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Finalmente la direttiva sulla plastica è stata approvata

WWF Italia - Mer, 22/05/2019 - 00:00

Il Consiglio europeo approva la direttiva europea che vieta gli oggetti in plastica monouso come piatti, posate, e cannucce dal 2021. 

La decisione presa "è un fatto estremamente importante che deve spingere i governi ad impegnarsi con ancora maggior forza per affrontare l’emergenza plastica anticipando i tempi di applicazione della direttiva”. Lo dice la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “Nel Mediterraneo sono 134 specie vittime di ingestione di plastica, tra cui 60 specie di pesci, tutte e 3 specie di tartarughe marine, 9 specie di uccelli marini e 5 specie di mammiferi marini”.

La portata dell’emergenza per l'inquinamento da plastica, come ricorda la Presidente del WWF, richiede non solo un impegno individuale, a cominciare da stili di vita più sostenibili, ma impone un impegno forte da parte dei governi di tutto il mondo. Il WWF ha lanciato la petizione a livello mondiale #StopPlasticPollution per chiedere ai governi di sottoscrivere un Accordo che affronti in modo globale un problema che interessa ormai ogni angolo del pianeta, dal mediterraneo alla Fossa delle Marianne, dai ghiacciai delle Alpi a quelli dell’Antartico. 

In Italia è venuto il momento di accelerare nella lotta al principale nemico dei nostri mari. Il WWF chiede che la legge #Salvamare possa essere al più presto calendarizzata e approvata dal Parlamento.

Il 22 maggio è la Giornata Mondiale della Biodiversita'

WWF Italia - Mer, 22/05/2019 - 00:00
Senza il capitale naturale non abbiamo possibilità di benessere, salute e sviluppo   Il 22 maggio è la giornata indetta dalle Nazioni Unite per celebrare la Biodiversità, la ricchezza della vita – a livello di ecosistemi, specie e geni – sul nostro Pianeta.  “La crisi provocata dalla continua perdita della biodiversità – sottolinea il Direttore Scientifico WWF Italia, Gianfranco Bologna - costituisce una delle più grandi emergenze per il nostro immediato futuro perché mette a rischio la rete della vita che ci consente di respirare, bere e mangiare. Infatti la salubrità e vitalità dei sistemi naturali è la sola garanzia per poter disporre di aria, acqua e cibo sani per l’umanità. Dove la ricchezza della vita del nostro mondo soffre, ne risentono il benessere, la salute e le possibilità di opzioni per l’attuale e futuro sviluppo dell’umanità”.   Proprio ai primi di questo mese l’autorevole Intergovernmental Science Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, l’organismo ONU che svolge un ruolo equivalente per la biodiversità di quello che l' IPCC esercita per il cambiamento climatico, ha presentato il frutto di un lungo lavoro il “Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services” confermando la estrema gravità dello stato della biodiversità mondiale.   Abbiamo trasformato almeno i tre quarti degli ambienti naturali originali delle terre emerse, abbiamo significativamente alterato gli ecosistemi marini di almeno il 66% della loro estensione, abbiamo distrutto l’85% delle zone umide dal 1700 ad oggi, sottraiamo risorse non rinnovabili e rinnovabili per oltre 60 miliardi di tonnellate ogni anno. Inoltre gli studiosi ci dicono che ad oggi si ritiene che almeno un milione di specie viventi siano a rischio di estinzione se il tasso di trasformazione e consumo degli ecosistemi e delle risorse naturali continuerà ai ritmi attuali e confermano che l’attuale tasso di estinzione è da decine e centinaia di volte superiore se comparato a quello registrato negli ultimi 10 milioni di anni e che sta accelerando.    La situazione è tanto drammatica che per alcuni sistemi naturali (ad esempio, alcune foreste pluviali e le barriere coralline) e alcuni animali straordinari come la vaquita (un piccolo cetaceo) e i rinoceronti bianchi settentrionali comincia ad essere già troppo tardi. Il WWF in Italia ha lanciato una campagna per raddoppiare al 2050 la popolazione di orso bruno marsicano, sottospecie che vive in Appennino con circa 50 individui. Una specie simbolo destinata all’estinzione ma che con il nostro impegno potrebbe avere un futuro.   Il tema delle biodiversità, del suo valore e della sua salvaguardia deve diventare un tema centrale delle agende politiche internazionali, europee e nazionali, ma anche più diffuso tra i cittadini. Nel 2020 la 15° Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sulla Diversità Biologica che si terrà in Cina, dovrà elaborare e approvare la nuova strategia decennale mondiale per la biodiversità che scade proprio in quell’anno, e questa deve essere un’occasione unica per elaborare un piano ambizioso che coinvolga governi, il mondo dell’economia e della finanza, i cittadini e le imprese.   “Il WWF è parte di un movimento globale per concretizzare un New Deal for Nature and People che dia una svolta significativa all’impegno di tutte le nostre società mirato a salvaguardare la rete della vita che ci consente di esistere, il capitale naturale senza il quale non abbiamo possibilità di benessere, salute e sviluppo nel futuro – continua Gianfranco Bologna - . Inoltre il tema della perdita della biodiversità è strettamente legato al cambiamento climatico, in particolare per il complesso ciclo del carbonio, così importante per il sistema climatico e per i sistemi naturali, un elemento essenziale per la vita sulla Terra che non a caso viene sequestrato da importanti ambienti delle terre emerse, come le foreste e gli oceani. Questi ultimi purtroppo, proprio per l’eccesso di carbonio atmosferico immesso dalle azioni umane, si stanno pericolosamente acidificando. L’obiettivo di mantenere per quanto possibile la temperatura media della superficie terrestre non oltre 1.5°C sopra a quella del periodo preindustriale è un obiettivo comune per entrambe le emergenze, quella climatica e quella della perdita di biodiversità”.   Per invertire la rotta della perdita di biodiversità, che il WWF ha affrontato nuovamente nel suo ultimo Living Planet Report 2018, dimostrando come la perdita di numerose popolazioni di animali vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) dal 1970 sia diminuita di quasi il 60%, è fondamentale la creazione e la gestione efficace di sistemi di aree protette, la realizzazione di sistemi di connessioni tra queste aree e una grande azione di ripristino e restauro degli ambienti già distrutti e compromessi. Per questo ultimo punto l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che il decennio 2021-2030 sarà il decennio del restauro ecologico: uno sforzo mondiale per recuperare gli effetti negativi della crescita industriale e umana sul Pianeta   Con un’azione decisa e coordinata si dovrebbe avere come obiettivo il raggiungimento del 30% di territorio protetto entro il 2030, e del 50% nel 2050 (come indicato da autorevoli studiosi di biologia della conservazione  in uno studio scientifico recentemente pubblicato)[1]  Diverse di queste aree potrebbero assolvere anche le funzioni di quelle che si definiscono Climate Stabilization Areas (CSA) contribuendo significativamente a fermare il cambiamento climatico in atto.   E’ urgente agire subito e il nostro Paese, tra i piu’ ricchi di biodiversità in Europa, è chiamato a fare la sua parte sia per l’ampliamento e il rafforzamento in termini di efficacia ed efficienza nella gestione del sistema delle aree protette, sia nella difesa delle specie a rischio, sia nell’innovativo campo del ripristino ecologico che ci vede già protagonisti di programmi molto significativi. Per fare un esempio il primo progetto a scala europea sul restauro degli ambienti marini è a guida italiana. Si tratta del progetto MERCES che vede coinvolti 16 paesi europei con un ruolo di primo piano del WWF Italia. Questo progetto in corso in Italia, Spagna, Francia, Olanda, Gran Bretagna e altri paesi europei ha avviato il restauro di habitat marini danneggiati, come le foreste di macroalghe, i giardini di gorgonie, le praterie sottomarine, i banchi di spugne e coralli, ma anche le azioni di ripopolamento della Pinna nobilis (gli enormi bivalvi del Mediterraneo), di stelle e cavallucci marini. Il restauro degli ecosistemi marini è ancora agli inizi e si stanno sviluppando nuovi protocolli e approcci per ogni tipo di habitat. L’Italia è ai primissimi posti con Spagna e Francia in questa corsa al restauro ambientale.

Bambini alla scoperta della biodiversità insieme ai volontari WWF

WWF Italia - Mer, 22/05/2019 - 00:00

La Riserva WWF Foce del Fiume Platani, in Sicilia, ha ospitato gli alunni e le maestre della scuola Crispi di Ribera per una giornata alla scoperta della riserva e della biovidersità dell'area. 

Al loro arrivo i bambini hanno trovato i volontari WWF pronti ad accoglierli e ad accompagnarli in una visita guidata insieme agli esperti della Riserva. Primo fra tutti, il dr. Domenico Macaluso, responsabile scientifico-settore mare del WWF, che ha accolto il numeroso gruppo e raccontato loro la storia, i miti, le passioni e le leggende che hanno animato quei luoghi. Luoghi di incontro e di passeggiate, spiegati dal dr. Giuseppe Scorsone, Presidente del Lions Club e vicepresidente dell'associazione Misilcassin.

