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Aggiornato: 2 ore 16 min fa

Il TAR sospende l'ordinanza 'ammazza orsa'

Ven, 10/07/2020 - 00:00
Oggi è una giornata storica per il futuro dell’orso sulla Alpi. Con un decreto del Presidente, su ricorso delle associazioni LAC, LAV, LIPU, LNDC e WWF, il TAR di Trento ha sospeso l’ordinanza che disponeva la cattura e l’uccisione dell’orsa JJ4-Gaia. Un grandissimo risultato che ora obbliga il Presidente della Provincia di Trento Fugatti, a disattivare le gabbie di cattura e richiudere i fucili del Corpo Forestale nei loro armadi, nessuno potrà torcere un pelo all’orsa associazioni animaliste e ambientaliste che unite hanno proposto il ricorso contro l’ordinanza ora sospesa
Intanto la petizione del WWF Italia per salvare l’orsa JJ4 e contro gli abbattimenti automatici dell'orso in Trentino ha superato le 100 mila firme. La petizione lanciata lo scorso 25 giugno chiede alla provincia di Trento di ritirare la condanna a morte nei confronti dell’orso protagonista di un incidente con due persone nella zona del Monte Peller, in Val di Non.
Infatti oltre a salvare JJ4, bisogna fermare subito gli abbattimenti “automatici” di tutti gli orsi coinvolti in incontri ravvicinati o incidenti, modificando il testo del Piano D’Azione per la Conservazione dell’Orso sulle Alpi (PACOBACE), che prevede la possibilità di abbattimento anche in caso di orsi che hanno semplicemente fatto ciò che la natura gli ha insegnato, o causato poche migliaia di euro di danni.
A confermarlo anche il TAR di Trento, che motiva la sospensione dell’ordinanza richiamando il principio di proporzionalità e la necessità di mettere in campo altre soluzioni “energiche” prima di considerare l’opzione letale.
“Il segnale che ci mandano tutte queste persone, che ringraziamo, rafforzato dalla posizione del TAR, è chiaro: dobbiamo certamente garantire la sicurezza delle popolazioni locali anche rispetto a questi rarissimi incidenti, ma sforzandoci di trovare misure alternative all’abbattimento”. Dichiara Marco Galaverni, direttore scientifico WWF Italia che conclude: “Siamo sempre disponibili a sederci ad un tavolo con la provincia e gli esperti di ISPRA e Ministero per cercare soluzioni condivise e lungimiranti, e aiutare a metterle in pratica. La coesistenza è un valore che va costruito giorno per giorno, nell’interesse di tutti”.

7 cose da sapere sulle trappole nel Sud-est asiatico

Ven, 10/07/2020 - 00:00
1) Che aspetto ha una trappola fatta di lacci I lacci sono delle trappole fatte di nylon, corda, filo o cavo di acciaio. Sono la più semplice, la più efficace e la più brutale delle tecniche di caccia.
  2) Cosa può provocare una trappola di lacci  I lacci non fanno discriminazioni: uccidono tutto quello che vi rimane intrappolato, dalle tartarughe agli elefanti, dalle tigri alle scimmie. Aspettano in silenzio nella foresta, che gli animali ci camminino sopra o le sfiorino rimanendo intrappolati. I lacci sono uno degli strumenti di caccia più crudeli, poiché molti animali intrappolati soffrono per giorni, prima di morire per le ferite, la mancanza d'acqua o la fame. Anche quando riescono a fuggire, muoiono quasi sempre o per le infezione causate dalle piaghe, o perché non sono più capaci di procurarsi del cibo.
  3) Si stimano che ci siano milioni di lacci in tutto il Sud-Est asiatico... Si stima che nelle aree protette di Cambogia, Laos e Vietnam – paesi dove si presume che la tigre si sia già estinta - ci siano 12,3 milioni di trappole create con lacci. Questi sono i risultati dell’analisi condotta dal WWF, la più approfondita indagine mai svolta su questo drammatico problema. 4)... e che stiano silenziosamente causando una drammatica estinzione in tutta la regione Oltre alla perdita e al degrado dell'habitat, l'uso crescente delle trappole sta contribuendo ad una catastrofica estinzione nel Sud-Est asiatico. I lacci sono la principale minaccia per le tigri in questa regione, ma anche per oltre 700 specie di mammiferi, tra cui l'elefante asiatico, il saola e il banteng.
  5) Le trappole sono una minaccia anche per la salute pubblica Dalla manipolazione al consumo di animali selvatici, l'uso dei lacci aumenta l'esposizione umana a specie portatrici di malattie zoonotiche. Gran parte della fauna selvatica catturata con i lacci, in particolare ungulati e carnivori, appartiene a specie di mammiferi ad alto rischio di trasmissione di malattie zoonotiche.
6) I lacci possono minare la sicurezza alimentare di alcune comunità rurali  Le trappole sono spesso destinate alla catturare di fauna selvatica che viene venduta nei mercati cittadini. Questo è molto spesso illegale.
I lacci minacciano la sicurezza alimentare degli individui più poveri o delle comunità indigene che, in alcuni casi, hanno bisogno della fauna selvatica per il sostentamento alimentare. 
  7) Se non si interviene con urgenza, le trappole continueranno a svuotare silenziosamente le foreste del Sud-Est asiatico Dobbiamo agire con urgenza per affrontare questa minaccia devastante per la fauna selvatica e per i rischi associati alla salute pubblica. Il WWF sta esortando i governi della regione a rafforzare le normative, a coinvolgere le comunità locali e le popolazioni indigene nella soluzione del problema e a mettere in campo più risorse dedicate al contrasto e alla prevenzione dell’uso dei lacci. Al contempo, la domanda di animali selvatici deve essere ridotta e deve essere fermata la vendita di specie che possono diffondere malattie zoonotiche. 

Sofidel fa un altro importante passo verso la sostenibilità

Ven, 10/07/2020 - 00:00
Il mondo delle aziende ha precise responsabilità nel garantire che le risorse naturali e gli ecosistemi che sostengono le loro attività siano gestiti in maniera sostenibile. Al contempo le imprese possiedono il maggior potenziale per ridurre le minacce più pressanti per la biodiversità sulla Terra e insieme trovare soluzioni per sfide di conservazione complesse come il cambiamento climatico.

Agire non è mai stato così urgente ed è per questo che il WWF plaude al risultato ottenuto da Sofidel, gruppo cartario fra i leader a livello mondiale nella produzione di carta per uso igienico e domestico. Il Gruppo, noto in particolare per il brand Regina, ha infatti ottenuto l’approvazione da Science Based Targets initiative (SBTi) dei sui obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GHG), che li ha validati come coerenti con i livelli richiesti per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, in linea con quanto ritenuto necessario dalla più recenti evidenze della scienza in materia di clima per prevenire i peggiori impatti del cambiamento climatico.

La collaborazione tra WWF e Sofidel è iniziata nel 2008 con l’adesione dell’azienda al programma WWF Climate Savers, l’iniziativa internazionale rivolta alle grandi aziende per favorire l’adozione volontaria di piani per la riduzione delle emissioni climalteranti. La partnership negli anni è cresciuta e il programma attuato da Sofidel per ridurre le emissioni di CO2 è stato affiancato dalla condivisione di obiettivi per migliorare il processo di approvvigionamento forestale del Gruppo, in termini di ricorso a fonti certificate, e il processo di trasparenza verso gli stakeholder. Non solo: sono numerose le azioni a favore della divulgazione dei temi ambientali, compreso il programma scolastico digitale “Mi Curo di Te” dedicato agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado. 

“WWF e il Gruppo Sofidel hanno una lunga storia di collaborazione sui temi ambientali” - dichiara Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF Italia - “Abbiamo lavorato insieme con l’obiettivo di rendere la sostenibilità un aspetto chiave nell’ambito delle strategie aziendali e con la volontà di ispirare una trasformazione positiva all’interno del settore cartario. La conferma di un impegno sfidante sul clima è il proseguimento di questo positivo percorso e dimostra come un leader aziendale può essere parte della soluzione alle sfide ambientali, traendo opportunità di innovazione e competitività.”

Gli obiettivi relativi alle emissioni di gas a effetto serra del Gruppo Sofidel (scopo 1 e 2) sono coerenti con le riduzioni necessarie per mantenere il riscaldamento a temperature ben inferiori ai 2°C. Specificatamente, i nuovi obiettivi prevedono una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di scopo 1, 2 e di scopo 3 relativamente alle attività di produzione di polpa di cellulose dei propri fornitori del 40% per tonnellata di carta entro il 2030 rispetto all’anno base 2018. Sofidel si impegna inoltre a ridurre le proprie emissioni di scopo 3 del 24% per tonnellata di carta entro il 2030 rispetto all’anno base 2018[1].

