Skip to main content

WWF Italia

Condividi contenuti WWF News
News, publications and job feeds from WWF - the global conservation organization
Aggiornato: 2 ore 52 min fa

Tra Africa e Asia sono meno di 30mila i rinoceronti liberi in natura

10 ore 25 min fa
Il rinoceronte è uno degli animali simbolo della selvaggia natura africana e asiatica, ma le future generazioni rischiano di conoscerlo solo attraverso foto o video. Insieme all’elefante, questo grande pachiderma, incarna forza e tenacia. Potrebbe sembrare quasi inattaccabile, invece oggi è in grave pericolo e a minacciarlo è l’uomo. Per cercare di contrastare questa tendenza, ma anche per sensibilizzare governi e opinione pubblica, il WWF Sudafrica ha lanciato nel 2010 la Giornata mondiale del rinoceronte, che ogni anno si celebra il 22 settembre.

Oggi sopravvivono in natura 5 specie di rinoceronte. In Africa sono presenti il Rinoceronte bianco (Ceratotherium simum) e quello nero (Diceros bicornis), mentre in Asia sono presenti 3 specie differenti, il Rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis), il Rinoceronte di Giava o della Sonda (Rhinoceros sondaicus) e il Rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis). Ma i numeri sono davvero preoccupanti: in totale, tra Africa e Asia sopravvivono meno di 30.000 individui. Mentre timidi segnali di ripresa si registrano negli ultimi anni per il rinoceronte bianco, che soprattutto grazie al ruolo delle aree protette africane, sembra contare oggi circa 20mila individui, lo stesso non si può dire per il cugino “minore” africano, il rinoceronte nero, che conta meno di 5.000 individui. Ancora peggiore la situazione per i rinoceronti asiatici, che sono meno di 4.000, di cui in grandissima parte rinoceronte indiani. Le popolazioni di rinoceronti di Sumatra e di Giava, con poche decine di esemplari ancora presenti in natura, sono prossime all’ estinzione.

Il corno di rinoceronte, usato dalle medicine tradizionali di Cina e Vietnam, ma anche  considerato oggetto di grande valore e utilizzato come status symbol da nuovi ricchi asiaticiè richiestissimo (nonostante i divieti) e può essere venduto fino a 90mila dollari al chilo. Proprio a causa di questo commercio illegale e alla riduzione degli habitat naturali, negli ultimi anni le popolazioni di rinoceronte hanno subito un drammatico declino. Questa specie simbolo è scomparsa in molti paesi africani, mentre alcune sottospecie si sono definitivamente estinte, come nel caso del Rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni), di cui sopravvivono solo due femmine in cattività. In questo caso però, negli ultimi giorni si è riaccesa una speranza: agli ovociti prelevati dalle due femmine rimaste, e fecondati dallo sperma prelevato dagli ultimi due maschi deceduti di recente, sono stati ricavati due embrioni in vitro. Il gruppo del laboratorio Avantea di Cremona ha diretto le operazioni e conservato gli embrioni in azoto liquido, pronti per essere trasferiti in una madre surrogata.

La scomparsa definitiva del rinoceronte equivale alla perdita di un tassello fondamentale per gli ecosistemi. Ma la conservazione di queste popolazioni non è solo una problematica ecologica ed etica. Il rinoceronte riveste anche un importante ruolo economico e sociale, legato al reddito prodotto dalle aree protette e dal turismo ad esse associato. La sua conservazione può fornire opportunità per incrementare il flusso di benefici economici verso i paesi che  li conservano. Uno studio del 2015 ha stimato infatti che il turismo legato alla grande fauna africana crei introiti per 124 miliardi di dollari all’anno, e stima che potenzialmente i guadagni raggiungeranno i 262 miliardi di dollari entro il 2030. Ma per conservare il rinoceronte sono necessari sforzi incessanti, da parte di tutti. In primis è necessario mantenere in campo un'efficace protezione e vigilanza, mediante pattugliamenti intensivi, indagini e controllo delle pratiche di bracconaggio. Ancora oggi centinaia di rinoceronti ogni anno vengono uccisi dai bracconieri. Alcuni risultati già si vedono in qualche area, come nel Parco del Kruger, in Sudafrica, dove la pratica del bracconaggio a questa specie sta diminuendo grazie al rigido controllo operato dai guardiaparco. Proprio da lì arriva la storia di Goose, giovane femmina di rinoceronte nero salvata da un attacco dei bracconieri, che dimostra come con un serio impegno si possa combattere questa vile pratica. Veterinari e guardiaparco stanno cercando di farle guarire una zampa, rimasta seriamente danneggiata, con bendaggi e antidolorifici e le sue condizioni stanno migliorando.
 
Il WWF è da anni in prima linea per la salvaguardia del rinoceronte. Insieme all'IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) e ad altre ONG locali lavoriamo attivamente per la conservazione delle residue popolazioni di rinoceronti. Ciò include l'assistenza ai governi nei loro sforzi per proteggere le specie contro il bracconaggio e preservare ciò che resta del loro habitat, programmi di riproduzione in cattività e la pressione sui paesi affinché vietino il commercio dei corni. Inoltre, in collaborazione con INTERPOL, definiamo mappe del crimine internazionale che commercia il corno di rinoceronte, e recentemente in Nepal stiamo collaborando alla traslocazione di animali dai luoghi più insicuri e più esposti al bracconaggio a quelli che forniscono maggiori garanzie di protezione.

Al Jova Beach Party piantati 500mila semi di sostenibilità

Sab, 21/09/2019 - 00:00
Linate, 21 settembre 2019. Per il WWF Jova Beach Party ha rappresentato un momento di grande impegno nel quale l’associazione ha svolto un ruolo di analisi, di indirizzo, di individuazione delle soluzioni oltre che di garanzia e controllo. È stata una grande occasione di comunicazione e sensibilizzazione per avvicinare le persone alle grandi questioni ambientali e in particolare alla necessità di affrontare l’emergenza dell’inquinamento da plastica che sta invadendo i nostri mari. Il bilancio è ancora più positivo se si pensa che per la prima volta un grande evento di massa e di musica si è trasformato in un moltiplicatore di messaggi positivi, tutti concentrati sulla necessità di adottare stili di vita in grado di alleggerire la nostra pressione sull’ambiente. Un risultato che possiamo contribuire a raggiungere ogni giorno a lavoro, a scuola, nelle nostre famiglie e anche quando ci si diverte. Perché rispettare l’ambiente, difenderlo dalle minacce che quotidianamente subisce non solo è compatibile con il diritto a divertirsi ma può migliorare proprio i momenti che dedichiamo al tempo libero e alle nostre passioni. 

Un’analisi dei numeri del Jova Beach Party rende bene l’idea del lavoro fatto e dei risultati conseguiti. Il Jova Beach Party ha coinvolto circa 500.000 persone, che grazie al WWF e ai continui messaggi di Lorenzo sono entrati in contatto con i comportamenti corretti da tenere rispetto ai rifiuti, alla necessità di ridurli, differenziarli e non disperderli nell’ambiente circostante.

“Per il WWF il Jova Beach Party ha rappresentato una straordinaria occasione di confronto con un pubblico amplissimo con il quale condividere informazioni, preoccupazioni e progetti rispetto alle grandi emergenze ambientali del nostro tempo”. Lo dice la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Grazie alla sensibilità di Lorenzo siamo riusciti a raggiungere anche persone che della Natura e dell’emergenza plastica che soffoca gli oceani del pianeta, non si erano mai interessate fino a quel momento. Grazie agli oltre 400 giovani volontari WWF, che si sono alternati durante il tour e che ringrazio per l’energia e l’entusiasmo, abbiamo condiviso messaggi importanti per il futuro del Pianeta. Dal palco del Jova Beach Party la raccolta differenziata, spesso vissuta con pregiudizio e fastidio, è diventata una cosa ‘rock’ e la cura per l’ambiente un dovere civile e sociale per tutti. Non solo siamo soddisfatti di aver visto che le spiagge venivano lasciate pulite, meglio di come le si trovava, ma siamo certi di aver contribuito, grazie a Jovanotti, a piantare 500 mila semi di sostenibilità di cui presto speriamo di vedere i frutti a cominciare dalle grandi sfide che abbiamo davanti come quella per il clima, che da lunedì prossimo animerà l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, dove, lo vedrete, il Panda farà sentire forte la propria voce insieme a quella dei milioni di persone che chiedono un cambio di paradigma, una riconversione ecologica delle nostre economie. Riusciremo a vincere le grandi sfide che ci sono al nostro orizzonte solo se riusciremo a far diventare l’ambientalismo un grande movimento di massa in grado di indirizzare i consumi e condizionare le decisioni dei governi. E speriamo che in questo nostro cammino Lorenzo continui a darci una mano con la sua sensibilità e la sua popolarità”.

