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WWF Italia

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Aggiornato: 2 ore 44 min fa

L'Italia voterà No al glifosato

Mar, 17/10/2017 - 00:00
Coalizione #StopGlifosato
Dopo il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, anche la responsabile del dicastero della Salute Beatrice Lorenzin ha anticipato la volontà Governo italiano a votare no al glifosato in sede europea.  “Grazie all’azione di Greenpeace che ha incontrato direttamente la ministra nel corso di un sit-in, abbiamo ora la conferma che il nostro Pase intende compattamente schierarsi contro il rinnovo all’uso dell’erbicida”, spiega Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione #StopGlifosato che rappresenta 45 associazioni ambientaliste, agricole e dei consumatori.
 
“Si tratta di un grande risultato con il quale l'Italia assume un ruolo fondamentale a livello UE per bloccare una nuova autorizzazione per questo pericoloso erbicida. Ora la palla passa decisamente nel campo europeo: il 25 ottobre a Bruxelles si decide se prorogare l’uso di una sostanza gravemente sospettata di cancerogenicità e la cui dannosità ambientale è definitivamente provata. La nostra azione a questo punto deve essere rivolta alla UE: la Francia e l’Italia hanno deciso di votare contro il glifosato, altri Paesi devono aggiungersi. Tenendo conto nel loro giusto peso dei risultati raggiunti con l’Iniziativa dei cittadini europei: sono state raccolte in poche settimane oltre un milione di firme  – ricorda Mammuccini – per cancellare il glifosato dai campi e dalle tavole europee”.
 
Per essere sempre informato sulle attività della Campagna StopGlifosato seguici su Facebook #StopGlifosato
 
Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI - AIAB -  ANABIO- APINSIEME – ASSIS - ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ - CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali - CONSORZIO DELLA QUARANTINA - COSPE ONLUS - DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA - EQUIVITA - FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO - FEDERAZIONE PRO NATURA - FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA - FIRAB - GREEN BIZ - GREEN ITALIA - GREENME – GREENPEACE - IBFAN- ITALIA - IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST - ISDE Medici per l’Ambiente - ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE - LIPU-BIRDLIFE ITALIA - MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO - NAVDANYA INTERNATIONAL - NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE - PAN ITALIA – Pesticide Action Network - REES-MARCHE - SLOW FOOD ITALIA - TERRA NUOVA - TOURING CLUB ITALIANO - UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO - VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ - WWF ITALIA - WWOOF-ITALIA
 

Tartarughe marine, il bilancio dell'ultimo nido

Mar, 17/10/2017 - 00:00
Dopo oltre due mesi di monitoraggio del sito di nidificazione di Caretta caretta ritrovato in località  Campomarino di Maruggio (Taranto) si può affermare certamente positiva la conclusione  di tale esperienza. Il 52% di schiusa in un nido soggetto a mareggiata e traslocato ben due volte è certamente un ottimo risultato e incoraggiante per la conservazione di una specie vulnerabile come Caretta. Delle 99 uova originariamente rinvenute il 14 agosto al Lido “Paradise Beach” a seguito della mareggiata che ne aveva evidenziato la presenza, solo 86 vennero ricollocate nella spiaggia antistante il Lido dei cavalieri di Malta. Successivamente, a seguito di una nuova mareggiata di fine stagione, le uova vennero riposizionate nel tratto di spiaggia protetta dalla struttura portuale di Campomarino. Il supporto dell'amministrazione comunale e dei volontari di Green Rope e WWF ha reso il lavoro di protezione meno faticoso considerate le temperature non più favorevoli al bivacco e al controllo del sito H24.
Nonostante le poche aspettative legate alla stagione non più ottimale e alle peripezie delle due traslocazioni, il miracolo della natura non si è  fatto attendere: il 9 ottobre alle 5.30 le prime piccole tartarughine si sono presentate al mondo e pronte alla conquista del mare.
Le stesse temperature ormai non più estive, non hanno favorito l'emersione delle piccole, pertanto i ricercatori del Centro WWF di Policoro responsabili del progetto Golfo di Taranto, si sono adoperati affinché il percorso fosse meno arduo; e con il prezioso aiuto della Lega Navale di Maruggio e del suo presidente, le piccole tartarughe marine, percorso il corridoio approntato per facilitarne il possibile imprinting con il luogo di schiusa, con tutte le cautele del caso, venivano immediatamente liberate in mare aperto e in acque temperate, al sicuro da reti da posta e predatori come i pesci serra.
Dopo 6 giorni di schiusa e successiva pausa di non emersione, finalmente si può fare un bilancio: 44 uova schiuse con 38 piccoli emersi dalla sabbia e 6 ritrovati purtroppo morti all'interno del nido. Le altre uova, al “digging” (operazione di apertura e verifica della camera di deposizione) hanno confermato la presenza di muffe e la conseguente non ovulazione, compromettendo la naturale crescita delle uova e morte degli embrioni. Nonostante le diverse peripezie, al contrario dell’ultima deposizione lungo le spiagge di Maruggio, la deposizione 2017 segna senza dubbio un risultato positivo, confermando ulteriormente il litorale di Campomarino di Maruggio, importante luogo di deposizione in area salentina.
Questo ennesimo risultato conferma la necessità e l’urgenza della corretta conservazione di un patrimonio irripetibile quale paesaggio costiero, arricchito di biodiversità come confermato anche dalla presenza ormai costante di una specie “Bandiera” come la tartaruga Marina.  
I responsabili del CRTM Golfo di Taranto ringraziamn l’Amministrazione comunale di Maruggio, il sindaco Alfredo Longo, la Lega Navale di Maruggio, l’Ass. Greenrope di Bari, i volontari del WWF e naturalmente tutta la cittadinanza che ha supportato con meravigliosa disponibilità gli sforzi dei ricercatori del WWF Italia, che con la loro professionalità e dedizione, sono riusciti ancora una volta nel miracolo della vita.

Torna in aula il DDL Falanga

Mar, 17/10/2017 - 00:00
Torna in aula alla Camera, oggi pomeriggio, come secondo punto in discussione, il ddl Falanga, più che un provvedimento legislativo, un vero e proprio salvacondotto per i “ladri” di territorio, per gli speculatori che a dispetto della bellezza del nostro Paese fanno dell'abusivismo una regola. Tutto ciò mentre in Senato langue, nonostante la mobilitazione dell'opinione pubblica e del mondo associativo, la legge sul Consumo del suolo, una legge di cui il nostro Paese avrebbe un gran bisogno.
Il WWF chiede al Parlamento di mettere definitivamente la parola fine ad una proposta di legge inaccettabile che costituisce di fatto una sorta di titolo abilitativo edilizio acquisito in capo a chi ha realizzato un edificio illegale e lo abita, spostando  per legge, in fondo alla lista degli ordini di demolizioni le case illegali stabilmente occupate.
“L’introduzione dell’abusivismo di necessità per giustificare questo intervento normativo è semplicemente incomprensibile: invece che puntare sulla legalità per tutelare il territorio e il capitale naturale di tutti gli italiani con in ddl Falanga si sceglie nella sostanza di legalizzare l’illegalità, e come se non bastasse rappresenta una minaccia alla sicurezza della collettività”. Dichiara la Presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che su Twitter ha definito il ddl Falanga uno “schiaffo all’ambiente e alla legalità”.
“Gli oltre 50 milioni di stranieri che ogni anno visitano l’Italia sono attirati dalle nostre bellezze, dal nostro paesaggio, dalla nostra natura e dalla nostra storia  - conclude Donatella Bianchi -. Possibile che, invece di tutelare questo patrimonio unico al mondo si apra la strada a questa ‘deturpazione di necessità’?”.