A seguire, i bambini hanno cominciato il loro percorso dentro la riserva alla scoperta delle curiosità naturali del luogo. Il dr. Emanuele Siracusa, storico Presidente dei Geologi siciliani e responsabile scientifico-settore terra del WWF, ha illustrato loro come si sviluppa  la sedimentazione e la formazione degli agglomerati geologici. Mentre il dr. Giuseppe Polizzi, biologo ed esponente storico del WWF di Ribera, ha raccontato ai bambini di quanto sia importante la salvaguardia della biodiversità; spiegazione dolce ed affascinante che ha stimolato tanti interrogativi tra gli alunni.

A far compagnia all'allegria scolaresca c'erano anche gli amici speciali dell'associazione “Crescere insieme” di Sciacca (con a capo la Presidente Rita Borsellino) e i volontari della “Nika Onlus” (Nicola Palermo e Mustafà Miai) con i quali si è condivisa l'organizzazione della visita.

La lunga passeggiata ha visto la comitiva arrivare fino alla foce del fiume, per poi chiudere ad anello in un'area attrezzata, dove è stata effettuata una piccola raccolta di rifiuti per campionarli seguendo il protocollo del Ministero dell'Ambiente.
A fine gionata l’arch. Giuseppe Mazzotta, Presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, ha consegnato a tutti, grandi e piccini, un attestato di ringraziamento

La grande soddisfazione per noi è stata quella di ricevere i complimenti della dr.ssa Maria Paola Raia, dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo “Francesco Crispi” di Ribera, per la grande valenza educativa della visita e la sua speranza di poter ripetere occasioni formative, che vedono la scuola e il mondo del volontariato incontrarsi in questi luoghi così incantevoli. 

Un gesto d'amore per far capire ai piu' piccoli l'importanza della natura

WWF Italia - Mar, 21/05/2019 - 00:00
Era il ’96 all’Istituto scolastico “Lea D'Orlandi” di Udine quando una classe della primaria partecipava a un progetto di educazione ambientale insieme al WWF: trasformare un’area dismessa vicino al giardino della scuola in un orto scolastico. “Abbiamo disboscato, arato, seminato, raccolto e anche venduto i nostri prodotti per ben due anni. La scuola era a tempo pieno, quindi dopo pranzo, al posto della ricreazione, indossavamo tutti gli stivali e andavamo nell'orto, quel progetto ci ha fatto vincere anche un premio”. Francesca era una bambina, ma non ha dimenticato quella bella esperienza d’infanzia, dove ha imparato cos’è il ciclo della natura, la stagionalità dei prodotti e come riciclare i rifiuti organici per trasformarli in compost. Francesca è cresciuta portando con sé quel bagaglio di conoscenze e senza smettere mai di amare la natura. Quando poi si è innamorata di Stefano, ha coltivato questa passione insieme a lui, continuando a sostenere le attività del WWF.

Entrambi credono che un mondo migliore e più rispettoso dell’ambiente debba passare dall’educazione e che il futuro sia in mano ai più piccoli. Di questo era convinta anche Violetta, mamma di Stefano e insegnante di scuola elementare, che purtroppo è venuta a mancare. Il 25 maggio Stefano e Francesca diventeranno marito e moglie e, proprio per il loro stretto legame con ambiente ed educazione, hanno chiesto al WWF di poter donare i 1000 euro che avrebbero utilizzato per le bomboniere a un progetto di educazione, affinché altri bambini possano avere l'opportunità di conoscere e rispettare la natura, come è accaduto a loro.

Il primo premio Panda Club del contest Urban Nature per le scuole si chiamerà quindi “Premio Violetta”, in memoria della mamma di Stefano, e il prossimo ottobre sarà consegnato al miglior progetto di scuola elementare che riqualificherà uno spazio cittadino per aumentare la presenza di biodiversità nei centri urbani di tutta Italia.
 
Con questo gesto Francesca e Stefano hanno dimostrato ancora una volta il loro amore per la natura e la loro voglia di far capire ai più piccoli quanto tutelare l’ambiente sia importante. Per questo il WWF non può che ringraziarli di cuore, augurandogli una splendida vita insieme!

Gli italiani sono contrari alla deforestazione

WWF Italia - Mar, 21/05/2019 - 00:00

In vista della Giornata Internazionale della Biodiversità, 22 maggio, ai cittadini europei è stato chiesto di esprimere il proprio parere riguardo la deforestazione causata dalla produzione di prodotti alimentari.  

La risposta registrata dal sondaggio non lascia spazio a dubbi: la stragrande maggioranza degli europei non vuole essere complice inconsapevole della deforestazione. I cittadini europei chiedono nuove leggi per prevenire la perdita dell’ecosistema. 

L’indagine ha coinvolto anche i cittadini italiani che sul tema della deforestazione hanno dimostrato un’elevata sensibilità riguardo il destino delle foreste del Pianeta.
Stando ai risultati il 92% degli italiani che ha partecipato al sondaggio si è dichiarato preoccupato per le foreste, riconoscendo la gravità delle conseguenze che provoca la deforestazione, per il genere umano e per la biodiverstià. Il 92% degli intervistati, inoltre, ha dichiarato di condividere la necessità di un’apposita legislazione per proteggere le foreste. Secondo la maggioranza dei cittadini italiani, infatti, nè il governo nazionale (66%) né l'UE (6o%) stanno facendo abbastanza per contrastare la deforestazione globale.

L’Unione europea ha promesso a livello internazionale di fermare la deforestazione globale entro il 2020. Tuttavia continua a rimanere uno dei più grandi mercati di materie prime agricole, come carne bovina, olio di palma, soia e cacao, che hanno un forte impatto sulle foreste del mondo. In particolare, una delle cause principali della distruzione delle foreste primarie è l'agricoltura, che sostituisce le foreste con pascoli e piantagioni.

Per fermare la deforestazione e la perdita di biovidersità vanno adottate soluzioni legislative che coinvolgano tutti i paesi dell'Unione Europea. Un approccio esclusivamente nazionale infatti lascerebbe spazio alle aziende di aggirare le leggi del proprio paese, operando in un altro.
Una regolamentazione a livello comunitario è l'ultima soluzione dell'UE di sostenere il suo impegno a fermare la deforestazione entro il 2020.  

Annullato in Campania il Piano cinghiali della Regione

WWF Italia - Mar, 21/05/2019 - 00:00
Il Tribunale  Ammnistrativo della Campania ha annullato il “Piano Cinghiali “ della regione Campania  (sentenza del 21 maggio 2019), accogliendo il ricorso del WWF Italia.     E’ una vittoria importante che il WWF si augura serva da monito ai pubblici  amministratori  e ai politici  - della Campania e non solo - che, invece di  perseguire gli interessi generali del rispetto delle regole europee, della tutela della biodiversità,  nonché dei più che legittimi interessi  degli agricoltori, continuano  ad approvare provvedimenti illegittimi come quello annullato dai giudici amministrativi di   Napoli, cedendo alle “sirene” di una sparuta minoranza di alcune categorie di cacciatori.    Il Piano annullato prevedeva infatti “interventi di controllo della  popolazione di cinghiali” anche nelle aree protette, senza le  preventiva valutazione circa  gli impatti sulle  aree naturali  e sulla fauna selvatica  protetta.  La sentenza è di particolare rilevanza perchè stabilisce, tra le prime, che la VAS, “Valutazione ambientale strategica” (procedura sancita dalle norme europee per valutare gli impatti di piani e programmi sull’ambiente naturale) è obbligatoria anche nei piani che riguardano la fauna selvatica e che  non può essere sostituita dalla valutazione  di  incidenza,  che deve sempre essere preceduta dalla VAS.    Il ricorso è stato curato dall' “avvocato del panda" Maurizio  Balletta  di Benevento, storico difensore della legalità ambientale, della natura  e degli  animali.  Gli avvocati del panda >>

Le associazioni replicano a Centinaio

WWF Italia - Lun, 20/05/2019 - 00:00
Il ministro pensi a risolvere i reali problemi dell'agricoltura, non ad invadere le competenze di altri Ministeri  
Il Ministro Centinaio ha dichiarato che riportare il comparto caccia al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, "sarà la mission di questa legislatura".
Secondo le associazioni ambientaliste ENPA LAC LAV e LIPU il Ministro dovrebbe ricordare che il suo compito è quello di risolvere i veri problemi dell'agricoltura e sostenere gli agricoltori che sono il motore trainante della economia italiana. Per quanto attiene alla competenza, sottolineano le associazioni, la Consulta si è più volte pronunciata riconducendo la materia venatoria nell'alveo delle prerogative statali riguardanti la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema (da ultimo la Corte Cost., sentenza n. 7/2019). La caccia non rientra inoltre tra le priorità del suo dicastero, in considerazione dell'assoluta irrilevanza che le istanze venatorie rivestono rispetto ai più gravi problemi che oggi si trova ad affrontare il mondo agricolo, come i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse idriche o l'utilizzo di pesticidi che comportano danni per la salute umana e impoverimento degli ecosistemi.
Sostenere di estromettere dal Ministero dell'Ambiente, a cui compete la funzione prioritaria di tutela della biodiversità e delle fauna selvatica, dalla materia venatoria è semplicemente un modo per intercettare i favori elettorali di una sparuta minoranza di cittadini e per anteporre gli interessi di chi esercita un'attività ludica alle necessità degli agricoltori e delle loro famiglie.
Auspichiamo, concludono le associazioni, che si instauri un dialogo tra il Ministero delle Politiche Agricole e il Ministero dell'Ambiente incentrato sulla definizione di misure volte a determinare una più ampia tutela della biodiversità quale elemento fondamentale per garantire un futuro anche al comparto agricolo.

