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La lotta ai cambiamenti climatici e la cooperazione internazionale: il caso del Kenya

WWF Italia - Lun, 17/02/2020 - 00:00
L’impatto dei cambiamenti climatici nella cooperazione internazionale e le risposte possibili, con un’attenzione particolare alla gestione delle risorse forestali e alla promozione di energie rinnovabili: questo il tema del convegno che si terrà il 18 febbraio all'Università degli studi di Milano e organizzato da Mani Tese.
Nel corso del convegno verranno presentati i risultati del progetto “IMARISHA Energie rurali per la lotta al cambiamento climatico e la salvaguardia ambientale” promosso in Kenya da Mani Tese in partenariato con Network for Eco-Farming in Africa (NECOFA), Università degli Studi di Milano, Climate and Development Foundation (CDF), Cooperativa Eliante e WWF Italia e realizzato con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).
L’obiettivo generale del progetto è la salvaguardia ambientale nel complesso della foresta Mau, il più importante polmone verde del Kenya, e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali attraverso la partecipazione delle comunità ai processi di gestione delle risorse naturali, l’accesso alle energie rinnovabili e lo sviluppo di attività economiche sostenibili e ad alto valore sociale.

Il 14 febbraio anche i fratini festeggiano San Valentino

WWF Italia - Ven, 14/02/2020 - 00:00
Complici anche le temperature molto meno fredde rispetto al consueto, sulle spiagge abruzzesi in questi giorni si iniziano a vedere le prime coppie di Fratino per l’avvio della fase del corteggiamento.
“Da un lato è sicuramente un bel modo per festeggiare San Valentino e la festa degli innamorati”, dichiara Filomena Ricci, delegata regionale del WWF Abruzzo. “Dall’altra però siamo preoccupati per i segni sempre più evidenti dei cambiamenti climatici in atto e per la necessità di attivarsi da subito per la tutela di questa specie che nidifica proprio sul litorale ed è messa a rischio dal livellamento e dalla pulizia meccanica delle spiagge, dai cani e gatti vaganti e da atti di vandalismo sui nidi”.
Anche quest’anno il WWF Abruzzo, nell’ambito del Progetto Salvafratino Abruzzo che porta avanti insieme all’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano”, ha inviato una nota ai 19 comuni costieri abruzzesi e alle aree naturali protette presenti sulla nostra costa con allegate le “Linee guida per Amministrazioni Comunali in merito alla gestione del Fratino (Charadrius alexandrinus)”: un breve documento (riportato in calce al presente comunicato) che fornisce alcuni semplici suggerimenti per tutelare questo piccolo uccello nidificante anche sulle spiagge della nostra regione e purtroppo in forte declino in tutta Italia.
Il numero dei Fratini è infatti in calo anche da noi, come si evince dal dossier “Il Fratino in Abruzzo” recentemente pubblicato dal WWF con i dati dei censimenti e dei monitoraggi condotti fino all’estate 2019, nonché il quadro delle attività svolte negli ultimi anni. Il dossier è gratuitamente scaricabile al link: https://d24qi7hsckwe9l.cloudfront.net/downloads/il_fratino___estratto_drn_59_autocopertinato.pdf
 
