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WWF Italia

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Aggiornato: 58 min 42 sec fa

La riforma della legge sui parchi non aiuta la buona agricoltura

Gio, 27/04/2017 - 00:00
Le Associazioni dell’Agricoltura biologica e biodinamica esprimono un parere negativo sulla riforma della Legge quadro 394/1991 sulle aree naturali protette

Sarà solo l’agricoltura convenzionale a entrare nelle aree protette, sia a livello di rappresentanza che di vere e proprie coltivazioni. La riforma dei parchi in discussione alla Camera trascura l’innovazione e i valori dell’agricoltura biologica come fattore di mantenimento degli equilibri naturali e come attività che non danneggia gli equilibri ambientali. E’ questo il rischio concreto contro cui si scherano le tre associazioni rappresentative del mondo del biologico e del biodinamico.
AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica), Federbio (la Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica) e Associazione per l’Agricoltura Biodinamica esprimono critiche sostanziali sulla riforma della Legge quadro sulle aree naturali protette, ritenuta corporativa e inefficace per la promozione di una buona agricoltura in grado di tutelare adeguatamente le specie e gli habitat assicurando allo stesso tempo un reddito dignitoso per gli agricoltori che operano all’interno dei parchi.
Per le associazioni, l’ingresso di un rappresentante delle Associazioni agricole e della pesca all’interno dei Consigli Direttivi dei parchi nazionali sulla base dell’unico criterio della “rappresentatività politica” senza alcun riferimento alla loro reale sostenibilità ambientale è assolutamente inadeguato. Questo unico criterio risponde a una logica corporativa che porterà negli Enti Parco solo chi rappresenta e sostiene modelli di agricoltura convenzionale che hanno dimostrato di produrre impatti negativi su specie e habitat, inquinamento  delle acque e perdita di fertilità dei suoli.

Smog, Italia e' paese piu' colpito nella UE

Gio, 27/04/2017 - 00:00
Siamo al paradosso: l’Unione Europea è costretta a ricordare ad amministratori locali e regionali, nonché al governo italiano che l’inquinamento dell’aria da polveri sottili (PM10) sta provocando enormi impatti sulla salute dei cittadini italiani. La UE  sottolinea che l’Italia è il Paese più colpito nella UE e l’Agenzia Europea per l’Ambiente calcola che il PM10 abbia provocato oltre 66 mila morti.
Per il WWF la salvaguardia della salute dei cittadini italiani dovrebbe essere la prima preoccupazione di governi nazionali, regionali e locali, mentre mancano ancora serie politiche di sistema per affrontarne e abbatterne le cause, dal traffico all’energia e al riscaldamento.
È necessario un provvedimento quadro che assegni target e compiti alle singole amministrazioni: un provvedimento concepito, da subito, in modo integrato con le politiche di decarbonizzazione che presentano un ventaglio di soluzioni che portano validi co-benefici anche per l’inquinamento (dall’uso delle fonti pulite e rinnovabili, alla elettrificazione dei trasporti, all’efficienza energetica negli edifici che diminuisce drasticamente le necessità di riscaldamento, ecc).
È sempre più urgente un Piano trasporti e ambiente che affronti in modo organico la riorganizzazione e il ripensamento della mobilità, urbana e non, delle persone e delle merci, affrontando contestualmente il problema dell’inquinamento dell’aria e la necessità di decarbonizzare il settore. Vanno anche previsti obblighi e sanzioni adeguate per chi si ostina a usare combustibili e sistemi inquinanti.
Di grande importanza, inoltre, la decisione che verrà assunta domani dalla Commissione che deve approvare gli standard e imporre l’uso delle migliori tecniche disponibili per limitare l’inquinamento dei grandi impianti di combustione: vedremo se l’Italia starà dalla parte della salute.

Unione Europea, troppo poco per l'ambiente

Gio, 27/04/2017 - 00:00
Il WWF accoglie positivamente l’Action Plan for nature, people and economy approvato oggi dalla Commissione Europea. Il Piano include una serie di azioni prioritarie per assicurare la migliore gestione e protezione possibile ai siti patrimonio naturale europeo. Ma i governi della UE devono ora mettere in atto i loro impegni per una effettiva protezione della natura nel vecchio continente.
Andreas Baumuller, del WWF EPO (European Policy office) ha dichiarato: “L’Action Plan UE è un positivo impegno della Commissione Juncker per salvare gli habitat e le specie minacciate in Europa. Ci aspettiamo ora che questi impegni si traducano in immediate riforme delle politiche comunitarie, specialmente in tema di bilancio. È necessario prevedere un sostanziale incremento dei fondi per questo Action Plan, altrimenti l’obiettivo di salvare la natura europea minacciata resterà sulla carta”
Nel dicembre del 2016 la Commissione Europea ha confermato come le direttive UE “Uccelli” e“Habitat” siano i migliori strumenti per proteggere la natura in Europa e hanno annunciato azioni stringenti per sostenere questo importante percorso.  Le direttive dovrebbero proteggere il 20% del territorio europeo e il 6% dei mari, ma la situazione è purtroppo molto diversa: come ha dimostrato il WWF nel report “Proteggere la natura d’Europa”  oltre la metà delle aree protette nella Ue lo sono solo sulla carta, a causa di ritardi cronici e diffusi tra tutti gli stati membri.
L’Action Plan della Ue dà indicazioni per affrontare importanti lacune nell’implementazione delle direttive, come il grande ritardo nel completamento della Rete Natura 2000 (il più grande network di aree protette), e l’adozione delle necessarie misure di conservazione. Ma c’è ancora un importante ostacolo da affrontare: l’attuale budget UE copre appena il 20% dei fondi necessari per gestire correttamente i siti Natura 2000 (1). Il piano d’azione avrebbe dovuto sottolineare meglio l’urgenza di un aggiornamento completo di queste necessità finanziarie in tempo per il prossimo dibattito sul bilancio UE.
La Commissione Europea, inoltre, ha mancato di presentare le azioni specifiche per affrontare le cause della perdita di biodiversità, come agricoltura, energia e trasporti. Una strategia per fermare il declino degli impollinatori come le api e un impegno a realizzare una Rete Trans-Europea di infrastrutture verdi (TEN-G) per supportare progetti di recupero e rinaturazione su larga scala sono due tra le maggiori lacune.
Il WWF chiede alla Commissione Europea di presentare misure complementari per affrontare tutte le minacce alla biodiversità.


