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Aggiornato: 2 ore 33 min fa

Cucciolo di foca monaca avvistato nel Salento

Dom, 26/01/2020 - 00:00
Sui siti locali è già una star il cucciolo di foca monaca avvistato e, da alcuni, anche ripreso in video lungo le coste salentine in questi giorni.
Le immagini mostrano chiaramente che si tratta di un piccolo della specie Monachus monachus l’unica foca dei nostri mari, nonché uno dei mammiferi marini  più rari al mondo. Nel Mediterraneo la foca monaca è riuscita a sopravvivere alle tante minacce alle quali sono ancora sottoposte le specie marine  (bycatch, inquinamento, scarsità di risorse alimentari, etc) e alla persecuzione diretta che nel passato ha quasi portato all’estinzione la specie e che, anche se oggi inesistente, è un pericolo sempre dietro l’angolo. Oggi la IUCN (Unione Internazionale Conservazione della Natura) stima che ne siano rimasti circa 700 esemplari in tutto il bacino, compresi i nuclei dell’Atlantico, nell’arcipelago di Madeira, e lungo le coste tra Marocco e Mauritania. 

“La foca monaca è stata per molto tempo  ‘bella e impossibile’ da avvistare, tanto che negli anni 90 il WWF aveva lanciato l’appello “chi l’ha vista?” chiedendo a tutti i cittadini di mandare eventuali segnalazioni, in una modalità che oggi chiamiamo  citizen science. Oggi il sogno diventa realtà: sono già diversi anni che le segnalazioni arrivano sempre più frequenti dalle nostre coste. Quella del Salento non ci deve sorprendere dato che esistono nuclei, più o meno grandi, in diverse  aree dell’Adriatico – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore Conservazione del WWF Italia – L’avvistamento di questo cucciolo è comunque una splendida notizia perché una delle ipotesi è che il piccolo sia nato proprio lungo le nostre coste. Non distante dal luogo dell’avvistamento c’è tra l’altro San Foca, toponimo che richiama una presenza storica dell’animale nel Salento. Come spiegano gli esperti del Gruppo Foca Monaca, le giovani foche, se vi sono  condizioni di abbondanza di cibo, frequentano i tratti costieri  soprattutto nei loro primi mesi di vita quando la madre smette  di accudirli nelle ore diurne. Sarebbe importante in questa fase poter  coinvolgere anche le comunità di pescatori locali per avere un ulteriore supporto nella raccolta delle informazioni in un’azione collettiva di Citizien science rispettosa della specie".

La raccomandazione del WWF in caso di avvistamenti è quella di seguire le indicazioni delle autorità competenti (Guardie Costiere, etc), che raccomandano di non avvicinare l’animale sia in mare sia lungo le spiagge. Il comportamento dell’uomo in questi casi, infatti,  deve essere di massima attenzione soprattutto nel caso dei cuccioli, perché qualunque contatto potrebbe compromettere il rapporto del piccolo con la madre che in questa fase è probabile che possa continuare ad accudirlo nelle ore notturne. Il rapporto tra mamma e cucciolo infatti è prevalentemente olfattivo e qualunque contatto con l’uomo potrebbe essere fatale, anche dal punto di vista sanitario. 

Domani in tutta Italia la protesta dei "pesci di fiume"

Ven, 24/01/2020 - 00:00
18 associazioni ambientaliste hanno indetto una mobilitazione per sabato 25 gennaio per chiedere al ministro Costa lo stop ai progetti idroelettrici che mettono a rischio i corsi d’acqua naturali. L'iniziativa, denominata “La protesta dei pesci di fiume”, si svolgerà in tutta Italia dalle 14 alle 17: un appuntamento convocato da 18 associazioni ambientaliste per chiedere il rispetto della Direttiva Quadro Acque, anche quando si tratta di energia idroelettrica. L’obiettivo è bloccare progetti nei corsi d’acqua naturali che accedono agli incentivi previsti dal nuovo Decreto Rinnovabili FER 1 che provocherebbero un ulteriore danno ai nostri fiumi, già provati dagli effetti della crisi climatica, a fronte di un irrisorio contributo di energia rinnovabile. 

 A promuovere gli eventi sul territorio italiano sono: Free Rivers Italia, Legambiente, Alpi Kayak, Arci Pesca Fisa,CIPRA Italia, CIRF, Federazione Italiana Canoa Turistica, Federazione Nazionale Pro Natura, Federrafting, Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Italia Nostra, Lipu, Mountain Wilderness, Salviamo il Paesaggio, Spinning Club Italia,Unione Nazionale Pesca a Mosca UNPeM, Tavolo Nazionale  Contratti di fiume, WWF Italia.

Maryanne, le immagini del koala salvato dopo gli incendi

Ven, 24/01/2020 - 00:00
  FINO AL 29 GENNAIO CONTINUA LA MARATONA RACCOLTA FONDI EMERGENZA AUSTRALIA AL NUMERO SOLIDALE 45585    E' sopravvissuta allo stesso incendio che ha provocato la morte del Koala a Wivenhoe Pocket, le cui immagini sono diventate virali. Ma per Maryanne, giovane koala, la sorte ha riservato un lieto fine. Il WWF ha lanciato oggi un bellissimo e commovente video che racconta la storia del salvataggio e del recupero del povero marsupiale.   I cuscinetti delle sue zampe sono stati gravemente ustionati quando ha letteralmente camminato sui carboni ardenti o si è arrampicata su un albero appena bruciato e ha perso un artiglio. Ora è sotto le cure di Peter e del suo partner Trudi Timbs dopo aver ricevuto un trattamento di emergenza presso l'ospedale della fauna selvatica della RSPCA nel Queensland.
    Finora il WWF Australia ha impegnato oltre 1,1 milioni di dollari per il salvataggio, la cura e il recupero immediati della fauna selvatica con RSPCA. "Pazienti come Maryanne devono prima andare all'RSPCA perché hanno bisogno di cure abbastanza critiche e una volta stabilizzati vengono inviati a noi ", ha affermato Peter Luker.    Le ustioni di Maryanne sono quasi guarite ma rimarrà con Peter e Trudi per recuperare peso e condizione fisica.  Mentre infuriavano gli incendi boschivi, l'ospedale per gli animali RSPCA del Queensland riceveva circa 150 koala al mese, tre volte la media. Uno di questi, Jasmine, ha ustioni alle orecchie e sul naso.   "Arrivano 80 animali al giorno. E’ dura far fronte a questa emergenza che ha messo a dura prova l'organizzazione e in particolare le persone che lavorano qui nell'ospedale per la fauna selvatica", ha detto Darren Maier, CEO di RSPCA Queensland.   “Il supporto del WWF è arrivato in un momento cruciale. Siamo grati al WWF e a tutti i nostri generosi sostenitori che ci permettono di fare il lavoro che facciamo ", ha dichiarato Maier.    Dermot O’Gorman, CEO del WWF-Australia, ha sottolineato come il WWF sta fornendo una risposta immediata alla crisi degli incendi, ma sta anche sviluppando piani a lungo termine per ripristinare ciò che è andato perso con gli le fiamme   “La devastazione non ha precedenti e il lavoro di recupero in corso è immenso. Ecco perché stiamo collaborando con le organizzazioni di soccorso e cura della fauna selvatica negli Stati colpiti dagli incendi. Stiamo dirigendo i fondi in modo che possano rispondere ai numerosi animali che necessitano di cure veterinarie urgenti, cibo e protezione ", ha dichiarato O’Gorman.   Oltre a RSPCA Queensland, il WWF-Australia ha fornito fondi a Wildcare (organizzazione che cura e riabilita la fauna selvatica endemica malata, ferita e orfana in modo che possa ritornare libera in natura) per sostenere la consegna di cibo e forniture veterinarie per animali feriti e orfani colpiti dagli incendi nel Parco Nazionale di Tallaganda nel Nuovo Galles del Sud.   I fondi del WWF sono stati distribuiti anche all'Australian Wildlife Health Centre (AWHC), il principale ospedale per animali selvatici di Victoria, per supportare il personale veterinario che lavora nei siti di prima valutazione all'interno delle aree colpite dagli incendi e Native Animal Rescue per nutrire e prendersi cura di canguri, opossum, rettili e cacatua neri colpiti dagli incendi nell'Australia occidentale.   Con i fuochi che sono divampati a Kangaroo Island nell'Australia meridionale, il WWF ha anche fornito fondi a Nature Foundation South Australia,  fondazione senza scopo di lucro che investe nella conservazione, nel ripristino e nella tutela dei paesaggi e a Kangaroo Island Land for Wildlife per aiutare a proteggere il dunnart, specie in via di estinzione che vive nell’isola.   "Grazie alla generosità dei nostri sostenitori e partner siamo stati in grado di distribuire fondi immediati dove sono maggiormente necessari. È un grande e bellissimo lavoro di squadra quello che vediamo oggi in Australia, una solidarietà che unisce persone di tutto il mondo per proteggere la natura devastata e la fauna selvatica ", ha detto Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia

Pesca, WWF richiama MSC su proposta certificazione tonno rosso

Ven, 24/01/2020 - 00:00
Nessuna attività di pesca dovrebbe essere certificata come sostenibile
Il WWF ha presentato obiezione formale nei confronti della prima certificazione da parte di MSC (Marine Stewardship Council) dell’attività di pesca del tonno rosso dell’Atlantico (Thunnus thynnus) sostenendo che ciò costituirebbe un pericoloso incentivo per il mercato e comprometterebbe il recupero a lungo termine dello stock.   Nonostante la buona notizia secondo cui lo stock di tonno rosso dell’Atlantico è sulla via del recupero, quando fino a pochi anni fa era al collasso, la popolazione non ha ancora raggiunto livelli adeguati e nessuna attività di pesca dovrebbe essere certificata come sostenibile. Il WWF ritiene che a causa delle incertezze sulla valutazione dello stock e sulla quantità di catture illegali, che tuttora si verificano nella regione (1), il tonno rosso dell’Atlantico non raggiunge gli standard necessari per l’ottenimento della certificazione MSC.   Giuseppe Di Carlo, Direttore della Mediterranean Marine Initiative di WWF, afferma che: “Questa notizia non potrà che colpire il pubblico e i rivenditori di tutto il mondo che rimarranno molto sorpresi nel sapere che MSC non solo abbia preso in considerazione la valutazione di questa attività di pesca, ma che addirittura abbia pensato di passare alle fasi finali del processo di certificazione. Certificare MSC un’attività di pesca del tonno rosso è un pericoloso incentivo per il mercato e rischia di compromettere il recupero sul lungo termine dello stock”.   “Come organizzazione che lavora per la conservazione e per la gestione efficace del tonno rosso, il WWF non può che obiettare a questa scelta. Pur essendo stati stakeholder costantemente presenti e attivi e pur avendo sempre motivato le nostre obiezioni, queste sono state completamente respinte. Ora intendiamo prendere posizione e puntare i riflettori sulle lacune del sistema di certificazione MSC, così come sull’importanza di un approccio cautelativo e attento necessario a garantire che questa specie iconica continui nel suo percorso di recupero.”   Il WWF lancia un appello a MSC affinché blocchi l’attuale processo di certificazione e al contrario faccia pressione sui governi perché siano migliorati i controlli e la tracciabilità e pretenda una gestione degli stock ittici fondata su solide valutazioni scientifiche.

No alla deregulation venatoria

Ven, 24/01/2020 - 00:00
ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU E WWF DENUNCIANO LA DEREGULATION VENATORIA: CON IL PRETESTO DEI DANNI ALL’AGRICOLTURA LEGA E FORZA ITALIA PROPONGONO EMENDAMENTI PER FAR ENTRARE I FUCILI ANCHE IN CITTÀ, TUTTO L’ANNO
 
Fucili all’interno dei parchi e delle città, a qualsiasi ora e in tutti i giorni dell’anno, ma anche cancellazione del ricorso ai prioritari metodi incruenti e parere ISPRA declassato a documento non vincolante. Il tutto finanziato con dieci milioni di euro l’anno.
Con alcuni emendamenti alla conversione in Legge del Decreto milleproroghe - depositati nelle Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera dalla Lega e da alcuni deputati di Forza Italia -  si vorrebbe dare il via a una stagione di totale deregulation venatoria, nella quale i cacciatori potrebbero sparare ovunque e per farlo sarebbero anche pagati, con denaro pubblico.
 
Con il pretesto del contenimento dei danni all’agricoltura, si vuole incentivare il modello venatorio, proprio quel sistema che nel corso degli anni, non solo ha dimostrato la sua totale inefficacia, ma ha addirittura contribuito a incrementare i danni. Come dimostrato nel caso dei cinghiali, per il quale è oramai assodato che la caccia contribuisce ad aumentare il numero di animali sul territorio e quindi i danni da questi prodotti.
 
È inaccettabile che la conversione in Legge del Decreto milleproroghe, diventi terreno di conquista su argomenti totalmente estranei alla materia, ad uso e consumo di schieramenti politici in cerca di consenso.
 
“Autorizzando la caccia sempre, ovunque e a qualsiasi specie, persino a quelle protette, gli emendamenti favorirebbero il bracconaggio e incrementerebbero i rischi per i cittadini con una vera e propria ‘militarizzazione’ del territorio, nel quale agirebbero, come mercenari, i cacciatori sostenuti da un finanziamento annuo di dieci milioni di euro - denunciano ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU E WWF – per questo motivo chiediamo con forza che gli ‘emendamenti sparatutto’ siano dichiarati inammissibili. La prevenzione dei danni all’agricoltura è argomento serio che necessita di approfondimenti scientifici e non può essere lasciato agli appetiti di forze politiche alla disperata ricerca di consenso.”

Regione Lazio, ancora un passo falso sull'area contigua del PNALM

Gio, 23/01/2020 - 00:00
L’amministrazione regionale, che dopo anni di ritardi e di ricorsi ai calendari venatori, non ha ancora approvato la perimetrazione e l’istituzione dell’area contigua sul versante laziale del PNALM (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise), pensa bene di introdurre un articolo che di fatto ammette all’attività venatoria, una volta fissato il carico venatorio di 1 cacciatore ogni 40 ettari, anche i cacciatori non residenti nell’area contigua.

Il WWF non ci sta e alla Regione Lazio ricorda che:

- L’area contigua attende di essere istituita dal 1991, da quando l’art. 32 della Legge n. 394/1991, Legge quadro sulle aree protette, ha previsto la definizione delle aree contigue, dando a esse una notevole importanza nella gestione dei parchi nazionali e in particolare dell’attività venatoria. Quest’ultima, come nell’intento del legislatore, va regolamentata nei territori inseriti nell’area contigua, limitandone l’esercizio ai soli residenti dell’area protetta e dell’area contigua stessa. Questo perché è necessario limitare il numero dei cacciatori in queste “aree-cuscinetto”, che nel PNALM hanno ancora più importanza, essendo territori dove si registra la presenza di numerose specie di interesse conservazionistico.

- Il Tribunale amministrativo del Lazio, con la sentenza n. 8640/2012 ha affermato che l’area contigua, visti i precedenti protocolli firmati tra Regione e Parco, è di fatto istituita per cui devono essere applicati i contenuti dell’art. 32 della Legge n. 394/91.

- Il Consiglio di Stato con l’ordinanza del 14 dicembre 2018 ha sospeso, nella scorsa stagione, l’attività venatoria nelle zone “adiacenti al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise”, nelle aree critiche dei “Monti Ernici” e “Monti del Cicolano” e “nelle zone speciali di conservazione (ZSC) con la presenza dell’Orso bruno marsicano”, riaprendo la discussione sul tema dell’area contigua e dell’attività venatoria nel versante laziale della Zona di Protezione Esterna del PNALM e dando chiare indicazioni in merito.

È dunque arrivato il momento che la Regione prenda in seria considerazione la questione venatoria nel proprio territorio e definisca con chiarezza la perimetrazione e l’istituzione dell’area contigua, dove limitare inoltre le forme di caccia più impattanti, invece di rimandare le decisioni e creare confusione con norme e articoli che vanno in direzione opposta a quanto definito dalle leggi nazionali, aprono il fronte a ulteriori ricorsi e creano conflitto e malcontento nel territorio. 

Tutto questo avviene nonostante il WWF, lo scorso 23 luglio, avesse scritto, a firma della Presidente Donatella Bianchi, al Presidente Zingaretti, sollecitando la Regione a istituire finalmente le aree contigue sul versante laziale del PNALM, per non vanificare anni di sforzi di conservazione in favore dell’orso bruno marsicano.

Cambiamo agricoltura con una PAC più verde

Gio, 23/01/2020 - 00:00
Dal Convegno “PAC post 2020: verso il Piano Strategico Nazionale”, che si è svolto oggi a Roma presso lo Spazio Europa gestito dall'Ufficio del Parlamento europeo e dalla Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, le Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica riunite nella Coalizione #CambiamoAgricoltura, con il sostegno della Fondazione Cariplo, hanno lanciato la loro sfida per una agricoltura italiana più sostenibile, resiliente ed equa, in grado di contribuire al raggiungimento degli obiettivi ambiziosi del Green New Deal promosso dalla nuova Commissione UE ed approvato la settimana scorsa dal Parlamento europeo.

Il principale strumento in grado di rendere l’agricoltura protagonista del Green New Deal è la Politica Agricola Comune post 2020 che dovrà promuovere e guidare la transizione ecologica dell’agricoltura per contribuire a risolvere le crisi ambientali globali e locali, mantenendo vitali i territori rurali, continuando a garantire la sostenibilità economica per gli agricoltori. 

Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura la PAC post 2020 dovrà essere in grado di assicurare che l'agricoltura svolga appieno il suo ruolo in materia di ambiente, conservazione della natura e contrasto ai cambiamenti climatici, anche grazie alle innovazioni digitali che renderanno più facile il lavoro degli agricoltori, riducendo allo stesso tempo gli oneri burocratici, e sostenendo il ricambio generazionale e la diffusione dell’approccio agroecologico come l’agricoltura biologica e biodinamica. Per questo è necessario che il negoziato in corso del “Trilogo UE” (Parlamento, Consiglio e Commissione) per l’approvazione definitiva entro il 2020 dei nuovi Regolamenti della PAC tenga conto della “road map” per lo sviluppo sostenibile proposta dalla Commissione UE e rafforzata dal voto del Parlamento UE della settimana scorsa. 

Anche l’Italia dovrà poi fare la sua parte attraverso la redazione del proprio Piano Strategico Nazionale, nuovo strumento contenuto nelle proposte dei Regolamenti al fine di concedere una maggiore sussidiarietà degli Stati membri dell’Unione. Questo documento dovrà indicare il modo in cui ciascun Paese intende conseguire gli obiettivi generali delle politiche per uno sviluppo sostenibile dell’Europa,. Nel Piano Strategico Nazionale saranno definiti anche i target intermedi per conseguire gli obiettivi, la cui realizzazione sarà valutata a livello degli Stati membri e verificata dalla Commissione europea in un nuovo esercizio annuale di monitoraggio e revisione. 