La Sicilia dona un'aquila di Bonelli alla Sardegna

WWF Italia - Lun, 20/05/2019 - 00:00
Uno dei primi importanti risultati della collaborazione tra i progetti Aquila a-Life e Life ConRaSi è stato il trasferimento di una giovane aquila di Bonelli dalla provincia di Agrigento al Parco Regionale di Tepilora, in provincia di Nuoro. Battore, un œ di 55 giorni, è ora all’interno delle voliera di adattamento allestita dall’Agenzia regionale Forestas, in attesa di crescere e familiarizzare con l’ambiente naturale circostante e tra qualche settimana sarà lasciato libero di volare nei cieli sardi.
Dato che negi ultimi anni in Sicilia il numero di esemplari di aquila di Bonelli è cresciuto in modo consistente, dopo un approfondito studio di sostenibilità e previa l’autorizzazione della Regione Siciliana, gli esperti dei due progetti hanno ritenuto fattibile destinare alla Sardegna un pulcino nato dalla popolazione selvatica siciliana. La specie ha potuto evitare l’estinzione in Sicilia grazie al lavoro dei volontari del Gruppo Tutela Rapaci e, dal 2016, al progetto LIFE Conrasi, coordinato dal WWF Italia e finanziato, come tutti i progetti LIFE, dalla Commissione Europea.
Oggi, dopo quasi dieci anni di azioni di tutela, sono presenti in Sicilia 45 coppie di questa magnifica aquila mediterranea.

Mentre in Sicilia gli sforzi di conservazione in atto stanno allontando questo raro rapace dal rischio di estinzione locale, in Sardegna la recente totale scomparsa della specie viene affrontata reintroducendola grazie a individui provenienti dalla Spagna, dalla Francia e, appunto, dalla Sicilia. Lo scorso anno l’associazione naturalistica spagnola GREFA ha infatti trasferito via nave in Sardegna le prime cinque giovani aquile. In Sicilia anche quest’anno, altre otto giovani aquile sono state dotate di trasmettitore satellitare GPS portando così a 24  gli esemplari quotidianamente monitorati grazie a questa tecnologia. 
La popolazione siciliana di aquila di Bonelli  attualmente costituisce l’intero contingente italiano, concentrato tutto nell’isola.  I censimenti condotti in Sicilia a metà degli anni ‘80, facevano registrare appena 17 coppie riproduttive. Agli inizi del decennio la popolazione constava non più di 25 coppie. Questi animali sono stati vittime di un particolare tipo di bracconaggio che li ha portati sull’orlo dell’estinzione: il furto di giovani e di uova dai nidi che vengono venduti illegalmente in Italia, in Europa e in Medio oriente con notevoli guadagni.

Un individuo di Aquila del Bonelli accompagnato da documenti falsi o riciclati può valere 15 mila euro. Il fenomeno del saccheggio dei nidi fu scoperto nel 2010, allorquando dei bracconieri, durante un monitoraggio ad un sito, furono colti in fragranza di reato. Da quel momento le indagini investigative condotte dalle procure siciliane, dal Corpo Forestale della Regione Siciliana e dai Carabinieri Forestali hanno portato all’individuazione di una decina di aquile provenienti dalla Sicilia e detenute illegalmente in Italia.
Il LIFE ConRaSi non agisce solo in favore dell’Aquila di Bonelli: altre azioni sono rivolte alla conservazione del Falco Lanario (in Sicilia vive circa il 70% del numero totale di coppie riproduttive presenti in Italia) e del Capovaccaio, un picco avvoltoio presente in Sicilia con appena 8 coppie, che rappresentano anche in questo caso la quasi totalità della popolazione nazionale. 

Al via alla Giornata delle Oasi

WWF Italia - Sab, 18/05/2019 - 00:00
Le Oasi del WWF hanno da sempre svolto un ruolo centrale nella tutela della biodiversità in ogni angolo d'Italia: hanno  dato un contributo fondamentale per la tutela di luoghi e ecosistemi, flora e fauna; hanno introdotto milioni di adulti e bambini alla conoscenza della natura; hanno stimolato la ricerca scientifica; hanno fornito esempi di gestione sostenibile delle risorse e dell'ambiente; ma soprattutto, hanno contribuito a salvare tantissime specie in via di estinzione. 

L'Oasi di Monte Arcosu, in Sardegna, è stata determinante per salvare il cervo sardo,negli anni '80 erano circa 200 gli individui in tutta la regione, oggi sono migliaia. L'Oasi dei Ghirardi ha rappresentato una delle aree di ricolonizzazione per il lupo, svolgendo un ruolo fondamentale per la ripresa della specie nell'Appennino settentrionale e sulle Alpi occidentali. In Toscana, la cicogna bianca è tornata a nidificare nell'Oasi di Bolgheri, metre nell'Oasi di Orbetello sono tornati a nidifcare con successo i falchi pescatori, specie in grande difficoltà nel Mediterraneo. L'Oasi Gole del Sagittario è invece un corridoio naturale, fondamentale per l'espansione dell'orso bruno marsicano al di fuori del suo areale. Sono tante poi le Oasi che hanno dato rifugio agli ultimi nuclei di lontra sopravvissuti in Italia, tre esse le Oasi di Vulci, Burano, Persano, Lago di San Giuliano, Gole di Felitto, Grotte del Bussento, Bosco di Policoro

Ancora oggi le Oasi del WWF sono fondamentali per la conservazione della biodiversità in Italia. Oggi ricordiamo il loro ruolo, festeggiando la Giornata delle Oasi.
Dal nord al sud d'Italia tutte le Oasi WWF saranno oggi aperte gratuitamente al pubblico con tantissime inziative in programma: dalle visite guidate, ai laboratori per bambini, dalla liberazione di animali selvatici curati nei CRAS alle iniziative di citizen science. 
 

Le prime immagini dell'orso marsicano nei Simbruini

WWF Italia - Ven, 17/05/2019 - 00:00
Con un SMS al 45590 si può sostenere il WWF nei progetti di conservazione dedicati all'orso bruno marsicano e alla biodiversità in Italia  Alcuni fotogrammi realizzati grazie a una videotrappola ritraggono un orso bruno marsicano che si aggira di notte nelle foreste del Parco Regionale dei Monti Simbruini, nell’Appennino laziale dove, con un’intensa attività di monitoraggio, il personale del Parco è riuscito a documentare la storica presenza di un individuo della popolazione di orso più rara del pianeta. Una presenza eccezionale, considerato che la popolazione residua di orso marsicano conta ormai poco più di 50 esemplari, la maggior parte dei quali distribuiti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e zone limitrofe. Ma una presenza purtroppo sempre più rara sui versanti appenninici laziali, che invece sarebbero in grado di ospitare una popolazione vitale di orso.   Infatti il complesso montuoso dei Simbruini-Ernici risulta - secondo recenti studi di idoneità ecologica svolti dai ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma (Ciucci e Gervasi 2016) - una delle aree maggiormente idonee per la presenza del plantigrado. I ricercatori stimano che quest’area montuosa potrebbe ospitare fino a 14 femmine riproduttive, rappresentando potenzialmente una delle aree di espansione più importanti in futuro, in grado di contribuire alla sopravvivenza di una specie oggi purtroppo a serio rischio di estinzione.    Ma sono ancora troppi gli ostacoli e le minacce che non permettono all’orso marsicano di espandersi stabilmente in nuove aree, a partire da una mortalità ancora troppo elevata (sono 6 gli orsi rinvenuti morti nel  2018, un dato che non si registrava dal 1984), fino all’assenza di corridoi ecologici che ne permettano gli spostamenti tra le aree appenniniche idonee, dal disturbo procurato da alcune attività umane, che dovrebbero essere meglio regolamentate nelle aree di presenza e di possibile nuova espansione, fino all’incuria umana che permette la presenza di strutture che continuano a uccidere orsi (come dimostrato dalla drammatica morte di un’orsa con due cuccioli lo scorso novembre, annegati in una vasca per l’acqua piovana non a norma, dove già nel 2010 erano morti altri due orsi). Nonostante questo, notizie come quella che arriva dal Parco dei Monti Simbruini ci dicono che salvare l’orso è ancora possibile.   Per questo il WWF, dopo il recente convegno di aprile “Insieme per il futuro dell’Orso bruno marsicano in Appennino”, si sta impegnando per rilanciare e rinvigorire lo sforzo comune contro l’estinzione del plantigrado più raro del mondo, mettendo al centro del progetto SOS Natura d’Italia proprio l’orso marsicano, e prevedendo azioni concrete di conservazione che possano dare un fondamentale contributo nella sfida di salvare il nostro orso. Una sfida che sarà possibile vincere solo con la partecipazione di tutti, cittadini e istituzioni.     SOSTIENI IL PROGETTO WWF SOS NATURA D’ITALIA DONA ORA 45590 FINO AL 19 MAGGIO
Invia un SMS da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali per donare 2 euro. Oppure chiama da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile per donare 5 euro e 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali.