(1) La spesa richiesta per il mantenimento e il miglioramento della Rete Natura 2000 è stata stimata (per l’Europa a 27) in 5,8 miliardi di Euro l'anno. Appena il 9-19 % di questa cifra è presente nel bilancio della UE.

Colpita la scrittrice ambientalista Kuki Gallmann

Lun, 24/04/2017 - 00:00
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"Un esempio per il mondo della conservazione, la sua riserva in Kenia è diventata il simbolo della resistenza contro il bracconaggio: speriamo che si riprenda presto per tornare alle sue battaglie per difendere la natura d'Africa".

 

Tutti gli appassionati di natura d’Africa sanno chi è Kuki Gallmann. Per noi del WWF non è solo la grande scrittrice, che con il suo libro “sognavo l’Africa” ha avvicinato questo straordinario continente a tutti ma è soprattutto un eroe: una donna che da più di quarant’anni dedica la sua esistenza a proteggere gli animali africani oggetto delle sue battaglie, delle sue azioni, delle sue denunce, delle sue cure. 

 

La sua grande riserva in Kenya è diventata il simbolo della resistenza contro il bracconaggio, gli incendi, i crimini e l’ignoranza. Quella di Kuki è una guerra senza esercito e senza armi: una lotta non violenta e quotidiana dal fronte del Kenya per dare una speranza, un futuro, a quei meravigliosi elefanti quegli incredibili rinoceronti, quelle struggenti savane e foreste che tanto ci fanno sognare.

 

Kuki Gallman: WWF, il suo esempio deve essere lo stimolo per vincere la battaglia contro i crimini di natura.
"Un esempio per il mondo della conservazione, la sua riserva in Kenia è diventata il simbolo della resistenza contro il bracconaggio: speriamo che si riprenda presto per tornare alle sue battaglie per difendere la natura d'Africa"

Tutti gli appassionati di natura d’Africa sanno chi è Kuki Gallmann. Per noi del WWF, che negli anni passati l'abbiamo avuta come membro del nostro Consiglio Nazionale, non è solo la grande scrittrice, che con il suo libro “sognavo l’Africa” ha avvicinato questo straordinario continente a tutti ma è soprattutto un eroina: una donna che da più di quarant’anni dedica la sua esistenza a proteggere gli animali africani oggetto delle sue battaglie, delle sue azioni, delle sue denunce, delle sue cure. 

La sua grande riserva in Kenya è diventata il simbolo della resistenza contro il bracconaggio, gli incendi, i crimini e l’ignoranza. Quella di Kuki è una guerra senza esercito e senza armi: una lotta non violenta e quotidiana dal fronte del Kenya per dare una speranza, un futuro, a quei meravigliosi elefanti quegli incredibili rinoceronti, quelle struggenti savane e foreste che tanto ci fanno sognare.

"Mai stanca né rassegnata Kuki è per tutto il mondo della conservazione la voce dal fronte, la voce degli animali massacrati in un’orrenda guerra di bracconaggio e commerci illegali, la denuncia della distruzione delle foreste, la testimonianza contro gli interessi e la corruzione che voracemente distruggono le risorse più preziose del continente africano".

Ha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: "Se come dice l’ONU il 40% dei conflitti è causato dalla contesa delle risorse naturali, la battaglia di Kuki per proteggere la meravigliosa biodiversità africana e una battaglia globale e senza confini. Potrà essere vinta soltanto se la sua voce, i suoi appelli e le sue richieste di aiuto, raggiungeranno i cuori e le teste di chi può decidere di fermare i crimini di natura, il bracconaggio, l’usurpazione e la distruzione di un bene comune: la natura africana".

"Dopo il gravissimo attentato operato dagli interessi criminali che da sempre Kuki combatte e che il WWF condanna chiedendo che i responsabili vengano assicurati alla giustizia, non possiamo che sperare con tutta la nostra forza che si riprenda presto e che il questo orribile gesto criminale possa avvicinare ancora più persone alle sue battaglie e alla decisione di non lasciarla mai più sola", conclude Donatella Bianchi.

Earth Day, necessario invertire la rotta

Sab, 22/04/2017 - 00:00
Dalla Rivoluzione industriale ad oggi i cambiamenti prodotti dalle attività umane sono equivalenti a quelli che le grandi forze della natura hanno causato in 4,6 miliardi di anni
A 47 anni dal primo Earth Day, lanciato negli Stati Uniti il 22 aprile del 1970 con la mobilitazione di oltre 20 milioni di persone, la situazione ambientale del Pianeta è andata purtroppo peggiorando, anche se non manca la speranza di riuscire a invertire la rotta. Per il lasso di tempo che va dalla rivoluzione industriale ad oggi la comunità scientifica ha proposto un nuovo periodo geologico definito Antropocene, proprio perché gli effetti delle attività umane sul nostro pianeta sono ritenuti equivalenti a quelli che le grandi forze della natura hanno causato nell’arco dei 4,6 miliardi di anni di vita della Terra.
Autorevoli studiosi delle scienze dei cambiamenti globali (Global changes) hanno elaborato l’equazione dell’Antropocene, che certifica come, allo stato attuale, l’intervento umano causa complessivamente effetti nei cambiamenti del sistema Terra profondi e superiori a quelli dovuti alle forze di origine astronomica (ad esempio, irradiazione solare, caduta di meteoriti ecc.), geofisica (ad esempio, movimenti delle placche, terremoti, vulcani ecc.) e interna allo stesso sistema (ad esempio, ciclo del carbonio, interazioni interne alla sfera della vita, la biosfera ecc.).
I migliori studi scientifici disponibili documentano quanto la pressione sul Pianeta sia ormai a una soglia di saturazione: è sempre più chiaro che non si possono oltrepassare i cosiddetti confini planetari (Planetary boundaries). Oltrepassare questi limiti comporterebbe il passaggio di punti critici, cioè quegli effetti soglia superati i quali diventa realmente difficile per l’ampia comunità umana (oggi costituita da 7.4 miliardi di abitanti che si avviano ad essere 9.7 nel 2050 come documentano le Nazioni Unite) riuscire a gestirne le conseguenze.
Abbiamo già sorpassato i confini planetari relativi al cambiamento climatico, alla perdita della biodiversità, alla modificazione dei grandi cicli degli elementi chimici, come l’azoto e il fosforo, e alla trasformazione dei suoli e siamo in situazioni critiche per altri ambiti, come, ad esempio, l’utilizzo dell’acqua e l’acidificazione degli oceani. La conoscenza scientifica ci sta indicando significativi confini che sarebbe pura follia non rispettare. Non è un caso che l’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica “Science” sia dedicato proprio allo stato della natura sulla Terra e che la grande organizzazione scientifica che edita la rivista (l’American Association for the Advancement of Science, AAAS) è tra i patrocinatori della marcia per la scienza che da Washington ha contaminato tutto il mondo. Tutte le ricerche scientifiche ci dicono che senza che una natura sana e vitale non può esserci né sviluppo né benessere per l’umanità. Non solo la politica e l’economia devono riconoscere questo assunto ma le contabilità economiche non possono non dipendere da quelle ecologiche.
Per il WWF è fondamentale accelerare l’inversione di rotta che l’umanità deve avviare per perseguire la sostenibilità del proprio sviluppo, senza temporeggiare ulteriormente: è perciò cruciale che attuare subito l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico e dare concretezza ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile presenti nell’Agenda 2030, approvata da tutti i paesi del mondo. La sfida che abbiamo di fronte è senza dubbio epocale ma dobbiamo imparare a vivere in quello Spazio Operativo Sicuro (SOS) indicato dagli scienziati che si occupano di sostenibilità globale.

Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico WWF Italia

Per un'agricoltura attenta all'ambiente e alla salute

Ven, 21/04/2017 - 00:00
E’ stata lanciata martedi’ 4 aprile anche in Italia la Campagna europea per la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) promossa da un'ampia coalizione di Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica che insieme chiedono un radicale cambiamento dell’agricoltura europea.
Per comprendere l’importanza di questa campagna è utile ricordare che la PAC impegna oggi il 38% del bilancio dell’Unione Europea (per il nostro paese si tratta complessivamente di un investimento finanziario di 52 miliardi di euro nel periodo 2014 – 2020) e l’agricoltura è per questo il comparto economico e produttivo con il maggior sussidio comunitario. I risultati di questa politica restano però non soddisfacenti con un’agricoltura che continua a distruggere habitat naturali, eliminare specie selvatiche, contaminare l’aria e le acque e mette in pericolo la nostra salute (in particolare a causa dell’uso ancora elevato di prodotti chimici di sintesi accusati in molti casi di essere potenzialmente cancerogeni e mutageni).
E’ possibile sottoscrivere entro il 2 maggio la petizione >>

Possono aderire sia singole persone sia altre Associazioni o comitati di cittadini. E’ davvero importante riuscire a raccogliere un alto numero di adesioni, vi invitiamo pertanto a sottoscrivere la petizione ed invitare amici e parenti a fare altrettanto, divulgando la richiesta di adesione attraverso le vostre mailing list e canali social (Facebook e Twitter)

La campagna in Italia continuerà anche dopo il 2 maggio (termine della consultazione pubblica ufficiale della Commissione UE sul futuro della PAC) con una serie di eventi ed iniziative di comunicazione e di lobby istituzionale in relazione al percorso che portera’ ad inizio 2018 alla revisione di medio termine della PAC 2014 – 2020 (una sorta di mini riforma in vista del 2020). Obiettivo della campagna è riuscire ad introdurre fin da ora modifiche sostanziali alla politica europea del settore per rendere l’agricoltura europea piu’ sostenibile, sana, pulita e giusta.
Maggiori informazioni sul #CambiamoAgricoltura sono disponibili sul sito web della campagna

Vi ricordiamo inoltre che sono ancora aperte due importanti petizioni ECI (Iniziativa Cittadini Europei) promosse anche dal WWF Italia, collegate direttamente al tema dell’agricoltura sostenibile e riconosciute dalla Commissione Europea (per questo serve inserire nel format di adesione anche i dati di un documento di riconoscimento: carta d’Identità o passaporto):

Petizione People4Soil: con la quale chiediamo all’Unione Europea di adottare una specifica Direttiva per la tutela del suolo, sia per contrastare il consumo di suolo dovuto alla crescita  dell’urganizzazione e delle infrastrutture, sia arrestare il degrado e la perdita di fertilità del suolo causate dalle pratiche agricole intensive e industriali.
Per firmare questa petizione>>

Petizione #StopGlifosato: con la quale chiediamo all’Unione Europea di non rinnovare l’autorizzazione all’uso del diserbante Glifosato, il pesticida oggi più utilizzato in agricoltura e nella gestione del verde urbano, considerato dall’Istituto per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità potenzialmente cancerogeno per l’uomo e dichiarato dall’ECHA (l’Agenzia europea sulla valutazione della pericolosità delle sostanze chimiche) altamente tossico e nocivo per tutti gli organismi viventi nelle acque superficiali.

Per le due petizioni ECI è necessario raggiungere entro il prossimo mese di settembre 1 milione di firme in almeno 6 paesi membri dell’Unione Europea per impegnare la Commissione Europea ad adottare provvedimenti inerenti le richieste presentate con le due raccolte di firme.

Al via il campo antibracconaggio di Ischia

Ven, 21/04/2017 - 00:00
Prenderà il via il 22 aprile il Campo antibracconaggio organizzato dalle Guardie volontarie WWF nell'isola di Ischia e in costiera sorrentina, a difesa dei piccoli uccelli migratori. Si tratta di un appuntamento ormai consolidato, in un'area purtroppo a intensa attività di bracconaggio durante il passo migratorio primaverile. L’attività di monitoraggio e vigilanza straordinarie richiamerà le guardie volontarie del Panda da tutta Italia e andrà avanti poi per tutto il mese di maggio.
La presenza dei volontari WWF sul territorio si concentrerà soprattutto sull’isola di Ischia dove, insieme alle altre piccole isole del Tirreno Meridionale,  l’impatto del bracconaggio primaverile causa gravi danni, perché colpisce animali pronti per la nidificazione, ed è tesa alla tutela degli uccelli migratori, che in questi giorni stanno compiendo il viaggio di ritorno dai quartieri di svernamento africani verso le zone di riproduzione.

Il primo campo antibracconaggio WWF sull'isola risale al 1993,
quando Ischia era interessata da un bracconaggio primaverile di dimensioni abnormi.
L'attività delle Guardie WWF, in collaborazione con le Forze dell'Ordine dell'Isola e soprattutto grazie al costante impegno dell'Arma dei Carabinieri, ha permesso nel corso degli anni il sequestro di 80 fucili con matricola abrasa, decine di migliaia di cartucce, migliaia di trappole e centinaia di richiami acustici.

