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L’ex commissario Potocnik per una ripresa verde dell’agricoltura europea

WWF Italia - Ven, 18/09/2020 - 00:00
Una ripresa “verde” per l’agricoltura europea. Lo chiedono in una dichiarazione pubblicata questa mattina 198 decisori politici, imprenditori, associazioni di categoria, Ong e think tank riuniti sotto la guida di Janez Potocnik, ex commissario europeo per l'ambiente dal 2009 al 2014 e attuale presidente della Fondazione RISE e del Forum per il futuro dell'agricoltura, dichiarazione resa nota e condivisa oggi nel nostro Paese dalle associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura.

La dichiarazione promuove le recenti strategie dell'Unione europea "Farm to Fork” e “Biodiversità” come guida per riformare l’agricoltura europea verso un modello basato sull’agro-ecologia e arriva un mese prima che la futura Politica Agricola Comune (Pac) venga votata dal Parlamento Europeo e dai Ministri dell'Agricoltura nazionali. 
La prossima Pac ammonterà probabilmente a quasi 400 miliardi di euro a cui si uniranno i fondi del Recovery Fund: il voto del Parlamento europeo darà quindi un indirizzo chiaro su come spendere oltre il 32% del Bilancio Ue nei prossimi sette anni e, considerata l’entità delle risorse pubbliche destinate all’agricoltura, determinerà se questo settore primario fornirà il supporto necessario all'Unione europea per raggiungere gli obiettivi del Green Deal o se remerà in direzione diametralmente opposta, rimanendo ancora come ora vicina agli interessi di pochi.

Nella dichiarazione, l'ex Commissario per l'Ambiente chiede che il denaro dei contribuenti dell'UE sia utilizzato in modo prioritario per il passaggio da una politica di sussidi verso una politica che fornisca gli strumenti necessari ad aiutare gli agricoltori nella transizione verso un modello sostenibile a lungo termine.
La dichiarazione ha ricevuto un sostegno senza precedenti da parte di tutti i settori, compresi 21 eurodeputati e altri stakeholder influenti (per un elenco ristretto di stakeholder più influenti, vedi qui) e dimostra un forte impegno a costruire un nuovo sistema agricolo rispettoso dell'ambiente a beneficio delle persone, della natura e del pianeta. 
All'inizio di quest'anno, inoltre, oltre 3600 scienziati di 63 Paesi hanno chiesto una radicale riforma della Pac  mentre la Corte dei conti  Ue ha dichiarato che "la maggior parte dei finanziamenti della Pac ha uno scarso impatto positivo sulla biodiversità" come confermato da un ultimo studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica People and Nature che evidenzia come l'attuale Pac e il modello di agricoltura intensiva che essa promuove conduca direttamente alla perdita di biodiversità, all'inquinamento dell'acqua e dell'aria, all'eccessiva estrazione dell'acqua e contribuisca alla crisi climatica.

“È quindi davvero giunto il momento di una modifica radicale dei sistemi agricoli europei che garantisca la salute dell’ambiente e dei cittadini e la sicurezza alimentare a lungo termine” dichiarano le associazioni della Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura che condividono l’appello lanciato da Janez Potocnik ed auspicano che il nostro Governo, con la Ministra Teresa Bellanova, faccia proprio questo appello già nel prossimo Consiglio AgriFish dei Ministri dell’Agricoltura europei che si terrà il prossimo lunedì, 21 settembre, sostenendo una reale condizionalità rafforzata e un budget minimo obbligatorio dedicato agli Ecoschemi nel primo pilastro della PAC”.

Monte Faito, WWF denuncia l'ennesimo scempio

WWF Italia - Gio, 17/09/2020 - 00:00
IN. penisola sorrentina il WWF apprende, in questi giorni, a mezzo stampa, di una delibera di giunta comunale di Vico Equense (n° 90 del 15/09/2020) relativa a lavori di efficientamento energetico per l’illuminazione del Monte Faito, da realizzarsi grazie ad un importante finanziamento pubblico di 130.000 euro. 

Il progetto definitivo e già esecutivo è a cura del servizio lavori pubblici del comune. Il cantiere è operativo da tempo: si sta infatti procedendo a sostituire le armature dei vecchi lampioni e ad effettuare scavi per l’interramento dei cavi elettrici. C’è solo un piccolo dettaglio: non ci troviamo in una strada qualunque ma in un’area naturale protetta nel cuore del Parco Regionale dei Monti Lattari e nell’ambito del Sito ZSC Dorsale dei Monti Lattari - cod. IT80300008 - ovvero in area della Rete Natura 2000 (di cui al D.P.R. 357/97 della Regione Campania).
Tra l’altro gli scavi si stanno effettuando anche alla base di un filare di Pini neri secolari, di cui l’associazione ambientalista si era interessata di recente proprio per evitarne il pretestuoso abbattimento e riuscire ad apporvi un vincolo monumentale di tutela (ai sensi della L. 10/2013).

Il WWF già ad inizio agosto, avendo documentato gli scavi alla base dei grossi pini in via Strada Alta, via Funivia e Via Cresta del Monte Faito, aveva inviato una nota con richiesta di accesso agli atti, all’attenzione del Sindaco di Vico Equense, del Parco Regionale dei Monti Lattari e del Dirigente UOD Foreste, Caccia e Pesca della Regione Campania. Successivamente il WWF apprendeva dall’Ente Parco, con una nota a firma del Responsabile Amministrativo Antonio Malafronte, che non risultavano agli atti del parco N.O. o pareri inerenti lavori di scavo alle località indicate, e inviava quindi un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e ai Carabinieri-forestali di Castellammare di Stabia per accertare la legittimità delle opere con richiesta di sequestro dell’area.

“E’ assurdo - dichiara Claudio d’Esposito presidente del WWF Terre del Tirreno - su quella montagna pare che le leggi non siano mai prese in considerazione. Abbiamo chiesto agli enti competenti quale sia l’esatta applicazione delle regole all’interno del Monte Faito. Se c'è un'area di particolare pregio (e tutela!) è norma, oltre che buon senso, dimostrare preventivamente l'incidenza che i lavori avranno sull'ecosistema e ottenere tutti i nulla osta prima all'intervento… e non dopo!”

Caccia, domenica 20 si apre la stagione dopo le preaperture illegittime

WWF Italia - Gio, 17/09/2020 - 00:00
Su calendari e specie cacciabili gli avvocati WWF ottengono successi in Liguria, Toscana, Veneto    Domenica 20 settembre, la terza del mese, si aprirà ufficialmente la caccia in Italia, ma gli animali selvatici vengono massacrati a fucilate già dai primi  del mese, grazie al fatto che quasi tutte le Regioni hanno autorizzato le preaperture, ignorando ancora una volta i limiti posti dalla legge e dalla scienza.   Le condizioni climatiche di questo settembre avrebbero imposto un posticipo dell’avvio della stagione venatoria per concedere un po’ di tregua alla fauna stremata da caldo e siccità così prolungati. Particolarmente delicata è la situazione degli uccelli migratori che, proprio ora, dovrebbero concentrare le proprie energie per prepararsi ai lunghi voli di ritorno verso i luoghi di svernamento, invece che disperderle per fuggire dalle doppiette di cacciatori e bracconieri. In questi primi giorni di preapertura dobbiamo come al solito registrare morti e feriti durante le battute di caccia, purtroppo anche tra chi non ha nulla a che fare con l’esercizio venatorio. Dai dati e dai verbali frutto delle attività di vigilanza delle guardie volontarie del WWF Italia si registra poi il solito impennarsi dei casi di caccia illegale. “Non siamo soliti fare confusione tra caccia autorizzata e bracconaggio, ma i dati ci confermano da anni che i casi di bracconaggio sono strettamente legati alla stagione venatoria quando più cacciatori vanno in giro, così come è evidente che le persone fermate in attività di caccia non consentita sono in larghissima parte cacciatori irrispettosi delle norme e quindi bracconieri” sottolinea Dante Caserta, Vice Presidente WWF Italia. Per non parlare del grave e diffuso inquinamento da piombo causato dalla dispersione dei pallini e dall’abbandono dei bossoli delle cartucce utilizzate per la caccia. Quest’ultimo un fenomeno ancora molto diffuso: “Questi comportamenti non sono solamente criticabili perché frutto di inciviltà e mancanza di rispetto per la natura, la salute umana e la proprietà altrui, ma sono anche illegali, vigendo l’obbligo per i cacciatori di recuperare “i bossoli delle cartucce”, sancito dall’art. 13 della legge sulla caccia. Fortunatamente l’Unione Europea, raccogliendo le istanze delle associazioni ambientaliste, ha di recente vietato l’utilizzo dei pallini di piombo nelle aree umide, anche se solo dal 2023”. A tutela della fauna italiana sono scesi in campo, come ogni anno, gli avvocati del WWF che hanno lavorato anche questa estate per presentare ricorsi ammnistrativi e far sospendere i tanti calendari venatori illegittimi. Nonostante l’ormai tradizionale ritardo con cui le Regioni pubblicano i calendari, proprio per ostacolare i ricorsi delle associazioni ambientaliste e animaliste, il WWF Italia, insieme ad altre associazioni, è riuscito ad impugnare i calendari di Calabria, Marche, Sardegna, Sicilia, Liguria, Toscana e Veneto. Riportando molto risultati positivi come l’annullamento del calendario venatorio della Liguria, l’esclusione della caccia a  Moriglione  e Pavoncella e la diminuzione del carniere giornaliero per la Tortora in Toscana, il blocco della preapertura in Veneto. In Abruzzo, infine, abbiamo evitato di ricorrere nuovamente al giudice amministrativo (che negli anni passati  ha bocciato per ben quattro volte le scelte filo venatorie della regione “verde”), ma sono state presentate osservazioni dettagliate alla bozza di calendario venatorio chiedendo  l’eliminazione  delle  numerose irregolarità, la riduzione degli impatti della caccia sulla fauna selvatica ed una reale  protezione  delle  aree dove vive l’orso  marsicano.     “Risultati importanti che però rappresentano solo quanto stabilisce la legge per il cui rispetto non dovremmo essere costretti a ricorre ogni anno alla giustizia amministrativa”, conclude Dante Caserta. Illegalità diffusa. Le Guardie del WWF in questi giorni di preapertura hanno denunciato 6 cittadini in provincia di Brescia (caccia a specie protette o con metodi illegali), hanno emesso 6 notizie di reato e 4 illeciti amministrativi in provincia di Caltanissetta, e numerosi sequestri in provincia di Caserta di mezzi illegali come richiami acustici, batterie, fili elettrici, 23 cartucce abbandonate su vasca attiva per la caccia ad anatidi. In collaborazione con la polizia provinciale.