Mai piu' incendi, un convegno in Abruzzo

Mar, 17/10/2017 - 00:00
Era stato annunciato all’indomani dei roghi che nei mesi scorsi hanno devastato i boschi dell’Italia centrale e ora l’iniziativa si concretizza: 5 tra istituzioni e sodalizi scientifici e 18 associazioni e organizzazioni territoriali hanno lavorato insieme per dare vita a un convegno interregionale per il quale è stato scelto il significativo titolo “Fiamme sull’Appennino. Mai più emergenza incendi”. Convegno interregionale perché è prevista una sessione nel Lazio, a Rieti, venerdì 20, e una in Abruzzo. L’appuntamento per l'Abruzzo è stato fissato a sabato 21 ottobre, a Pescara, presso l’auditorium Leonardo Petruzzi, in via delle Caserme, dalle 9.00 alle 13.30.

I gruppi promotori sono CISDAM (Centro Italiano Studi Alberi Mediterranei), SIRF (Società Italiana di Restauro Forestale), SISM (Società Italiana Scienze della Montagna), Sabina Universitas Rieti, Università degli Studi della Tuscia Viterbo. E inoltre le associazioni: AIPIN, Ambiente e/è Vita, Archeoclub, CAI-Tam, Collettivo Studentesco Pescara, CONALPA, Ecoistituto Abruzzo, Fondazione Genti d’Abruzzo, Italia Nostra, Legambiente, Le Majellane, LIPU, Marevivo, Mila Donnambiente, Pro Natura, Scienza under 18, So.Ha.-giovani cittadini attivi, WWF Itaila.

Il programma del convegno abruzzese è articolato in due sessioni.
La prima, più squisitamente scientifica, prevede una introduzione di Giovanni Damiani, già direttore tecnico Arta Abruzzo, con interventio di esperti e Forestali. La seconda sessione, affidata al coordinamento di Dario Febbo, che fino al marzo scorso è stato direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nel corso della quale interverranno brevemente i rappresentanti delle Associazioni di protezione ambientale.
A conclusione dei lavori sarà presentata una carta per le pratiche virtuose di prevenzione, lotta e interventi post incendio nelle aree boschive. Sono invitati a partecipare il Presidente della Regione Abruzzo, gli assessori regionali, i presidenti delle province di L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo, i sindaci dei comuni interessati, sindacati, ordini professionali, organismi di gestione delle Aree Naturali Protette.

La cicogna bianca di Menfi torna a volare

Mar, 17/10/2017 - 00:00
Questa che vi raccontiamo è la storia della cicogna bianca che non riusciva più a volare. Lo scorso 15 agosto, Baldo Benigno stava facendo una passeggiata tra le campagne di Menfi (AG), quando ad un certo punto la sua attenzione viene catturata da una cicogna bianca in difficoltà. Si avvicina immediatamente al volatile sofferente ma non riuscendo a capire quale sia il problema, decide di contattare immediatamente il WWF di Menfi. Dopo qualche minuto alcuni volontari  si precipitano sul posto per constatare cosa impedisca  alla cicogna di volare e si rendono conto che non ci sono ferite esterne e che le sue ali non hanno nessun problema.
A questo punto si mettono in contatto con il Centro Regionale di Recupero Fauna Selvatica della Lipu di Ficuzza che dà la sua immediata disponibilità per visitare il volatile in difficoltà. Giovanni Giardina, naturalista e responsabile del centro, dopo un primo attento controllo individua la causa del problema: il trampoliere ha ingerito del veleno. Il lieto fine di questa storia arriva il 14 ottobre quando, grazie a 2 mesi di cure, la cicogna bianca è stata in grado di tornare a volare più forte di prima. 

Una legge di bilancio piu' verde

Mar, 17/10/2017 - 00:00
La misura per far crescere il verde di cui le nostre città e i cittadini hanno un fortissimo bisogno, annunciata nella Legge di Bilancio varata oggi dal Consiglio dei Ministri è certamente un fatto importante. Lo afferma il WWF Italia che ieri, con Urban Nature (più di 100 iniziative in oltre 50 città), ha voluto puntare l’attenzione sulla biodiversità urbana e sulla necessità di un grande piano per il verde nelle nostre metropoli.
Aumentare la quantità di verde nelle nostre città è un passaggio indispensabile per renderele resilienti, mitigare gli effetti del cambiamento climatico, assorbire e ridurre gli inquinanti atmosferici, depurare le acque e aumentare il drenaggio naturale oltre che migliorare la salute e il benessere dei cittadini, soprattutto i bambini, che vivono nelle nostre città.
La scelta di valorizzare attraverso un meccanismo fiscale innovativo il verde, in particolare quello urbano, è certamente una scelta positiva oltre che un meccanismo utile per averee aree urbane più amiche della natura e della salute.

Giornata Mondiale Alimentazione

Lun, 16/10/2017 - 00:00
La conservazione della natura nelle pratiche agricole, restituendo spazio agli habitat naturali all’interno degli agroecosistemi ha un ruolo sempre più strategico. Lo ricorda il WWF nella Giornata Mondiale dell’Alimentazione indetta dalla FAO. Si tratta di un obiettivo richiamato anche nel documento finale del G7 Agricoltura che si è concluso ieri a Bergamo, dove al punto 16 della dichiarazione dei Ministri dell’Agricoltura i Paesi più sviluppati si sono impegnati a “sostenere il ripristino degli ecosistemi, la conservazione e la protezione della biodiversità e l'uso sostenibile delle risorse genetiche e naturali, in particolare del suolo e dell'acqua, come strumenti importanti per lo sviluppo di una agricoltura più produttiva, competitiva, resiliente, sostenibile e di alta qualità e come componenti necessari per la gestione dei rischi per l’agricoltura”.
La prossima riforma della Politica Agricola Europea (PAC) dovrà, con coerenza, sostenere questo impegno dei Ministri dell’Agricoltura dei Paesi del G7 garantendo adeguate risorse per la conservazione della biodiversità e il ripristino degli ecosistemi, premiando i modelli di agricoltura che mantengono i servizi degli ecosistemi come l’agricoltura biologica e biodinamica.
Secondo la FAO oggi 815 milioni di persone, l'11% della popolazione globale - in particolare bambini - si trovano in situazioni di insicurezza alimentare e l’obiettivo degli SDGs per uno sviluppo sostenibile globale relativo alla riduzione della fame è messo a rischio dalla continua perdita di biodiversità e dai cambiamenti climatici. La popolazione mondiale dovrebbe aumentare a circa 10 miliardi di persone entro il 2050: in tale scenario diventa indispensabile un aumento sostenibile della produzione agricola senza compromettere i processi e cicli biologici.
È indispensabile promuovere una transizione verso l’agroecologia, che sostituisca il modello di agricoltura nato con la rivoluzione verde del secolo scorso, dipendente sempre più da imput chimici di sintesi esterni agli agroecosistemi, non più in grado di assicurare un reddito adeguato agli agricoltori e causa della pericolosa perdita di biodiversità naturale, perdita della fertilità del suolo e degrado delle risorse idriche. La Francia, dal 2014, ha avviato un programma specifico per l’agroecologia, con la presentazione di due rapporti sulle buone pratiche realizzate per una transizione verso un modello di agricoltura più sostenibile. Sarebbe opportuno che anche l’Italia, seguendo l’esempio francese, avviasse prima possibile un programma nazionale per l’agroecologia, in coerenza con gli obiettivi della “Carta di Milano” presentata in occasione di EXPO Milano 2015 e in linea con le conclusioni del G7 Agricoltura di Bergamo.