22 aprile è Earth Day

Gio, 20/04/2017 - 00:00
Giornata della Terra: “Ogni giorno in Europa degradati 500 ettari di terra fertile, serve una direttiva per proteggere il suolo!” Il 22 Aprile giornata internazionale di mobilitazione per dire stop al consumo di suolo, con la petizione europea #salvailsuolo. Da anni il progetto di legge contro il consumo di suolo è al palo
L'appello, rivolto a Claude Juncker e inviato in vista del 22 Aprile – Giornata Mondiale della Terra, fa riferimento all’obiettivo per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite ‘fermare il degrado di suolo a livello globale entro il 2030’ ed è rivolto alla Commissione Europea affinché faccia la sua parte, con la consapevolezza che le politiche europee hanno un’impronta molto profonda sui suoli e i territori del resto del mondo. A lanciarlo sono i promotori dell’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “People4Soil”, a nome delle 500 organizzazioni che hanno aderito al network europeo (www.salvailsuolo.it). Al presidente della CE si chiede di fermare il consumo di suolo sviluppando un quadro legislativo vincolante per gli Stati Membri, che riconosca al suolo lo status di “bene comune” proprio come l'aria e l'acqua.
La superficie agricola europea, pari a 170 milioni di ettari, benché ragguardevole, non è in grado di rifornire il mercato europeo delle materie prime, che dipende in larga misura dalle importazioni. Se abbiamo un così forte bisogno di terre coltivate, la priorità dovrebbe essere proprio quella di proteggere il nostro suolo! E invece ogni giorno nei Paesi della UE vengono urbanizzati o degradati 500 ettari di suolo, e in molti casi il degrado corrisponde a una perdita definitiva della risorsa, ad esempio in seguito a urbanizzazioni.
“Il suolo è la risorsa naturale più preziosa e scarsa in Europa, ma non la proteggiamo! Negli ultimi 50 anni, in Europa la superficie coperta di cemento e asfalto è raddoppiata, arrivando a 20 milioni di ettari: due volte la superficie agricola italiana. Senza contare tutte le altre minacce a carico dei suoli: 3 milioni di siti contaminati, 10 milioni di ettari gravemente danneggiati dall’erosione e 14 milioni a rischio desertificazione sono alcune cifre di danni già registrati. Se vogliamo che la comunità internazionale arresti il degrado di suolo, dobbiamo iniziare dalla nostra casa comune: è urgente una direttiva europea per la tutela dei suoli!”
In Italia la task force formata da ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food e WWF punta il dito anche sulla grave impasse del progetto di legge nazionale contro il consumo di suolo, da tre anni rimpallato dalle commissioni delle due Camere e, da 11 mesi, impantanato al Senato: “L’Italia per una volta poteva essere capofila europea, come primo Paese a darsi regole per il contenimento del consumo di suolo, ed invece quel provvedimento, che pareva sospinto da consenso unanime, sembra essersi infilato in un tunnel di cui ancora non si vede la fine”
Eppure una politica attiva a difesa del suolo è anche una politica di sicurezza e sviluppo economico: suoli sani e ricchi di sostanza organica consentono produzioni agricole di maggior qualità e più resistenti ai rischi climatici; allo stesso tempo fermare la cementificazione di suoli agricoli è l’unico modo per concentrare gli investimenti edilizi nei luoghi che hanno davvero bisogno di rigenerazione: le città. Si tratta di una politica di sviluppo di lungo termine, che salvaguarda le risorse e il patrimonio europeo, ma è anche il caposaldo delle strategie di mitigazione e adattamento climatico. Per questo nella Giornata Mondiale della Terra le 500 associazioni che hanno sottoscritto la lettera a Juncker chiamano a raccolta tutti i cittadini, invitandoli a sottoscrivere l'Iniziativa dei Cittadini Europei

Stop autorizzazioni ambientali farsa

Gio, 20/04/2017 - 00:00
Il WWF risponde al ministro Galletti: "In 15 anni di esperienza di applicazione di questo modello inventato nel 2001 per le cosiddette infrastrutture strategiche abbiamo visto il costo delle opere raddoppiare o triplicare"
Per 15 anni, dal 2001 al 2015, siamo andati avanti in Italia con la Legge Obiettivo e con procedure autorizzative semplificate, accelerate e poco trasparenti. L’amministrazione pubblica autorizzava progetti approssimativi e lacunosi, che non valutavano le ricadute delle grandi opere sul territorio e sull’ambiente. E così aumentavano a dismisura i costi:
  • Con un ricarico dell’800% del costo iniziale (da 1,5 miliardi di euro a oltre 6,2 miliardi per realizzare la metà dell’opera) nel caso del Terzo Valico dei Giovi, tra Liguria e Piemonte
  • Con un aumento del 600% rispetto al costo iniziale (da 1,5 miliardi di euro a 7,5 miliardi) per la linea ad AV ferroviaria Torino-Milano
  • Con un incremento del 200% del costo di partenza (dagli 800 milioni ai 2,4 miliardi di euro) per l’Auttostrada Bre.Be.Mi. (Brescia-Bergamo-Milano).

Tutto ciò è potuto accadere perché si davano le autorizzazioni per le opere dopo procedure di valutazione di impatto ambientale su progetti preliminari ampiamente carenti. Sembrava che tutto questo fosse superato con il nuovo Codice Appalti del 2016, ma il Governo ha trasmesso a metà marzo scorso un decreto legislativo alle Camere che ricade negli stessi errori del passato. 20 Associazioni ambientaliste, con in prima fila il WWF, chiedono di essere ascoltate e di non riproporre procedure di valutazione ambientale “farsa”.
Per richiamare il Governo alle proprie responsabilità le associazioni chiamano i cittadini a far sentire la loro voce mobilitandosi sui social network e in particolare partecipando al
  Twitter storm - venerdì 21 aprile,  dalle ore 12.00 alle 13.00
diffondendo il seguente messaggio:
 