Una sfida per il nostro Paese, che, per espressa richiesta della UE, dovrà prevedere un percorso partecipato con tutti gli attori sociali ed economici interessati, fin dalle sue fasi preliminari dedicate all’analisi del contesto delle necessità a scala nazionale. In Italia questo processo partecipato è solo nelle sue fasi embrionali a differenza di molti altri paesi europei dove il dialogo è già avanzato. Il convegno di oggi ha, quindi, proprio lo scopo di stimolare il dialogo tra le istituzioni e tutti gli stakeholder.

I rappresentati delle Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura hanno espresso soddisfazione per il recente invito ricevuto dal MIPAFF per un primo momento di confronto, già nel mese di febbraio, ma auspicano che il processo sia il più partecipato e trasparente possibile con il coinvolgimento dei diversi soggetti in tutte le fasi e discussioni sui 9 obiettivi della futura PAC, per un confronto aperto e costruttivo. Serve, quindi, la creazione di un tavolo di lavoro per la redazione del Piano Strategico Nazionale allargato a tutti gli attori istituzionali, sociali ed economici, rendendo disponibili dati ed informazioni sulle pressioni e minacce che l’agricoltura determina sui sistemi ambientali e sociali, per identificare obiettivi operativi, concreti e misurabili, sui quali sarà valutata non solo l’efficienza nell’utilizzo dei fondi pubblici assegnati all’agricoltura, ma anche la capacità del nostro Paese di accogliere le sfide ambiziose del Green New Deal europeo.

La coalizione #CambiamoAgricoltura, nata nel 2017 proprio per seguire il processo che porterà alla PAC post 2020 è sostenuta da oltre 50 sigle tra Associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica; la sua cabina di regia costituita da WWF, Lipu, Legambiente, FAI, ProNatura, ISDE, Federbio, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica si è rafforzata dall’inizio del 2020 con le nuove importanti adesioni delle Associazioni nazionali Slow Food Italia, AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia) e Accademia Kronos Onlus.

Le aree protette più colpite dalle fiamme in Australia

Gio, 23/01/2020 - 00:00
Nei devastanti incendi che stanno colpendo l’Australia, a bruciare sono stati milioni di ettari di territorio, tra cui anche molte aree naturali di parchi nazionali e altre aree protette, che custodiscono ecosistemi unici e alcune tra le specie animali e vegetali più rare del pianeta. Agli inizi di novembre i roghi hanno bruciato le Gospers Mountains, riducendo in cenere quasi 200.000 ettari di foreste, per poi raggiungere le Blue Mountains, enorme sistema di aree protette dichiarato Patrimonio dell'umanità dall’UNESCO, di cui circa il 20% è andata bruciata da ottobre ad oggi.

Le Blue Mountains costituiscono uno degli ecosistemi più pregiati e unici dell’intero continente australiano, tanto che in tutta la loro estensione sono state istituite diverse aree protette per conservare l’enorme patrimonio di biodiversità che ospitano. Costituite in buona parte da altopiani ricoperti da foreste pluviali, valli e paludi, ospitano anche alcune delle specie animali più rare del Paese, tra cui il Quoll (Dasyurus maculatus), uno dei pochi marsupiali carnivori sopravvissuti fino ai giorni nostri, e il Koala.

Si stima che le fiamme abbiano bruciato oltre il 10% della superficie dei Parchi Nazionali del Nuovo Galles del Sud, la regione australiana più colpita dagli incendi.

Il fuoco non ha risparmiato la foresta del Gondwana, antica e sconfinata foresta pluviale, relitto di natura che trova le sue origini in un passato geologico in cui Oceania e Antartide erano ancora unite. Questa foresta ospita un incredibile numero di specie animali e vegetali, fra cui moltissime vivono solo in quel territorio. I parchi nazionali di Lamington e Springbrook proteggono queste foreste subtropicali e temperate, un vero scrigno di biodiversità. Nonostante generalmente queste foreste siano sempre state protette dalle fiamme grazie alla loro perenne umidità, in questi mesi sono state anch’esse duramente colpite dagli incendi, così come il Parco Nazionale di Wollemi, dove si sta provando a salvare la preistorica pineta di Wollemi, che si trova in una posizione coperta da segreto all'interno del Parco Nazionale a 5.000 chilometri a nord-ovest di Sydney, il Parco Nazionale di Yengo e quello di Dharug.

Ma gli incendi hanno colpito anche Kangaroo Island, la terza isola australiana per estensione, dove vivono diverse specie animali a rischio. Ornitorinchi, echidne, opossum, canguri e wallaby sono solo alcune delle specie più carismatiche che vivono in quest’isola, oltre ovviamente ad una delle più importanti popolazioni di koala, che prima degli incendi contava circa 50.000 individui. L’isola, che si trova a Sud ovest di Adelaide, viene paragonata alle Galapagos per la sua ricchezza di biodiversità. Un terzo circa del territorio naturale è andato bruciato, e decine di migliaia di animali hanno perso la vita. A farne le spese, in particolare, potrebbe essere stato il Dunnart di Kangaroo Island (Sminthopsis aitkeni), un piccolo marsupiale che si trova solo in questo fazzoletto di terra. Grande poco più di un topo, sull’isola ne restavano poche centinaia di individui prima degli incendi. Gran parte del suo habitat naturale è andato distrutto. Viste le sue piccole dimensioni, si teme che pochi dunnart siano riusciti a sfuggire alle fiamme e a trovare rifugi sicuri. Addirittura l’ipotesi è che questa preziosa specie sia scomparsa in seguito agli incendi di queste settimane. Potremmo essere di fronte alla prima specie estinta a causa degli incendi, ma l’ipotesi potrà essere verificata solo una volta domati i roghi. ATTIVO IL NUMERO SOLIDALE WWF 45585 PER SOSTENERE LE ATTIVITÀ DEL WWF AUSTRALIA  Questa crisi di incendi  ha colpito terribilmente anche aree naturali di parchi nazionali e altre aree protette, che ospitano ecosistemi unici e alcune tra le specie più rare al mondo. Ma ognuno può fare qualcosa per aiutare il WWF a continuare a stanziare fondi di emergenza per la cura della fauna selvatica ferita e contribuire a ripristinare gli habitat che queste specie hanno visto bruciare. Fino al 29 gennaio è possibile donare dai 2 ai 10 euro (con SMS o chiamata) al numero solidale 45585, lanciato dal WWF. Non appena si saranno spenti gli incendi, inizierà una grandissima operazione di riforestazione e ripristino dell’habitat, con obiettivo di piantare o evitare il taglio di 2 miliardi di alberi, per dare un futuro alla straordinaria biodiversità australiana e restituire le risorse necessarie alle comunità locali.  

Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali. Sarà di 5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile e di 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali.

Addio ad Averardo Amadio, caparbio difensore della natura

Mer, 22/01/2020 - 00:00
Sognava una Verona con più verde, più piste ciclabili e meno cemento Averardo Amadio, quasi 99 anni di cui almeno 50 spesi nelle battaglie per la difesa dell’ambiente nella sua amata regione. Si deve a lui la nascita del WWF in Veneto, Associazione che ha sempre guidato fino a quando le forze gliel’hanno permesso. Battagliero e determinato, con un'infanzia segnata dalla guerra, Amadio amava la natura e la montagna, che difendeva con ogni mezzo e con una energia contagiosa per tanti allievi molto più giovani di lui. Nella sua Verona è stato anche assessore all'Ambiente.   Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia, lo ricorda così. "Sono (siamo) rimasti in pochi, oramai, tra i veterani del nostro WWF che possano, come Averardo Amadio da Verona, ricordare, con intelligenza e passione le tante vicende dell'Associazione. Pur viaggiando indomito nelle più impervie montagne del mondo fino a tarda età, Averardo, sia nel Consiglio nazionale del WWF, del quale fece parte, sia come delegato e presidente del WWF Veneto del quale era Presidente onorario, fu un grande  apostolo della natura, sopratutto nella sua regione. Ricordo la difesa della Valpolicella aggredita dal cemento e dall'asfalto, l'azione determinata per la Palude del Busatello, ultima reliquia delle Grandi Valli Veronesi inghiottite dalle bonifiche, da lui salvata e valorizzata in un'Oasi del WWF. Ma sopratutto noi anziani ne ricordiamo la simpatia, l'affabilità e la lealtà manifestata anche nei momenti difficili  dell’Associazione. Ciao, caro Averardo, arrivederci”   L’unica battaglia che non ha fatto in tempo a vedere realizzata è stata quella avviata fin dagli anni 70 per l’istituzione del Parco regionale del Monte Baldo, ricco di endemismi importanti,  che portò avanti con altri intellettuali del veronese tra cui il geografo Eugenio Turri.  Speriamo di poterla concludere e realizzare in suo nome.   Il WWF Verona annuncerà la pubblicazione di un guida del Parco della Lessinia in suo ricordo, guida a cui anche lui ha collaborato. I funerali sabato 25 alle ore 9 al Duomo di Verona, con ampia rappresentanza WWF.