Durante le tappe del Jova Beach Party il WWF, all’interno dello stand presidiato da un Panda gigante, ha proposto il Summer Plastic Quiz ad oltre 12.000 persone. I risultati, insieme ai dati raccolti a Linate, saranno razionalizzati e trattati con gli strumenti di una vera e propria ricerca demoscopica per capire come indirizzare la comunicazione ambientale.

Intanto possiamo anticipare che il pubblico del Jova Beach Party ha superato la sufficienza visto che ha dato una risposta corretta al 64% delle domande. La ‘bestia nera’ del Summer Plastic Quiz del WWF è stata la domanda «Quanti milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno negli Oceani?» a cui ha risposto correttamente solo il 19% degli utenti. La risposta esatta era 8 milioni di tonnellate. Altra domanda che ha messo in difficoltà gli utenti è stata quella: «La plastica viene prodotta a partire da sostanze sintetiche o sostanze naturali?». A questa domanda ha risposto correttamente solo il 31% degli intervistati. La risposta corretta era a partire da sostanze naturali visto che il petrolio è una sostanza naturale.

Invece la domanda a cui ha risposto positivamente la maggior parte degli intervistati (ben l’81%) è stata quella sulla quantità di plastica che ogni anno finisce nel Mediterraneo che, proprio secondo l’ultimo report del WWF pubblicato per l’ultima giornata mondiale degli oceani, è equivalente a 34 mila bottigline al minuto.

Al Jova Beach Party il WWF ha dato anche un contributo importante in fase di preparazione del tour per tutelare e proteggere gli ecosistemi attraverso una serie di analisi, prescrizioni e consigli forniti a Trident per ridurre al massimo gli impatti sulle spiagge dei concerti. Per tutte le tappe, sono state valutate e segnalate eventuali criticità ambientali, in particolare riguardo alla presenza di habitat e specie protetti o particolarmente delicati (es. dune, tartaruga Caretta caretta, fratino, etc.), ma anche di aree protette nelle vicinanze del sito, utilizzando tutti i dati scientifici su specie di interesse disponibili in database specializzati o pubblicati in riviste nazionali o internazionali, oppure forniti da altri enti o associazioni, sconsigliando eventi nelle località più delicate. Su queste basi, è stato chiesto e ottenuto di spostare la tappa inizialmente prevista a Torre Flavia - Ladispoli (RM) per il rischio di impatto su coppie di fratino e su habitat dunali tutelati dall’omonima Riserva. Similmente, sono state escluse ulteriori tappe in litorali ad alto grado di naturalità. In ogni caso, è stato richiesto di adottate ogni misura che potesse minimizzare gli impatti (acustici, luminosi, di allestimento e calpestio, etc.) delle attività del villaggio. Per ben 7 tappe è stato chiesto ed ottenuto (anche laddove non era strettamente necessario) che si redigesse un accurato Studio di Impatto Ambientale, sottoposto a valutazione da parte degli organi competenti (tramite formale valutazione di incidenza, VINCA). In tutti i casi le attività hanno ricevuto il nulla osta, recependo le prescrizioni suggerite.

A vigilare sulle aree più delicate delle spiagge dei concerti hanno dato il proprio contributo anche le Guardie Volontarie del WWF (in tutte le tappe si sono alternate 60 guardie volontarie) che dalle dune di Lido degli Estensi alle aree di Roccella passando per Castelvolturno, Cerveteri e Viareggio sono state protagoniste di un accurato sistema di sorveglianza.

Vale la pena spendere qualche parola sulla tappa di Rimini, dove con ampio anticipo è stata segnalata la possibile presenza di coppie di fratino, confermata nelle settimane preconcerto con la presenza di una coppia poco più a sud dell’area di villaggio, e una seconda a diverse centinaia di metri più a sud. Per la loro tutela è stata identificata e delimitata un’area di oltre 2 ettari (20.000 metri quadrati) in cui è stato interdetto l’accesso al pubblico. Per tutta la durata del concerto, nonché per le principali fasi di allestimento (il giorno precedente) e disallestimento (il giorno successivo), la zona è stata sorvegliata da 8 volontari e da un coordinatore del settore Conservazione del WWF, con oltre 40 persone dell’organizzazione del concerto costantemente a disposizione per bloccare eventuali accessi. Un adulto e due giovani della coppia limitrofa hanno frequentato in tutta tranquillità la zona durante il concerto, essendo il passaggio molto minore di quello che normalmente si registra durante qualunque giornata estiva. Anche un adulto e un giovane della coppia più a sud si sono spostati nell’area di tutela durante il concerto, chiaro segno della maggiore tranquillità della zona rispetto a quella circostanza. La notizia secondo cui un giovane fratino sarebbe scomparso a causa del concerto in realtà era una fake news. È infatti vero che dal giorno precedente al concerto non è più stato avvistato uno dei due giovani non ancora involato della coppia a sud, ma ciò è con tutta probabilità da imputarsi al fortissimo temporale che ha investito la zona il giorno prima del concerto e al conseguente lavoro di mezzi meccanici per gestire i canali di scolo delle acque reflue. Nessuna attività collegata al concerto è stata, infatti, effettuata nella zona utilizzata dalla coppia a sud.

Al Jova Beach Party il sistema della raccolta differenziata ha funzionato superando il 70%, una percentuale che è di molto sopra la media del risultato medio nazionale che dagli ultimi dati Ispra si attesta al 55,5% come media nazionale. Significa che gli appelli di Lorenzo e il gran lavoro fatto dall’organizzazione e da tutti i partners hanno avuto un esito molto positivo nell’indirizzare i comportamenti dei fan che si sono dimostrati attenti e civili. Il percorso disegnato nel Tour che prevede il recupero di materia ha un grande valore educativo perché mostra concretamente come quello che viene considerato un rifiuto possa in realtà essere recuperato e riutilizzato. Non solo tutti i rifiuti differenziati verranno inseriti all’interno di dei circuiti di riutilizzo di materia (diventeranno materia prima seconda) ma alcuni di essi verranno trasformati in coperte, magliette, pedane per disabili trovando nuova vita ed una nuova utilità sociale.

Nell’ambito di questa iniziativa vanno segnalate due iniziative speciali che hanno coinvolto il WWF.

ESTATHÈ. Durante il Jova Beach Party con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico all’importanza del recupero e del riciclo dei materiali di rifiuto, troppo spesso considerati semplicemente come uno scarto, e coinvolgerlo in un percorso alla scoperta delle virtù dell’economia circolare, CIAL (Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio) ed Estathè, in partnership con WWF, hanno presentato presso gli spazi WWF il progetto ®Ricicletta, una bicicletta realizzata con l’alluminio riciclato dall’equivalente di 800 lattine. Per ogni tappa del tour è stata realizzata una ®Ricicletta celebrativa, personalizzata con data e luogo del concerto, che Estathè donerà a WWF, affinché possano essere utilizzate, attraverso il meccanismo dell’asta benefica, per raccogliere fondi a favore di progetti di conservazione ambientale sostenuti da WWF Italia sul territorio nazionale. Nelle prossime settimane infatti varranno attivate più aste benefiche aperte al pubblico, ospitate dalla piattaforma on line CharityStars, che si concluderanno prima del prossimo Natale, dando la possibilità a chi vorrà partecipare, non solo di contribuire direttamente ai progetti di conservazioni ambientale sostenuti da WWF, ma anche di potersi aggiudicare un regalo unico, esclusivo e dall’alto valore simbolico.

SAMMONTANA per il Jova Beach Party ha realizzato un progetto rivoluzionario e senza precedenti: “Suono Positivo”, che ha trasformato la plastica raccolta nelle principali città italiane in musica. Un’operazione unica, realizzata grazie ad una “unità produttiva” all’avanguardia, capace - in un solo processo - di trasformare la plastica usata in un disco perfettamente funzionante. Il 33 giri avrà inciso l’ultimo singolo dell’artista, “Nuova Era”, eseguito dal vivo in una delle tappe del tour. Questo innovativo procedimento ha trasformato la plastica in un oggetto unico, una limited edition di alto valore per tutti quelli che amano la musica e l’ambiente. Sammontana ha prodotto 1000 dischi - in edizione limitata e numerata - venduti sul sito www.sammontana.it/suonopositivo dall’inizio e durante il tour e consegnati al termine dello stesso. Il ricavato della vendita sarà interamente devoluto al WWF per il progetto sulla salvaguardia della tartaruga marina.

