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WWF Italia

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Aggiornato: 1 ora 52 min fa

Gli emendamenti pro balneari estendono la privatizzazione delle spiagge italiane

Mar, 18/12/2018 - 00:00
Si rafforza e si estende la privatizzazione delle spiagge italiane. Con i due emendamenti al disegno di legge di bilancio 2019, proposti dalla maggioranza in Senato, non solo si consolida la permanenza sino al 2020 di strutture amovibili sui nostri litorali e si prorogano di fatto, per un massimo di 25 anni, le concessioni demaniali degli stabilimenti balneari in spregio alla Direttiva europea sulla concorrenza Bolkenstein (che imporrebbe le gare) ma addirittura si propone un meccanismo che consente di individuare e concedere ulteriori aree demaniali attualmente libere per nuove attività balneari.
 
Lo denuncia il WWF che ricorda come, secondo le elaborazioni del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila Bernardino Romano, sono solo 1860 km i tratti lineari di costa più lunghi di 5 km del nostro Paese (isole comprese) ancora liberi e con un buon grado di naturalità (il 23% dei nostri litorali, su complessivi 8000 km circa). Invece, nell’emendamento sulla proroga e l’estensione delle concessioni per gli stabilimenti balneari, rileva il WWF, si arriva addirittura a sostenere, sottolineano le associazioni, che la privatizzazione sarebbe compatibile con la sostenibilità ambientale e la tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti, mentre di fatto si estende l’effetto barriera che già caratterizza amplissime porzioni dei nostri litorali.
 
In questa maniera, conclude il WWF, si illudono gli imprenditori del settore di poter eludere le norme europee sulla concorrenza e si crea un duplice danno, con meno entrate e maggiori uscite per la comunità: perché, da un lato, si consolida una rendita di posizione, basata sul versamento di canoni molto bassi e servizi spesso scadenti, e dall’altro, si corre il rischio, anzi la certezza che l’Italia sarà sottoposta ad un’ulteriore procedura d’infrazione e alle relative multe comunitarie.

Natale, cenone eco con i consigli del WWF

Mar, 18/12/2018 - 00:00
Sono 800 milioni nel mondo le persone che dipendono dalle risorse ittiche
Mancano pochissimi giorni alle feste natalizie e il WWF mette sul piatto 5 semplici consigli per l’acquisto responsabile del pesce, alimento principe delle nostre ricette della vigilia di Natale. Imparando a scegliere il pesce sostenibile  potremo aiutare indirettamente anche gli 800 milioni di persone che in tutto il mondo vivono di pesca e faremo anche un regalo agli oceani. I consigli e le ricette per il cenone eco sono presentati in 5 video-clip che verranno diffuse per tutto il periodo delle feste natalizie sui canali del WWF e dei media partner di questa campagna, Greenstyle e Agrodolce. Le indicazioni sono valide sia per acquisti nella grande distribuzione che nelle pescherie locali e sono abbinate a ricette originali che potremo proporre durante queste festività: dal merluzzo confit al filetto di orata, dai filetti di muggine alla palamita, senza rinunciare a nulla e senza spendere di più. Per saperne di più sul consumo responsabile basta andare sul sito Fish Forward  vera e propria guida agli acquisti.
Il WWF ricorda che anche a tavola il nostro stile di vita può fare la differenza sullo sfruttamento delle risorse naturali e il sostentamento di milioni di persone che dipendono da esse. Negli ultimi anni il menù della Vigilia ha visto per 3 italiani su 4 il pesce come alimento principale: secondo le ultime ricerche, in Italia il consumo di prodotti ittici si attesta sui 29 kg a persona all’anno, circa il doppio di quanto ne consumavano i nostri nonni. Questo costante aumento della domanda comporta un corrispondente aumento dello sforzo di pesca sui mari tanto che ad oggi circa l’85% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sovrasfruttato.

“Sulle nostre tavole c’è più pesce di quanto se ne possa pescare nei nostri mari o allevare nei nostri impianti di acquacoltura. In Europa più della metà del pesce che finisce nel nostro piatto proviene dal resto degli oceani e in particolare dai paesi in via di sviluppo. In altre parole, i consumatori ogni giorno mettono in tavola cozze dell’Atlantico, calamari cileni, naselli senegalesi, merluzzi dell’Alaska” dichiara Eva Alessi, Responsabile consumi sostenibili e Risorse Naturali del WWF Italia e responsabile del progetto Fish Forward, che mira a sensibilizzare i consumatori verso comportamenti di acquisto responsabili dei prodotti ittici. “I mari di tutto il mondo stanno finendo le risorse. Il ‘sovrasfruttamento’ degli oceani sta mettendo seriamente a rischio non solo gli habitat marini, ma la sicurezza alimentare di tutti, in particolare delle persone che dipendono dal pesce come fonte di cibo e reddito. La maggior parte dei consumatori non è consapevole dell’impatto delle proprie decisioni di acquisto su tutto questo e dei benefici che il consumo di pesce sostenibile può dare a ecosistemi marini e persone. Quando mangiamo pesce, abbiamo una grande responsabilità dal momento che 800 milioni di persone dipendono da questa risorsa per la propria sopravvivenza. E ognuno di noi con le sue scelte può fare la differenza”.
“Come facevano i nostri nonni, sarebbe importante tornare a cucinare il pesce disponibile, rispolverando le antiche ricette della tradizione mediterranea, consiglia Eva Alessi “In generale è bene fare attenzione alla tracciabilità, le indicazioni di provenienza del pesce sono caratteristiche fondamentali da controllare. Se mancano queste informazioni, meglio non acquistare il pesce. Per interpretarle facilmente WWF Italia ha messo a disposizione anche una guida online che consente a tutti di verificare a seconda della specie e della sua provenienza se sia un acquisto consigliato o meno”. 
Nella grande distribuzione ad esempio, la scelta di prodotti ittici provenienti dall’estero va indirizzata verso prodotti certificati MSC (Marine Stewardship Council) o ASC (Aquaculture Stewardship Council), le etichette che certificano rispettivamente pesce pescato e allevato secondo criteri di sostenibilità. Ma WWF fornisce consigli per riconoscere il “pesce giusto” anche in mancanza di certificazioni. 
“Ad esempio, al banco del fresco è importante scegliere prodotti di stagione e provenienti da pesca locale. In questo modo riduciamo al minimo la nostra impronta, favorendo la pesca artigianale delle nostre regioni e rispettiamo i cicli di vita delle specie” afferma Giulia Prato, Marine officer del WWF Italia. “Un altro semplicissimo criterio è la differenziazione: orientarsi sulla scelta delle specie meno conosciute può rivelarsi molto divertente per noi e molto utile per l’ambiente poiché contribuisce a rendere gli ecosistemi marini più forti, evitando che lo sforzo di pesca si concentri tutto su poche specie sovrasfruttate. Questo Natale potremmo cucinare ad esempio un filetto di sugarello, o un gustosissimo ragù di palamita. Tutti pesci dei nostri mari, ma poco conosciuti”. 
I video-consigli di WWF sono stati realizzati con l’agenzia Plural. Il progetto internazionale Fish Forward, co-finanziato dall’Unione europea, promuove in tutta Europa il coinvolgimento attivo di consumatori, aziende e istituzioni per un consumo sostenibile di pesce, strettamente connesso alle comunità dei paesi in via di sviluppo.

In Sicilia un'altra vittoria sulla caccia

Lun, 17/12/2018 - 00:00
Legambiente, LIPU e WWF esprimono grande soddisfazione per la Ordinanza del Consiglio di Giustizia Amministrativa della Sicilia n. 857 del 17 dicembre 2018  con cui è stata sostanzialmente confermata la precedente Ordinanza del TAR Palermo che aveva accolto il ricorso contro il calendario venatorio presentato dalle associazioni ambientaliste  patrocinate dagli avv. Antonella Bonanno e Nicola Giudice. Il CGA ha disposto per la prima volta un’importante Consulenza Tecnica di Ufficio affidata al prof. Bruno Massa, ordinario di zoologia dell’Università di Palermo. Le associazioni ambientaliste avevano presentato una propria consulenza di parte del prof. Mario Lo Valvo, anch’esso dell’Università di Palermo.

Il CGA ha innanzitutto stabilito 2 principi fondamentali:
  • che il parere dell’ISPRA può essere disatteso dalla Regione non con generiche motivazioni ma solo sulla base di dati specifici obiettivamente verificabili
  • che va applicato il principio di precauzione che anticipa la soglia di intervento dell’azione preventiva e determina l’inversione dell’onere della prova sulla insussistenza del rischio.