Domenica 19 maggio è la giornata delle Oasi

WWF Italia - Ven, 17/05/2019 - 00:00
La Giornata delle Oasi 2019 sarà una festa, con aperture gratuite per tutti e tantissime iniziative, dal Trentino alla Sicilia. Ma è anche il momento per ricordare il ruolo insostituibile delle Oasi (35.000 ettari di natura protetta dal WWF grazie al sostegno di soci e sostenitori) per la conservazione della natura e l’educazione ambientale. Proprio in questi giorni nel nido appositamente predisposto dal WWF nell’Oasi di Orbetello, una coppia del raro falco pescatore ha nidificato e sono nati 3 pulcini. I fenicotteri in Italia nidificano in Sardegna e da qualche anno anche in altre regioni. La prima volta nella penisola è stata però nella Laguna di Orbetello, nel 1994.
Dopo 200 anni d’assenza la cicogna bianca è tornata a nidificare nell’Oasi di Bolgheri, in Toscana. L’Oasi di Monte Arcosu in Sardegna è stata determinante nel salvare il cervo sardo. L’Oasi delle Steppe, in Sardegna, è nata per proteggere una delle ultime “brigate” di galline prataiole, specie ormai molto rara nel nostro Paese. Così come l’Oasi alpina di Valtrigona, che oltre a proteggere uccelli nobili come il gallo cedrone e il gallo forcello, dà rifugio alla pernice bianca, sempre più minacciata dal clima che cambia. Se la lontra in Italia è ancora presente e in ripresa, lo si deve anche alle Oasi del WWF. Dalla prima, quella di Persano, sul fiume Sele, a quelle di Policoro, in Metaponto, alle Cascate del Verde in Abruzzo, alle Grotte del Bussento, nel Cilento. Un piccolo anfibio, il pelobate fosco, deve parte del suo futuro proprio ad un’Oasi WWF, quella della Baraggia di Bellinzago nel novarese. Ci sono poi anche storie di piante. Il fiordaliso del Sagittario vive soltanto nelle Gole omonime in Abruzzo, riserva naturale gestita dal WWF. Così come è specie endemica la calendula marittima, che vive solo sulla spiaggia della Riserva naturale delle Saline di Trapani. Sempre nell’Oasi di Monte Arcosu ci sono molti endemismi sardi: come l’elicriso del Monte Linas. E ancora in Sardegna, ma nell’Oasi di Scivu, si trovano individui di altre specie endemiche come Linaria flava e Anchusa crispa.

Tantissimi gli eventi nelle 100 Oasi domenica 19 maggio, dalle visite guidate alle iniziative di citizen science, dalla liberazione di animali selvatici curati nei CRAS ai laboratori per i bambini, qui il dettaglio Regione per regione.

In Italia (Rondanini et al., 2013) sono 672 le specie animali censite (576 terrestri e 96 marine), mentre 6 sono estinte in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono un totale di 161 (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% delle specie valutate. Considerando che per il 12% delle specie i dati disponibili non sono sufficienti a valutare il rischio di estinzione e assumendo che il 28% di queste sia minacciato, si stima che complessivamente il 31% dei vertebrati italiani sia minacciato, mentre le specie non a rischio di estinzione imminente siano circa il 50%. Tra le specie a maggior rischio di estinzione in Italia, e sulle quali il WWF è maggiormente impegnato con progetti e campagne di conservazione e soprattutto grazie al sistema Oasi: l’aquila del Bonelli, il capovaccaio, la gallina prataiola, il fratino, l’orso bruno e la lontra. Molti sono i rettili minacciati tra cui la lucertola delle Eolie, la tartaruga marina comune, le due specie di testuggini palustri e la testuggine terrestre, mentre tra gli anfibi devono essere ricordati: il tritone sardo, l’ululone appenninico, il pelobate fosco e il pelodite punteggiato.

Sono purtroppo tantissime, troppe, le specie che rischiano l’estinzione nel nostro Paese, alcune molto note come il delfino e il capodoglio, gli avvoltoi grifone e gipeto o l’anguilla, ma molte altre sconosciute ai non “addetti ai lavori”, soprattutto tra i pesci: il carpione del Garda e quello del Fibreno, lo spinarolo e lo storione cobice. OASI WWF PER LE SCUOLE Le Oasi del WWF sono aule a cielo aperto, dove ogni anno migliaia di studenti possono conoscere da vicino la biodiversità anche attraverso la partecipazione a laboratori didattici ed esperienze a contatto con la natura previste nelle aree protette dell’Associazione. E’ proprio in occasione di Giornata Oasi 2019 che il WWF mette gratuitamente a disposizione delle scuole del primo ciclo di istruzione il nuovo materiale educativo del progetto Mi Curo di Te: il gesto di ognuno per il Pianeta di tutti. La nuova edizione del programma digitale creato dal WWF con il supporto di Sofidel, l'azienda cartaria nota in Italia per il marchio Regina, rilancia i temi già affrontati nelle annualità precedenti (acqua dolce, clima e foreste) inserendoli nell'importante cornice dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In questi anni migliaia di classi hanno aderito a Mi Curo di Te, approfondendo tematiche ambientali di primaria importanza e mettendosi in gioco per valutare quanto appreso attraverso la partecipazione al quiz annuale con in palio i premi messi a disposizione da Sofidel.

Quest’anno i docenti potranno anche ricevere informazioni su 9 dei 7 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, trovando spunti interessanti per le attività didattiche da sviluppare nel corso del prossimo anno scolastico. Grazie al supporto di Sofidel, che anche quest’anno ha scelto di supportare il progetto didattico, i docenti che si iscriveranno a Mi Curo di Te potranno inoltre accedere alla formazione a distanza (FAD) grazie alla lezione digitale gratuita prevista in questa nuova edizione del progetto. SOSTIENI IL PROGETTO WWF SOS NATURA D’ITALIA DONA ORA 45590 FINO AL 19 MAGGIO. Invia un SMS da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali per donare 2 euro. Oppure chiama da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile per donare 5 euro e 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali.

Ancora sequestri e bracconaggio in Campania

WWF Italia - Gio, 16/05/2019 - 00:00
Prosegue fino a domenica 19 maggio la campagna “SOS NATURA D’ITALIA”, si puo' donare con SMS al 45590    23 richiami acustici a funzionamento elettromagnetico sequestrati, 28 trappole individuate e rimosse per la cattura di piccoli uccelli, 26 esemplari di avifauna abbattuti appartenenti a specie particolarmente protette sequestrati, una denuncia per smaltimento illecito di rifiuti tramite combustione, 4 verbali elevati per illeciti amministrativi. Questo in cifre il bilancio del Campo antibracconaggio WWF che si concluderà nei prossimi giorni in Campania, nelle aree “calde” delle province di Salerno, Napoli e Caserta; queste ultime due individuate dal Governo come uno dei “black spot” più gravi per il persistente fenomeno del bracconaggio.    Nonostante l’intensa attività di prevenzione, il fenomeno del bracconaggio nelle province di Napoli, Salerno e Caserta e in particolare nelle zone costiere e nelle isole, nei mesi primaverili di migrazione - periodo comunque di chiusura generale dell’attività venatoria - non dimostra alcuna diminuzione con catture e abbattimenti illegali di grandi quantità di fauna selvatica e loro successiva rivendita, attivando canali economici “in nero” di enormi proporzioni.    “In queste settimane di vasta operazione straordinaria di sorveglianza abbiamo purtroppo dovuto riscontrare una recrudescenza nell’uso dei richiami acustici, vietati dalla legge. Il bracconaggio è tutt’altro che debellato, sia con le reti che con le trappole” ha detto Giampaolo Oddi, Coordinatore Guardie volontarie WWF.   In sinergia con le forze di Polizia i volontari hanno operato anche al fine di individuare e reprimere illeciti nel campo dell’abbandono e incendio dei rifiuti,  presenza di discariche, abusi edilizi. Da quest’anno è stato costituito un Coordinamento che fa capo ai Carabinieri Forestali con i quali la vigilanza WWF è sempre in contatto.   Il Campo antibracconaggio ha coinvolto oltre 30 guardie volontarie (provenienti da tutta Italia) nella Provincia di Napoli, in particolare nella Penisola Sorrentina, nell’isola d’Ischia e nel restante territorio provinciale, nella provincia di Salerno, in particolare nell’area della Costiera Amalfitana, e, per la prima volta dopo decenni di attività, anche in provincia di Caserta.    SOSTIENI IL PROGETTO WWF SOS NATURA D’ITALIA, DONA ORA 45590 FINO AL 19 MAGGIO   Invia un SMS da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce e Tiscali per donare 2 euro. Oppure chiama da rete fissa TWT, Convergenze e PosteMobile per donare 5 euro e 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb, Tiscali.    Domenica 19 maggio la grande Giornata delle Oasi WWF >>

Le Oasi WWF per le aree umide

WWF Italia - Mer, 15/05/2019 - 00:00
One Million Ponds 1.000 - Piccole Zone Umide, la campagna WWF dedicata alle piccole zone umide sarà protagonista anche il 19 maggio in occasione della Giornata Oasi WWF. Tante le attività in programma, tra cui spiccano le iniziative di citizen science,  per conoscere storia e natura dei nostri piccoli stagni e fontanili. 