22 settembre, International rivers day

Sab, 21/09/2019 - 00:00

 

International Rivera day, il WWF lancia un appello per la tutela dei fiumi italiani e dei loro ambienti ripari, che si trovano in un grave stato di degrado e nella costante minaccia di interventi devastanti e controproducenti

 

Solo il 41% dei nostri fiumi ha raggiunto il «buono stato ecologico», richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE) e ancor più grave è la situazione dei laghi, di cui solo il 20% è “in regola” con la normativa europea. La biodiversità acquatica è in forte crisi: il nostro patrimonio ittico, ad esempio, unico ed estremamente importante è costituito da oltre 100 specie, di cui però meno della metà sono autoctone (oltre il 50% sono specie aliene!) e di queste buona parte sono endemismi o sub endemismi. Si tratta per la maggior parte di specie a rischio: 2 specie di pesci sono orami considerate “estinte in Italia”, come lo storione ladano (Huso huso) e lo storione comune (Acipenser sturio), anche se recentemente, grazie ad alcuni progetti LIFE, si sono rivisti individui risalire il Po, 11 specie sono in “pericolo critico”, 6 “in pericolo” e 8 “vulnerabili” (dalla Lista rossa dei vertebrati italiani, Ministero dell’Ambiente, Federparchi, IUCN.
 

        In questa situazione gravissima, al posto di applicare rigidamente le direttive europee in materia e avviare una diffusa azione di riqualificazione degli ecosistemi di acqua dolce, sono stati approvati una serie di deleteri provvedimenti legislativi il cui combinato disposto rischia di non lasciare scampo agli ecosistemi d’acqua dolce. Si continua ad agire in contrasto alle direttive europee “Acque” (2000/60/CE), Alluvioni (2007/60/CE) e “Habitat” (43/92/CEE).         Il “Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico”, ad esempio, ripropone una logica di interventi di emergenza, al di fuori di un’ottica di bacino idrografico, dove ogni Regione, grazie al rinnovo dei poteri commissariali ai Governatori regionali che possono agire anche in deroga “ad ogni disposizione vigente”, può fare ciò che vuole. Vi è poi il primo stralcio del Piano nazionale degli interventi nel settore idrico – sezione invasi” che prevede la realizzazione di invasi per 260 milioni di euro per far fronte alle esigenze agricole durante periodi di siccità. Si va avanti a compartimenti stagni, senza alcuna visione d’insieme, prima in emergenza per il dissesto idrogeologico, poi in emergenza per la siccità e via così, come se non fossero aspetti dello stesso problema. Le Autorità di distretto idrografico, che avrebbero dovuto garantire la visione unitaria del governo delle acque, nel frattempo sono completamente delegittimate e marginalizzate.

 

 

 

 

 

 

 

 

,

 

 

 

 


 

Sui sussidi dannosi per l'ambiente serve subito un segnale del governo

Ven, 20/09/2019 - 00:00
Accelerare la decarbonizzazione non deve essere uno slogan, ma una realtà che tutte le istituzioni, le aziende e i cittadini devono praticare da subito. Lo ricorda il WWF alla notizia dello stop, da parte del Consiglio dei Ministri, al cosiddetto Decreto Clima, un segnale non incoraggiante alla vigilia del Summit sul Clima convocato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Il testo sospeso conteneva alcune misure condivisibili, per quanto non organiche, e cominciava ad affrontare, sia pure in modo molto diluito, il problema della progressiva eliminazione dai più auspicata dei sussidi ambientalmente dannosi, che secondo il WWF dovrebbe riguardare innanzitutto quelli per i combustibili fossili.

È chiaro che simili provvedimenti vanno meglio precisati e vanno accompagnati da politiche corali del Governo per assicurare una giusta transizione, con la costituzione di un tavolo aperto a tutti gli stakeholder che il WWF ha proposto con convinzione anche in sede di formazione del Governo. In altre parole, bisogno avere una visione complessiva del futuro, fare sistema e accompagnare la riconversione dei settori produttivi in trasformazione. Però, dopo tanto parlare e annunciare, bisogna agire in fretta e correggere le storture di un sistema che foraggia la crisi climatica. Questa deve essere una priorità assoluta per questo e qualsiasi Governo.

Sono passati dieci anni da quando i Governi dei Paesi del G20, Italia compresa, annunciarono la propria volontà di affrontare la necessità di eliminare gradualmente i sussidi ai combustibili fossili. Da allora si è mosso poco o nulla, anche nel nostro Paese, benché tale decisione fosse stata spesso richiamata anche in sede europea.
Nel 2015, con il collegato ambientale, fu istituito presso il Ministero dell’Ambiente il “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli” (L 221/2015 art. 68) e finalmente sono cominciati a uscire i numeri sui sussidi, molti dei quali riguardanti, appunto, i combustibili fossili, cioè i nemici del clima numero uno.

In altre parole, l’Italia, e altri Paesi, subiscono i danni della crisi climatica, rischiano ulteriori danni di portata inimmaginabile, e nel contempo sostengono economicamente l’uso di quei combustibili che, se bruciati, emettono CO2, il cui aumento di concentrazione nell’atmosfera, dalle 280 parti per milione di due secoli fa alle 415 circa attuali, sta sconvolgendo il clima e il Pianeta come lo conosciamo. 

Nascono 77 tartarughe marine in provincia di Taranto

Ven, 20/09/2019 - 00:00
Ancora una nidificazione andata a buon fine di un nido "traslocato" dagli operatori WWF di Policoro. Ieri sera le uova si sono schiuse e sono nate 77 piccole tartarughe marine a Trullo di Mare, in provincia di Taranto. Il nido era stato deposto la notte del 20 luglio ma era ad appena 12 metri dal mare, dunque ad alto rischio. Se gli esperti del Centro tartarughe marine WWF di Policoro non fossero intervenuti subito, il nido sarebbe andato perso poche ore dopo a causa di una tempesta marina. Si tratta del quarto nido deposto questa estate in provincia di Taranto, individuato grazie alla preziosa segnalazione di un turista in piena notte. Su 81 uova deposte, 77 sono andate a buon fine: 95% di successo per un nido traslocato è un risultato  davvero notevole del quale andare orgogliosi.

La storia. Lo scorso 20 luglio il biologo marino Gianluca Cirelli del WWF, assieme al sindaco di Torricella, a Marco D’Errico del WWF Taranto e ai due volontari dell’Oasi WWF di Policoro, Cosimo Manna e Stefano Bellomo, si sono resi conto che il nido doveva essere subito spostato e messo in sicurezza. Dopo sei ore di lavoro, tutte e 81 le uova sono state traslocate all’interno di un nuovo nido, creato a circa 20 metri dalla battigia, difese da un apposito recinto di protezione.  Leggi la news del 20 luglio >>

Le attività di tutela e monitoraggio dei nidi rientrano nel progetto Life Euroturtles Life, che il WWF sta portando avanti con altri cinque Paesi in Europa.

Parco Nazionale Stelvio, manca un'idea unitaria e innovativa

Ven, 20/09/2019 - 00:00
Riproposte formule di sviluppo obsolete con più cemento, più infrastrutture, più impianti sciistici
Un gioco di specchi che non restituisce un’immagine unitaria del Parco Nazionale dello Stelvio. Questa è l’impressione che si ricava dall’analisi compiuta dall’Osservatorio* delle associazioni ambientaliste sul Parco Nazionale dello Stelvio che -  dal dicembre 2018 ad oggi -  ha esaminato centinaia di pagine sulle proposte di piano, le zonizzazioni e le norme di attuazione (NTA) per l’area protetta, prodotte da Regione Lombardia e dalle Province di Trento e Bolzano. Proposte che offrono un’immagine frammentaria dell’area protetta, dove l’unico elemento comune sembra essere la riproposizione di formule obsolete per rilanciare l’economia alpina con più cemento, più infrastrutture di trasporto, più impianti sciistici, più bacini idrici per l’innevamento artificiale in un ambiente montano, radicalmente mutato per effetto dei cambiamenti climatici. La formula adottata, ancora una volta, per il Parco dello Stelvio favorisce la dissipazione della bellezza e lo spreco delle risorse naturali e culturali. Si crea così una situazione inaccettabile e pericolosa per la tutela della biodiversità e del fragile equilibrio dell’ambiente montano.   “Troviamo che sinora emerga un pensiero debole e contraddittorio sulle linee di sviluppo future, sulla governance attuale e sulla configurazione unitaria del Parco Nazionale dello Stelvio - uno dei Parchi Nazionali storici, istituito nel 1935, più di 80 anni fa -  dal puzzle costituito dagli elaborati presentati nelle tre diverse procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) a cui l’Osservatorio delle Associazioni ha partecipato. La frammentazione del Parco nazionale ha inciso negativamente sul percorso di partecipazione degli enti locali e del territorio. Per questo chiediamo, se si vuole davvero rendere la partecipazione sostanziale ed efficace e prima che il Ministero dell’Ambiente dia il suo parere motivato vincolante previsto per legge, di convocare una conferenza conclusiva della VAS che serva a definire un Piano e NTA coerenti, coordinate e rispettose della normativa quadro nazionale sulle aree protette (legge n. 394/1991), che permettano di confermare quella unitarietà dell’area protetta nazionale, che sinora non è stata garantita, nonostante quanto viene stabilito chiaramente dall’Intesa siglata tra Ministero ed enti locali nel 2015 e confermata dal decreto legislativo 14/2016”- dichiarano le nove associazioni riunite nell’Osservatorio (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu,  Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF).   L’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio, formato nel 2017, ritiene che solo così si possa costruire un quadro di insieme e di impegni univoci per la tutela di un’area nevralgica per il nostro ambiente alpino: con i suoi 130.700 ettari, nel cuore delle Alpi Centrali, lo Stelvio è un tipico parco montano d’alta quota, con circa tre quarti del suo territorio al di sopra dei 2000 metri e raggiunge un massimo di 3.905 m sulla cima dell’Ortles. Ed esprime tutta la sua preoccupazione per  il disegno che emerge dall’approccio alla tutela e valorizzazione delle risorse ambientali e paesaggistiche e allo sviluppo sostenibile dall’esame della documentazione sin qui prodotta (in allegato la Sintesi delle Osservazioni sugli aspetti più rilevanti).   Per l’Osservatorio delle Associazioni è indispensabile costruire un quadro unitario, coerente e dinamico che serva a far conoscere ed amare il capitale naturale costituito da specie e habitat caratteristiche dell’ambiente montano delle Alpi centrali. Inoltre le Associazioni ritengono che il Parco possa diventare un laboratorio di eco-sostenibilità e di promozione di tecniche agricole e zootecniche ”a prova di clima” e biologiche; servizi coordinati diinformazione e gestione di flussi turistici differenziati per tipologia di domanda (sci, sentieristica-trekking, naturalistica, termale); sharing economy nel settore della mobilità, con partenariati su area vasta (tra Comuni di valle e montani e centri urbani maggiori) per offrire servizi integrati;  sostegno ad attività imprenditoriali pilota di green e circular economy che producano nuova ricchezza per le comunità locali;  diffusione di competenze e strumenti volontari per la gestione equilibrata del patrimonio forestale (Contratti di Foresta, Certificazione dei servizi ecosistemici forestali, ecc.) con il coinvolgimento di comunità montane tradizionalmente marginali. Un Parco, insomma, sottolineano gli ambientalisti, che sia più simile ad un soggetto di eccellenza nel campo della tutela della biodiversità e dello sviluppo sostenibile, piuttosto che una Super Pro Loco. 
  l’Osservatorio sul Parco Nazionale dello Stelvio è composto dalle associazioni CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu,  Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF

La crisi climatica sta provocando mutamenti irreversibili per oceani e regioni polari

Ven, 20/09/2019 - 00:00
Comincia oggi nel Principato di Monaco il 51° meeting dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) con l’obiettivo di approvare lo Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate (SROCC), che traccerà gli impatti e i rischi per la natura e gli esseri umani provocati dai radicali mutamenti che stanno avendo luogo negli oceani, nelle regioni polari e nei ghiacciai per effetto del cambiamento climatico. Impatti cimatici sempre più in aumento, sia per frequenza che per intensità. Il rapporto dovrebbe poi sottolineare come il clima, le persone e la natura sono fondamentalmente collegati. Gli sforzi per mitigare i cambiamenti climatici e fermare la perdita di natura devono andare di pari passo ed essere pienamente integrati con l'adattamento climatico. Si tratta di un ulteriore tassello per costruire la consapevolezza di come i cambiamenti climatici stiano influenzando gli ecosistemi oceanici, costieri, polari e montani e di come la natura e la società possano reagire e raggiungere uno sviluppo resiliente nei confronti dei cambiamenti in atto.

Il rapporto sarà reso noto due giorni dopo il Summit sul Clima convocato dal Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, a New York e il WWF si augura che questo rapporto, così come altri recenti rapporti dell'IPCC, sia un chiaro appello ai governi affinché innalzino i loro obiettivi di riduzione delle emissioni e  li spinga ad agire per evitare il disastro climatico: c’è bisogno di maggiore ambizione dei Paesi nei piani nazionali sul clima (NDC) e in particolare sugli obiettivi di drastica e rapida riduzione delle emissioni. Il report delineerà le molteplici connessioni tra i cambiamenti climatici e l’approvvigionamento di cibo, acqua e altri mezzi di sussistenza dai quali dipendiamo. Il rapporto dovrebbe inoltre fornire una valutazione solida e integrata dell'impatto dei cambiamenti climatici su questi ecosistemi sensibili e indicare quali opzioni sono disponibili per affrontarli. Come lo stesso IPCC aveva stigmatizzato in un precedente report, quello su 1,5°C, se non moltiplicheremo esponenzialmente i nostri sforzi, ci saranno conseguenze disastrose per milioni di persone e per la maggior parte degli ecosistemi vulnerabili. I tagli rapidi e profondi delle emissioni di gas serra sono cruciali per limitare i rischi: ciò renderà l’azione di adattamento più facile ed efficace. 
Dal report emergerà in modo chiaro che i cambiamenti climatici stanno provocando mutamenti irreversibili per le regioni polari. Il ghiaccio marino è per le regioni polari l’equivalente della foresta pluviale per quelle tropicali. La sopravvivenza di molte specie polari dipende dalle banchise di ghiaccio e questo habitat oggi sta scomparendo. Il ritmo incalzante del cambiamento climatico sta mettendo in pericolo anche i mezzi di sostentamento e l’esistenza delle comunità che vivono nell’Artico. E non si tratta di una minaccia solo locale, perché il mondo intero dipende dalle dinamiche di raffreddamento create dalle regioni polari. È essenziale che la crescita delle temperature rimanga entro i 1,5 gradi centigradi rispetto alla temperatura media della superficie terrestre in epoca preindustriale.

Dalle barriere coralline alle mangrovie, dai banchi di pesci agli habitat costieri, il cambiamento climatico e le pressioni create dall’uomo stanno rapidamente distruggendo il capitale naturale che sostiene la vita e il sostentamento di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Non si può più parlare di sviluppo sostenibile senza il massiccio ridimensionamento del ripristino delle difese naturali dell'oceano contro le devastazioni del cambiamento climatico. Il WWF chiede di accelerare l'azione, conformemente all'accordo di Parigi, e nel contempo assicurare oceani e mari più sani, ricorrendo a soluzioni basate sulla natura con una determinazione senza precedenti.

Proprio per mobilitare concretamente il mondo al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul Clima, il WWF Internazionale – insieme al più grande programma mondiale di ricerche sulla Global Sustainability FUTURE EARTH- ha appena pubblicato l’Exponential Road Map, che presenta 36 soluzioni economicamente valide per ridurre le emissioni globali di gas serra del 50% entro il 2030. 

Il report IPCC in arrivo, farà luce su un problema critico ma sottovalutato, l’impatto irreversibile del cambiamento climatico sulle riserve idriche del Pianeta. In tutto il mondo le nevi d’alta quota e i ghiacciai si stanno fondendo, la neve sta diminuendo e il permafrost si sta scongelando, contribuendo all’innalzamento del livello del mare e al cambiamento delle portate dei flussi dei fiumi. Questo quadro sta minacciando la resilienza delle comunità e la sopravvivenza delle specie, dalle montagne fino al mare. L'adattamento a questi cambiamenti richiederà politiche, pratiche, investimenti e governance in materia di acque interne che riconoscano il pieno valore di fiumi e dei sistemi d’acqua dolce funzionanti e sani.

Assemblea Generale ONU, appello del WWF

Gio, 19/09/2019 - 00:00
Gli incendi che hanno colpito le foreste in Brasile, Angola, Indonesia, Russia e molti altri paesi in tutto il mondo, e le marce per il clima in programma per domani in una dozzina di città, secondo il WWF rafforzano drammaticamente l'attualità della crisi ambientale, che sta ricevendo una attenzione globale senza precedenti e che sarà al primo posto in occasione della 74esima Assemblea Generale delle Nazione Unite che inizierà  la prossima settimana.
 
Stiamo modificando in maniera devastante il pianeta che ci ha dato la vita. Dal 1970, si è registrato un declino medio del 60% delle popolazioni della fauna selvatica, mentre l'impatto umano e il sovra sfruttamento delle risorse naturali ha continuato a crescere esponenzialmente. Le conseguenze per le persone sono già visibili con l'aumento degli incendi, le inondazioni e le alte temperature. La scienza ci dice che, se non interveniamo ora, la situazione può solo peggiorare.
 
Il WWF sottolinea con forza l'imperdibile opportunità che i leader mondiali ora hanno per agire correttamente. Il prossimo anno, i trattati internazionali chiave – inclusa l'agenda 2030 con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, la strategia per la biodiversità e l'Accordo sul clima - saranno rinegoziati, dando l'opportunità di posizionare la sostenibilità nel cuore della politica, dell'economia e dei sistemi sociali. Il WWF chiede un Nuovo ambizioso Accordo globale per la Natura e le Persone (New Deal for Nature and People), che unisca gli sforzi verso un futuro sicuro.
I leader devono arrivare alla 74esima Assemblea Generale dell’ONU pronti per indirizzare tutte le loro energie alla realizzazione di azioni mirate che sono oggi essenziali per garantire un futuro prospero e sostenibile alle nostre economie.
 
Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale ha dichiarato:  "La prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite si svolge all'inizio di un anno critico per il nostro Pianeta, ed è un'opportunità per riportare la nostra attenzione globale sull'emergenza ambientale che stiamo affrontando. La scienza parla chiaro:  'business as usual' non può essere considerata un'opzione se dobbiamo proteggere il nostro futuro. La strada che abbiamo intrapreso sta destabilizzando il nostro clima e sta mettendo a rischio la natura, minacciando la nostra stessa sopravvivenza". 
 
"L'incontro dei leader previsto nel 2020 a New York rappresenta la chance per garantire un futuro sostenibile per le persone e la natura- aggiunge Lambertini-. Le decisioni che verranno prese il prossimo anno continueranno ad avere impatti per i prossimi decenni a venire, e tutti noi dipendiamo da loro e da come utilizzeranno saggiamente questa opportunità. I leader mondiali, in occasione dell’Assemblea Generale dell’ONU che si apre la prossima settimana, devono firmare un accordo per mettere la biodiversità al centro dei trattati internazionali del prossimo anno. I leader devono riconoscere la crisi planetaria che stiamo vivendo, e dichiarare lo stato di emergenza per la natura e le persone". 
 
Il WWF ha convocato un incontro dei leader mondiali per lunedì 23 settembre - nella serata dopo il Summit sul clima delle Nazioni Unite s- per discutere proprio dell'emergenza ambientale che stiamo affrontando e chiedere già in occasione della 74esima Assemblea generale dell'ONU una Dichiarazione di Emergenza per la Natura e le Persone. 

Sabato 21 settembre presidio anticaccia a Milano

Mer, 18/09/2019 - 00:00
Sabato 21 settembre, dalle 14.30 alle 17.30, le associazioni LAC, LAV, CABS, LIPU, ENPA,WWF saranno a
Milano, dove daranno vita a un presidio contro la caccia
Appuntamento in piazza Duca d'Aosta, Palazzo Pirelli (Stazione Centrale)
Una protesta pacifica, ma severa, contro i pessimi provvedimenti della regione Lombardia, tra cui l’autorizzazione alla cattura dei piccoli uccelli migratori da usare come richiami vivi. La Regione Lombardia, infatti, vince quest’anno la “maglia nera” per la deregulation venatoria in Italia: il "calendario venatorio" lombardo è stato emanato con una legge regionale e non con un atto amministrativo, espediente del tutto illegittimo che impedisce  un qualsiasi ricorso diretto al TAR. In palese infrazione delle normative europee, la giunta regionale, con una delibera, riapre 24 luoghi dell’orrore a Brescia, Bergamo e Lecco per imprigionare ufficialmente 12.700 tra merli, tordi bottaccio, tordi sassello e cesene. Un atto gravissimo, adottato in violazione della normativa nazionale e, come detto, comunitaria, che ha già incontrato i pareri negativi di Ispra e Ministero dell’Ambiente, e che ha spinto le nostre associazioni a trasmettere una denuncia alla Commissione Europea con richiesta di intervento urgente.
“Peraltro, si tratta dello stesso calendario venatorio approvato nel 2004 che sta andando avanti ad libitum, contro ogni regola scientifica e giuridica. – aggiungono le associazioni – la Lombardia, inoltre, è priva di un piano faunistico venatorio, strumento obbligatorio per legge, indispensabile per una gestione faunistica su base regionale”.
Infine, la Regione Lombardia ha previsto la consueta caccia in deroga allo storno, iniziata il 1° settembre che, con il pretesto dei danni all'agricoltura, rappresenta un altro regalo ai cacciatori. “Ma la vera aberrazione giuridica e scientifica è il tentativo di riapertura degli enormi impianti (roccoli) per la cattura di uccelli selvatici, da regalare ai cacciatori come richiami vivi. – concludono le Associazioni – Il presidio del 21 settembre si accompagna alla raccolta firme che abbiamo lanciato su Change.org per fermare la riapertura dei roccoli e la cattura di richiami vivi.
 

Altri incendi si sono riattivati in Paraguay

Mer, 18/09/2019 - 00:00
Il fuoco continua a bruciare in Paraguay e il WWF lancia un appello al governo del Paese sudamericano, affinché  dichiari lo stato di emergenza nazionale a causa degli incendi che stanno di nuovo colpendo il territorio.
"Negli ultimi giorni, incendi si sono riattivati nell'area del Monumento Natural del Cerro Chovoreca e nelle aree del dipartimento dell'Alto Paraguay, mettendo in allerta le autorità dispiegate nell'area, i vigili del fuoco della foresta e i residenti per mitigare l'incendio in corso a sud", dichiara il WWF Paraguay.  

In considerazione di ciò, il WWF si unisce alla richiesta della società civile di dichiarare uno stato di emergenza nazionale da parte del governo, al fine di incanalare le risorse necessarie per sostenere le azioni di antincendio, stanziate dal Segretariato dell'emergenza nazionale e dalle autorità competenti. Proprio durante l'ultimo fine settimana i fuochi degli incendi nell'area del Monumento Natural del Cerro Chovoreca e delle aree vicine si sono riattivati a causa di condizioni meteorologiche avverse, con temperature fino a 40 gradi centigradi, venti verso sud a 20 chilometri orari e il 16% di umidità relativa.  

Attualmente il Segretariato dell'emergenza nazionale, in coordinamento con l'Istituto Nazionale Forestale, il ministero dell'Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile, i vigili del fuoco schierati nell'area, le forze militari della base aerea di Adrián Jara e i proprietari terrieri, stanno combattendo il fuoco via terra e aria. 

Salviamo i boschi lungo i fiumi

Mer, 18/09/2019 - 00:00
Continuano i tagli indiscriminati di boschi lungo i fiumi. Ultimi esempi sono il Melfa nel Lazio, il Misa nelle Marche e il Santerno, tra Toscana ed Emilia Romagna. "E' una cosa vergognosa che, nonostante l'importanza di questi ambienti e le leggi che dovrebbero tutelarli le Regioni consentono la cosiddetta manutenzione che si traduce in tagli a raso assolutamente controproducenti, a parte ovviamente per chi li fa e chi vende poi la legna. A parte qualche fiume che conserva ancora fasce riparie naturali (Ticino, Tagliamento, alcuni fiumi al sud Italia come il Lao) il resto è generalmente aggredito da manutenzioni scellerate, mentre bisognerebbe fare di tutto per tutelarli e ripristinarli. I boschi ripariali, costituisco un’importante e delicata interfaccia tra l’ambiente acquatico e il territorio circostante" denuncia Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque WWF Italia.

Si tratta di formazioni vegetali, cosiddette “azonali”, fortemente condizionate dal regime idrico dei fiumi o dei laghi lungo i quali si sviluppano, inoltre contengono un’elevata e importante biodiversità e per questo molti sono tutelati dalla Direttiva “Habitat” (43/92/CEE), come le “Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)” o le “Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba”. Invia a conservazione@wwf.it la segnalazione di tagli raso, escavazioni in alveo, interventi distruttivi, indicando località, data, chi sta facendo l’intervento,
2- 5 foto e nome del segnalatore
Il problema è grave e diffuso e vorremmo rilanciarlo facendo un dossier da inviare al Ministero dell’Ambiente
Il WWF invita anche a firmare la petizione “Fermiamo il taglio selvaggio sul fiume Santerno”

Purtroppo l’elevato consumo del suolo e lo sfruttamento di ogni spazio possibile, legati poi al prevalere di una riduttiva e controproducente logica di gestione idraulica dei fiumi, hanno determinato l’attuale situazione. Non vengono considerati gli aspetti idrogeologici ed ecologici degli ecosistemi fluviali che sono a tutt’oggi sottoposti a devastanti tagli a raso di boschi ripariali con il pretesto di mantenere “l’officiosità idraulica”. Questi ambienti in realtà ricoprono un’importanza enorme perché difendono le sponde dei fiumi dall’erosione, regolano il trasporto dei sedimenti attraverso l’intrappolamento fisico di materiali diminuendone l’accumulo a valle, riducono la velocità della corrente, forniscono ripari ai pesci durante le piene, contribuiscono alla determinazione del microclima in ambito fluviale, svolgono un’efficace funzione tampone nei confronti dei carichi di nutrienti provenienti dalle attività agricole" sottolinea Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque WWF Italia.

In questi ultimi anni si è cercato di salvaguardare questi ambienti e in genere le fasce di pertinenza fluviale: dalla legge Galasso (1985) che considerava le sponde dei corsi d’acqua per una fascia di 150 metri bene paesistico, al Dlgs.152 del 1999 (art.41) che prevede che “le aree demaniali dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle altre acque possono essere date in concessione allo scopo di destinarle a riserve naturali, a parchi fluviali o lacuali o comunque a interventi di ripristino e recupero ambientale”. Concetto ripreso dall’art. 115 del Codice per l’Ambiente il Dlgs.152/2006 e inserito in diversi Piani Stralcio di bacino (ex L.183/89 e successive modifiche) soprattutto nelle conseguenti norme di regolamentazione delle fasce fluviali. 