Sulla base di questi elementi il CGA ha confermato la chiusura della caccia al coniglio per l’intera stagione venatoria, la chiusura totale della caccia al 31 gennaio non ammettendo il prelievo a febbraio, la chiusura anticipata per cesena, tordo bottaccio, tordo sassello al 20 gennaio, la chiusura anticipata della  caccia al colombaccio ed alla beccaccia al 10 gennaio. Ha inoltre statuito che della Consulenza Tecnica di Ufficio la Regione dovrà tenere conto nelle prossime stagioni venatorie, a partire dall’apertura alla caccia per la piccola selvaggina e per il coniglio che potrà avvenire solo a partire dal  1 ottobre.

Da oggi il diritto ambientale si arricchisce di un pronunciamento del Giudice Amministrativo che riorienterà in termini cautelativi i provvedimenti delle Regioni e  il rapporto tra caccia e tutela della fauna subisce una radicale inversione in favore di dati scientifici certi, obiettivi e verificabili che devono costituire il presupposto per ogni eventuale prelievo venatorio.

COP24: alcuni progressi ma i Paesi devono rafforzare il loro impegno

Dom, 16/12/2018 - 00:00
Alla conclusione della COP24 sul clima a Katowice, andata ben oltre i tempi previsti, il WWF accoglie con favore i progressi verso l’adozione di un “Libro delle regole” per rendere operativo l'accordo di Parigi, e anche i segnali di volontà di aumentare le ambizioni venuto dalla Conferenza ONU, ma ancora non siamo al livello di accelerazione dell’azione necessario per affrontare l'emergenza climatica.
 
“I leader mondiali sono arrivati ??a Katowice con il compito di rispondere agli ultimi rapporti della scienza sul clima, da cui è emerso che abbiamo solo 12 anni per dimezzare le emissioni di CO2 e prevenire un riscaldamento globale catastrofico. Sono stati compiuti importanti progressi, ma ciò a cui abbiamo assistito in Polonia rivela una fondamentale mancanza di comprensione della nostra attuale crisi climatica da parte di alcuni Paesi. Per fortuna, l’Accordo di Parigi è disegnato per essere resiliente alle contingenze e tempeste geopolitiche. Abbiamo bisogno che tutti i paesi si impegnino a innalzare i propri obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2020, perché è in pericolo il futuro di tutti”, ha dichiarato Manuel Pulgar-Vidal, Leader internazionale Clima ed Energia del WWF.
  

I negoziati di quest’anno hanno in effetti mandato un segnale positivo sulla possibilità che i Paesi rivedano al rialzo i propri obiettivi climatici entro il 2020, rispondendo all’ulteriore allarme lanciato degli scienziati con il rapporto speciale dell'IPCC 1,5°C.  Paesi chiave, sia di più antica industrializzazione sia in via di sviluppo, hanno manifestato il loro appoggio all’’accelerazione degli sforzi globali per garantire un futuro climatico sicuro. L’esito della COP indica nel Summit sul clima del Segretario Generale delle Nazioni Unite (programmato per il 23 settembre 2019) il momento in cui sarà chiesto ai leader di rispondere all’appello, annunciando o impegnandosi con obiettivi climatici nazionali aggiornati e più ambiziosi entro il 2020.
 
“Questa conferenza ha assegnato una responsabilità diretta ai leader che devono presentarsi al summit sul clima di settembre con obiettivi climatici più in linea con le indicazioni della comunità scientifica o con l’impegno di adeguarli comunque entro il 2020. Qualcosa di meno sarebbe un dichiarazione di incapacità nel fronteggiare l’emergenza climatica e garantire un futuro ai propri cittadini, al proprio Paese, al Pianeta. E questo proprio quando in tutti il mondo si moltiplicano le iniziative dei ragazzi adolescenti che sanno, forse più di chi li governa, cosa rischiano”, ha aggiunto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, a Katowice per la COP24.
 
La COP24 ha dato vita al “Libro delle regole” per rendere operativo l’accordo di Parigi, ma permangono lacune critiche da affrontare nei futuri negoziati. Sono arrivate al traguardo molte regole per gestire la trasparenza e la contabilità sui progressi climatici dei paesi, offrendo una certa flessibilità ai paesi in via di sviluppo. La conferenza si conclude, però, con poca chiarezza su come si debba contabilizzare il finanziamento sul clima fornito dai paesi industrializzati a quelli in via di sviluppo, su come si raggiungerà l’obiettivo dei 100 miliardi entro il 2020 o su come sarà concordato l'obiettivo finanziario globale dopo il 2025.
 
Prima di Katowice ci si domandava se sarebbero emersi paesi“campioni” del clima, la risposta è arrivata mercoledì sera con la “High Ambition Coalition”: una coalizione che comprende le Isole Marshall, Fiji, Etiopia, Unione Europea (inclusa l’Italia), Norvegia, Regno Unito, Canada, Germania, Nuova La Zelanda, Messico e Colombia, e che si è impegnata a migliorare i piani climatici nazionali prima del 2020 e a incrementare l’azione sul clima a breve e lungo termine.
 
La 25ª sessione della Conferenza delle parti (COP25) delle Nazioni Unite si svolgerà in Cile dall’11 al 25 novembre 2019, con la PreCOP in Costa Rica.

Caccia: accolto il ricorso di ENPA, LAC, LAV e WWF per la sicurezza dell’orso marsicano

Ven, 14/12/2018 - 00:00
Con l’Ordinanza odierna della Terza sezione del Consiglio di Stato che ha riconosciuto la fondatezza del ricorso delle associazioni ENPA, LAC, LAV e WWF, patrocinate dall’avvocato Valentina Stefutti, si mette finalmente una pietra tombale sul provvedimento della Regione Lazio che aveva aperto la caccia nel versante laziale della Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Una bocciatura senza appello per la Regione che viene anche condannata al pagamento delle spese legali.
 
La Terza sezione del Consiglio di Stato da un lato sottolinea “la mancata sottoposizione del decreto del Presidente della Regione Lazio del 27 settembre 2018, n. T00220, al preventivo parere dell’ISPRA (in violazione dell’art. 18, comma 4, della l. n. 157 del 1992), dall’altra evidenzia come “sul piano della comparazione tra gli opposti interessi in gioco, che l’interesse pubblico, consistente nella speciale esigenza di proteggere l’habitat di una specie protetta, come l’orso bruno marsicano, in zone limitrofe al Parco Nazionale di Abruzzo, deve ritenersi senza dubbio prevalente sulla pretesa regionale di garantire più spazi e più occasioni di prelievo alla comunità di cacciatori nell’esercizio dell’attività venatoria” (come si è già rilevato nel decreto presidenziale n. 5564 del 22 novembre 2018).
 
L’ordinanza del Consiglio di Stato è estremamente importante perché vieta l’attività venatoria in una delle aree fondamentali per la tutela dell’orso bruno marsicano, specie a rischio estinzione, di cui poche settimane fa sono morti 3 individui (una madre con due cuccioli) sui circa 50 rimasti in vita, caduti in una vasca per la raccolta dell’acqua piovana non adeguatamente protetta, simbolo del mancato controllo a tutti i livelli proprio nelle Zone di Protezione Esterna del Parco. La caccia verso altre specie è un problema per l’orso, sia per le possibili uccisioni “involontarie”, sia per il grave disturbo che reca alla specie.

Tanti eventi aspettando l'inverno nelle Oasi

Ven, 14/12/2018 - 00:00
Inizia un nuovo weekend di appuntamenti nelle Oasi, alla scoperta di specie e di territori straordinari.
Sabato 15 dicembre sarà aperta l’Oasi di Bolgheri, mentre domenica 16, dalle 10 alle 14 e 30, all’Oasi WWF Orti Bottagone in provincia di Livorno si potrà godere della natura osservando le tante specie animali che popolano la palude (per informazioni e prenotazioni: 3899578763 – 3281937095).
 
L’Oasi Bosco San Silvestro, domenica 16, sarà già immersa nell’atmosfera natalizia: il “Mago Harry”, infatti, si trasformerà in Babbo Natale che, accompagnato da due Elfi, accoglierà grandi e piccini coinvolgendoli in magie, scherzi, illusioni natalizie, musiche, canzoni a tema e per finire li saluterà con tante bolle di sapone.  

L'inverno è alle porte, ma il tour #plasticfree non si ferma. Domenica 16 dicembre partono i nuovi appuntamenti con la pulizia della spiaggia all' Oasi Lago di Burano a seguito delle numerose mareggiate e plastica spiaggiata. Con il coinvolgimento di tanti partecipanti le pulizie della spiaggia proseguiranno fino all'estate 2019. Alla pulizia seguirà un pranzo leggero e visita guidata della riserva.
Lo stesso giorno, anche a Latina, dalle 14 fino al tramonto si libererà la spiaggia dai rifiuti e dalla plastica. 