La Commissione UE fa un passo avanti ma il taglio del 55% delle emissioni non basta

WWF Italia - Mer, 16/09/2020 - 00:00
La presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha annunciato oggi un aumento dell'obiettivo climatico per il 2030, che prevede una riduzione delle emissioni del 55%. Nonostante questo sia un passo avanti cruciale, non è ancora sufficiente per affrontare la gravissima crisi climatica: il WWF chiede un obiettivo per il 2030 che arrivi almeno il 65%. 

Oltretutto  potrebbe esserci un trucco nell'obiettivo suggerito dalla Commissione, trucco che lo renderebbe meno ambizioso di quanto sembri: non è chiaro, infatti,  se la proposta finale trasformerà l'attuale obiettivo di "emissioni" in un obiettivo di “emissioni nette” - il che significa che verrebbe incluso l'assorbimento di anidride carbonica da parte delle foreste e del suolo. Se così fosse, questo non solo sarebbe in contrasto con la stessa Legge sul Clima in corso di approvazione a livello UE, che non fa riferimento alle rimozioni di CO2 come parte integrante dell'obiettivo, ma, peggio ancora, falserebbe fortemente le ambizioni UE sul clima. 

Per il WWF, l’obiettivo di riduzione del 55% è ancora lontano da quello che chiedono la scienza, l’opinione pubblica e da quello che impone la crisi climatica che molti stanno già vivendo. L'accordo di Parigi quest’anno compie cinque anni: l'UE deve onorare il suo spirito e gli impegni assunti nel 2015. Le richieste del WWF:
·      Un obiettivo di riduzione delle emissioni pari al 65% entro il 2030.

·      Un obiettivo separato per gli assorbimenti netti nazionali nel settore delle foreste e del suolo, da raggiungere attraverso il ripristino della biodiversità dei boschi e degli altri ecosistemi naturali.

·      Nessuna estensione del sistema di scambio di emissioni UE (ETS) ai trasporti e agli edifici, perché questo comprometterebbe gli sforzi nazionali in materia di clima e rischierebbe di esacerbare la fuel poverty.

·      Una seria riforma delle politiche sulla bioenergia dell'UE, che rappresentano una grave e continua minaccia per le foreste e il clima globale.

Costa teatina, torna l'iniziativa Cammina per il parco

WWF Italia - Mer, 16/09/2020 - 00:00
Obiettivo: rilanciare l’interesse per un’area protetta istituita da venti anni e mai attivata 
Torna puntuale “Cammina per il Parco”, l’iniziativa che gli attivisti WWF Andrea Natale e Marco Terrei portano avanti dal 2013 per scoprire e far scoprire a chiunque ne abbia voglia le bellezze della costa dei trabocchi, il tratto di litorale compreso nel Parco Nazionale della Costa Teatina, istituito nel 2001 e da allora sempre nel limbo a causa della miopia della politica locale e della incapacità di decidere di quella nazionale. Dopo lunghe vicissitudini il Parco è stato infatti perimetrato da un commissario ad acta, nominato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, già nell’estate del 2015. Manca soltanto (da cinque anni!) il passaggio finale, con l’invio del decreto alla firma del Presidente della Repubblica. Un atto dovuto che i tre presidenti del consiglio in carica in questo quinquennio, prima Renzi e Gentiloni e ora Conte, non hanno compiuto, con buona pace di un territorio che confida nell’area protetta per uscire dalla crisi economica con cui convive da anni.  

L’edizione 2020 di Cammina per il Parco sarà l’ottava. La prima senza Fabrizia Arduini, l’attivista WWF portata via l’estate scorsa da una malattia che non le ha impedito fino all’ultimo giorno di battersi in difesa della Natura e dell’Abruzzo: Andrea e Marco percorreranno dal 18 al 20 settembre i 72 chilometri della costa teatina anche in suo nome.  

Partiranno dal pontile della Sirena a Francavilla al Mare e giungeranno a San Salvo accompagnati dai tanti amici che, come ogni anno, li seguiranno nella loro avventura. La prima tappa, venerdì 18, nella mattinata li vedrà camminare da Francavilla a Ortona. Nel pomeriggio invece, dalle 18 alle 21, Andrea e Marco, all’interno di un gazebo posizionato in Piazza della Repubblica a Ortona discuteranno dei temi della camminata con amici e cittadini che vorranno fermarsi e confrontarsi con loro. L’incontro avrà come cornice una selezione di opere di Fabrizia Arduini, che è stata anche una valente artista. Verranno inoltre proiettate immagini significative delle diverse edizioni di Cammina per il Parco. La seconda tappa, sabato 19, da Ortona alla Riserva di Punta Aderci, verrà effettuata in barca a vela. Una novità assoluta, voluta per poter di osservare la costa anche da un punto di vista diverso e privilegiato da quello solito. La terza e ultima tappa, domenica 20, porterà i camminatori dal Centro visite della Riserva di Punta Aderci fino al Biotopo costiero di San Salvo. A chiusura dell’evento nella vicina Riserva Naturale Regionale Marina di Vasto, nel quadro delle iniziative finanziate dal Life CALLIOPE, sarà possibile partecipare alle attività di conoscenza ed esplorazione degli habitat e delle specie faunistiche della Riserva. 

Durante i tre giorni della ormai tradizionale passeggiata (organizzata, come sempre, da WWF, ARCI e IAAP) Andrea e Marco, insieme a tutti coloro che vorranno affiancarli, ci mostreranno in diretta Facebook e sugli altri social le ricchezze di questo territorio il quale, benché intensamente antropizzato, conserva angoli di grande fascino e dall’alto valore naturalistico e che per queste ragione merita di essere difeso. Una occasione in più per riflettere per l’occasione sinora perduta per la mancata istituzione del Parco e per indurre i cittadini tutti a chiedere a sindaci e governo di varare finalmente questa preziosa area protetta. 

WWF e I Provenzali amici per la pelle

WWF Italia - Mar, 15/09/2020 - 00:00
Da ormai molti anni prosegue la collaborazione tra WWF Italia e I Provenzali, marca di cosmesi da sempre attenta alla salute e all’ambiente. 
Una storia nata nel 2004 animata da una condivisone profonda da parte dell’azienda dei valori fondanti la mission del WWF e caratterizzata da tante iniziative a favore della Natura.

Quest’anno l’azienda presenta la nuova Linea Biologica Bimbi, che comprende detergente corpo, bagnetto bimbo, crema cambio, salviette detergenti, shampoo e olio da massaggio realizzati con ingredienti buoni per la pelle dei cuccioli d’uomo e per il Pianeta. Non solo: parte del prezzo di vendita va a sostenere le Oasi del WWF, il network di aree protette da sempre simbolo dell’Associazione in Italia.
La nuova linea bimbi non solo è certificata biologica e aderente al Disciplinare Tecnico del Cosmetico Sostenibile ma dimostra anche un impegno concreto nella selezione di packaging:  plastica 100% riciclata e riciclabile sia per i tappi che per i flaconi proveniente dal "post consumo", ovvero da seconda vita (bottigliette di plastica rigenerate), i cartoncini sono certificati FSC e l’energia utilizzata per la produzione di questi cosmetici è verde perché proveniente da fonti rinnovabili al 100%.

