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Due droni alle guardie WWF per difendere i lupi

WWF Italia - Mer, 16/01/2019 - 00:00
Con la campagna di raccolta fondi “SOS Natura d’Italia”, lanciata dal WWF Italia nel 2017 a difesa del lupo, sono stati raccolti 63.000,30 euro.
Proprio il lupo, una delle specie simbolo della biodiversità italiana continua ad essere in pericolo a causa del bracconaggio, degli incidenti stradali e dalle continue richieste di legalizzarne gli abbattimenti.

Grazie al sostegno dei tanti donatori i fondi sono stati destinati alle attività di riduzione del bracconaggio e delle morti accidentali (36mila euro), in quelle di prevenzione dei danni con cani da guardiania (17.000,30 euro) e di miglioramento della relazione tra uomini e lupo (10mila euro).
Dei 36mila euro utilizzati per l’acquisto di attrezzature funzionali alla riduzione del braccon aggio e delle morti accidentali, 10mila (7.500 euro di attrezzature, 2mila euro per l’attività di formazione e 500 per sopralluoghi e monitoraggio) sono stati spesi per dotare le guardie volontarie WWF di due droni, consegnati nei giorni scorsi.

Queste attrezzature permetteranno di monitorare zone ampie e poco accessibili, in modo da poter identificare atti illegali, auto sospette e bracconieri direttamente tramite le immagini registrate dai droni. Con le termocamere a infrarossi, le guardie WWF potranno fare anche un monitoraggio notturno: è proprio la notte il momento della giornata in cui agiscono i bracconieri e chi compie atti criminosi verso la natura.
Già utilizzati in Africa per elefanti e rinoceronti, i droni danno un grande contributo alla salvaguardia della biodiversità. Con questa donazione, saranno abilitate guardie in grado di agire su tutto il territorio nazionale, sia in aree di presenza stabile della specie, sia di ricolonizzazione recente.
 
 

Regolamentare la caccia sul versante laziale del Parco d'Abruzzo

WWF Italia - Mar, 15/01/2019 - 00:00
Per riportare l’attenzione della Regione Lazio sul tema dell’area contigua e dell’attività venatoria sul versante laziale della Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), è stato necessario il ricorso delle Associazioni ENPA, LAC, LAV e WWF al Consiglio di Stato e la conseguente ordinanza del 14 dicembre 2018 che ha sospeso, per la stagione in corso, l’attività venatoria nelle zone “adiacenti al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise”, nelle aree critiche dei “Monti Ernici” e “Monti del Cicolano” e “nelle zone speciali di conservazione (ZSC) con la presenza dell’Orso bruno marsicano”. 
Nei prossimi giorni, la Regione Lazio incontrerà i sindaci del territorio e i rappresentanti del PNALM per avviare il percorso di definizione dell’area contigua nel versante laziale. Il WWF apprezza l’iniziativa, ma ritiene che tale percorso, già nelle fasi di partenza, non possa prescindere dal coinvolgimento delle associazioni ambientaliste che da anni si battono per l’istituzione dell’area contigua e per rendere i calendari venatori più rispettosi della normativa di settore e della fauna.
Il WWF chiede, dunque, l’istituzione di un tavolo di coordinamento allargato agli enti e alle associazioni, propedeutico alla definizione dei confini dell’area contigua e dei criteri di gestione della stessa.
 
L’articolo 32 della Legge n. 394/1991, Legge quadro sulle aree protette, prevede che:
 
  • Le regioni, d'intesa con gli organismi di gestione delle aree naturali protette e con gli enti locali interessati, stabiliscono piani e programmi e le eventuali misure di disciplina della caccia, della pesca, delle attività estrattive e per la tutela dell'ambiente, relativi alle aree contigue alle aree protette, ove occorra intervenire per assicurare la conservazione dei valori delle aree protette stesse.
  • I confini delle aree contigue di cui al comma 1 sono determinati dalle regioni sul cui territorio si trova l'area naturale protetta, d'intesa con l'organismo di gestione dell'area protetta.
  • All'interno delle aree contigue le regioni possono disciplinare l'esercizio della caccia, in deroga al terzo comma dell'articolo 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 968, soltanto nella forma della caccia controllata, riservata ai soli residenti dei comuni dell'area naturale protetta e dell'area contigua, gestita in base al secondo comma dello stesso articolo 15 della medesima legge.

Le aree contigue rivestono una straordinaria importanza ed è grave che la Regione Lazio (come tante altre regioni italiane) non abbia mai provveduto a istituirle dal 1991 ad oggi. È fondamentale regolamentare la caccia nel territorio inserito nel loro perimetro limitandola, come recita la legge, ai soli residenti dell’area protetta e dell’area contigua. Questo perché è necessario contenere il numero dei cacciatori in queste “aree-cuscinetto” che nel Parco in questione hanno ancora più importanza essendo territori dove vive l’Orso bruno marsicano, specie a serio rischio di estinzione (ne sopravvivono solo 50 esemplari).
Si ricorda peraltro che, anche se manca l’atto formale, il Tribunale amministrativo del Lazio, con la sentenza n. 8640/2012 ha affermato che l’area contigua, visti i precedenti protocolli firmati tra Regione e Parco, è di fatto istituita per cui devono essere applicati i contenuti dell’art. 32 della Legge n. 394/91.
È arrivato quindi il momento di definire in maniera chiara l’area contigua e i suoi confini, senza tentare accordi al ribasso. 
 
Il WWF ribadisce che è fondamentale un coordinamento tra le tre Regioni interessate dal Parco (Abruzzo, Lazio e Molise), in modo da garantire una gestione uniforme e condivisa dell’area contigua del PNALM, non solo rispetto all’attività venatoria, ma anche in riferimento agli altri settori su cui questo istituto va a incidere. In Abruzzo la perimetrazione dell’area contigua è stata definita con la Deliberazione di Giunta Regionale n. 480 del 5 luglio 2018: di fatto la sua gestione non è ancora partita, ma nel prossimo calendario venatorio non si potrà più rimandare la sua concreta applicazione. In Molise, invece, l’area contigua è stata definita e approvata già dal 2008, con la Deliberazione di Giunta regionale n. 802 del 29 luglio 2008.
 