Nel 2019 i nidi censiti e seguiti dai volontari del Progetto Salvafratino sono stati 43, ma solo in 22 casi la cova si è conclusa con successo. Più della metà dei nidi sono stati individuati in due siti: la spiaggia di Ortona e la Riserva regionale del Borsacchio a Roseto degli Abruzzi. In altre aree dove i fratini erano presenti in passato come Vasto e Pescara sembrano invece scomparsi, almeno come sito di nidificazione.
“Grazie ai volontari che operano sulla costa da soli o all’interno di associazioni e comitati, da anni portiamo avanti campagne di monitoraggio dei nidi presenti sulle spiagge abruzzesi, oltre a giornate di pulizia a mano di tratti di litorale interessati dalla presenza di nidi, attività di comunicazione e programmi di educazione ambientale con le scuole”, dichiara Fabiola Carusi, referente del WWF per il Progetto Salvafratino Abruzzo. Segnaliamo a tutte le amministrazioni competenti i nuovi nidi ricordando di mettere in atto alcuni accorgimenti relativi a pulizia delle spiagge, controllo dei cani e dei gatti vaganti, tutela della vegetazione spontanea, ecc. per non arrecare danni o disturbo alla specie. Le stesse Ordinanze balneari che la Regione Abruzzo promulga all’inizio della stagione stabiliscono che, nelle operazioni di livellamento e allestimento delle aree in concessione e delle spiagge libere comunali, devono essere salvaguardate le zone vocate al fine di consentire la schiusa delle uova del Fratino. E la FEE da alcuni anni ha inserito tra i criteri di aggiudicazione della “Bandiera Blu” la tutela del Fratino oltre a quella della tartaruga Caretta Caretta”.
Il Fratino, proprio perché registra una consistente regressione in Italia e in Europa, è una specie fortemente protetta da norme nazionali e internazionali. Ma la sua salvezza dipende dalle azioni concrete che si vorranno mettere in atto per la tutela sue e dei suoi habitat.
“Comuni, aree protette e Regione devono impegmarsi molto di più di quanto hanno fatto finora”, conclude Filomena Ricci. “Ma anche i singoli cittadini possono essere d’aiuto, partecipando da volontari al Progetto Salvafratino Abruzzo. Bastano anche poche ore per vigilare su brevi tratti di spiaggia e partecipare così ad un grande progetto di conservazione dal basso. Rivolgiamo un invito a tutti coloro che sono interessati a scriverci a abruzzo@wwf.it.

WWF Italia e fondazione CIMA insieme per i cetacei

WWF Italia - Ven, 14/02/2020 - 00:00
Celebrare e proteggere i giganti del Mediterraneo nella Giornata mondiale delle balene, in particolare quelle che vivono nel Santuario Pelagos ancora minacciate da inquinamento da plastica, acustico e traffico marittimo. Balenottere comuni, capodogli, globicefali, delfini, tursiopi, stenelle e il meno conosciuto zifio popolano il Santuario Pelagos, in vigore dal 2002 grazie a un accordo sottoscritto da Francia, Italia e Principato di Monaco. Per proteggere questi giganti del mare -e i più piccoli delfini- è nata una nuova collaborazione tra Fondazione CIMA e WWF, enti entrambi impegnati da anni nella difesa della biodiversità: il Protocollo d’Intesa annunciato oggi prevede il sostegno reciproco dei programmi per la tutela del mediterraneo e per la sostenibilità delle attività antropiche tra cui, in particolare whale watching e traffico marittimo.   Balene e delfini rappresentano, infatti, una ricchezza non solo in termini di biodiversità, ma attraggono un pubblico sempre più nutrito di whale-watchers. È importante quindi non solo promuovere l’interesse per la biodiversità marina in generale, ma garantire che vengano rispettate le regole per non creare disturbo agli animali durante l’osservazione, come ad esempio, l’attuazione del Codice di condotta per l’osservazione dei cetacei nel Mediterraneo – di ACCOBAMS e Pelagos.    A tale fine, nell'ambito del progetto europeo Interregionale Marittimo EcoSTRIM, la Fondazione CIMA si occupa d'implementare la certificazione High Quality Whale Watching® sviluppata dai segretariati di ACCOBAMS e Pelagos.    «In Italia, il whale watching è nato in Liguria all'inizio degli anni '90. In pochi anni l'attività si è sviluppata velocemente, arrivando a poter essere considerata una vera e propria attrazione per la regione. Negli ultimi anni, inoltre, la sua diffusione ha interessato praticamente tutte le regioni italiane che si affacciano sul mare, incluse alcune realtà presenti in Adriatico. Un censimento da noi effettuato ha contato circa 40 operatori dislocati nel territorio italiano, un numero probabilmente sottostimato- spiega Aurélie Moulins, ricercatrice dell'ambito Ecosistemi Marini della Fondazione CIMA-. Il whale watching può essere praticato in diversi modi: escursioni giornaliere su motonavi o in gommone e anche settimane vacanza in barca a vela. Per questo è difficile dare dei numeri sulla quantità di partecipanti. Inoltre, a oggi non esiste un 'regime' legislativo a riguardo. Ecco perché, da qualche anno, il segretariato ACCOBAMS ha registrato il marchio High Quality Whale Watching®, sviluppato in collaborazione con il segretariato Pelagos: il marchio certifica gli operatori che s'impegnano a effettuare l'attività seguendo precisi criteri di sostenibilità e il Codice di condotta per l’osservazione dei cetacei nel Mediterraneo. A febbraio inizierà il secondo corso per la certificazione, tenuto da Fondazione CIMA nell'ambito del progetto EcoSTRIM».   Altro importante punto d'incontro per le attività del WWF Italia e della Fondazione CIMA è quello legato alla riduzione del rischio di collisione tra le grandi navi e i cetacei. Come partner del progetto Interreg Marittimo SICOMAR plus, infatti, la Fondazione porta avanti attività di ricerca e monitoraggio che hanno lo scopo d'identificare le zone ad alto rischio, dove le rotte di navigazione incrociano gli hot spot della presenza di balenottere e capodogli. Insieme, i due enti saranno impegnati a organizzare iniziative educative e formative che mirino a salvaguardare le specie, e a promuovere le tecnologie disponibili in grado di ridurre le collisioni con i cetacei.   “La conservazione dei cetacei nei mari del mondo dipende da una serie di importanti fattori, tra cui la nostra capacità e volontà di mitigare l'impatto del traffico marittimo e ridurre l’inquinamento acustico - ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia – Con un tasso di crescita del 3-4% l'anno, il traffico marittimo nel Mediterraneo è quasi raddoppiato dal 2002 e continuerà ad aumentare. Un impatto non sostenibile che concentra in uno specchio d’acqua il 19% del traffico mondiale e che, allo stesso tempo, ospita il 7,5% di tutte le specie marine del pianeta. Come WWF abbiamo anche raccolto evidenze scientifiche sul problema dell’inquinamento acustico nell’area di Pelagos, evidenziando una carenza di linee guida specifiche per mitigare e contenere il rumore prodotto dalle navi. La collaborazione con Fondazione CIMA potenzierà le nostre attività sulla difesa del mare. Nel 2020 avvieremo anche un programma specifico per il monitoraggio dei cetacei grazie a una nuova Community che ‘salperà’ nei prossimi mesi, le VELE DEL PANDA, a bordo delle quali biologi e ricercatori potranno raccogliere dati attraverso survey visivi e acustici, foto-identificazioni, studio del comportamento, analisi dell’inquinamento acustico e monitoraggio della marine litter”.   «L'ambiente marino è da sempre una risorsa fondamentale per le attività antropiche; allo stesso tempo, proprio queste ne hanno messo a rischio il delicato equilibrio. Proprio alla tutela della vita marina è dedicato infatti l'obiettivo 14 dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, mentre l'obiettivo 17 sottolinea l'importanza della partnership. L'intesa firmata con il WWF Italia unisce questi due obiettivi e rappresenta quello in cui la nostra Fondazione crede da sempre: è la condivisione delle conoscenze e degli sforzi a consentirci di lavorare efficacemente per un mondo più sostenibile», conclude Moulins.