“Stop autorizzazioni ambientali farsa che portano spreco territorio e soldi pubblici @glgalletti sulla VIA #icittadinidevonopartecipare”.
"Con la nuova procedura di VIA, proposta dal ministero dell'Ambiente si aumentano i costi per le casse dello Stato e per l'ambiente, inibendo la corretta informazione e la partecipazione consapevole del pubblico, al contrario di quanto stabilito dalla normativa comunitaria che si intenderebbe recepire e che chiede il rafforzamento della trasparenza di questa procedura", lo afferma il WWF, che ha inviato al Parlamento osservazioni critiche redatte insieme ad altre 19 Associazioni ambientaliste (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS) e contesta le affermazioni rese oggi alla Camera del Ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti

Con gli occhi della megattera

Mer, 19/04/2017 - 00:00
E' un punto di vista tutto particolare quello che emerge dalle straordinarie immagini diffuse dal WWF Australia: quello dei grandi cetacei che nuotano e si immergono nei mari antartici. Scienziati e ambientalisti hanno messo a punto una tecnica che ha permesso di piazzare alcune telecamere sul dorso di megattere e balenottere minori, catturando così immagini uniche che hanno permesso di fornire informazioni preziose su dove, come e quando questi cetacei si alimentano, sulla loro vita sociale e persino sulla forza del loro soffio commisurata allo strato di ghiaccio marino di superficie. Dati che consentiranno una migliore protezione delle aree di alimentazione dei mammiferi marini.
Le telecamere vengono applicate tramite una tecnica non invasiva, grazie a delle ventose, e restano sul dorso di questi giganti del mare tra le 24 e le 48 ore, fino a quando non si staccano e vengono poi recuperate dagli scienziati (localizzate grazie al GPS) e riutilizzate dopo aver scaricato i video.



Il WWF-Australia ha fornito finanziamenti per tre "cam-whale", che aiuteranno gli scienziati a capire meglio le aree di alimentazione più importanti dell'Oceano Antartico e l'impatto causato dal riscaldamento globale sullo strato di ghiaccio marino. La ricerca è stata condotta in collaborazione con gli scienziati dell' Australian Antarctic Division a Hobart e sotto gli auspici della Southern Ocean Research Partnership della Commissione baleniera internazionale (IWC-SORP).

WWF: si faccia piena chiarezza sul Centro Oli di Viggiano

Mer, 19/04/2017 - 00:00
Il fermo, disposto dalla giunta regionale di Basilicata, del Centro Oli ENI di Viggiano suscita contemporaneamente sollievo e preoccupazione. Sollievo perché sembra che la Regione Basilicata, dopo una controversa gestione, negli anni passati, di situazioni di allarme legate alle attività petrolifere, sul Centro Oli abbia scelto un nuovo approccio che ha portato a provvedimenti, in qualche modo, clamorosi.
Preoccupazione perché non è dato sapere con precisione nella storia petrolifera degli impianti lucani, attivi ormai da decenni, quanti episodi di analoga o anche maggiore gravità, sotto l’aspetto dell’inquinamento, si siano verificati, senza che ci fossero provvedimenti per bloccare i danni all’ambiente e alla salute.
I dubbi, sollevati da oltre vent’anni, sulla questione del petrolio in Basilicata e sul conseguente impatto forte e invasivo sul territorio, purtroppo hanno travato conferma. È sbagliato, infatti, vedere tutta la serie di incidenti e di allarmi che si sono susseguiti in questi vent’anni come se ognuno di essi fosse dovuto al caso o ad accadimenti fortuiti. La verità è che l’attività petrolifera è di tale peso sull’ambiente che è impossibile evitare che vi siano conseguenze, al netto delle rassicurazioni che vengono, di volta in volta, garantite.
Il WWF chiede piena chiarezza: sotto tutti gli aspetti ambientali e tecnici e, nel caso fossero riscontrati reati, anche giudiziari. Una ripresa delle attività del Centro Oli senza la certezza che queste possano continuare nel pieno rispetto della salute e dell’ambiente è semplicemente impensabile.
Il WWF, d’altro canto, sta intervenendo puntualmente per contrastare l'allargamento delle attività petrolifere, ad esempio presentando proprie osservazioni nei procedimenti di VIA riguardanti i permessi La Cerasa, Monte Cavallo e Pignola e il pozzo Gorgoglione 3. Ora è arrivato il momento di scelte strategiche per affrontare definitivamente la questione: si abbandonino definitivamente ipotesi di ulteriori ricerche ed estrazioni in territorio lucano e si inizi a predisporre, di concerto con le popolazioni coinvolte, una strategia di uscita dalle attività petrolifere in atto, creando nel più breve tempo possibile un’alternativa anche economica ed occupazionale.

Un cucciolo di faina salvato dal WWF

Mer, 19/04/2017 - 00:00
L'alta velocità sulle strade è sempre una pessima abitudine, che mette a rischio la nostra sicurezza e quella degli animali, che per i loro spostamenti hanno bisogno di spazi: mammiferi come ricci, tassi, faine e volpi, ma anche anfibi e rettili finiscono spesso sotto le nostre auto. L'ultimo episodio, avvenuto il 18 aprile, ce lo racconta Riccardo Di Giuseppe, Responsabile delle Oasi WWF del Litorale Romano.
Siamo alle porte di Roma, nel Comune di Fiumicino quando mamma faina sta attraversando la strada. Imprvvisamente giunge una macchina a folle velocità e purtroppo l'impatto è fatale: la povera faina muore sul colpo. In bocca trasportava il suo cucciolo, che rotola a bordo strada. Miracolosamente è ancora vivo. Piange e si dimena, cerca la mamma, ma lei è senza vita. Grazie all'intervento di alcune persone presenti e dello stesso Riccardo, il piccolo (pochi grammi di peso) è stato salvato e portato immediatamente al Centro recupero fauna selvatica di Roma.
“Per fortuna almeno lui si è salvato – racconta Di Giuseppe – L’ho immediatamente portato al Centro recupero fauna selvatica della Lipu a Roma. Una volta che il piccolo sarà cresciuto e indipendente, verrà liberato nell’Oasi WWF di Macchiagrande. Sicuramente faremo una bella festa".

Fulco Pratesi, Presidente Onorario del WWF, ha commentato così l'episodio: "Le strisce di asfalto che coprono in Italia quasi il 15% del territorio naturale e rurale, oltre a costituire un pietra tombale perpetua per la vita del suolo, rappresentano  una prima linea mortale per moltissimi animali, sopratutto se sbarrate da insuperabili guardrail in cemento armato. Tassi e volpi, ricci e puzzole, donnole e faine, istrici e gatti selvatici, orsi e lupi pagano ogni anno  dei tributi pesantissimi legati agli attraversamenti. Io stesso assistetti, anni fa, vicino all'Oasi di Bolgheri, all'uccisione di una donnola che inseguiva un ratto (che si salvò la vita). E ricordo ancora un cucciolo di faina dolcissimo che conobbi, assieme al grande Giorgio Celli, in un'Oasi WWF nei pressi di Carpi".