Questo fine settimana sarà pubblicato anche il primo dei quattro racconti sulle stagioni del Bosco WWF di Vanzago, dal titolo "Racconto d’inverno" e realizzato da Elisabetta Dami. La scrittrice per ragazzi, autrice dei famosissimi libri di Geronimo Stilton, ha infatti deciso di dedicare al “Bosco WWF di Vanzago” un racconto per ogni stagione dell’anno. Sabato 15 e domenica 16 dicembre il racconto verrà presentato alle 10,30 e alle 15 poco prima della partenza delle escursioni guidate previste nell’ area protetta.
 
Come ogni sabato, dalle 15 e 30, inizierà una nuova Sauronotte kids all’Oasi WWF Cratere degli Astroni. Un’avventura straordinaria a tratti “cinematografica” tra dinosauri, nella suggestiva atmosfera notturna del Cratere degli Astroni di Napoli. Un evento perfetto da vivere in famiglia!
Con il Dinotour Kids, invece, domenica alle 10 e 30, tutta la famiglia sarà catapultata in un vero e proprio mondo perduto, dove una guida esperta porterà i partecipanti alla scoperta della natura, dei dinosauri e degli altri animali preistorici.
 
Non mancheranno le visite guidate al Monumento naturale Pian Sant'Angelo: l’appuntamento è da mercoledì a domenica dalle 9e 45 per una passeggiata in Oasi con pranzo al sacco.
 
Al castello di Miramare arte, storia e scienza faranno da sfondo all’evento speciale in programma sabato 15 dicembre alle ore 16, durante il quale verrà presentato in anteprima il nuovo documentario di Eugenio Fogli, dedicato ai coloratissimi “arlecchini del mare” che popolano il Golfo di Trieste, i nudibranchi.
Domenica 16, invece, si terrà l’ultimo appuntamento dell'anno con lo yoga in BioMa per adulti e bambini: un'avventura da vivere e raccontare con il corpo attraverso le posizioni di yoga, tradizionali e di fantasia, in una modalità creativa e gioiosa, sotto la guida esperta di Cristina Domizio, biologa e insegnante yoga adulti e bambini, affiancata dallo staff dell'AMP Miramare.

Mekong, 157 nuove specie scoperte nel 2017

Ven, 14/12/2018 - 00:00

La straordinaria biodiversità della regione del Grande Mekong 

Un pipistrello “Lance Bass”, che potrebbe essere un membro di una band degli anni '90, un gibbone ribattezzato 'Star Wars' e un rospo che sembra arrivare direttamente dalla “Terra di Mezzo” sono tra le 157 specie recentemente scoperte nella regione del Grande Mekong (uno dei maggiori fiumi dell'Asia) e descritte dagli scienziati - che non hanno posto freni alla loro fantasia - nel 2017.
Il rapporto, chiamato "New Species on the Block" descrive 3 Mammiferi, 23 Pesci, 14 Anfibi, 26 Rettili e 91 specie di vegetali scoperte in Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam da scienziati che si sono avventurati nelle giungle impenetrabili della regione, tra montagne fiumi e  praterie, spesso in condizioni proibitive.
Le 157 novità zoologiche e botaniche del 2017 ci dicono che nella regione la media è di tre nuove specie alla settimana. Trentanove specie nuove per la scienza sono state scoperte in Myanmar, un buon segno che l'apertura del paese alla ricerca sul campo e alla conservazione produrrà molte più specie in futuro. Il Vietnam conta 58 nuove specie, la Thailandia 35, Laos 24 e Cambogia 8.
Le nuove specie includono:
1 Un pipistrello i cui peli sulla testa sono simili alle iconiche punte glassate di Lance Bass della band *NSYNC, è stato scoperto nell'habitat sub-himalayano della foresta di Hakakabo Razi in Myanmar.
2 Un pesce gatto a forma di pancake, trovato nelle fredde acque del remoto Hponkan Razi Wildlife Sanctuary, in Myanmar.
3 Una specie di bambù delle montagne di Cardamom della Cambogia che cresce lungo i bordi delle strade, e percio' particolarmente vulnerabile
4 Un piccolo rospo con le corna affilate che prende il nome da un elfo perché scoperto in Vietnam in una foresta nebbiosa, montuosa e ricca di muschio. Il suo habitat ha portato alcuni a  chiamarlo il "Rospo dalla Terra di Mezzo".
5 Una specie di erba di Thismia di recente scoperta, proveniente dal Laos, già in via di estinzione a causa del suo habitat che viene sfruttato per l'estrazione di calcare.
6 Un "geco-foglia" scoperto nel Khao Sam Roi Yot della Thailandia, o "Montagna delle Trecento  Cime", che ha due "strisce" che corrono lungo tutto il corpo, dal muso alla punta della coda.
7 Il serpente di fango del fiume Salween del Myanmar, minacciato dallo sfruttamento del suo habitat e dall'espansione agricola.
8 Il gibbone Skywalker Hoolock, elencato tra i primi 25 primati in via di estinzione del pianeta.
Ma le novità zoologiche rischiano di finire presto tra le specie a rischio estinzione. Secondo il rapporto Forest  Pulse del WWF, il bacino del Grande fiume Mekong ha perso un terzo della sua copertura forestale  dagli anni '70 a oggi e si prevede che ne perderà un altro terzo da qui al 2030 se non verrà fermata la deforestazione. Tutto cio’ ha provocato la frammentazione dell’habitat, isolando le popolazioni e aumentando la vulnerabilità delle specie.

"Ci sono molte altre specie che aspettano di essere scoperte, ma tragicamente molte di più andranno perse prima che ciò accada", afferma Stuart Chapman, Direttore Regionale Asia-Pacifico del WWF. "Istituire e sostenere riserve naturali in queste aree – tra le più ricche al mondo di biodiversità - , assieme a maggiori sforzi per contrastare il commercio illegale di  fauna selvatica, contribuirà notevolmente alla conservazione della straordinaria biodiversità nella regione del Mekong " Secondo l’ultimo Living Planet Report del WWF circa il 60% delle popolazioni animali in tutto il mondo sono in declino negli ultimi 40 anni.
Nella regione che si sviluppa intorno al fiume Mekong vivono alcune delle specie selvatiche più a rischio del pianeta, tra cui la tigre, l'antilope saola, l'elefante asiatico, il delfino d'acqua dolce e il pesce gatto gigante del Mekong.

WWF Abruzzo: “Si firmi il decreto per il varo del Parco Nazionale della Costa Teatina”

Ven, 14/12/2018 - 00:00
Scrivere a Renzi, Gentiloni e infine a Conte non è servito a nulla, ma il WWF Abruzzo non si arrende e insiste ancora sul varo effettivo del Parco Nazionale della Costa Teatina, inutilmente atteso ormai da quasi un ventennio.
Il delegato regionale Luciano Di Tizio ha indirizzato questa mattina una lettera ai senatori e ai deputati eletti in Abruzzo per chiedere di attivarsi per l’immediata chiusura della procedura istitutiva del Parco Nazionale della Costa Teatina, con l’invio alla firma della Presidenza della Repubblica della proposta di Decreto sviluppata sulle indicazioni del lavoro del Commissario ad acta.
 
La nota ripercorre gli argomenti già affrontati nelle lettere inviate in precedenza, alcune anche insieme ad altre associazioni, ai tre presidenti del consiglio che si sono succeduti negli ultimi anni: il 24 febbraio 2016 a Renzi, il 14 aprile 2017 a Gentiloni e il 5 giugno 2018 a Conte.
In tutte queste lettere si ricordava il lunghissimo iter della Costa Teatina, individuata come area prioritaria per la creazione di un Parco già nel 1997 (Legge n. 344/97), istituita come Parco Nazionale nel 2001 (Legge n. 93/2001), perimetrata da un commissario ad acta nominato (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2014) proprio per superare l’inedia del Ministero dell’Ambiente e degli enti locali. Il commissario Giuseppe De Dominicis, in meno di un anno ha completato il proprio compito trasmettendo in tre note consecutive (1 e 4 giugno e 24 luglio 2015) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perimetrazione, zonazione e relativa disciplina di tutela, documenti che da allora evidentemente sono rimasti assurdamente chiusi in un cassetto.