Il decalogo del WWF per una agricoltura amica della natura offre un menù di azioni pratiche e concrete che le aziende agricole possono già mettere in pratica utilizzando le risorse finanziarie disponibili nella programmazione 2014-

Il Papa alla FAO

Lun, 16/10/2017 - 00:00
Il WWF esprime sincero e riconoscente apprezzamento per il discorso di Papa Francesco oggi alla FAO. Di fronte alla superficialità con cui spesso vengono affrontati i nodi cruciali del nostro tempo, il Papa ha ristabilito la realtà di cause ed effetti, ha invitato a non nascondersi di fronte alle radici dei problemi, come il cambiamento climatico e le guerre, ma ad affrontarli con decisione. Il Papa ha, inoltre, sottolineato il legame inscindibile tra problemi ambientali, problemi sociali e problemi economici: un legame che spesso viene ignorato dalla politica e nascosto all’opinione pubblica. In un mondo che altera e distrugge gli ecosistemi che sostengono la vita, mentre occorre cambiare decisamente strada e coniugare la prosperità con il rispetto della natura e dell’ambiente, il nodo della distribuzione equa delle risorse naturali è condizione indispensabile.
In questo quadro occorre, da subito, ridurre drasticamente le emissioni climalteranti e applicare l’Accordo di Parigi per rimanere entro 1.5°C di riscaldamento globale e scongiurare impatti catastrofici. Nel contempo, occorre uno sforzo straordinario per affrontare gli impatti dell’aumento delle temperature già in atto, incluse le migrazioni interne e tra gli Stati: negarli o ignorarli porterebbe solo ad aggravarli.
Il WWF si augura che l’appello del Papa, alla vigilia della COP23 di Bonn che inizierà il prossimo 6 novembre, venga ascoltato da tutti e che si lavori per rendere l’Accordo di Parigi davvero efficace nel conseguire l’obiettivo di evitare all’umanità e al Pianeta scenari di grave sofferenza.

Cambiamenti climatici, concorso di idee

Lun, 16/10/2017 - 00:00
L’associazione Shylock Centro Universitario Teatrale di Venezia organizza e bandisce il concorso - in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia - di Comunicazione e creatività   "Cambiamenti climatici - The Grand Challenge". L'edizione 2017 (l'undicesima ) vede la collaborazione di  Europe Direct  e VICCS Venice International Center for Climate Studies - oltre all'Università Ca' Foscari, con il patrocinio di Commissione Nazionale Italiana Unesco, Ministero dell'Ambiente, CMCC (Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti climatici), WWF Italia, Legambiente, ISDE Italia.
C'è tempo fino al 20 ottobre per presentare le candidature.

info e bando qui >> 
e.mail:  concorso@cut.it

Urban nature in 100 citta' e' stato un successo

Dom, 15/10/2017 - 00:00
All’evento nazionale di Roma sono intervenuti il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri gen. Tullio del Sette e l’Assessore alla Sostenibilità ambientale di Roma Capitale Pinuccia Montanari A conclusione della prima edizione di Urban Nature, la grande festa della natura nelle città italiane, il WWF tira le somme di un’iniziativa che è riuscita ad avvicinare i cittadini alla biodiversità che, quotidianamente si incontra mentre si va a lavoro, a scuola o si fa una passeggiata in un parco cittadino. Il viaggio nel verde delle città ha evidenziato, però, limiti evidenti che impongono scelte per far sì che le città italiane rispondano meglio al bisogno di natura che i cittadini manifestano. Nonostante siano stati fatti passi in avanti con la costituzione del Comitato Nazionale per il Verde Pubblico, in Italia siamo ancora lontani nella progettazione del verde, dalla Green Grid (rete verde) di Londra o dal Green Infrastructure Plan di New York e solo nei centri maggiori (sicuramente a Milano e Roma) o del Plan de vegetalisation de la ville di Parigi si sta cominciando a ragionare sulla creazione di un intervento di sistema che raccordi le aree verdi esistenti o progettate o almeno le aree protette (su 116 Comuni capoluogo di provincia, sono 88 i Comuni nel cui territorio, ad esempio, è localizzato almeno un sito Natura 2000) e i giardini pubblici cittadini o, addirittura, faccia entrare la rete ecologica urbana nella zonizzazione urbanistica e nelle norme di attuazione del piano.
I cittadini chiedono di poter essere coinvolti nella gestione del verde, non solo moltiplicando le esperienze degli “orti sociali urbani”, diffusi in 94 di 116 comuni capoluoghi di provincia, ma promuovendo ex novo in Italia, negli ultimi 5 anni, prima a Milano (dal 2012) e poi a Roma (dal 2015), l’esperienza dei giardini e degli orti condivisi attraverso un Regolamento ad hoc che permette la concessione in uso ad Associazioni di cittadini di spazi verdi (sono 200 nell’area di Roma metropolitana le realtà auto-censite attraverso l’operazione di mappatura dal basso promossa da Zappata Romana, comprendenti anche orti urbani, informali, mentre 68 esperienze simili sono state contabilizzate a Milano con una decina i giardini condivisi riconosciuti dal Comune). “Non solo i dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) confermano che l’Italia è tra i Paesi maglia nera in Europa per lo smog ma comincia ad essere evidente come la mancanza del contatto con la natura abbia effetti negativi sulla salute, soprattutto nelle fasi della crescita. Il contatto con il verde urbano e con la biodiversità cittadina è spesso l’unica occasione per vivere la natura nel quotidiano: parchi e giardini hanno un ruolo fondamentale nel contrastare il “deficit di natura” che, purtroppo, influenza in modo sempre più determinante la vita di ragazzi e bambini che vivono nelle nostre città - dichiara la Presidente del WWF Italia Donatella Bianchi -. Per questo il WWF con Urban Nature non solo ha voluto rendere protagonista la natura cittadina ma rivolge un appello a tutte le istituzioni per un grande piano nazionale per il verde urbano: un piano per migliorare, da subito, la qualità della vita e la salute di chi vive nelle città italiane”.
Alla luce di tutte le ricerche che documentano l’importanza del verde nei sistemi urbani per la salute e il benessere dei cittadini (in particolare per il sequestro del carbonio e la cattura di particolato come PM 10 e PM 2,5 nonché del protossido di azoto e di anidride solforosa) il WWF ritiene che questo capitale naturale debba essere arricchito e correttamente gestito in tutte le aree urbane.
Al termine di questo viaggio nella natura nelle città il WWF chiede quindi di procedere alla integrazione urbanistica (o con varianti generali a quelle esistenti dei Piani Comunali del Verde) con una pianificazione che individui e valorizzi la rete ecologica e i servizi ecosistemici forniti dalle aree urbane e le aree libere, utili e funzionali all’adattamento ai cambiamenti climatici; di predisporre i censimenti del verde, che sono uno strumento fondamentale per una corretta pianificazione, programmazione e progettazione delle nuove aree verdi o per la riqualificazione di quelle esistenti; di rendicontare e valorizzare gli interventi predisposti o attuati per la messa a dimora di alberi per ognuno dei bambini nati o adottati nel territorio comunale (in attuazione della legge n. 10/2013), dando maggiore evidenza alla loro coerenza con la pianificazione del verde e le politiche e le azioni a tutela della rete ecologica e della biodiversità e nel contrasto ai cambiamenti climatici e al consumo di suolo; di favorire, anche con un maggior coinvolgimento degli uffici comunali competenti, l’esperienza civica dei “giardini condivisi” e degli “orti sociali”.

