola minaccia più grave per le tartarughe marine in tutto il mondo.
 
"Da anni l’Italia è in prima linea nella difesa delle tartarughe marine e rappresenta l’eccellenza della ricerca scientifica applicata. Non a caso i siti di deposizione della Caretta caretta sono in aumento costante  e i centri di recupero soccorrono e salvano la vita a centinaia di tartarughe ogni anno anche grazie alla fondamentale collaborazione con i pescatori locali e alle segnalazioni dei singoli cittadini. Un esempio di citizen scienze straordinario che il governo italiano deve raccoglierle e rappresentare nel chiedere con forza l’applicazione dei Ted in sede comunitaria. L'industria della pesca del gambero tropicale ha un effetto devastante sulla sopravvivenza delle tartarughe marine, ma le soluzioni esistono – ha dichiarato Donatella Bianchi , Presidente di WWF Italia -   Gli Stati membri dell'UE devono riunirsi insieme alle organizzazioni di conservazione, ai consumatori e ai rivenditori, nonché ai paesi tropicali da cui questo prodotto proviene, per attuare misure che eliminino la cattura accidentale delle tartarughe marine. Al tempo stesso in Mediterraneo dobbiamo applicare rigorose misure di contenimento dell’inquinamento da plastiche se vogliamo davvero proteggere le nostre tartarughe".
 

Il rischio esiste anche per le tartarughe mediterranee, catturate da reti a strascico, dagli ami dei palangari e dalle reti fisse. Per fortuna negli ultimi anni i sistemi di prevenzione e le attività di sensibilizzazione rivolte ai pescatori con diversi progetti in Adriatico e non solo tra cui  NetCet ed il LIfe Euroturtels, attualmente in corso, hanno ridotto queste catture. Il life EUROTURTLES sperimenterà anche delle modifiche a reti da posta in Slovenia, Croazia e Cipro inserendo speciali luci per tenere lontane le tartarughe. Ma il rischio rimane alto: per questo 5 Centri di recupero gestiti dal WWF - Policoro in Basilicata, Molfetta e Torre Guaceto in Puglia (con AMP), Lampedusa e Favignana (con Legambiente e Area Marina Protetta) sono sempre in allerta: lo scorso anno, grazie allo straordinario lavoro di operatori e volontari nei Centri di Recupero, sono state più di 500 le tartarughe recuperate, spesso spontaneamente portate dai pescatori che le hanno trovate impigliate nelle reti o in difficoltà per ingestione di plastiche. Per continuare a supportare le attività di salvataggio, è necessario rifornire i volontari delle attrezzature necessarie per la sorveglianza dei nidi e dotare i Centri di Recupero degli adeguati strumenti chirurgici. Per far vivere in diretta con i volontari l’esperienza di cure e attenzioni rivolte quotidianamente a questi animali il WWF per la Giornata Mondiale delle tartarughe WWF ha organizzato un Open day nei centri di Lampedusa, Policoro e Torre Guaceto.
Sono anche partiti i campi di sorveglianza di #GenerAzioneMare per le tartarughe marine che vedranno per tutta l’estate circa 200 volontari impegnati nel monitoraggio di eventuali nidi lungo le coste di Sicilia, Calabria (considerata una vera nursery italiana per questa specie), Basilicata, Puglia, Campania e persino Toscana dove lo scorso anno sono state segnalate per la prima volta due nidificazioni.
E proprio ieri, forse per celebrare il "Turtle day", si è avuto la notizia della prima nidificazione a Castellaneta Marina, in provincia da Taranto

Le tartarughe marine svolgono un ruolo chiave negli ecosistemi marini, tra l'altro, mantenendo la salute delle praterie di posidonia e delle barriere coralline. Le 7 specie di tartarughe che popolano gli oceani nel mondo (caretta caretta, tartaruga liuto, tartaruga verde – che popolano anche il Mediterraneo,  tartaruga embricata, tartaruga olivacea, tartaruga di Kemp, tartaruga a dorso piatto) sono già tutte colpite in vario modo da altri fattori di rischio sempre legati alle attività umane: catture per utilizzo di loro parti destinate alla medicina tradizionale, furti di uova, occupazione e degrado dei siti di riproduzione, inquinamento da plastiche (scambiate per prede)  e non ultimo, i cambiamenti climatici che influiscono sui processi riproduttivi e sugli habitat. La pesca accidentale aggiunge una pressione insostenibile per un animale che ha un ritmo di crescita lentissimo e che raggiunge la maturità riproduttiva dopo decenni.

