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Aggiornato: 1 ora 14 min fa

Il decalogo del WWF per un "New deal for Nature and People"

20 ore 16 min fa
Nel corso della Peccei Lecture 2019 che ha visto come relatore d’eccezione Sir Robert Watson il WWF Italia ha lanciato il decalogo italiano per un New Deal for People and Nature, una vera e propria Road Map in 10 mosse rivolta all’Italia per arrestare la perdita di biodiversità che prosegue a ritmi vertiginosi. Come dimostra l’allarme lanciato dalle Nazioni Unite nel più aggiornato e autorevole assessment sullo stato della biodiversità planetario dell'IPBES (“la natura soffre di un declino senza precedenti”) che è stato lanciato quest’anno, proprio sotto la presidenza di Bob Watson.
Le richieste del WWF per rendere operativi e concreti gli sforzi necessari per la nuova strategia decennale (2020-2030) destinata a fermare la perdita di biodiversità nel mondo che sarà elaborata formalmente in sede ONU nel 2020, si concentrano attorno a tre obiettivi specifici, ambiziosi e sfidanti come richjede lo stato di emergenza planetaria in cui ci troviamo, da raggiungere entro il 2030:
  • Arrestare la perdita degli habitat naturali (Zero Loss of Natural Habitats),
  • Dimezzare l’impronta ecologica dei processi di produzione e consumo (Halve Footprint of Production and Consumption),
  • arrestare l’estinzione delle specie viventi (Zero Extinction of Species).
Per promuovere l’urgenza di questi obiettivi il WWF, insieme ad altre organizzazioni internazionali, ha avviato una massiccia mobilitazione di governi, parlamenti, imprese, organizzazioni, cittadini per raggiungere un New Deal for Nature and People che comprenda una road map di obiettivi e indicatori chiari e coerenti con il fine di proteggere efficacemente almeno il 30% della superficie del nostro pianeta entro il 2030 giungendo al 50% entro il 2050.
La proposta del New Deal for Nature and People ha l’ambizione di porre all’attenzione dei governi mondiali la necessità e l’urgenza di un approccio concreto e integrato che consenta di conseguire al 2030 risultati significativi per la stabilizzazione del clima e la decarbonizzazione della nostre economie, per la protezione e il restauro degli ecosistemi e della biodiversità, per la concretizzazione degli  Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 e degli accordi presi e che si prenderanno nell’ambito della grandi convenzioni ONU sul clima e la diversità biologica.
La sfida a breve termine, per il 2020, sarà quella di ridefinire anche per l’Italia una Strategia Nazionale per la Biodiversità, con pochi obiettivi concreti ed operativi, in sinergia con la Strategia globale che sarà definita nell’ambito della Convenzione Internazionale per la Diversità Biologica e la nuova Strategia dell’Unione Europea conseguente ad essa. Il “New Deal for Nature and People” indica la rotta da seguire.
 
  IL DECALOGO ITALIANO PER  UN NEW DEAL FOR NATURE AND PEOPLE  
  1. Biodiversità: attuare un piano di azione per la conservazione della Natura, rafforzare il sistema delle aree protette e sviluppare un programma nazionale di restauro degli habitat degradati
    Serve un Piano di Azione per la conservazione della Natura e il restauro ecologico, che come obiettivi primari abbia la tutela di habitat e specie, ma anche la gestione del 30%  del territorio nazionale terrestre (oggi è il 18%) e del 30 % di quello marino (oggi è il 7%) secondo criteri di conservazione e valorizzazione del capitale naturale, vincolando almeno il 10% dei Fondi comunitari della programmazione 2021-2027 (FEASR, FESR, FSE, FEAMP, Coesione) all’attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità, destinando in 10 anni almeno 150 milioni di euro di Fondi nazionali. La rete delle aree naturali protette, si potrà rafforzare grazie a un finanziamento pubblico statale annuale di 120 milioni da destinare ai 28 Parchi nazionali istituiti e 50 milioni di euro per le Aree Marine protette. Serve, inoltre, un programma nazionale di restauro degli habitat degradati terrestri e marini.
  2. Clima e Energia: accelerare la transizione verso l’economia decarbonizzata e assicurare che sia giusta
    In Italia va attuata entro il 2030 una riduzione pari almeno al 55% delle emissioni (del 65% a livello europeo), in linea con il percorso di totale decarbonizzazione entro la metà del secolo, e di conseguenza innalzati gli obiettivi relativi alla quota di approvvigionamento energetico coperta dalle rinnovabili e quelli di efficienza energetica. Servono risorse finalizzate ad un’innovazione a carbonio zero, escludendo dai benefici tutte le tecnologie e le infrastrutture che implicano l’uso di combustibili fossili.
  3. Governo dell’Ambiente: affermare e praticare la giusta transizione nelle politiche governative
    Per gestire la conversione ecologica del sistema produttivo, si dovranno istituire un Ministro per la transizione ecologica e la sostenibilità e un Tavolo di confronto sulla giusta transizione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che coinvolga gli stakeholder.
  4. Sviluppo sostenibile: integrare il capitale naturale nei sistemi economici e finanziari
    Entro il 2030 il valore del capitale naturale deve essere pienamente integrato negli strumenti di programmazione economico-finanziaria delle imprese e dell’amministrazione pubblica, ed essere calcolato nelle politiche settoriali a tutti i livelli, come proposto dal Comitato Nazionale per il Capitale Naturale. Il calcolo del PIL deve essere profondamente rinnovato, grazie all’utilizzo di indicatori di benessere come il BES (Benessere Equo e sostenibile) mentre i SAD, i sussidi ambientalmente dannosi - che oggi ammontano a quasi 20 miliardi di Euro, di cui 16,8 a sostegno dei combustibili fossili - devono essere progressivamente (entro il 2025) aboliti, favorendo al contempo le misure che premino le scelte produttive e di consumo virtuose.
  5. Agricoltura: promuovere la transizione agroecologica delle filiere agricole
    La transizione verso un’agricoltura più sostenibile deve accelerare mediante la certificazione in agricoltura biologica del 40% della Superficie Agricola Utilizzata e del 100% della SAU nelle aree Natura 2000; con la presenza di infrastrutture verdi nel 10% della Superficie Agricola Totale italiana e la riduzione dell’80% (rispetto ai livelli 2020) nel consumo di pesticidi e fertilizzanti chimici a base di azoto e fosforo.
  6. Acque interne: raggiungere un buono stato ecologico dei corpi idrici
    In tutti i bacini idrici si deve raggiungere l’obiettivo della gestione ecologica delle acque superficiali, restituendo la centralità del loro governo all’Autorità di Distretto. Entro il 2027 va raggiunto l’obiettivo europeo del “buono stato ecologico” dei corpi idrici (superficiali e sotterranei), aumentando almeno, dal 20% al 50% la quota dei fondi nazionali per la riduzione del rischio idrogeologico.
  7. Acque marine: gestire le risorse del mare con un approccio ecosistemico
    L’Italia deve raggiungere i traguardi ambientali definiti nella la Strategia Nazionale Marina (aggiornata nel 2018) e gestire il 100% dei mari italiani attraverso l’implementazione dei piani spaziali marittimi basati sull’approccio ecosistemico, che integrino reti di Aree Marine Protette gestite efficacemente, e una gestione sostenibile delle attività di pesca che riduca significativamente il sovrasfruttamento  ed elimini la cattura accidentale delle specie vulnerabili come mammiferi marini, tartarughe e squali. Bisogna sviluppare un piano di pesca ecologicamente sostenibile, non industriale, in grado di valorizzare la biodiversità e le comunità locali.
  8. Foreste: mantenere e incrementare la qualità degli ecosistemi forestali nazionali
    Il patrimonio forestale italiano deve essere gestito secondo criteri ecologici, superando i limiti del Testo Unico Foreste 2018. Fra gli obiettivi quello di migliorare lo stato di salute e la resilienza delle foreste nazionali più a rischio per disastri naturali e antropici dipendenti o amplificati dal riscaldamento globale; di mantenere e incrementare la qualità degli ecosistemi forestali nazionali e i benefici che ne derivano; arrestare e invertire i trend di riduzione in superficie, la consistenza delle popolazioni di specie vegetali e animali, nonché di perdita di habitat.
  9. Aree urbane: fermare il consumo di suolo e rivoluzionare la pianificazione urbanistica
    Con l’attuazione di una norma che stabilisca obiettivi nazionali e regionali per fermare l’ulteriore consumo di aree libere, incentivando una rigenerazione urbana che consideri il suolo bene comune e risorsa non rinnovabile e con l’avvio di piani urbanistici territoriali che integrino il paesaggio, la biodiversità e la rete ecologica nei sistemi urbani e tengano conto delle misure e delle azioni necessarie alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla sicurezza delle popolazioni dai rischi derivanti dagli eventi meteorologici estremi, verrà bloccato il trend alla polverizzazione (sprinkling) dell’urbanizzazione del territorio, tipico del nostro Paese.
  10. Trasporti e infrastrutture: favorire le modalità di trasporto a basso consumo di suolo e low carbon
    Serve un Piano Nazionale della Mobilità, che aggiorni il Piano Generale dei Trasporti e della Logistica del 2001 basandosi sull’analisi della reale domanda di mobilità degli Italiani, e che abbia come obiettivo interventi che favoriscano le modalità di trasporto a basso consumo di suolo, low carbon, meno inquinanti ed energivore, puntando sul rinnovamento delle reti o la costruzione di infrastrutture meno impattanti per le modalità di trasporto.