L’esigenza di gestire in modo diverso e polifunzionale le aree di pertinenza fluviale o fasce fluviali o comunque quelle zone vocate alla libera espansione delle acque, soprattutto se ancora libere dall’urbanizzato, è richiesta anche dalle normative europee tra cui la Direttiva 2007/60/CE “Alluvioni”, che prevede la predisposizione di piani di gestione del rischio alluvionale, incentrati sulla prevenzione, ad esempio, con azioni per disincentivare le attività edilizie nelle zone soggette a inondazioni, ma anche le indicazioni di come proteggere le zone soggette alle inondazioni, ad esempio, ripristinando pianure alluvionali, ricostituendo le formazioni boscate ripariali o le zone umide. L’esigenza di ridurre la vulnerabilità del territorio per aumentarne o ripristinarne la resilienza rispetto ad eventi che si sono fatti sempre più frequenti ed estremi (alluvioni catastrofiche, siccità straordinarie…) è divenuta anche una delle principali priorità per le politiche di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici a cui gli Stati sono attualmente impegnati.

Apertura della caccia ed e' subito bracconaggio

Mar, 17/09/2019 - 00:00
E' morto il falco pescatore rinvenuto gravemente ferito da arma da fuoco in provincia di Ancona, al confine con la Riserva Naturale e Oasi WWF di Ripa Bianca di Jesi. E' stato colpito da una rosa di pallini da caccia che gli hanno procurato la rottura di un'ala e gravi ferite ad un occhio. Il falco era stato avvistato poche ore prima all'interno dell'area protetta dalle guardie volontarie del WWF ed è stato portato al Cras delle Marche dove i veterinari lo hanno sottoposto alle cure del caso.
Le sue condizioni sono apparse subito gravi. Le associazioni ambientaliste e animaliste marchigiane sporgeranno denuncia contro ignoti. Si tratta di un rapace che non può essere confuso o scambiato con nessuna specie cacciabile. E' stato colpito volutamente e pure ai confini con un'area protetta, l'Oasi WWF di Ripa Bianca di Jesi. Da qui la ricompensa offerta dalle associazioni ambientaliste e animaliste delle Marche a chi fornirà indicazione per individuare il responsabile.

Domenica 15 settembre si apre la caccia

Ven, 13/09/2019 - 00:00
La terza domenica di settembre rappresenta un triste e crudele appuntamento per gli animali selvatici e per chi ha a cuore la biodiversità. All’alba di domenica 15 si ripresenterà la consueta scena di guerra impari: da una parte i cacciatori armati di doppiette - spesso sostenuti da regioni più sensibili ai loro interessi che a quelli della natura e dunque della collettività - e dall’altra il “popolo migratore” e gli animali selvatici in generale.

In realtà in molte regioni la caccia si è già aperta dai  primi giorni di settembre, con  le cosiddette “preaperture”, molte delle quali deliberate dalle regioni italiane in maniera illegittima e bloccate dai ricorsi ai Tribunali  amministrativi regionali intentati dal WWF Italia con le più importanti associazioni di protezione della natura”.

“Il WWF  Italia  – ha dichiarato  il Vicepresidente Dante  Caserta -  oltre a ringraziare  di cuore gli avvocati del Panda che con  tanta passione e rinunciando  anche alle  ferie d’agosto, hanno  ottenuto  importanti  risultati, li incaricherà di procedere con le opportune iniziative legali anche dinanzi alla magistratura contabile, per chiedere il risarcimento degli enormi danni causati dalle Regioni più irresponsabili agli animali selvatici e alla natura d'Italia. Il WWF ricorda che la fauna selvatica è "patrimonio  indisponibile dello Stato" che dovrebbe essere tutelato nell’interesse della “comunità nazionale ed internazionale”

MARCHE: il 27 agosto la delibera sull’avvio anticipato della caccia al primo settembre viene bloccata dal  Tar regionale su ricorso delle Associazioni. La regione, disattendendo clamorosamente l’ordine del giudice, approva il giorno dopo una nuova apertura regalando ai cacciatori altre giornate di caccia, con migliaia di animali uccisi illegalmente. Le associazioni ricorrono nuovamente  e nuovamente  il giudice  da’ loro  ragione (il 5  settembre). Correttamente il giudice amministrativo ha ritenuto che: ”nella ponderazione degli interessi … vada data prevalenza a quello della conservazione delle specie oggetto di caccia (…)- anche in relazione “all’irreversibilità della situazione di fatto conseguente (esercizio in detti giorni della caccia con conseguente abbattimento di animali). 

ABRUZZO. Situazione analoga, e addirittura paradossale, in Abruzzo dove, a seguito del ricorso del WWF Italia e della LNDC,  il  calendario venatorio  è stato sospeso. Anche la “regione  dei parchi”  ha tentato  di aggirare  la decisione del  Tar,  pubblicando una nuova proposta di calendario, che però non è stata ancora approvata. Così i cacciatori abruzzesi dovranno rimanere a casa domenica 15 settembre, rimanendo valida la sospensiva data dal TAR fino alla discussione del 25 settembre.

LOMBARDIA. Altra regione da “cartellino rosso” è la Lombardia che ha deliberato di nuovo la cattura dei piccoli uccelli migratori a fini di impiego come richiami vivi, nonostante  le ormai  decine  di condanne  degli anni passati dai giudici  italiani ed europei. Numerose ed importanti associazioni, tra cui il WWF Italia , hanno fatto ricorso  al Tar Lombardia e sono in attesa dell’udienza.  Nel frattempo il prossimo 21 settembre a Milano è stato organizzano un presidio contro la “deregulation venatoria”. 

Anche in Liguria, Sardegna, Toscana e Calabria il WWF ha dovuto di nuovo  ricorrere  contro  i calendari  venatori perché non non in linea con i parametri stabiliti dalle norme europee e dalle regole scientifiche per la tutela delle specie  selvatiche.  

Dalla Calabria, che ha deliberato una delle  peggiori e più lunghe stagioni  di caccia in Italia, è arrivato un risultato  positivo dal  Tar  che ha sospeso la caccia alle specie moriglione e pavoncella, come richiesto dall’’Unione europea lo scorso maggio e ribadito anche dal Ministro dell’Ambiente, trattandosi di specie in situazione critica di conservazione  e  per le quali  la caccia  è “incompatibile”. 

“Auspichiamo che il Ministro Costa e il Parlamento si impegnino  affinché  si possano approvare presto nuove e più rigorose leggi per la tutela della fauna selvatica e che possano riportare in tutte le regioni  italiane  la caccia perlomeno a  livelli sostenibili e nel solco della legalità” ha concluso il Vice Presidente dell'Associazione.

Festival Malaze' 2019 nell’Oasi WWF Cratere degli Astroni

Ven, 13/09/2019 - 00:00
Quest’anno la Riserva Naturale Oasi del WWF Cratere degli Astroni è stata scelta come  terzo hub di Malazè, il Festival ArcheoEnoGastronomico dei Campi Flegrei. Dall’alba fino alla mezzanotte tanti gli eventi organizzati da WWF Oasi e dai partner dell’area flegrea. Si inizia alle 5:30 per andare a vedere l’alba sul Golfo di Napoli dal periplo del Cratere degli Astroni, per poi continuare la visita presso le aziende vitivinicole Agnanum e Cantine Astroni. Visite Guidate a tema paleontologico e naturalistico saranno attive da metà mattina e proietteranno il visitatore in un viaggio nel tempo grazie alla mostra Dinosauri in Carne e Ossa, che propone in scala 1:1 30 ricostruzioni, dal famoso T-rex ad altri enormi dinosauri e paleo mammiferi. Laboratori didattici sia per grandi che per piccini ci aiuteranno a comprendere il lavoro del paleontologo, scavando e restituendo alla luce scheletri e resti di specie fossili. Conosceremo meglio la geologia del cratere degli Astroni, provocando una vera e propria eruzione vulcanica. Costruiremo “bombe” di semi da lanciare nelle aree verdi delle città per renderle più colorate. In occasione di Malazè faremo suonare anche gli alberi, grazie all’utilizzo di un particolare dispositivo dimostreremo che gli alberi sono vivi proprio come noi e tradurremo in musica la loro attività fisiologica, un vero e proprio concerto botanico. Si terranno spettacoli teatrali e musicali, nella magia del bosco sentiremo l’arpa riecheggiare, mentre al tramonto potremo ascoltare poesie e brani comodamente seduti sul prato della grande radura. Per chi ama rilassarsi in natura sono in programma attività yoga tutta la giornata, anche per i più piccoli. È infine prevista una visita notturna con un paleontologo un po’ confusionario, che accompagnerà i bambini e gli adulti alla scoperta dei dinosauri estinti. Si chiude con l’osservazione delle stelle grazie all’uso di un telescopio professionale e senza il disturbo delle luci della città. In occasione di Malazè è previsto un ingresso speciale promozionale di 5 euro per accedere all’oasi (alcune attività hanno un costo aggiuntivo). Per informazioni e programma completo >>    

Il WWF si unisce all'appello "Un albero in più"

Mer, 11/09/2019 - 00:00
Il WWF si unisce all’appello Un albero in più lanciato da Stefano Mancuso, Scienziato e Direttore LINV (International Laboratory for Plant Neurobiology), Carlo Petrini, Presidente Slow Food, e Domenico Pompili, Vescovo di Rieti, a nome delle Comunità Laudato si’ rivolto “ad ogni cittadino di buona volontà, ad ogni organizzazione di qualunque natura e orientamento, ad ogni azienda pubblica o privata, alla straordinaria rete di comuni e regioni d’Italia, al governo nazionale di unirsi a noi con l’obiettivo di piantare in Italia 60 milioni di alberi nel più breve tempo possibile. Un albero per ogni italiano: 60 milioni di alberi che dal loro primo istante di vita realizzano la loro opera di mitigazione dei livelli di CO2 nell’atmosfera”.