“Sofidel è lieta di annunciare che i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti siano stati approvati dall'organizzazione Science Based Targets”, ha dichiarato Luigi Lazzareschi, Amministratore Delegato del Gruppo Sofidel. “Ciò significa essere in prima linea nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Un obiettivo coerente con la strategia di crescita che mira a costruire un futuro inclusivo, sostenibile e resiliente per la popolazione e il pianeta. In Sofidel crediamo che le imprese che intraprendano azioni per il clima basate sulla scienza trarranno vantaggio in termini di opportunità di innovazione, accresciuta fiducia da parte degli stakeholder e maggiore competitività per creare crescente valore condiviso lungo tutta la catena di creazione di valore”.

L’impegno di Sofidel verso il traguardo degli obiettivi SBTi al 2030 sarà perseguito attraverso un consistente impiego di energia elettrica rinnovabile e l’introduzione crescente di sistemi di ottimizzazione dei consumi di energia presso i siti produttivi dell’azienda. Sofidel collabora inoltre da tempo con i più importanti sviluppatori di tecnologie in ambito cartario ed energetico, pronta a sperimentare soluzioni innovative a bassa intensità di carbonio.

Dal 2008, con l’avvio della collaborazione con il WWF e l’adesione a Climate Savers, Sofidel ha assunto impegni pubblici per la riduzione delle proprie emissioni di gas ad effetto serra, facendo certificare ogni anno il proprio inventario delle emissioni da enti terzi e indipendenti. Il Gruppo ha investito oltre 100 milioni di euro in interventi per l’aumento dell’efficienza energetica, l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e la generazione combinata di calore ed energia elettrica, ottenendo una riduzione delle proprie emissioni specifiche di circa il 18% nel 2019 (riduzione della carbon intensity rispetto al 2009).

Science Based Targets initiative è una collaborazione tra Carbon Disclosure Project (CDP), Global Compact delle Nazioni Unite (UNGC), World Resource Institute (WRI) e World Wide Fund For Nature (WWF) che mobilita le aziende a fissare obiettivi basati sulla scienza, con l’intento di accelerare il passaggio all'economia a basse emissioni di carbonio.

 
[1]  Il perimetro dell’obiettivo include le emissioni biogeniche e gli assorbimenti di carbonio derivanti dall’impiego di energia per la manifattura delle materie prime fibrose.

La Corte dei Conti UE chiedo più impegno per salvare gli impollinatori

Gio, 09/07/2020 - 00:00
Il rapporto della Corte dei Conti UE presentato oggi denuncia l’esigenza di un maggiore impegno da parte della Commissione UE e dei 27 Paesi membri dell’Unione per una efficace protezione degli impollinatori. Il WWF Italia rilancia per questo la petizione ICE per salvare api e agricoltori.

Oggi la Corte dei Conti europea ha pubblicato una relazione sulle azioni della Commissione europea per la protezione degli impollinatori selvatici. Il rapporto evidenzia la necessità di aumentare gli sforzi e le risorse per assicurare la tutela degli insetti impollinatori, come api, vespe, sirfidi, farfalle, falene e coleotteri.  Questi animali contribuiscono in maniera significativa all’aumento della quantità e della qualità del cibo che mettiamo tutti i giorni sulle nostre tavole, con oltre il 75% della produzione agricola dipendente dal servizio ecosistemico dell’impollinazione. Negli ultimi decenni abbiamo perso oltre il 70% della biomassa di insetti, molti dei quali assicurano questo fondamentale servizio ecosistemico e la responsabilità di questo declino è attribuibile principalmente all’agricoltura intensiva dipendente dall’uso dei pesticidi. Secondo il rapporto della Corte dei Conti le azioni messe in campo dall’Unione Europea sono state indebolite e rese poco efficaci dalla volontà politica di mantenere un modello di agricoltura intensiva che rappresenta una grave minaccia per la tutela degli impollinatori, ma anche per la salute umana.

Per Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura del WWF Italia, “questo rapporto conferma l’urgenza di azioni per conciliare agricoltura e biodiversità  e l’importanza degli obiettivi annunciati dalla Commissione UE con le due Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, con l’impegno a ridurre l’uso dei pesticidi del 50% e dedicare il 10% della superficie agricola ad aree naturali utili per la tutela degli impollinatori, entro il 2030”.
Il rapporto della Corte dei Conti elenca i programmi dell'UE dedicati alla protezione degli impollinatori, come il Programma LIFE, i progetti di ricerca Horizon 2020 o i programmi per l’apicoltura, mentre conferma che gli impollinatori non sono adeguatamente considerati nella PAC (Politica Agricola Comune), il principale strumento finanziario dell’Unione Europea che impegna oggi il 38% del bilancio comunitario.
Per questo, prosegue il Responsabile agricoltura dell’Associazione del Panda “la proposta di riforma della PAC post 2020 che sarà definita nei prossimi mesi dovrà garantire maggiori impegni vincolanti e risorse per la tutela degli insetti impollinatori da parte degli Stati membri, mentre preoccupano le posizioni dei Ministeri dell'agricoltura di molti Stati membri, compresa l’Italia, in difesa dell’agricoltura intensiva avvelenata dai pesticidi” 
Il rapporto della Corte dei Conti UE conferma l’importanza dell'Iniziativa dei cittadini europei “Save Bees and Farmers”, promossa in Italia anche dal WWF Italia, che ha già raccolto oltre 420.000 firme in tutta l'UE per chiedere alla Commissione europea di adottare provvedimenti per eliminare gradualmente i pesticidi sintetici nell'agricoltura europea, ripristinare la biodiversità sui terreni agricoli e sostenere gli agricoltori nella transizione verso l’agroecologia.

È possibile sottoscrivere questa petizione sul sito web del WWF Italia al seguente link

12,3 milioni di trappole minacciano la fauna nel Sud-est asiatico

Gio, 09/07/2020 - 00:00
Il commercio ad alto rischio di animali selvatici e di parti di essi sta decimando i mammiferi e aumenta il rischio di diffusione delle malattie zoonotiche

Una terribile crisi causata dalla presenza di trappole sta decimando la fauna selvatica nel Sud-Est asiatico e aumenta il rischio di trasmissione di nuove zoonosi all'uomo. A raccontarlo un nuovo rapporto del WWF, che per la prima volta stima il numero di trappole presenti nelle aree protette di diversi Paesi nella regione.


Si stima, infatti, che 12,3 milioni di trappole stiano minacciando la fauna selvatica nelle aree protette di Cambogia, Laos e Vietnam, un gruppo di Paesi che, secondo il report Silence of Snares” - “Il silenzio delle trappole: la crisi del Sud-Est asiatico”, sono protagonisti di una terribile crisi all’interno della regione. Queste trappole rudimentali, spesso realizzate con fili o cavi di ferro, aumentano le possibilità di contatto diretto tra l'uomo e la fauna selvatica, e quindi la probabilità del verificarsi di nuove gravi zoonosi. I ricercatori, infatti, hanno identificato molti degli animali presi di mira da queste trappole, fra cui il cinghiale, lo zibetto delle palme e il pangolino, come quelli con più possibilità di essere vettori di zoonosi.



“Uccidendo e mutilando in maniera indiscriminata, le trappole stanno spazzando via la fauna selvatica del Sud-Est asiatico: dalle tigri agli elefanti, dai pangolini agli zibetti delle palme, e stanno svuotando le foreste. Queste specie non hanno alcuna possibilità di sopravvivere, a meno che i governi del Sud-Est asiatico non affrontino con urgenza questa crisi, in primis per le tigri-ha detto Stuart Chapman, leader del programma WWF 'Tigers Alive Initiative'-. Le trappole fatte di lacci infatti, sono anche la principale minaccia per le tigri nella regione, e uno dei principali fattori che hanno contribuito alla loro ormai presunta estinzione in Cambogia, nella Repubblica Popolare Democratica del Laos e in Vietnam. Senza un'azione forte e immediata, un'ondata di estinzione provocata dalla presenza di queste trappole potrebbe interessare tutta l'Asia".

Istigate in gran parte dalla domanda nelle aree urbane di carne di animali selvatici, spesso considerata una prelibatezza, le trappole colpiscono più di 700 specie di mammiferi terrestri della regione, comprese alcune delle specie più minacciate, come l'elefante asiatico, la tigre, il saola o pseudorice (uno degli erbivori più minacciati del pianeta) e il banteng (chiamato anche bue della Sonda). I lacci uccidono e mutilano senza distinzione gli animali, che a volte possono soffrire per giorni o settimane prima di morire per le gravi ferite riportate e, nel raro caso in cui un animale riesca a scappare, spesso muore poco dopo a causa delle infezioni provocate dalle ferite stesse.