Sorpresa: un cigno nero nell'Oasi WWF Le Cesine

Lun, 11/11/2019 - 00:00
Procedevano tranquilli i consueti censimenti quindicinali all’Oasi WWF Le Cesine (LE) quando tra un numeroso gruppo di folaghe è comparso lui, un cigno nero (Cygnus atratus). 
Dalla metà di luglio erano giunte segnalazioni dell’avvistamento di un non meglio precisato uccello nero di grandi dimensioni nella palude costiera ma sino ad allora non si era fatto mai osservare dagli operatori della Riserva.
Specie australiana, segnalato come introdotto in grado di autosostenersi, l'individuo fa bella mostra di se' tra gli altri acquatici che popolano molto numerosi in questo periodo i chiari d’acqua delle Cesine. 
E' probabile che il grande cigno nero sia fuggito da una situazione di cattività, e abbia scelto l'Oasi in provincia di Lecce per l'ambiente ideale e per la tranquillità che questa offre, in una stagione dove purtroppo è difficile stare lontani dal piombo dei cacciatori, anche per le specie protette.
Maui, questo il nome scelto per il raro cigno, come il dio multiforme del film d’animazione Oceania della Dysney, rimarrà tra gli altri uccelli fin quando vorrà, libero di nascondersi o farsi osservare, libero di volare via verso nuovi luoghi.
L’inverno è alle porte, e a Le Cesine questa è una stagione di arrivi, scambi e novità; i  pantani della Riserva sono già colmi di numerose specie di anatre e altri uccelli acquatici, codoni, moriglioni, morette, mestoloni tra folaghe, svassi maggiori, Aironi colorano i chiari di forme, suoni e suggestioni e trovano in quest’area il luogo ideale dove stazionare prima di intraprendere altri incredibili viaggi.
Fino al 31 gennaio 2020 l’Oasi Le Cesine aderirà alla campagna #UninvernodiscoperTe, che consentirà l’ingresso gratuito a tutti i ragazzi under 18 che visiteranno l’oasi con la propria famiglia.

Roma 12 novembre, appuntamento con la Peccei Lecture

Lun, 11/11/2019 - 00:00
L’intervento umano ha trasformato significativamente il 75% della superficie delle terre emerse, ha provocato impatti cumulativi per il 66% delle aree oceaniche, ha distrutto l’85% delle zone umide e sta mettendo a rischio di estinzione almeno un milione di specie viventi, come ci documenta il grande rapporto sullo stato della natura mondiale redatto dall’Intergovernmental Science Policy Platform, IPBES >

L’IPCC negli ultimi rapporti specifici pubblicati quest’anno, sullo stato del suolo mondiale e quello della sfera del ghiaccio (criosfera) e degli oceani del pianeta ha ulteriormente affinato il suo allerta sullo stato del cambiamento climatico in atto.  Gli equilibri dinamici che hanno consentito all’umanità di raggiungere lo stato attuale sono gravemente a rischio. A tutto questo è stata dedicata l’Aurelio Peccei Lecture 2019, realizzata dal WWF insieme al Club di Roma e tenuta da Sir Robert Watson dal titolo "Natura, clima, economia: il patto mondiale per il futuro". Chimico dell’atmosfera britannico, direttore dello sviluppo strategico del prestigioso Tyndall Centre for Climate Change Research all’Università East Anglia, Watson è una delle figure scientifiche più note a livello internazionale nel campo dei cambiamenti globali (dai cambiamenti climatici ai cambiamenti ambientali e della biodiversità). Dal 1997 al 2002 è stato Presidente dell'IPCC, mentre dal 2000 al 2005 è stato Co-chair del Millennium Ecosystem Assessment (MEA), che ha prodotto il primo grande rapporto mondiale sullo stato degli ecosistemi della Terra.

Per questa sfida il WWF, insieme a numerose e autorevoli organizzazioni internazionali, ha deciso di lanciare un patto globale per salvare e ripristinare i sistemi naturali che ci supportano, il New Deal for Nature and People.
L'obiettivo è una grande mobilitazione globale che vede coinvolti capi di stato e di governo, autorità locali, mondo delle imprese, società civile per a invertire la drammatica tendenza in atto. Il 2020 infatti costituisce un anno molto significativo. La comunità internazionale si trova ad affrontare la scadenza di alcuni importanti target dell’Agenda 2030, la scadenza della strategia decennale (2010-2020) per la difesa della biodiversità mondiale della Convenzione ONU sulla Diversità Biologica e l’avvio concreto dell’Accordo di Parigi del 2015 sul clima.