La salvaguardia dell’Orso bruno marsicano deve essere l’obiettivo principale e la guida per ogni decisione che riguardi la gestione del territorio, come l’ordinanza del Consiglio di Stato dello scorso dicembre ha ricordato a tutti: l’Orso è una specie protetta e l’interesse di conservare il suo habitat deve ritenersi prioritario, anche sulla “pretesa regionale di garantire più spazi e più occasioni di prelievo alla comunità dei cacciatori nell’esercizio dell’attività venatoria”. 
A ciò va aggiunto che va tenuta presente anche la sicurezza dei cittadini che sempre più numerosi scelgono di frequentare i sentieri delle aree all’interno e limitrofe al Parco: non si può rischiare di mettere in pericolo, come purtroppo la cronaca spesso ci racconta, chi ama la montagna e la natura e vuole passare il tempo libero, anche con la famiglia, all’aria aperta. 
 

Il comitato per il WWF di Pistoia e Prato dice No ai Pesticidi

WWF Italia - Lun, 14/01/2019 - 00:00
Anche il Comune di Prato, dopo quelli di Carmignano e Vernio, sta predisponendo una specifica ordinanza per bloccare l’impiego del Glifosato, uno dei più pericolosi diserbanti usati in agricoltura, lo stesso che l’IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha inserito fra i “probabili cancerogeni per l’uomo”, e che diverse nazioni l’hanno già messo al bando.
 
Il WWF si sta battendo da anni per metterlo fuori legge a livello europeo, con diverse petizioni, firmate da migliaia di cittadini e sigle varie, che si sono unite a questa battaglia. 
Ma già a livello locale si può fare qualcosa e le iniziative dei 3 comuni del pratese non possono che essere accolte con favore e sollievo, considerando la direzione purtroppo contraria intrapresa dalla Regione Toscana che, con una delibera di fine Luglio, ne consente invece l’utilizzo, insieme ad altri prodotti fitosanitari, anche nelle aree di salvaguardia dei bacini di prelievo di acqua per uso idropotabile. E’ evidente che sul territorio vi sono, per fortuna, amministrazioni più lungimiranti e più vicine alla salute dei cittadini e dell’ambiente.
Per sensibilizzare l’opinione pubblica, e non solo, il 7 Dicembre il WWF ha presenziato alla proiezione del documentario “Pesticidi siamo alla frutta”, il terzo documentario del regista- giornalista Andrea Tomasi.
Il documentario è un racconto di viaggio dal Trentino delle mele, dove sono stati analizzati le urine e il sangue di un gruppo di abitanti della Val di Non, fino ad arrivare a Roma dove i Medici per l’Ambiente hanno trovato la presenza di fitofarmaci in un campione di donne in stato di gravidanza.
 
Grazie alle testimonianze di oncologi, pediatri, nutrizionisti, apicoltori, agricoltori biologici e di agricoltura intensiva Andrea Tomasi porta a galla la realtà dei fatti.
E’ una narrazione, quella di questo documentario, portata avanti insieme all’attrice Velia Lalli, il meteorologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli e dalla partecipazione dell’attore-regista e scrittore Marco Paolini.
 
Ci chiediamo a questo punto quando anche il Comune di Pistoia potrà seguire l’esempio di Prato, di Carmignano e di Vernio. Non solo perché a Pistoia e dintorni è grande la presenza di industrie e coltivazioni vivaistiche ma anche perché, come ci dice la stessa ARPAT con l’ultima pubblicazione del mese di marzo 2018, “i valori della media annua dei Pesticidi Totali nei corsi d’acqua di questa zona sono risultati molto alti, oltre 30 volte il limite per il Fosso Quadrelli, 20 volte per la Brana. Il maggior contributo è dovuto a Glifosate e AMPA, oltre a vari erbicidi come Oxadiazon, Oxifluorfen e Pendimethalin.”
Impedire l’utilizzo del Glifosate sarebbe un gesto di grande civiltà, in attesa che vi siano definitivi divieti sul fronte legislativo.

Stop alla distruzione dei fiumi nel territorio di Siena

WWF Italia - Lun, 14/01/2019 - 00:00
L'8 Dicembre 2018 a Siena, il Coordinamento per la Difesa dei Fiumi Naturali in Terre di Siena si è ritrovato in Piazza Postierla per un presidio informativo molto partecipato, al quale hanno preso parte circa 50 persone. Durante il presidio sono stati distribuiti oltre mille volantini, si è parlato a lungo al megafono, denunciando gli scempi ambientali operati dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud  e dal Genio Civile Regionale. Una dura condanna unanime è venuta dai partecipanti nei confronti del Presidente della Regione Rossi e nei confronti delle politiche miopi ed  antiscientifiche operate negli ultimi anni lungo fiumi e torrenti di Siena e Provincia.
 
Molto è stato l'interesse mostrato dai passanti, che in alcuni  casi si sono fermati ed hanno partecipato per alcuni minuti al presidio. Tra i manifestanti vi erano alcuni docenti e ricercatori dell'Università degli Studi di Siena, che da tempo si battono per una corretta gestione fluviale e per la salvaguardia della biodiversità e dei geositi (luoghi di grande valore scientifico geologico).
Tra le molte realtà cittadine e le associazioni partecipanti, oltre al WWF Siena, hanno partecipato Legambiente Siena,  CAI - Club Alpino Italiano Sezione di Siena, Italia Nostra Siena, Coordinamento Merse, Comitato Amici del Crevole, Comitato per la Valorizzazione del Paesaggio e dell'Ambiente di Buonconvento, GAS il Melograno, Associazione Mosca Club, Associazione Tartuficoltori Senesi, ISDE (Medici per l'Ambiente) di Siena.
 
Alla fine del presidio, i manifestanti hanno raggiunto alla spicciolata la sede del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, presso Pian delle Fornaci, e qui hanno inscenato un flash mob nel quale, con abbigliamento natalizio, hanno realizzato di fronte all'ingresso del Consorzio un albero di Natale di segatura, cippato e resti morti di alberi, augurando così ironicamente Buon Natale a coloro che sono reputati responsabili della distruzione dei fiumi e torrenti al solo scopo di alimentare l'industria delle biomasse.
 