Anche i siti UNESCO violati dai bracconieri

Mar, 18/04/2017 - 00:00
Anche le zone più importanti e delicate del pianeta impoverite da trafficanti e bracconieri
Un nuovo rapporto del WWF pubblicato oggi sollecita ulteriori misure, immediatamente operative per fermare il bracconaggio e il commercio illegale delle specie protette dalla CITES, la Convenzione internazionale sul commercio delle specie minacciate di estinzione, nei luoghi più importanti, dal punto di vista naturale, del mondo, inclusi i siti UNESCO patrimonio dell'Umanità.
I siti naturali appartenenti al Patrimonio Mondiale dell’Umanità noti per la loro iconica bellezza, per il valore ecologico e la straordinaria biodiversità sono cruciali per la conservazione di molte specie rare, tra cui quasi un terzo delle 3.890 tigri rimaste allo stato selvatico e il 40% di tutti gli elefanti africani. Sono inoltre l’ultimo rifugio di specie in pericolo critico di estinzione, come il rinoceronte di Giava in Indonesia e la vaquita, la più piccola focena del mondo, endemica del Golfo di California in Messico ritenuta il mammifero marino più raro del mondo.
Eppure, nonostante il loro grande valore e lo stato di protezione, lo studio ha rilevato che il bracconaggio, il taglio illegale delle foreste e la pesca non autorizzata, continuano in circa il 30% dei siti naturali Patrimonio Mondiale, trascinando le specie in pericolo verso il baratro dell'estinzione e mettendo a rischio l’economia e il benessere delle comunità che dipendono da questi patrimoni naturali.
“I Siti naturali del Patrimonio Mondiale sono tra i più riconosciuti per il loro valore universale. Eppure il nostro rapporto dimostra non solo che molti di questi siti sono minacciati da attività industriali aggressive ma anche che, molto spesso, piante e animali sono sfruttati e commerciati illegalmente: se non ci saranno interventi immediati con sistemi di protezione più efficaci rischiamo di perderli per sempre. Prima che sia troppo tardi i governi devono raddoppiare gli sforzi e affrontare l’intera filiera che va dalla raccolta illegale al commercio di fauna e flora selvatici”. Dice Marco Lambertini, direttore generale del WWF Internazionale che aggiunge: “Per ottenere risultati più efficaci contro il bracconaggio, il commercio illegale, la trasformazione e il consumo di fauna e flora protetti, dobbiamo ottenere più collaborazione e integrazione tra CITES, Convenzione del Patrimonio Mondiale e autorità nazionali”.
La raccolta illegale di specie in siti del Patrimonio Mondiale sottrae alle comunità locali benefici sociali ed economici vitali. Più del 90% dei siti naturali Unesco producono benessere e turismo, oltre a fornire numerosi posti di lavoro. Molti di questi benefici dipendono direttamente dalla presenza di specie CITES. Il bracconaggio e la raccolta illegale alterano drammaticamente anche gli ecosistemi naturali. Solo nel 2016 abbiamo perso il 5% della popolazione di tigre di Sumatra e se questi livelli di bracconaggio continueranno, rischiamo di perdere in pochi anni le tigri di Sumatra. Questo avrebbe un effetto domino sulle foreste, che senza questi grandi carnivori carismatici perderebbero di valore e sarebbero ulteriormente deforestate per far spazio alle piantagioni di olio di palma.
Anche l'elefante africano è in pericolo: attualmente ne restano circa 415.000. Molti dei 20mila elefanti che vengono uccisi ogni anno dai bracconieri sono massacrati nelle aree protette e nei siti patrimonio dell’Unesco: un caso emblematico è il Selous National Park in Tanzania dove in meno di 40 anni la popolazione di elefanti si è ridotta del 90%: dai 110 mila elefanti presenti nel parco che è anche sito UNESCO si è passati ai non più dei 15 mila attuali.
“Questo rapporto fornisce una gamma di opzioni per migliorare ulteriormente il coordinamento tra la CITES e la Convenzione del Patrimonio Mondiale per la conservazione dei siti Patrimonio Mondiale Unesco”, dice John Scanlon, Segretario Generale CITES. “È essenziale che la direttiva CITES venga pienamente attuata e che questi siti siano inderogabilmente protetti. In tal modo si otterrebbe un risultato positivo per tutti, dalla conservazione del patrimonio naturale e della biodiversità, alla sicurezza delle persone e dei luoghi, dal benessere delle comunità rurali che dipendono da questi siti al futuro delle economie sostenibili”.
“Il traffico illegale di animali selvatici priva il mondo del suo patrimonio naturale, minaccia le comunità locali e ostacola gli sforzi globali per ridurre la povertà”, afferma Inger Andersen, Direttore Generale dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). “Questo rapporto ci impone di riflettere sui drammatici impatti che i crimini di natura (perpetuati spesso da sistemi criminali organizzati) possono avere nel mondo. Si tratta di impatti globali da cui neppure i siti Unesco riescono a sottrarsi. Questa è una sfida mondiale che può essere affrontata solo attraverso l'azione collettiva internazionale”.
Il rapporto sottolinea inoltre che una maggiore protezione e un maggiore controllo dei siti che sono patrimonio mondiale devono essere accompagnati da una maggiore azione per frenare la domanda di prodotti derivati dalla fauna e flora protetti. “Gli organi direttivi della CITES e della Convenzione del Patrimonio Mondiale riconoscono la necessità di continuare a migliorare le interazioni tra le due convenzioni, al fine di fermare i crimini di natura nei siti che sono Patrimonio Mondiale. Tutti gli attori coinvolti devono unirsi per intraprendere immediatamente le azioni necessarie per evitare danni irreversibili ai luoghi e alle specie più iconiche del mondo”, conclude Lambertini.
L'anno scorso, il WWF ha lanciato una campagna globale, “Insieme per salvare il nostro patrimonio comune”. L’associazione sta lavorando con i governi e con le aziende per proteggere i siti che rappresentano il patrimonio mondiale per le generazioni presenti e future. Il nostro obiettivo è quello di rafforzare l'attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale e spingere le aziende a rispettare standard di responsabilità e sostenibilità più elevati. Un precedente studio del WWF ha dimostrato come quasi la metà di tutti i siti naturali UNESCO siano minacciati dalle attività industriali nocive come l'estrazione di minerali e combustibili fossili e la costruzione di grandi infrastrutture, a scapito del futuro e del benessere di milioni di persone.