In uno dei più importanti territori delle tigri nel Sud-est asiatico, il Belum-Temengor, in Malesia, è stato registrato un calo del 50% del numero di tigri nel periodo 2009-2018, dovuto in gran parte alla presenza di queste trappole.
La rimozione dei lacci mortali non è sufficiente. I governi del sud-est asiatico devono rafforzare e migliorare l'applicazione delle leggi nazionali, affinché rappresenti un efficace deterrente contro questa barbara pratica, oltre a coinvolgere le popolazioni indigene e le comunità locali e convincerle a collaborare per fermare questa minaccia.


Serve un'azione urgente per affrontare questa usanza, che mette a rischio la fauna selvatica, gli ecosistemi e la salute pubblica. I governi devono anche prevenire l'acquisto, la vendita, il trasporto e il consumo di specie selvatiche ad alto rischio di trasmissione di zoonosi, tra cui la maggior parte degli ungulati e dei carnivori, principali bersagli delle trappole. Affinché queste misure abbiano successo, i Paesi della regione dovranno anche investire di più nella gestione delle proprie aree protette.

WWF: l'idrogeno deve venire da fonti rinnovabili

Mer, 08/07/2020 - 00:00
La strategia dell'UE sull'idrogeno, pubblicata oggi, rischia di ritardare la decarbonizzazione industriale tenendo la porta spalancata per i combustibili fossili, come il gas. La strategia sostiene che la priorità è l'idrogeno rinnovabile, ma smentisce immediatamente questa affermazione dicendo che l'idrogeno "a bassa emissione di carbonio” - cioè l'idrogeno prodotto dal gas con la cattura e lo stoccaggio del carbonio - è un'opzione fino ad almeno al 2030. Questo farà piacere all'industria del gas, che ha pesantemente esercitato azione di lobby nei giorni scorsi, ma è un disastro per l'azione dell'Unione Europea sul clima. Inoltre, la strategia non considera l'impatto complessivo della produzione di idrogeno sull'ambiente, l'acqua e la biodiversità. È fondamentale che questi aspetti, certo non secondari, vengano presi in considerazione. “L’idrogeno è un vettore energetico, quindi tutto dipende da come viene prodotta l’energia. La strategia europea dà il via libera a nuovo utilizzo di gas e questo minerebbe completamente l'obiettivo di neutralità climatica dell'UE. Gli Stati membri devono garantire che le loro strategie nazionali permettano di utilizzare solo l'idrogeno proveniente dal surplus fonti rinnovabili. È incredibile che nel 2020 ancora si giochi con gli aggettivi - idrogeno “pulito” e non verde o rinnovabile - per far rientrare in gioco i vecchi e ‘sporchi’ combustibili fossili", Dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. La strategia non dà, inoltre, la priorità all'efficienza energetica e all'elettrificazione, che sono modi più efficienti e a basso costo per decarbonizzare l’economia. Né chiarisce le regole e le responsabilità che circondano le future infrastrutture per l'idrogeno. Tuttavia, dà priorità all'uso dell'idrogeno per alcuni settori in cui l'elettrificazione è difficile - come i settori ad alta intensità energetica, l'aviazione o la navigazione - che secondo il WWF è cruciale. “L’idrogeno non deve diventare la nuova moda per la ricerca di ingenti finanziamenti e investimenti, ma deve essere impiegato laddove serve davvero, perché è un vettore che non si presta a tutto: oltretutto non converrebbe nemmeno dal punto di vista economico”, conclude Midulla

Quattro nuovi nidi di tartaruga marina in Calabria e Sicilia

Mer, 08/07/2020 - 00:00
Intanto da Policoro avvistata la tartaruga Alessandra, liberata il 18 maggio con tag satellitare

Non c’era miglior modo per celebrare, oggi 8 luglio, la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo: quattro nuovi nidi di tartaruga marina sono stati scoperti nella notte e nella mattinata di oggi in Sicilia e Calabria, e messi in sicurezza e dai volontari del WWF. Il primo grazie a un gruppo di amici e da un “cerca oggetti” impegnato con il metal detector che hanno visto la tartaruga uscire più volte nel lido san Lorenzo (probabilmente all’inizio disturbata) fino alla deposizione. I ragazzi si sono immediatamente messi in contatto con la biologa marina, volontaria WWF e operatrice Euroturtles Oleana Prato, che, giunta sul posto , ha verificato la presenza delle uova e messo in sicurezza il nido.
Il secondo nido è stato individuato tramite i monitoraggi dei volontari del gruppo “Tartapriolo” organizzati dal direttore della riserva con cui il WWF collabora nella formazione dei volontari in tema tartarughe. In totale sono 10 i nidi individuati del network tartarughe marine del WWF in provincia di Siracusa, supportati dal Life Euroturtles, a conferma di un’estate che battezza la Sicilia come “isola delle tartarughe”, grazie anche alla rete di monitoraggi e segnalazioni messa in campo dall’associazione del Panda sull’isola.
Proprio in mattinata poi, è arrivata anche la notizia di due nidi scoperti a Guardavalle, in provincia di Catanzaro.
Good news anche dalla Basilicata dove la tartaruga Alessandra, dotata di tag satellitare e liberata lo scorso 18 maggio dal WWF Policoro con tanto di diretta Facebook, sta bene ed è stata avvistata da un pescatore grazie alla “antenna” installata sul suo carapace. 
Recuperata grazie all’intervento di un pescatore della Cooperativa Nereide di Policoro in asfissia per annegamento, era destinata a morte certa poiché incastrata sul fondo del mare e bloccata da una vecchia rete da posta.

Qui per seguire il viaggio della tartaruga Alessandra >>


 

Al via il progetto "Diamo una casa alle api"

Mar, 07/07/2020 - 00:00
WWF e Intesa Sanpaolo hanno avviato una sinergia per aiutare l’ambiente. All'interno di questo percorso, che si integra nella strategia di supporto al terzo settore dell’azienda, è nato il progetto “Diamo una casa alle api" per sostenere la salvaguardia degli impollinatori, indispensabili per la vita sulla Terra.
Attraverso For Funding, la piattaforma di crowdfunding creata da Intesa Sanpaolo per mettere insieme persone e organizzazioni che propongono progetti concreti per costruire un futuro migliore, sarà possibile sostenere il lavoro del WWF per fare in modo che nel nostro futuro continuino ad esserci le api e tutti gli altri impollinatori, un tassello fondamentale della nostra sicurezza alimentare. Inoltre, Intesa Sanpaolo contribuirà in prima persona al progetto con una donazione per ogni mutuo Green e per ogni prestito Green erogato.

L’impollinazione rappresenta uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalla Natura per il benessere umano e per la nostra economia. Delle circa 1.400 piante che nel mondo producono cibo e altri prodotti, quasi l'80% richiede l'impollinazione da parte di animali. In Europa l’84% delle principali colture coltivate per il consumo umano, come molti tipi di frutta e verdura, hanno bisogno dell’impollinazione degli insetti per migliorare la qualità ed i rendimenti dei raccolti. Considerando le sole api selvatiche si tratta di un vero e proprio esercito di oltre 20.000 specie che insieme garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale. Oggi più del 40% delle specie di invertebrati, in particolare api e farfalle, rischiano di scomparire per sempre a causa dell'agricoltura intensiva e della crescente urbanizzazione, in quanto diventa sempre più difficile per loro trovare luoghi dove poter nidificare. Si stima che negli ultimi 30 anni abbiamo perso il 75% delle api. Prendersi cura delle api e degli altri impollinatori vuol dire prendersi cura del nostro cibo.

Grazie al sostegno ricevuto da chi parteciperà al progetto di crowdfunding, WWF Italia realizzerà in almeno 20 Oasi WWF aree per l’alimentazione degli impollinatori attraverso la semina di piante nettarifere in aree dedicate, collocherà in orti, parchi urbani e Oasi delle Case delle Api o “Bee Hotel”, rifugi specifici per api e altri insetti per favorire la nidificazione ed infine posizionerà alcune camere trap per misurare le abitudini delle api e la manutenzione periodica delle aree affinché possano essere sempre accoglienti per gli impollinatori e visitabili dagli ospiti delle Oasi.