Nella domenica della natura in città sono stati più di 300 i volontari WWF, tra cui molti del Gruppo WWF Young che hanno dato il loro contributo per realizzare le oltre 100 iniziative (fra cui 23 cacce al tesoro) che si sono svolte in più di 50 città fra cui (Trieste, Bologna, Milano, Genova, Firenze, Perugia, Chieti, Rovigo, Napoli, Potenza, Catania, Palermo, Caserta, Bergamo, Lecce, Livorno, Pistoia, Taranto). Dalle 130 squadre sono che si sono cimentate nelle cacce al tesoro di biodiversità sono arrivate circa 2000 segnalazioni. Complessivamente sono stati 13 i partner che hanno dato il proprio contributo all’iniziativa. A livello nazionale l’Arma dei Carabinieri, l’Associazione Nazionale Musei Scientifici, CSMON-LIFE, oltre agli sponsor tecnici Growing paper ed Equotube. Inoltre a Roma l’evento nel Parco di Villa Borghese al quale, tra gli altri, sono intervenuti il comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Gen. Tullio del Sette e l’assessore alla Sosetenibilità ambientale di Roma Capitale Pinuccia Montanari è stato possibile grazie agli studenti dei Licei Aristofane e Augusto, al Teatro di San Carlino, a Safarid’Arte - Associazione Ara Macao, Natura Sì, Ars et Natura, l’Associazione Myosotis e il Museo Civico di Zoologia, il Museo del Crimine Ambientale (MACRI) e Bioparco di Roma, l’Associazione Amici degli Alberi, l'agenzia fotografica Homo Hambiens, WWF Ricerche e progetti e WWF Oasi, e al patrocinio dell’Assessorato alla Sostenibilità ambientale di Roma Capitale. Le visite guidate inoltre sono state svolte grazie alla partecipazione di noti esperti come Francesco Petretti, Antonio Canu, Valerio Sbordoni, Toni Mira, Enrico Alleva, Fausto Manes, Francesco Marcone e del piccolo ornitologo Francesco Barberini.

Altri 2 lupi uccisi, e impiccati, in Toscana

Ven, 13/10/2017 - 00:00
Episodio macabro in provincia di Siena: due lupi sono stati impiccati questa mattina al cartello all’entrata del Paese di Radicofani. La scena raffigurata nelle immagini che girano sui social network è raccapricciante, con due lupi che penzolano dal cartello all’inizio della cittadina toscana.
E' sono solo l’ultimo macabro episodio di una lunga serie di episodi di bracconaggio. Ricordiamo quello avvenuto qualche mese fa a Suvereto, sempre in Toscana. Il WWF, che nelle scorse settimane ha ricevuto delle minacce in quanto “difensore dei lupi”, non solo esprime sdegno per quanto avvenuto ma ha dato mandato al proprio ufficio legale di compiere tutti gli atti necessari per una eventuale costituzione di parte civile contro chi ha compiuto questo orribile crimine contro la natura. Visto che non si tratta del primo episodio di questo genere il WWF auspica che ci sia una rapida mobilitazione della Procura competente per individuare e punire severamente i responsabili. L’associazione è certa che i Carabinieri Forestali interverranno con le proprie competenze e capacità investigative.
Proprio in Toscana, dove da alcuni anni è attivo il progetto Life MedWolf, di cui il WWF è partner, per favorire la pacifica coesistenza tra gli allevatori e i lupi, il WWF ha avviato diverse iniziative, tra cui la collaborazione con gli allevatori virtuosi di Difesa Attiva, che l’associazione sostiene con un contributo per il mantenimento dei cani da guardiania.
Si è innescata una situazione esplosiva che mette in pericolo la conservazione del lupo, una specie simbolo del nostro paese e che costituisce un elemento fondamentale del nostro capitale naturale. Il WWF rivolge, quindi, l’ennesimo appello alla conferenza Stato-Regioni affinché venga approvato al più presto, ovviamente con lo stralcio del capitolo relativo agli abbattimenti legali, il Piano di Conservazione e Gestione del lupo in Italia, che contiene importanti misure contro il bracconaggio. Inoltre il WWF chiede alla Regione Toscana, dove purtroppo si concentrano diversi casi di bracconaggio ai danni del lupo, di ridurre i tempi di attesa per riconoscere agli allevatori onesti i danni da fauna, così come chiesto dalle associazioni di categoria.

La strage dei pinguini di Adelia

Ven, 13/10/2017 - 00:00
Una colonia di oltre 18.000 coppie di pinguini di Adelia nella Terra di Adelia in Antartide, ha subito un catastrofico crollo riproduttivo nel 2017, con solo due pulcini sopravvissuti. Nel contesto del meeting internazionale che si terrà a Hobart, in Australia, la prossima settimana, il WWF chiederà un’ampia protezione delle acque delle aree dell’Antartico orientale con l’istituzione di una specifica Area Marina Protetta . I pinguini di Adelia vivono grazie a una dieta costituita principalmente da krill, i piccoli gamberetti che sono alla base dell’alimentazione di tanti animali antartici.
La popolazione di pinguini di Adelia nell’area orientale dell’Antartico è in condizioni generalmente migliori rispetto a quella dell’area della penisola occidentale antartica dove si avverte in maniera più significativa l’effetto del cambiamento climatico. Purtroppo il grave fallimento riproduttivo di questa colonia nella zona orientale sembra legato ad una inusuale estensione dei ghiacci nel periodo estivo, che ha provocato problemi per gli estenuanti spostamenti dei pinguini adulti in cerca di cibo da destinare ai pulcini e che ha prodotto come risultato la morte dei piccoli. Esiste purtroppo il rischio  che questa zona venga anche aperta alla pesca esplorativa di krill, creando una significativa competizione con i pinguini di Adelia per le risorse alimentari , una specie giàcolpita da due catastrofici fallimenti riproduttivi in quattro anni.
La Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Antartiche (CCAMLR), composta da 25 Stati membri e dall'UE, si riunirà il 16 ottobre a Hobart (Tasmania), dove prenderà in considerazione la proposta per una nuova area marina protetta che interessa le acque dell’Antartide orientale. La proposta, guidata da Australia e Francia con il supporto dell’Unione Europea ha affrontato un lungo iter di 8 anni di attesa. Tuttavia le prospettive non sono delle migliori considerando il fatto che il CCAMLR ha da poco varato la più grande area marina dell’Antartide nel Mare di Ross.
Il WWF tuttavia insiste: questa nuova area marina protetta è cruciale per garantire un futuro per la fauna selvatica e la biodiversità nella penisola antartica orientale, tra cui in particolare i pinguini di Adelia e i pinguini imperatori.
Quattro anni fa, la stessa colonia che all’epoca aveva più di  20.000 coppie, non ha prodotto un singolo pulcino. Un clima insolitamente caldo, seguito da una rapida caduta delle temperature, ha portato molti pulcini alla morte.
Il WWF sta sostenendo le attività di ricerca condotte da scienziati francesi che lavorano per il Centro Nazionale di Ricerca Scientifica (CNRS) nella regione dal 2010. Rod Downie, responsabile del Programma Polare del WWF Internazionale ha dichiarato: “Non possiamo in nessun modo correre il rischio di aprire questa zona alla pesca esplorativa di krill che è l’ alimento base dei pinguini. E’ cruciale che  Commissione agisca ora, istituendo una nuova area protetta marina per le acque dell' Antartico orientale e proteggendo in questo modo la casa dei pinguini”.