Sulla pesca alcuni passi avanti per i Paesi del Mediterraneo

Sab, 09/11/2019 - 00:00
La 43esima Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) si è chiusa ieri ad Atene e dal WWF arriva un plauso all'approvazione di 8 raccomandazioni che rappresentano un passo in avanti rispetto all’emergenza dello sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche della regione. Tutte le raccomandazioni sono state proposte dalla Commissione Europea, un segnale rispetto alla mancanza di ambizione e iniziativa da parte delle altre parti contraenti della CGPM.

In particolare il WWF accoglie con favore il nuovo piano di gestione pluriennale per lo sfruttamento sostenibile delle popolazioni di corallo rosso, oggi in pericolo nel Mediterraneo. Il corallo rosso è già tra le specie "in via di estinzione" nella Lista Rossa IUCN ed è incluso nell'allegato III del Protocollo relativo alle Aree Specialmente Protette e alla Diversità Biologica nel Mediterraneo (Protocollo SPA/BIO) della Convenzione di Barcellona. Tra le altre misure, questa raccomandazione stabilisce un Sistema di Certificazione delle Catture (CDS) allo scopo di identificare l'origine del corallo rosso raccolto al fine di contrastare il commercio illegale e le catture non dichiarate. Questa decisione rappresenta, tra l’altro, una novità per la Commissione CGPM stessa.

Nonostante i tempi indicati per il raggiungimento del cosiddetto “rendimento massimo sostenibile” (MSY) siano diluiti fino al 2026, il WWF sostiene fortemente anche il nuovo piano di gestione pluriennale per l'Adriatico:  è questa un’area, infatti, che da decenni vede gli stock delle principali specie commerciali in uno stato di sfruttamento eccessivo. Questo piano punta al raggiungimento entro il 2026 di una pesca sostenibile per specie commercialmente importanti come scampo, nasello, sogliola, gambero rosa e triglia di fango. Il WWF ritiene che le nuove misure manterranno la mortalità da pesca di queste specie al di sotto dei limiti biologici di sicurezza per garantire rese elevate a lungo termine, limitando al contempo il rischio di collasso degli stock.

A partire dal 2020, quando il piano sarà implementato formalmente, le imbarcazioni di pesca a strascico provenienti da Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro e Albania dovranno pertanto ridurre lo sforzo di pesca. Inoltre, i singoli paesi dovranno garantire alcuni punti: identificazione e implementazione di zone ristrette alla pesca (FRA), garanzia che la capacità di pesca non aumenti, gestione sostenibile dello sforzo di pesca, implementazione e controllo delle taglie minime di sbarco. Verrà considerato il punto di vista di pescatori, ricercatori e associazioni ambientaliste per implementare un’area protetta chiusa alla pesca per salvaguardare le ‘nurseries’ di pesce e aiutare gli stock a ricostituirsi più rapidamente.

Il rammarico del WWF è per il rifiuto della proposta di un piano pluriennale per la gestione della pesca del gambero rosso e del gambero viola nel Canale di Sicilia: qui lo stock resta fortemente sovrasfruttato. I dati scientifici disponibili non sono stati considerati sufficienti e la decisione di adottare il piano è stata rinviata al 2022. Sono state adottate alcune misure di gestione per limitare la capacità di pesca delle imbarcazioni che sono attualmente autorizzate a operare. Inoltre, lo sforzo di pesca non potrà essere aumentato, le catture dovranno essere dichiarate indipendentemente dal volume e lo stato degli stock dei gamberi sarà valutato ogni anno.

"La situazione degli stock ittici mediterranei rimane critica e le parti contraenti della CGPM continuano a impegnarsi in un processo che, seppur lento, alla fine porterà a una migliore gestione della pesca", afferma Giuseppe Di Carlo, direttore dell'Iniziativa Marina del WWF per il Mediterraneo.

"Il WWF accoglie con favore in particolare l'azione intrapresa dalla Commissione CGPM per affrontare la pesca illegale non dichiarata e non regolamentata (INN), in particolare stabilendo misure più rigorose per garantire il rispetto delle regole mediante l'uso di VMS (Vessel Monitoring System) e giornali di bordo elettronici, insieme a un nuovo schema di valutazione della conformità" aggiunge Di Carlo.

Per la plastic tax serve una tassazione differenziata

Ven, 08/11/2019 - 00:00
Le osservazioni del WWF durante le audizioni in Commissione bilancio al Senato 
L’Italia ribadisce, introducendo la plastic tax sui manufatti in plastica monouso anche in forma di fogli, pellicole e strisce, di essere tra i primi Paesi in Europa a voler affrontare concretamente l’emergenza plastica. È dal 2011, con il bando ai sacchetti di plastica per la spesa, che il nostro Paese dimostra di essere su un terreno avanzato. Anche in questo caso l'Italia può fare da apripista ma secondo il WWF occorre distinguere gli oggetti riciclabili e non riciclabili con una tassazione differenziata che incentivi le produzioni virtuose. Analogo incentivo andrebbe previsto anche per tutti quegli oggetti realizzati con percentuali consistenti di materiale riciclato, mentre la norma presentata al Senato premia solo quelli realizzati in plastica riciclata al 100%. 

I suggerimenti sulla plastic tax sono stati uno degli otto punti del documento di osservazioni sul disegno di legge di bilancio 2020-2022 che il WWF ha presentato nel corso dell’audizione svoltasi questa mattina alla Commissione Bilancio del Senato. “il WWF suggerisce inoltre, sempre sulla plastic tax, di ampliarne l’applicazione anche a quegli oggetti che non sono necessariamente imballaggi ma che fanno parte della nostra vita quotidiana (cancelleria, penne, spazzolini da denti, rasoi, etc.) e che ad oggi non sono avviati al riciclo”.

Gli altri argomenti trattati nel documento WWF sono stati il Green New Deal, la messa in sicurezza del territorio, la riqualificazione urbana, la tutela del capitale naturale, i sussidi ambientalmente dannosi, l’efficientamento energetico degli edifici, l’imponibile sui veicoli aziendali inquinanti.

Il WWF ha salutato con favore l’impegno del governo sul Green New Deal che vedrà nel solo 2020, calcola l’Associazione, uno stanziamento di 1.688 milioni di euro. Secondo il WWF, tale impegno deve essere mantenuto negli anni successivi tenendo conto, comunque, che le risorse per alimentarlo - derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO2 - devono essere usate per politiche climatiche di lungo respiro. 