Dal WWF Siena parte una dura condanna che non riguarda solamente le questioni locali ma va ben oltre. È necessario rivedere in modo complessivo le politiche regionali che vanno nell'unica direzione di agevolare le ditte che effettuano tagli massicci lungo i torrenti o realizzano escavazioni in alveo. Tali politiche non tengono conto delle diverse situazioni a livello di bacino né di sottobacino e permettono una distruzione totale, sia in ambiti naturali con scarso rischio antropico sia in ambiti artificiali. Il Presidente Rossi si trova di fronte ad un bivio a pochi mesi dalla scadenza di mandato; stare dalla parte dell'ambiente, dei cittadini e della scienza oppure stare dalla parte delle lobby del cippato e del movimento terra.
  
Le associazioni del territorio senese hanno unanimemente dichiarato che lo stato di mobilitazione permanente si protrarrà fino a quando non cesseranno questo tipo di interventi, e si dicono pronte a proseguire la mobilitazione durante tutto il 2019.

WWF Livorno contro la discarica Rimateria

WWF Italia - Lun, 14/01/2019 - 00:00
Il WWF Livorno sta seguendo da diversi mesi la proposta di raddoppio dell'attuale discarica il località Ischia di Crociano, di proprietà della società Rimateria, in procinto di passare per il 60% in mani private.
In maniera del tutto sottotraccia, l'Amministrazione ha permesso da oltre un anno che nella discarica, che una volta raccoglieva i rifiuti solidi urbani delle Val di Cornia, si potesse conferire rifiuti speciali.
 
L'idea è quella di ampliare il business dei rifiuti fino a 2 milioni e mezzo di metri cubi, spacciando il tutto come un'opera necessaria per le future, auspicabili ma lontane bonifiche dell'area industriale della ex Lucchini.
Sta di fatto che per chi abita nelle vicinanze del sito l'aria è irrespirabile, i cittadini si sono visti negare per ben due volte la possibilità di esprimersi con un referendum (seppur consultivo), e ad oggi Amministrazione ed ARPAT non ritengono necessario effettuare altri carotaggi d'indagine nelle aree interessate per capire cosa è già stato seppellito negli anni in quell' area.
 
Si fa presente che il raddoppio della discarica andrebbe ad inglobare ettari di territorio abbandonato dove già insistono due discariche che erano a servizio dell'area industriale, di cui una sempre sotto sequestro.
E' solo di un anno fa il sequestro degli impianti per venti giorni a causa di anomalie nel conferimento di rifiuti da parte delle due aziende livornesi (Ra.Ri. e Lonzi), al centro di una inchiesta penale per conferimento non conforme di rifiuti speciali pericolosi.
 
Gli abitanti della zona e non solo,  attraverso la costituzione di un Comitato Cittadino, hanno organizzato per ben due volte (26 ottobre e 29 novembre), una manifestazione spontanea non politicizzata a cui la nostra Associazione ha partecipato.
 
Abbiamo condiviso con loro la lotta per la difesa della salute dei cittadini di Piombino e per uno sviluppo turistico veramente rispettoso del territorio e volano per una economia a basso impatto. Il WWF, fino a che ci sarà possibile, terrà alta l'attenzione sul tema, fondamentale per il futuro del nostro territorio.

Toscana: Nuovi SIC marini e aree marine protette

WWF Italia - Lun, 14/01/2019 - 00:00
Il 29 Novembre scorso si è tenuto a Rosignano Marittimo un convegno, organizzato dalla Regione Toscana, avente come tema “Toscana: nuovi SIC marini e aree marine protette, informazioni a confronto”.
Il convegno ha posto l’attenzione su un’effettiva protezione degli ambienti marini, vista l’enorme quantità di specie, vegetali e animali, presenti nelle aree marine Toscane e nel Tirreno stesso, con un confronto diretto con i pescatori.

Al convegno sono intervenuti F. Fratoni (assessore all’ambiente e alla difesa del suolo, G. Sammuri (presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano), G.Tarzia (direttore marittimo Livorno), C.Mancusi (ARPAT LI), S. Ventrella ( biodiversità Regione Toscana), G. Guarneri (Regione Toscana), Coordinatrice Gilda Ruberti.
L’argomento principale di tutti gli interventi ha riguardato la zonizzazione delle aree marine circostanti le isole comprese nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, il controllo da parte della Guardia Costiera delle medesime aree e l’istituzione, nel prossimo futuro, di nuovi SIC marini, peraltro già previsti dalla Direttiva Habitat – Rete natura 2000 come da direttiva Europea, quale ampliamento del così detto santuario dei Cetacei (Pelagos), istituito appunto per la salvaguardia dei cetacei ed in particolare del Tursiope ( che in questo caso è diventata la specie TARGET). 
Poco tempo è stato concesso alla discussione e agli interventi dei partecipanti.

Durante il convegno è subito emerso che i pescatori professionisti iscritti nel registro toscano, circa 550 unità fra piccole imbarcazioni e pescherecci, si oppongono decisamente all’istituzione di questi SIC marini perché ritengono che nel Tirreno toscano sono già presenti grosse porzioni di mare con limitazione della pesca. Nel caso che tutto il programma di aree protette dovesse prendere corpo, loro (i pescatori) intendono partecipare, al tavolo delle trattative, alle decisioni di zonizzazione. Purtroppo nel corso degli interventi da parte dei pescatori non è emersa nessuna considerazione riguardo alla pressione della pesca nel Tirreno, in molti casi operata da marinerie di altre regioni che, in passato, hanno realizzato gravi danni agli habitat marini e agli stock ittici  lungo le coste dell’Argentario e dell’Uccellina. Il Delegato di Legambiente Mare ha dichiarato che la pesca industriale non mette a repentaglio la biodiversità; affermazione molto opinabile in chiara opposizione a quanto detto dalla Delegata WWF Mare FRATI, che ha sottolineato il forte inquinamento del Mar Mediterraneo (che già di per sé è un fattore limitante la biodiversità),  ribadendo che la pesca industriale, in passato e anche adesso, sommandosi agli effetti del riscaldamento globale, sta minacciando seriamente sia la qualità che la quantità degli organismi marini. 