I Provenzali offrono da sempre prodotti di comprovata qualità erboristica, formulati 100% vegetali, biodegradabili, certificati, non testati su animali e reperibili presso le migliori insegne di Supermercati e Ipermercati. Una precisa scelta aziendale quella di proporre un cosmetico così di alta qualità in questi canali per rendere il prodotto a portata di tutti. Con questa nuova iniziativa si conferma lo scopo di questa solida collaborazione con WWF: comunicare il grande amore per la Natura attraverso prodotti di qualità per il corpo e per l’ambiente. 

Non si raggiungeranno gli obiettivi che avrebbero dovuto fermare la perdita di biodiversità entro il 2020

WWF Italia - Mar, 15/09/2020 - 00:00
Al vertice sulla biodiversità delle Nazioni Unite, i leader mondiali devono dimostrare ambizione e coraggio, accelerando il negoziato per la definizione di nuovi obiettivi che consentano una ripresa della natura entro il 2030 
Secondo il rapporto dell'ONU Global Biodiversity Outlook 5 (GBO-5) pubblicato oggi dalle Nazioni Unite, nessuno dei “Target di Aichi”, i 20 obiettivi concordati nel Piano strategico per la biodiversità 2011-2020, sarà veramente raggiunto. In merito alla pubblicazione del report, ecco il commento del WWF. 

Il mancato vero raggiungimento di tutti gli obiettivi di Aichi per la biodiversità, fissati dalle Nazioni Unite un decennio fa, avrà un grave impatto sugli sforzi per stabilizzare e invertire la perdita di natura causata dall'uomo e mitigare il cambiamento climatico. Tutto questo a sua volta minaccerà il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

In un anno in cui ci troviamo a combattere contro una pandemia globale, eventi climatici sempre più estremi, incendi devastanti e davanti al drammatico declino di molte specie, è necessario che i governi, insieme ai leader politici, alle imprese e alle comunità, agiscano urgentemente e concretamente per riequilibrare il nostro rapporto con la natura, ripristinando la diversità culturale (così importante anche per la conservazione della natura) e naturale del nostro pianeta. Solo agendo insieme, nel rispetto dei diritti e dei valori di tutti gli stakeholders, possiamo garantire un futuro sostenibile per le persone e per il pianeta.

Al vertice ONU sulla biodiversità di quest'anno i leader devono mostrare come intendano accelerare l'azione in vista dei negoziati ONU sulla biodiversità previsti per il 2021. Il WWF chiede un'azione urgente per avviare la natura su un percorso di recupero entro il 2030, ponendo fine alla distruzione degli habitat, arrestando il declino di specie e dimezzando l'impronta della nostra produzione e del nostro consumo. È fondamentale costruire insieme una maggiore resilienza alle crisi future, ed è per questo che un New Deal for Nature and People non è mai stato così vitale come oggi.

Pesca illegale di coralli, in 7 rinviati a giudizio

WWF Italia - Mar, 15/09/2020 - 00:00
Si è conclusa presso il Tribunale Ordinario di Salerno l’udienza preliminare di un procedimento a carico di otto soggetti, imputati dei reati di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) e di inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.).
Agli stessi si contesta di aver causato la compromissione e il deterioramento significativi e misurabili di alcuni banchi di corallo (appartenente alla specie protetta “corallum rubrum”) situati all’interno delle aree marine protette dello scoglio dell’Isca in Praiano e Capo di Conca, all'interno della ZPS IT8030011 denominata “Fondali marini di Punta Campanella e Capri”.
Gli imputati, nel corso di numerose immersioni, avrebbero asportato abusivamente – perché privi dei necessari titoli abilitativi – alcuni quantitativi di corallo protetto, con il ricorso a tecniche vietate che avrebbero comportato il danneggiamento dell’ecosistema marino. Il pescato sarebbe poi stato rivenduto a intermediari in collegamento con soggetti appartenenti al remunerativo circuito del traffico illecito di corallum rubrum. 
Coinvolta anche una società che, secondo l’accusa, sarebbe stata costituita al solo fine di fornire legittimità apparente alle attività. Le indagini si sono svolte attraverso il ricorso alle intercettazioni delle comunicazioni telefoniche intercorrenti tra gli indagati e agli accertamenti tecnici effettuati nei luoghi oggetto delle immersioni contestate. 
Uno degli imputati ha chiesto e ottenuto una sentenza di patteggiamento, accettando di vedersi comminata la pena concordata con la Procura della Repubblica e ritenuta congrua dal Giudice (1 anno e 2 mesi di reclusione; € 13.333,00 di multa). 
Tutti gli altri imputati sono stati invece rinviati a giudizio. La prima udienza dibattimentale si svolgerà il 17 novembre p.v. presso la II Sezione Penale (I collegio) del Tribunale Ordinario di Salerno.
“È un primo grande risultato – dichiara Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia – che testimonia la necessità di predisporre misure sempre più efficaci di controllo dei nostri mari, per difendere le sue preziose risorse dalle attività di pesca e prelievo illegali. Il WWF, ammesso parte civile nel processo, continuerà il suo impegno nel contrasto ad ogni crimine ambientale, anche in sede giudiziaria, a supporto della preziosa azione delle forze dell’ordine e della Magistratura. Un particolare ringraziamento agli avvocati Arnaldo Franco e Andrea Franco, del Foro di Salerno che ci assistono in questo processo”. 

Basta con l'uso indiscriminato di pesticidi

WWF Italia - Mar, 15/09/2020 - 00:00
Oggi, 15 settembre, inizia a Bolzano il processo contro Karl Bär, referente per la politica agricola e commerciale dell'associazione tedesca Umweltinstitut München che da decenni si batte contro l'uso indiscriminato dei pesticidi in agricoltura. Il motivo all'origine della causa è una campagna sulla diffusione di queste sostanze nei meleti dell'Alto Adige, a seguito dell'inchiesta dello scrittore e cineasta austriaco Alexander Schiebel, autore del libro "Das Wunder von Mals" (Il miracolo di Malles), anch'egli sotto accusa in un procedimento analogo.
 
“Senza entrare nel merito del procedimento legale in corso - affermano le associazioni di Cambia la Terra - occorre sottolineare come questa vicenda abbia portato di nuovo alla cronaca il tema dell’uso massiccio dei pesticidi e il conflitto con le comunità locali”.
 
La campagna Cambia la Terra, promossa da FederBio con Isde-Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF Italia, nasce proprio per informare e far crescere la consapevolezza sull’impatto dell’agricoltura industriale basata sulla chimica di sintesi.

Allo stesso tempo la campagna intende promuovere un diverso approccio all’agricoltura verso l’agroecologia di cui biologico e biodinamico sono l’espressione più diffusa. Difendendo il diritto dei cittadini e di tutti gli agricoltori che usano solo prodotti di origine naturale a tutelarsi rispetto all'utilizzo di fitofarmaci di sintesi chimica, dannosi per l'ambiente e per la salute, così come il diritto di tutti a fare informazione su ciò che essi comportano.

“Esprimiamo la nostra vicinanza a Karl Bär e a tutte le persone coinvolte in questa vicenda - continuano le associazioni di Cambia la Terra - . Auspichiamo che la questione pesticidi non sia trattata nelle aule di giustizia ma nell’ambito di una ampia, seria e partecipata riflessione in Provincia di Bolzano e in generale nel nostro Paese.
Ci auguriamo che vi sia una riflessione sulle conseguenze che il loro uso indiscriminato può causare alla biodiversità e alla salute dei cittadini, come dimostrato dalla stragrande maggioranza degli studi.
Il nostro auspicio è che i querelanti possano ritirare prima possibile le accuse, per confrontarsi in modo più sereno e costruttivo con chi si oppone all’uso dei pesticidi, nei luoghi più appropriati come le istituzioni, locali e nazionali, e in incontri pubblici che coinvolgano cittadini e agricoltori.
Uno scontro frontale di questa natura può solo danneggiare l’intero sistema agroalimentare della Provincia di Bolzano, compreso il settore bio che rappresenta un’eccellenza.
Rischia di vanificare l’impegno e gli sforzi messi in atto dalle organizzazioni locali per promuovere un biologico di qualità, grazie all’applicazione di rigorose linee guida che prevedono standard aggiuntivi rispetto alle normative vigenti come, ad esempio, sta facendo Bioland Südtirol.
 
È ora che l’agricoltura italiana, europea e mondiale facciano la loro parte nelle sfide del XXI secolo, per fermare la perdita di biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico.
E una delle strade è proprio la drastica riduzione dell’uso di fitofarmaci, come richiesto anche delle strategie europee Farm to Fork e Biodiversità”.