Da luglio in Europa si consumerà solo pesce di importazione

Lun, 06/07/2020 - 00:00
C’è un momento dell’anno che segna il limite oltre il quale i consumatori europei terminano ‘virtualmente’ il consumo di pesce pescato nei mari della regione e iniziano a utilizzare quello d’importazione fuori continente. Questo limite, che nel 2020 si colloca nel mese di luglio, negli ultimi tre decenni è stato anticipato di anno in anno, un segnale dell’impoverimento progressivo delle risorse e connesso alla crisi globale della pesca.
Quindi, virtualmente, anche in Italia, da questo momento fino alla fine dell’anno consumeremo solo pesce importato. A lanciare l’allarme è il WWF, sottolineando il drammatico stato in cui versano gli oceani e il nostro Mar Mediterraneo: il mese di luglio diventa quindi un momento clou per invitare tutti i consumatori, soprattutto i più giovani, a diventare responsabili e informati e con le loro scelte, riducendo così il proprio impatto sugli ecosistemi.
  LUGLIO: GIRO DI BOA PER IL CONSUMO DI PESCE Dal mese di luglio l’Europa ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei. Se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio in poi esse non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: se un consumatore europeo consuma in media circa 23 kg di pesce l’anno, i consumatori italiani sono ancora più appassionati di questo alimento, con i loro 29 kg di pesce pro capite l’anno. L’Italia infatti, ha esaurito l'equivalente della propria produzione annua ad aprile di quest’anno. CRISI DELLA PESCA: UN PROBLEMA GLOBALE In questi ultimi vent’anni il problema globale della sovrapesca è aumentato drammaticamente. In più, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, amplifica ulteriormente la pressione sugli stock ittici. Gli oceani e lo stesso Mediterraneo non sono in grado di sostenere i livelli di questa domanda tanto che il 78% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sfruttato al di sopra della loro capacità di rigenerarsi, mentre a livello globale sono circa il 33% gli stock ittici monitorati che risultano sovrasfruttati. Se non riusciremo a invertire questo trend, il rischio sempre più probabile è di andare verso il collasso degli stock ittici ossia la pressoché completa sparizione di alcune specie. Tutti i consumatori hanno il compito e la possibilità di fare la loro parte per contribuire alla tutela del Mediterraneo e degli oceani. Non è necessario un grosso impegno né grandi conoscenze: è sufficiente imparare a conoscere e applicare piccoli e semplici criteri di consumo per la salvaguardia degli ecosistemi e delle generazioni che verranno dopo di noi.
Per questo motivo il WWF lancia una campagna social di sensibilizzazione ai consumatori, con l’obiettivo di raccontare, in tono positivo e leggero, una problematica seria che necessità soluzioni urgenti. UNA GUIDA PER CONSUMARE... MEGLIO Nell’ambito del progetto Fish Forward, co-finanziato dell’Unione Europea, il WWF ha realizzato una guida online al consumo sostenibile che racconta quali sono i piccoli gesti responsabili che possiamo adottare negli acquisti di tutti i giorni, per dare il nostro importante contributo alla salvaguardia degli oceani e del Mediterraneo. Qualche esempio? Privilegiare specie poco comuni e preferibilmente locali, al posto del consumo delle specie più diffuse; utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, evitare di acquistare esemplari troppo giovani, imparando a rispettare le taglie minime di ogni specie. 
La campagna social che il WWF lancia oggi su Twitter e Instagram fornirà consigli utili per un consumo responsabile e coinvolgerà il pubblico dei giovani perché si sentano coinvolti nelle tematiche che chiamano in causa il futuro dei nostri oceani.

"In Italia non siamo consapevoli della nostra stretta dipendenza dalle importazioni di prodotti ittici, in particolar modo di quanto incidano quelle provenienti dai paesi in via di sviluppo. Gli oceani di tutto il mondo sono sovrasfruttati. Basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali è sovrapescato mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità”, è l’allarme lanciato da Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di WWF Italia. 
"Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e con loro tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani. Si tratta di circa 800 milioni di persone. Mai come oggi è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini. Il WWF è impegnato a favore di una pesca sostenibile a 360 gradi, con i pescatori locali affinché pratichino attività di pesca sostenibili in termini ecologici e socio-economici, con il coinvolgimento attivo delle aziende del settore perché si impegnino nella trasformazione delle proprie attività di approvvigionamento, e con i consumatori perché sia in grado di adottare comportamenti responsabili. É nostro dovere trattare gli oceani con più attenzione se vogliamo che la vita marina torni a prosperare e che il pesce continui a nutrire noi e le generazioni future”, conclude Eva Alessi.

Al Parco dello Stelvio l'asfalto non è necessario

Lun, 06/07/2020 - 00:00
L’Osservatorio delle associazioni sul Parco Nazionale dello Stelvio (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF) ha recentemente esaminato il progetto di asfaltatura, ormai in fase avanzata di realizzazione, della strada dalle Torri di Fraele al piazzale antistante la palazzina A2A nei pressi della diga di Cancano, compreso il tratto che costeggia il Lago delle Scale e segnala con preoccupazione ai Comitati di Coordinamento e di indirizzo lombardo e nazionale questo inutile scempio in un’area montana di pregio paesaggistico e naturalistico del Parco Nazionale dello Stelvio, chiedendo che non si ripetano interventi di questo genere in attesa che siano approvati definitivamente  il Piano, le Norme di Attuazione e il Regolamento dell’area protetta.

L’iniziativa dell’asfaltatura è del Comune di Valdidentro che ha chiesto e ottenuto i pareri favorevoli della Soprintendenza e del Parco Nazionale dello Stelvio (Area Lombarda) nell’ambito della Conferenza di Servizi ex art. 14, 2° comma, L. 241/90.
L’Osservatorio, pur prendendo atto che l’iter procedimentale è stato rispettato da parte dell’Amministrazione Comunale, non può non censurare, nel merito, l’iniziativa che non è dato sapere se dipenda dalla volontà di preparare la strada in asfalto per l’arrivo della tappa del Giro d’Italia, prevista per il giorno 22 ottobre 2020, ovvero da un “bisogno” della Comunità.

L’Osservatorio sottolinea, inoltre, che l’area oggetto di progetto ricade all’interno del Sito di Rete Natura 2000 (ZPS “IT2040064 – Parco Nazionale dello Stelvio”) e della ZSC “IT20400088 Cime di Plator e Monte delle Scale”, in un brano del paesaggio particolarmente di pregio da un punto di vista ambientale per il suo ricco patrimonio naturalistico (aquila, gipeto, camoscio, ecc.).  
Si osserva, in particolare, che, giuridicamente, non si tratta di un lago, bensì di uno stagno in quanto non vi è né immissario né emissario, tanto è vero che non rientra tra i beni demaniali di cui all’art. 822 c.c., ma è di proprietà privata.
Già questo costituisce una particolarità unica del Parco Nazionale dello Stelvio, che andava tutelata e protetta con il mantenimento della strada sterrata (molto più gradita dagli escursionisti e dai cultori della mountain-bike), eventualmente migliorando la pavimentazione con materiale più compatto e a basso tasso di polvere.

Vi è, inoltre, da aggiungere che, una volta predisposte le Linee Guida e di indirizzo da parte del Comitato di Indirizzo e Coordinamento del PNS, è in corso la procedura per l’approvazione da parte della Regione Lombardia del Piano del Parco (Area Lombarda), per cui ragioni di opportunità volevano che si attendesse l’esito di tale iter, in fase assai avanzata, prima di prevedere la realizzazione di tale opera.
In secondo luogo non sembra che l’asfaltatura possa apportare giovamento alla comunità, che si vede depauperata di una risorsa ecologico-ambientale di estremo pregio che favorirà un utilizzo maggiore e facilitato da parte dei veicoli che, viceversa, in un Parco, andrebbe contrastato.

Neppure sembra che si possa sacrificare un bene di tale bellezza per l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia, posto che nel 2019, proprio nel piazzale antistante la palazzina di A2A, vi fu l’arrivo del Giro d’Italia femminile, senza alcun problema per le atlete.
L’Osservatorio ricorda ai Comitati di coordinamento e di indirizzo regionale e nazionale che nelle schede dei progetti di indirizzo del PNS - art. 4 punto e) delle Norme di Attuazione - tra le “azioni programmate o da programmare”, l’unico riferimento al Lago delle Scale riguarda, genericamente, la “riqualificazione del tratto di strada fra le Torri di Fraele il Lago delle Scale e la palazzina A2A”.