La proposta originale dell'area marina protetta comprendeva sette ampie aree marine costiere dell'area dell'Antartico orientale che sono state successivamente ridotte a quattro. È stato anticipato che solo tre di queste (che sono le aree MacRobertson, Drygalski e l'area della regione di mare D'Urville Mertz dove è localizzata una colonia nella Petrel Island Adélie) saranno accettate quest'anno. In particolare la regione del mare D'Urville Mertz deve essere assolutamente tenuta fuori dalla possibilità della pesca del krill perché costituisce una zona di alimentazione e nidificazione per i pinguini di Adelia. Il WWF chiede che nei prossimi anni siano realizzate come aree marine protette dal CCAMLR, altre quattro aree che sono quelle di Gunnerus, Enderby, la baia di Prydz e Wilkes.
Yan Ropert-Coudert, senior scientist per i pinguini del Consiglio nazionale delle Ricerche francese (CNRS) e che ha guidato il programma sui pinguini nella Stazione di ricerca Dumont D'Urville adiacente alla colonia, ha affermato: "La regione è sottoposta a significativi cambiamenti ambientali che sono legati alla riduzione del ghiacciaio Mertz sin dal 2010. Un’area marina protetta purtroppo non potrà porre rimedio a questi cambiamenti, ma può prevenire gli ulteriori impatti che derivano dalle dirette pressioni antropogeniche, come il turismo e la proposta di apertura alla pesca”.

Smog, Italia deve uscire dalla politica dell'annuncio

Gio, 12/10/2017 - 00:00
I dati dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) confermano che l’Italia è tra i Paesi maglia nera in Europa su numerosi inquinanti, dal particolato (PM 10 e 2,5) al biossido di Azoto (NO2), all’ozono nella bassa atmosfera. Inoltre, il nostro Paese è ai primi posti per morti premature e per anni di vita persi attribuibili all’inquinamento. Forte l’impatto dell’inquinamento anche sugli ecosistemi del nostro Paese, a partire dall’eutrofizzazione (il fenomeno registrato nel 2014 nella Valle del Po è esplicitamente citato nel rapporto).
Le cause vanno dal trasporto di persone e merci all’uso delle centrali a carbone per produrre energia e dei fertilizzanti azotati in agricoltura. Si tratta di questioni che vanno affrontate in modo strutturale: affrontarle produrrebbe enormi benefici anche economici e sociali, oltre che ambientali, sanitari e climatici. Occorre una mobilitazione straordinaria dei diversi ministeri interessati, delle regioni e dei comuni che, ognuno per le proprie competenze, devono metter sul tavolo azioni concrete e immediatamente attuabili.
Purtroppo non è il primo anno che l’Italia risulta ai primi posti in questa triste classifica e ancora non si riesce a vedere un’inversione di tendenza. Ai danni alla salute e all’ambiente si sommano anche la disgregazione sociale, depressione economica e anche psicologica provocati dall’inquinamento: insomma, un danno enorme per il benessere e l’immagine che rende il nostro Paese una delle mete più ambite del mondo sia per il turismo che per lo stile di vita.
“Sono anni che si reagisce a questi dati con promesse che poi non vengono attuate”. Dichiara la Responsabile clima ed energia del WWF Italia Mariagrazia Midulla che conclude: “Grazie anche alla rivoluzione della mobilità elettrica e delle energie rinnovabili, abbiamo oggi modo di intervenire sulle cause strutturali, a patto che siprogrammino interventi e politiche di una transizione giusta: questo porterà nuovo benessere, anche economico”.

Castelrotto, il Comune che non vuole lupi e orsi

Gio, 12/10/2017 - 00:00
Una delibera per dichiarare il proprio territorio "libero da orsi e lupi". Questo l'assurdo provvedimento varato nei giorni scorsi dal Comune di Castelrotto, in provincia di Bolzano. Alla base, i pressunti rischi per la sicurezza delle persone derivanti dalla presenza delle due specie, per la gestione delle quali il Comune chiede quindi una "maggiore autonomia".
Il WWF non poteva stare a guardare, ha preso "carta e penna" e ha scritto al Sindaco di Castelrotto - e per conoscenza a Ministero dell'Ambiente, Regione e Province autonome di Trento e Bolzano - , per sottolineare l'assurdità di un simile provvedimento, che si basa su affermazioni antiscientifiche, allarmistiche e prive di fondamento, e ricordando come la fauna selvatica sia "patrimonio indisponibile dello Stato".
Il WWF, nella lettera, cita la massima autorità scientifica italiana. "La presenza del lupo - si legge in una nota dell’ISPRA del 25 settembre 2014, “non comporta alcun rischio per la sicurezza dell’uomo, considerato che non si è registrato alcun caso di attacco da parte del lupo all’uomo dal dopoguerra nel nostro Paese, né esiste alcun dato di attacco successivamente al 1825”. E anche per quanto riguarda i danni alle attività umane i dati ufficiali forniscono informazioni del tutto diverse rispetto a quelle che emergono dalla delibera. In Provincia di Bolzano i danni causati dal lupo sono in genere meno del 5% di quelli complessivi provocati da animali selvatici.
Nella nota il Vice Presidente Dante Caserta sottolinea al contrario come molti studi dimostrino la possibilità di convivenza tra l'uomo e i grandi carnivori - grazie ai quali tralaltro vengono controllate le popolazioni di ungulati a cominciare dai cinghiali - tramite adeguate misure di prevenzione, mentre gli abbattimenti "non rappresentano una soluzione efficace nell’interesse degli stessi allevatori". Il WWF Italia chiede dunque l'immediata revoca del provvedimento.

Il WWF Abruzzo festeggia la fine di Ombrina

Gio, 12/10/2017 - 00:00
La Capitaneria conferma, sono iniziate le operazioni per la chiusura definitiva del pozzo petrolifero

“Strani movimenti di una grande imbarcazione a ridosso del tripode che sovrasta il pozzo Ombrina Mare 2 ci hanno indotto a chiamare la Capitaneria di Porto di Ortona per capire che cosa stesse succedendo: il titolo ormai è scaduto ma la Rockhopper, ultima società concessionaria dell’area, aveva comunque ottenuto una dilazione sino alla fine del 2017 per smontare la testa di pozzo tuttora visibile in mare. Dalla Capitaneria è arrivata la conferma: Ombrina se ne va. Ed è, credeteci, una gioia grande e una festa per tutti gli abruzzesi”: così Fabrizia Arduini, responsabile energia del WWF regionale, racconta l’addio definitivo al progetto petrolifero che ha minacciato per anni la costa e che, con lo smantellamento del tripode tuttora presente in mare, sarà finalmente definitivamente cancellato.
Quella di Ombrina è una lunga storia, che parte poco più di 40 anni fa: era il marzo del 1987 quando la ELF Italia avviò nel sito un primo cantiere con perforazione. L’esito fu deludente per i petrolieri, tant’è che la cosa non ebbe seguito. Il pozzo era stato denominato Ombrina Mare 1. 
Trascorsero gli anni, il Permesso di Ricerca passò di mano in mano sino ad approdare alla Medoil Gas, che nel 2008 decide di perforare un secondo pozzo, Ombrina Mare 2. L’esito questa volta venne ritenuto positivo, cosa che diede il via a uno dei progetti petroliferi a mare più controversi nella storia italiana.
L’ipotesi di un Centro Oli nelle campagne di Ortona venne respinta da una vera e propria indignazione popolare. Altrettanta indignazione c’è stata per la malsana idea di far stazionare una raffineria galleggiante in mare a poche miglia dalla costa. Ipotesi di intervento che cozzavano con l’Abruzzo regione dei Parchi, riducendo la regione a un vero e proprio distretto minerario a dispetto della volontà e degli interessi anche economici della stragrande maggioranza degli abitanti. Gli abruzzesi, descritti dagli stessi petrolieri come mansueti, proni di fronte al territorio svenduto a interessi estranei, si dimostrarono invece battaglieri e pronti a reagire come in pochi altri territori in Italia. L’indignazione fu talmente grande che travalicò i confini regionali, trascinando anche altre aree del Paese a schierarsi contro una visione dello sviluppo, è proprio il caso di dirlo, “fossile” fuori dal tempo e da ogni logica economica.
“Quel che è successo in questi anni – conclude Fabrizia Arduini - è ben noto: tra provvedimenti di legge e amministrativi, battaglie legali e manifestazioni pubbliche c’è stato in buona sostanza un vero e proprio braccio di ferro tra territori e quelli che si definiscono abitualmente poteri forti, sino ad arrivare al momento in cui, in questi giorni, con la totale dismissione, si sta chiudendo definitivamente anche sul piano fisico una delle battaglie simbolo della lotta contro i combustibili fossili.  Non finisce qui, purtroppo: sono ancora troppi le istanze, i permessi di ricerca e le concessioni in terra e in mare. Ci sarà ancora da lottare ma se pensiamo alla situazione che si prospettava solo pochi anni fa, l’Abruzzo può essere davvero orgoglioso di se stesso”.
Sempre in attesa che la costa teatina, la porzione del territorio regionale sulla quale insistono più istanze e titoli minerari, abbia finalmente il Parco Nazionale che attende dal 2001.
 