In particolare si potrà: Osservare “la realizzazione di una piccola zona umida” per poterla replicare anche nel proprio giardino. Preziosi ambienti scrigni di biodiversità in 12 Oasi WWF: Calanchi di Atri (TE); Oasi dei Ghirardi (PR); Marmirolo (RE); Oasi Fluviale Molino Grande; Ca’ Brigida (RN); le Bine (MN); Riserva di Ripa Bianca (AN); Dune Forte dei Marmi (LU); Parco didattico dei Ronchi (MS); Stagni di Focognano (FI); Lago di Alviano (TR); Cave di Noale (VE).

Partecipare “alla scoperta delle zone umide del nostro territorio” visite ed escursioni alla scoperta di piccole zone umide in 22 Oasi WWF e aree limitrofe: Oasi Lago di Serranella (CH), Gole del Sagittario (AQ), Calanchi di Atri (TE), Bosco di Policoro (MT); Marmirolo (RE), Oasi Fluviale del Molino Grande (BO), Garzaia di Codigoro (FE),Miramare (TS), Lago Secco (RI), Lerrone Valloni (SV), Il Caloggio (MI), Montorfano - Levandina (MI), San Giuliano Milanese Oasi del Municipio (MI), Valpredina(BG), Cremona Acquario del Po’ (CR),Riserva di Ripa Bianca (AN), Dune Forte dei Marmi (LU), Parco Didattico dei Ronchi (MS), Stagni di Focognano (FI), Stagni Casale (VI), Cave di Noale (VE), Boj della Ferriana (RO).

 Scoprire “la biodiversita’ delle piccole zone umide”, laboratori didattici alla scoperta delle piccole forme di vita, censimenti di flora e fauna, attività di citizen science e Bioblitz (in 18 Oasi WWF e aree limitrofe:  Lago di Serranella (CH), Bosco di Policoro (MT), Ghirardi (PR),Oasi Fluviale del Molino Grande (BO), Le Foppe di Trezzo (MI), Le Bine (MN), Valpredina (BG), Lodigiano Pavese-Parco della Collina di San Colombano (LO), Riserva di Ripa Bianca (AN), Palude La Vela (TA), Lago Preola Gorghi Tondi -Mazara del Vallo (TP), Bosco del Bottaccio (LU), Dune Forte dei Marmi (MS), Parco dei Ronchi (MS), Lago di Alviano (TR), Cave di Noale (VE), Stagni di Casale (VI), Golena di Panarella e Isola del Balutin (RO).

Collaborare alla “salvaguardia delle piccole zone umide” con pulizie, manutenzione delle piccole zone umide dai rifiuti: in 7 Oasi WWF e aree limitrofe: Bosco di Policoro (MT), San Giuliano Milanese Oasi del Municipio (MI), Levadina (MI), Le Foppe di Trezzo (MI), Palude La Vela (TA), Lecco Prà Pozzetto Monte Barro (LC), Bosco del Bottaccio (LU).

Tanti eventi per scoprire la biodiversità in Italia

WWF Italia - Mer, 15/05/2019 - 00:00
Domenica 19 maggio torna la Giornata delle Oasi WWF, una domenica di eventi ed iniziative speciali, una vera e propria festa della natura rivolta al grande pubblico.
Le Oasi del WWF (la prima fu Burano, nata nel 1967) hanno introdotto milioni di adulti e bambini alla conoscenza della natura, sono state un insostituibile argine a degrado, cemento e caccia, hanno favorito e stimolato la ricerca scientifica. Ma, soprattutto, il successo delle 100 Oasi si misura con le specie che il WWF è riuscito a salvare dall'estinzione. Proprio in questi giorni 3 pulcini di falco pescatore sono nati nel nido appositamente predisposto dal WWF nell’Oasi toscana della Laguna di Orbetello.

Le Oasi WWF si sono dimostrate in questi 50 anni baluardi insostituibili per le specie animali e vegetali più minacciate, dalla lontra al cervo sardo, alle tantissime specie di uccelli acquatici. Ecco perché fino a domenica 19 maggio è attivo l’SMS solidale 45590 per sostenere il Progetto WWF Natura d’Italia. Il progetto avrà un focus d’azione per affrontare la maggiore emergenza per la biodiversità italiana: la salvezza dell’Orso bruno marsicano, una sottospecie che vive (con appena 50 individui) solo nelle montagne dell’Italia centrale e che rischia di estinguersi se non si mettono in campo azioni urgenti per incrementare ed espandere la sua popolazione, gestire i conflitti e fermare il bracconaggio. Il WWF ricorda che l’Italia ha pochi eguali in Europa in fatto di ricchezza di fauna e flora, con oltre 57.000 specie animali (1.255 i vertebrati) e circa 8.000 vegetali.  I programmi di domenica 19 maggio nelle regioni 
ABRUZZO. Sarà una giornata speciale per l’Oasi WWF Gole del Sagittario ad Anversa degli Abruzzi, dove dalla mattinata si potranno scoprire il fiume e le zone umide e si proseguirà con il “Gioco dell’orso”, specie simbolo di questo luogo, e altri laboratori. Nel corso di tutta la giornata sarà possibile assistere alla realizzazione di un’opera artistica a cura dell’artista naturalista Marco Preziosi e alla realizzazione di sculture in legno.

SARDEGNA. In programma escursioni, laboratori, attività sportive (tiro con l’arco) e liberazione di rapaci assieme ai Forestali all’Oasi WWF di Monte Arcosu di Cagliari.

LOMBARDIA. A Valpredina in programma bioblitz, iniziative per i bambini e, nel pomeriggio, liberazione di rapaci curati nel CRAS WWF. Escursioni e visite guidate al Bosco WWF di Vanzago, a cui si aggiungeranno iniziative come giochi da tavola, illustrazioni delle tecniche per la realizzazione di stagni e anche una mostra fotografica. All’Oasi Le Bine, si potrà assistere all’inanellamento di alcuni uccelli a scopo scientifico, conoscere i percorsi dell’oasi con alcuni esperti, ma anche scoprire gli abitanti degli stagni e, grazie ai ragazzi dell’alternanza scuola lavoro, monitorare i sirfidi: insetti impollinatori che si mimetizzano fra api e vespe. 

EMILIA ROMAGNA. Un 19 maggio dedicato alle zone umide anche per l’Oasi WWF di Marmirolo a Reggio Emilia con visite guidate e la presentazione del progetto "Stagno Didattico e sua realizzazione: semplici istruzioni per costruire un piccolo scrigno di biodiversità”. 

MARCHE. All’Oasi Ripa Bianca di Jesi si festeggia la natura, alla scoperta di zone umide, ma anche esplorando il mondo dei rettili, in particolare i serpenti. Nel pomeriggio si terrà una caccia al tesoro per conoscere la natura divertendosi e il laboratorio per bambini su “La magia dell’argilla”, che viene dal fiume. 

FRIULI VENEZIA GIULIA. Per festeggiare la giornata delle Oasi, il Biodiversitario Marino dell'Area Marina Protetta Miramare di Trieste ospiterà gratuitamente il pubblico dalle 10 alle 18, con percorsi alla scoperta della biodivesità guidati dallo staff e un corner dedicato alle praterie marine e agli interventi per il loro ripristino, condotti dall’AMP Miramare nel progetto ROC POP LIFE.

LAZIO. Nell’Oasi di Lago Secco (Rieti) visita guidata attraverso il bosco del Pannicaro fino a giungere all'Oasi dove si potranno osservare le specie anfibie presenti. All’Oasi di Macchiagrande, fra Fiumicino e Fregene, tanti laboratori per i più piccoli su piante e per scoprile le impronte degli animali che abitano l’oasi. Si potrà ancora visitare, poi, la suggestiva mostra dedicata ai “Dinosauri in carne e ossa”. 

CAMPANIA. Il faro di Capo d’Orso a Maiori, in costiera amalfitana, che il WWF ha avuto in gestione grazie alla vittoria in un bando pubblico, verrà aperto al pubblico per la prima volta. Nell’Oasi del Cratere degli Astroni a Napoli-Agnano, dove continua la mostra “Dinosauri in carne e Ossa”, tante iniziative per i più giovani, dai laboratori per bambini agli spettacoli teatrali, ai laboratori di fumetto. I volontari del WWF Sannio e lo staff dell’Oasi “Montagna di Sopra” a Pannarano, in provincia di Benevento, organizzano una visita guidata, che proseguirà con esposizioni artistiche, laboratori di tornitura del legno. 

PUGLIA. A Le Cesine, in provincia di Lecce, laboratori creativi, mercatini bio e “handmade”, ma anche un incontro su “Il mondo delle api”. 