Di nuovo in classe ma con mascherine e responsabilità

WWF Italia - Lun, 14/09/2020 - 00:00
La nuova campagna per sensibilizzare gli studenti ad essere responsabili nello smaltimento delle mascherine ed evitare che finiscano in natura. 
Senza uno smaltimento responsabile, a fine anno rischiamo che solo le scuole disperdano in natura 270 tonnellate di plastica. 
La campanella del primo giorno di scuola è suonata per molti studenti italiani che da oggi in diverse regioni tornano in classe dopo un lunghissimo periodo di stop imposto dall’emergenza sanitaria legata al COVID-19. Tra le tante novità nella vita degli oltre i circa 7 milioni di studenti della scuola pubblica italiana tra i 6 e i 18 anni che tornano tra i banchi ci sarà sicuramente un nuovo protagonista: la mascherina, che ormai è diventata un elemento essenziale della nostra quotidianità. Gli studenti che da oggi riprendono le lezioni e quelli che lo faranno dalla prossima settimana torneranno in aula con la mascherina, prioritariamente con quella chirurgica monouso come previsto dal Comitato Tecnico Scientifico per la riapertura in sicurezza. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Istruzione, in Italia ci sono circa 8,6 milioni di studenti nella scuola e per 7 milioni di questi sussiste l’obbligo di indossare la mascherina. Per proteggere i nostri studenti dal rischio sanitario saranno necessarie quindi non meno di 7 milioni di mascherine al giorno, sebbene il Ministero ha annunciato che ne distribuirà 11 milioni al giorno destinate anche al personale docente e non: facendo un rapido calcolo significa una quantità pari a circa 44 tonnellate di polimeri plastici, principalmente polipropilene, poliestere, utilizzati e smaltiti ogni giorno nelle nostre scuole

Se anche solo un ragazzo per classe (il 5% della popolazione studentesca all’incirca) disperdesse volontariamente o accidentalmente la propria mascherina, ogni giorno verrebbero rilasciate in natura 1,4 tonnellate di plastica: ciò significa che a fine anno scolastico sarebbero disperse in natura oltre 68 milioni di mascherine per un totale di oltre 270 tonnellate di rifiuti plastici non biodegradabili in natura. È come se gettassimo ogni giorno dell’anno scolastico 100mila bottigliette di plastica in natura.
Se queste proiezioni (fatte al ribasso) si realizzassero significherebbe che oltre all’emergenza sanitaria ci troveremmo a dover affrontare anche una emergenza ambientale senza precedenti. Le scuole sono luoghi in cui si costruisce e si forma la nostra società, la loro chiusura ha profondi impatti sui ragazzi e sulla società intera, quindi è evidente che la sicurezza sanitaria debba essere la priorità.

Per sensibilizzare gli studenti e attirare la loro attenzione su questo problema, evitando che trovare mascherine in prati, laghi, fiumi o spiagge diventi tragica normalità, il WWF Italia lancia oggi una campagna di sensibilizzazione dal titolo «Non Deve Finire Così» che chiede a tutti gli studenti, gli insegnanti, al personale scolastico e ai genitori di condividere. Inoltre il WWF chiede anche ai dirigenti scolastici di affiggere le locandine, che verranno inviate a tutte le scuole in formato elettronico, in modo da richiamare l’attenzione degli studenti sul tema.

Proprio alla luce del fondamentale ruolo educativo che la scuola riveste anche in funzione della costruzione di un futuro sostenibile avrebbe avuto più senso promuovere alternative più sostenibili come per esempio mascherine riutilizzabili e lavabili certificate e validate dallo stesso Ministero della Salute, attraverso l'Istituto Superiore di Sanità (che sono equiparabili per sicurezza alle mascherine chirurgiche monouso). Queste mascherine possono essere una valida alternativa al monouso, accompagnate da informazioni sulle modalità di igienizzazione, lavaggio, scadenza. 

Per rispondere a problematiche che vanno dalla necessità di approvvigionamento, allo smaltimento di ingenti quantitativi di rifiuti indifferenziati fino al rischio di abbandono nell'ambiente dei dispositivi di protezione individuale è fondamentale puntare su economia circolare ed ecodesign, realizzando una filiera circolare per le mascherine monouso, che vada dalla progettazione (partendo dall’individuazione di materiali sicuri, efficaci e facilmente riciclabili) alla raccolta e al riciclo fino alla re-immissione nel ciclo produttivo del materiale recuperato. Secondo quanto stabilito dall’Istituto Superiore di Sanità, infatti, allo stato attuale, l'unica possibilità di smaltimento delle mascherine per uso civile è di conferirle nella raccolta indifferenziata.

Oggi che l’emergenza sanitaria non è più una sorpresa e che tutti siamo consapevoli del fatto che dovremo convivere per diverso tempo con le precauzioni necessarie a proteggerci dal virus è necessario valutare una una filiera completamente nuova e sicura, sia per motivi di gestione efficiente delle risorse e dei rifiuti sia per evitare il rischio di dispersione nell’ambiente.
NON DEVE FINIRE COSÌ Campagna di sensibilizzazione sul corretto smaltimento delle mascherine per gli studenti. Il claim della campagna è NON DEVE FINIRE COSÌ (che si riferisce sia all’emergenza ma anche al fine vita della mascherina) abbinato all’immagine di una mascherina dispersa in natura. A questo è collegato un sottotitolo che richiama alla responsabilità “Responsabili quando li usiamo, Responsabili quando li buttiamo”. Infine un payoff di campagna “Proteggiti e proteggi l’ambiente” accompagnato da una call to action “Smaltisci correttamente la tua mascherina (o i tuoi guanti)”. La scelta di questo payoff serve a unificare concettualmente il gesto di proteggerci con quello di proteggere gli spazi che ci circondano. I messaggi della campagna ruotano intorno ai concetti di  RESPONSABILITÀ PROTEZIONE due parole che ci hanno accompagnato in tutti questi mesi di emergenza rispetto ai comportamenti da tenere per arginare il contagio ma che ora, oltre, a leggere in una chiave individuale dovremo rileggere in una chiave collettiva. La parola responsabilità di indossare la mascherina si abbina, oltre alla responsabilità di proteggere l’ambiente che ci circonda dall’invasione di una nuova specie di rifiuto. La protezione diventa non solo una necessità individuale ma anche collettiva perché smaltendo correttamente le mascherine usate proteggiamo la salute dell’ambiente a cui è intimamente collegata anche la nostra salute.

"Insieme per il mare", la prima convention siciliana di WWF Sub

WWF Italia - Lun, 14/09/2020 - 00:00
“Insieme per il mare” è la prima convention siciliana di WWF SUB che si è tenuta alla stazione marittima di Pozzallo venerdì 11 settembre, insieme alla Lega Navale Italiana. Obiettivo dell’incontro quello di formare i subacquei delle due associazioni e sensibilizzare i cittadini sul grave problema dei rifiuti in mare. Dopo i saluti del sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, hanno introdotto i lavori il delegato WWF per la Sicilia Andaloro, che ha spiegato che cos’è WWF SUB e ne ha illustrato le attività in Italia, e Luigi Tussellino, presidente della sezione di Pozzallo della lega navale italiana che ha presentato l’impegno della associazione per la difesa nell’ambiente marino. I relatori del convegno sono stati Pierpaolo Consoli della Stazione zoologica di Napoli, che ha parlato del progetto del FEAMP nazionale “responso”, di cui è responsabile, sul recupero delle pericolose reti perdute dai pescatori in mare, Giuseppe Ciraolo dell’Università di Palermo che ha illustrato il progetto internazionale Calypso di cui è focalpoint, sul monitoraggio in remoto di sversamenti e plastiche in mare nello Stretto di Sicilia e Giuseppe Mazzotta, responsabile del WWF Sicilia area Mediterranea, che ha presentato le attività del WWF Sicilia sulla raccolta dei rifiuti in mare e sulle spiagge. A conclusione dell’incontro l’intervento di Pierluigi Milella, comandante della Capitaneria di Porto di Pozzallo che ha sottolineato il supporto delle Capitanerie al volontariato in mare.
 
Domenica 13 settembre, poi, 22 subacquei del WWF e della Lega Navale, con il supporto della Capitaneria di Porto, hanno effettuato la pulizia dei fondali del porto di Pozzallo. Sono stati raccolti oltre 500 kg di rifiuti di varie categorie tra cui vecchie nasse con dentro polpi e pesci che sono stati liberati, molti contenitori plastici e metallici e alcune sedie. I rifiuti sino stati trasferiti a terra dove il comune -attraverso il suo servizio ecologico- ne ha assicurato lo smaltimento.