Una importante considerazione riguarda proprio la BIODIVERSITA’:  durante i lavori questa parola è stata pronunciata più volte, ma senza approfondire o comprendere cosa si intende veramente per biodiversità,  dato che l’unica biodiversità che sembra importante è il tursiope, mentre altre specie ugualmente cardine  come la Caretta caretta, che viene già relegata in secondo piano, o le moltissime specie di pesci in pericolo non sono degni di essere menzionati. Nessuno ha osato evidenziare che anche il tursiope e i cetacei in genere necessitano, per vivere, di tutte le biocenosi marine in salute e che tali biocenosi comprendono centinaia di specie animali e vegetali.
Gli ulteriori interventi che sono seguiti hanno visto le dichiarazioni di: F.Cianchi WWF Oasi, che ha sottolineato che un SIC completo all’Argentarola, con regolamenti più restrittivi alle attività di diving durante il periodo estivo e nelle ore notturne, porterebbe vantaggi alla esigua popolazione di Berte lì nidificanti; Giovanni Cappelli del WWF Siena ha preso la parola cercando di far capire l’importanza della biodiversità marina delle Isole Formiche di Grosseto, dove un SIC anche di dimensioni ridotte porterebbe vantaggi ad un ambiente unico dal punto di vista delle biocenosi bentoniche.
Ottimo l’intervento della L.Marzili (Dipartimento di ecotossicologia dell’Università di Siena) che ha fatto notare quanti pochi SIC siano stati considerati nel mare della Toscana meridionale.
Sicuramente eccellente la proposta di L.Venturi, (presidente del Parco Regionale dell’Uccellina) per l’istituzione di un SIC lungo la costa prospiciente il Parco, associando a questo sia l’estuario del fiume Ombrone sia le isole Formiche di Grosseto, evidenziando che già tutta l’area, poco o per niente impattata da insediamenti balneari, poco inciderebbe sulle attività economiche ed, in più, sarebbe facilmente sorvegliabile dalle autorità costiere e dai quardia-parco.

In conclusione vogliamo evidenziare come WWF che la Regione Toscana già 9 anni fa aveva pubblicato un interessante ATLANTE DELLA BIODIVERSITA’ (BioMarT) con il sottotitolo “Individuazione di biocenosi vulnerabili e hotspot di biodiversità in ambiente costiero di substrato duro e censimento di specie rare nel mare della Toscana”. Purtroppo a distanza di 9 anni poco o nulla si è fatto per l’effettiva protezione di questi ambienti quando già risultava da studi preliminari (1992), decisamente esaustivi, l’enorme quantità di specie, sia vegetali che animali, presenti nei nostri mari. Tutto è rimasto fino ad ora sulla carta. Speriamo che questo sia l’inizio di un ravvedimento.

Caccia: inammissibili gli emendamenti della Lega al decreto semplificazioni

WWF Italia - Lun, 14/01/2019 - 00:00
“Uno stravolgimento della legge nazionale 157/1992 sulla tutela della fauna e la riapertura di contenziosi europei, risolti dopo anni di lavoro e condanne della Corte di Giustizia: a questo porterebbero gli emendamenti al Decreto Semplificazioni. Bocciarli subito come inammissibili e mettere al sicuro la tutela della fauna”. A dichiararlo sono le associazioni Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF Italia a proposito degli emendamenti presentati da alcuni senatori leghisti al decreto sulla Semplificazione per le imprese, in discussione in questi giorni al Senato della Repubblica.
 
Secondo le associazioni "Gli emendamenti permetterebbero di autorizzare con legge regionale la caccia in deroga a specie non cacciabili e la cattura degli uccelli a fini di richiamo vivo, vietata dalla direttiva comunitaria. I pareri sui calendari venatori passerebbero dall’Ispra, l’autorità scientifica nazionale, agli osservatori regionali, con la conseguenza formale che le regioni si darebbero il via libera da sole e la conseguenza sostanziale di calendari venatori più permissivi e stagioni di caccia più lunghe. Verrebbe raggirata la norma nazionale di annotazione immediata dei capi abbattuti (la stessa modifica che il Governo solo un mese fa ha invece ritenuto incostituzionale per una norma regionale), essenziale per evitare gli abbattimenti oltre i limiti consentiti. La caccia di controllo verrebbe affidata ai cacciatori, riattivando un circolo vizioso che va invece definitivamente spezzato. Sarebbero ripristinate le vecchie riserve di caccia a scopo di lucro, a differenza delle attuali aziende faunistico-venatorie, in cui oggi non si può guadagnare abbattendo uccelli migratori, che sono patrimonio internazionale".
 
“Questo ed altro, negli emendamenti presentati dai senatori leghisti, con il solito detestabile trucco di tentare l’assalto alle tutele degli animali selvatici utilizzando provvedimenti che nulla vi hanno a che vedere. Più che semplificare, le proposte determinerebbero un vero e proprio caos gestionale, esattamente il contrario di quanto si prefigge il decreto in oggetto. Non solo: va considerato che ai gravi danni che verrebbero inferti agli animali selvatici si aggiungerebbe la riapertura di contenziosi con l’Unione europea che negli anni scorsi hanno portato a inchieste, procedure di infrazione e condanne italiane da parte della Corte di Giustizia e hanno trovato soluzione solo dopo un lungo e faticoso lavoro, durato anni, dei governi, del Parlamento e delle stesse associazioni.
E concludono: "A questa azione così clamorosamente irresponsabile è dunque necessario che il Governo e lo stesso Parlamento rispondano con fermezza e rapidità, ciascuno per proprio conto, a cominciare dalla dichiarazione della loro chiara e completa inammissibilità, e mettano politicamente al sicuro la tutela della fauna selvatica, togliendola dalle mani di chi la distrugge abitualmente”.
 
 

Bracconaggio, ucciso a fucilate in Toscana un raro ibis eremita

WWF Italia - Lun, 14/01/2019 - 00:00
Si chiamava "Dusti" ed è l'ultima vittima del bracconaggio: era un ibis eremita (specie rara e particolarmente protetta) che è stato ucciso in Toscana nei giorni scorsi. Dusti faceva parte del progetto internazionale Valdrappteam che prevede la migrazione controllata di questi rari uccelli per re-insegnare loro la rotta migratoria. Progetto al quale collabora da anni il WWF, che "ospita" gli animali nei mesi invernali nell'Oasi della laguna di Orbetello.