TOSCANA. Nelle Oasi storiche del WWF in provincia di Grosseto (Burano e Orbetello), iniziative di citizen science, laboratori per ragazzi, biowatching e “focus spiaggia”. Nell’Oasi Stagni di Focognano, vicino Firenze, Grande ‘viaggio dentro al progetto’ che ha cambiato radicalmente il volto del centro della Piana Fiorentina, realizzando un’incredibile Oasi naturalistica. Visite tra stagni, lagune e acquitrini. 

BASILICATA. A Policoro, in occasione della giornata delle Oasi, tornerà libera Cristina, la tartaruga marina Caretta caretta; si terranno corsi di formazione, fra cui quello per docenti su “Generazione mare”, incontri con produttori bio per la campagna #StopPesticidi e si potrà approfondire il progetto tartarughe, con la mostra e la visita al Centro Recupero Animali selvatici. 

UMBRIA. Visite libere per tutta la giornata e laboratori su come si costruisce uno stagno e sull’importanza degli insetti impollinatori, con sistemazione di una casetta nido e di piante nettarifere nel nuovo giardino degli insetti, all’Oasi WWF Lago di Alviano. 

SICILIA. Quattro riserve naturali in Sicilia aprono le porte ai visitatori in occasione della Giornata delle Oasi. In programma visite guidate, eventi ed escursioni per una giornata dedicata alla natura e per celebrare la biodiversità dell'ambiente. Si potranno visitare la Riserva di Capo Rama, a Terrasini (Pa), le Saline di Trapani e Paceco (Tp), la riserva di lago Preola e Gorghi Tondi a Mazara del Vallo (Tp) e la riserva di Torre Salsa a Siculiana (Ag). Alla riserva di Capo Rama, oltre alla visita guidata si svolgeranno laboratori e mostre. Alla riserva di lago Preola escursione alla scoperta dello scenario palustre mentre alle saline di Trapani e Paceco si percorrerà la via del sale in bicicletta. A Torre Salsa, infine, escursioni, momenti di incontro e degustazioni.

MOLISE. Appuntamento con l’Oasi di Guardiaregia Campochiaro, con visite guidate alla scoperta delle piante officinali, liberazione di rapaci, osservazioni nell’area faunistica del cervo. Per l’occasione si parlerà del Parco Nazionale del Matese.

Così le forze politiche italiane hanno votato per l'ambiente

WWF Italia - Mer, 15/05/2019 - 00:00
Come hanno risposto gli europarlamentari italiani alle singole questioni ambientali?
Energia e Clima: per il supporto finanziario ai progetti sull’ambiente e sul clima in tutta la UE si sono espressi a favore Forza Italia e il Partito Democratico (con più dell’80 dei voti espressi favorevoli) . Per cheidere che il 40% delle risorse finanziarie europee venga speso per realizzare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima solo M5s (con il 93,3% dei voti espressi) e la Sinistra Italiana (con il 100%) hanno votato a favore. Si è registrato, invece, un amplissimo fronte trasversale contrario a cancellare i sussidi europei ai combustibili fossili (PD, FI, Lega Nord, Articolo Uno, Conservatori e Riformisti, UdC, SVP, Alternativa Popolare e Fratelli d’Italia) che raggiunge nel suo complesso il 60% delle espressioni di voto contrarie.

Ambiente Marino: alla richiesta di introdurre obiettivi di riduzione della pesca del novellame (esemplari giovani prima che siano in grado di riprodursi, sono stati decisamente contrari (80,8%), Forza Italia (75%), Lega Nord (80%) ma anche il M5S (addirittura con il 93,3%). Chi invece, nonostante l’emergenza globale acclarata, proprio non vuole che i produttori di plastica siano considerati finanziariamente responsabili dei costi di risanamento dell’inquinamento da plastica, sono stati la Lega Nord (con l’83,3% dei voti espressi)  e Forza Italia (con l’81,8%).

Biodiversità: per chiedere che l’Europa mantenga le leggi di protezione della natura esistenti e faccia addirittura di più si è dimostrato favorevole un ampio fronte (del tutto favorevoli UdC, SVP e Altra Europa; decisamente favorevoli PD, M5S, Forza Italia). Tuttavia il fronte si è sgretolato quando si è passati ad esprimere i propri voti per sostenere o no uno strumento di finanziamento dedicato alla gestione delle aree naturali protette in Europa: questione che ha visto favorevoli solo il M5S e Sinistra Italiana. I problemi sono emersi sul tema della tutela dell'ambiente e della salute, si pensi che quando è stato chiesto se i contadini europei debbano rispettare le attuali leggi ambientali e sanitarie quando ricevono sussidi pubblici dell’UE c’è chi ha espresso il suo voto contrario: Lega Nord (100%), Alternativa Popolare (100%), SVP (100%), Forza Italia (75%).

Sulla base dell’Ecoscreening effettuato sui voti espressi dagli europarlamentari italiani nella passata legislatura, il WWF chiede un Atto di responsabilità per il futuro dell’Europa, presentando un Patto Europeo per la sostenibilità. 

Per le Europee un patto per la sostenibilità

WWF Italia - Mer, 15/05/2019 - 00:00
Nelle decine di incontri e contatti degli ultimi mesi, il WWF ha discusso il "Patto europeo per la sostenibilità" con tutte le maggiori forze politiche dei 28 Paesi Membri della UE, in vista del voto del 26 maggio per le elezioni europee.

Il “Patto europeo per la Sostenibilità”, lanciato oggi, si articola in 4 obiettivi e 11 azioni, che si chiede debbano improntare la prossima legislatura europea 2018-2023:
  1. Il primo obiettivo dichiara che per migliorare la sicurezza e il benessere dell’Europa c’è bisogno di combattere più efficacemente il cambiamento climatico e il degrado ambientale, che producono rilevanti danni alle risorse naturali e alle popolazioni. Per raggiungere questo obiettivo il WWF chiede la piena attuazione dell’Accordo di Parigi, mantenendo il riscaldamento globale entro la soglia di un aumento di non più di 1,5 gradi centigradi, l'attuazione al quadro giuridico e ambientale per la tutela della natura europea, e l'approvazione della proposta di Accordo globale per la natura e le persone post 2020, nell’ambito della Convenzione europea sulla diversità biologica.
     

  2. Il secondo obiettivo propone il superamento della crisi economica, che sta producendo ancora oggi i suoi effetti negativi, attraverso strumenti di stimolo ai settori blu e verdi. Il WWF chiede: il completamento della riforma del settore finanziario, avviata dal presidente della CE Junker, perché le imprese e le istituzioni finanziarie rendano pubblici i propri impegni in materia di cambiamenti climatici; la destinazione di almeno il 50% del bilancio europeo a sostenere le economie blu e verdi; fondi agli agricoltori, nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), per facilitare la transizione verso  sistemi agricoli  e alimentari sostenibili.
     

  3. Il terzo obiettivo chiede che Europa mantenga elevati standard di sostenibilità per rafforzare sul piano interno e internazionale la sua leadership in campo ambientale, assumendosi la sua piena responsabilità per la propria impronta ecologica. L'Europa deve adottare una Strategia per introdurre gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) in tutte le politiche e i settori economici europei; elaborare un Piano d’azione sulla importazione di prodotti e materiali di legno e sul degrado forestale, che tenga conto dell’impatto UE oltre le sue frontiere.
     

  4. Il quarto obiettivo del Manifesto del WWF si sofferma sulla necessità di migliorare la governance della Commissione e del Parlamento europei per favorire la transizione sostenibile verso un’economia UE più sicura, competitiva e responsabile. Per il WWF è indispendabile la nomina di un vicepresidente della Commissione Europea per il Piano d’azione per il Clima e le Risorse naturali, per coordinare le politiche dei Commissari competenti e una ristrutturazione dei metodi di lavoro del Parlamento europeo per promuovere lo sviluppo sostenibile dell’economia verde e blu. 


?L’Europa in campo ambientale va sostenuta, rafforzata e rilanciata. Le forze politiche italiane devono compiere un atto di responsabilità per il futuro dell’Europa nella IX legislatura europea 2020-2024, che si aprirà dopo il voto del 26 maggio. 

In Toscana inaugura il Museo della Biodiversità di Monticiano gestito da WWF Oasi

WWF Italia - Mar, 14/05/2019 - 00:00
Inaugura sabato 18 maggio, alle ore 11.00, il Museo della Biodiversità, primo tassello di un progetto più ampio, che si sviluppa nel territorio del Comune di Monticiano (SI), all’interno della riserva naturale dell’Alto Merse. Oltre alla struttura museale, verrà infatti reso operativo anche il Centro Direzionale ed Educativo del Sistema delle Riserve Naturali della provincia di Siena e nelle prossime settimane anche l’Ostello della Biodiversità denominato Gonna II. Nell’insieme sorgerà quello che è stato definito il Borgo della Biodiversità. A gestirlo il WWF attraverso la Società WWF Oasi, interna alla Fondazione, che ha partecipato al bando promosso dalla Provincia di Siena, risultando prima tra i concorrenti.