Il sistema ‘salva-tartarughe’ TED è semplice da usare e ha dimostrato un vantaggio anche per i pescatori stessi poiché prevenendo lo schiacciamento dei gamberi aumenta la redditività della pesca. Il sistema consiste in una griglia posta alla base della rete che permette una via  di fuga alle tartarughe e ad altre grandi specie marine come squali e razze.
Nel report il WWF elenca diversi altri vantaggi per i pescatori che utilizzano questo sistema, come la riduzione di consumo di carburante dovuto al mancato trascinamento di prede pesanti e diverse dai gamberi,  la riduzione dello schiacciamento del prodotto di pesca, la riduzione dei danni alle reti dovuti alle catture accidentali, e, non ultimo, una presenza sul mercato qualificata per il marchio TED presente sul prodotto.

Nido di Caretta caretta nel Golfo di Taranto

Gio, 15/06/2017 - 00:00
Tutto è iniziato nel tardo pomeriggio di ieri, 14 giugno, quando l’occhio attento del piccolo Ruggiero, accompagnato dal padre, notava lungo l’arenile un’esemplare di Caretta caretta intento nella deposizione delle uova . Allertata la Guardia Costiera di Taranto, la stessa ha contattato la sezione tarantina del WWF, che a sua volta ha contattato come da prassi il responsabile del Centro Tartarughe Marine di Policoro, quale Centro di riferimento del compartimento marittimo dell’area del Golfo interessata nell’ambito del Progetto tatarughe WWF Italia e del progetto europeo LIFE EuroTurtles NAT 000997.
I responsabili del Progetto Tartarughe di Policoro si sono immediatamente recati sul posto, a Castellaneta Marina, sulla spiaggia antistante il lido “La Barchetta”. Accertato lo stato di precarietà del nido, che si trovava a soli 8,5 metri dalla battigia, si è deciso di ricollocarlo per evitare l’allagamento della camera di deposizione, che in effetti stamattina risultava allagata ma per fortuna le nostre 86 uova erano già in salvo. Ci aspettano all’incirca 60 giorni di trepidante attesa prima di sapere quante piccole tartarughe raggiungeranno il mare.
Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione di associazioni come Anpana,Greenrope, WWF Taranto, lo staff del lido “La Barchetta” e al pronto intervento della Guardia Costiera di Taranto.
 