Il WWF è da sempre in prima fila per promuovere l’importanza degli alberi, tra i principali pilastri di biodiversità del pianeta, garanti di molti dei nostri ecosistemi e talmente preziosi e adattabili da essere in grado di convivere al nostro fianco nelle città di tutto il mondo.

L’Associazione del Panda chiede, ancora un volta, che venga data piena attuazione che venga attuata la Legge 10/2013 (cd Legge Rutelli), che prevede per i comuni al di sopra dei 15.000 abitanti di piantare un albero per ogni bambino nato o adottato e di attuare interventi di ripristino delle cinture verdi periurbane. Questa richiesta sarà rilanciata con forza con forza questo messaggio il prossimo 6 ottobre in occasione di Urban Nature, l’appuntamento con cui da tre anni il WWF promuove la conoscenza e la diffusione della natura in città presso scuole, cittadini e istituzioni. Come negli anni passati in tante città d’Italia verranno realizzati eventi e iniziative dedicati a promuovere l’importanza del verde urbano, il lavoro dei cittadini e delle istituzioni che lo tutelano e la necessità di una pianificazione urbana sempre più attenta e finalizzata alla realizzazione di vere e proprie foreste urbane.

Gli scienziati di tutto il mondo concordano sull’importanza della riforestazione, perché gli alberi sono sottrattori naturali di anidride carbonica, considerata la principale causa dell’aumento dei gas serra nell’atmosfera terrestre e quindi dell’innalzamento delle temperature. Piantare alberi è la principale soluzione che abbiamo oggi a disposizione per far fronte al riscaldamento globale.

La riduzione delle attuali emissioni e la transizione verso le energie pulite, pur urgenti e indispensabili, da sole non bastano per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 21) del 2015, di limitare la crescita della temperatura media globale sulla superficie delle terre emerse e degli oceani “ben al di sotto dei 2 gradi centigradi”, entro la fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali. Nell’appello si legge che “è dunque urgente affiancare a questi processi di graduale conversione ecologica, azioni che portino molto rapidamente ad un abbassamento dei livelli di CO2. Una di queste azioni è molto semplice ed è alla portata di ognuno di noi”, cioè piantare alberi. Questo non risolve il problema nel suo complesso, ma ci aiuta prendere tempo nell’attesa di cambiare abitudini e stili di vita che ci hanno portato a questa situazione drammatica.

Attualmente, sulla Terra ci sono 5,5 miliardi di ettari di boschi (dati Fao). Secondo il recente rapporto dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) per ridurre di 1,5 °C il riscaldamento globale entro il 2050 sarebbe necessario avere un miliardo di ettari in più di foreste. Nonostante ci sia ancora qualcuno che nega la crisi climatica è ora di agire urgentemente tutti assieme, perché gli effetti del clima che cambia investono tutte le nazioni. Occorre agire in fretta per evitare desertificazione, scioglimento delle calotte polari e dei ghiacci perenni, aumento del livello dei mari, aumento in frequenza e in intensità dei fenomeni metereologici estremi, aumento del rischio idrogeologico e di inondazioni, aumento della siccità e aumento del rischio incendi, aumento delle ondate di calore, variazione nella distribuzione degli habitat animali, estinzione di specie animali e vegetali, perdita di fertilità dei suoli e di suoli fertili, variazione della produttività agricola e della qualità/capacità nutrizionale, e tutti i fenomeni che ne conseguono, a partire dall’inarrestabile crescita di ondate migratorie incontrollabili di popolazioni che fuggono dai luoghi della Terra più fortemente colpiti dai fenomeni sopra elencati.

La terra è una sola, è una risorsa limitata, non distruggiamola, perché come scrive lo scrittore francese François Mauriac “È inutile per l’uomo conquistare la Luna, se poi finisce per perdere la Terra”.

Nella notte 45 Caretta caretta nate dalla spiaggia di Sibari

Mer, 11/09/2019 - 00:00
Sono quarantacinque le piccole tartarughe marine nate nella notte fra il 10 e l’11 settembre sul litorale di Cassano allo Jonio. La schiusa è avvenuta sulla spiaggia si Sibari, nei pressi del lido “Marlusa” di Marina di Sibari dove una Caretta caretta, nella notte tra il 24 e il 25 luglio scorso, aveva depositato le sue uova. Il nido era stato scoperto da alcuni volontari protio sotto gli ombrelloni del lido e immediatamente spostato e messo in sicurezza.
 

Ecco due delle 45 piccole #tartarughe nate la notte scorsa sulla #spiaggia di #Sibari, nel litorale di Cassano allo Jonio, che stanno raggiungendo per la prima volte il #mare ????????

Un grazie speciale gli esperti e volontari dell'@oasiwwfpolicoro che hanno presidiato il nido! pic.twitter.com/VPsIaloHbJ

— WWF Italia (@WWFitalia) September 11, 2019

Dopo quarantasette giorni di incubazione naturale 45 delle 54 depositate si sono schiuse e le piccole tartarughe hanno potuto raggiungere il mare. L'evento non è una novità per il litorale cassanese: era accaduto già altre due volte, nell'estate del 2008 e in quella del 2014, che le tartarughe nidificassero in questa zona. La schiusa è stata seguita da Gianluca Cirelli, biologo marino responsabile del WWF di Policoro e da altri esperti e volontari, che hanno verificato che tutte le tartarughine raggiungessero il mare, aiutati anche da alcune torce che non danno fastidio ai cuccioli, ma anzi sono un riferimento e li aiutano a dirigersi verso la riva per entrare in acqua. Queste attività sono realizzate nell’ambito del Progetto per la salvaguardia delle tartarughe marine TartAmar, finanziato dalla Regione Calabria. 

Aperte le iscrizioni al corso di formazione di Libera e WWF

Mar, 10/09/2019 - 00:00
Dopo il grande interesse degli anni passati, torna la quinta edizione del corso di formazione di Libera e WWF, aperto ai volontari interessati alla realizzazione di interventi di tipo ecologico e artistico nelle terre confiscate alle mafie. Grazie a queste attività, il sistema dei terreni confiscati alle mafie, in buona parte oggi gestiti dalle Cooperative di Libera, ha acquisito negli anni una forte caratterizzazione, così da essere anche promosso in ambito locale e nazionale come un insieme di luoghi di grande interesse per la conservazione del paesaggio e della biodiversità, oltre che di forte stimolo per la creatività e la ricerca artistica. 
Chi deciderà di iscriversi potrà partecipare a 8 incontri, che si terranno di sabato, una volta al mese, da ottobre 2019 a maggio 2020 e che si svolgeranno all'Oasi WWF Stagni di Focognano a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. A una breve parte di teoria, durante gli incontri, seguiranno attività pratiche su campo. L’Oasi WWF Stagni di Focognano è un caso unico nel panorama nazionale, perché frutto di uno straordinario progetto di costruzione di nuovi habitat di forte interesse paesaggistico e naturalistico a partire da una situazione territoriale poverissima, dovuta alla presenza di campi coltivati con metodi estensivi. 
Le attività di formazione si svolgeranno sotto la direzione del biologo e responsabile del progetto, Carlo Scoccianti e l’invito è rivolto sia a chi opera nel settore naturalistico o artistico, sia a studenti, volontari, appassionati e cultori di queste materie che desiderano dare un proprio contributo per la tutela del territorio e contrastando l’illegalità. 
  Come partecipare Per partecipare a questa iniziativa occorre inviare questa scheda di preadesione alla mail: toscana@libera.it 
È possibile partecipare singolarmente o a gruppi e le attività saranno organizzate in modo da poter prendere parte ai lavori pratici su campo insieme al gruppo di esperti e volontari che da anni gestiscono l'Oasi di Focognano.
 