Orso vittima di un laccio salvato in Grecia dal team ARCPROM

Mer, 22/01/2020 - 00:00
WWF Italia e Parco Nazionale della Majella partner del progetto che promuove azioni di convivenza uomo-orso   Primo risultato tangibile del progetto Life ARCPROM* - Bentornato orso gentile, appena avviato in Italia e Grecia per sviluppare la convivenza tra uomini e orsi: un orso maschio di 3-4 anni, rimasto intrappolato in un laccio – destinato probabilmente ai cinghiali - è stato infatti curato e rilasciato nei giorni scorsi in Grecia, nei pressi del villaggio di Lefkonas, dalla squadra di emergenza orso del Life ARCPROM.    Il primo ad avvistarlo è stato un contadino, che però ha impiegato qualche giorno a rendersi conto della situazione, fino a che non ha avvertito le autorità e l'ente di gestione del Parco Nazionale dei laghi di Prespa (MBPNP). Giunti sul posto, con un veterinario dell’Università della Tessaglia, sono intervenuti sul povero animale, la cui morsa esercitata per 4 giorni aveva provocato una ferita all’addome lunga 25 centimetri e profonda 5.    Dopo la necessaria anestesia la ferita è stata curata e suturata con i punti. Il malcapitato orso, una volta risvegliato dall’anestesia, è rimasto per alcune ore sul posto, per poi cominciare a spostarsi e tranquillizzare così il team di soccorso Life ARCPROM, già pronto a intervenire di nuovo in soccorso.    Il monitoraggio delle impronte sulla neve ha mostrato che l'animale si era spostato di circa 500 metri lungo un'area boschiva, mentre le orme delle zampe posteriori indicavano chiaramente che la brutta ferita sull’addome non aveva provocato sintomi di paralisi degli arti. Si è trattato del quarto orso finito vittima dei lacci o delle trappole nel 2019 in Grecia, a dimostrazione di quanto il bracconaggio continui ad essere una piaga che purtroppo non ha confini.    * Il progetto transnazionale LIFE ARCPROM – Bentornato orso gentile - ha lo scopo di migliorare la convivenza tra l’orso bruno e l’uomo, favorendo la conservazione di questa specie chiave della fauna europea. La sopravvivenza dell’orso dipende anche dalla capacità di prevenire i rischi connessi all’avvicinamento degli orsi alle attività e agli insediamenti umani, e dalla mitigazione del conflitto uomo-orso. Il progetto prevede infatti, entro il 2024, l’attivazione di misure di prevenzione dei danni all’economia agricola e la valorizzazione della presenza dell’orso, sia in termini culturali che economici.   Co-finanziato dalla Commissione Europea con lo strumento LIFE Natura, il progetto coinvolge gli enti di gestione competenti di 3 aree protette in Grecia (Parchi Nazionali di Rodopi, Prespa e Nord Pindo) e del Parco Nazionale della Majella in Italia, dove il target è l’orso bruno marsicano, una sottospecie che sopravvive solo nell’Appennino Centrale.    Il team di progetto, coordinato dalla ONG Callisto, include anche il WWF Italia,  lo staff scientifico del Dipartimento di Veterinaria dell’Università della Tessaglia e il Dipartimento di arti visive e applicate dell’Università della Macedonia occidentale.

Agricoltura, convegno a Roma il 23 gennaio

Mer, 22/01/2020 - 00:00
ROMA - SPAZIO EUROPA 23 GENNAIO 2020 - VIA 4 NOVEMBRE, 149   La definizione del Piano Strategico Nazionale della PAC dovrà avvenire attraverso un percorso partecipato con tutti gli attori sociali ed economici interessati, fin dalle sue fasi preliminari dedicate all’analisi del contesto nazionale attraverso la redazione di una specifica SWOT analisi. Ad oggi nel nostro paese non è stato ancora avviato un confronto formale tra soggetti istituzionali (Ministeri e Regioni) e i vari attori sociali ed economici interessati.   Per questa ragione le associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura promuovono un convegno il 23 gennaio allo Spazio Europa (in via 4 novembre a Roma) per un primo confronto tra tutte le parti che dovranno contribuire nei prossimi mesi alla definizione, per il nostro Paese, del Piano Strategico Nazionale della futura PAC. La finalità del Convegno è pertanto stimolare il dibattito sull’impostazione e contenuti del Piano Strategico Nazionale, in attesa della definitiva approvazione dei nuovi Regolamenti UE, proponendo anche le possibili modalità di lavoro comune tra tutti i soggetti interessati per assicurare un autentico processo partecipato nella programmazione della futura PAC post 2020   La Politica Agricola Comune post 2020 avrà il ruolo di promuovere e guidare la transizione verso un'agricoltura più sostenibile per contribuire al Green New Deal proposto dalla nuova Commissione UE. Per questo sarà compito della futura PAC promuovere la resilienza del settore contribuendo a risolvere le crisi ambientali globali e locali, e mantenendo vitali i territori rurali, continuando a garantire la sostenibilità economica per gli agricoltori. La PAC post 2020 dovrà, quindi, assicurare che l'agricoltura svolga appieno il suo ruolo in materia di ambiente, conservazione della natura e contrasto ai cambiamenti climatici anche grazie alle innovazioni digitali che renderanno più facile il lavoro degli agricoltori, riducendo allo stesso tempo gli oneri burocratici e sostenendo il ricambio generazionale.   La futura PAC sarà incentrata su nove obiettivi generali che riflettono l'importanza economica, sociale e ambientale della politica agricola dell’Unione. Tre di questi obiettivi riguardano la sostenibilità ambientale dell’agricoltura, chiamata a svolgere un ruolo importante per contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all'adattamento a essi, allo sviluppo di energie sostenibili, promuovere lo sviluppo sostenibile e un'efficiente gestione delle risorse naturali come l'acqua, il suolo e l'aria, contribuire alla tutela della biodiversità, migliorare i servizi ecosistemici e preservare gli habitat e i paesaggi rurali.   La capienza massima della sala dello Spazio Europa è di 99 persone, tale limite per motivi di sicurezza non è derogabile. Saranno quindi ammessi alla sala in via prioritaria le persone che si sono iscritte inviando una email a c.pani@wwf.it

Nel Piano Energia e Clima mancano coraggio e visione strategica

Mar, 21/01/2020 - 00:00
A una prima visione del testo definitivo del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), pubblicato oggi dal Ministero dello Sviluppo Economico, il WWF Italia nota che alcuni aspetti fondamentali non sono sostanzialmente progrediti e permane una sostanziale assenza di coraggio e di visione strategica a lungo termine. 
Ovviamente, l’Associazione si riserva di leggere nei dettagli un documento corposo e strategico, su cui già lo scorso anno il WWF Italia aveva fornito una serie di osservazioni, indicazioni e suggerimenti tecnici, si possono però già fare le seguenti considerazioni.

Il phase out del carbone, ad esempio, risulta confermato al 2025 ma, da quanto si legge, sarebbe subordinato alla realizzazione di una serie di impianti e infrastrutture come se queste fossero indipendenti dalle policy. Per esempio, il conseguimento di target ambiziosi sulle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) dipendono dalle politiche che si decidono di mettere in campo. La sensazione, quindi, è quella che si stiano mettendo le mani avanti rispetto all'unico obiettivo politico realmente innovativo affermato sin dalla Strategia Energetica Nazionale, ma non siano stati predisposti adeguati strumenti per far si che le FER diventino l'asse strategico del nuovo sistema energetico.

Sulla Sardegna si afferma che è in corso di valutazione una nuova interconnessione elettrica per facilitare il phase out, ma non si ha il coraggio di porre un netto argine alle mire espansive del gas (es. la dorsale). In realtà il documento, così come il PNIEC e prima ancora la SEN, sembra proprio puntare a metanizzare la Sardegna, anche per mantenere in piedi una serie di industrie che nei fatti risultano già fallite da anni.

In generale, il testo continua a puntare fortemente su nuove infrastrutture gas che non solo riguardano il TAP, già in fase di completamento, ma anche il cosiddetto EastMed, il tutto con la scusa di aumentare il livello di sicurezza, peccato che le infrastrutture menzionate non vengano nemmeno da zone sicure dal punto di vista geopolitico.

Il WWF Italia accoglie con piacere la notizia che il phase out del carbone sarà accompagnato da misure a tutela dei lavoratori in un’ottica di giusta transizione che certo non può essere assicurata da nuovi impianti a gas che, non solo non consentirebbero di decarbonizzare il sistema energetico, ma non permetterebbero di assorbire quote significative di occupati, visto che questi impianti sono altamente automatizzati e necessitano solo di poche persone per funzionare. Al contrario il WWF ricorda che le FER offrirebbero livelli di occupazione (a parità di MW installato) assai superiori, rispetto a quelli forniti dagli impianti a gas.

Il fiuto dei cani che salva i koala

Mar, 21/01/2020 - 00:00
Due mesi fa, un terribile incendio ha bruciato oltre 6.000 ettari della foresta di Maryvale, una località della Southern Downs Region, nel Queensland.  
Grazie a due cani speciali, però, il teatro di un dramma oggi si sta trasformando in una storia di speranza: in soli due giorni, infatti, questi eroi a quattro zampe, grazie al loro fiuto, hanno ritrovato ben sette koala vivi all’interno della foresta colpita dalle fiamme.
 
Il fronte del fuoco a Maryvale era stato così forte, che anche il resort a cinque stelle Spicers Peack Lodge era stato evacuato, ma il ritrovamento di questi koala ancora vivi è la prova di un numero ancora maggiore di possibili animali sopravvissuti.
I cani protagonisti di questa importante ricerca sono Taz e Missy, due Springer Spaniel inglesi addestrati per fiutare la presenza dei koala. Questa ricerca, ora ancora in corso, insieme agli altri progetti di conservazioni messi in campo fin da ora, è possibile grazie alle generose donazioni che le persone di tutto il mondo hanno fatto e stanno facendo al WWF, e anche grazie al supporto dell'azienda che vende mobili sostenibili online koala.com.
      
Olivia Woosnam è un’esperta nella conservazione dei koala, comproprietaria e operatrice della società di consulenza OWAD Environment, che conduce indagini sui koala con l’aiuto dei cani addestrati al rilevamento sul campo, proprio come Taz e Missy. I cani sono il 372% più efficaci degli umani nel trovare i koala, e sono anche molto più veloci. Durante la prima mattinata di ricerche nella foresta di Maryvale, Olivia Woosnam ha detto che Taz ha trovato rapidamente delle tracce fresche di koala ed è bastato alzare lo sguardo per vedere una madre e il suo cucciolo, aggrappati alla cima di un eucalipto.
 