EuroParlamento, voto importante contro i pesticidi

Mer, 14/06/2017 - 00:00
I cittadini possono dire la loro firmando l’Ice contro il pericoloso glifosato  
La Natura ha vinto contro i pesticidi grazie al voto di oggi al Parlamento Europeo,
dove non si è raggiunto il quorum necessario per cancellare il divieto di uso di pesticidi nella EFA (le Ecological focus area, ossia le “aree di interesse ecologico”). Gli agricoltori che dunque coltivano una superficie ampia non potranno avvelenare le EFA se vorranno accedere ai “pagamenti ecologici’" (il cosidetto greening), che rappresentano il 30% del bilancio del primo pilastro della Politica agricola comune (PAC).
“Un risultato in chiaroscuro - lo definisce Maria Grazia Mammuccini, Portavoce della Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45  associazioni ambientaliste e della società civile nella battaglia contro l’erbicida più diffuso al mondo - In chiaroscuro perché abbiamo portato a casa il risultato di sottrarre una parte della superficie agricola alla diffusione incontrollata di veleni nei campi. Ma il voto di oggi ha anche rappresentato  un segnale di disinteresse per la salute dei cittadini da parte del Parlamento Europeo, che, pur non raggiungendo il quorum necessario per cancellare una norma della Commissione, ha votato a maggioranza per l’eliminazione del divieto ai pesticidi”, spiega.
“Dall’Europa continuiamo ad aspettarci di più: ora infatti si deciderà della proroga o meno per l’utilizzo del glifosato. Gli organismi scientifici sono divisi sulla cancerogenicità, ma non sulla sua dannosità per la salute umana e quella ambientale. Gli interessi della Monsanto – continua Mammuccini - sono molto forti, come abbiamo visto anche nelle istruttorie degli studi sul glifosato. È quindi oggi più che mai importante che si raccolgano le firme per l’iniziativa dei cittadine europei, una forma di legge popolare che può bypassare le posizioni retrive di una parte dell’Europarlamento e della Commissione Ue”. Oggi l’Ice sta raggiungendo il traguardo del milione di firme necessarie in tutto il Continente e in Italia si è prossimi al quorum necessario. “Serve un ultimo sforzo: i cittadini hanno la possibilità di dire la loro e possono utilizzarla”, conclude la portavoce della Coalizione.
Le firme si raccolgono sul sito
SCHEDA - Background sulle aree di interesse ecologico (EFA)
L'obiettivo prioritario delle EFA è "salvaguardare e migliorare la biodiversità naturale nelle aziende agricole", e questo requisito riguarda solo il 5% dei terreni a seminativo in aziende agricole con superficie agricola  superiore a 15 ettari. Ricordiamo che in Italia la dimensione media delle aziende è di appena 8 ettari e quindi solo il 5% delle aziende dovrà dotarsi delle EFA (pari a circa il 26% delle superfici a seminativo). Le EFA sono finalizzate essenzialmente a salvaguardare e migliorare la biodiversità naturale nelle aziende agricole, un obiettivo necessario anche al mantenimento di un agricoltura di qualità quale quella italiana
Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook #StopGlifosato

Per la prima volta applicati GPS a 8 giovani di aquila di Bonelli

Mer, 14/06/2017 - 00:00
La specie è fortemente minacciata dal prelievo illegale di uova e pulcini dai nidi
Per la prima volta in Italia, un team italo-spagnolo di esperti di rapaci, incaricato dal WWF Italia, ha potuto dotare di speciali anelli colorati e di trasmettitori satellitari GPS 8 giovani di Aquila di Bonelli (Aquila fasciata) in Sicilia. Il trasmettitore GPS permetterà agli studiosi di monitorare gli spostamenti dell’aquila, di analizzarne il comportamento e di conoscere abitudini e preferenze riguardo all’habitat.
Il trasmettitore GPS consentirà anche di raccogliere preziose informazioni sulle cause di mortalità, così da tarare meglio gli interventi di tutela. Si tratta quindi di sei maschi e due femmine, nati da sei differenti coppie di rapaci, da tempo sottoposte a sorveglianza anti-bracconaggio e monitoraggio scientifico dal LIFE ConRaSi.
Nell’isola sono presenti 43 coppie note, di cui appena 23 sono risultate capaci di riprodursi con successo nel 2017. L’azione di tutela ha garantito anzitutto che nessuna delle 23 coppie nidificanti in Sicilia di aquila di Bonelli abbia subito la sottrazione di pulcini dal nido nel periodo riproduttivo ma anche la segnalazione agli organismi  di sospette attività in prossimità dei siti di nidificazione probabilmente volte a commettere reati contro questa fauna protetta.
L’obiettivo finale di questa azione è quello di garantire un futuro anche alla nuova generazione di Aquila di Bonelli nata in Sicilia quest’anno, fortemente minacciata dal prelievo illegale di uova e pulcini dai nidi. La tutela di questi rapaci, in passato oggetto di vera e propria persecuzione e in molti casi scomparsi dal loro areale naturale, è un tassello fondamentale per la tutela della straordinaria biodiversità del nostro paese.

 

Il LIFE ConRaSi, co-finanziato dall’Unione Europea e realizzato interamente in Sicilia, è un progetto coordinato dal WWF Italia  e coinvolge attivamente la Regione Siciliana (Dipartimento Regionale Ambiente e Dipartimento Regionale dello Sviluppo Rurale e Territoriale) e l’associazione spagnola GREFA. Questo team è supportato esternamente anche dal locale Gruppo Tutela Rapaci. Il progetto interviene in Sicilia per migliorare lo stato di conservazione di tre specie in pericolo: Aquila di Bonelli, Lanario e Capovaccaio.