Quella del Museo e dell’intero Borgo della Biodiversità è certamente una sfida, ma parte da presupposti e contesti molto favorevoli. Intanto gli spazi già disponibili e di alto valore sia strutturale che di contenuti. Tanto che un sistema di questo livello non ha simili in Italia. Alla sua realizzazione hanno partecipato il Prof. Luigi Boitani, come Responsabile Scientifico, con la partecipazione di esperti e studiosi altrettanto noti sul campo della ricerca scientifica e della divulgazione come il geologo Mario Tozzi, il prof Alessandro Chiarucci, il Prof Folco Giusti, il Prof Sandro Lovari, e altri ancora. Gli allestimenti sono stati curati invece da un gruppo di aziende capitanato da SPACE spa, una società di Information Technology dedicata ai servizi per l'innovazione culturale.

Il Museo racconta il valore, l’importanza, i rischi che sta correndo la biodiversità sia livello di Pianeta, che nazionale e locale. Lo fa in maniera, diretta, coinvolgente, stimolante. Il primo approccio è infatti conoscitivo, reso possibile dalle immagini, dai pannelli didattici, dagli effetti visivi. Il secondo momento è invece dedicato all’approfondimento, grazie a vari livelli di informazioni, grafici, notizie, giochi interattivi. L’intero percorso tratta il tema della biodiversità in modo accessibile a tutti. Tanto che chiunque lo visiti, anche con diversi livelli di interesse, ne esce comunque arricchito. 

Il percorso museale si articola su due piani, per una superficie complessiva di circa 720 mq. Il piano terra, costituto da 6 sezioni, racconta che cosa è la biodiversità, dove si trova, a cosa serve e come si forma; spiega cos’è l’estinzione delle specie e quali sono i rischi per la sopravvivenza della vita sul Pianeta; quali gli strumenti di conservazione, a cominciare dalle aree protette. Il secondo piano è invece dedicato al territorio senese, dove 14 isole espositive identificano e descrivono le caratteristiche di ciascuna delle riserve naturali della Provincia. In questa grande sala, sarà allestito prossimamente anche uno spazio dedicato alle Oasi del WWF. 

Il Museo, interamente cablato, è dotato di sistemi di amplificazione e diffusione audio sia puntuali che di sala. Molte le tipologie di fruizione ed interazione per veicolare una enorme quantità di contenuti ed informazioni rigorosamente scientifiche, in uno spazio di grande modernità dove la tecnologia e l’ambiente si integrano in perfetta armonia.

Il Museo, e il Borgo della Biodiversità nel suo complesso, sono studiati e saranno gestiti per accogliere addetti ai lavori, studiosi, scuole, turisti e campi estivi e invernali del WWF dedicati ai più piccoli e alle scuole, si candida quindi a divenire un punto di riferimento centrale per l’educazione ambientale e la scoperta di un territorio di inestimabile valore e bellezza.

Oltre all'inaugurazione sabato 18 maggio, che si terrà alle ore 11.00 in via XXV aprile, 5 a Monticiano (SI), venerdì 17 maggio ci sarà un’apertura straordinaria del museo per tutte le scuole di Monticiano, mentre domenica 19 maggio il Museo aprirà ufficialmente dalle 10,30 alle 17,30 con una visita promozionale a metà prezzo, in occasione della Giornata Oasi WWF

Serve un cambio di rotta per ridurre le emissioni dell'agricoltura

WWF Italia - Lun, 13/05/2019 - 00:00
La denuncia della Coalizione #CambiamoAgricoltura: nei piani del Governo italiano nessuna riduzione delle emissioni clima alteranti, è arrivato il momento che l’agricoltura inizi a fare la sua parte. Gli eventi metereologici estremi delle ultime settimane ci ricordano che il contrasto ai cambiamenti climatici è il modo più efficace e concreto di tutelare i redditi degli agricoltori.

È cronaca di questi giorni quella dei danni che il meteo causa al settore agricolo. Fenomeni estremi e anomali rischiano di diventare sempre più frequenti con il procedere del cambiamento climatico, a cui l’agricoltura pagherà il conto più salato. “L’agricoltura oltre che vittima è anche una causa dei Cambiamenti Climatici, essendo una delle fonti di emissioni di gas climalteranti (nella UE oltre il 20% delle emissioni è causato dall’agricoltura), e soprattutto è del tutto priva di una strategia di sostenibilità” denunciano le associazioni (WWF, FAI, Legambiente, Lipu, ProNatura, ISDE, FederBio, AIAB e Associazione Biodinamica) aderenti alla Coalizione CambiamoAgricoltura, che in vista del Consiglio dei Ministri UE dell’agricoltura di domani ha prodotto un dossier con i dati sul contributo di agricoltura e allevamento intensivi al bilancio dei gas climalteranti del nostro Paese.

Sulla base dei dati raccolti, i maggiori responsabili delle 30 milioni di tonnellate di gas climalteranti immessi ogni anno dal comparto sono l’abuso di fertilizzanti di sintesi e l’eccesso di concentrazione zootecnica: sotto accusa è in particolare il sistema agrozootecnico della Pianura Padana, i cui campi coltivati e allevamenti contribuiscono da soli a oltre il 60% delle emissioni nazionali di fonte agricola. Tra le regioni la Lombardia determina il massimo contributo di gas a effetto serra: sebbene essa detenga solo il 7,7% dei campi coltivati in Italia, pesa per il 26,4% delle emissioni.
“Il modello agrozootecnico intensivo, pervasivo in  Pianura Padana, è sotto accusa per le sue gravi responsabilità sull’inquinamento di acque, aria e biodiversità, ma anche per il peso delle proprie emissioni. Il prossimo decennio deve vedere in campo una incisiva strategia nazionale per trasformare in senso sostenibile la zootecnia intensiva,oltre che per dimezzare gli apporti di concimi chimici, a partire dalle regioni del Nord”. In assenza di politiche efficaci, denuncia la coalizione, l’agricoltura scalerà la classifica dei settori maggiormente emissivi, arrivando da qui al 2030 a venir additata tra i maggiori imputati per il contributo all’effetto serra, più della stessa industria. E’ anche la proposta di Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) del Governo a rilevarlo: negli scenari tratteggiati dal 2015 al 2030, a fronte di sostanziale invarianza delle emissioni complessive (da 37 a 38 Mton CO2eq complessive), il peso del comparto passerebbe dal 7,3% al 11,6% delle emissioni nazionali. Un quadro non tollerabile dall’agricoltura italiana, che non può permettersi le conseguenze della perdita di reputazione dei suoi prodotti, oltre all’inevitabile taglio dei sussidi PAC.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura sottolinea le gravi responsabilità imputabili alle politiche agricole di sussidio fin qui sviluppate, e propone invece una road map che, se applicata con determinazione, permetterebbe di abbattere il contributo inquinante dell’agricoltura fino al 72% da qui al 2030, sostituendo gli attuali sussidi con incentivi alle imprese che modificano le loro pratiche agricole.

“Nonostante le ambizioni dichiarate dalla Commissione Europea, gli strumenti proposti per la Riforma, che inizierà a produrre effetti dal 2023, sono deboli, e i passaggi al Parlamento e al Consiglio hanno ulteriormente indebolito l’architettura verde della proposta di nuova PAC” dichiara la coalizione #cambiamoagricoltura che contestano la richiesta di alcuni Stati Membri tra cui l’Italia di indebolire le norme della condizionalità e di rendere facoltativa l’applicazione dei cosiddetti “Eco-Schemi” ossia dei fondi sul Primo pilastro destinati alle azioni a favore del clima e dell’ambiente.

Le associazioni chiedono quindi al Governo italiano, rappresentato dal Ministro Centinaio, di impegnarsi per sostenere le sfide ambientali della PAC, rivedendo le posizioni dell’Italia in seno al Consiglio europeo. Gli impegni ambientali richiesti agli agricoltori a fronte delle risorse pubbliche della PAC non possono essere considerate un onere che grava sulle spalle delle aziende agricole, ma sono piuttosto il modo più efficace di tutelare il loro reddito.

La coalizione #cambiamoagricoltura sottolinea come l’agricoltura potrebbe e dovrebbe essere perfino un assorbitore netto di gas serra, se si attuassero le giuste politiche e si modificasse il modello attuale. “Occorre delineare obiettivi sfidanti” concludono le Associazioni “non solo per abilitare il comparto come attore protagonista nelle strategie climatiche, di adattamento e di mitigazione, ma anche per correggere problematiche e storture che sono sempre più conclamate nell’agrozootecnia industriale, sviluppando invece le attitudini che il nostro Paese può attivare in una virtuosa conversione ad un modello agroecologico”.

L'acquifero del Gran Sasso è in pericolo

WWF Italia - Lun, 13/05/2019 - 00:00
Questa mattina, presso la sala Caduti di Nassirya a Palazzo Madama del Senato, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia - GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare la situazione di grave pericolo per l’acquifero del Gran Sasso in Abruzzo che rifornisce d’acqua circa 700.000 cittadini delle province di L’Aquila, Teramo e Pescara.