"Il piccolo era fuori dal marsupio e indipendente. Erano sullo stesso albero e si muovevano normalmente- ha raccontato Woosnam-. Abbiamo fatto subito un controllo visivo dei koala e non abbiamo riscontrato alcuna preoccupazione per la loro sicurezza”.
Quello stesso giorno, dopo oltre 10 chilometri di ricerche, il team ha trovato un altro maschio adulto e nelle vicinanze una femmina adulta senza il suo cucciolo. Quest’ultima sembrava molto magra, malnutrita e disidratata. È stato ritrovato anche un koala morto sulla Cunningham Highway, con chiari segni di trauma stradale.
Nel secondo giorno di ricerche i cani hanno individuato altri tre koala, che sono stati la prova di un numero ancora maggiore di possibili sopravvissuti nella zona.
Secondo Olivia Woosnam questi animali non hanno ancora trovato una via d'uscita dalle aree colpite dagli incendi, quindi il personale della Spicers Peak Lodge ha lasciato attive le le stazioni di irrigazione, affinché gli animali possano idratarsi.
 
“La presenza di poche foglie, e quindi di poca umidità, ci fa presumere che i koala abbiano molta sete- ha aggiunto Olivia Woosnam-. Fortunatamente in questa area le fiamme non hanno bruciato tutte le chiome degli alberi, lasciando qualche foglia verde che probabilmente spiega la sopravvivenza di alcuni koala”.
 A due mesi dall’incendio è stato trovato un ceppo ancora fumante, ma anche qualche nuova foglia che sta germogliando in alcuni punti, prova che gli habitat hanno resistito all’incendio e i koala si stanno nutrendo.

Stuart Blanch, Senior Manager per la bonifica e il restauro del territorio del WWF Australia, ha detto che il WWF e koala.com continueranno a finanziare questo progetto per perlustrare altre aree di foresta.
“Trovare sette koala vivi in mezzo a un’area così distrutta in soli due giorni è un inizio incoraggiante- ha affermato Blanch-. È bello vedere che alcuni koala sopravvivono agli incendi e possono ricolonizzare la foresta mentre questa sta ricrescendo. Il WWF ha finora impegnato quasi 1 milione di dollari per il salvataggio, la cura e il recupero immediato della fauna selvatica e questo è solo l'inizio”. L'utilizzo di cani da rilevazione per mappare l'habitat dei koala e trovare i sopravvissuti è un primo e importante passo per un recupero a lungo termine. La collaborazione con le organizzazioni di risposta della fauna selvatica, le comunità e gli scienziati a livello nazionale è vitale per una risposta rapida ed efficace e un recupero su larga scala.
 
Il ringraziamento più importante va a chi sostiene il WWF in tutto il mondo.
La loro generosità ha finanziato sforzi come questa ricerca di koala sopravvissuti, che indica in modo preciso alle squadre di soccorso per animali selvatici dove posizionare le stazioni di irrigazione.
“Questo è solo l’inizio di un ambizioso progetto per la realizzazione di un fondo globale per il recupero della fauna selvatica e della natura australiana, grazie al quale il WWF possa aiutare le persone in prima linea a salvare la nostra fauna selvatica e a far ricrescere le nostre foreste", ha aggiunto Blanch.

EMERGENZA AUSTRALIA: ATTIVO IL NUMERO SOLIDALE WWF 45585 Questa terribile crisi di incendi che ha messo l’Australia in ginocchio ha aumentato la consapevolezza delle persone sul fatto che il nostro clima e la fauna selvatica stanno vivendo oggi un momento critico. Ma ognuno può fare qualcosa aiutando il WWF a continuare a stanziare fondi di emergenza per la cura della fauna selvatica ferita e – non appena gli incendi si saranno spenti- contribuire a ripristinare gli habitat che koala, canguri e altri animali hanno perso fra le fiamme. Fino al 29 gennaio è possibile donare dai 2 ai 10 euro (con SMS o chiamata) al numero solidale 45585, lanciato dal WWF.

Gli eroi che trovano e curano gli animali colpiti dagli incendi

Lun, 20/01/2020 - 00:00
Le stime ci parlano di oltre un miliardo di animali uccisi dalle fiamme e di più di 10 milioni di ettari di habitat naturali bruciati, ma la reale entità dei danni provocati dagli incendi è ancora difficile da definire. Il fuoco dei roghi ha distrutto molte aree protette e sta minacciando in maniera tragica la biodiversità mondiale, data l’unicità della natura australiana. 
Diverse specie già a rischio estinzione (quasi 100 quelle stimate come minacciate dalla IUCN) stanno vivendo un vero dramma e anche gli animali che si sono messi in salvo potrebbero morire nelle prossime settimane per mancanza di rifugi e scarsità di cibo. Il WWF Australia è in prima linea nell’attività di raccolta fondi per sostenere i centri di recupero dedicati agli animali feriti e scampati alle fiamme. 

Un esempio di azione concreta arriva dal sostegno diretto del WWF al personale dello Zoo di Victoria, che si sta occupando degli animali feriti al Mallacoota Incident Control Centre.
Il personale veterinario dello zoo di Victoria ha ottenuto il permesso di entrare nelle zone più colpite dagli incendi e ha iniziato con coraggio a prendersi cura di innumerevoli animali selvatici feriti. Sotto la direzione del Dipartimento per l'Ambiente, il Territorio, l'Acqua e la Pianificazione del Governo vittoriano (DELWP), due membri del personale degli zoo di Victoria e del Santuario di Healesville hanno viaggiato una notte intera per dare supporto veterinario alla fauna selvatica a Mallacoota, nel Gippsland orientale. La dottoressa Leanne Wicker del Healesville Sanctuary e l'infermiera veterinaria Evie Tochterman hanno trovato “segni di speranza” tra le ceneri. 

“Nonostante le ferite e i traumi, il coraggio mostrato dai koala e dagli altri animali nel territorio di Mallacoota è per noi fonte di ispirazione”, ha detto la dottoressa Wicker. Le due operatrici, insieme ad altri esperti di fauna selvatica, stanno lavorando con il Centro di Controllo degli Incidenti che è stato istituito dal governo vittoriano. Jenny Gray, CEO dello zoo di Victoria, ha dichiarato che l'organizzazione ha intenzione di mettere a disposizione la sua esperienza per assistere gli animali. “Siamo devastati dall'impatto che questi incendi hanno avuto sulla preziosa fauna selvatica e sul loro habitat- ha detto il dottor Gray-. In tutte le aree della nazione colpite dagli incendi, si stima che oltre un miliardo di animali siano già morti negli incendi. Ma è ancora impossibile determinare l'impatto reale in questa fase iniziale. In questo momento ci stiamo concentrando sull'invio di materiale veterinario e di personale qualificato nei luoghi colpiti dagli incendi”. 

Nella difficile battaglia contro i roghi e per salvare gli animali selvatici nelle foreste australiane, un fondamentale ruolo lo stanno avendo dei cani davvero speciali che, sfidando il fuoco, stanno aiutando vigli del fuoco e i soccorritori a recuperare animali feriti e in difficoltà nelle aree più colpite dal fuoco. Questi "sniffer dog” addestrati appartengono a razze selezionate da millenni per la caccia, e dunque con un fiuto sviluppato ed in grado di percepire la presenza e le tracce odorose di un animale selvatico anche a distanza. Cani tradizionalmente usati dai cacciatori, ma oggi quanto mai fondamentali in questa sfida di conservazione. I cani, una volta individuati i koala in difficoltà, lanciano un segnale ai soccorritori, indicando la posizione dell’animale ferito.
Sono molti gli enti e le organizzazioni specializzate nell’addestramento di questi cani che si stanno mettendo a disposizione per dare una mano. Ad esempio il Tate Animal Training Enterprises, un ente specializzato nei servizi per cani rilevatori a Sydney, che sta dando un fondamentale contributo nel salvataggio di decine di koala.  ATTIVO IL NUMERO SOLIDALE 45585 PER SOSTENERE LE ATTIVITA’ DEL WWF AUSTRALIA Anche dall’Italia è possibile sostenere le fondamentali attività dei centri di recupero dedicati agli animali feriti, a cui seguirà una importante fase di ricostruzione degli habitat andati perduti, attraverso un SMS o una chiamata al numero solidale 45585, attivo fino al 29 gennaio. Il WWF ha lanciato una grandissima operazione di riforestazione e ripristino dell’habitat, con obiettivo di piantare o evitare il taglio di 2 miliardi di alberi, per dare un futuro alla straordinaria biodiversità australiana e restituire le risorse necessarie alle comunità locali.  Solo grazie al piccolo contributo di ognuno, tutto questo potrà essere realizzato. 

Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali. Sarà di 5 euro per ciascuna chiamata fatta allo stesso numero da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile e di 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali.