Rispetto alla manutenzione del territorio e al rischio idrogeologico, il WWF segnala invece che per il 2020, saranno disponibili solamente 85 milioni di euro (mentre negli anni successivi, fino al 2034, sono previsti investimenti per oltre 12 miliardi di euro) che risultano oggi assolutamente insufficienti in un Paese, come l’Italia, dove nel 2013 il Ministero dell’Ambiente aveva calcolato che fossero necessari 40 miliardi di euro in 15 anni per mettere in sicurezza il nostro territorio.

Il WWF, inoltre, ha denunciato come, ancora una volta, nella manovra di quest’anno sia praticamente assente la valorizzazione e tutela del nostro capitale naturale che contribuisce, come i beni culturali e artistici, alla ricchezza del Paese. Il WWF denuncia che per la difesa dei beni naturali (difesa mare, aree protette, commercio di specie a rischio, controlli ambientali) nel disegno di legge di bilancio per il 2020 siano stati al momento stanziati soltanto 232 milioni di euro, equivalenti allo 0,8% dell’ammontare complessivo della manovra. L’Italia si trova così impreparata ad affrontare il prossimo anno la nuova strategia globale al 2030 e a rivedere la strategia nazionale sulla biodiversità.
Infine, segnala il WWF, c’è stata mancanza di coraggio sul superamento dei sussidi ambientalmente dannosi, costituiti dalle esenzioni per i petrolieri dal pagamento delle aliquote per l’estrazione degli idrocarburi che vengono, a giudizio dell’Associazione, ridicolmente sospese per gli anni 2020-2022 mentre le prime bozze della manovra ne prevedevano semplicemente la cancellazione.

La grande illusione delle doppiette

Gio, 07/11/2019 - 00:00
“Coldiretti non sta facendo un buon servizio ai suoi associati. Proporre la caccia come soluzione ai problemi dei danni all’agricoltura vuol dire insistere su una strada sbagliata e fallimentare che fino ad oggi non ha prodotto alcun risultato, anzi è stata parte del problema. Se la caccia fosse una soluzione, gli agricoltori non sarebbero scesi in piazza per chiedere interventi straordinari per contenere i danni alle colture, visto che da decenni sono centinaia di migliaia gli animali abbattuti senza che ciò abbia contenuto minimamente i danni, né le popolazioni stesse di ungulati”.

È questa la tesi con cui il le associazioni ambientaliste (ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF) rispondono alla manifestazione organizzata da Coldiretti davanti a Montecitorio. “Esiste un problema reale e complesso che bisogna affrontare con strumenti seri ed efficaci e professionisti del settore, non continuando a delegare ai cacciatori la gestione della fauna italiana”.

Sul territorio italiano (ISPRA 2010) si stima la presenza di quasi due milioni di ungulati selvatici, in primis cinghiali (900mila), caprioli (450mila), camosci alpini (120mila) e cervi (60mila). Più contenuta la presenza di mufloni e stambecchi, e ancor più quella del camoscio appenninico (meno di 2000). I motivi dell’espansione degli ultimi decenni sono ben noti: l’abbandono di agricoltura e allevamento in zone marginali, con conseguente espansione di foreste e boscaglie, ha creato nuovi habitat ed elevata disponibilità di cibo. Accanto a questi motivi ecologici, si sono sommati quelli ludici: molte specie sono state infatti ripopolate anche a scopo venatorio, con il risultato che gli agricoltori lamentano danni alle colture ritenuti insostenibile. Ma la soluzione c’è, e parte proprio dall’eliminare i fattori che gonfiano artificialmente le popolazioni di ungulati.

Al primo posto è necessario mettere la parola fine ad ogni pratica legale o meno di ripopolamento e foraggiamento degli ungulati, vietate da anni per il cinghiale ma che ancora vengono messe in campo per timore che cali la fauna selvatica a disposizione. A questo si somma il vantaggio legato alle molte vendite illegali delle carni (che può raggiungere un giro di affari di milioni di euro ogni anno), grazie alla disponibilità di ristoratori compiacenti e alla scarsità di controlli sanitari e fiscali. È quindi evidente che il mondo venatorio non ha alcun interesse a ridurre la presenza di ungulati sul territorio, perché ne trae divertimento ed utilità. Anzi, la stessa caccia esercitata in modalità non selettiva, come nella braccata, può far addirittura aumentare le popolazioni di cinghiali, rimuovendo gli individui di maggiori dimensioni (gli adulti) con la conseguente riproduzione anticipata degli individui più giovani, che in presenza degli adulti non si riprodurrebbero. 

Al secondo posto vengono i metodi ecologici, ovvero quelle modalità di prevenzione e gestione del territorio che riducono la possibilità di accesso della fauna alle coltivazioni, come recinzioni elettrificate da installare nei periodi di maggiore vulnerabilità della colture, in particolare dopo la semina, la comparsa dei germogli o dei frutti maturi. Strumenti previsti dalla legge come obbligatori e prioritari, raccomandati da ISPRA, ma largamente ignorati, tanto che il TAR Toscana ha recentemente sospeso la caccia al cinghiale in braccata. Per la difesa di appezzamenti inferiore all’ettaro, sono sufficienti poche ore di lavoro e poche centinaia di euro per realizzare recinzioni elettrificate a prova di cinghiale nei periodi più delicati. Azioni realizzabili grazie ai relativi fondi messi a disposizione dai Piani di Sviluppo Rurale cofinanziati dall’Unione Europea, finora scarsamente utilizzati.

Infine, qualora siano ancora necessari interventi puntuali e scientificamente motivati per il controllo delle popolazioni, vanno privilegiate le catture agli abbattimenti selettivi, e in ogni caso devono essere effettuati esclusivamente da personale pubblico (ad esempio ex personale delle Provincie) adeguatamente formato a livello tecnico e scientifico, e in nessun modo in conflitto di interesse rispetto all’effettiva riduzione dei danni, da valutare e verificare su basi scientifiche per trovare soluzioni sempre più efficaci.

“Non vorremmo che alcune associazioni agricole, che da sempre siedono nei direttivi degli Ambiti Territoriali di Caccia e non hanno speso una parola per l’assottigliamento del personale provinciale deputato alla materia, continuassero con gli stessi errori del passato senza trovare le soluzioni adeguate per gli agricoltori che rappresentano errori di cui, oramai, gli stessi agricoltori cominciano a rendersi conto. Solo con un approccio razionale, scientifico e strutturato, senza il ricorso a provvedimenti “spot” o di propaganda, potremo risolvere davvero e a lungo termine i problemi degli agricoltori, in equilibrio con la natura e gli ecosistemi”.

Gli scienziati dichiarano l'emergenza climatica

Gio, 07/11/2019 - 00:00
Lo hanno scritto a chiare lettere sulla rivista BioScience 11mila scienziati di tutto il mondo, il 5 novembre scorso: "Il pianeta Terra sta affrontando un'emergenza climatica".  Nell documento World Scientists’ Warning of a Climate Emergency si legge: "le emissioni di gas serra sono ancora in rapido aumento, con effetti sempre più dannosi sul clima. Un immenso incremento di scala degli sforzi per conservare la nostra biosfera è necessario per evitare sofferenze indicibili a causa della crisi climatica". 
 