“In una procedura commissariale – ricorda il delegato di WWF Abruzzo Luciano Di Tizio – non sono possibili interventi da parte di terzi, per cui il successivo tentativo fuori tempo massimo della Giunta regionale (Deliberazione n. 27 del 26.01.2016) di disegnare una propria perimetrazione, oltre che discutibile nei contenuti, non ha alcun valore sul piano giuridico e non se ne può tenere conto. A questo punto chiedo ai parlamentari eletti in Abruzzo di sollecitare la chiusura del provvedimento: dovrebbe essere un atto scontato e invece la questione rimane assurdamente nel limbo. Capisco bene che ci sono, in questo delicato momento del Paese, importanti problemi da affrontare. La nascita del Parco Nazionale della Costa Teatina tuttavia è in coda da 17 anni e da 3 non ha bisogno d’altro che di una firma sul decreto di perimetrazione. Si può fare in pochi giorni, dando una risposta concreta a un territorio e contribuendo alla salvaguardia di un tratto di costa tra i più belli dell'Adriatico”.
 

Pesca: stati membri UE in ritardo sull'attuazione della politica comune

Gio, 13/12/2018 - 00:00
In vista dell'entrata in vigore della norma sugli scarti di pesce  – 1 gennaio 2019 – il WWF propone soluzioni per i pescatori contro lo ‘spreco alimentare’ di pescato. Ogni anno oltre 7 milioni di tonnellate di pesce vengono rigettate in mare a livello globale

Gli stati membri hanno avuto 5 anni per attuare misure nell'ambito dell'ultima versione della politica comune della pesca (PCP), ma sono ancora in ritardo e rischiano di mancare importanti scadenze del 2020 per la conservazione della biodiversità e la gestione sostenibile della pesca. Questo è il risultato di un nuovo rapporto del WWF lanciato in occasione del Fish Forum - che si sta svolgendo in questi giorni a Roma presso la FAO: il rapporto illustra l’implementazione da parte dei decisori chiave di UE e Stati membri degli articoli chiave della PCP.

Complessivamente, i lavori degli Stati membri per attuare la PCP sono profondamente insoddisfacenti e le strategie nazionali per il mare hanno finora mancato l’obiettivo sulle disposizioni in materia di pesca sostenibile, ecosistemi marini sani e resilienti e conservazione della biodiversità. Il rapporto del WWF comprende dati individuali per ciascuno stato membro dell'UE. Solo una delle 46 azioni della politica comunitaria valutate dal WWF è stata realizzata da tutti gli stati membri, ovvero l’istituzione di un sistema amministrativo per la registrazione dei pescherecci. La metà delle azioni (24) è stata compiuta solo parzialmente, mentre le altre non sono state ancora affrontate. Il WWF ha anche valutato le azioni della Commissione europea – e i risultati sono più incoraggianti – poiché risulta aver realizzato quasi la metà delle azioni di attuazione per la PCP, guadagnando il 47% del punteggio massimo possibile.
WWF punta l’attenzione anche sulla prossima scadenza dettata dalla politica comunitaria: dal 1° gennaio 2019, infatti, entrerà in vigore l'obbligo di sbarco, in base al quale i pescherecci dei Paesi UE sono tenuti a conservare e sbarcare tutte le catture di pesce, comprese quelle di pesci sottotaglia o fuori quota, per abolire la pratica del rigetto in mare delle catture indesiderate.
Oltre 7 milioni di tonnellate di pesce vengono rigettate in mare ogni anno a livello globale (fonte FAO). Le analisi del WWF hanno rilevato che le esenzioni concesse dalla CE, che consentono agli operatori di scartare fino al 7% delle loro catture, sono aumentate del 300% tra il 2017 e la fine del 2018. L'introduzione graduale dell’obbligo di sbarco verso la scadenza di gennaio non ha ridotto gli scarti, né ha apportato le necessarie modifiche per rendere le pratiche di pesca più sostenibili



Soluzioni. Tra le soluzioni proposte dal WWF, nell’ambito del progetto europeo Minouw ,  che  coinvolge enti di ricerca e pescatori, sono state identificate diverse soluzioni tecniche, alcune delle quali hanno già dato risultati incoraggianti.Dalle flotte dell’Argentario a quelle di Mazara del Vallo, dal Portogallo alla Spagna, i pescatori sono stati coinvolti nella sperimentazione di reti per la pesca ai gamberi dotate di luci colorate o di speciali griglie di metallo capaci di scartare i gamberi più piccoli prima che entrino nel sacco finale della rete. Oppure, visori notturni per identificare in tempo reale gli stock di dimensioni troppo ridotte e anche reti “sentinella”, tramagli modificati capaci di risparmiare invertebrati non commerciabili e diminuire la percentuale di pesci commerciabili danneggiati.
Finora tutti gli studi hanno verificato una riduzione significativa di pesci sotto-taglia e una riduzione dei costi di trattamento e pulizia del pescato senza impattare sui costi di attrezzature che in questi casi vengono solo modificate e non sostituite.
Ad esempio, la rete illuminata sperimentata nell’Argentario per la pesca ai gamberi ha ridotto del 75% il pesce sottotaglia, mentre le griglie testate nella pesca a strascico siciliana hanno permesso di ridurre i gamberi e i naselli sotto-taglia rispettivamente del 31% e del 20%.

COP24: da Katowice serve un salto di qualità sugli obiettivi dei Paesi

Gio, 13/12/2018 - 00:00
“Da Katowice deve arrivare una decisione che inviti i Paesi a rivedere e migliorare i propri obiettivi climatici nazionali entro il 2020 alla luce del Report IPCC su 1.5° C. Abbiamo bisogno anche di un ‘Libro delle Regole’ forte come primo passo per consolidare il meccanismo di ambizione dell'accordo di Parigi. Il dialogo di Talanoa ci ha portato molti esempi che mostrano che l'azione per il clima è possibile. Ora tocca ai negoziatori e ai ministri rispondere alle persone che rappresentano in questi colloqui”, lo dichiara Mariagrazia Midulla, responsabile Energia e Clima del WWF Italia che insieme al team internazionale è a Katowice per seguire i negoziati della Cop24.

“In questo quadro quello dato ieri dal ministro dell’Ambiente dell’Italia Sergio Costa che ha annunciato l’adesione alla Coalizione ‘Per ambizioni più alte’, è un segnale estremamente importante che speriamo sia d’esempio ad altri paesi oltre a quelli che hanno già firmato. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici non si deve più parlare di urgenza come si è fatto negli ultimi 10 anni: si tratta di una vera e propria emergenza. Il rapporto dell’IPCC sul riscaldamento globale a 1,5° è chiaro: le emissioni devono essere ridotte almeno del 45% a livello globale entro il 2030. La sopravvivenza di persone, specie ed ecosistemi dipende da questo”.



Scenario con Global Warming a 1,5°C


Scenario con Global Warming a 2°C

 

Tagliamento, il fiume libero piu' bello d’Europa

Mer, 12/12/2018 - 00:00
Il WWF è da sempre in prima linea per proteggere il Tagliamento, uno dei pochi fiumi europei completamente libero di scorrere nel suo letto originale. E’ un fiume spettacolare nella sua maestosità e ricco di biodiversità.  
Tutelare i fiumi e ripristinare la loro libertà di divagare naturalmente è una garanzia per la nostra sicurezza, aumenta la qualità delle acque, ci aiuta a fronteggiare i cambiamenti climatici  e protegge l’ambiente offrendoci spettacoli incredibili, purtroppo sempre più rari.
In questi mesi si sta discutendo al livello europeo sulla modifica della Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), uno dei pochi strumenti validi per la tutela dei corsi d’acqua in Europa. In molti vorrebbero modificarla per indebolirla e renderla così inefficace. Per il Tagliamento sarebbe una perdita gravissima che vanificherebbe decenni di impegno, così come per gli altri fiumi europei ancora integri.
Tu puoi fare qualcosa: fai sentire la tua voce partecipando alla Consultazione pubblica europea sulla Direttiva. E’ un tuo diritto farlo e, se ami l’ambiente, è anche un tuo dovere. Basta compilare il questionario della campagna #ProtectWater e invitare i tuoi amici a fare altrettanto.

 

Il WWF lancia il laboratorio di idee e progettualità "Brindisi adesso futuro"

Mer, 12/12/2018 - 00:00
L'associazione invita imprese, associazioni, stakeholders e le altre forme di aggregazione della società civile a partecipare con il loro contributo alla sfida per accompagnare la chiusura della centrale a carbone Federico II di Cerano e rilanciare la città pugliese. 
 