Cinque perle dal grande Nord

WWF Italia - Gio, 13/02/2020 - 00:00
Un grande ritorno quello del cigno minore che, con un singolo esemplare, aveva già svernato in oasi da dicembre 2013 a marzo 2014. Questa volta si è palesato di nuovo, addirittura con cinque individui, scegliendo il Lago di Alviano (provincia di Terni) come unico sito in Umbria. Molto raro e specie protetta, solo accidentalmente raggiunge l'Italia e in via del tutto eccezionale si spinge oltre le regioni settentrionali.
Speriamo si lasci ospitare ancora un po' e si conceda di nuovo alla nostra vista prima della sua ripartenza per la nidificazione nella lontana tundra artica. Grazie ai cigni minori per la loro maestosa bellezza. L'ornitologo ha affermato che sicuramente è il più alto numero di individui mai osservato insieme in Italia
Foto di Stefano Laurenti

Festeggiare l'amore può salvare le specie in pericolo

WWF Italia - Mer, 12/02/2020 - 00:00
La popolazione del Leopardo delle nevi è calata del 20% negli ultimi 20 anni; nei prossimi 35 anni rischiamo di perdere fino al 30% della popolazione di Orso Polare e in Antartide sono meno di 50 colonie di Pinguino Imperatore
Lo scorso 6 febbraio, nella base di ricerca argentina Esperanza della penisola Antartica, è stata registrata una temperatura di 18,3°C, la più alta mai misurata in Antartide. Il dato è stato confermato dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), appena un mese dopo che gli scienziati hanno dichiarato che il 2019 è stato il secondo anno più caldo in assoluto. 
Il riscaldamento degli oceani e lo scioglimento delle calotte glaciali e dei ghiacciai terrestri stanno causando un rapido innalzamento del livello del mare che, entro il 2050, potrebbe interessare aree abitate da quasi un miliardo di persone. L’umanità negli ultimi due secoli ha aumentato il tasso di estinzione naturale delle specie, amplificando di almeno 100 volte quello riscontrato in condizioni preindustriali. Alle minacce per la biodiversità legate alla distruzione e frammentazione degli habitat, al prelievo non sostenibile ed all’introduzione di specie invasive, tra i fattori più devastanti sulla biodiversità oggi assume un ruolo primario anche il cambiamento climatico. Nessun’area del pianeta è e sarà risparmiata dagli impatti del riscaldamento globale e, sebbene il dibattito scientifico continui, alcune stime parlano di un incremento del tasso di estinzione fino al 54% a causa del climate change. 

Fra le specie simbolo più sensibili agli effetti del riscaldamento globale, ci sono il Pinguino imperatore, l’Orso polare e il Leopardo delle nevi: tutte specie adattate a vivere in ambienti estremamente freddi, e che proprio a causa della trasformazione del loro habitat, rischiano di scomparire nei prossimi decenni. 

Pinguino Imperatore. In Antartide oggi si contano solamente poco meno di 50 colonie di pinguini imperatore (Aptenodytes forsteri), composte da circa 270-350.000 individui. Alcune di queste colonie si sono dimezzate negli ultimi 30 anni, a causa della scomparsa di circa il 60% della banchisa polare dove vivono. Con l’attuale trend di aumento della temperatura globale si teme per la sopravvivenza di questa specie nel prossimo futuro. Lo svuotamento degli oceani dovuto alla pesca industriale è un’altra importante minaccia sul futuro dei pinguini

Orso polare. Specie simbolo dell’Artico, uno degli ecosistemi più fragili e a rischio per il cambiamento climatico, l’Orso polare (Ursus maritimus) vede la sua sopravvivenza sempre più minacciata. I ghiacci marini del Polo Nord ospitano 19 popolazioni di orso polare, distribuite, in particolare, tra Canada, Alaska, Russia, Isole Svalbard (Norvegia) e Groenlandia. Oggi la popolazione mondiale è stimata tra i 22.000 e 31.000 individui, il 60% dei quali si trovano in Canada. Alcuni studi sottolineano l’elevato rischio di perdere fino al 30% della popolazione mondiale di orso polare entro i prossimi 35 anni se i trend di fusione dei ghiacci polari e di scomparsa di habitat idoneo proseguiranno alla stessa velocità degli ultimi decenni.  A conferma di questa preoccupante prospettiva, secondo l'organizzazione Polar Bears International, la popolazione di orsi nella baia di Hudson, in Canada, ha subìto una riduzione del 30% tra il 1987 e il 2017. L'inquinamento industriale, lo sfruttamento petrolifero e l'apertura di rotte di trasporto nell'Artico sono altre minacce che, assieme alla perdita dei ghiacci artici, che costringe gli orsi a estenuanti spostamenti per trovare cibo, rendono concreto il rischio di estinzione per il carnivoro terrestre più grande del pianeta, già classificato tra le specie vulnerabili nelle Liste Rosse della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), e aumentano anche indirettamente i potenziali conflitti tra la fauna selvatica e l’uomo. 

Leopardo delle Nevi. Distribuito nei sempre più fragili e gelidi ambienti montani dell’Asia centrale, il Leopardo delle nevi (Panthera uncia) è tra le specie più sensibili ai cambiamenti climatici, ed è classificato dalle Liste Rosse della IUCN come specie vulnerabile e in preoccupante declino negli ultimi decenni. Oggi ne restano in natura solo tra i 3.920 e 6.390 individui. Scomparsa dei ghiacci e delle nevi provocata dal climate change, bracconaggio e conflitti con le comunità locali hanno portato ad un declino del 20% della popolazione negli ultimi 20 anni, e in molte aree le popolazioni di leopardo delle nevi stanno scomparendo. Il cambiamento climatico aggraverà queste minacce e potrebbe peggiorare una situazione già precaria. Un recente studio della Berkeley University, pubblicato sulla rivista Biological Conservation, ha dichiarato che entro il 2070 solo un terzo dell’areale del felino tibetano potrebbe resistere agli effetti del riscaldamento globale, ipotizzando per lo stesso motivo un calo dell’82% della popolazione del raro predatore in Nepal e dell’85% in Bhutan entro i prossimi decenni. Tra le varie cose l’aumento delle temperature e la scomparsa delle nevi spinge gli allevatori a portare il loro bestiame in luoghi prima inaccessibili, aumentando il rischio di conflitti con il raro felino con conseguenze negative sia per le comunità locali sia per la specie in via d’estinzione. 