"Nonostante 40 anni di negoziati globali sul clima siamo andati avanti - tranne poche eccezioni - come di consueto e in gran parte non abbiamo affrontato questa situazione - avvertono gli scienziati - La crisi climatica è arrivata e sta accelerando più rapidamente di quanto molti scienziati si aspettassero. È più grave del previsto, minacciando gli ecosistemi e il futuro stesso dell'umanità.
 
I sei punti da adottare. Quindi "per garantire un futuro sostenibile, dobbiamo cambiare il modo in cui viviamo". In particolare, gli esperti suggeriscono "sei passaggi critici e correlati che i governi, le imprese e il resto dell'umanità possono adottare per ridurre gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici" e che riguardano energia, inquinanti, natura, cibo, economia e popolazione.
 
Ecco alcune delle indicazioni fornite dagli scienziati: "il mondo deve implementare rapidamente massicce pratiche di efficienza e conservazione energetica e deve sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili a basse emissioni di carbonio e altre fonti di energia più pulite se sicure per le persone e l'ambiente". I firmatari chiedono di ridurre prontamente le emissioni di inquinanti climatici di breve durata, di proteggere e ripristinare gli ecosistemi
terrestri.

E ancora, secondo gli scienziati, dovremmo "mangiare cibi prevalentemente vegetali, riducendo il consumo globale di prodotti di origine animale" riducendo drasticamente l'enorme quantità di rifiuti alimentari nel mondo. Anche "l'eccessiva estrazione di materiali e l'eccessivo sfruttamento degli ecosistemi, trainati dalla crescita
economica, devono essere rapidamente ridotti per mantenere la sostenibilità a lungo termine della biosfera". Il documento si conclude con un accenno al tema demografico: la popolazione mondiale deve essere stabilizzata e "gradualmente ridotta", in un quadro che garantisca l'integrità sociale, prevedendo politiche comprovate ed efficaci che rafforzano i diritti umani.

WWF: No alle fake news. A conferma del fatto che la comunità scientifica è tutt'altro che spaccata in tema di cambiamenti climatici, anche il parere di Corrado Formigli, conduttore di "Piazza pulita" su La7 che, intervistato dalla nostra rivista Panda nel numero 4 in stampa in questi giorni, dice: "Non si puo' rappresentare il mondo come spaccato in due equamente, bisogna dire che su 100 scienziati, 97 sostengono che quello che sta succedendo sia opera dell'uomo e 3 dicono che questo non è provato".

Per Torre Guaceto l'unione fa la forza

Mer, 06/11/2019 - 00:00
Negli giorni scorsi il presidente del WWF Brindisi, Giovanni Ricupero, ha donato al Consorzio di Gestione di Torre Guaceto uno strumento necessario per un migliore funzionamento del Centro tartarughe marine della Riserva, il “Luigi Cantoro”. 
Il regalo consiste in una bilancia per la misurazione del peso corporeo degli animali recuperati in stato di difficoltà dagli operatori dell’area protetta. Un importante dono frutto dell’impego dell’associazione brindisina e della stretta collaborazione che da sempre lega il Consorzio al WWF Brindisi. Il WWF è tra i soci dell’ente gestore di Torre Guaceto, che oltre ad essere una Riserva Naturale dello Stato e Area Marina Protetta è anche un’Oasi WWF
Come è noto, le piccole associazioni non ricevono alcun finanziamento per i progetti che portano avanti, ma il desiderio di contribuire alle attività di salvaguardia delle tartarughe marine sentito dal WWF Brindisi era tanto forte che il presidente ci ha messo del suo. 
“Pensando che il cinquantesimo compleanno sia un evento speciale, ed essendo io particolarmente affezionato all’Oasi di Torre Guaceto – ha raccontato Ricupero -, ho chiesto di non farmi regali, ma un’offerta da destinare al Centro recupero tartarughe marine. Molti amici hanno risposto al mio appello e insieme a loro anche persone sconosciute che si sono dimostrate sensibili alla causa della tutela di questi meravigliosi animali. Le tartarughe sono minacciate da molte attività umane, come l’abbandono dei rifiuti e l’inquinamento da plastica. Uno studio del WWF ha stimato che, purtroppo, ogni anno circa 150mila tartarughe marine finiscono catturate negli attrezzi da pesca nel Mediterraneo e che di queste oltre 40mila muoiano. Per questo – ha chiuso il presidente del WWF Brindisi -, ritengo molto importante il lavoro svolto dai centri di recupero, e sono stato felicissimo di poter contribuire, seppure con un piccolo gesto, ad aiutare questi animali”. 

Il Centro “Luigi Cantoro” inaugurato nel 2016 e dedicato alla memoria dello storico attivista WWF in Puglia, viene portato avanti solo ed esclusivamente grazie alle risorse che il Consorzio ottiene dalla conduzione dei servizi privati, quindi, con i proventi delle attività estive e turistiche. Se non fosse per la gestione diretta operata su questo fronte, l’ente gestore non potrebbe prendersi cura delle tartarughe che rischiano la vita in mare. Ciò perché non esistono finanziamenti pubblici destinati al recupero e alla cura delle tartarughe marine. Grazie all’impegno profuso all’interno del Centro tartarughe, in 3 anni di attività, il Consorzio ha salvato decine e decine di animali, oltre cento. 
“Ringrazio il WWF Brindisi per il bel regalo che hanno fatto alle nostre tartarughe – ha commentato il presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, Corrado Tarantino -, Tanto abbiamo fatto e tanto altro faremo per la tutela degli animali ora siamo al lavoro per valutare una possibile implementazione delle risorse destinate al Centro recupero”.