Il WWF Italia nei giorni della COP24 sul clima lancia un laboratorio di idee e progettualità per trasformare la chiusura della centrale di Brindisi Sud in un'opportunità di rilancio dell’area dove oggi opera uno degli impianti a carbone più inquinanti d’Europa-la più grande centrale termoelettrica in Italia- e nel contempo disegnare un'idea di futuro che possa coinvolgere tutta la comunità.  
La sfida della transizione giusta per Brindisi è rivolta a tutti: dalle aziende, alle università, agli stakeholders locali e ovviamente al mondo del lavoro, alle organizzazioni sindacali e a ogni forma di aggregazione della società civile interessata. Il WWF intende coinvolgere e offrire il lavoro e i risultati alle istituzioni nazionali e locali, cui spetta il compito di programmare e gestire una transizione giusta con una visione sistemica, all’Enel, proprietaria della centrale e dell’area.
 
La strategia energetica nazionale del 2017 ha annunciato l’intento di giungere alla dismissione completa della generazione a carbone in Italia entro il 2025. Una decisione in linea con gli obiettivi degli Accordi di Parigi, le politiche europee e i piani di dismissione di altri paesi. In molti hanno dichiarato l’impegno a uscire dal carbone prima o entro il 2030 tra cui Francia, Olanda, Canada, Messico, Danimarca, Portogallo, Svezia, Finlandia per un totale di 47 paesi al mondo.
La chiusura delle centrali a carbone è un passaggio obbligato e urgente dei sistemi di produzione di energia elettrica, visto che le emissioni di CO2 degli impianti a carbone sono incompatibili con gli sforzi di salvaguardia del pianeta dai cambiamenti climatici. 
La riforma dei sistemi energetici e la decarbonizzazione delle nostre economie è un processo di rinnovamento tecnologico, economico e sociale all'interno del quale, più che di chiusure, si parla di nuove opportunità, tecnologie e soluzioni innovative nelle fonti rinnovabili, nell'efficienza energetica, nei nuovi materiali e nei cicli di vita dei prodotti.
In questo contesto non serve più solo ragionare sulle date di chiusura di una centrale dal destino inevitabile, quanto piuttosto diventa importante concentrarsi su come accompagnare la chiusura e come sfruttare le opportunità di conversione in un territorio ricco di potenziale. 
L'uscita dal carbone, non solo rappresenta un elemento fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, ma può essere una importantissima opportunità di benessere legata allo sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale: chiudere le centrali a carbone non deve significare mettere a rischio posti di lavoro. 
 
Ecco perché il WWF propone che il percorso di chiusura della Federico II diventi un'occasione per inaugurare un confronto di idee sul futuro della città e il suo territorio. 
Idee che, partendo dal sito di Cerano, possono estendersi a comprendere l’area industriale di Brindisi, i terreni agricoli attorno ai siti industriali e i 20 km di costa che da Brindisi portano a Torre San Gennaro.
Dalle idee si formeranno progetti, da cui nasceranno le soluzioni per l’aggiornamento delle attività industriali e dei processi produttivi, che nei prossimi anni si confronteranno in maniera sempre più vincolante con la sostenibilità.
Una parte significativa degli impianti produttivi dell’area di Brindisi, non solo la Federico II, è compresa nel perimetro della direttiva europea sull'Emission Trading*.
E proprio l’articolo 10 della Direttiva ETS 2003/87/CE prevede che gli Stati membri possano utilizzare i proventi della vendita dei permessi per promuovere “la creazione di competenze e il ricollocamento dei lavoratori al fine di contribuire a una transizione equa verso un'economia a basse emissioni di carbonio, in particolare nelle regioni maggiormente interessate dalla transizione occupazionale, in stretto coordinamento con le parti sociali”. La stima di gettito dell'emission trading per l’Italia da qui al 2030 si aggira a circa 1,5 miliardi anno.

Con il progetto "Brindisi adesso futuro" il WWF vuole proporre Brindisi come un modello di rivincita a livello globale. La chiusura della centrale Federico II rappresenta solo una premessa alla quale dovrà seguire un percorso di conversione economica e industriale. 
 
Il programma di lavoro prevede una prima fase di consultazione con associazioni, imprese, sindacati, enti locali ed istituzioni per raccogliere le loro idee, suggerimenti e contributi sulla traccia di alcuni spunti progettuali già emersi dal territorio e che sono sinteticamente presentati nel documento di consultazione del WWF in cinque dimensioni: 1) la vocazione industriale, 2) un distretto per le rinnovabili, 3) la vocazione agricola, 4) la vocazione turistica e 5) bioenergia e trasporti.
Le dimensioni scelte verranno modificate, cambiate, annullate o arricchite dai contributi della consultazione. Qualche idea verrà abbandonata nel percorso e nuove idee e proposte emergeranno. Progressivamente le idee prenderanno la forma di progetto.
 
Si vogliono far emergere i punti di forza del percorso intrapreso, valutare alternative, criticità e opzioni, informare la comunità rispetto ai progetti e ai percorsi già in atto, individuare possibili portatori di interesse per le diverse opzioni o anche semplicemente lanciare una piattaforma di nuove idee e aspirazioni.

Il WWF invita quanti intendono partecipare a questa prima fase di raccolta di idee ad accreditarsi e compilare il form. Gli enti registrati riceveranno un questionario da poter compilare con i propri contributi entro il 18 febbraio 2019.
Parallelamente, il WWF chiederà alle istituzioni locali, regionali e nazionali di essere coinvolte nel processo e trarne spunto e beneficio per azioni di governo del processo e della transizione.


*Un meccanismo di mercato che impone alle aziende dei maggiori settori produttivi di acquistare sul mercato europeo i permessi di emissione rilasciati in quantità decrescente, anno dopo anno, al fine di rispettare il vincolo europeo di riduzione delle emissioni industriali del 43% al 2030 rispetto al 2005.
 

Fiocco azzurro a Dzanga Sangha

Mar, 11/12/2018 - 00:00
Un piccolo di gorilla è nato il 15 novembre nella riserva di Dzanga Sangha, nella Repubblica Centrafricana, dove il WWF è impegnato da anni nel progetto di abituazione dei gorilla di pianura occidentali. Il piccolo è nato nella famiglia "Mata" a Bai Hokou. Sono diversi infatti i gruppi familiari presenti. Mamma gorilla si chiama Indolia, la femmina più abituata del gruppo alla presenza umana. Il gorillino è stato chiamato Ngumu, come il nome dell'albero sul quale è stato osservato per la prima volta. Ngumu è infatti il nome che i BaAka danno ad una specie di ficus strangolatore della famiglia delle Moraceae. Il piccolo ha una sorella maggiore di 5 anni che si chia Mio. La nascita del neonato ha portato il gruppo familiare Mata a 9 membri.
"Ogni nascita è come un piccolo tassello per scongiurare il pericolo di estinzione per questa specie, minacciata dal bracconaggio e dalla deforestazione. Il WWF da' il benvenuto con gioia a Ngumu e si augura un 2019 ricco di nuovi nati tra le famiglie dei gorilla" ha detto Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia. Proprio nei giorni scorsi è stato in Italia , invitato dal WWF, Terence Fuh Neba, primatologo, responsabile del Programma di abituazione WWF a Dzanga Sangha che mira a sviluppare l'ecoturismo per garantire vantaggi alle popolazioni locali e anche ai nostri amici gorilla. Nella riserva sono presenti circa 2.215 gorilla, ma la popolazione è diminuita del 60% negli ultimi 25 anni.
 

L'Italia è ancora lontana dagli obiettivi di Parigi

Mar, 11/12/2018 - 00:00
L’Italia è fra i Paesi europei con gli “Asset Owners” meno trasparenti sull’allineamento degli investimenti agli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi.
Oggi il WWF lancia il report dal titolo “Allineamento agli scenari climatici dei portafogli di public equity e corporate bond* degli asset owners europei**”.
Un’analisi di lungo periodo su come i maggiori Asset Owners europei stiano allineando – o meno – i loro portafogli di public equity e corporate bond rispetto l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi.
Con questo lavoro si intende informare e partecipare al dibattito su come le strategie di investimento e le policy sulla finanza possano contribuire a impostare una transizione economica in grado di mantenere i cambiamenti climatici ben al di sotto dei 2°C.
 
Il WWF ha selezionato i maggiori Asset Owners in 11 Paesi europei e ne ha incontrati 88 per verificarne la disponibilità a valutare l’allineamento degli investimenti agli obiettivi climatici. Solo 33 hanno accettato di rendere trasparenti i risultati della valutazione in questo report su 5 aree: generazione a carbone, rinnovabili, miniere di carbone, produzione di gas e petrolio.
Gli ‘asset owners’ che hanno reso trasparenti i propri portafogli e accettato di pubblicare i risultati della valutazione climatica dei propri investimenti collaborando al report, hanno colto questa opportunità per porsi in posizione avanzata nella comprensione dei rischi e delle opportunità legate ai cambiamenti climatici dei propri investimenti.
 