La guida WWF per un consumo sostenibile di pesce

Mar, 18/04/2017 - 00:00
Circa il 30% degli stock ittici del Pianeta è sovrasfruttato e che oltre il 60% è pescato al limite delle capacità biologiche. Consumare in modo sostenibile e consapevole è possibile: facendo la scelta giusta i consumatori possono contribuire alla soluzione. La Guida WWF al consumo responsabile di pesce è uno strumento utile per una scelta più giusta; e per rendere il tutto più piacevole ci sono anche ricette con le specie suggerite nella guida proposte da chef rinomati in tutta Europa.
 
“Scegliere nei supermercati, nei mercati e nelle pescherie pesce sostenibile sia sotto il profilo ambientale che sociale, è possibile: privilegiando, ad esempio, le specie disponibili che spesso vengono escluse dalle scelte dei consumatori”. Lo dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi, che aggiunge: “Scegliere pesce sostenibile aiuta la conservazione degli stock ittici nel lungo termine e contribuisce alla sussistenza di oltre 800 milioni di persone, che dalla pesca traggono sostentamento, e alla sicurezza alimentare dei consumatori”.  Ecco cinque semplici “suggerimenti” da utilizzare nelle nostra scelte:
 
1. SCEGLI IL PRODOTTO LOCALE
 
Nel Mediterraneo è possibile scegliere prodotti della pesca locale e artigianale a “miglio zero”. Rivolgiti al tuo pescivendolo di fiducia per sapere quali specie sono pescate nella tua zona.
 
2. ASSAGGIA LA DIVERSITÀ
 
Diversificare il pesce a tavola garantisce una pressione più bilanciata sulle risorse marine, che favorisce il mantenimento della biodiversità, che a sua volta rende gli ecosistemi marini più forti. Scegli specie non comuni: nel Mediterraneo ci sono oltre 500 specie di pesce commestibili ma solo una ventina sono quelle scelte abitualmente. Oltre a scoprire nuovi e sorprendenti sapori, il costo delle specie meno conosciute può essere inferiore a quello delle specie più conosciute, con un buon risparmio.
 
3. MANGIA SOLO PESCE ADULTO
 
Un pesce troppo giovane non ha ancora avuto il tempo di riprodursi. Chiedi al tuo pescivendolo di fiducia di controllare che tu stia acquistando pesce adulto. Così facendo, contribuirai a ricostituire le risorse ittiche.
 
4. CONTROLLA LA PROVENIENZA SULL’ETICHETTA
 
Nell’Unione Europea è un tuo diritto conoscere il nome completo del pesce che stai acquistando, la sua provenienza, se è stato pescato, allevato, se si tratta di pesce fresco o scongelato. In assenza di queste informazioni, chiedi. Se non ottieni risposta, non acquistare il prodotto.
 
5. ACQUISTA PRODOTTI ITTICI CERTIFICATI
 
Cerca di acquistare pesce certificato MSC (Marine Stewardship Council), ASC (Aquaculture Stewardship Council) o biologico per garantire una scelta secondo criteri di sostenibilità.

La nuova Guida WWF al consumo responsabile di pesce ottimizzata per i dispositivi mobili per un facile accesso anche durante lo shopping, fornisce indicazioni per le specie da scegliere o da evitare attraverso un intuitivo sistema a colori: rosso per le specie da evitare, giallo per quelle da scegliere con moderazione, verde per via libera al consumo, blu per specie certificate.

“La guida WWF rende semplice una scelta responsabile di pesce. È possibile aiutare gli oceani e milioni di persone che dipendono dalle preziose risorse marine per cibo e reddito. Preferendo il pesce locale oltre ad averne dei vantaggi qualitativi si sostiene anche la piccola pesca che utilizza sistemi di cattura selettivi e lavora nella legalità e che storicamente rappresenta un importante presidio per le nostre marinerie”, conclude la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

Abruzzo: asssociazioni all'attacco sul Parco Costa teatina

Mar, 18/04/2017 - 00:00
“Il mancato varo del Parco della Costa Teatina allontana i cittadini dalle istituzioni”
I ritardi favoriscono soltanto cemento e petrolio e non l’economia verde che serve al territorio