Al Museo della biodiversita' di Monticiano il meeting Eurosite

Mer, 06/11/2019 - 00:00
Il Museo della Biodiversità di Monticiano (SI), ospita in questi giorni il trentesimo meeting di Eurosite, l’organizzazione europea che riunisce i gestori governativi e privati delle aree naturali protette. Un appuntamento importante, a cui partecipano circa 45 membri provenienti da 20 paesi europei, e che si protrarrà fino a venerdì 8 Novembre. Per l’Italia, unico rappresentante, è proprio WWF Oasi, la Società che gestisce una rete nazionale di oasi del WWF e lo stesso Museo della Biodiversità.    Anche se le tecnologie moderne permettono uno scambio veloce e diffuso delle informazioni ed è facile confrontarsi dalle proprie postazioni senza muoversi, gli incontri dal vivo svolgono ancora oggi una funzione importante, sia nello scambio delle informazioni, sia nella condivisione delle strategie. Soprattutto nel settore della gestione delle aree naturali, le esperienze sul campo sono fondamentali nell'arricchimento delle conoscenze, nell'affinamento delle metodologie e nell'innovazione degli strumenti.    È questo lo spirito di Eurosite, di cui WWF Oasi è parte attiva, sia nella gestione delle oasi, sia nei progetti di conservazione, di educazione e di sviluppo. “Aver scelto l’Italia e il Museo della Biodiversità, unico nel suo genere in Italia e in Europa, è un grande riconoscimento al lavoro svolto dal WWF nella tutela concreta del territorio e della biodiversità. La conservazione della biodiversità ha una valore maggiore se fatta con altri partner soprattutto a livello internazionale e se quotidianamente vengono  coinvolti cittadini, scuole e aziende proprio come si fa nelle Oasi” dichiara Carmine Annicchiarico di WWF OASI  durante l’apertura dei lavori. L’esperienza di Eurosite conferma che anche un soggetto privato può svolgere un ruolo fondamentale per il bene comune, sia come strumento funzionale delle amministrazioni, sia come investimento autonomo. Un ruolo, quello dei privati, che merita di essere valorizzato più di quanto fatto fino ad oggi. Sul tema è proprio in corso un Progetto Life, European Land Conservation Network – ELCN.   Oggi 6 Novembre la riunione ospiterà alcuni attori istituzionali protagonisti del territorio toscano, che porteranno il loro contributo in termini di esperienza, all'interno del dibattito. Come ha dichiarato il Presidente di Eurosite Stefan Versweyveld la riunione di quest’anno ha un valore aggiunto sia perché celebra i trent'anni dell’organizzazione, sia perché si  svolge proprio lì dove la conservazione della natura si pratica ogni giorno. Eurosite è nata in un momento in cui in Europa si avvertiva la necessità di creare una rete che riunisse i professionisti del settore e i policy makers. A distanza di trent'anni possiamo dire con certezza che l’organizzazione ha avuto un impatto e un ruolo fondamentale sia nella promozione e nello scambio di conoscenze ed esperienze, sia nell'’avvio di nuove opportunità e progetti volti alla tutela di importanti angoli di biodiversità europea.

Un'altra aquila di Bonelli uccisa in Sicilia

Mar, 05/11/2019 - 00:00
In provincia di Agrigento venerdì 31 ottobre in aperta campagna, un ricercatore della squadra del progetto Life ConRaSi ha recuperato la carcassa di una giovane aquila di Bonelli, uccisa con un’arma da fuoco. Il rapace, trasferito all’Istituto Zooprofilattico di Palermo, è stato sottoposto a radiografia, che ha rivelato la causa del decesso: non meno di 60 pallini di piombo sparati da un fucile. 

Il ritrovamento è stato possibile grazie al trasmettitore satellitare GPS/GSM che l’aquila indossava dal giorno del suo involo dal nido, avvenuto nella primavera del 2017. Da allora il rapace, che era stato chiamato Rocco, era costantemente monitorato e i sui tracciati satellitari venivano scaricati ogni giorno. L’operatore incaricato di controllare i dati trasmessi dal satellite delle oltre 20 aquile di Bonelli monitorate in Sicilia dal progetto Life ConRaSi, insospettito dall’anomala immobilità del rapace, ha raggiunto l’area da cui proveniva il segnale GPS, dove ha trovato la carcassa alla base di un gruppo di alberi. L’analisi dei dati del trasmettitore recuperato ha consentito poi di accertare l’esatta data del decesso. 

L’aquila in circa 30 mesi aveva percorso circa 20.000 chilometri, spostandosi principalmente nella porzione centro settentrionale e meridionale dell’isola, dove ormai si stava stabilendo. Prossima alla maturità sessuale, l’aquila Rocco avrebbe presto fornito dati preziosi per l’approfondimento della biologia ed etologia della popolazione siciliana delle specie, oggi fortemente minacciata.

Quest’uccisione si aggiunge a quella del settembre 2018 di un’altra aquila di Bonelli di appena 5 mesi in provincia di Trapani, a quella dell’avvoltoio capovaccaio abbattuto nell’estate 2018 sempre a Trapani e infine l’Aquila di Bonelli abbattuta nel 2017 presso Licata (AG). È degno di nota che queste informazioni sono relative soltanto ad animali monitorati attraverso telemetria satellitare, e questo fa sospettare che il bilancio reale (ossia relativo ad animali non marcati e quindi non rilevabili) possa essere ben più grave. Infine risale ad appena un mese fa l’uccisione in provincia di Nuoro in Sardegna, con arma da fuoco, dell’aquila di Bonelli Tepilora, liberata nell’ambito del progetto Life Aquila a-Life. Senza alcun dubbio si tratta di atti dolosi, perché questi rapaci sono inconfondibili e quindi non confondibili con specie cacciabili.

Data la rarità in Italia di queste specie (aquila di Bonelli e capovaccaio), la perdita di giovani individui dovuta al bracconaggio è un fatto gravissimo, che rischia di vanificare gli sforzi che si stanno mettendo in atto per conservare le popolazioni italiane di questi rapaci. Sia in Sicilia che in Sardegna diversi soggetti pubblici e privati, con un consistente supporto finanziario della UE per l’attuazione delle sue politiche in materia ambientale, stanno lavorando incessantemente a questo scopo, e la morte non accidentale di ogni individuo rappresenta non solo un problema di conservazione ma anche un danno economico a carico delle finanze pubbliche.

Il WWF, capofila del progetto Life ConRaSi, in queste ore sta predisponendo un esposto, mettendo a disposizione degli investigatori i dati registrati nelle ultime ore di vita dell’aquila e provenienti dal suo trasmettitore, al fine di assicurare alla giustizia chi si è reso autore di un reato così grave. Inoltre, se possibile, rafforzerà i suoi servizi di sorveglianza mirati alla tutela delle specie minacciate e garantiti sul territorio dalle proprie guardie volontarie. 

Il 'no' degli ambientalisti all'esenzione degli oneri di efficienza per le centrali a gas

Lun, 04/11/2019 - 00:00
Con un testo congiunto WWF, Legambiente e Greenpeace hanno risposto ieri alla consultazione pubblica aperta dall’Autorità per l’energia ARERA su una proposta di esentare le centrali termoelettriche a gas dai costi connessi al meccanismo di promozione dell’efficienza energetica (TEE titoli di efficienza energetica) e trasferire tali costi sulle tariffe elettriche finali. Anche l’associazione di operatori Italia Solare ha inviato una risposta con analoghi argomenti alla consultazione.

WWF, Legambiente e Greenpeace e Italia Solare si sono dette contrarie al provvedimento ed auspicano che il tema venga trattato in maniera più organica nell’ambito di una riforma complessiva degli oneri e della fiscalità sulle tariffe finali, in maniera da renderla coerente con gli obiettivi di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Nello specifico, WWF, Legambiente e Greenpeace e Italia Solare lamentano come la proposta dell’Autorità favorisca il settore della produzione termoelettrica a gas esentandolo da oneri comunque derivanti dalla necessità di decarbonizzare i sistemi energetici. Le associazioni auspicano che l’ARERA confermi che il principio di fondo della regolazione sia che gli oneri del settore gas debbano essere coperti da componenti tariffarie direttamente riconducibili a consumi gas e non genericamente assorbiti in maniera indistinta dalla tariffa elettrica. Tanto più, sottolineano, quando questo viene fatto senza una valutazione degli impatti di tale provvedimento rispetto al settore delle fonti rinnovabili nel settore elettrico.