“Le decisioni sugli investimenti devono essere guidate dalla valutazione del rischio di un mondo in rapido cambiamento- ha affermato Sebastian Godinot, economista al Policy Office europeo del WWF e principale autore del report.
 

Il WWF apprezza i 33 “asset owners” che hanno scelto di intraprendere valutazioni lungimiranti sullo scenario climatico: saranno un passo avanti nella comprensione dei rischi e delle opportunità legate al clima all'interno dei loro portafogli”.
 
Ecco le tre principali conclusioni del report:

- Sono necessari maggiori sforzi per assicurare che gli investimenti in public equity e corporate bond siano allineati a una transizione economica compatibile con uno uno scenario di salvaguardia climatica sotto i 2°C. Ci sono indicatori incoraggianti, che per alcuni asset owner gli investimenti siano parzialmente allineati almeno in alcuni settori tecnologici presi in esame dal lavoro del WWF. Per contro, nessun asset owner risulta allineato in tutti i settori tecnologici.

- Ci sono chiare differenze tra Paesi in termini di volontà degli asset owner (che pure operano in un mercato globale) a partecipare e rendere trasparente il proprio allineamento climatico. Nei Paesi del nord Europa (Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia) c’è ampia trasparenza nel rendere noti i risultati di allineamento climatico e molti degli investitori sono attivamente impegnati in iniziative internazionali. Questo è merito sia dell’ininiziativa degli assett owner che della cornice istituzionale e la legislazione nazionale in merito di trasparenza degli investimenti. In Olanda e Francia è stato riscontrato un parziale livello di trasparenza. Al contrario, alcuni Paesi come Belgio, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito non mostrano alcun livello di trasparenza.

- Ci sono indicatori incoraggianti rispetto al fatto che, sempre di più, gli asset owners riconoscano l’importanza della valutazione dei rischi e delle opportunità legate ai cambiamenti climatici. 55 asset owners su 88 (il 61%) sono impegnati nella valutazione di scenari climatici sul lungo periodo.

Il WWF continua a sollecitare l’adozione di procedure armonizzate e lungimiranti per la valutazione degli scenari climatici attraverso l’introduzione di pratiche standard, la supervisione e la regolazione del settore. Per il WWF queste azioni e politiche devono condurre all’allineamento dei flussi finanziari e delle attività economiche con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Proprio come richiesto dall’accordo stesso.
 
“Questo studio dimostra come le strategie di investimento e le policy sulla finanza possano dare impulso a una transizione economica in grado di mantenere il riscaldamento globale sotto i 2°C e come in molti Stati europei, incluso il nostro, ci sia ancora tanto da fare - conclude Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia-. C’è una sempre maggiore esigenza di stabilità finanziaria legata alla necessità che gli asset owner rendano trasparenti le proprie vulnerabilità sui settori maggiormente responsabili dei cambiamenti climatici, ma anche la parallela grandi opportunità per investire nelle soluzioni a basse emissioni di carbonio”.
 
* Portafogli azionari pubblici e obbligazioni societarie
** Proprietari degli attivi

Azioni concrete per salvare l'orso in Abruzzo

Lun, 10/12/2018 - 00:00
“Il PATOM indica una strategia di azione, ma ora bisogna metterla in pratica”. Azioni concrete per la chiusura delle vasche artificiali a rischio annegamento. Presentato un esposto alla magistratura

Questa mattina, presso la sede della Regione Abruzzo di viale Bovio a Pescara, Dante Caserta, vicepresidente del WWF Italia, e Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo, alla presenza del sottosegretario regionale all’ambiente Mario Mazzocca, hanno illustrato le più recenti iniziative dell’associazione in difesa dell’Orso bruno marsicano dopo che il 15 novembre scorso una mamma e i suoi due cuccioli sono stati trovati annegati in una vasca per la raccolta dell’acqua piovana nel territorio del Comune di Villavallelonga, nella zona di protezione esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
Esposto al Tribunale di Avezzano. Il 5 dicembre scorso il WWF ha inviato un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Avezzano nel quale ripercorre l’intera vicenda. Dalla ricostruzione effettuata emerge come sia le istituzioni che i privati indicati come proprietari della vasca fossero a conoscenza della situazione di pericolo. Nell’invaso del resto già nel 2010 erano morti altri due orsi per il medesimo motivo. Dopo quel primo tragico episodio solo nel 2012 era stato posizionato un recinto a protezione della vasca. Con il tempo questo recinto ha però ceduto; a fine agosto 2018 l’associazione Salviamo l’Orso aveva informato l’Ente Parco della situazione di rinnovato pericolo; il 4 ottobre l’Ente aveva richiesto ai soggetti indicati come proprietari dell’area di intervenire con una messa in sicurezza che però non è stata effettuata fino al tragico epilogo di metà novembre. Solo il 16 novembre, il giorno dopo il ritrovamento degli orsi morti, il Comune di Villavallelonga con un’apposita ordinanza ha intimato ai proprietari di intervenire. Il WWF nell’esposto annuncia la volontà di costituirsi parte civile, nel caso si arrivi a un procedimento, e auspica che si effettuino attente indagini al fine di un puntuale accertamento dei fatti per riscontrare ogni eventuale responsabilità.

Messa in sicurezza della vasca di Villavallelonga. Per quanto riguarda la messa in sicurezza della vasca, è stato effettuato un primo intervento in emergenza: i guardia-parco hanno posizionato un recinto elettrificato e svuotato la vasca, ma tale protezione non è definitiva né sufficiente, specialmente in vista delle nevicate invernali che possono danneggiare la recinzione e mettere fuori uso i pannelli solari di alimentazione. A seguito della prima messa in sicurezza, l’Ente Parco ha rapidamente autorizzato un progetto per la chiusura dell’invaso con pietre.  I lavori previsti per la messa in sicurezza sono da poco iniziati, bisogna ora procedere con celerità prima del peggioramento meteo invernale che potrebbe rendere ancora più difficili le operazioni. Il WWF ribadisce la propria disponibilità a collaborare, anche economicamente, agli interventi di messa in sicurezza definitiva e a monitorare la conclusione e l’efficacia dei lavori realizzati.
Lettera su situazione pericolo nell’areale dell’orso.  Questa mattina è partita una nota del WWF Italia a tutte le prefetture nei cui territori di competenza ricade l’areale dell’Orso bruno marsicano (L’Aquila, Pescara, Chieti, Teramo, Roma, Rieti, Frosinone, Isernia, Macerata, Ascoli Piceno, Perugia), ai Parchi Nazionali d’Abruzzo Lazio e Molise e della Majella, ai Parchi regionali dei Monti Simbruini e del Sirente-Velino, alle Riserve Naturali Regionali delle Gole del Sagittario, del Monte Genzana e Alto Gizio, di Zompo lo Schioppo, del Lago di San Domenico e Lago Pio, all’Autorità di gestione del PATOM, alle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Molise e Umbria e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Nella lettera, ricordando quanto è avvenuto il 15 novembre scorso, si chiede se gli Enti in indirizzo siano a conoscenza di ulteriori situazioni simili a quelle che hanno determinato la morte di 5 orsi nella vasca di Villavallelonga e se è stato quindi predisposto un elenco di tutte le realtà potenzialmente pericolose presenti nell’areale dell’Orso al fine di predisporre i necessari interventi e i successivi monitoraggi. Come dimostrano proprio i tragici episodi soprarichiamati, tale attività non può essere condotta esclusivamente nel e dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise poiché l’areale dell’Orso non coincide con il territorio di questo Parco, ma riguarda anche ampie zone solo in parte ricomprese in altre aree naturali protette.
A giudizio del WWF il reale rischio di compromettere la sopravvivenza della specie deve spingere le Istituzioni, in base al principio di precauzione, a mettere in opera ogni intervento possibile. E l’Associazione, come sempre, anche attraverso le sue organizzazioni locali, è disponibile a collaborare a tutte le iniziative che si intenderanno intraprendere per la salvaguardia dell’Orso bruno marsicano.
Interventi nell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario.
A questo riguardo il personale dell’Oasi WWF delle Gole del Sagittario, in collaborazione con il Comune di Anversa degli Abruzzi, ha già effettuato una serie di controlli sul territorio di sua competenza e in quello immediatamente limitrofo. Proprio nei pressi del confine dell’Oasi, sono state individuate due situazioni potenzialmente critiche legate sempre a punti di approvvigionamento idrico artificiale, dove, pur essendo stati presi già in passato dei provvedimenti, è bene rafforzare la sicurezza. Il personale dell’Oasi sta già programmando gli interventi necessari, che saranno realizzati nel più breve tempo possibile.
Un’ulteriore segnalazione riguarda poi una vasca fuori dalla zona dell’Oasi, al confine tra i Comuni di Ortona dei Marsi e Anversa degli Abruzzi, che, anche se è già coperta, richiede però un’opera di messa in sicurezza su due bocchette di approvvigionamento di piccole dimensioni che potrebbero rappresentare un pericolo per i cuccioli.
Stati generali dell’Orso.
Il WWF torna a ricordare la necessità di moltiplicare gli sforzi per la salvaguardia dell’orso bruno marsicano, specie a rischio estinzione. Da più di un anno l’Associazione chiede che siano convocati gli Stati generali dell’Orso che, ai massimi livelli istituzionali, fissino una road map di interventi a breve, medio e lungo termine per assicurare la conservazione dell’Orso nell’Appennino centrale.
Il lavoro effettuato all’interno del PATOM ha indicato gli interventi da operare e le strategie da seguire, ma è necessario dare loro concretezza. Gli Enti che incidono sull’areale dell’Orso devono mettere al primo posto la salvaguardia di questo animale quando pianificano gli interventi che possono avere, anche solo potenzialmente, effetti sulla specie.
La tutela dei circa 50 individui di orso bruno marsicano sopravvissuti richiede scelte decise e coraggiose, azioni concrete che non possono essere vanificate dallo sviluppo di impianti sciistici o dagli interessi dei gestori delle aziende faunistico-venatorie del versante laziale del Parco o, peggio, dal non spendere mille euro per chiudere una vasca