Oltre 100 associazioni lanciano la campagna #Together4Forests

WWF Italia - Ven, 11/09/2020 - 00:00
L'obiettivo è chiedere una legge europea forte sui prodotti colpevoli di deforestazione

Per l’Italia partecipano Greenpeace, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Medforval, Istituto Oikos e WWF Italia
Oggi prende il via la campagna internazionale #Together4Forests, promossa da un gruppo di oltre 100 organizzazioni di paesi europei ed extra-europei, unite nello spronare tutti i cittadini a partecipare alla consultazione pubblica, lanciata dalla Commissione Europea, sulla deforestazione causata dai consumi europei.
L’obiettivo è di ottenere una normativa europea robusta ed efficace, capace di impedire la circolazione nel nostro continente di qualsiasi tipo di prodotto legato alla deforestazione, agli incendi, alla distruzione della natura e alle violazioni dei diritti umani perpetuati al di fuori della UE.

A questa coalizione partecipano anche le organizzazioni italiane Greenpeace, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Medforval, Istituto Oikos e WWF Italia, da sempre impegnate su questo tema e consapevoli del peso che ha anche l’Italia, specialmente nei settori alimentare, delle pelli, del legno.
 
È noto che gli incendi che imperversano in Amazzonia sono iniziati deliberatamente per far posto all'agricoltura industriale su larga scala e la domanda europea di materie prime prodotte su terreni che prima erano occupati dalla foresta alimenta la loro diffusione. Infatti l'UE contribuisce con una quota pari ad oltre il 10% alla distruzione delle foreste attraverso il consumo di materie prime come carni, formaggi, pellami, legname, soia per l'alimentazione animale, olio di palma, caffè e cacao.
 
Purtroppo il nostro carrello della spesa può facilmente riempirsi di prodotti ottenuti a discapito delle foreste e di altri rari ecosistemi. Tutto questo deve finire! Le foreste e gli altri ecosistemi di tutto il mondo sono notoriamente indispensabili per arrestare il riscaldamento globale, la diffusione di pandemie e il crollo della biodiversità. Anche i consumi europei stanno indebolendo queste difese naturali. Il movimento #Together4Forests preme l'UE affinché introduca una legge forte per tenere fuori dal mercato i prodotti che incorporano la distruzione e il degrado degli ecosistemi naturali tropicali e sub-tropicali.
E ogni cittadino può fare la sua parte sottoscrivendo la petizione sui siti web delle associazioni.
Clicca QUI per sottoscrivere la petizione e aiutarci a salvare le foreste>>  
La Commissione Europea si è già impegnata a proporre una nuova normativa entro il 2021, per fermare il contributo europeo alla deforestazione. Ma per evitare che la distruzione si trasferisca dalle foreste ad altri ecosistemi naturali sottraendo loro i terreni, essa deve essere in grado di proteggere anche praterie, savane e zone umide. La legge deve anche tutelare e garantire i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Spesso questi si sono rivelati amministratori giudiziosi delle loro terre e detentori di una conoscenza cruciale per prevenire la perdita di biodiversità. Senza il loro aiuto non sarà possibile fermare la deforestazione.

In ricordo di Franco Maria Ricci

WWF Italia - Ven, 11/09/2020 - 00:00
Con la scomparsa di Franco Maria Ricci l’Italia perde un uomo di grande spessore, e di grandi visioni che dopo essere stato un’avanguardia culturale ed un grande vettore di cultura si era dedicato con passione alla natura e alle grandi tematiche che riguardano il Pianeta a cominciare dai cambiamenti climatici e dal ciclo dell’acqua, due questioni cruciali per il futuro dell’umanità.
 
Dal 2005 si dedica, insieme all’architetto Pier Carlo Bontempi – con il quale condivide l’amore per le forme classiche – alla progettazione di un labirinto nelle campagne di Fontanellato (Parma), che è aperto al pubblico dal 2015. «Sognai per la prima volta di costruire il labirinto trent’anni fa, quando conobbi Jorge Luis Borges. Il Labirinto, si sa, era da sempre uno dei suoi temi preferiti. A differenza di quello di Minosse, che era una prigione, il mio labirinto vuole essere un giardino in cui perdersi senza pericolo», scriveva lo stesso Ricci sul sito della sua opera.
 
Proprio il Labirinto che è composto da circa 200mila piante di bambù ed è considerato il più grande del mondo di questo genere, nel 2018 in occasioni delle celebrazioni in occasione della giornata mondiale dell’Acqua fu protagonista del Summit internazionale “Labirinto d’Acque”: organizzato da Franco Maria Ricci al Labirinto della Masone dal 21 al 24 marzo in collaborazione con varie organizzazioni tra cui il WWF. In quell’occasione tra i relatori erano presenti anche la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi e l’allora direttore scientifico Gianfranco Bologna.
«Il nostro Paese ha perso un intellettuale e un editore raffinato, uomo di profonda cultura con uno straordinario gusto estetico, collezionista di bellezza e grande appassionato di natura, amico del WWF. Il suo capolavoro botanico, il Labirinto di Fontanellato, è stato il suo ultimo rifugio, dove sognava di far nascere un’oasi. Sentiremo tutti la mancanza di uno dei più straordinari testimoni della storia artistica contemporanei», lo ricorda così la presidente del WWF Italia.

Le popolazioni globali di animali selvatici hanno subito un declino di quasi 2/3

WWF Italia - Gio, 10/09/2020 - 00:00
l WWF chiede un'azione urgente perché si inverta la tendenza entro il 2030: arrestare la distruzione degli ecosistemi naturali e rivedere l’intero sistema di produzione e consumo del cibo
Se fossero legate ad azioni quotate in Borsa, farebbero tremare i polsi ai mercati finanziari globali: le curve pericolosamente negative che emergono dall’analisi WWF sul Pianeta Vivente ‘parlano’ invece di gorilla, orsi, pappagalli, tartarughe e storioni, tutti elementi fondamentali degli ecosistemi grazie ai quali l'umanità vive.
Purtroppo i due aspetti, economico e ambientale, a cui aggiungere quello sanitario, non sono affatto disgiunti: la natura è essenziale per l’esistenza umana ed è proprio su di essa che si basa l’intera economia, sui suoi servizi che garantiscono sicurezza alimentare, riduzione degli impatti dovuti agli eventi naturali, acqua potabile, salute e medicine, solo per citarne alcuni.   

Da qui l’importanza del Living Planet Report, lanciato oggi dal WWF al livello internazionale in cui si misura la riduzione delle popolazioni  globali di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci: l’analisi 2020 mostra un calo medio di due terzi avvenuto in meno di mezzo secolo, causato in gran parte  dalla distruzione degli ecosistemi che sta anche contribuendo all'emergere di malattie zoonotiche come il COVID-19. 

Il Living Planet Index (LPI), fornito dalla Zoological Society of London (ZSL), mostra infatti che i fattori ritenuti in grado di aumentare la vulnerabilità del pianeta alle pandemie, come il cambiamento dell'uso del suolo e l'utilizzo e il commercio di fauna selvatica, sono gli stessi che hanno determinato il crollo delle popolazioni di specie di vertebrati tra il 1970 e il 2016 il cui valore medio globale si attesta intorno al 68% di perdita.



"Il Living Planet Report 2020 sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell'umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita", ha affermato Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale. "Non possiamo ignorare questi segnali: il grave calo delle popolazioni di specie selvatiche ci indica che la natura si sta deteriorando e che il nostro pianeta ci lancia segnali di allarme rosso sul funzionamento dei sistemi naturali. Dai pesci degli oceani e dei fiumi alle api, fondamentali per la nostra produzione agricola, il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone”.