L'ambiente in Costituzione è da sempre una battaglia del WWF

Lun, 09/09/2019 - 00:00
"Inserire l'ambiente tra i principi costituzionali  non solo per rafforzarne la tutela ma per rilanciare la sfida della sostenibilità al centro dell'agenda politico-istituzionale ed economica è una sfida su cui da tempo il WWF lavora e che trova nelle parole del premier Conte il giusto rilievo”.

Questo il commento del WWF Italia, dopo il discorso di Giuseppe Conte alla Camera, per varare la fiducia del governo Conte bis. L'associazione ambientalista, già nel 2013 rivolse un appello in tal senso al Governo e all'allora Ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando. Perché per fronteggiare in maniera equa ed efficace la crisi economica, ambientale e sociale del Paese, occorre necessariamente legare lo sviluppo economico alle politiche di tutela e conservazione della Natura e del capitale naturale, ripensando il PIL, i bilanci aziendali e i redditi, anche in virtù di una contabilità ecologica, ovvero considerando quante risorse naturali ed ecosistemi vengono trasformati e consumati.

Perché è una scelta coerente con l'evoluzione della Giurisprudenza costituzionale considerare l'ambiente come "valore trasversale costituzionalmente protetto" (Corte Cost. n. 407/2002 e n. 536/2002), integrando quanto stabilito dall'articolo 9 e inserendo la protezione dell'ambiente e della biodiversità nonché lo sviluppo sostenibile,  accanto alla tutela del paesaggio e dei beni culturali già prevista nella nostra Costituzione”.

Una petizione per salvare l'Amazzonia

Lun, 09/09/2019 - 00:00
Le spinte economiche stanno mandando in crisi quei sistemi naturali cruciali per il funzionamento della biosfera L’Amazzonia è un esempio lampante: gli incendi innescati per lo sfruttamento intensivo dei territori coperti dalle foreste tropicali stanno aumentando esponenzialmente il rischio di collasso ecologico di tutto il bacino. Dall’inizio dell’anno ad oggi la percentuale netta della superficie bruciata in Amazzonia è aumentata del 150% rispetto al trend degli ultimi 10 anni. Questo avrà ripercussioni non solo sull’ambiente e le economie locali, ma sull’intero pianeta riducendo la biodiversità globale, la risorsa idrica del pianeta, indebolendo la regolazione del clima e amplificando drammaticamente gli effetti nefasti del riscaldamento globale .  

È ora di cambiare rotta e di colmare un vuoto normativo che finalmente dia rilevanza a quei disastri ambientali che vanno oltre la giurisdizione nazionale. 

Per questo il WWF da oggi, giorno in cui il Presidente del Consiglio Conte ha messo più volte al centro i temi ambientali nel suo discorso alla Camera, promuove una petizione rivolta al Governo italiano perché si faccia portavoce presso la Corte penale internazionale, di una richiesta a beneficio della comunità internazionale: inserire tra i crimini contro l’umanità anche la distruzione dei sistemi naturali cruciali per la sopravvivenza dell’intera società umana, al pari di genocidio, crimini di guerra e aggressione. 

"Ci rivolgiamo agli italiani come ‘cittadini del mondo’ capaci di far sentire la propria voce contro questo disastro che vede tra le cause principali azioni umane di rapina del suolo e di incapacità di gestione sostenibile. La Terra non può essere considerata un ‘oggetto legale non identificato’, ma un nostro diritto internazionale come bene collettivo di cui prenderci cura con la massima attenzione, una prospettiva ecologica che richiama anche l’enciclica ‘Laudato sì’ di Papa Francesco in cui esorta a preservare la nostra ‘casa comune’. Abbiamo inoltre il dovere morale di sostenere le comunità locali, veri custodi di questo patrimonio.  L’inferno di fuoco che sta vivendo l’Amazzonia può diventare quella ‘miccia’ emotiva per spingere le persone a combattere lo sfruttamento incontrollato, insostenibile e spesso illegale delle risorse naturali del pianeta”, ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia. 

I grandi sistemi naturali sono veri e propri ‘pistoni’ della biosfera:  i ghiacci polari, il permafrost, la circolazione marina degli oceani, il regime dei monsoni e l’Amazzonia stessa garantiscono la nostra sopravvivenza grazie alle funzioni vitali prodotte tra cui la regolazione del clima, l’assorbimento dei gas serra, il sequestro di carbonio, la formazione delle piogge,il raffreddamento della terra e degli oceani. Il 10% della biodiversità mondiale vive in Amazzonia e questo polmone offre cibo, acqua, medicine per tutto il pianeta.

La Corte penale internazionale, a cui il Governo italiano dovrebbe rivolgersi, è stata istituita proprio con lo Statuto di Roma nel 1998: la Corte  giudica i responsabili di crimini particolarmente gravi e che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme come, ad esempio, il genocidio. La richiesta del WWF è quella di inserire nello Statuto della Corte anche i crimini ambientali, ai sensi dell’art.7 dello stesso Statuto. E’ infatti possibile da parte di uno Stato Parte modificare gli elementi costitutivi dei crimini e l’Italia è uno dei paesi protagonisti nell’istituzione stessa della Corte. 

Il WWF, in occasione dell’Amazon Day celebrato il 5 settembre sorso,  aveva anche richiamato l’attenzione a questa emergenza planetaria da parte dei leader che devono garantire un “New Deal per la Natura e le persone” entro il 2020 per risolvere la crisi climatica e proteggere quanto ancora esiste come ambienti naturali e fare in modo che i nostri consumi e sistemi di produzione diventino più sostenibili. La tutela e il ripristino delle foreste deve essere il cuore di questo accordo.

I volontari del WWF Licata bonificano la spiaggia del fratino

Lun, 09/09/2019 - 00:00
p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica} span.s1 {font-kerning: none} span.s2 {font: 11.0px Helvetica; font-kerning: none}

Il fratino è un piccolo uccello migratore che arriva dall'Africa, inserito tra le specie da tutelare dalla Direttiva UE "Uccelli", che nidifica sulle spiagge europee dall'inizio del secolo. La sua popolazione è in consistente calo e in Italia si stima la presenza di meno di 700 coppie. È l’emblema dello stato di conservazione delle nostre spiagge ed è anche il simbolo dello stretto legame tra le abitudini dell’uomo e i delicati equilibri della biodiversità. Il WWF Italia ha costituito una “rete di esperti e attivisti che collaborano per coordinare le attività per la tutela del fratino nelle spiagge italiane.

Meravigliosamente, da qualche anno è stato notata e custodita dai Volontari del WWF di Licata una piccola radura affiancata a un braccio dal porto turistico, luogo dove alcune mamme fratino vanno a depositare le uova per covarle fino alla schiusa e alla crescita in autonomia dei pulcini.

È una tenera esperienza, quella di osservare da lontano che tutto proceda bene e che nessuno vada a disturbare questo miracolo della natura. Ed è quello che fanno i volontari del WWF, solitari e discreti, quando regalano il loro tempo libero alla protezione di questi piccoli animali.

Ma il sito del fratino è sporco. Vivere fra plastiche e rifiuti di ogni genere condanna questi animali ad un incedere contro natura. Così i volontari del WWF, insieme ad un gruppo di altri giovani (Eco Licata), si sono dati appuntamento per un'azione di bonifica dai rifiuti dello spazio sottostante la radura lungo il braccio del porto turistico che viene bagnato dal mare raccogliendo plastiche e metalli vetro e detriti di ogni genere.

All'appuntamento si sono presentati anche i ragazzi dell’Azione Cattolica e molti altri giovani e cittadini. Ma è venuto anche il sindaco di Licata, Giuseppe Galanti, con l'assessore Antonio Montana e ben tre consiglieri comunali, Gabriella Di Franco, Vera Lauria e Giuseppe Perugia.

I volontari del WWF, insieme agli altri giovani animati dallo spirito del fare, senza nessun progetto dietro, senza finanziamenti di alcun genere, ma da volontari-volontari quelli veri, hanno raccolto quintali di rifiuti differenziandoli per un corretto smaltimento. Un grazie va alla responsabile del WWF di Licata, l’instancabile Gino Galia, che collaborato da un nucleo di “arditi” è riuscito a organizzare il tutto alla perfezione. E un grazie va anche al nostro Presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, Giuseppe Mazzotta, che non ha fatto mancare la sua presenza raggiungendoci e lavorando pure lui per sostenerci nell'azione.

Non sappiamo se i fratini, questi piccoli uccellini molto discreti, apprezzeranno il nostro operato, ma è attraverso azioni come questa che concretamente si dà il buon esempio, nella certezza che le buone pratiche rivolte al non produrre rifiuti possano diffondersi quanto più possibile. E vissero tutti felici e contenti. Magari! Il cammino è lungo e noi dobbiamo mettercela tutta, sia piccoli che soprattutto “grandi”, perché c'è ancora tanto da fare.