Like me now, la sfida social del WWF

Lun, 10/12/2018 - 00:00
Si chiamano, Umka Orso, Gigi Glamour e Joe_Rilla i tre nuovi influencers che stanno spopolando su Instagram. Sono tre giovani animali, orso polare, tigre e gorilla, che hanno scelto un modo molto creativo per attirare l'attenzione del pubblico. 
Come? Scegliendo il social più utilizzato del momento e assumendo, rispettivamente, la personalità e lo stile del travel blogger, della fashion blogger e del fanatico di fitness. Della serie, diventando influencers, forse il mondo si accorgerà di loro! 
Like Me Now è il nome della nuova campagna Social di Natale del WWF Italia dedicata a questi tre animali in via d’estinzione, per dar loro tutto l’aiuto di cui hanno bisogno. Da metà novembre ogni giorno ognuno dei tre personaggi racconta la sua vita quotidiana, tra viaggi, eventi glamour e sessioni di training, attraverso le stories dell’account instagram @WWFItalia.

Non pochi sono i personaggi del mondo del web, della tv e spettacolo che hanno iniziato ad interessarsi alle loro stories scegliendo di “sostenere” uno dei tre personaggi, a loro più affine. Primi tra tutti Edoardo Stoppa e Juliana Moreira, rispettivamente “amici” di Umka Orso e Joe_rilla ma anche la ginnasta Carlotta Ferlito “amica” di Gigi Glamour, l’attore Giulio Berruti (Umka Orso), l’ex nuotatore Massimiliano Rosolino (Joe_rilla) , la Iena Giovanna Nina Palmieri (Umka Orso) e ancora, Ludovica Sauer, Michelle Carpente (entrambe sostenitrici di Gigi Glamour), Francesca Barra (Umka Orso), le fashion blogger Irene Colzi, Giulia Latini, il modello Andrea Melchiorre (Gigi Glamour) e tanti altri…
Umka Orso è un travel blogger che gira il mondo, esplora posti bellissimi, e sembra divertirsi tanto ma forse il suo girovagare è motivato dal fatto che casa sua si sta sciogliendo e per lui e i suoi fratelli è arrivato il momento di lasciarla per sempre. “Le banchise artiche si sciolgono ad una velocità sempre maggiore e gli orsi polari devono percorrere distanze sempre più grandi per procurarsi cibo, e se i ghiacciai continuano a diminuire a questi ritmi, entro il 2050, avremmo perso per sempre il 30% degli Orsi Polari attualmente esistenti”. WWF Italia

Gigi Glamour è una tigre dal grandissimo stile e senso per la moda. Ama sperimentare outfit diversi ed ha appena lanciato una nuova linea di make-up rigorosamente cruelty free…invitando quindi a dire NO al bracconaggio e ai test sugli animali. 
“Oggi, sono solo 3.890 le tigri libere in natura e delle nove sottospecie di tigri riconosciute tre sono già completamente estinte, mentre le altre rischiano pericolosamente di scomparire per sempre!” WWF Italia. Joe_Rilla è il classico fanatico di fitness. Non manca mai un allenamento per tenersi in forma e sperimenta col cibo cercandone sempre di più proteico. Nonostante il suo impegno però è sempre più debole… la deforestazione lo sta privando del cibo e dell’habitat, mentre i bracconieri gli danno una caccia selvaggia. “Negli ultimi 25 anni, abbiamo perso il 60% dei gorilla di pianura e nella Riserva di Dzanga Sangha, oggi, ne restano poco più di 2.000 individui”. 

Like Me Now è una campagna del WWF Italia, ideata e creata con lo scopo di accrescere l’attenzione sui problemi di queste tre specie animali - orso polare, gorilla e tigre - che pian piano stanno scomparendo a causa dei cambiamenti climatici, del bracconaggio, del commercio illegale e della progressiva deforestazione del loro territorio.
Una campagna creativa che vive solo sulle stories Instagram e si avvale della collaborazione di influencers di varie categorie social (beauty, fashion, sport, travel) sfruttando la loro notorietà per una causa importante: l’ambiente e la salvaguardia di queste specie animali.  Per conoscere la loro storia, seguite la pagina Instagram del @wwfitalia
e troverete tutte le stories dei tre protagonisti con gli hashtag