Anche con la pioggia l'emergenza in Australia continua

Sab, 18/01/2020 - 00:00
I devastanti incendi che stanno sconvolgendo l’Australia producono effetti drammatici non solo per la perdita di vite umane, di milioni di ettari di ecosistemi forestali e per la morte di milioni di animali selvatici e domestici. Effetti secondari ma non meno drammatici sono quelli che le centinaia di tonnellate di cenere e detriti prodotti dagli incendi hanno e avranno sull’ambiente e sulla salute umana nei prossimi mesi.
In questo momento, più di 10 milioni di ettari di foreste (un’area estesa come il Portogallo) sono stati bruciati, principalmente nel sud-est del continente. E milioni di tonnellate di cenere sono pronte ad essere trasportate nei corsi d’acqua e nei laghi. Laghi, fiumi e riserve idriche  Quando grosse quantità di cenere finiscono nei fiumi, nei laghi e in mare, è altamente probabile che inquinino le riserve d’acqua e uccidano la fauna acquatica.  Ed è proprio questo che sta accadendo in Australia da settimane: cenere, fuliggine e foglie carbonizzate si sono accumulate su suolo, e se da un lato le piogge di questi giorni stanno spegnendo alcuni focolai, dall’altro rischiano di rendere più difficoltose le operazioni a causa del fango e di innescare un nuovo dramma ecologico. L’accumulo di nutrienti nelle acque favorirà lo sviluppo di cianobatteri, creando problemi per la depurazione e quindi l’approvvigionamento di acqua potabile, già carente a causa dell’ondata di calore e aridità che sta colpendo le aree più interessate dagli incendi. Gli effetti saranno devastanti anche per le specie che popolano i fiumi e gli specchi d’acqua dolce, tra cui numerose endemiche australiane. Vita marina L’acqua dei fiumi viaggia verso il mare: la cenere e la fuliggine che finiscono nei corsi e nei bacini d’acqua, una volta che questi sedimenti arrivano agli oceani può avere impatti anche sulla fauna marina. Infatti il materiale più fine può  occludere le vie respiratorie o branchiali e di alimentazione degli organismi filtranti come cozze, spugne e coralli. A rischio anche i ghiacciai Fra i ghiacciai a rischio ci sono quelli neozelandesi, che si stanno tingendo di color grigio-arancio a causa delle ceneri e dei fumi trasportati dal vento. Un processo che non impatta solo il paesaggio, ma ha un grave ruolo nell’accelerare il loro scioglimento, già in corso a causa del riscaldamento globale in atto. Il fenomeno, oltre a essere visivamente drammatico, rappresenta un rischio concreto per la sopravvivenza dei ghiacciai stessi. La colorazione più scura, infatti, favorisce l'accumulo di calore e di conseguenza lo scioglimento del ghiaccio. EMERGENZA AUSTRALIA: Il NUMERO SOLIDALE WWF È ATTIVO FINO AL 29 GENNAIO AL 45585
E Il WWF AUSTRALIA IN PRIMA LINEA NELL’EMERGENZA
Continua intanto la campagna di solidarietà lanciata dal WWF Italia: fino al 29 gennaio si può aiutare l'Australia a curare le migliaia di animali feriti e a ripristinare la loro “casa” appena l’emergenza roghi sarà passata
"Ogni euro raccolto – dice Marco Galaverni, Direttore Scientifico del WWF Italia - andrà al WWF Australia per sostenere i Centri di recupero dedicati agli animali feriti e scampati alle fiamme. Subito dopo inizierà la parte della ricostruzione. Il WWF ha lanciato una grandissima operazione di riforestazione e ripristino dell’habitat, con obiettivo di piantare o evitare il taglio di 2 miliardi di alberi, per dare un futuro alla straordinaria biodiversità australiana e restituire le risorse necessarie alle comunità locali”. 
Ora la situazione sembra migliorare grazie alla pioggia ma siamo ben lontani dal finire questa crisi, visto che mancano due mesi all'autunno e molti roghi sono ancora attivi. 

“Già nel 2009 gli scienziati avevano previsto che sarebbe aumentato moltissimo il rischio incendi collegato al cambiamento climatico – conclude Galaverni -. Quello che ci dice la scienza è un fatto, sta a noi decidere se perseverare nelle scelte che portano danni a tutti, non solo a chi le compie. Il cambiamento climatico è globale e non risparmia nessuno. E l'Italia, che è al centro del Mediterraneo, è particolarmente esposta al caos climatico: l'incremento medio delle temperature nella nostra regione è stato superiore all'incremento medio del pianeta. Quello che sta accadendo in Australia, ed è accaduto in Amazzonia, in Siberia, California, potrebbe domani succedere anche da noi”. 

L'inquinamento deve essere limitato in ogni settore

Ven, 17/01/2020 - 00:00
Con i limiti alla circolazione dei veicoli diesel imposto dal Comune di Roma, così come da altri comuni soprattutto del Nord, a seguito dei livelli allarmanti di inquinamento è ricominciata la polemica sui blocchi del traffico che sono stati disposti. Si è poi aperto un dibattito sul fatto che inquinano molto più il riscaldamento che non i diesel e dunque i blocchi del traffico sarebbero inutili. 

Che i veicoli diesel inquinino, anche gli euro 6, lo hanno dimostrato i test effettuati a livello europeo da Transport&Environment. Per di più gli stessi test hanno dimostrato che i livelli di emissioni delle polveri ultrafini, più dannose per la salute anche se attualmente non regolamentate, sono aumentati in modo esponenziale nei nuovi veicoli. È ovvio che occorre dettare regole anche per i riscaldamenti, altra importantissima fonte di inquinamento, ma una scelta non esclude l’altra. 

Che i blocchi del traffico non siano una soluzione è vero perché rientrare nei parametri di legge per un breve periodo non è certo una soluzione, ma non per questo non devono essere fatti. Hanno il merito di indicare ai cittadini che abbiamo raggiunto e superato i livelli di guardia ricordando quanto stretto sia il legame tra  le patologie e l’inquinamento specie nel nostro Paese che in questo settore è spesso in testa alle classifiche UE.

 In molti Paesi si stanno proponendo misure per la messa al bando della vendita dei veicoli diesel ed anche in Italia occorrerebbe prevedere scadenze precise rivedendo il modello dei trasporti nella sua interezza, favorendo e diversificando l’offerta di trasporto pubblico pulito e dando un impulso straordinario alle infrastrutture per l’elettrificazione del trasporto. Il blocco del traffico da parte dei Sindaci in caso di superamento dei limiti delle polveri sottili è comunque un atto dovuto. I parametri sono fissati per legge ed applicano una precisa direttiva comunitaria finalizzata alla tutela della salute dei cittadini.

Ha fatto bene Gianfranco Amendola (noto magistrato e caposcuola del diritto ambientale) ad evidenziare come lo smog nella capitale sia in stretta relazione con il traffico veicolare e come sia urgente una soluzione strutturale che attraverso il potenziamento dei trasporti pubblici porti alla costruzione di una città a misura di persone e non di autoveicoli: una direzione sulla quale bisogna investire subito e con determinazione per migliorare la qualità della vita e la salute dei cittadini.
Insieme al tema degli investimenti strutturali che non sono rimandabili ci sono 3 questioni spinose che vanno affrontate: il numero abnorme dei veicoli circolanti in Italia, soprattutto all’interno delle città; l’effetto “monito” dei blocchi del traffico e la necessità ed efficacia dei controlli; il rapporto che esiste tra emissioni e velocità dei veicoli.

In Italia si stimano circa oltre 62 auto ogni 100 abitanti, contro le circa 56 della Germania, le 50 della Spagna, le 48 della Francia e del Regno Unito. Sono troppe e le nostre città (non solo quelle storiche) non sono state né pensate, né costruite per un traffico veicolare di questa portata. Così come non è pensabile aggiungere acqua ad una vasca da bagno straboccante, non è pensabile poter aggiungere altre auto alle nostre città. Non è solo una questione di inquinamento ma di spazio, di vivibilità.

Il blocco del traffico, motivato dalle polveri sottili, diminuendo i veicoli produce sprazzi di “normalità” nella circolazione e richiama tutti alle proprie responsabilità rispetto alle modalità con cui scegliamo di muoverci. 

L’inquinamento da traffico delle aree metropolitane (specie quelle del Nord) non è determinato solo dal traffico veicolare metropolitano, ma anche da quello di attraversamento che interessa tangenziali, raccordi ed autostrade in prossimità dei grandi centri urbani. Questo incide direttamente sulla qualità dell’aria. In Olanda, per diminuire le emissioni la velocità sulle autostrade il limite di velocità è stato ridotto a 100km/h durante il giorno. Da noi è un tema che, semplicemente, non si affronta.

In conclusione, non sarà mai un solo intervento a migliorare la situazione, ma una strategia in cui l’effetto sarà ottenuto dalla sommatoria di più misure. Una strategia che ormai è indifferibili visto i livelli di inquinamento a cui sono sottoposte le nostre città.

Il messaggio dei canoisti azzurri da Sidney

Ven, 17/01/2020 - 00:00
Per la nazionale di canoa slalom l’Australia è come una seconda casa e per dare un aiuto concreto nel fronteggiare l'emergenza incendi la Federazione Italiana Canoa Kayak sostiene la raccolta fondi del WWF Italia per l’emergenza incendi.

Da circa vent’anni infatti - a partire dalla sua costruzione per le Olimpiadi del 2000 - gli azzurri della canoa cominciano la loro preparazione sul canale artificiale di Sydney, dove trascorrono in raduno i primi mesi dell’anno. L'impianto di Penrith, 50 chilometri ad ovest dalla metropoli del Nuovo Galles del Sud, per caratteristiche tecniche e climatiche è stato eletto dalle principali squadre del mondo sede ideale per cominciare la stagione e gli azzurri vi resteranno in collegiale fino al 13 marzo sulla strada verso le Olimpiadi di Tokyo 2020.

Gli incendi che negli ultimi mesi hanno distrutto ampie zone dell’Australia non hanno raggiunto la zona del canale olimpico, anche se in alcune giornate di forte vento il fumo compromette la qualità dell’aria, ma gli effetti di tale devastazione sono stati profondamente avvertiti anche dagli atleti della canoa slalom. 