L’Osservatorio non può in alcun modo ritenere che i lavori in corso possano essere definiti di “riqualificazione”; viceversa, per gli sbancamenti in corso, per l’asfalto che va a snaturare il luogo e la vegetazione che lo circonda e per gli scarichi d’acqua nel lago con le grosse tubazioni posate, si avrà sicuramente un peggioramento della qualità di questa area così preziosa e del vicino Lago Secco che costituisce l’habitat naturale del tritone alpino e della rana temporaria.
L’Osservatorio, in conclusione, stigmatizza l’opera in corso di ultimazione, augurandosi, per lo meno, che venga periodicamente monitorata la qualità dell’acqua del lago e che vengano messe in atto tutte le opere di mitigazione ambientale che possano limitare al minimo i gravi danni che vengono apportati all’ambiente di questo angolo del Parco Nazionale dello Stelvio.

Ad Alba Adriatica i bambini colorano la spiaggia del fratino

Lun, 06/07/2020 - 00:00
In questi giorni la Spiaggia del Fratino e del Giglio di mare di Alba Adriatica si arricchisce di nuovi colori. Sono quelli dei colori e dei disegni dei bambini dell’Istituto per l’infanzia del Plesso di Bivio Corropoli dell’Istituto Scolastico Comprensivo Corropoli – Colonnella – Controguerra. Bambini di tre anni che hanno lavorato con le loro maestre ad un progetto sulla tutela del fratino sulla costa teramana. Hanno colorato e realizzato disegni su pietre che sono state posizionate lungo la delimitazione della spiaggia e serviranno per indicare questo prezioso tratto di costa che, grazie alla collaborazione tra il WWF Teramo e l’Amministrazione comunale, è stato tutelato da alcuni anni.

“Siamo veramente felici di queste collaborazioni con le scuole del nostro territorio”, dichiara Fabiola Carusi, promotrice del Progetto della Spiaggia del Fratino e del Giglio di Mare e referente WWF del Progetto Salvafratino Abruzzo. “La scelta delle classi di Corropoli di partecipare al progetto con la straordinaria creatività dei bambini ci riempie di orgoglio. Sosteniamo da sempre l’importanza di creare sinergie intorno a questo nostro piccolo intervento di conservazione costiera. Un piccolo intervento che quest’anno è stato replicato a Roseto degli Abruzzi grazie alle Guide del Borsacchio e che stiamo lavorando per portare anche a Giulianova con i volontari del Progetto Salvafratino”.

Il 5 luglio è il compleanno del WWF

Sab, 04/07/2020 - 00:00
Il 5 luglio è il compleanno del WWF. L’associazione, fondata in Italia nel 1966 da Fulco Pratesi e altri pionieri compie 54 anni, tutti spesi per difendere e promuovere il capitale naturale italiano. Con le sue Oasi, che oggi sono più di 100, il WWF in Italia è riuscito a salvare habitat e specie straordinari che rischiavano di scomparire per sempre.

Le oltre 100 Oasi del WWF Italia proteggono 78 siti di Natura 2000, sono visitate ogni anno da 150 mila persone, e rappresentano veri e propri beni comuni a difesa del nostro capitale naturale. Questi angoli di natura protetta non sono solo rifugi sicuri per tante specie a rischio come orsi, lupi, lontre e fenicotteri, farfalle e cavalieri d’Italia, ma anche presidi per difesa della nostra salute e del nostro benessere.

La natura conservata nella Oasi contribuisce a ricaricare le falde di acqua dolce, accogliere specie fondamentali per l’agricoltura, proteggere il territorio dal rischio di piene ed esondazioni, fornire ossigeno e assorbire anidride carbonica, custodire specie rare e importanti per l’Italia e per tutta la comunità europea, creando occupazione sostenibile e motivata.
Foreste e acque dolci sono gli ambienti maggiormente rappresentati nel mosaico di habitat protetti sotto il segno del panda, ambienti che garantiscono acqua, cibo, sicurezza idrogeologica e assorbimento di CO2, garantendo al contempo casa e rifugio per molte specie di animali uniche e in via di estinzione.

Le Oasi sono anche sede di produzioni biologiche e di qualità, che preservano la biodiversità e in particolare gli insetti impollinatori, oggi sempre più a rischio a causa del massiccio uso della chimica in agricoltura.
Le Oasi del WWF sono un vero e proprio capitale naturale, visitate ogni anno da migliaia di famiglie: prepariamo in questo modo una generazione di futuri adulti amanti della natura e attenti alla biodiversità. Senza dimenticare che l’esperienza in natura, il contatto con la sua bellezza contribuisce  al nostro benessere psico-fisico in maniera tangibile e concreta. Se non ci fossero state le Oasi del WWF, quanta bellezza in meno avremmo oggi in Italia? Senza l’impegno quotidiano di tutti gli operatori e volontari WWF per le Oasi, oggi il nostro territorio, già violentato, avrebbe 35.000 ettari in meno di natura custodita e protetta per il bene di tutti.

Torre Salsa: uno scrigno di biodiversità siciliana festeggia 20 anni di gestione

Ven, 03/07/2020 - 00:00
Intervista al Coordinatore Alessandro Salemi, WWF Italia
La riserva naturale “Torre Salsa” è un’area protetta siciliana, vuole raccontarci come e quando nasce la tutela di questo territorio? La Riserva Naturale “Torre Salsa” nasce nel 2000 grazie ad un’azione intrapresa dal WWF Italia per la conservazione di uno dei tratti più integri delle coste siciliane. Tramite la mobilitazione dei suoi volontari e di cittadini sensibili, il WWF dapprima acquistò un terreno – oggi Oasi WWF - per sottrarlo alla speculazione edilizia, successivamente consentì l’inizio dell’iter per l’istituzione dell’area protetta non solo dell’area acquistata ma di un ampio tratto costiero e dei sistemi naturali mediterranei. Nel 2000 viene formalmente istituita la riserva naturale, estesa circa 800 ettari, la cui gestione viene affidata al WWF Italia.
   Quali sono stati i primi interventi svolti dall’Ente Gestore? I primi interventi, in collaborazione con la ex Provincia Regionale di Agrigento, si sono concentrati sulla pulizia e bonifica del territorio, fino ad allora abbandonato e usato come discarica di inerti e rifiuti pericolosi. Applicando il Regolamento d’Uso della Riserva, abbiamo iniziato a sorvegliare la costa, a regolamentare molte attività, tra cui la fruizione, prefiggendoci come obiettivo la protezione della spiaggia, del tratto dunale e retrodunale, impedendo peraltro l’asportazione della sabbia. Oggi, infatti, le dune e i tratti retrodunali ospitano numerose specie vegetali rare ed endemiche. Parallelamente abbiamo lavorato per promuovere e garantire la fruizione tramite la realizzazione del centro visite presso l’ex Casello Omomorto e della rete sentieristica che si sviluppa su mulattiere o ex tratturi favorendo così la fruizione sia di singoli visitatori sia di scolaresche, associazioni, famiglie. Molte risorse gestionali e umane sono state investite per organizzare eventi di educazione e conservazione ambientale per la tutela della Caretta caretta, specie simbolo della Riserva.
  Quali sono le attività che abitualmente svolge l’Ente Gestore? Il personale è occupato, quotidianamente, in molteplici attività: dalla sorveglianza del rispetto del Regolamento d’Uso della Riserva e delle norme ambientali alla manutenzione della rete sentieristica, dalla regolamentazione delle attività al monitoraggio della fauna, in particolar modo di specie quali la tartaruga marina Caretta caretta, i rapaci notturni e diurni, la tartaruga palustre siciliana. In zona B, l’ente gestore indirizza le scelte sugli ordinamenti colturali garantendo le colture tradizionali legate al paesaggio siciliano (oliveti, mandorleti, vigneti), regolamentando il pascolo e, di recente, anche l’apicoltura. Nel periodo estivo ci impegniamo nel regolamentare i flussi balneari, in collaborazione con gli Enti locali; durante le varie stagioni promuoviamo la fruizione della riserva accompagnando, lungo i sentieri da noi individuati, i visitatori e programmando attività sportive e culturali nell’arco dell’anno per migliorare l’offerta turistica. Questa crescente ricerca di vacanze ecosostenibili in luoghi pressoché incontaminati ha stimolato, nel territorio comunale, il recupero di molti fabbricati per destinarli a residenze stagionali e strutture ricettive favorendo così lo sviluppo economico del paese. L’azione che costantemente ci trova in prima linea è la sorveglianza per la prevenzione di danni ambientali come il bracconaggio, gli incendi, il danneggiamento degli ambienti naturali e del paesaggio.
  Torre Salsa compie 20 anni, facendo un bilancio, quali sono i punti di forza e i punti di debolezza di quest’area protetta?  Dopo 20 anni di passionevole lavoro per garantire il recupero e il miglioramento ambientale, potremmo dire che il maggior punto di forza è caratterizzato dall’unicità dei sistemi naturali connessi ecologicamente con i sistemi agrari. Sono ecosistemi, questi, ricchi di specie endemiche e rare, ricchi di specie che, trovando qui un ottimo rifugio, stanno arricchendo le comunità naturali aumentandone la biodiversità. D’altro canto, un punto di debolezza è legato a quelle attività che, come l’espansione edilizia, potrebbero favorire la frammentazione degli ecosistemi, concentrandosi nelle aree a ridosso della Riserva Naturale. Questo aspetto dovrebbe stimolare riflessioni e attività per migliorare la pianificazione del territorio per non perdere i risultati ottenuti fino ad oggi. L’alta vulnerabilità dell’area è un altro punto di debolezza, la gariga e il pantano, rifugio per molte specie di animali, per esempio, sono andati distrutti in una notte a causa di un incendio doloso, una delle minacce che incombono sulla Riserva.   La settimana scorsa abbiamo letto sul web alcuni articoli che criticavano la gestione di Torre Salsa, qual è il vostro punto di vista?