"La natura è alla base della nostra salute, del nostro benessere e dei nostri mezzi di sussistenza, eppure la stiamo distruggendo molto più velocemente di quanto sia in grado di ricostituirsi”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: "Nel mezzo di una pandemia che colpisce tutto il pianeta è più che mai importante intraprendere in tempi brevissimi un'azione globale coordinata per arrestare e invertire entro la fine del decennio la perdita di biodiversità in tutto il mondo, proteggendo in questo modo la nostra salute. Il Living Planet Report raccoglie l’ennesimo SOS lanciato dalla Natura che, questa volta, i leader mondiali che si riuniranno (virtualmente) tra pochi giorni per la 75^ sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, non possono ignorare”.
IL ‘COSTO’ DEL ‘CRAC’ ECOLOGICO La continua perdita di biodiversità minerà il raggiungimento della maggior parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, compresa la riduzione della povertà e la sicurezza alimentare, idrica ed energetica. Ma la biodiversità ha anche un valore economico sbalorditivo, che dovrebbe essere riconosciuto nei sistemi contabili nazionali. Gli impatti economici del declino della natura costeranno al mondo almeno 479 miliardi di dollari all'anno, aggiungendo fino a circa 10 trilioni di dollari entro il 2050, secondo il WWF, il Global Trade Analysis Project e il rapporto Global Futures del Natural Capital Project. 
  UN’ANALISI A 360° Il Living Planet Report 2020 presenta una panoramica completa dello stato dei sistemi naturali attraverso l'LPI, che monitora l'abbondanza di fauna selvatica globale, alla quale hanno contributo oltre 125 esperti di tutto il mondo. 
La causa principale del drammatico declino delle popolazioni di specie terrestri, osservata nell'LPI, sono la perdita e il degrado degli habitat, inclusa la deforestazione, influenzata anche dal modo col quale l’umanità produce cibo. 
Le specie in via di estinzione analizzate nella LPI includono il gorilla di pianura orientale, il cui numero nel Parco Nazionale Kahuzi-Biega (Repubblica Democratica del Congo), ha visto un calo stimato dell'87% tra il 1994 e il 2015, principalmente a causa della caccia illegale, e il pappagallo cenerino in Ghana sud-occidentale, il cui numero è diminuito fino al 99% tra il 1992 e il 2014 a causa delle trappole usate per il commercio di uccelli selvatici e la perdita di habitat. 
L'LPI, che ha monitorato quasi 21.000 popolazioni di oltre 4.000 specie di vertebrati tra il 1970 e il 2016, mostra anche che le popolazioni di fauna selvatica che si trovano negli habitat di acqua dolce hanno subito un calo dell'84%, il calo medio della popolazione più netto tra tutti i bioma, equivalente al 4 per cento all'anno dal 1970. Un esempio è costituito dalla popolazione riproduttiva dello storione cinese nel fiume Yangtze in Cina, diminuita del 97% tra il 1982 e il 2015 a causa dello sbarramento del corso d’acqua. 

"Il Living Planet Index è una delle misurazioni più complete della biodiversità globale", ha affermato il dott. Andrew Terry, direttore conservazione della Zoological Society of London. “Un calo medio del 68% negli ultimi 50 anni è catastrofico e una chiara prova del danno che l'attività umana sta arrecando al mondo naturale. Se non cambia nulla, le popolazioni continueranno senza dubbio a diminuire, portando la fauna selvatica all'estinzione e minacciando l'integrità degli ecosistemi da cui tutti dipendiamo. Ma sappiamo anche che agendo sulla attività di conservazione delle specie possiamo allontanarci da questo baratro. Servono impegno, investimenti e competenza per invertire queste tendenze”.  MODELLI PER UN FUTURO POSSIBILE Il LPR 2020 include anche modelli pionieristici che mostrano che senza ulteriori sforzi per contrastare la perdita e il degrado dell'habitat, la biodiversità globale continuerà a diminuire. Questi modelli, contenuti  nel documento "Piegare la curva della biodiversità terrestre richiede una strategia integrata", scritto dal WWF in collaborazione con oltre 40 ONG e istituzioni accademiche e pubblicato oggi su Nature, chiariscono che stabilizzare e invertire la perdita della natura, provocata dalla distruzione degli habitat naturali da parte degli esseri umani, sarà possibile solo adottando sforzi di conservazione più audaci e ambiziosi e  apportando cambiamenti trasformativi al modo in cui produciamo e consumiamo il cibo. Tra i cambiamenti necessari: rendere la produzione e il commercio alimentare più efficienti ed ecologicamente sostenibili, ridurre gli sprechi e favorire diete più sane e rispettose dell'ambiente. 
La ricerca mostra che l'attuazione dell’insieme di queste misure, piuttosto che isolatamente, consentirà al mondo di alleggerire le pressioni sugli habitat della fauna selvatica, invertendo così i trend di perdita di biodiversità.
La modellizzazione indica anche che se il mondo continua con il "business as usual", i tassi di perdita di biodiversità osservati dal 1970 continueranno nei prossimi anni e ciò sarà una catastrofe per l’intera umanità. 

"Nella migliore delle ipotesi queste perdite impiegherebbero decenni per invertire la rotta e sono probabili ulteriori perdite irreversibili di biodiversità, mettendo a rischio la miriade di servizi ecosistemici da cui le persone dipendono", ha affermato David Leclère, autore principale dell'articolo e ricercatore presso l'International Institute of Applied System Analysis.  L’EFFETTO DELLE AZIONI DI CONSERVAZIONE  A fianco delle statistiche allarmanti, ci sono però esempi di alcuni casi che mostrano il potenziale di ciò che possiamo ottenere con un’azione immediata, collettiva e decisa. È il caso delle popolazioni di alcune specie come la tartaruga caretta nel Simangaliso Wetland Park, Sud Africa, lo squalo pinna nera del reef (Carcharhinus melanopterus)  nell’Ashmore Reef in Australia occidentale o il castoro europeo (Castor fiber) in Polonia, o di quelle di tigri e panda, aumentate nel loro numero globale (a parte alcune popolazioni locali a forte rischio) insieme al risultato di protezione marina globale , salita al 6% inclusa la creazione dell’Area Marina Protetta del Mare di Ross in Antartide. Bisogna concentrarci su iniziative come queste e affiancare una politica globale e un’azione del mondo imprenditoriale per proteggere e ripristinare la natura. 
  IL PUNTO DI SVOLTA: L’ASSEMBLEA ONU DI SETTEMBRE Il Living Planet Report 2020 viene lanciato a pochi giorni dalla 75a sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella quale i leader dovranno esaminare i progressi compiuti sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’agenda 2030, l'Accordo di Parigi sul clima e la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD). L'UNGA 2020 riunirà i leader mondiali, le imprese e la società civile per sviluppare il quadro d'azione post-2020 per la biodiversità globale e rappresenta quindi un momento fondamentale per gettare le basi per un New Deal così necessario per la natura e le persone. 

Lambertini ha dichiarato: "Il modello Bending the Curve  fornisce una prova preziosa per poter sperare nel ripristino della natura capace di fornire alle generazioni attuali e future ciò di cui hanno bisogno: secondo questo modello i leader mondiali devono - oltre agli sforzi di conservazione – creare un sistema alimentare più sostenibile e eliminare la deforestazione, una delle principali cause del declino della popolazione della fauna selvatica, dalle catene di approvvigionamento”. "Questa ricerca può aiutarci a garantire un New Deal per la natura e le persone che sarà la chiave per la sopravvivenza a lungo termine delle popolazioni di fauna selvatica, piante e insetti e dell'insieme della natura, inclusa l'umanità. Un New Deal non è mai stato così necessario”.
  LA PETIZIONE GLOBALE Si può sottoscrivere la petizione del WWF - panda.org/pandemics   - e unirsi all’appello rivolto ai leader mondiali perché vengano implementati programmi politici e piani d'azione per un approccio "One Health" che garantisca tutto lo sforzo possibile per proteggerci da future pandemie.

Sgominata in Campania una rete di bracconieri

WWF Italia - Mer, 09/09/2020 - 00:00
Legambiente, Lipu e WWF Italia: approvare subito i delitti contro la fauna inserendo nel Collegato Ambientale le indicazioni del Piano Nazionale Antibracconaggio     “Una ennesima conferma di quanto il bracconaggio in Italia sia una vera e propria emergenza criminale – dichiarano Legambiente, Lipu e WWF Italia –. Cattura, uccisione e commercio illegale di animali selvatici sono in continuo aumento ed alimentano un mercato che produce ingentissimi profitti a fronte di sanzioni irrisorie. Chiediamo al Ministro Costa una legge chiara e inequivocabile per ottenere i delitti contro la fauna e fornire ad inquirenti e forze di polizia strumenti efficaci per contrastare questi odiosi reati”.    Le associazioni ambientaliste Legambiente, Lipu e WWF Italia plaudono alla brillante operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e portata a termine dai militari della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati a Danno degli Animali del Raggruppamento Carabinieri CITES e del Nucleo Carabinieri CITES di Napoli, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari del Gruppo Carabinieri Forestali di Napoli e Latina e del Comando Provinciale di Napoli.  L’attività investigativa ha consentito di individuare un grande commercio illegale di uccelli appartenenti a specie protette, che venivano catturati in diverse aree del sud Italia, attraverso l’utilizzo di trappole, richiami acustici ed altri strumenti illegali. Gli esemplari, venivano poi custoditi in condizioni tali da causare loro evidenti sofferenze e infine venduti nel mercato clandestino sia a privati, sia ad esercenti commerciali compiacenti, alcuni dei quali provenienti dall’Italia del nord, per un giro di affari stimato in oltre 350.000 euro annui. La stessa Unione Europea ha più volte sollecitato il nostro Paese ad adottare un sistema legislativo che possa realmente consentire di contrastare queste condotte criminali, pena l’attivazione di una nuova procedura di infrazione contro l’Italia. Per questa ragione è stato istituito il Piano d'Azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici (Piano Nazionale Antibracconaggio).    Il Collegato ambientale, che a breve dovrà essere approvato in Consiglio dei Ministri, rappresenta quindi una occasione storica per consentire, finalmente, di infliggere un colpo decisivo a chi si arricchisce sulla pelle degli animali e per non vanificare i quotidiani sforzi investigativi e di presidio del territorio profusi dalle Autorità pubbliche, con la collaborazione delle guardie volontarie delle stesse associazioni ambientaliste. 