Il direttore tecnico Daniele Molmenti - campione Olimpico a Londra 2012 - e gli atleti Giovanni De Gennaro e Roberto Colazingari hanno deciso di affidare ad un video le loro testimonianze e lanciare un appello per aiutare un paese che sta vivendo uno dei più grandi disastri naturali della storia.

Fino ad oggi sono circa 10,7 milioni gli ettari di terra australiana andati in fumo, una superficie più vasta dell’intero Portogallo. Oltre un miliardo di animali uccisi direttamente o indirettamente dagli incendi. Per questo la Federazione Italiana Canoa Kayak ha deciso di affiancare il WWF Italia che ha lanciato il numero solidale 45585, attivo dal 15 al 29 gennaio, grazie al quale è possibile donare (con SMS e chiamate) per sostenere l’attività dei centri di recupero nella cura degli animali scampati alle fiamme e per mettere a dimora subito le prime 10.000 piante del progetto “Due miliardi di alberi per l’Australia”, che mira a ripristinare gli ecosistemi entro il 2030.

Inoltre i canoisti italiani hanno preso parte alla corsa podistica di beneficenza “Bushfire Support Run” per raccogliere fondi da destinare alla Croce Rossa Australiana che si occupa di supportare i vigili del fuoco, i servizi di emergenza e i volontari che stanno lavando per domani gli incendi.

Il fallimento di molte aziende nel passaggio all'olio di palma sostenibile

Ven, 17/01/2020 - 00:00
Alla vigilia del World Economic Forum di Davos, l’incontro annuale a cui le aziende accorreranno per presentare le loro agende per un mondo più sostenibile, il WWF presenta le Palm Oil Buyers Scorecard ossia le valutazioni delle aziende per il loro supporto all’impiego di olio di palma sostenibile, con lo scopo di affrontare e risolvere la problematica della deforestazione nelle aree tropicali. E i risultati non sono dei migliori. Nessuna azienda infatti ha raggiunto il voto più alto nel punteggio stabilito dal WWF, che ha esaminato le strategie messe in atto dai brand globali nella riduzione degli impatti sugli habitat tropicali generati da un approvvigionamento non sostenibile dell’olio vegetale più consumato al mondo.

Se prodotto in maniera non responsabile, l’olio di palma può avere impatti devastanti sulle foreste, le specie e le comunità con conseguenze drammatiche anche sul cambiamento climatico. A dispetto degli impegni assunti da aziende e coalizioni industriali per eliminare la deforestazione dalla propria catena di fornitura, le scorecard del WWF dimostrano che molte aziende sono ancora ben lungi dal dimostrare ai propri consumatori di poter adempiere a queste promesse. In questo elenco soltanto il gruppo Ferrero, l’azienda italiana di beni di consumo alimentari, ha ottenuto più di 20 punti (su un massimo di 22) lanciando un segnale di incoraggiamento al mondo dell’industria sul fatto che una filiera di olio di palma sostenibile e priva di impatti sulle foreste è possibile. A completare l’elenco delle prime 5 aziende delle Scorecard WWF ci sono Edeka, Kaufland, L'Oréal e IKEA.

La nuova edizione del Palm Oil Buyers Scorecard del WWF prende in esame 173 principali retailer, produttori di beni di consumo e aziende di food service in Canada, Stati Uniti, Europa, Australia, Singapore, Indonesia e Malesia. Le aziende spaziano da brand iconici come Carrefour, L’Oreal, McDonald’s, Nestlé, Tesco e Walmart, ad altri meno noti. All’ingresso di una nuova importante decade, il WWF ha alzato l’asticella delle aspettative nei confronti delle aziende perché definiscano azioni commisurate e accelerate rispetto alle crescenti emergenze planetarie come le sfide climatiche e ambientali. 

Il punteggio ottenuto nelle Scorecard rivela che i membri del CGF “Consumer Goods Forum”, una piattaforma industriale di distributori e produttori attraverso la quale le aziende aderenti si sono impegnate per eliminare gli impatti sulla deforestazione delle proprie filiere, sono in ritardo rispetto ai loro impegni su un approvvigionamento sostenibile di olio di palma. Delle 53 aziende CGF analizzate dalle Scorecard del WWF, solo 10 (Ferrero, Kaufland, L'Oréal, Marks & Spencer, dm-drogerie markt, The Co-operative Group UK, Rewe Group, Mars, Friesland Campina e Nestlé) hanno mostrato impegni concreti sulla sostenibilità dell’approvvigionamento di olio di palma, rientrando nel 10% delle aziende al vertice della classifica. La performance di questo gruppo ristretto di leader virtuosi, aziende che si sono impegnate ad azzerare i propri impatti sulle foreste entro il 2020, è lodevole, ma dovrebbe essere una regola piuttosto che un’eccezione. Il WWF richiede ai membri del CGF di accelerare l’attuazione di strategie per la sostenibilità dell’olio di palma e indirizzare i cambiamenti del mercato, alla luce del loro impegno a “garantire la fiducia dei consumatori e guidare un cambiamento positivo”. 

Nelle sue analisi il WWF ha preso in considerazione non solo aspetti basilari quali l’utilizzo di 100% di olio di palma sostenibile nelle filiere, ma anche azioni complementari che dimostrino l'impegno a 360 gradi. Tra queste, il sostegno ai piccoli proprietari terrieri e alle comunità, la protezione della biodiversità nelle zone più a rischio per l’espansione irresponsabile della coltivazione della palma da olio. Le Scorecard mostrano come solo circa un quarto delle aziende prese in esame stia investendo in iniziative in aree a rischio deforestazione. Il WWF invita le aziende a intraprendere azioni concrete per contribuire proattivamente a soluzioni globali.

“Le sfide che il nostro pianeta deve affrontare oggi sono molteplici e sempre più imponenti. A ciò si aggiunge il devastante effetto che la coltivazione della palma da olio ha avuto negli scorsi decenni. Di fronte a ciò le aziende devono andare oltre la sola riduzione degli impatti delle proprie filiere- afferma Elizabeth Clarke la Palm Oil Lead di WWF International-.All’inizio di questa nuova decade, le aziende devono accettare le proprie  responsabilità e promuovere l’approvvigionamento sostenibile di olio di palma, includendo azioni più ampie, coraggiose e rapide di quanto fatto finora.”

Tuttavia anche tra le azioni più basilari che ci si aspetta vengano attuate dalle aziende, i risultati sono molto deludenti. Per esempio, meno della metà delle aziende analizzate impiega 100% olio di palma certificato sostenibile (CSPO), poco più di due terzi si sono impegnate ad approvvigionarsi entro il 2020 del 100% di olio di palma certificato sostenibile e di queste solo il 60% ha effettivamente raggiunto l’obiettivo dichiarato. Infine, solo un quarto di tutte le aziende presenti nel report Scorecard chiede ai propri fornitori prodotti deforestation-free, ossia che non abbiano comportato deforestazione per la propria coltivazione.

Ancora più deludente è quel quarto delle aziende che  in generale non ha ancora dichiarato alcun impegno sull’olio di palma sostenibile. In questo gruppo è compreso un sostanziale numero di aziende asiatiche. Mentre i mercati asiatici sono rimasti indietro da tempo sul processo di sostenibilità, il WWF ha incluso nella nuova edizione globale del Palm Oil Buyers Scorecard per la prima volta brand di Singapore, Indonesia e Malesia, con la speranza che comincino a ridurre questa lacuna.

“L’aspetto positivo è che il 2020 rappresenta una straordinaria opportunità per le aziende di unirsi a policy makers e consumatori nell’impegno verso l’approvvigionamento di olio di palma che non metta più in pericolo natura e foreste-ribadisce la Clarke-, questo impegno nell’olio di palma è componente vitale dell’ambizioso programma New Deal for Nature and People che pone la natura sulla via di recupero entro il 2030. La natura è sotto una pressione senza precedenti e noi dobbiamo muoverci tutti insieme a cominciare dal 2020 per garantire un futuro sostenibile alle persone e al pianeta. Ci aspettiamo che le aziende decidano di affrontare questa sfida”. 

Il WWF darà agli acquirenti di olio di palma l’opportunità di dimostrare che stanno prendendo una giusta direzione quando verrà pubblicata la prossima edizione delPalm Oil Buyers Scorecard a fine 2020.

Il Parlamento europeo sostiene un Green Deal più ambizioso

Mer, 15/01/2020 - 00:00
“Con la risoluzione approvata oggi a Strasburgo gli europarlamentari chiedono alla Commissione Europea di essere più ambiziosa e di presentare con urgenza una serie di proposte concrete che potrebbero portare ad un genuino cambiamento di fondo- dichiara Ester Asin, direttore dell’Ufficio Politico Europeo (EPO) del WWF-. Acquisito il sostegno del parlamento europeo, ora la palla passa agli Stati Membri che devono dare seguito ad iniziative inequivocabilmente ambiziose. Solo così questo momento straordinario può diventare realtà”. 

In particolare, il WWF accoglie con favore i riferimenti del Parlamento europeo ad ambiziose misure legali esecutive e ad obbiettivi vincolanti per la protezione e il ripristino dei sistemi naturali che faranno parte della Strategia sulla Biodiversità al 2030 di prossima definizione, nella quale saranno esplicitati i target vincolanti per allargare la rete di Aree Marine protette sino al 30% della superficie dei mari europei e relativi alle procedure di infrazione contro gli Stati Membri che non hanno rispettato le Direttive europee sulla natura.