Purtroppo non si tratta del primo individuo che viene ucciso da bracconieri senza scrupoli: prima di lui a dicembre sempre in Toscana erano stati abbattuti mentre volavano assieme Theo e Frieda. Altri due Ibis, Flaps e Don Muggele (il primo in Toscana, il secondo nel Lazio) sono scomparsi in circostanze sospette.
Le indagini sono attualmente in corso. Il bracconaggio continua ad essere una vera e propria piaga per le specie protette ed in particolare per l’Ibis eremita visto che gli sforzi del progetto per salvarlo rischiano di essere vanificati dai bracconieri. Il WWF intanto, attraverso il suo ufficio legale, sta preparando un esposto contro ignoti.

La Basilicata prolunga la caccia per tordi e beccaccia

WWF Italia - Gio, 10/01/2019 - 00:00
Per il secondo anno consecutivo la Regione Basilicata, con deliberazione del 28 dicembre 2018 (durante le vacanze natalizie, evidentemente ritenendo urgente ed improrogabile la questione) ha disposto il prolungamento della stagione venatoria per beccaccia e turdidi. Ancora una volta tale intervento viene adottato con modalità a dir poco discutibili. È evidente, infatti, come le tempistiche del provvedimento, emanato a pochi giorni dalla prevista chiusura del calendario venatorio, siano tali da rendere, di fatto, vana la proposizione di un ricorso all’autorità giurisdizionale finalizzato a dichiarare l’illegittimità della delibera medesima.
 
Il contenuto del provvedimento è sostanzialmente identico, per contenuti e modalità di adozione, a quello già censurato dal Tribunale Amministrativo Regionale nel 2017 e confermato poi dal Consiglio di Stato. Si ricorda, peraltro, che la definizione del calendario venatorio e le sue eventuali estensioni temporali, non possono essere adottati in maniera arbitraria ma debbono presupporre una preventiva valutazione scientifica in ossequio a quando prescritto da ISPRA: valutazione che invece la Regione Basilicata continua sistematicamente a ignorare.
 
La decisione di estendere il calendario venatorio, oltre ad essere illegittima, si pone in palese violazione con i principi di legalità e trasparenza dell’azione amministrativa in quanto è emanata con finalità elusive delle ordinarie procedure prescritte in materia a livello nazionale. Tali valutazioni sono poste a tutela della fauna che è patrimonio indisponibile dello Stato e per questo tutelata anche in sede penale.
Una siffatta modalità di azione politico-amministrativa, non può quindi fare altro che comportare un illegittimo e reiterato danneggiamento di tale patrimonio. 
In questi giorni il territorio lucano è per la maggior parte innevato.
 
Proprio a causa della neve, che oggi è caduta copiosa, la caccia non è consentita, nonostante la proroga in vigore. Proprio questa situazione meteo rende ancora più necessaria e urgente la revisione della delibera da parte degli uffici preposti, essendo evidente che, in tali precarie condizioni, gli spazi vitali, sia per la beccaccia ma anche per i turdidi, si riducono sensibilmente, con il rischio di esporre tali specie, rese ancora più deboli e vulnerabili, ad una sicura e inutile mattanza, considerata anche l’esiguità dei controlli sul territorio, come peraltro avvenuto lo scorso anno e documentato sui social dagli stessi cacciatori.
 
Un passo indietro da parte della Regione, insieme all’intensificazione dei controlli da parte delle autorità preposte, è, quindi, non solo opportuno ma necessario per tutelare la incolumità pubblica, fungendo da deterrente per coloro i quali, nonostante le avverse condizioni meteo, decidessero di avventurarsi nei boschi per esercitare l’attività venatoria.
 
Per tutti questi motivi, attesa la grave e reiterata condotta tenuta dalla Regione Basilicata, in violazione di tutte le prescrizioni in materia, poste a tutela della fauna e degli habitat, la Lipu ed il WWF Italia si riservano di valutare la opportunità di agire anche in sede penale al fine di salvaguardare l’interesse primario costituito dalla tutela della fauna selvatica.
 
 
 

WWF: le aree pedonali restino libere dai veicoli

WWF Italia - Gio, 10/01/2019 - 00:00
Riaprire al traffico privato le poche zone urbane sottratte a fatica alle auto sarebbe un grave passo indietro
Il WWF Italia si unisce alle critiche verso il comma 103 dell’art. 1 della Legge di Stabilità (Legge n. 145/2018) che lascia liberi i comuni di consentire l’accesso libero ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida nelle aree pedonali e nelle ZTL. Alle critiche sono seguite smentite e controsmentite da parte del Governo e di varie forze politiche che hanno reso la situazione molto confusa.

Consentire l’ingresso alle auto elettriche o ibride nelle aree finora vietate al transito veicolare privato sarebbe un errore. Le auto elettriche rappresentano un passo avanti necessario per il contenimento delle emissioni, ma è altrettanto importante che alla promozione dell’innovazione tecnologica corrisponda un’idea di città non congestionata dalle auto, e in questo senso non si può certo rinunciare agli spazi riservati ai mezzi pubblici, ai pedoni e alle biciclette, che vanno anzi ampliati. Lo scopo delle aree pedonali e delle ZTL è – e deve rimanere – anche quello di rendere più sicure le città per pedoni e ciclisti e non lasciare tutti gli spazi a ingorghi e parcheggi selvaggi. .

Riaprire al traffico privato le poche zone urbane sottratte a fatica alle auto rappresenta un passo indietro verso la trasformazione delle città in luoghi vivibili per tutti a partire dai bambini e dagli anziani. Inoltre, si finisce per sconfessare le politiche di incentivazione al trasporto pubblico che invece il governo giustamente dichiara di voler perseguire. 
Il WWF pertanto auspica un convinto cambio di rotta e la rapida abrogazione della norma introdotta dalla Legge di Stabilità.