Il 14 settembre il Parlamento europeo può dare uno stop ai combustibili fossili

WWF Italia - Mer, 09/09/2020 - 00:00
WWF: "Gli eurodeputati non permettano all'industria del gas di sottrarre denaro alle Regioni europee"   Il 14 settembre il Parlamento europeo ha la possibilità di contribuire a liberare le regioni europee dai combustibili fossili e di sostenere la creazione di un vero sviluppo e di nuovi posti di lavoro sostenibili. Gli eurodeputati voteranno in plenaria sul Just Transition Fund (Fondo per la giusta transizione) da 17,5 miliardi di euro, che mira a sostenere gli Stati membri dell'UE nella loro transizione verso la neutralità climatica.  Gli eurodeputati devono ribaltare la posizione regressiva della Commissione per gli affari regionali del Parlamento, che ha votato a favore dell'ammissibilità del gas al finanziamento del Just Transition Fund.  Il gas è un combustibile fossile, inquina ed emette gas serra non deve avere posto in un'Europa neutrale dal punto di vista climatico. Inoltre non è particolarmente efficace per la creazione di posti di lavoro (vedi 'Ulteriori informazioni').  La Commissione europea, gli Stati membri dell'UE e il Comitato delle Regioni dell'UE sono tutti contrari all'ottenimento del finanziamento Just Transition per il gas.    Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha dichiarato: "Gli eurodeputati hanno davanti una scelta cruciale. Possono aiutare le regioni più vulnerabili d'Europa ad aprire le porte a un futuro sostenibile. Oppure possono sottrarre denaro a quelle stesse regioni per destinarlo a un altro combustibile fossile, il gas, e quindi a scelte incompatibili con gli obiettivi climatici che gli eurodeputati stessi dicono di sostenere. Oggi abbiamo le tecnologie, le competenze, l’occasione per puntare la barra verso il futuro e sostenere davvero lo sviluppo delle regioni più svantaggiate”.    Cosa chiede il WWF?  Per ottenere risultati concreti, il meccanismo europeo per la Giusta Transizione dovrebbe fare tre cose fondamentali:    1. Escludere il gas e i combustibili fossili in genere, solo i progetti coerenti con un'Europa sostenibile e neutrale dal punto di vista climatico entro il 2040 dovrebbero essere finanziati    2. Richiedere che i piani siano allineati con gli obiettivi climatici dell'UE per accedere ai fondi, premiare i progetti con più ambizioni climatiche e includere le date di eliminazione del carbone al massimo nel 2030 e del gas al più tardi nel 2035 a livello europeo.    3. Incoraggiare e consentire partenariati efficaci sostenendo la trasparenza e un impegno significativo, anche con la società civile, i governi locali e i sindacati.    Ulteriori informazioni:  Permettere all'industria del gas di ottenere fondi dal Just Transition Fund sarebbe in diretta contraddizione con il concetto di una giusta transizione verso un'economia a zero emissioni di carbonio. Il gas fossile non ha più un ruolo nella transizione che è andata troppo lenta e va accelerata. Non vi è, inoltre, alcuna prova che creerebbe molti o dignitosi posti di lavoro, anzi in molti casi il tasso di occupazione sarebbe inferiore persino a quello degli altri combustibili fossili, mentre ogni milione di dollari (USD) investito nelle energie rinnovabili crea un numero di posti di lavoro tre volte superiore a quello dei combustibili fossili.  Ultimo, ma non meno importante, dare priorità e denaro ai progetti sul gas ingabbierebbe gli investimenti e il futuro dell'Europa nel gas nei prossimi 40-50 anni e sprecherebbe fino a 29 miliardi di euro di denaro dei contribuenti dell'UE in attività che presto diventeranno obsolete.    25 organizzazioni europee (incluse WWF, Greenpeace e Legambiente) hanno inviato una lettera ai Capigruppo all’Europarlamento chiedendo di respingere qualsiasi apertura verso il gas fossile e di garantire che il fondo dia priorità al sostegno agli Stati membri che si sono impegnati in una transizione ambiziosa.

Sei cacciatori denunciati in provincia di Brescia

WWF Italia - Mar, 08/09/2020 - 00:00
Nell’anno delle modifiche alla Legge regionale lombarda definite dal mondo ambientalista “ammazza vigilanza e salva bracconieri” non ci si poteva che aspettare che una recrudescenza del bracconaggio e il totale disprezzo delle regole da parte di alcuni cacciatori che hanno usufruito delle giornate di preapertura, deroga prevista nella sola Provincia di Brescia.
La migrazione degli uccelli verso i quartieri di svernamento invernali aveva già trovato nel mese di agosto (a caccia chiusa) bracconieri pronti con trappole e fucili: numerosissime le segnalazioni giunte al CABS e al WWF. Immediata la risposta dei Carabinieri forestali che a seguito dei sopralluoghi svolti dagli attivisti ha denunciato quattro cacciatori: in Val  Camonica un cacciatore utilizzava un fucile ad aria compressa per abbattere le balie, un secondo a Collio Val Trompia aveva posizionato trappole metalliche per la cattura di piccoli uccelli protetti e per finire sul Monte Maddalena due cacciatori sparavano a specie protette. 
Tutte attività svolte, va sottolineato a caccia chiusa da persone provviste di Licenza di caccia; addirittura uno dei denunciati ex dirigente di un’associazione venatoria, già denunciato per abbattimento di specie protette lo scorso autunno.
Nel Comune di Rovato un cacciatore, più volte denunciato negli anni passati, svolgeva l’attività di bracconaggio da un capanno abusivo a poche decine di metri da Strada provinciale ed è stato ripreso per quasi un’ora dagli attivisti CABS mentre nel mese di agosto con un richiamo acustico vietato abbatteva prispoloni (specie protette).

Giovedì 2 settembre prima giornata di preapertura nella Provincia di Brescia le Guardie Venatorie WWF hanno sorpreso nel Comune di Rovato due cacciatori che, utilizzando richiami acustici vietati, sparavano ai prispoloni. L’intervento della Polizia provinciale ha portato al sequestro delle armi, della fauna abbattuta e dei richiami vietati.
Domenica 6 settembre nel Comune di Nave da un capanno proveniva il richiamo acustico di prispolone e gli attivisti del CABS potevano assistere all’abbattimento di decine di prispoloni e balie nere (specie particolarmente protette), i cacciatori tuttavia riuscivano ad occultare gli animali uccisi poco prima dell’arrivo dei Carabinieri forestali.
“Come si poteva immaginare la preapertura in Provincia di Brescia, consentita solo per i corvidi, in realtà è stata abbondantemente sfruttata per abbattere specie protette che migrano in questo periodo (prispoloni e balie nere)” afferma Antonio Delle Monache Coordinatore Guardie WWF Lombardia “i cacciatori utilizzano soprattutto fucili di piccolo calibro e munizioni silenziate per non essere individuati. Tuttavia l’utilizzo dei richiami acustici vietati ci ha permesso di fermare la mattanza”
Nel mese di maggio la Regione Lombardia ha introdotto l’obbligo per le Guardie venatorie volontarie di usare abbigliamento ad alta visibilità nell’attività di vigilanza venatoria, fatta salva l’attività antibracconaggio coordinata da Polizia provinciale e dall’arma dei Carabinieri, distinzione priva di senso e che aprirà un contenzioso continuo.
“Vestiti di verde o da “pagliacci” continueremo la nostra attività in difesa del popolo migratore” sostiene Filippo Bamberghi Coordinatore Guardie WWF Milano “iniziative del genere che aiutano il bracconaggio dimostrano solo l’arretratezza di una larga parte del mondo venatorio italiano”

Anche WWF Sub nell'operazione 'Reti fantasma'

WWF Italia - Mar, 08/09/2020 - 00:00
È stata lanciata, alla fine della scorsa estate, dal Comando Generale della Guardia Costiera, su indicazione del Ministro dell’Ambiente, l’Operazione Reti Fantasma, una campagna mirata ad individuare e recuperare le reti da pesca abbandonate nei fondali marini e lungo le coste della nostra Penisola.     L’attività, in cui sono già impegnati i sommozzatori della componente subacquea della Guardia costiera dislocati sul territorio nazionale, vedrà scendere in campo anche i volontari del WWF SUB che, nell’ambito della Campagna GenerAzioneMare lanciata dall’Associazione, concorreranno nell’attività di mappatura delle reti ormai abbandonate e disperse nei fondali marini.    Le cosiddette reti fantasma sono responsabili dell’alterazione dell’ecosistema marino, in quanto disperdono nell’ambiente le microparticelle sintetiche delle quali sono composte, rappresentando per le specie ittiche che vi rimangono intrappolate (fenomeno conosciuto come bycatch che coinvolge non solo pesci, me anche altri animali marini come tartarughe, uccelli e mammiferi marini) dei veri e propri “muri della morte”, sempre più spesso - purtroppo - a danno delle specie marine protette oltre che un pericolo per la sicurezza di subacquei e bagnanti. L'ammontare delle attrezzature da pesca sommerse, in gran parte di plastica, rischia di continuare a crescere a dismisura e le conseguenze sugli ecosistemi marini rischiano di divenire irreparabili.     Il contributo di WWF SUB consisterà nella segnalazione delle reti fantasma alla Guardia Costiera la quale, su incarico del Ministero dell'Ambiente, sta compilando la mappatura nazionale dei rifiuti delle attività di pesca abbandonati sui fondali marini.       