L’acquifero è reso insicuro dalle due gallerie autostradali dell’A24 Roma-Teramo (oltre 10 km ciascuna), attualmente gestita dalla Strada dei Parchi SpA, e dai Laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che sono stati realizzati sotto il Gran Sasso dal 1969 al 1987, a diretto contatto con la falda. Nel corso degli anni, per evitare la pressione sulle gallerie e sui laboratori, l’acqua della falda è stata captata e utilizzata per la distribuzione potabile. Circa 100 litri/secondo vengono prelevati dall’area dei Laboratori e circa 700 litri/secondo dall’area delle gallerie. La mancata impermeabilizzazione delle gallerie e dei Laboratori ha determinato negli anni molteplici problemi, i più gravi dei quali si sono verificati il 16 agosto del 2002 quando una fuoriuscita di trimetilbenzene durante un esperimento condotto nei Laboratori determinò la perdita della sostanza nell’acquifero e da questa nella rete di distribuzione, e l’8/9 maggio del 2017 quando per due giorni fu vietato il consumo di acqua in gran parte della provincia di Teramo a seguito dell’intervento della ASL che aveva evidenziato problemi nell’acqua proveniente dalle captazioni del Gran Sasso.

A seguito di quest’ultimo incidente il 13 settembre prossimo inizierà un processo presso il Tribunale di Teramo che vede imputati i vertici della Strada dei Parchi SpA, dell’INFN e della Ruzzo Reti. I reati contestati sono l’inquinamento ambientale (art. 452 bis CP) e il getto pericoloso di cose (art. 674 CP). L’inchiesta giudiziaria, che porta la firma dei PM Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni, coordinati dal procuratore Antonio Guerriero, ha visto anche la produzione di una corposa relazione da parte dei periti nominati dalla Procura che descrive una situazione drammatica per la mancanza di sicurezza del sistema.

Recentemente la Strada dei Parchi SpA ha anche annunciato per il prossimo 19 maggio la chiusura delle gallerie autostradali. Una chiusura che isolerebbe l’Abruzzo rispetto Roma e renderebbe molto più difficile il collegamento tra i due versanti.

A fronte di tale situazione la Regione Abruzzo, con la delibera della giunta regionale del 29 aprile 2019, ha avanzato la richiesta di dichiarazione di emergenza e nomina di un commissario straordinario governativo per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. E il Governo, attraverso il Ministero delle Infrastrutture dei Trasporti ha confermato la volontà di accogliere tale richiesta annunciando la predisposizione di un apposito emendamento nella conversione in legge del Decreto Sbloccacantieri.

In realtà, non è la prima volta che si arriva alla nomina di un commissario da parte del Governo. Già a giugno 2003 fu dichiarato lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio interessato dagli interventi di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso a cui seguì nel luglio del 2003 la nomina di Angelo Balducci come Commissario straordinario, poi prorogata per anni e chiusa solo nel 2009. Come ha recentemente attestato anche la richiamata perizia dei consulenti nominati dalla Procura di Teramo, nonostante gli oltre 80 milioni di euro spesi, gli interventi effettuati durante il commissariamento non hanno, se non in minima parte, risolto la mancanza di impermeabilizzazione nelle gallerie e nei Laboratori, tanto è vero che, a distanza di anni, il problema è rimasto sostanzialmente invariato e si torna a chiedere un commissario.

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ribadisce che qualsiasi ipotesi di commissariamento dovrà tenere fermi i seguenti aspetti:
  1. l’accelerazione delle procedure non può essere a scapito del rispetto della normativa posta a difesa dell’ambiente e della salute umana: l’acquifero del Gran Sasso fornisce acqua ad oltre la metà degli abruzzesi e si trova all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga;
  2. la messa in sicurezza questa volta deve essere completa e definitiva. Non si tratta di superare una situazione d’emergenza per la paventata chiusura delle gallerie autostradali, ma di rendere finalmente impermeabili gallerie e Laboratori rispetto all’acquifero;
  3. per rendere veramente sicuro l’approvvigionamento d’acqua dal Gran Sasso è necessario  che lo Stato individui ingenti fonti finanziarie. Trattandosi di opere nazionali deve essere tutto il Paese a farsi carico di questa esigenza. Si tratta di almeno 170 milioni di euro, secondo quanto riportato nella delibera n. 33 del 25 gennaio 2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso - DGR n. 643 del 7.11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili”: una cifra considerevole che dovrà essere amministrata bene e in maniera trasparente;
  4. partecipazione e trasparenza sono due aspetti fondamentali che mal si conciliano con una gestione commissariale. Ma proprio per evitare di ritrovarsi tra 15 anni nella stessa situazione di oggi, va evitato il modello del commissariamento del 2003 quando calò su tutta la vicenda il più assoluto silenzio. L’acqua, bene fondamentale per la vita e l’economia di un territorio, deve essere gestita in trasparenza, assicurando informazione e partecipazione;
  5. va garantito l’abbassamento del rischio per l’acqua avviando da subito le azioni necessarie per rimuovere dai Laboratori le sostanze pericolose che peraltro già oggi non potrebbero essere stoccate all’interno di un acquifero. La loro presenza nei Laboratori (ad es. circa di 1.000 tonnellate di acqua ragia e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene) contrasta con la normativa “Seveso” (Decreto legislativo n. 105/2015) sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i Laboratori dell’INFN fin dal 2002, e della normativa a protezione degli acquiferi.

L'amore di una mamma non ha specie

WWF Italia - Sab, 11/05/2019 - 00:00
Domenica 12 maggio, tutto il mondo festeggerà la Festa della Mamma: un giorno speciale, per celebrare il duro lavoro che ogni mamma svolge nella cura dei propri figli. È importante ricordare, però, che noi umani siamo solo una delle tante specie del mondo animale in cui il ruolo della mamma è speciale e fondamentale per proteggere, nutrire e crescere i propri piccoli.
Nel regno animale, ci sono cinque specie che si contraddistinguono per avere un gran cuore di mamma. 

La prima femmina ad avere un legame speciale e molto forte con i suoi cuccioli è quella dell’Orango. Nei primi due anni di vita, i piccoli di orango si affidano totalmente alle loro madri, sia per il cibo che per muoversi. Le mamme, infatti, non abbandonano i loro cuccioli fino ai sei o sette anni, età in cui i cuccioli avranno imparato a trovare il loro cibo, le tecniche per mangiarlo e i trucchi per costruire il loro rifugio per dormire. A volte, anche negli anni successivi i giovani oranghi non si allontanano dalla madre, restando non distanti dal nucleo familiare che li ha cresciuti. Alcune femmine di orango, però, una volta diventate autonome non si dimenticano di fare visita alla loro dolce mamma e la vanno a trovare fino all’età di 15 o 16 anni. 

Fra le mamme da festeggiare c’è sicuramente anche la femmina dell’Orso polare: una mamma attenta, che in genere dà alla luce due cuccioli gemelli. I piccoli non la lasciano fino all’età di due anni, quando avranno imparato come sopravvivere a rigidissime temperature. Le mamme di orso polare di solito partoriscono fra novembre e gennaio in una tana scavata fra i cumuli di neve. Usano il loro calore corporeo per tenere i cuccioli al caldo, nutrendoli col loro latte. I piccoli orsi polari lasciano la tana a marzo e ad aprile, mesi in cui si abituano alle temperature esterne prima di imparare a cacciare.

La femmina dell’Elefante di Foresta è un’altra mamma speciale, che mantiene sempre un affettuoso contatto con i figli, ma non è da sola a crescere i suoi cuccioli. Gli elefanti vivono in una società matriarcale, quindi altre femmine del gruppo aiutano il piccolo a stare in piedi dopo la nascita e gli insegnano ad allattare. Sono gli elefanti più anziani che stabiliscono l’andatura della mandria, in modo che l’elefantino possa tenere il passo e non rimanere indietro. Osservando gli elefanti adulti, il piccolo impara quali piante mangiare e come fare per raggiungerle.

Diversamente dagli elefanti di foresta, le mamme Ghepardo allevano i loro piccoli in isolamento, spostando spesso i loro cuccioli per evitare che i predatori possano individuarli. Dopo aver allenato i piccoli ghepardi a diventare abili cacciatori, a 18 mesi i cuccioli lasciano finalmente le loro madri, ma restano insieme ai fratelli per alcuni mesi. 

Non possiamo dimenticarci della femmina di Pinguino Imperatore: una mamma che, dopo aver deposto l’uovo lo lascia al maschio, che lo protegge. Nel frattempo è lei a viaggiare fino a 50 miglia per raggiungere l'oceano e pescare. Più tardi ritorna al luogo della schiusa per rigurgitare il cibo ai pulcini appena nati. Usando il calore della sua tasca ventrale, la madre tiene il pulcino al caldo e al sicuro.

Con l’adozione “Cuore di Mamma” si può adottare una mamma con il proprio cucciolo di una specie a scelta tra Orango, Orso Polare e Panda.
L’adozione è un aiuto concreto per portare avanti i progetti di conservazione nel mondo e difendere le mamme di tutte le altre specie animali che, ogni giorno, lottano per difendere i propri cuccioli da deforestazione, bracconaggio e cambiamento climatico.