Le interazioni del provvedimento in consultazione con gli intenti del legislatore di sviluppare le rinnovabili a mercato, come annunciato dalla strategia energetica nazionale e nel piano nazionale integrato energia e clima, non sono affrontate dal documento di consultazione che non include in alcun modo il tema (né le parole) decarbonizzazione e CO2.
Le politiche di sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza sono dettate dall’esigenza di decarbonizzazione dei sistemi energetici. Il gas è tra i responsabili delle emissioni di CO2 in atmosfera e pertanto è auspicabile che contribuisca in maniera chiara agli oneri per l’efficienza.

Il kWh rinnovabile include già, attraverso la tariffa elettrica, un altrettanto onere relativo all’obbligo TEE sui distributori elettrici. Le rinnovabili elettriche già contribuiscono alle politiche per l’efficienza. Il trasferimento della componente gas sulle tariffe elettriche in maniera indistinta determinerebbe un doppio contributo da parte delle rinnovabili alle policy per l’efficienza. Ovvero la vendita di un kWh rinnovabile all’utente finale includerebbe l’onere già presente nel settore elettrico e, secondo la proposta ARERA, l’onere spettante ai consumi gas nelle centrali termoelettriche.

Le associazioni avevano già sollevato alla Camera dei Deputati in occasione dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia Energetica Nazionale al Piano Nazionale Energia e Clima per il 2030 come l’impiego di gas naturale debba essere a supporto della penetrazione delle fonti rinnovabili e non deve essere considerato un’opzione di decarbonizzazione. 

Spariscono alcuni regali ai petrolieri che danneggiano l'ambiente

Ven, 01/11/2019 - 00:00
Con la manovra 2020 il governo dà un segnale importante sulla strada delle emancipazione dai combustibili fossili, eliminando, come richiesto dal WWF da anni, le esenzioni ingiustificate per l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi i petrolieri, ma è poco ambizioso sulla strada del Green New Deal, limitandosi a creare un nuovo fondo con risorse per 4 anni, dal 2020 al 2023 per complessivi 3 miliardi e 340 milioni di euro e rifinanziando interventi “climate friendly” per altri 506 milioni di euro, per un totale complessivo  a questo scopo di 3 miliardi e 846 milioni di euro, ben lontani dai nuovi Fondi quindicennali per 50 miliardi di euro ampiamente preannunciati.

Il WWF osserva, innanzitutto, che il nuovo fondo per il Green New Deal, di cui all'art. 11 della Bozza del 28 ottobre, finalizzato a finanziare, nella misura massima dell'80% “programmi specifici di investimento e/o operazioni anche in partenariato pubblico e privato che abbiano come obiettivo la decarbomizzazione dell'economia, l'economia circolare, la rigenerazione urbana, il turismo sostenibile, l'adattamento e la mitigazione dei rischi sul territorio derivanti dal cambiamento climatico ed in generale, programmi di investimento e/o progetti a carattere innovativo ad elevata sostenibilità ambientale” non è un nuovo fondo quindicennale per complessivi 50 miliardi di euro, come annunciato dalle forze politiche di maggioranza, ma un nuovo Fondo che stanzia dal 2020 al 2023 3 miliardi e 340 milioni di euro. 

A questo nuovo fondo, sempre all’art. 11 della Bozza della Manovra 2020, si aggiungono altri stanziamenti, spalmati variamente in un periodo dal 2020 al 2028, per un totale di 506 milioni di euro: 40 milioni complessivi dal 2020 al 2023 per interventi agevolati; 70 milioni complessivi dal 2020 al 2023 per fondo per la ristrutturazione e l'efficienza energetica; 396 milioni complessivi dal 2020 al 2028 (per il Green Climate Fund) che porta il totale dei finanziamenti (vecchi e nuovi) disponibili sotto l'ombrello Green New Deal dal 2020 al 2028 a 3 mld e 846 milioni di euro, e non certo ai 50 miliardi in 15 anni preannunciati.

Il WWF  poi segnala con soddisfazione che all'art. 94 della Bozza della Manovra 2020 viene proposto  l’emendamento, presentato dall’associazione da tempo e in questi giorni al cd decreto legge Clima all’esame del Senato, che abolisce la franchigia/la esenzione dal versamento delle royalties per le operazioni di estrazione degli idrocarburi liquidi o gassossi in mare e a terra, abolendo un  privilegio dei petrolieri a danno delle casse pubbliche, consentendo di finanziare interventi ambientali e dando un  segnale positivo  sulla strada della decarbonizzazione.

L’art. 94 della Bozza del disegno di legge di Bilancio 2020, segnala il WWF elimina la franchigia dal pagamento delle royalties sull’estrazione di petrolio e gas abrogando i commi 3 e 6-bis del dell’art. 19 del D.lgs. n. 625/1996. Il WWF ricorda che la franchigia dal pagamento delle royalties si applica a chi produce all’anno sino a 20.000 tonnellate di petrolio e 23 milioni di metri cubi di gas a terra e 50.000 tonnellate di petrolio e 80 milioni di metri cubi di gas a mare. Il WWF aggiunge a questo proposito che la franchigia costituisce implicitamente un sussidio ambientalmente dannoso a sostegno dei combustibili fossili, che sono tra i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici, come chiaramente ricordato nel Catalogo sui sussidi ambientalmente favorevoli e sui sussidi ambientalmente dannosi redatto nel luglio 2018 dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ai sensi dell’art. 68 della legge n. 221/2015.

Il governo cileno rinuncia a ospitare la COP25

Mer, 30/10/2019 - 00:00
In risposta alla notizia che il governo cileno non ospiterà più  COP25 sul Clima in programma dal 2 al 13 dicembre a Santiago Manuel Pulgar-Vidal, leader internazionale clima ed energia del WWF ha dichiarato: “Esprimiamo la nostra preoccupazione per la non lieta notizia che il governo cileno ha deciso di ritirarsi dall'ospitare i negoziati annuali delle Nazioni Unite sul clima (COP25), che dovrebbero iniziare tra poche settimane. L'azione urgente per il clima è indissolubilmente legata alla vulnerabilità sociale, alla giustizia ambientale e a una transizione equa. Esprimiamo la nostra solidarietà al popolo cileno e apprezziamo tutti i cileni e gli altri che in tutto il mondo che hanno lavorato molto duramente per rendere la COP25 un successo. Ci aspettiamo una risposta rapida del Segretariato dei cambiamenti climatici dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite. Speriamo che in questo momento di crisi climatica annuncino presto piani aggiornati per la COP25, in modo da continuare  tutti gli sforzi per portare urgentemente il mondo su un percorso a carbonio zero. Incoraggiamo i leader mondiali a continuare a sostenere il processo e a dimostrarlo intensificando gli impegni dei propri paesi per garantire un 2020 estremamente ambizioso".