Operazione volo sicuro in Lombardia

Gio, 12/10/2017 - 00:00
Al via l’attività di prevenzione e  repressione del bracconaggio attuata dal Coordinamento Guardie Giurate Venatorie WWF Lombardia 

“Come ogni autunno” - spiega Antonio Delle Monache Coordinatore Guardie Giurate WWF Lombardia - ”in concomitanza con il maggior flusso migratorio, il nostro nucleo di vigilanza in regione è impegnato nell’attività di prevenzione e repressione del bracconaggio. Purtroppo come ogni anno sono numerosi gli atti illeciti riscontrati nel giro di poche giornate di attività, segno che il bracconaggio è pratica ancora diffusa”.

Dieci i cacciatori nella sola Provincia di Brescia colti in fragranza di reato per l’abbattimento di specie protette e utilizzo di richiami acustici vietati. L’intervento degli agenti del Corpo di Polizia Provinciale di Brescia ha portato al sequestro della fauna illecitamente abbattuta (appartenenti alle specie cincia mora, ballerina bianca, fringuello, codirosso, prispolone, storno, balia nera) , dei mezzi di caccia vietati ( ben otto richiami acustici) e dei fucili utilizzati.


“Gli illeciti sono sempre numerosi ma possiamo contare su molte segnalazioni di cittadini esasperati dal bracconaggio e anche da cacciatori che collaborano attivamente alla nostra attività” racconta Antonio Delle Monache “Il numero antibracconaggio 328 7308288 è attivo 24 ore su 24, e tutte le segnalazioni vengono prese in carico direttamente dalle nostre Guardie o inoltrate ai Corpi di Vigilanza competenti per territorio. Il numero ha avuto una tale diffusione che arrivano chiamate da tutta Italia anche per fauna in difficoltà”.

“Auspichiamo una rapida implementazione del Piano Nazionale Antibracconaggio che possa portare ad un inasprimento delle pene, soprattutto accessorie, come la sospensione della licenza di caccia per coloro che infrangono la normativa” aggiunge Filippo Bamberghi Coordinatore Guardie WWF Milano “Se a questo si aggiungesse la creazione di Coordinamenti Antibracconaggio in tutti gli Hotspot italiani potremmo arrivare in tempi rapidi ad un miglioramento di una situazione non più sostenibile”.

A dimostrazione di quale sia l’impatto del bracconaggio in Italia, dalla sola apertura della caccia sono giunti al CRAS-Centro Recupero Animali Selvatici presso la Riserva Naturale WWF Valpredina (Bergamo) ben 18 i rapaci feriti da colpi d’arma da fuoco :
  •     7 ottobre tre rapaci con ferite d'arma da fuoco, uno sparviero e due poiane sono consegnati dalla Polizia Provinciale di Brescia e  dalla Polizia Provinciale di Bergamo. La Poiana proveniente dalla provincia di Bergamo, oltre alla frattura all'ala riportata perderà l'occhio destro a causa di un pallino.
  •    8 ottobre un lodolaio con ferite d'arma da fuoco è arrivato dalla Provincia di Lecco. Essendo un animale in migrazione sicuramente non sarà possibile recuperarlo in tempo e quindi dovrà rimanere in degenza al C.R.A.S. WWF Valpredina fino alla primavera prossima.
  •    5 ottobre uno sparviero consegnato dalla Polizia Provinciale di Brescia e un Gheppio consegnato da un privato cittadino dalla Provincia di Bergamo, tutti esemplari con ferite d'arma da fuoco.
  •    3 e 4 ottobre consegnati due Sparvieri, una Poiana e un Lodolaio dalla Polizia Provinciale di Bergamo e di Brescia; tutti questi rapaci presentano ferite d'arma da fuoco.
  •    28 settembre altro gheppio con ferite d'arma da fuoco consegnato dalla Polizia Provinciale di Bergamo.
  •    27 settembre sparviero consegnato dalla Polizia Provinciale di Bresciacon ferita d'arma da fuoco
  •     25 e 26 settembre altri tre rapaci con ferite d'arma da fuoco consegnati dalla Polizia Provinciale di Brescia: una poiana, un gheppio e un gufo comune.
  •     23 settembre un giovane esemplare di falco pellegrino ritrovato in Provincia di Bergamo; il raro rapace presentava ferite d'arma da fuoco
  •    22 settembre una giovane femmina di sparviero colpita da pallini da caccia.
  •    20 settembre a stagione venatoria è appena iniziata giunge dalla Provincia di Brescia il primo esemplare di gheppio impallinato.
Si invitano i cittadini per eventuali segnalazioni di rivolgersi al numero antibracconaggio 328 7308288, o tramite la pagina Facebook guardiewwflombardia

Il 15 ottobre sarà Urban Nature in tutta Italia

Mer, 11/10/2017 - 00:00
L’80% delle piante del Pianeta dipende dall’impollinazione dei fiori assicurata da bombi, api, farfalle ed altri impollinatori, mentre ad allontanare le zanzare e altri insetti fastidiosi ci aiutano pipistrelli, rondoni, balestrucci e rondini; molte larve parassite sono cibo prediletto dei ricci o di uccelli come upupe, cuculi e cinciallegre, volpi e rapaci notturni predano volentieri topi e ratti mentre rospi e raganelle divorano larve di zanzare e lumache. Sono loro alcuni dei protagonisti del cosiddetto ‘controllo biologico’, uno dei tanti ‘servizi naturali’ garantiti dalla biodiversità in città, un servizio che passa attraverso la scelta mirata di specie vegetali per giardini e parchi, la creazione di siepi, il mantenimento di strisce erbose non sfalciate, tutti accorgimenti che favoriscono la presenza di animali importanti capaci di mantenere in equilibrio la natura nelle nostre città.
Questo miglioramento dell’ambiente cittadino verso la biodiversità è anche nelle mani di ciascun cittadino e per questo il WWF ha lanciato un Decalogo fai da te in vista del prossimo evento nazionale Urban nature che si svolgerà  domenica 15 ottobre in decine di città italiane con oltre 100 iniziative.