L'orso Papillon (M49) è stato di nuovo catturato

WWF Italia - Lun, 07/09/2020 - 00:00
La Provincia autonoma di Trento (PAT) ha comunicato in mattinata la nuova cattura di M49, avvenuta nell'area del Lagorai. Una vera e propria persecuzione verso Papillon, catturato per la terza volta in poco più di un anno.
M49 sarà a breve rinchiuso nell'area faunistica del Casteller, dove oggi sono già reclusi altri due orsi, DJ3 e M57, e dalla quale  questo esemplare è già fuggito due volte negli scorsi mesi, mostrando da un lato la sua enorme voglia di libertà, e dall'altra la scarsa sicurezza e adeguatezza della struttura.

Il WWF, come già espresso nelle scorse settimane, ribadisce come M49 non può rientrare nelle categorie di "orso pericoloso" o "orso confidente", non avendo mai mostrato né comportamenti di abituazione né atteggiamenti aggressivi verso le persone. Papillon è un esemplare che si è reso protagonista in passato solo di alcuni danni al patrimonio zootecnico, in ogni caso molto inferiori al valore inestimabile che ha un orso per la biodiversità, e che per questi motivi va attentamente monitorato, ma non rinchiuso. Lo stesso Pacobace (Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso sulle Alpi) prevede la possibilità di monitoraggio e traslocazione per gli orsi che mostrano comportamenti simili, forme di gestione diverse da quella che ancora oggi sembra l'unica prevista dalla PAT. 
Per questo il WWF si auspica che M49 venga rimesso in libertà, ma questa volta mettendo in atto un attento ed efficace sistema di monitoraggio, tramite radiotelemetria, che consenta ad una squadra appositamente dedicata di seguire tutti i suoi spostamenti, così da prevenire eventuali situazioni di criticità. 
Il monitoraggio e la dissuasione sono sistemi che, se applicati con efficacia, sono in grado di limitare o annullare le possibilità di incursioni di un orso in aree sensibili, come mostrato da numerose esperienze internazionali. 

Il WWF sottolinea inoltre la necessità di investire più risorse nella prevenzione e nella corretta informazione. La prima e necessaria azione per evitare l'insorgenza di tali comportamenti in un predatore selvatico è infatti la messa in sicurezza delle strutture e e del patrimonio zootecnico, e non la captivazione o, peggio ancora, l'abbattimento degli animali. 
Se la PAT si ostinasse nella sua politica poco lungimirante, il WWF chiede con forza che la captivazione di M49 avvenga in ogni caso in una struttura adeguata, ampia e che rispetti il benessere psico-fisico dell'animale. Una struttura certamente differente dal Casteller, che ha invece mostrato la sua evidente e grave inadeguatezza strutturale. 

Proprio per garantire la sicurezza ed il benessere di M49 (e degli altri orsi captivati), il WWF richiede inoltre di far parte di una task force di controllo, da costituire con urgenza, che verifichi l'idoneità delle strutture e il rispetto delle condizioni di benessere degli orsi reclusi. 

Al via il progetto sperimentale "Aule Natura"

WWF Italia - Lun, 07/09/2020 - 00:00
Giardini e cortili scolastici sono una risorsa per riprendere le lezioni in sicurezza

Il WWF lancia progetto sperimentale “Aule Natura” e chiede sostegno dei cittadini per costruire spazi sicuri e in grado di arricchire la formazione degli studenti
A una settimana dall’apertura della scuola continua la discussione su come far riprendere in sicurezza le attività educative agli studenti italiani che si trovano ad affrontare il proprio percorso di studi nel mezzo di una emergenza sanitaria senza precedenti e quando il contagio da COVID-19 è ripreso a ritmi più alti rispetto ai primi mesi dell’estate.
Proprio per garantire spazi educativi qualificati, adeguati e sicuri il WWF Italia chiede di prendere in considerazioni gli spazi esterni degli istituti scolastici italiani che potrebbero essere utilizzati come vere e proprie aule all’aperto, in grado di garantire la sicurezza degli studenti oltre che arricchire l’offerta educativa grazie a lezioni a stretto contatto con la natura.

Da una stima elaborata dal WWF emerge, infatti, che negli edifici scolastici esistono più di 64,5 milioni di metri quadrati di spazi esterni che, se adeguatamente attrezzati, potrebbero essere utilizzati per migliorare la sicurezza e la qualità della didattica. Secondo i dati attualmente disponibili sappiamo che solo nei comuni capoluogo di provincia per ogni alunno sono disponibili circa 8,5 metri quadrati di giardini scolastici con una distribuzione maggiore al Nord (11 metri quadrati per alunno), tendenzialmente in linea con la media nazionale al Centro (8,7 metri quadrati per alunno) e un po’ inferiore al Sud (circa 6 metri quadrati di verde scolastico per alunno).
Con un rapido calcolo sulle superfici medie, garantendo uno spazio di sicurezza di 3,5 metri quadrati per alunno i cortili scolastici permetterebbero di accogliere in sicurezza più del doppio della popolazione studentesca del nostro Paese. IL PROGETTO AULE NATURA Per attrezzare gli spazi all’aperto degli edifici scolastici il WWF Italia ha lanciato il progetto Aule Natura che ha l’obiettivo di realizzare in via sperimentale alcune aule all’aperto all’interno di alcuni istituti scolastici individuati attraverso un confronto con il Ministero dell’Istruzione sia in luoghi particolarmente colpiti dal COVID-19 sia in contesti socio-economico-culturali che hanno bisogno di maggiore attenzione.

Il progetto prevede la costruzione di “strutture” verdi di supporto alla didattica in grado di garantire la delimitazione di uno spazio e l’opportuno distanziamento tra gli alunni. Il progetto prevede poi la realizzazione di differenti micro-habitat (stagno, siepi, giardino) in cui osservare direttamente non solo le diverse forme di piante e animali, ma anche scoprire le relazioni che li legano tra di loro, attirando in particolare insetti e uccelli, offrendo luoghi-rifugio alla piccola fauna, allestendo un orto didattico. Per avviare la sperimentazione il WWF chiede a tutti i cittadini di sostenere il progetto Aule Natura che ha l’obiettivo di migliorare la sicurezza e la didattica delle scuole italiane. È possibile sostenere il progetto su wwf.it/aulenatura.

L’adozione di lezioni in ambiente aperto, infatti, permette di migliorare la qualità dell’apprendimento superando quello che diversi studiosi hanno definito come disturbo da deficit di natura che comporta disattenzione, svogliatezza, noia, persino ansia e depressione oltre ai tradizionali pericoli legati alla sedentarietà.
I ricercatori sono sempre più convinti che alcune malattie in rapida ascesa tra i giovani come obesità, asma, allergie, depressione, alcune manifestazioni dell'autismo e persino la fantomatica ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, sindrome da deficit di attenzione e iperattività) siano in correlazione con le nuove dinamiche sociali per cui i ragazzi passano la quasi totalità del loro tempo seduti, a scuola, in auto o a casa davanti a uno schermo.
In un mondo reso completamente artificiale non siamo più in grado di vivere un'esistenza equilibrata, in movimento negli spazi aperti con tutti i cinque sensi stimolati e al lavoro per farci fare un'esperienza della vita che sia completa. Con questa deprivazione sensoriale e motoria non possiamo pensare di evolvere né come individui né come collettività.

Proprio nell’anno in cui si festeggiano i 150 anni dalla nascita di Maria Montessori sarebbe un bel segnale recuperare la parte del “metodo” che poneva particolare attenzione agli spazi naturali e ai contesti dell’apprendimento elementi fondamentali del progetto educativo.
In questo contesto recuperare la funzione del verde scolastico permetterebbe non solo di riprendere le lezioni con un maggiore livello di sicurezza ma anche un evidente vantaggio pedagogico per la formazione dei cittadini di domani.