 

Centinaia di meduse spiaggiate in Sardegna

WWF Italia - Mer, 09/01/2019 - 00:00
Le piccole meduse Pelagia noctiluca, nei giorni scorsi, si sono spiaggiate a migliaia dal lido di Alghero alla spiaggia di Maria Pia (costa nord-occidentale della Sardegna). Questi fenomeni sono più comuni nel periodo primaverile o autunnale, ma non in quello invernale. La Pelagia noctiluca è conosciuta anche con il nome volgare di “medusa luminosa” perché al contatto emette dei flash di luce verdastra molto appariscente, soprattutto nelle ore notturne. E’ una specie pelagica ed ha numerosi tentacoli urticanti che producono irritazioni cutanee. 
“Questo fenomeno potrebbe essere ricondotto - commenta Carmelo Spada Delegato WWF per la Sardegna - alla “tropicalizzazione” del Mediterraneo ovvero al riscaldamento delle acque che amplierebbe il periodo di permanenza delle meduse”. Di sicuro il 2018 si classifica al quarto posto tra gli anni più bollenti del pianeta facendo registrare
una temperatura media sulla superficie della Terra e degli cceani, addirittura superiore di 1 grado rispetto alla media del Ventesimo secolo. Questo record ha battuto il precedente segnato nel 2014, in cui le temperature sono risultate superiori di 0,13 gradi rispetto alla media storica. La tendenza al surriscaldamento è evidente anche in Italia, dove non si sono mai registrate temperature così elevate dal XIX secolo con valori superiori di 1,53 gradi la media storica.
“Innalzamento della temperatura e pesca eccessiva sono probabilmente concause di un mare sempre meno pescoso. Nel mare c’è sempre meno pesce mentre aumenta la plastica - ha continuato Spada - l’inquinamento da plastiche è una minaccia che colpisce tante specie marine: 8 milioni di tonnellate di materie plastiche ogni anno finiscono in acqua, oltre 150 milioni di tonnellate navigano in tutto il mondo. In mare aperto e sulle coste italiane la plastica rappresenta il 70-80% dei rifiuti marini. Il Mediterraneo è tra i mari più colpiti”.

La moratoria deve servire a smontare le norme sulle trivellazioni dello Sblocca italia

WWF Italia - Mer, 09/01/2019 - 00:00
Ritenevamo che il governo potesse dare, visto il precedente della moratoria adottata dal 2016 dalla Francia, un chiaro segnale politico-istituzionale per sospendere le trivellazioni offshore e l'annuncio di oggi del MiSE ci dà ragione: la proposta del WWF era quindi realistica e praticabile.

I 3 anni di sospensione devono servire, però, a smontare l’apparato normativo del decreto Sblocca Italia che favorisce le trivellazioni. Se confermata la moratoria può essere un primo chiaro segnale sulla strada della decarbonizzazione e per la tutela del Mediterraneo, sottoposto all'inquinamento da petrolio (si stima che ogni anno vengano riversate nel nostro mare 600mila tonnellate di petrolio) e da plastica (il 95% dei rifiuti rinvenuti in mare è composto da plastiche).
Il Mediterraneo, infatti, è un bacino prezioso per la sua biodiversità visto che nell’1% circa delle acque dei mari del mondo ospita circa 17.000 specie marine, che costituiscono il 7,5% delle specie su scala globale.
 

Il Tribunale di Reggio Calabria condanna i bracconieri

WWF Italia - Mer, 09/01/2019 - 00:00
Il Tribunale di Reggio Calabria (sez. G.I.P. – GUP)  ha reso nota la sentenza emessa lo scorso 21 dicembre, in sede di giudizio abbreviato, che chiude il primo grado di giudizio a carico di otto persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere, con proiezione transnazionale, finalizzata al traffico illecito di esemplari di volatili protetti e particolarmente  protetti con lo scopo di alimentare il mercato illegale dell’avifauna viva per finalità di richiamo e i mercati illegali di quella morta.
 
Il sistema criminale consentiva di catturare, per ogni postazione, non meno di 200/300 esemplari al giorno, per un valore sul mercato clandestino tra i 25 e i 100 euro, a seconda della specie: un cardellino, ad esempio, è stato venduto fino ad 50 euro, il prezzo del Verdone oscillava tra i 25 ai 50 euro; un Frosone dai 60 ai 100 euro; un Verzellino dai 25 ai 50 euro).
 
L’avvocato Angelo Calzone, difensore del WWF Italia (che si era costituito parte civile nel processo), ha espresso piena soddisfazione per le severe condanne degli imputati, che hanno ricevuto pene, in alcuni casi, superiori ai tre anni e fino a 6.000 euro di multa.
 
La sentenza ha riconosciuto anche il danno subito dal WWF Italia e condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali. Un riconoscimento per l’attività che il WWF Italia svolge dall’inizio degli anni ‘70 sul territorio calabrese e in particolare nella provincia di Reggio Calabria, per la protezione degli animali selvatici e dell’ambiente, attraverso i propri attivisti locali, le guardie volontarie ed i propri qualificati ed appassionati avvocati.
Ed un riconoscimento va anche al CABS (Committee Against Bird Slaughter, Comitato contro l'uccellagione) per le loro attività di segnalazione e denuncia. Anche grazie a queste, nel 2015 vennero avviate le indagini che portarono poi al sequestro da parte dei Carabinieri Forestali di alcune migliaia di uccelli vivi.

I reati per i quali gli imputati sono stati condannati (associazione a delinquere, maltrattamento di animali, ricettazione compiuti in modo massivo e in violazione della normativa), hanno rappresentano una grave minaccia alla biodiversità mentre l’alterazione delle relazioni esistenti tra le specie viventi e i loro habitat, causata dall’attività illecita, oltre a costituire un pericolo per l’equilibrio dell’ecosistema, ha comportato un danno incalcolabile al patrimonio ambientale.
 
 
 

Etichette benessere animale: “Ecco perché possono essere ingannevoli”

Legambiente - Mar, 08/01/2019 - 16:39

 CIWF e Legambiente lanciano petizione ai ministri delle Politiche agricole e della Salute per etichettatura volontaria sul metodo di allevamento. 

CIWF e Legambiente lanciano una petizione al Ministro delle politiche agricole Centinaio e della Salute Grillo per avviare al più presto un processo per la definizione di un’etichettatura volontaria secondo il metodo di allevamento che garantisca ai consumatori la possibilità di fare acquisti consapevoli. Le due associazioni esprimono, infatti, preoccupazione per la diffusione, sui prodotti di origine animale, di etichette con il claim “benessere animale”, che sono fuorvianti quando non riportano specifiche indicazioni sul metodo di allevamento.

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Trivellazioni di petrolio

Legambiente - Mar, 08/01/2019 - 13:10

Legambiente: “Non solo il Mar Ionio, ma anche l’Adriatico centro meridionale e il canale di Sicilia sono sotto attacco dalle compagnie petrolifere: sono 96 le richieste di prospezione, ricerca e coltivazione in attesa di via libera”.