#UmkaOrsoWWF
#GigiGlamourWWF
#Joe_RillaWWF 

Per sostenere Umka Orso, Gigi Glamour e Joe Rilla >>

I conflitti con l'uomo mettono a rischio la tigre siberiana

Dom, 09/12/2018 - 00:00
L’80% della mortalità di tigri in Russia è causata dall’uomo   Il futuro della tigre siberiana o dell’Amur, di cui sono rimasti 500 individui, dipende strettamente dalla conservazione dell’habitat forestale, dove la tigre caccia e si riproduce e dalla capacità di convivenza con le comunità dell’uomo. La conferma viene dal report WWF The Way of the Tiger, il primo a fare il punto sui conflitti uomo-tigre nell’estremo oriente russo. Il taglio legale e illegale delle foreste sta riducendo sempre di più i vasti territorio di cui la tigre dell’Amur ha bisogno per procacciarsi le prede. La diminuzione delle prede a causa della competizione con l’attività venatoria esercitata legalmente e illegalmente dalle comunità locali e il bracconaggio per il commercio e l’uccisione illegale a causa dei conflitti con le comunità locali. Sono queste le 3 sono le grandi minacce che mettono a serio rischio il futuro di questo felino straordinario, adattatosi ai climi freddi. I conflitti tra uomo e tigre dell’Amur sono la principale minaccia per questa sottospecie di tigre. Prevenire questi conflitti è una priorità per il futuro delle tigri dell’Amur, in quanto il più delle volte, questi conflitti, vengono risolti con l’uccisione della tigre. E su questo aspetto il WWF lavora sin dal primo progetto di conservazione lanciato nel 1994. Tra il 2000 e il 2017 i centri di riabilitazione sostenuti del WWF hanno ospitato 24 tigri. 13 sono state rilasciate in natura dopo aver ricevuto le cure necessarie, 6 sono morte a causa delle ferite riportate prima del trasferimento, 3 sono rimaste in cattività e 2 sono ancora in cattività nel centro Alekseevka. 10 delle 13 tigri rilasciate sono state marcate con trasmettitori GPS: di queste 5 sono tuttora segnalate come vive, 2 sono state uccise mentre il destino di 3 è tutt’ora incerto (potrebbero essersi liberate dal radiocollare). Oltre a riabilitare le tigri coinvolte nei conflitti, i centri svolgono l’importante compito di occuparsi dei cuccioli che hanno perso le loro madri a causa del bracconaggio e delle attività di ritorsione da parte dell’uomo durante i conflitti. Questi cuccioli rimangono nel centro finché non vengono ritenuti adatti al rilascio. Dopo il rilascio vengono monitorati, tramite rilevamento satellitare. Per il WWF nelle aree in cui si verificano i conflitti (attacchi all’uomo o al bestiame) devono essere organizzate delle squadre di pronto intervento: Rapid Response Teams (RRT) e allestiti dei Centri di riabilitazione e di monitoraggio (Rehabilitation Centres and Monitoring Facilities) per le tigri coinvolte nei conflitti, soprattutto se ferite o orfane. Gli RRT – cui WWF offre supporto logistico, tecnico e materiale - giocano un ruolo molto importante nel risolvere i conflitti rimuovendo animali feriti (che possono diventare molto pericolosi per l’uomo), malati o comunque non adatti alla vita in natura e portandoli nei centri, dove vengono riabilitate con l’obiettivo del successivo reinserimento in natura. Il centro di riabilitazione di Alekseevka (Provincia di Primorsky) è stato istituito nel 2012. Mentre quello di Utyos nella Provincia di Khabarovsk nel 1991. Uno dei principali successi del WWF nel sostenere questi centri di riabilitazione è quello di poter rilasciare tigri in natura. Ma devono essere potenziati gli sforzi antibracconaggio per evitare che i bracconieri possano approfittare delle situazioni di conflitto per uccidere le tigri. In questo modo sarà anche ridotto il numero degli animali feriti e dei cuccioli orfani. È possibile sostenere i progetti del WWF per difendere la tigre e tutte le altre specie a rischio attraverso il programma adozioni qui >>>   La tigre dell'Amur o tigre siberiana (Panthera tigris ssp. altaica) abita nell'estremo oriente della Russia, una regione montuosa coperta per oltre il 90% da foreste. La regione ha un clima unico, combinando condizioni invernali, con neve e temperature molto basse, ad estati miti. Il Nord ha un clima continentale, mentre nel sud ci sono i monsoni. Queste condizioni eterogenee permettono la coesistenza di una varietà di animali del sud come tigri dell’Amur, leopardi dell'Estremo Oriente, gatti della foresta dell’Amur, martore dalla gola gialla, orso nero himalayano, goral, sika, ecc. e animali del nord per esempio cervi, caprioli, alci, cinghiali, orsi bruni, lupi, zibellini, ecc. L'area ha una popolazione umana relativamente piccola rispetto alle regioni abitate da altre sottospecie di tigre. Meno di 3,5 milioni di persone vivono nell’area di distribuzione della tigre dell'Amur o nelle sue immediate vicinanze. Sono circa 100.000 le persone impegnate nella caccia legale. Al momento la tigre dell’Amur è catalogata come “Endangered” dall’IUCN Red List. Delle 7 sottospecie, la tigre dell’Amur è la più straordinaria per capacità di adattamento ai climi estremamente freddi della Siberia e per la bellezza degli animali. La pelliccia foltissima, le larghe zampe che le permettono di camminare sulla neve senza sprofondare, la testa grande e potente la rendono probabilmente il felino più spettacolare.

Venerdi nero per la natura d'Italia

Ven, 07/12/2018 - 00:00
Quello di oggi è stato un venerdì nero per la natura d’Italia. Infatti, dopo la notizia di un’aquila reale rinvenuta morta sull’appennino parmense e le notizie di un orso bruno (già seguito dai ricercatori dell’Universita di Udine) ucciso da un cacciatore in Slovenia, appena varcato il confine con l'Italia, poche ore fa le guardie del WWF hanno recuperato, in Calabria, la carcassa di un lupo, forse avvelenato. Proprio per definire le cause della morte la carcassa è stata trasferita all’Istituto Zooprofilattico di Catanzaro, dopo che erano stati allertati i Carabinieri Forestali e le autorità sanitarie competenti.
Di certo la Natura d’Italia ha subito una grave perdita con la scomparsa di tre animali che appartengono a specie particolarmente protette e che hanno bisogno di una forte tutela. I fatti di oggi confermano che non bisogna mai abbassare la guardia nella lotta per la tutela delle specie protette simbolo del nostro paese.

Ucciso l'orso Elisio appena superato il confine italiano

Ven, 07/12/2018 - 00:00
Elisio, un orso di 5 anni dotato di radiocollare dall’Università di Udine, è stato ucciso da un cacciatore nei boschi di Senozece, frazione di Divaccia, fuori dal territorio italiano oltre il confine fra Italia e Slovenia, dove la caccia agli orsi, purtroppo, è ancora legale.

In questo Stato, su una popolazione di circa 500 orsi, ogni anno ne vengono uccise alcune decine. Generalmente, la presenza del radiocollare dovrebbe rappresentare un deterrente per i cacciatori salvando i poveri orsi dall’abbattimento ma per Eliso non è andata così ed è stato ucciso.

L’orso Elisio era nato proprio in Slovenia, ma spesso sconfinava in Italia, arrivando fino al Veneto. Nel 2017 era stato munito di un radiocollare, che permetteva ai ricercatori dell’Università di Udine di seguirne gli spostamenti e studiarne così l’ecologia, acquisendo molti dati utili sulla specie.
La Slovenia ha un meccanismo di controllo della popolazione di orsi autorizzato dall’Unione Europea ma non esistono regole comuni per gli animali che, come Elisio, vivono lungo il confine e rischiano di essere esposti a questi terribili eventi. Un caso analogo si era verificato nel 2007 con l’uccisone di Bepi, un orso di 4 anni.

Tragedie come quella di Eliso rendono ancora più evidente la necessità e l’urgenza di misure transnazionali di conservazione per gli orsi che, purtroppo, non possono riconoscere i confini: cosa che in questo caso fa la differenza fra la vita e la morte. Il corridoio Italia-Slovenia, in particolare, riveste un ruolo cruciale per la colonizzazione delle Alpi da parte di orsi e altri importanti specie come la lontra, lo sciacallo, la lince e molte altre. Per questo motivo andrebbe prevista una grande zona cuscinetto di protezione.

Weekend alla scoperta di fenicotteri e molto altro nelle Oasi WWF

Ven, 07/12/2018 - 00:00
L’arrivo della stagione più fredda non ferma le attività nelle Oasi, che anche sabato 8 e domenica 9 dicembre saranno molte, per tutti i gusti e le età.
 
Sabato 8 dicembre, in Umbria, nella suggestiva cornice dell’Oasi WWF Lago di Alviano si terrà un nuovo incontro dedicato al birdwatching in compagnia di esperti, a partire dalle ore 15.

Lo stesso giorno, all’Oasi WWF Bosco San Silvestro, si potrà assistere allo spettacolo itinerante della rassegna Fiabe nel Bosco: “Passeggiando tra i folletti”. L’evento, adatto a famiglie e persone di tutte le età, si svilupperà in quattro quadri a cui si aggiungono prologo ed epilogo, dove il pubblico, accompagnato da elfi e folletti, incontrerà i personaggi del Natale più amati dai bambini: le renne, la Befana e Babbo Natale in persona.
 
Anche quest'anno la Riserva Padule Orti Bottagone partecipa alla terza edizione del FENI DAY - MEMORIAL FAUSTO CORSI, una giornata dedicata al fenicottero rosa che abita nelle zone umide della Toscana. Dalle Oasi di Orbetello a Orti Bottagone, infatti, si potrà partecipare alla conta degli esemplari presenti guidati da esperti rilevatori.  Sabato la visita guidata sarà dalle 9,30 all’Oasi Orti Bottagone, mentre domenica 9 l’appuntamento con il Feni Day sarà all’Oasi WWF Laguna di Orbetello, che dalle 9 e 40 propone visite guidate alla ricerca dei fenicotteri in laguna e attività didattiche per i più piccoli al Casale Giannella.
 
Alla Riserva naturale Cratere degli Astroni, come ogni sabato alle 15 e 30, una nuova avventura quasi “cinematografica” con la Sauronotte kids perfetta per le famiglie, che ogni domenica alle ore 10 e 30, invece, potranno partecipare al Dinotour Kids e saranno catapultate in un vero e proprio mondo perduto, dove una guida esperta ti accompagnerà nella natura alla scoperta dei dinosauri e degli altri animali preistorici.
 
Fino a domenica, dalle 9 e 45, non mancheranno le visite guidate al Monumento naturale Pian Sant'Angelo che prevedono una passeggiata in Oasi con pranzo al sacco.
 
Sempre domenica 9, alle 16, un nuovo appuntamento con "Cinema in BioMa” all’Area Marina Protetta di Miramare: protagoniste assolute saranno le tartarughe marine! Dopo la proiezione del film di animazione "Le avventure di Sammy", infatti, un biologo dell'Area Marina Protetta racconterà ai partecipanti curiosità, comportamenti e i rischi a cui vanno incontro questi straordinari animali, abituali frequentatori del Golfo di Trieste.