Purtroppo le notizie riportate non sono veritiere. Ci dispiace molto per questo modo di fare informazione, sarebbe bastato contattarci per poter confrontarci sui dati riportati. Indubbiamente le abbondanti piogge degli ultimi anni hanno creato numerosi problemi alla viabilità, con il Comune di Siculiana abbiamo intrapreso diverse iniziative per consentire che i proprietari dei terreni potessero accedere al proprio fondo per continuare a gestirlo. Noi autorizziamo e promuoviamo, da sempre, la manutenzione e il miglioramento della viabilità, non tutte le competenze però ricadono sull’ente gestore. La morfologia del territorio offre un solo accesso al mare e quello è costantemente garantito. La fruizione non controllata non può essere promossa dall’ente gestore poiché ritenuta una possibile minaccia alla vulnerabilità del sito. Le indicazioni fornite, la regolamentazione del parcheggio gestito da privati, garantiscono la tutela degli habitat, della flora e della fauna.
 

Quali sono i progetti che l’Ente Gestore ha per questa estate 2020 e per il futuro? 

Come ogni anno, per questa estate stiamo programmando e realizzando alcune attività, attività che hanno subito un rallentamento a causa dell’emergenza sanitaria ancora in corso, per la fruizione della spiaggia da parte dei visitatori, primo fra tutti la pulizia straordinaria dei tratti costieri. Con le opportune misure di sicurezza, saranno riproposti eventi, a numero chiuso, di educazione e promozione ambientale finalizzati alla sensibilizzazione della popolazione locale e non, su temi legati alla gestione dei rifiuti, partendo dalle buone pratiche nelle azioni quotidiane, alla tutela delle coste e del mare. Per il futuro, abbiamo intenzione di implementare diverse attività per la conservazione della natura, dirette come il progetto sugli impollinatori, indirette tramite attività che coinvolgano le scolaresche.

Sicilia, l'isola delle tartarughe marine

Ven, 03/07/2020 - 00:00
Boom di nidi di tartaruga marina in Sicilia. Tra ieri notte e stamattina altre due nidificazioni sono state individuate e messe in sicurezza dal WWF a Maganuco, provincia di Ragusa, e a Isola delle Correnti, Portopalo, Siracusa.

Il nido ragusano è arrivato grazie alla segnalazione dell’operatore Giuseppe Arena (che aveva segnalato l’anno scorso il nido di Marina di Modica) che ha riconosciuto le tracce mentre era intento nelle operazioni di pulizia della spiaggia e ha avvertito il WWF. Giunta sul posto, l’operatrice Life Euroturtles e volontaria WWF Oleana Prato ha confermato la presenza delle uova, ha traslocato il nido di qualche metro per allontanarlo in sicurezza  dalla linea di costa e ha avvertito Capitaneria e ripartizione faunistica di Ragusa. Nelle vicinanze è presente anche il nido di Marina di Modica.
Il nido di Isola delle correnti lo si deve grazie al monitoraggio delle spiagge di Marzia e Giada (9 anni, socia WWF), madre e figlia che hanno scoperto con grande sorpresa nel corso delle loro camminate mattutine sulla battigia le inconfondibili tracce lasciate da mamma tartaruga in escursione (simili ad un mezzo cingolato) e hanno avvertito il WWF.

Questi straordinari risultati si devono anche grazie all’ottimo lavoro di sensibilizzazione e informazione svolto dal WWF negli ultimi anni  in Sicilia: grazie all’impegno dei volontari , sostenuto anche grazie al progetto europeo Life Euroturtles, si è creato un vero e proprio network  che coinvolge attivamente cittadini residenti , turisti, operatori balneari e Capitanerie di Porto. Le segnalazioni giunte alle capitanerie vengono poi girate al WWF che giunge con tempestività sul posto. Gli operatori balneari sono oggi ottimi alleati: hanno capito che un nido è un vanto per il lido, non un impedimento, perché attrae turisti curiosi, mentre fino a qualche anno fa c’era chi temeva che le spiagge scelte dalle tartarughe  venissero chiuse alla fruizione del pubblico.

In mattinata è arrivata anche la notizia di una Chelonia mydas, la rara tartaruga verde, molto meno frequente in Mediterraneo rispetto alla Caretta caretta, rinvenuta dai pescatori della Nereide nel Golfo di Taranto e consegnata agli operatori del WWF. Ora si trova in una delle vasche del Centro Recupero di Policoro  in attesa di esami diagnostici approfonditi.  

La plastica è ovunque, anche in rocce, pioggia e neve

Gio, 02/07/2020 - 00:00
Non solo Oceani, dove la plastica è presente nel 70% al 90% dei rifiuti in mare: la firma ‘indelebile’ di questo materiale, che ci accompagna massivamente dagli anni ’50, è stata trovata persino nelle rocce come elemento stratigrafico distintivo di un’epoca geologica che ormai viene definita Antropocene.
Lo denuncia il WWF nella seconda puntata del suo report “Plastica-una storia infinita”, lanciata nell’ambito della campagna GenerAzioneMare e che marcherà settimanalmente questo argomento anche con eventi di pulizia sul territorio.   

Nel report si segnala un recente studio[1] che dimostra come i processi geologici abbiano iniziato a incorporare in rocce litoranee la plastica finita in mare: la presenza della plastica è evidente nei depositi terrestri, e sta diventando tale anche nei depositi sedimentari marini sia di acque profonde che poco profonde. Lo studio ci dice quindi che la plastica è ormai diventata un ‘tecnofossile’ ed è destinata a restare negli strati geologici al pari di ciò che oggi osserviamo nei sedimenti come testimonianza delle ere passate, dalle ammoniti ai resti di mammut.
PIOVE… (E NEVICA) PLASTICA Le perturbazioni atmosferiche riescono a trasportare gli inquinanti prodotti dall’uomo anche nei luoghi più lontani dalla “civiltà”, contaminandoli irrimediabilmente.
“Sta piovendo plastica” è il titolo di un recente studio[2] che non lascia dubbi sull’enorme quantità di microplastica presente nell’atmosfera. La scoperta è avvenuta durante l’analisi di campioni di acqua piovana nella zona delle Montagne Rocciose mentre si studiavano eventuali segnali di inquinamento da azoto. In oltre il 90% dei campioni prelevati di acqua piovana sono state identificate microfibre di plastica. Le tracce si trovano anche nelle cime oltre i 3000 metri di altezza.

D’altra parte le informazioni provenienti dagli Stati Uniti non sono isolate. Ad aprile del 2019, un altro gruppo di ricercatori ha scoperto che, in una remota località montana dei Pirenei francesi, enormi quantità di minuscole particelle plastiche “piovevano” dal cielo: una media giornaliera di 365 particelle di plastica su ogni metro quadrato a 1500 metri di quota[3]. Non è stato possibile risalire all'esatta provenienza dei frammenti, ma l'analisi delle correnti d'aria ha mostrato che alcuni devono aver viaggiato sospesi dai venti per oltre 100 di km.

Un gruppo di scienziati tedeschi e svizzeri[4] ha trovato plastica e gomma nella neve caduta sullo stretto di Fram, il tratto di mar Glaciale Artico tra le isole Svalbard e la Groenlandia. La presenza di microplastiche nella neve sopra i tratti di mare ghiacciati indica che uno dei modi in cui le microplastiche raggiungono l’Artico è nevicando. Le concentrazioni sono di 10mila frammenti di plastica per litro tra i quali frammenti di pneumatici, di vernice e fibre sintetiche. Analoghi campioni erano stati prelevati anche sulle Alpi svizzere e in varie parti della Germania che hanno mostrato grandi quantità di microplastiche, maggiori (fino a 154mila per litro) nei campioni tedeschi. 
Una ricerca pubblicata a giugno 2020 ha rinvenuto microplastiche anche nel 90% dei campioni di acqua superficiale e di zooplancton e nell'85% dei campioni di sedimento nell’Artico canadese, dalla baia meridionale di Hudson alla punta dell'isola di Ellesmere. Non è stata tanto la presenza di microplastiche ad allarmare il team di ricercatori (sono ormai innumerevoli gli studi che hanno trovato microplastiche nell’Artico) quanto le elevate concentrazioni, “senza alcuna correlazione”  con le dimensioni delle popolazioni locali a monte di ogni sito di campionamento. Questo suggerisce come la fonte delle microplastiche sia il trasporto a lunga distanza, attraverso le correnti atmosferiche e oceaniche.