Scarica qui il programma completo dell'evento centrale a Roma (pdf) 

La mappa degli eventi in tutta Italia

Il decalogo è dedicato a chi ha un terrazzo o un giardino privato, ma anche alle scuole e agli uffici, 8 semplici consigli per ciascuna categoria in grado di rendere le nostre città più sane, belle in cui l’aria, l’acqua e il suolo siano gestiti ecologicamente.
Nei terrazzi e nei giardini privati o delle scuole è possibili creare dei veri e propri B&B per animali selvatici come piccoli uccelli e insetti impollinatori, con piante ricche di bacche, come biancospino, ciliegio, lavanda, caprifoglio che abbelliscono anche gli ambienti. Cibo e riparo per specie selvatiche si possono creare lasciando anche piccole fessure nei muri per le api solitarie o istallando ‘bat-box’ per pipistrelli, capaci di divorare 2.000 zanzare a testa in un solo giorno. E poi creare piccoli orti, magari condivisi tra condomini o tra alunni, lasciando crescere piante selvatiche in porzioni di giardini, illuminare gli esterni verdi con accensioni a tempo che non disturbino gli animali notturni, creare piccoli tunnel che favoriscano il passaggio di ricci e altri animali insettivori tra un giardino e l’altro. Altri animali amici dell’uomo sono rondini, rondoni balestrucci: per loro basta installare sulle pareti piccole tavolette che raccolgano le deiezioni, evitare di usare composti chimici. In ufficio curare la natura può diventare un fattore importante per il team-building, coinvolgendo i dipendenti nella cura di giardini aziendali, orti, tetti verdi e verticali, che favoriscono l’isolamento termico e regolano l’umidità del’aria. Nei cortili delle scuole i ragazzi possono essere coinvolti nella creazione di piccoli stagni in grado di ospitare specie vegetali, anfibi e invertebrati e garantire ogni giorno l’osservazione dei cicli naturali, o nella raccolta di compost per concimare giardini e fioriere.
L’evento Urban nature, il primo evento nazionale dedicato alla natura urbana, è organizzato dal WWF in collaborazione con l’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e con il progetto CSMON-LIFE, e coinvolgerà i cittadini nell’esplorare, conoscere e ‘ri-costruire’, laddove sia assente o poco curata, la biodiversità delle metropoli. L’’invito del WWF è quello di arricchirle sempre di più di spazi che possano garantire più ricchezza di vita, svago, aria pulita, e perfino cibo.
A 4 giorni dall’appuntamento l’elenco degli appuntamenti, tutti gratuiti, è ormai ricchissimo, con più di 100 eventi in oltre 50 città italiane come Trieste, Bologna, Milano, Genova, Firenze, Perugia, Chieti, Rovigo, Napoli, Potenza, Catania, Palermo, Caserta, Bergamo, Lecce, Livorno, Pistoia. Sarà anche un grande momento di citizen science; domenica infatti i partecipanti creeranno la prima Mappa nazionale della biodiversità urbana attraverso un’App gratuita sviluppata nell’ambito del progetto europeo CSMON-LIFE (con capofila l’Università di Trieste), partner dell’evento. Passeggiate alla ricerca di specie selvatiche nelle ville comunali e parchi cittadini come la Reggia di Caserta, lungo le mura di Ferrara, nel Parco di Camaldoli a Napoli. A Lecce verrà piantato un esemplare di quercia vallonea dedicato all’ultimo nato in città mentre a Cagliari il Parco di Molentargius dedicherà a Urban Nature la visita negli stagni dei fenicotteri, ormai simbolo naturale della città.
E poi cacce al tesoro in 22 città con premi, laboratori e spettacoli ‘verdi’: Urban Nature è pensato proprio per aggregare tutte quelle componenti attive che da anni stanno lavorando autonomamente e spesso anche in modo silenzioso per arricchire le nostre città di verde e biodiversità. Grazie all’impegno dei volontari, della Rete WWF, le Oasi e i tanti gruppi attivi sul territorio il programma è ricchissimo e molti appuntamenti verranno guidati dai ragazzi che hanno svolto col WWF percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro. In collaborazione con l’Associazione Nazionale dei Musei Scientifici, con la quale il WWF ha un Protocollo di intesa decennale, si susseguiranno iniziative dedicate a scoprire la natura in città, dentro e fuori le strutture museali. L’evento centrale sarà a Villa Borghese, il cuore ‘verde’ di Roma: qui si potrà partecipare a numerose visite guidate tematiche, alla caccia al tesoro,  spettacoli per bambini (a cura del Teatro San carlino) e, grazie alla collaborazione dell’Arma dei Carabinieri, nel solco di una partnership per la difesa dell’ambiente in Italia, l’evento si concluderà sulla Terrazza del Pincio (dove alle 12,00 è previsto un punto con la stampa) con un concerto della Fanfara dei Carabinieri.
Queste le città dove il WWF ha organizzato cacce al tesoro: Chieti, Lanciano (CH), Potenza, Vibo Valentia, Rende (CS), Bologna, Parma, Trieste, Milano, San Donato Milanese – Parco Tre Palle (MI), Bergamo, Biella – Parco Burcina Felice, Piacenza, Brindisi, Martina Franca (TA), Taranto, Cagliari, Catania, Palermo, Livorno, Vicenza, Rovigo

Ancora problemi per gli ibis eremita

Mar, 10/10/2017 - 00:00
Santora è un Ibis eremita maschio di circa un anno. Fa parte del Programma di Reintroduzione Europeo LIFE + per la reintroduzione di questa specie gravemente minacciata. Attualmente la popolazione rilasciata consta di circa 110 uccelli. Santora è nato nel 2016 assieme ad altri 23 conspecifici in diversi zoo austriaci. Dopo il periodo di addestramento questi soggetti hanno seguito due parapendii a motore imparando la rotta migratoria verso il sud della Toscana dove sono poi stati rilasciati.
Quest’anno Santora ha già iniziato a migrare autonomamente tra il sito di svernamento in Toscana ed il sito riproduttivo a Salisburgo. Poichè tutti gli ibis eremita sono dotati di trasmettitore GPS, anche il suo viaggio poteva essere seguito. Il 27 settembre alle 9 del mattino Santora si trovava lungo la sua rotta di migrazione in direzione sud e si era da poco involata lasciando il suo sito di pernottamento notturno vicino a Prato. Si era quindi diretta presso un’area situata a circa 2km di distanza, dove si era recata per la ricerca di cibo anche nei giorni precedenti, subito dopo il suo arrivo.
Poco dopo, Maximilian Henrich, membro del Waldrappteam, associazione che dirige il Progetto LIFE+ venne allarmato a causa della posizione inviatagli dal dispositivo GPS fissato sulla schiena di Santora. M Henrich: Grazie all’aiuto della Polizia Provinciale e dei Vigili del Fuoco il dispositivo GPS è stato rinvenuto nel contenitore delle immondizie nel centro di Prato. L’imbracatura che fissa il trasmettitore al dorso dell’ibis era stata tagliata. Era evidente che qualcuno aveva rimosso il dispositivo dalla schiena dell’uccello per poterlo nascondere. Questa persona sembra non abbia realizzato che la nostra squadra era già entrata in stato di allarme. Tutto sembra far pensare che l’uccello sia stato abbattuto illegalmente.
Il dispositivo GPS è stato consegnato nelle mani della Polizia Provinciale che ha immediatamente aperto le indagini. Johannes Fritz, leader del Waldrappteam: A causa del bracconaggio, in questa regione, subiamo perditcontinue. E’ per questo motivo che stiamo impiegando notevoli sforzi per lo sviluppo di un dispositivo che ci avvisi immediatamente in caso di incidente. Questo potrebbe
permettere ad un membro della nostra squadra oad un volontario di raggiungere la scena del crimine il prima possibile. Il caso di Santora conferma che questo tipo di tecnologia potrebbe avere un notevole valore nella lotta contro i crimini a danno dell’ambiente. Potremmo fornire alla Polizia delle informazioni che aumenterebbero notevolmente la probabilità di identificare l’autore del fatto.
La caccia illegale durante la migrazione autunnale, in Italia, rappresenta la principale minaccia per gli Ibis eremita ed altre specie a rischio di estinzione. Un cacciatore che nel 2012 uccise due Ibis eremita in provincia di Livorno è stato condannato al pagamento di una multa di 2000 Euro ed alla revoca della licenza di caccia. Nel 2017 la Corte Suprema ha confermato la condanna, creando così un precedente fondamentale nella lotta ai crimini a danno dell’ambiente ed ha spianato la strada per per intentare una causa civile per la richiesta di risarcimento. Il team del Progetto LIFE+ confida nel fatto che anche nel caso di Santora il bracconiere possa essere identificato.. J Fritz: Se il sospetto sull’abbattimento illegale di questo esemplare verrà confermato speriamo di poter ottenere una condanna proprio sulla base del caso precedente. Intendiamo inoltre citare l’autore del fatto in giudizio per chiedere risarcimento dei danni pari ad una cifra di 11.200,00 Euro.
Il Progetto LIFE+ per la reintroduzione dell’Ibis eremita rappresenta uno dei progetti europei di conservazione più popolari. Molti in Italia lo seguono con entusiasmo. N Perco, Responsabile italiana del Progetto: Stiamo accogliendo con gratitudine il crescent entusiasmo e supporto in Italia. Ad esempio l’ENPA ‘Ente Nazionale Protezione Animali’ con ben 500 volontari è pronto a prendersi cura degli Ibis eremita direttamente sul campo. Inoltre un sempre maggiore appoggio arriva da alcune tra le principali associazioni venatorie italiane come la‘Federazione Italiana della Caccia’.
 