Per limitare i drammatici effetti del climate change occorre non solo proteggere i sistemi naturali ma in particolare dimezzare le emissioni di CO2 provocate da attività antropiche entro il 2030. Per farlo i Paesi devono aggiornare con ambizione i loro piani nazionali per il clima, per limitare il riscaldamento globale a massimo 1,5°C sopra i livelli preindustriali. Questo per l'Europa vuol dire puntare a una riduzione delle emissioni di gas serra del 65% entro il 2030.
Ma in fondo i Paesi siamo noi: ognuno di noi può fare qualcosa per proteggere le specie messe in ginocchio dal riscaldamento globale e approfittare di una festa come San Valentino per festeggiare l’amore aiutando la natura, grazie all’adozione di una specie a rischio sul sito wwf.it/sanvalentino.

I fondi raccolti con le adozioni pinguino saranno utilizzati da WWF Italia per la creazione di una rete di aree marine protette, di progetti di pesca sostenibile e per la lotta costante alla riduzione dei cambiamenti climatici. Per l’orso polare il WWF ha creato il progetto “Last Ice Area”, riferendosi ad una delle aree meglio conservate dell’Artico, a cavallo tra Canada e Groenlandia per fare in modo che l’area sia gestita e tutelata per il benessere e la sopravvivenza degli orsi polari e delle altre specie artiche. L’adozione di un leopardo delle nevi, infine, contribuirà a finanziare le difficili ricerche su questa specie, come l’uso di trappole fotografiche e radiocollari satellitari, per raccogliere più dati possibili su questo grande felino sfuggente e sulle minacce che ne mettono a rischio la sopravvivenza.

Da Sanremo il regalo dei Pinguini tattici nucleari alla natura

WWF Italia - Dom, 09/02/2020 - 00:00
Complimenti ai Pinguini Tattici Nucleari, non solo per il bellissimo risultato raggiunto al 70esimo festival di Sanremo, dove si sono classificati terzi, ma perchè anche in questa occasione non si sono dimenticati della natura e hanno dimostrato come insieme si possa fare molto. 

Proprio nella settimana in cui tutti i riflettori sono stati puntati sulla kermesse infatti, la band, da sempre sensibile alle tematiche ambientali, ha scelto di mettere a disposizione visibilità e attenzioni per sensibilizzare il pubblico su un tema così importante e attuale. Tramite WWF Italia i ragazzi hanno adottato 100 pinguini imperatore in Antartide per regalarli ai compagni di viaggio dell’avventura Sanremese, un gesto simbolico per contribuire a proteggere una specie ad alto rischio di estinzione.

Il pinguino, è infatti l’animale-feticcio dei Pinguini Tattici Nucleari, la band  che con il brano Ringo Starr si è classificata terza al Festival di Sanremo ed è in procinto di  debuttare con uno straordinario tour nei palazzetti con il primo appuntamento al Forum di Assago. I certificati di adozione, in cui ogni pinguino adottato porta il nome del suo nuovo “genitore” sono stati consegnati agli artisti in gara, generando momenti indimenticabili di stupore e meraviglia.
 
Oggi, in Antartide si contano solamente poco meno di 50 colonie di pinguini imperatore, composte da circa 270-350.000 individui. Alcune colonie di pinguino imperatore si sono dimezzate negli ultimi 30 anni, a causa della scomparsa di circa il 60% della banchina di ghiaccio dove vivono le colonie. Con l’attuale trend di aumento della temperatura globale si teme per la sopravvivenza di questa specie nel prossimo futuro.
Il rischio di estinzione per il pinguino imperatore è dunque davvero alto, e i fondi raccolti con le adozioni saranno utilizzati da WWF Italia per la creazione di una rete di aree marine protette, di progetti di pesca sostenibile e per la lotta costante alla riduzione dei cambiamenti climatici.
Prosegue così l’impegno con WWF Italia, iniziato già in occasione del lancio dell’album Fuori dall’hype con un’iniziativa dedicata ai fan, quando ad ogni pinguino adottato il gruppo regalava biglietti per i live.