Il WWF quindi sottolinea come il drammatico impatto della plastica sia peggio di quanto immaginiamo: non si limita quindi ai mari. Per combattere l’inquinamento da plastica il WWF sta proseguendo al livello globale un’azione di pressione sui governi affinché venga raggiunto un Accordo globale vincolante che indichi regole e impegni certi per impedire che nell’ambiente si continui a immettere plastica.
La petizione globale ha già raggiunto oltre un milione e 760 mila cittadini: i prossimi appuntamenti internazionali, a partire da settembre, dovranno riprendere le azioni verso un sistema ‘plasticfree’ sospese a causa dell’emergenza Covid.

Non si è fermato intanto il Tour Spiagge Plastic Free del WWF Italia, avviato nell’ambito della campagna GenerAzioneMare: molti i volontari dell’Associazione che, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, da alcune settimane hanno già liberato da plastica e altri rifiuti alcuni tratti di coste italiane con l’aiuto entusiasta dei cittadini, da quella dell’Oasi di Burano in Toscana alle coste della Calabria e della Sicilia.
Domenica 5 luglio è la volta della Puglia dove il WWF Brindisi, insieme al comune di Torchiarolo e la pro Loco Turchellis e i volontari (numero max 80), ha previsto la pulizia le spiagge di Lendinuso e Torre San Gennaro (ritrovo 8.30 - per partecipare inviare e-mail a prolocoditorchiarolo@gmail.com).

A supporto di questa importante azione di attivazione per la difesa dell’ambiente, il WWF ha in programma a luglio un’iniziativa speciale che coinvolgerà in una grande operazione collettiva singoli cittadini e famiglie. 

Per l'orso del monte Peller diffida del WWF alla Provincia di Trento

Mer, 01/07/2020 - 00:00
Clicca QUI per dire stop agli abbattimenti degli orsi>>
Oggi il WWF Italia ha inviato una diffida formale al Presidente della Provincia Autonoma di Trento (PAT), Maurizio Fugatti, chiedendo la revoca dell’ordinanza “intervento di monitoraggio, identificazione e rimozione di un orso pericoloso per l’incolumità e la sicurezza pubblica” del 24/06/2020, emessa in seguito al noto episodio dell’incidente avvenuto tra due uomini e un orso sul Monte Peller (TN).

L’Associazione sottolinea come le cause dell’accaduto non siano ancora del tutto chiare, e le informazioni attualmente in possesso delle Autorità non possano ritenersi sufficienti a motivare (dopo il suo riconoscimento e identificazione) l’abbattimento dell’orso, la misura di gestione più estrema prevista dal PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali).

Nella diffida il WWF ribadisce che, per intraprendere eventuali azioni di gestione, è necessario ricostruire la realtà dei fatti e valutare attentamente le ipotesi previste dallo stesso PACOBACE, che distingue il caso di attacco di un orso che difende i piccoli o fonti alimentari dal caso di un attacco senza una preventiva provocazione da parte dell’uomo, oltre a prevedere criteri di proporzionalità tra il comportamento dell’orso e le azioni di gestione messe in campo. L’ordinanza della PAT invece considera direttamente e unicamente l’opzione abbattimento.
L’Associazione ricorda anche che l’eventuale abbattimento dovrebbe in ogni caso prevedere il coinvolgimento dell’ISPRA e del Ministero dell’Ambiente che fino ad oggi, per quanto risulta dalle dichiarazioni del Ministro Costa, è contrario al provvedimento. È importante infatti ribadire che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, e l’orso è considerato specie particolarmente protetta. L’arbitraria uccisione anche di un solo esemplare può quindi configurare il reato di furto venatorio, nonché di uccisione di animale senza necessità (ai sensi dell’art. 544-bis del Codice Penale).

Nel frattempo, a supporto di questa posizione, sono al momento quasi 60.000 i firmatari della petizione online lanciata nei giorni scorsi dal WWF sulla piattaforma change.org, nella quale si richiede il ritiro immediato dell’ordinanza di abbattimento da parte della PAT, mostrando come l’opinione pubblica sia chiaramente schierata a favore della salvaguardia dell’orso e di una più seria valutazione delle cause dell’accaduto.

Il WWF ritiene, inoltre, che sia arrivato il momento per la costituzione di un tavolo tecnico di lavoro per rivedere il PACOBACE (modificato nel 2015 su richiesta della Provincia per lasciare più libertà di azione alla Provincia stessa) affinché, pur garantendo il massimo livello di tutela per la sicurezza della persone che vivono e frequentano l’area di presenza dell’orso, preveda tuttavia opzioni di gestione “meno estreme” e semplicistiche in caso di situazioni problematiche, dando la priorità al monitoraggio intensificato con collari GPS ed altri metodi non letali. A tal fine, il WWF si rende pienamente disponibile per incontrare i responsabili della Provincia, insieme agli esperti di ISPRA e Ministero, per individuare insieme criteri sempre più adeguati, ricordando che l’accettazione si costruisce giorno per giorno con la prevenzione e l’informazione, e non con qualche abbattimento.

Caccia, in Toscana due specie salve grazie al TAR

Mer, 01/07/2020 - 00:00
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana si è pronunciato sul ricorso presentato da ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF contro il calendario venatorio toscano dell’anno scorso. Accolti i due principali motivi del ricorso delle Associazioni.

Il TAR con la sua sentenza conferma che le specie in declino di cui la Comunità Europea richiede agli Stati membri un adeguato regime di tutela, come in questo caso il moriglione e la pavoncella, devono essere realmente tutelate, non certo come ha invece inteso fare la Regione Toscana, che ha voluto ignorare accordi internazionali e richiami del Ministero pur di favorire i cacciatori.
Come infatti ricorda il TAR nella sua sentenza: ‘il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con nota del 9 luglio 2019 n. 16169, ha invitato le Regioni a escludere le specie moriglione e pavoncella dai rispettivi calendari venatori e a sospenderne il prelievo, in considerazione del loro precario stato di conservazione tale da farle inserire nelle liste di protezione dell’Accordo internazionale AEWA sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori in Eurasia ed Africa.
Tale accordo, sul piano internazionale, è entrato in vigore il 30 maggio 2006 e, per l'Italia, a norma dell’art. XIV dell’Accordo e della legge di adesione 6 febbraio 2006, n. 66, è entrato in vigore il 1° settembre 2006. E’ dunque chiaro che l’adesione a tale accordo internazionale, ponga allo Stato Italiano l’obbligo di adozione di tutte le misure di conservazione degli uccelli acquatici e dei loro habitat, specie di quelli maggiormente minacciati, e che la necessità di adempiere a tale obbligo prevalga sulle scelte compiute nel calendario venatorio dalla Regione, qualora tali scelte contrastino o mettano in pericolo la conservazione delle specie.
La Commissione Europea, con la nota del 19 giugno 2019, in qualità di organo dell’UE, parte anch’essa dell’Accordo AEWA, ha invitato gli Stati membri a sospendere il prelievo venatorio di queste specie, richiamando l’art. 7 della Direttiva Uccelli laddove si prevede che il prelievo degli uccelli non deve contribuire ad un peggioramento del loro stato di conservazione, e contestualmente invitando gli Stati membri ad avviare ogni azione utile per favorire il recupero delle popolazioni valutate.’
A questo punto la Regione, che nonostante il ricorso pendente dell’anno scorso ha voluto, con caparbietà degna di ben miglior causa, reinserire queste due specie fra quelle cacciabili anche nel calendario venatorio della stagione prossima (2020-21), dovrà modificare il nuovo provvedimento ed escludere dalla caccia le due specie di cui il TAR ha sancito la protezione.

E’ stato inoltre accolto anche il motivo relativo al rispetto dell’arco temporale massimo di prelievo in ottemperanza alle disposizioni della Legge Quadro. Se quindi la Regione Toscana vorrà concedere l’apertura anticipata della caccia, attività di altissimo impatto sulla fauna, dovrà almeno anticipare la data di chiusura della caccia alle specie concesse in preapertura di un periodo equivalente all’intervallo temporale compreso fra la preapertura e l’inizio canonico della stagione venatoria e non solo pari al numero dei giorni concessi per la preapertura. 