I parlamentari europei, rileva il WWF, premono sulla CE perchè proceda con decisione alla definizione di una proposta di un quadro normativo che assicuri ladue-diligence, relativa alle partiche di deforestazione, sulle filiere di approvvigionamento dei prodotti in legno che finiscono sul mercato europeo, affrontando i principali fattori della importazione in Europa di questi prodotti. Un quadro normativo questo che il WWF richiede da tempo, che sarebbe coerente anche con l'obiettivo proposto dal Parlamento europeo di ridurre l'impronta ecologica globale del consumo e della produzione dell'UE. 
Con il settore agricolo che continua ad essere il responsabile principale del depauperamento della biodiversità europea, il WWF condivide la proposta del Parlamento europeo affinché ci sia piena coerenza tra le proposte relative alla Politica Agricola Comune (PAC) e gli impegni più stringenti che emergono dall’European Green Deal sull’ambiente, il clima e la biodiversità che dovranno trovare una applicazione concreta ed efficace nei nuovi Regolamenti della PAC post 2020 attualmente in discussione da parte del “Trilogo UE” (Parlamento, Consiglio e Commissione UE), assicurando le necessarie risorse finanziarie nel bilancio comunitario.

“Per il bene del clima e della biodiversità, dobbiamo ripristinare i sistemi naturali e ridurre la nostra impronta ecologica in Europa e fuori dai confini della UE. Obiettivi legalmente vincolanti e una transizione verso un sistema veramente sostenibile nel settore agroalimentare, e una normativa sulla deforestazione dovrebbero essere step ineludibili da conseguire per la Commissione Europea e per gli Stati Membri che non possono ignorare le richieste degli europarlamentari quando imposteranno le politiche e le proposte normative nelle prossime settimane e nei prossimi mesi”, dichiara Andrea Baumuller, coordinatore del settore Risorse Naturali dell’EPO WWF.
Il Parlamento europeo ha ancora una volta assicurato il suo sostegno alla definizione di una normativa sul clima che definisca un obiettivo legalmente vincolante per raggiungere la “neutralità climatica” (zero emissioni di CO2) entro il 2050 come termine ultimo. L’europarlamento ha chiesto che la normativa indichi obiettivi intermedi – incluso l’obiettivo preventivamente concordato della riduzione del 55% entro il 2030 -  e sia integrata da una rapida eliminazione entro il 2020 dei sussidi ai combustibili fossili su scala europea e nazionale. 

“Azzerare i sussidi ai combustibili fossili è essenziale per conseguire il risultato di un’Europa neutrale dal punto di vista climatico: la Commissione Europea deve tenere in considerazione la richiesta dei parlamentari europei. Nel contempo dobbiamo urgentemente aumentare l'obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra del 55% al 2030 perché è troppo basso e incoerente con l’emergenza dichiarata dal Parlamento europeo e dal mondo scientifico, che sostengono la necessità di un taglio sino al 65% delle emissioni entro il 2030”, conclude Imke Lubbeke, responsabile del settore Clima e Energia di WWF EPO.

Le specie più colpite dalle fiamme che stanno bruciando l'Australia

Mer, 15/01/2020 - 00:00
Gli alberi bruciano e la fauna selvatica soffre terribilmente. Si stima che finora circa 1,25 miliardi di animali selvatici in tutta l’Australia siano stati uccisi, mentre diverse specie, già a rischio estinzione, vivono oggi un dramma. La IUCN ha dichiarato che “secondo le prime stime, le fiamme avrebbero causato numerosi danni ad un numero di specie tra piante e animali calcolato tra le 20 e le 100 considerate 'minacciate' dalla Lista Rossa IUCN, aumentando così il loro rischio di estinzione e azzerando gli sforzi compiuti finora per proteggere le specie più a rischio”. 

L’Australia è ricca di specie endemiche, che cioè si sono evolute e sono e presenti solo in questo continente e in nessun'altra area del pianeta. Per questo il dramma degli incendi che stanno distruggendo molte aree naturali rappresenta una minaccia di portata purtroppo tragica per la biodiversità a livello mondiale.

Simbolo di questo dramma è il Koala (Phascolarctos cinereus). Gran parte delle foreste di eucalipto, habitat d’elezione di questo piccolo marsupiale arboricolo, sono bruciate. E con queste anche diverse migliaia di koala sono morti. Già in forte declino a causa della distruzione delle sue foreste, prima di questi tragici incendi si stimava una popolazione relitta di soli 80.000 koala, distribuiti nell’Australia sud-orientale. Il Nuovo Galles del Sud (lo stato più colpito dagli incendi) è un’area cruciale per le popolazioni di koala. Si stima che il 30% dei koala presenti in queste aree sia morta, persa per sempre insieme a migliaia di ettari di foreste di eucalipti.

Ma anche molte altre specie meno carismatiche sono drammaticamente colpite, fra cui opossum, canguri grandi e piccoli, wallaby, vombati, ornitorinchi, echidna e tanti rari marsupiali, come l’antechino e il bandicoot (piccolo marsupiale onnivoro).
Tra queste specie c’è anche il Potoroo dai piedi lunghi (Potorous longipes), un piccolo marsupiale grande quanto un coniglio che vive solamente nelle foreste umide e temperate dell’Australia sud-orientale, le aree purtroppo maggiormente colpite dagli incendi. Mammifero notturno, di giorno si nasconde nel folto della vegetazione per evitare i pericoli (ad esempio i predatori).  La popolazione di questa specie era già fortemente minacciata a causa dell'areale molto ridotto, per la frammentazione e distruzione del suo habitat causata dalla costruzione di strade e per la predazione di specie introdotte dall’uomo, come cani e volpi. Gli incendi hanno quasi completamente distrutto ciò che restava del suo habitat, e moltissimi Potoroo sono morti. Solo nei prossimi mesi si riuscirà a capire meglio il tragico impatto di questo disastro sulla residua popolazione di Potoroo presente in natura.

Un’altra specie colpita in maniera grave dagli incendi, ma forse ancor più dalle ondate di calore estreme che hanno colpito l’Australia, è la Volpe volante dalla testa grigia (Pteropus poliocephalus), uno dei pipistrelli più grandi del pianeta. Si stima che nelle ultime settimane diverse migliaia di individui siano morti, ammassati l'uno sull'altro, caduti dagli alberi che consideravano più riparati dal caldo asfissiante. Lo shock termico è particolarmente letale per i piccoli, che nascono normalmente nel periodo di ottobre. Distribuita nelle foreste umide e nelle savane dell’Australia sud-orientale, la specie si nutre prevalentemente di frutta. Per questo ama vivere anche tra le piantagioni di frutta diffuse in molte zone dell’Australia orientale.  È inserita nelle liste rosse della IUCN come vulnerabile, considerato il lento declino degli ultimi decenni. Il riscaldamento globale e gli incendi rappresentano l’ennesimo duro colpo per una popolazione per la quale si stima una diminuzione superiore al 30% negli ultimi 20 anni.

"Ogni specie che scompare è una perdita inestimabile - ha dichiarato Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia - dal punto di vista etico ed ecologico, rappresenta un tassello fondamentale dell’attuale rete della biodiversità della terra ed ha un ruolo unico nel delicato equilibrio dell’ecosistema in cui vive. La perdita di una sola specie può avere effetti disastrosi su moltissime altre, a cui è legata da varie e complesse interazioni di differente tipo. Basti pensare al ruolo che molte specie frugivore svolgono nella disseminazione dei semi dei frutti di differenti specie di piante, e quindi nel permettere a queste ultime di diffondersi e rinnovarsi. O al ruolo che molte specie carnivore hanno nella regolazione della densità delle specie erbivore. O al ruolo di moltissimi invertebrati, che decompongono la materia organica restituendola come nutrimento al suolo". 
  Un disastro annunciato Il 2019 è stato registrato come l’anno più caldo e secco della storia australiana, cosa che ha consentito agli incendi di svilupparsi e propagarsi con una intensità senza precedenti. Ma la cosa più sconvolgente è che questo aumento delle temperature, con conseguente aumento del pericolo molto elevato di incendi, era già stato previsto. Il rapporto intitolato “Be prepared: climate change and the Australian bushfire threat”, pubblicato nel 2013 dal Consiglio climatico dell’Australia, mostrava come già in quel periodo il cambiamento climatico stesse aumentando la frequenza e la gravità delle giornate molto calde e di conseguenza facesse aumentare la probabilità di un pericolo di incendio molto elevato, specialmente nel sud-ovest e nel sud-est dell’Australia. 
Secondo questo report, coordinato da Will Steffen, uno dei maggiori esperti mondiali di Earth System Science e Climate Change insieme a Lesley Hughes e altri studiosi, nel decennio successivo al 2013 sarebbe stato molto probabile che in Australia si sarebbe verificato un aumento fino al 65% del numero di giorni con rischio estremo di incendio. 
“È fondamentale che le comunità, i servizi di emergenza, i servizi sanitari e le altre autorità si preparino alla crescente gravità e frequenza di condizioni di incendio estreme”, affermava il report, che stimava anche i futuri rischi economici provocati dagli incendi boschivi: “Senza un cambiamento adattativo, l'aumento dei danni all'industria agricola dello stato di Victoria entro il 2050 potrebbe aggiungere 1,4 miliardi di dollari”. Il rapporto chiedeva anche all’Australia di “sforzarsi per ridurre le emissioni in modo rapido e profondo e di unirsi all’accordo globale per stabilizzare il clima mondiale e ridurre il rischio di eventi ancora più estremi, compresi gli incendi boschivi”. 

Quello che sta accadendo oggi, davanti ai nostri occhi, mostra i terribili danni che il negazionismo climatico ha provocato e sta ancora provocando. Il WWF ritiene che su questi temi fondamentali che stanno sconvolgendo il nostro pianeta chi lavora per l’inazione e il rinvio si macchia di “crimini contro natura” che ormai si stanno traducendo in “crimini contro l’umanità”.