La diffusione del Coronavirus forse favorita dal commercio illegale di specie

WWF Italia - Sab, 08/02/2020 - 00:00
Secondo gli scienziati cinesi della South China Agricultural University, a facilitare la diffusione del nuovo coronavirus in Cina potrebbe essere stato il pangolino, un genere di piccoli mammiferi a rischio di estinzione (8 le specie conosciute, tutte in via di estinzione), ma intensamente commerciati illegalmente soprattutto per le scaglie che ne ricoprono il corpo. 

Il genoma del virus rinvenuto nei pangolini, che si suppone essersi sviluppato originariamente nei pipistrelli, è quasi identico (al 99%) al Coronavirus 2019-nCoV rinvenuto nelle persone infette. Sebbene i risultati di questo studio non siano ancora stati pubblicati, paiono tuttavia confermare come il commercio illegale di animali selvatici vivi e di loro parti del corpo sia veicolo per vecchie e nuove zoonosi, aumentando il rischio di pandemie che potrebbero avere grandissimi impatti sanitari, sociali ed economici su tutte le comunità coinvolte. Non è la prima volta, infatti, che si sospetta che l'ospite intermedio di una malattia infettiva sia un animale vivo venduto in un mercato cinese: circa 17 anni fa, la sindrome respiratoria acuta grave (SARS), è comparsa in un mercato cinese che vendeva civette delle palme (dei piccoli mammiferi viverridi). Altre famose pandemie come l’Aids ed Ebola sono state ricollegate ad un passaggio tra animali selvatici (come scimpanzé e gorilla probabilmente bracconati in foresta) e l’ospite umano.

Il commercio del pangolino è stato riconosciuto illegale dal 2016: una risoluzione della CITES (la Convenzione Internazionale che regola il commercio delle specie animali e vegetali minacciate di estinzione) del settembre di quell'anno bandisce infatti qualsiasi tipo di commercio di parti o derivati delle specie di pangolino esistenti. Sono proprio le scaglie, la sua "corazza", che lo rendono ambito dal commercio illegale: fatte di cheratina, come le nostre unghie, secondo diverse superstizioni sarebbero una panacea per molti mali e vengono utilizzate, alla stregua delle ossa di tigre e del corno di rinoceronte, dalla medicina orientale. A questo si aggiunge il fatto che la carne di pangolino viene considerata da alcune comunità asiatiche e africane una vera e propria prelibatezza: ecco perché oggi il mite pangolino è divenuto l'animale più contrabbandato al mondo. La sottospecie cinese è declinata del 90% dal 1960, proprio a causa del commercio illegale. 

“La crisi sanitaria legata alla diffusione del coronavirus, che è causa di grandissima preoccupazione a livello globale e che sta provocando numerosissime vittime è un’ulteriore conferma di come il commercio e l’uso insostenibile degli animali in via di estinzione e delle loro parti, sia per il consumo di cibo che per le credenze su un mai provato valore curativo, non solo rappresenti un danno enorme per la natura ma anche un pericolo sempre più grande per la salute del genere umano. Gli animali selvatici e gli ecosistemi che li ospitano devono essere protetti e rispettati perché le conseguenze delle nostre azioni miopi hanno effetti su tutta l’umanità in tanti sensi, compreso la distruzione di equilibri delicati che sono alla base della nostra salute”, dice Isabella Pratesi, Direttore conservazione del WWF Italia.

Il WWF, attraverso il TRAFFIC, programma internazionale dedicato al contrasto di commercio illegale di fauna e flora selvatici, lavora per la conservazione della biodiversità e lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo. Da anni conduce campagne e progetti in Africa e in Asia per fermare il massacro di pangolini.

I campanelli d’allarme che risuonano dalla scienza sono una ragione in più fermare il commercio dilagante di fauna selvatica, che rappresenta una sfida cruciale per proteggere gli equilibri degli ecosistemi ed evitare che in futuro si verifichino altre epidemie legate alla diffusione di zoonosi, causate dal passaggio di virus dagli animali all'uomo.