Si tratta di una vittoria importante – sottolineano ENPA, LAC, LAV, LIPU e WWF – che conferma come la protezione della fauna selvatica sia un valore sovraordinato rispetto all’attività venatoria. E’ però assurdo che si debba ricorrere al TAR perché la Regione Toscana si decida ad applicare correttamente le direttive comunitarie. Speriamo che sia la volta buona perché si cominci a passare ad una gestione dell’attività venatoria basata su condizioni e stato effettivi della fauna selvatica e non sui desideri e le richieste del mondo venatorio oltranzista.

 

Un nuovo protocollo d'intesa fra WWF e Acquario di Genova

Mer, 01/07/2020 - 00:00
La tutela del Mediterraneo e delle specie marine da oggi può contare su un nuovo sodalizio, quello tra Costa Edutainment - Acquario di Genova e WWF Italia.
I due enti hanno appena stretto un accordo quadro che prevede iniziative congiunte su ricerca scientifica, divulgazione e conservazione delle specie marine. Un focus particolare riguarderà l’area del Santuario Pelagos per la difesa dei cetacei sulla quale l’associazione sta svolgendo un’intensa campagna informativa attraverso eventi social e avviando la ricerca sul campo e nel quale l’Acquario di Genova insieme alla Fondazione Acquario di Genova Onlus è attivo da oltre 15 anni in un progetto di ricerca che censisce la popolazione di tursiopi.

L’accordo nasce nell’ambito della campagna GenerAzioneMare di WWF Italia, avviata dal 2017 per difendere il Capitale Blu del Mediterraneo, e vedrà la partecipazione attiva della community WWF SUB e risponde alla missione di entrambe le realtà, impegnate da sempre nella tutela delle risorse naturali. 
La collaborazione tra i due enti si svilupperà con iniziative rivolte al grande pubblico e alle scuole anche attraverso seminari, campagne congiunte di comunicazione sulla tutela degli ambienti marini e della biodiversità marina. 

Per le attività di ricerca congiunte i due enti hanno identificato alcune  specie chiave come i cetacei del Santuario Pelagos, le testuggini palustri (Emys orbicularis ingauna) oggetto di un progetto di conservazione in cui l’Acquario di Genova e la Fondazione Acquario di Genova Onlus sono impegnati insieme ad altri enti e istituzioni dalla fine degli anni ‘90, un mollusco particolarmente minacciato, Patella ferruginea, oggetto di un progetto di conservazione cofinanziato dal programma europeo LIFE, e la tartaruga marina Caretta carettaper cui l’Acquario di Genova è centro di recupero e pronto soccorso. Per questa specie è previsto il monitoraggio congiunto, la protezione dei nidi di tartaruga e le attività di reinserimento in natura di esemplari di tartaruga recuperati e curati.

E saranno proprio le tartarughe marine protagoniste del primo evento congiunto che si terrà oggi a Genova: l’Acquario di Genova ha organizzato il rilascio di due individui di Caretta caretta recuperati e curati presso la struttura nei mesi passati. Parteciperà per il WWF Leonardo D'Imporzano, referente della sezione WWF Sub.
L’evento si avvale della collaborazione della Capitaneria di Porto, del nucleo Carabinieri Cites di Genova, dell’Esercito Italiano e della Fondazione Acquario di Genova Onlus.
L’evento, per motivi di sicurezza, sarà reso pubblico solo attraverso i profili social dei due enti.

Primo nido di tartaruga marina a Ribera (AG)

Mer, 01/07/2020 - 00:00
Che le spiagge di Ribera potessero essere scelte prima o poi dalle tartarughe marine come area di nidificazione il presidente del WWF Sicilia area Mediterranea, Giuseppe Mazzotta, lo aveva intuito e ci aveva creduto. Negli anni scorsi aveva provveduto a far compilare al Comune di Ribera una scheda di adesione al progetto di ricerca sulle tartarughe marine che il WWF stava portando avanti e che fu poi approvato a livello europeo con la sigla Life EuroTurtles.

Ebbene ieri si è avuta la conferma: Rosario Palmeri, un bagnante riberese che si trovava con la famiglia a fare il bagno vicino a “Pietre cadute” località di Borgo Bonsignore, frazione di Ribera, riconosceva le tracce di tartaruga marina di cui in vari modi i volontari del WWF hanno cercato nel tempo di diffondere le immagini, perché ciò diventasse cultura comune.

Leonardo ha telefonato ai numeri giusti ed è così che Ribera può fregiarsi del primo nido di Caretta caretta sinora noto nella storia. Chissà quante altre mamme tartarughe nel tempo hanno depositato su questi arenili le proprie uova, ma non essendo stati segnalati, forse, sono andati perduti. Anche questo nido appena trovato avrebbe fatto una brutta fine, perché troppo vicino al bagnasciuga e pronto ad essere perforato da qualche ombrellone.

Infatti gli operatori del Progetto Tartarughe del WWF, autorizzati dal Ministero dell'Ambiente, di concerto con la Ripartizione Faunistica e la Guardia Costiera hanno messo in sicurezza il nido, con la traslocazione delle uova in posto sicuro, per cui d'ora in poi sarà cura della comunità riberese, e soprattutto di quella di Borgo Bonsignore, di far sì che il nido venga custodito senza intoppi fino alla schiusa, che potrebbe avvenire da Ferragosto in poi.

La principale popolazione di koala rischia l'estinzione entro il 2050

Mar, 30/06/2020 - 00:00
Distruzione degli habitat, incendi e calamità naturali sempre più frequenti in Australia orientale, regione che ospita la principale popolazione di koala ad oggi sopravvissuta, rischiano di fare estinguere questi marsupiali entro il 2050. 
È quanto emerge da un nuovo report del New South Wales (stato cruciale in Australia per la conservazione dei koala) che afferma la necessità di azioni urgenti da parte del governo per proteggere l'habitat e affrontare tutte le altre minacce, compreso il cambiamento climatico. 

Per l'ecologo Oisin Sweeney -nonostante il numero sia difficile da stabilire- sarebbero stati, nello stato del New South Wales, tra i 15 e i 20 mila i koala che la scorsa estate hanno subito l’impatto dei devastanti incendi che hanno colpito la regione.  Inoltre, secondo i ranger, già prima dell’inizio dei roghi, i koala erano disidratati e malnutriti a causa della siccità e dalle ondate di calore che hanno attraversato recentemente l’Australia, determinando una cronica carenza di acqua. 

Secondo le stime del WWF Australia, gli incendi hanno bruciato un quarto dell'habitat dei koala, uccidendo oltre 6.300 individui. Il governo del New South Wales ha fatto qualche passo in avanti, migliorando la mappatura dell'habitat dei koala, rafforzando la politica di pianificazione per la protezione del loro habitat e sostenendo gli agricoltori e le comunità che si prendono cura di questi animali. Di recente il NSW ha anche annunciato la creazione di un nuovo Parco Nazionale per proteggere le specie minacciate. Il parco si estenderebbe su una superficie di 1.534 kmq a Narriearra Station, all'estremo nord-ovest dello stato. Quest’azione è molto importante per rallentare e invertire la perdita di biodiversità che sta toccando tutto il pianeta. 

“Purtroppo i koala si stanno rapidamente dirigendo verso l'estinzione in vaste aree dello Stato e affidarsi ai soli parchi nazionali come intervento di conservazione non sarà sufficiente - ha affermato Stuart Blanch, responsabile della rinaturalizzazione degli ecosistemi del WWF-Australia-. Il governo del New South Wales non è infatti ancora riuscito a impedire che il nucleo dell'habitat dei koala venga raso al suolo dai bulldozer su terreni privati o distrutto nelle foreste statali costiere. Continuando a deforestare, rimarremo senza alberi e senza koala”.

Il WWF Australia, subito dopo la pubblicazione del report, ha chiesto al premier del New South Wales di rivedere le leggi che consentono la deforestazione, di rafforzare la protezione dell'habitat del koala, di aumentare notevolmente i finanziamenti per gli agricoltori che conservano attivamente gli alberi dove vive la specie e di passare dal disboscamento alla creazione di nuove foreste dove possano vivere i koala. 
Un rapporto del WWF pubblicato nel 2018 aveva rivelato che da quando il Native Vegetation Act è stato revocato nell'agosto 2017, il tasso di deforestazione delle foreste risulta triplicato, con un totale di 8.194 ettari perduti solo nello Stato di Northern Territory.