Una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: è questa la strada scelta dei responsabili abruzzesi di WWF, Legambiente, FAI, Italia Nostra, Pro Natura e Mare Vivo per sollecitare nuovamente la conclusione dell’iter istitutivo del Parco Nazionale della Costa Teatina, in lista d’attesa ormai da ben 16 anni.
Nel testo, inviato venerdì scorso con posta elettronica certificata, le associazioni ricordano che una analoga nota era stata indirizzata nel gennaio dello scorso anno all’allora presidente Renzi nella quale, sostanzialmente, si chiedeva anche a lui semplicemente di rispettare quanto disposto da leggi dello Stato. WWF, Legambiente, FAI, Italia Nostra, Pro Natura e Mare Vivo hanno ricordato a Gentiloni che gli ostacoli di volta in volta frapposti al varo di questa importante area protetta, portati avanti in nome di una visione politica miope e di una idea ottocentesca dell’economia, sono stati di fatto superati dalla nomina di un commissario ad acta per la perimetrazione che ha svolto il suo lavoro in tempi rapidi. È del tutto inconcepibile e illegittimo che neppure questo sia bastato per far uscire il provvedimento dalla palude in cui resta confinato da oltre tre lustri.
“Non crede, Presidente, – scrivono le associazioni - che un simile comportamento delle Istituzioni dello Stato, che bellamente ignorano persino le leggi, possa allontanare sempre di più i cittadini da coloro che oggi rappresentano quelle Istituzioni?”
Il mancato varo del Parco serve soltanto a chi, ignorando le speranze di rinascita di un territorio da troppi anni in crisi e “dimenticando” che il solo settore in grado di contrastare questa crisi è quello dell’economia “verde”, continua a scommettere su petrolio e cemento, risorse del passato e non certo del futuro, bloccando l’opportunità di creare una nuova dimensione di gestione e pianificazione territoriale, in modo da porre fine all’aggressione continua del nostro litorale.
Un tratto di costa che potrebbe finalmente parlare di un futuro economico, sociale e ambientalmente sostenibile con l’istituzione del Parco, rafforzando la strategia della Via verde e della Bike to coast, si trova invece a fare i conti con progetti datati e dannosi per il territorio, fuori da ogni visione innovativa di gestione. Ci riferiamo, tra l’altro, ai sequestri legati alla cementificazione selvaggia, alle annose speculazioni legate al porto di Ortona a al ritorno del progetto di Vastocem (oggi seguito da una nuova ditta) a ridosso della Riserva naturale di Punta Aderci, terza spiaggia più bella d’Italia.
Quest’ultimo progetto è casualmente sostenuto da Mario Olivieri, che fu uno dei proponenti, con Abruzzo Civico, della “risoluzione urgente” contro il lavoro dell’allora commissario Giuseppe De Dominicis approvata nel 2015 dal Consiglio regionale. Lo stesso consigliere regionale che si propone oggi, in un suo recente intervento a favore dell’insediamento industriale accanto all’area protetta, di presentare insieme al gruppo locale “Il Nuovo Faro” una proposta di riorganizzazione dell’area portuale vastese “in grado di garantire la salvaguardia ambientale con la tutela degli investimenti”, dimenticando di evidenziare che il leader del Nuovo Faro, Edmondo Laudazi, è il tecnico che ha firmato il progetto originario di Vastocem.
Al di là di questo e di altri progetti rischiosi per l’ambiente e per la collettività, che sulla Costa dei Trabocchi non mancano, le associazioni tornano a denunciare il nanismo politico che nel suo insieme esprime una palese incapacità di raccogliere (e forse anche di vedere) le sfide del nostro tempo, incapace di innovare e di migliorare la qualità della vita dei cittadini e che dà vita a una tragicommedia che, con responsabilità trasversali e con la pochezza di tanti, tiene all’angolo l’istituzione del Parco nazionale. Il risultato è che si permette a pochi di violare il territorio, complice l’inedia di chi continua a consentire che il provvedimento resti nel limbo nel quale è assurdamente confinato da oltre tre lustri.
 

Il fratino in Abruzzo, report WWF

Mar, 18/04/2017 - 00:00
Anche quest'anno il WWF Abruzzo ha presentato un report sulla presenza del fratino sulla costa abruzzese con i dati della stagione 2016

Il Report riepiloga i dati delle attività e dei monitoraggi sulla specie portati avanti dal WWF Abruzzo, dall’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”, dal Gruppo Fratino Vasto e da tante altre organizzazioni e realtà locali che lungo la costa abruzzese si adoperano per la tutela di questo piccolo trampoliere. I nidi presenti lungo la costa abruzzese sono stati monitorati da volontari che li hanno seguiti fino alla schiusa e all’involo. Nella fase precedente l’avvio della stagione balneare il WWF ha inviato a tutti i comuni abruzzesi le “Linee guida per la tutela del fratino”, mentre l’Area Marina Protetta ha gestito un data-base delle segnalazioni di nidi inviate ai Comuni. Sono state organizzate anche giornate di sensibilizzazione con le scuole e con i turisti e attività di pulizia a mano dei tratti di spiaggia dove il fratino è segnalato.

“Il bilancio del 2016 presenta alcuni elementi positivi”, dichiara Fabiola Carusi, responsabile WWF Abruzzo per il Progetto Salvafratino. “Sono stati monitorati 15 siti e i risultati forniscono un quadro in miglioramento rispetto al 2015, sia per il numero di nidi riscontrati che per quanto attiene alle uova che sono giunte alla schiusa. Permangono però tutte le criticità riscontrate negli anni passati: la continua perdita di habitat (erosione della costa e urbanizzazione), il disturbo antropico (pulizia meccanica dell’arenile, occupazione totale delle spiagge per attività turistiche, raccolta di molluschi, pesca sportiva), la predazione dei nidi da parte di mammiferi (ratti, ricci, volpi, cani e gatti vaganti) e uccelli (gazze, cornacchie grigie, gabbiani reali) stanno veramente mettendo a rischio la presenza di questa specie anche sulla nostra costa. La scomparsa del fratino sarebbe un danno enorme dal punto di vista ambientale, ma anche da quello economico: la presenza di una specie così importante rende più appetibile l’offerta turistica come testimonia anche il fatto che la presenza di questo uccello è uno dei criteri di assegnazione della Bandiera Blu”.

“Anche nel 2016 la nostra Area Marina Protetta ha promosso il Progetto Salvafratino in collaborazione con il WWF e le altre realtà del territorio”, dichiara Leone Cantarini, Presidente dell’Area Marina Protetta “Torre di Cerrano”. “Diverse sono le misure per la tutela della specie che sono previste nel Regolamento dell’AMP che è stato approvato recentemente dal Ministero dell’Ambiente. Alle disposizioni da rispettare, però, da sempre affianchiamo un’opera di sensibilizzazione verso cittadini, turisti e operatori: è nostra convinzione, infatti, che la salvaguardia del fratino e del suo habitat dipenda dall’attenzione di tutti verso la tutela ambientale, fondamentale anche per una corretta valorizzazione del nostro territorio e del nostro mare”.

“Il report 2016 ci segnala una situazione in miglioramento”, conclude Dante Caserta Vicepresidente del WWF Italia che al Fratino ha dedicato una specifica linea di intervento tra le attività 2017. “Il Progetto Salvafratino si conferma un progetto di conservazione dal basso che coinvolge decine e decine di volontari in Abruzzo e che sta dando i suoi frutti. E anche nel 2017 si stanno attuando, tra mille difficoltà, i monitoraggi sulla specie e le iniziative di tutela. Le attività messe in atto dai volontari sono tantissime: abbiamo però anche bisogno di attenzione da parte delle Istituzioni e degli operatori balneari. Ancora oggi tanti nidi vengono distrutti volutamente o accidentalmente: contro i vandalismi sono necessari più controlli anche da parte delle Forze di polizia nazionali e locali, mentre per le distruzioni accidentali basta seguire i suggerimenti che forniamo gratuitamente a chiunque ce ne faccia richiesta per garantire la presenza di questo piccolo trampoliere sulle nostre spiagge”.