Il bilancio UE dovrà sostenere il Green Deal

WWF Italia - Ven, 07/02/2020 - 00:00
Si sta svolgendo presso la Sala del Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra a Roma, l’importante convegno sul tema “Un nuovo bilancio europeo all’altezza delle sfide per l’occupazione, la crescita e la sostenibilità”, organizzato dalla Rappresentanza in Italia del Parlamento Europeo e della Commissione Europea.

Nella presentazione del Convegno si sottolinea come “I negoziati in corso sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 dell’Unione europea, rappresentano un appuntamento cruciale per promuovere gli interessi di cittadini, imprese e territori”. La Commissione europea e il Parlamento europeo considerano quindi, a parole, essenziale un confronto con i rappresentanti delle categorie economiche e sociali e il mondo dell’educazione e della ricerca, ma in questo dibattito romano sulla futura allocazione dei soldi dei cittadini europei hanno del tutto ignorato le Organizzazioni non governative che rappresentano gli interessi pubblici ed i beni comuni di tutti i cittadini, coinvolgendo nel confronto solo le corporazioni professionali ed i poteri forti dell’economia.
La Coalizione #CambiamoAgricoltura, che riunisce 11 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica a livello nazionale (Accademia Kronos, AIAB, Associazione Agroecologia, Associazione Biodinamica, FederBio, Legambiente, Lipu, ISDE Medici per l’Ambiente, ProNatura, Slow Food Italia e WWF) si rammarica per questa esclusione di una rappresentanza degli interessi diffusi dei cittadini europei dall’ importante Convegno di oggi: “così non si avvicinano i cittadini alle Istituzioni europee”.

Il destino del futuro bilancio UE condizionerà in particolare la Politica Agricola Comune post 2020, considerato l’annunciato taglio del 10% delle risorse che l’Unione Europea destina attualmente all’agricoltura. Questo tema specifico sarà approfondito nella sessione pomeridiana (ore 17.30) dedicata al tema“Un’Agricoltura competitiva e di qualità” che sarà introdotta da un intervento del Ministro Teresa Bellanova. 

Nel dibattito in corso sulla relazione tra Bilancio UE e PAC post 2020, la Coalizione #CambiamoAgricoltura considera un grave errore porre la pregiudiziale dell’entità delle risorse assegnate all’agricoltura come presupposto per gli obiettivi ambientali più ambiziosi che le aziende agricole dovrebbero perseguire a fronte dei sussidi pubblici. I cittadini europei chiedono oggi agli agricoltori non solo di produrre cibo sano e di qualità, al giusto prezzo, ma si aspettano un loro ruolo attivo nella gestione delle sfide ambientali globali, come i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità, e il mantenimento dei servizi ecosistemici associati all’agricoltura. 
Nel caso della PAC il problema non è solo l’entità delle risorse ma una loro più equa distribuzione tra gli agricoltori, eliminando privilegi e rendite legate al solo possesso della terra e ai titoli storici, assicurando pagamenti realmente collegati ad impegni ambientali tangibili e misurabili. Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura il confronto sugli obiettivi e i risultati attesi dovrebbe avere per questo la priorità rispetto al dibattito sull’entità delle risorse assegnate all’agricoltura, respingendo al mittente la logica del “prima dite quanti soldi avranno gli agricoltori e dopo parliamo di impegni più ambiziosi per la tutela del clima e della biodiversità”. Una logica ritenuta suicida dalle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, che ricordano le priorità indicate dai cittadini europei nella consultazione pubblica realizzata dalla Commissione UE nel 2017 che ha anticipato l’avvio del processo di riforma della Politica Agricola Comune oggi in discussione da parte del Trilogo (Commissione, Parlamento e Consiglio).

Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura i fondi pubblici del bilancio UE devono, per ogni settore dell’economia, essere destinati con priorità alla tutela di beni pubblici, come l’ambiente e la salute, e contribuire all’attuazione del Green Deal. L’aspettativa dei cittadini europei, dopo l’annuncio degli obiettivi del Green Deal, è che la distribuzione delle risorse tra i diversi settori avvenga in coerenza con le priorità indicate per uno sviluppo sostenibile e per una reale transizione ecologica dell’economia in Europa. 

La coalizione #CambiamoAgricoltura, nata nel 2017 proprio per seguire il processo che porterà alla PAC post 2020 è sostenuta da oltre 50 sigle tra Associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica; la sua cabina di regia costituita da WWF, Lipu, Legambiente, ProNatura, ISDE, Federbio, AIAB, Associazione Italiana Agricoltura Biodinamica si è rafforzata dall’inizio del 2020 con le nuove importanti adesioni delle Associazioni nazionali Slow Food Italia, AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia) e Accademia Kronos Onlus.