“Dal Governo di M5S e Lega nei prossimi mesi ci aspettiamo 5 atti concreti: il divieto di nuove trivellazioni in mare e a terra; il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi annuali alle fonti fossili; la legge che vieta l’uso dell’airgun per le prospezioni; un piano energetico nazionale per il clima e l’energia ambizioso per praticare concretamente la decarbonizzazione dell’economia; la riconversione delle attività di Eni dalle fossili alle rinnovabili”.

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Due misure concrete per salvare i cetacei nel Golfo di Taranto

WWF Italia - Mar, 08/01/2019 - 00:00
“Nuove concessioni petrolifere mettono in pericolo il mar Jonio. È arrivato il momento di realizzare misure concrete per la tutela dei cetacei e dei delfini del Golfo di Taranto". Ad affermarlo con forza è Nicolò Carnimeo, delegato del WWF Italia per la Puglia, che continua spiegando che: "gli strumenti di intervento ci sono, la nostra associazione sta lavorando da tempo in sinergia con le istituzioni".
A Taranto è stato promosso un tavolo di lavoro per l’istituzione di una Oasi Blu, dove siedono Marina Militare Capitaneria di Porto, CNR Talassografico e Università di Bari, che ha già realizzato una prima zonizzazione. Si tratta di una concreta misura di tutela per cetacei e delfini, grazie alla quale si avviano forme di gestione in una zona di mare delimitata. Questa misura può essere realizzata immediatamente e allo stesso modo la Regione Puglia può avviare le procedure per l’istituzione di un SIC (Sito di Interesse Comunitario). Solo con queste due forme di protezione si può porre in essere una valida difesa di una straordinaria risorsa naturalistica dei mari pugliesi della quale ormai esistono evidenze scientifiche.  
 
Ora nell’urgenza di quanto sta accadendo le Istituzioni devono procedere con i relativi iter amministrativi, parliamo sia della Regione Puglia che del Comune di Taranto. Non si può attendere oltre. Per questo, il WWF Puglia lancia un appello al Presidente Michele Emiliano, all’Assessore Alfonso Pisicchio e al Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, e lancia la sua campagna social sia a livello locale, che nazionale #iostoconidelfiniditaranto.
Salvare quei delfini è salvare noi stessi, ed è solo il primo passo per difendere la risorsa mare da chiunque la metta in pericolo o a rischio, come nel caso delle trivellazioni e delle prospezioni con l’Air Gun (tecnica usata per l’ispezione dei fondali marini, volta all’individuazione della presenza o meno di idrocarburi. In concreto viene sparata aria compressa in acqua producendo onde che possono raggiungere i 260 dB e che si propagano nel fondale).

“La tutela delle nostre risorse naturali non è una questione politica – aggiunge Carnimeo - il mare non ha colori, né bandiere! Il nostro appello si rivolge a chiunque abbia opportunità e voglia, di lottare per questa iniziativa, realizzare misure di salvaguardia anche di livello nazionale e internazionale come avvenuto nel caso de Santuario dei cetacei del Mar Ligure. Del resto sono state già chieste e avviate da numerosi esponenti politici del governo in carica”. L’appello si rivolge, quindi, anche a tutti i parlamentari che hanno a cuore il nostro mare in perché si impegnino concretamente per istituire al più presto un'area marina protetta nel Golfo di Taranto. Tanto se ne parla da anni, ma manca la concretezza.
Per fare sentire la propria voci basta condividere l’ashtag #iostoconidelfiniditaranto.
 

Bracconieri in azione in Calabria

WWF Italia - Lun, 07/01/2019 - 00:00
La giornata dell’Epifania è stata caratterizzata da un grave episodio di bracconaggio ai danni di una poiana, un maestoso rapace diurno particolarmente protetto dalla legge,  ma fatto oggetto di un colpo di fucile da caccia nelle campagne di Limbadi.
Ad accorgersi del rapace, ferito all’ala sinistra e pertanto incapace di alzarsi in volo, è stato un generoso cittadino che lo ha recuperato e ha subito avvisato i Carabinieri del posto. Trattandosi di specie tutelata dalla normativa in materia di fauna selvatica e disciplina della caccia, lo stesso Comando Stazione  si è messo in contatto  con i volontari del WWF Vibonese  che, una volta preso in consegna grazie alla disponibilità dei Carabinieri di Limbadi, hanno rifocillato la poiana e le hanno  prestato le prime cure, prima di trasportarla fino a Catanzaro.
Nela città capoluogo, all’interno del Parco della Biodiversità, opera infatti da anni il Centro Recupero Animali Selvatici (CRAS), una delle due strutture esistenti in tutta la Calabria che si occupa della cura e della riabilitazione degli animali selvatici.
Il WWF di Vibo, oltre a stigmatizzare il grave gesto di vandalismo e nel ringraziare l’Arma dei Carabinieri per la fattiva collaborazione,  rivolge un accorato appello a tutte le Forze dell’Ordine affinché intensifichino sul territorio le attività di  vigilanza in materia venatoria in vista della chiusura della stagione di caccia prevista per alcune specie fino al 10 febbraio.
 

Trivelle: subito una moratoria come in Francia e un intervento normativo

WWF Italia - Lun, 07/01/2019 - 00:00
Volere è potere, mai come nel caso delle concessioni petrolifere la politica deve dimostrare coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale e considerare la questione nel suo complesso a cominciare dalla riforma del quadro normativo.
Precedenti, anche recenti, come lo stop nel 2016 del progetto Ombrina Mare di fronte alla Costa Teatina in Abruzzo, dimostrano che quando c’è la volontà politica si può fare molto e che si può intervenire anche sul singolo caso.
Se il governo vuole davvero perseguire la via dell’uscita dai combustibili fossili indicata nel programma di governo e richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima, deve disinnescare l’articolo 38 del cosiddetto decreto Sblocca Italia, che ha facilitato gli iter autorizzativi per le trivellazioni di idrocarburi a mare.
 