Al presidente del Senato Grasso 82mila firme della petizione #salvailsuolo

Mar, 10/10/2017 - 00:00
Le associazioni hanno consegnato oggi al presidente del Senato Pietro Grasso le firme di oltre 82 mila italiani che hanno aderito alla campagna della coalizione #salvailsuolo sulla petizione Ue per chiedere una legislazione europea sul consumo di suolo. Al presidente del Senato le associazioni promotrici dell'iniziativa hanno lanciato un appello per lo sblocco del ddl italiano sul consumo di suolo, fermo da oltre 500 giorni in Senato, e tolleranza zero all'abusivismo.
«Un contributo importante, quello dei firmatari italiani", ricorda la coalizione italiana #salvailsuolo (formata da ACLI, Coldiretti, Fai, Inu, Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF), «che pesa sulle oltre 212.000 firme raccolte a livello europeo ed eccede il quorum fissato per il nostro Paese dalla Commissione Europea (54.750 firme): si tratta di un dato significativo che testimonia la sensibilità presente nel nostro Paese riguardo ai troppi fenomeni di degrado a carico del suolo, ed in particolare la cementificazione che ricopre ampie parti di territorio». Secondo gli ultimi dati Ispra, ricordano, "in Italia al 2016 risultano cementificati oltre 23 mila chilometri quadrati (pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. Il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadri al secondo".
Per la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi, che era presente all'incontro: «L’Italia dei terremoti e delle alluvioni non ha nessun bisogno del ddl Falanga: invece di discutere proposte dannose il Parlamento dedichi le proprie energie alla legge contro il consumo del suolo, che deve essere inserita tra le leggi da salvare in questa legislatura. Ogni giorno che passa il contatore del suolo consumato continua a correre inesorabilmente come dimostrano i dati che abbiamo presentato oggi. Prendersi cura del nostro territorio, curarlo e metterlo in sicurezza anche rispetto ai cambiamenti climatici in atto dovrebbe essere una priorità della politica: una priorità che, purtroppo, giace in un cassetto così come la legge contro il consumo del suolo».

WWF salva una rara aquila di Bonelli

Lun, 09/10/2017 - 00:00
Bart è un giovane maschio di Aquila di Bonelli nato questa primavera poco lontano da Catania. Fratello di Lisa, fa parte del gruppo di 9 aquile nate nel 2017 a cui il progetto europeo LIFE ConRaSi (Conservazione dei Rapaci in Sicilia)* a maggio ha potuto applicare dei trasmettitori satellitari. Lo scopo di questa operazione è quella di monitorare quotidianamente gli animali per raccogliere informazioni fondamentali per la conservazione della specie. Infatti ogni giorno i 9 GPS inviano i loro segnali ad un satellite che li  trasmette ad una banca dati che gli esperti interrogano ed analizzano. Dopo giorni in cui il monitoraggio quotidiano tramite GPS stava mostrando un’intensa attività di Bart i segnali inviati hanno mostrato una sospetta immobilità dell’animale.
Identificata l’area è scattato immediatamente l’allarme. Una squadra del LIFE, composta da Stefania Merlino e Salvo Manfrè è partita alla ricerca dell’aquila, immaginando l’animale in un qualche tipo di difficoltà e sperando di ritrovarlo in vita: un atto di bracconaggio, come già avvenuto per altre aquile, non era da escludere.
La squadra di soccorso, arrivata sul posto, dopo aver setacciando l’area intorno al punto da cui risultava provenire il segnale GPS, si trova dinnanzi ad una profonda cisterna di cemento armato vuota: Bart era fermo sul fondo, intrappolata all’interno della struttura, dopo un tentativo, per altro riuscito, di predare un piccione. L’aquila era in buone condizioni ma non riusciva a volare via perché la struttura, con le pareti verticali lisce, era purtroppo dotata di una corona di lunghi spuntoni di ferro arrugginiti rivolti verso il fondo, che limitavano moltissimo la “luce” della cisterna. I soccorritori, dopo aver realizzato che era necessario eliminare quest’ostacolo con una fune con un nodo a cappio hanno cominciato a ‘incappiare’ alcuni spuntoni piegandoli verso l’alto. Terminato questo lavoro i tecnici hanno quindi provato a issarla su con corda e sacco di iuta, invece l’aquila, analizzata la via di fuga ormai liberata dall’intervento e raccolte le forze, è balzata da sola fuori da pozzo per  volare via.

*La Sicilia, unica regione italiana ad annoverare una popolazione riproduttiva di Aquila di Bonelli,  ne conta  circa 45 coppie. Questa specie era stata ridotta dal bracconaggio e dalle perdite di habitat a  non più di una decina di coppie all'inizio degli anni 90. Grazie  all'istituzione di Riserve naturali e siti Natura 2000, la popolazione siciliana  dall'inizio di questo secolo ha iniziato ad aumentare, seppur rimanendo pericolosamente prossima  all'estinzione. Nel corso dell'ultimo decennio, ai pericoli già noti questa e altre specie di rapaci si è aggiunto il saccheggio dei nidi, finalizzato a rifornire il mercato della falconeria di uova e pulli. Dalla conoscenza di questa problematica nasce il progetto LIFE ConRaSi, coordinato dal WWF Italia,  finanziato dall’Unione Europea e che vede la partecipazione della Regione Siciliana (Assessorati Agricoltura e Ambiente), per la conservazione di questa specie, Capovaccaio e Lanario.
Il LIFE ConRaSi dal 2016 in Sicilia è particolarmente concentrato nella complicata lotta contro il traffico di pulcini e uova, finalizzato alla loro commercializzazione illegale ma molto lucrosa in Italia ed all'estero. Quindi la principale strategia messa in campo dalla squadra del progetto europeo consiste sia nella sorveglianza dei nidi, eseguita per mezzo di osservazioni con strumentazioni ottiche e per mezzo di apparati di videosorveglianza, durante il periodo riproduttivo delle coppie (febbraio-giugno), sia nella apposizione di anelli colorati e trasmettitori satellitari da parte di un team di tecnici esperti ai giovani di questa specie, per studiarne la dispersione ed eventuali fattori di rischio e mortalità.