Maggiori informazioni sulle attività della Coalizione #CambiamoAgricoltura e sulle proposte per la riforma della PAC post 2020 sono disponibili sul sito www.cambiamoagricoltura.it e sulla pagina Facebook.

2 febbraio, Giornata mondiale delle zone umide

Legambiente - Ven, 01/02/2019 - 10:48

Iniziative di Legambiente in tutta Italia: passeggiate, visite guidate, birdwatching e citizen science, per valorizzare queste aree fondamentali per biodiversità e mitigazione cambiamenti climatici. Ecosistemi a rischio: nell’ultimo secolo scomparse oltre il 64% delle zone umide. In Italia riconosciute e protette 65 aree per un totale di 82.331 ettari.

Escursioni guidate, convegni, azioni di volontariato, birdwatching, citizen science. Un week-end ricco di iniziative in tutta la penisola quello che promuove Legambiente per la Giornata Mondiale delle zone umide che si celebra ogni anno il 2 febbraio, per ricordare la firma della Convenzione di Ramsar del 1971.

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Pendolaria 2018, il rapporto sullo stato del trasporto ferroviario in Italia

Legambiente - Mer, 30/01/2019 - 11:33

Cresce il numero di chi prende treni regionali e metropolitane: 5,6 milioni di persone al giorno. Ovunque si investa, i pendolari del treno aumentano. Ma aumentano le differenze tra le Regioni e le opere necessarie ai pendolari sono senza risorse. Legambiente: “Nel 2019 si rischia un taglio del servizio. Basta parlare di Tav; qual è la strategia del governo per aiutare milioni di pendolari?”

 

 

 

C’è un’Italia in movimento, che aspetta il treno. Il trasporto ferroviario è un po’ lo specchio del Paese e delle sue contraddizioni, con segnali di straordinaria innovazione e regioni dove, invece, il degrado del servizio costringe centinaia di migliaia di persone a rinunciare a prendere il treno per spostarsi.

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Grazie ad “Alleva la speranza”, il crowdfunding di Legambiente ed Enel, a Ussita rinasce una stalla distrutta dal terremoto

Legambiente - Ven, 25/01/2019 - 11:31

Con il sostegno della campagna a favore degli allevatori colpiti dal sisma del 2016, Silvia Bonomi potrà finalmente ricostruire la sua stalla andata distrutta durante il terremoto.

Roma, 25 gennaio 2019 – A Ussita, in provincia di Macerata, le pecore di razza sopravvissana di Silvia Bonomi potranno avere di nuovo una stalla per passare i mesi invernali al riparo dal freddo e dalla neve.

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Trivelle, le associazioni su emendamento riformulato. "Più che una moratoria un time out"

Legambiente - Gio, 24/01/2019 - 18:18

 

Greenpeace, Legambiente e WWF sull'emendamento riformulato e depositato oggi al Senato 

 

 

 

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Sgombero Cara di Castelnuovo di Porto: “Insensato e indegno di un Paese civile”

Legambiente - Mer, 23/01/2019 - 16:26

Davvero la chiusura del centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto farà risparmiare agli italiani un milione di euro all’anno, per di più “non togliendo diritti a nessuno” come dichiarato dal ministro dell’Interno? È per questo, e per il bene del Paese, che stiamo sgomberando con l’esercito donne, uomini e bambini richiedenti asilo, separando le famiglie, togliendo dalle scuole chi ci andava e dai percorsi di formazione lavorativa chi li aveva intrapresi?

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Mal’aria 2019, il dossier annuale sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane

Legambiente - Mar, 22/01/2019 - 16:19

Città soffocate dallo smog e invase dalle auto private. In Italia se ne contano 38 milioni. Nel 2018 in ben 55 capoluoghi di provincia superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono. Brescia è la città che ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge con 150 giorni (47 per il Pm10 e 103 per l’ozono), seguita da Lodi (149) e Monza (140).

Città soffocate dallo smog, dove l’aria è irrespirabile sia d’inverno sia d’estate (tra le principali fonti di emissione il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole) e dove l’auto privata continua ad essere di gran lunga il mezzo più utilizzato, se ne contano 38 milioni e soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti.

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