Il WWF chiede che il governo adotti subito un provvedimento di moratoria generalizzato come quello assunto sin da 2016 dal governo francese e tuttora vigente e intervenga con una modifica urgente di carattere normativo: una modifica coerente con una strategia di decarbonizzazione che preveda anche un piano di progressive dismissioni delle piattaforme già autorizzate e di stop a quelle nuove. Senza un piano delle aree inoltre, previsto nel 2014 poi cancellato alla fine del 2015, ci troveremo sempre a discutere di singole concessioni senza affrontare il problema sul piano strategico. 
 
Per non parlare del 48 per cento di impianti offshore entro le 12 miglia dalla costa, oggi fascia off limits per le nuove trivellazioni: semplicemente insostenibili. Sono ben 44 su 94 gli impianti offshore (piattaforme o teste di pozzo) autorizzati prima del 1986 e quindi mai sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (entrata in vigore proprio quell’anno). Così come è necessario lavorare per introdurre il divieto di utilizzo per le ricerche in mare di una pratica pericolosa come l’air gun.
 
“Mentre siamo tutti impegnati a difendere il mare dalla plastica con una fortissima mobilitazione anche istituzionale è un paradosso che non si riesca a mettere uno stop al pericolo che, proprio per il mare e la sua biodiversità, rappresentano le trivellazioni. Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso che, tra l’altro rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per gli oltre 13 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle trivelle”, dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

Il 2018 in 10 buone notizie per la natura

WWF Italia - Sab, 05/01/2019 - 00:00
Quello appena trascorso è stato un anno difficile per la natura e serve ancora una svolta su clima e biodiversità. Nonostante questo, per la conservazione sono stati raggiunti alcuni importanti traguardi a livello globale, ecco le 10 buone notizie del WWF. 

1) Buone notizie per il gorilla di montagna! ora sono oltre 1.000 gli individui di questa specie allo stato selvatico, soprattutto nel Parco Nazionale dei vulcani Virunga nella Repubblica Democratioca del Congo. Dal 2010 a oggi la popolazione dei gorilla di montagna è aumentata del 25%. Il WWF vuole pero’ ricordare anche i 5 ranger e la guida uccisi in un agguato, lo scorso aprile.

2) Lo spettacolare Parco Nazionale Serranía de Chiribiquete, nell’Amazzonia colombiana, con i suoi 4,3 milioni di ettari, è diventato nel 2018 la più grande area protetta della foresta pluviale tropicale, tutelato anche dall'Unesco.

3) Le barriere coralline sono in pericolo, ma le campagne di conservazione portate avanti dal WWF hanno contribuito a far sì che il Belize vietasse l'esplorazione offshore di petrolio e gas. Di conseguenza, la barriera corallina del Belize è stata rimossa dalla lista UNESCO dei siti Patrimonio dell'Umanità che si trovano i pericolo.

4) Grazie al lavoro del WWF, quasi la metà delle acque messicane sono ora protette e in grado di garantire forniture idriche a 45 milioni di persone, alle generazioni future e capaci di proteggere alcuni dei più grandi tesori naturali del Paese. Fra i bacini protetti in Messico c’è anche il fiume più ricco di biodiversità dell'America centrale: l'Usumacinta, che ospita comunità indigene e specie iconiche come il giaguaro.

5) Un segnale di speranza arriva anche per la tigre, la cui popolazione, grazie a continue politiche di conservazione e alla lotta al bracconaggio mostra per la prima volta nell’ultimo secolo un trend positivo: è passata dai circa 3.200 individui nel 2010 ai 3.890 attuali (sempre pochi!). In Nepal si è quasi vicino al raddoppio della popolazione.

6) Il 2018 ha portato buone notizie anche al Cerrado, la grande savana tropicale del Brasile che detiene il 5% della biodiversità mondiale e ha subito una grave deforestazione. 119 imprese hanno sottoscritto il “Manifesto Cerrado” sostenuto dal WWF, impegnandosi a fermare la deforestazione nella regione.

7) Il sistema finanziario globale deve riconoscere il valore della natura. È stato bello vedere il lancio del primo impegno globale nel settore assicurativo per proteggere i siti del Patrimonio Mondiale come il Parco Nazionale del Kilimangiaro.

8) Il WWF ha lavorato con organizzazioni Inuit nell’Artico orientale per garantire un'area di conservazione marina di 11 milioni di ettari: una sfida importante per salvare quell’area da chi vorrebbe sfruttarla per estrarre petrolio e gas.

9) Il 2018 è stato un anno turbolento per la protezione delle specie in via di estinzione dalla terribile minaccia del bracconaggio. La buona notizia è che nel 2018 è entrata in vigore la messa al bando dell'avorio in Cina. Il WWF ha agito per ridurre la domanda di avorio anche attraverso campagne mirate a cambiare il comportamento dei consumatori.

10) Un’ultima storia di successo ha come protagonista il delfino platanista del fiume Indo. Una femmina si era impigliata in una rete, ma è stata salvata dal WWF e rilasciata con successo nel fiume Indo, vicino al distretto di Sukkur. I delfini del fiume Indo sono una specie in grande pericolo e in Pakistan sono rimasti mano di 2.000 individui. In Pakistan il WWF lavora a stretto contatto con le comunità e il Dipartimento per la fauna selvatica per proteggere questi delfini, che localmente sono conosciuti come bhulan. Il 2019 è appena iniziato e le sfide per salvare la natura sono ancora moltissime, ma il WWF è pronto ad affrontarle insieme a tutti coloro che ogni giorno si impegnano per un futuro in cui l'uomo viva in armonia con la natura.

La Nuova Ecologia inaugura il 2019 con un nuovo direttore

Legambiente - Ven, 04/01/2019 - 16:12

Racconta l’attivismo dei millennial contro la crisi climatica e le 100 notizie verdi del 2018. Ci sono anche un’intervista a Giorgio Nebbia, tra i padri del pensiero ambientalista e uno speciale sul clima realizzato dai giovani partecipanti al corso Laura Conti.

I governi di tutto il mondo sono avvertiti: i millennial non intendono assistere in silenzio al progredire della crisi climatica e del dissesto ambientale. A loro dedica la storia di copertina di gennaio La Nuova Ecologia. Nell’anno appena concluso sono scesi in campo ai quattro angoli del pianeta per richiamare politica ed economia alle loro responsabilità. Un attivismo che ha acceso il futuro del pianeta di una nuova speranza.

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