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha aggiunto: “La COP25 si terrà senz’altro, anche se non sappiamo ancora esattamente dove e quando. Lo sapremo molto presto. Quel che è certo è che lo slittamento pone ancora maggiori responsabilità anche sul nostro Paese in quando co-organizzatore della COP26 del prossimo anno, insieme alla Gran Bretagna. Dovremo giocare un ruolo importante per far sì che i Paesi adeguino i propri impegni di riduzione delle emissioni all’obiettivo comune di contenere il riscaldamento globale entro un 1,5°C, oggi più che mai c’è bisogno di leadership e capacità di dialogo”.

Le tigri bloccate in Polonia sono in viaggio verso una struttura idonea

Mer, 30/10/2019 - 00:00
Grazie all’intervento del governo polacco e alla veloce attivazione degli uffici WWF in Polonia e in Italia, le 9 tigri sopravvissute all’estenuante viaggio tra Italia e Polonia e al successivo stallo alla frontiera tra Polonia e Bielorussia, sono finalmente in viaggio verso una struttura polacca idonea ad accoglierle.

La nostra preoccupazione a questo punto è che veterinari e personale della struttura individuata per ospitarle facciano tutto il possibile per garantire un loro veloce recupero: le 216 ore (9 giorni) trascorse all’interno di un camion, con il necessario a stento per sopravvivere, non solo hanno condotto alla morte una delle tigri, ma hanno messo a serissimo rischio la salute e la sopravvivenza di tutte le altre. In particolare siamo molto preoccupati per una seconda tigre che sembra possa non farcela e aspettiamo che arrivino presto notizie rinfrancanti.

Auspichiamo anche che venga presto individuata la migliore struttura in Europa adatta ad accogliere stabilmente le tigri, garantendo loro il pieno benessere.

Il WWF Italia nel chiedere al governo italiano e all’Europa di intervenire per fermare una volta per tutte il commercio e l’utilizzo nei circhi di questi felini appartenenti, anche se nati in cattività, ad una specie protetta, ribadisce che debba esser fatta chiarezza su quanto accaduto.
È impensabile, infatti, che ancora oggi in Europa un camion possa legalmente viaggiare per giorni e per migliaia di chilometri con un carico di 10 tigri, senza che i responsabili della spedizione vengano chiamati a rispondere delle sofferenze che questi animali hanno dovuto subire.

Gravissimo atto di bracconaggio in Calabria

Mer, 30/10/2019 - 00:00
Un gravissimo episodio di bracconaggio si è verificato oggi nelle campagne del vibonese, in un bosco di pioppi nei pressi del fiume Mesima. Un giovane e rarissimo esemplare di Astore, un rapace diurno tipico dei boschi, è stato rinvenuto sul terreno, ormai incapace di volare a causa della frattura ad un’ala procurata da un pallino da caccia. Ad accorgersi del grande rapace in difficoltà è stato un cercatore di funghi (Tommaso Daffinà) che, dopo averlo recuperato non senza difficoltà a causa dei poderosi artigli dell’astore, si è messo in contatto con il responsabile scientifico del WWF Vibo Valentia Pino Paolillo, al quale il rapace è stato successivamente consegnato. “Si tratta di un uccello molto raro da queste parti – ha sottolineato il naturalista - molto più raro di gheppi e poiane, anch’essi particolarmente protetti dalla legge, come tutti i rapaci diurni e notturni, ma che, come in questo caso, qualche sparatore dal grilletto facile non ha esitato a prendere di mira”.    L’episodio rappresenta, secondo il WWF, una ulteriore conferma della libertà di azione di cui gode chi non rispetta le leggi in materia di tutela della fauna selvatica e disciplina della caccia, anche in relazione all’assoluta scarsità di controlli nel settore della vigilanza venatoria. Se il povero astore non fosse stato avvistato dal cercatore di funghi, sarebbe morto miseramente: da qui l’invito del WWF a tutte le forze dell’ordine affinché, specialmente in questo periodo caratterizzato dall’arrivo di cacciatori provenienti da altre regioni, vengano intensificati i servizi di vigilanza sia in funzione preventiva che repressiva. Il WWF ricorda che la fauna selvatica costituisce patrimonio di tutta la collettività nazionale

Dieci tigri in condizioni critiche in Polonia

Mer, 30/10/2019 - 00:00
Il WWF Italia chiede al governo italiano di assumere un’iniziativa diplomatica urgente affinché sia risolta l’emergenza in cui versano le 10 tigri oggi bloccate in territorio polacco. La situazione è critica visto che le tigri, da informazioni pervenute attraverso una lettera inviata al ministero degli Esteri e per conoscenza al WWF Italia, versano in condizioni di grave sofferenza. Da 9 giorni sono bloccate in un camion al confine tra Polonia e Bielorussa. Tra l’altro una delle 10 tigri sarebbe deceduta proprio a causa di questa situazione. 

Dopo aver ricevuto la segnalazione il WWF Italia ha allertato immediatamente il WWF Polonia che ha subito trovato una struttura disponibile ad ospitare le tigri. Il WWF Polonia si è anche messo a disposizione per sostenere i costi di mantenimento delle tigri per tutta la durata dell’emergenza.

Gli uffici del WWF Italia hanno immediatamente scritto a quelli del ministero degli Esteri per sollecitare un intervento diplomatico immediato che metta in sicurezza le tigri e consenta alla struttura individuata di prendere temporaneamente in custodia i felini. Secondo il WWF l’ultima destinazione di questi animali nati comunque in cattività dovrebbe essere un centro di recupero idoneo. Inoltre il WWF chiede che venga avviata un’indagine per verificare se la compravendita degli animali ed il relativo trasporto siano state eseguite rispettando tutte le prescrizioni normative.

Questo triste episodio accende i riflettori sul drammatico commercio di cui sono ancora oggi oggetto questi straordinari felini. Secondo un’indagine di Interpol del 2018 (World Atlas of illicit flows), l’85% del commercio mondiale di tigri avviene in Europa. In molti casi non si sa quale sia l’effettivo destino delle tigri. Sappiamo però che nel passato è stata denunciata la presenza in Europa di allevamenti di tigre che potrebbero rifornire il mercato illegale di loro parti (ossa, organi, etc.), utilizzate dalla medicina tradizionale asiatica.

In molti casi le tigri vengono comunque destinate ad essere utilizzate nei circhi dove, nonostante le continue denunce del WWF, sono ancora utilizzate legalmente.

Il WWF chiede, inoltre, che l’Europa adotti delle misure immediate per eradicare in maniera definitiva questo commercio che avviene sulla pelle di animali che dovremmo proteggere e rispettare e che hanno il diritto di vivere libere nel loro ambiente naturale.